DAVIDE LONGO
Un mattino a Irgalem

gli alianti 83, pagine 192, euro 11,88

Davide Longo è nato a Carmagnola nel 1971, e insegna in un liceo. Regista e sceneggiatore di cortometraggi, è stato, fra molte altre attività, giocatore professionista di basket.
Questo è il suo romanzo di esordio. 

Etiopia, 1937
Pietro, tenente avvocato torinese, si ritrova in Africa con una missione spinosa.
Difendere un uomo che molti vogliono morto.
Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato.
Due pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite nel nulla.
Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una buia cella di Addis Abeba. E non dice una parola.
Pietro tenta di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all’Italia un impero, secondo i più “un matto, una bestia, uno che l’Africa gli ha fatto male”.
Scortato da un “ragazzino dagli occhi azzurri, in una divisa cachi troppo grande”. Incalzato dai superiori, che vogliono il caso chiuso al più presto. Accompagnato dalle partite a scopa e dalle conversazioni con il tenente medico Viale, gay e amico di vecchia data rifugiatosi nell’altipiano per non incappare nell’intransigenza fascista.
La vampata di passione per Teferi, splendida “donna d’ambra” figlia del ciabattino, non lo distoglie dal ricordo nostalgico delle fughe amorose con Clara, simbolo della bella vita torinese.
Ma… perché hanno affidato proprio a lui quel caso a duemila chilometri dal suo Paese?
Si sale sul treno polveroso dei militari, al primo capitolo, e fra una sigaretta fumata “stretta” da Pietro e un ruvido paesaggio africano, non si scende fino all’epilogo.

La giuria del 
Premio Grinzane Cavour 

ha proclamato Davide Longo 
miglior esordiente del 2001


Il mangiatore di
 pietre


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