Erano tredicenni d’assalto: mettevano il calcio sopra ogni cosa.
Il Dio del Calcio era il loro dio.
E il Mister il suo profeta.
L’estate macinavano polvere nel campetto di ghiaia.
Appuntamento alle sette del mattino per la prima partita, e avanti fino a sera.
Stava per cominciare la terza media, ma è solo un dettaglio.
Era il calendario delle partite a scandire le tappe di un’avventura.
Sprofondavano nella Bassa, sotto un cielo esagerato, circondati da milioni di
peschi.
Si inerpicavano tra i monti, su campetti gelati, in fondo a tornanti
interminabili.
Per scardinare squadre di geometri ben pettinati, che li disorientavano con
finte, passaggi di prima e triangoli di perfezione assoluta.
Per sopravvivere agli attacchi di Elliot il Drago, che aveva le cosce di
Rummenigge, e quando cambiava passo staccava le zolle di terra dal campo.
Scortati dalla Regina dello Sterrato, il furgoncino di George Balducci e una
testa di cinghiale imbalsamata.
Un tunnel che porta dritto a Borgo Ghibellino, una filiale dell’inferno. In una finale epica, dove ci si gioca il campionato e molto di più.
Era il calcio che giocavano allora.
Bruciava nel loro sguardo, e li faceva uscire dagli spogliatoi con i borsoni in
spalla, fieri come i paracadutisti.
Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, nel 1974. Cresce con la mamma
e i nonni materni in “un appartamento striminzito” delle case popolari: traboccante di energia “catastrofica”, si sfianca sul campo di calcio, macina chilometri in bicicletta. Ascoltando i
racconti nei bar, sviluppa una passione viscerale per le storie: i libri
diventano presto la sua seconda casa. Senza esagerare con gli studi e lavorando
dove capita, comincia a sua volta a raccontare. Vince qualche concorso
letterario; nel 2002 pubblica il primo romanzo, Alla grande, Premio Tondelli 2006, amato al punto da essere
letto e messo in scena nei teatri e nelle scuole di tutta Italia e adottato da
un intero paese del Piemonte nell’ambito dell’iniziativa “Volvera legge Alla grande: un libro in comune”. Dopo Nel paese di Tolintesàc (2005) piccolo grande bestseller felliniano, e Un’ultima stagione da esordienti, epica comica e commovente dell’adolescenza, possiamo dirlo forte: a Casola Valsenio c’è uno scrittore vero, una delle rivelazioni più sorprendenti della nuova narrativa italiana
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