CRISTIANO CAVINA

Un’ultima stagione da esordienti

 208 pagine, € 14,00

 

 

Questo libro non sarebbe stato scritto senza l’esperienza nei campi sportivi disseminati in questa repubblica, dove si giocano i campionati provinciali.

Gli unici luoghi in cui il Dio del Calcio non si vergogna di farsi vivo.

 

 

 

I prossimi incontri con Cristiano

 

“Eravamo una squadra che suscitava un sacco di allegria, in trasferta.

Almeno prima del fischio d’inizio.

Le nostre maglie blu erano sbiadite da infiniti lavaggi e i numeri si scucivano dopo pochi minuti.

Alcuni di noi avevano le scarpe di qualche misura in più, per non doverle ricomprare nuove ogni anno.

Poi si cominciava a giocare, e saltava fuori che non era per niente facile batterci.

Non che fossimo dei fenomeni, a parte il Grande Poggio.

Ma eravamo affamati del pallone.

Gli davamo la caccia, come predatori.

Eravamo nati per quello.

Nell’ecosistema dei campionati giovanili, eravamo in cima alla catena alimentare”.

 

Erano tredicenni d’assalto: mettevano il calcio sopra ogni cosa.

Il Dio del Calcio era il loro dio.

E il Mister il suo profeta.

L’estate macinavano polvere nel campetto di ghiaia.

Appuntamento alle sette del mattino per la prima partita, e avanti fino a sera.

Stava per cominciare la terza media, ma è solo un dettaglio.

Era il calendario delle partite a scandire le tappe di un’avventura.

Sprofondavano nella Bassa, sotto un cielo esagerato, circondati da milioni di peschi.

Si inerpicavano tra i monti, su campetti gelati, in fondo a tornanti interminabili.

Per scardinare squadre di geometri ben pettinati, che li disorientavano con finte, passaggi di prima e triangoli di perfezione assoluta.

Per sopravvivere agli attacchi di Elliot il Drago, che aveva le cosce di Rummenigge, e quando cambiava passo staccava le zolle di terra dal campo.

Scortati dalla Regina dello Sterrato, il furgoncino di George Balducci e una testa di cinghiale imbalsamata.

Un tunnel che porta dritto a Borgo Ghibellino, una filiale dell’inferno. In una finale epica, dove ci si gioca il campionato e molto di più.

Era il calcio che giocavano allora.

Bruciava nel loro sguardo, e li faceva uscire dagli spogliatoi con i borsoni in spalla, fieri come i paracadutisti.

 

 

personaggi e interpreti

ac Casola
(casacca blu, calzoncini bianchi, copricalzini spaiati)

 

1 Mauro Rontini è
il Ragno della Storta
2 Gianluigi Folli è
Fattura
3 Tiziano Righini è
Rigo
4 Peter Tozzi è
Piter Cammello
5 Cristiano Albonetti è
la Bomba
6 Cristiano Cavina potrebbe essere
Oh, te
7 Alessandro Poggiali è
il Grande Poggio
8 Qualcuno potrebbe essere
Danasi
9 Daniele Bernabei è
il Buitre Berna
10 Michele Righini è
Michelino
11 Massimo Isola è
Isola

A disposizione:

12 Bruno Donini è
Donna Nuda
13 Simone Lama è
Lamas i
14 Riccardo Lama è
Lamas ii
15 Lorenzo Dardi è
il Gottah Dardi
16 Molti, purtroppo, potrebbero essere
il Povero Patrizio
16a Cristian Visani è
il Visanello
16b Claudio Cavina è
Claclo
Allenatore:

Ugo OBischiotto¹ Rivola, Diego Dall¹Osso
e Maurizio OBrustolo¹ Giordani sono
il Mister

Guardalinee:

Benito Noferini è
Ghendi

Tuttofare della società:

Giorgio Balducci è
George Balducci

Dirigente accompagnatore:

Maurizio Isola è
il Barone, il Re dello Sterrato

«Parlo di calcio, quello vero, alla faccia del fair play»

Dov’era la sera del 9 luglio, quando l’Italia ha vinto i Mondiali di calcio?

«Stavo lavorando in pizzeria, davanti al forno, e mi sentivo un po’ di febbre. A un certo punto sono svenuto».

Il libro che ha scritto parla della sua adolescenza. Le sarà venuto facile scriverlo.

«No, anzi, ci ho dovuto lavorare. Non sono un mostro in grammatica e in ortografia. Faccio errori e ripetizioni perché la prima stesura la scrivo in fretta, fumando moltissimo».

Qual è stata la prima cosa che hai scritto?

«Un bruttissimo giallo. Dopo 200 pagine non sapevo ancora chi sarebbe stato il colpevole. A pagina 300 ho rinunciato e ho fatto morire tutti in un’esplosione».

E come è arrivato a una casa editrice vera?

«Io ho continuato a scrivere e qualcuno ha mandato il pacco con i miei racconti a un paio di editori. Quelli di Marcos y Marcos mi hanno chiamato e ne hanno pubblicato uno in un’antologia: ero l’unico autore ancora in vita».

Dall'intervista di Piero Marchionni
 «Grazia»,  novembre 2006

«Le donne comprensive sanno cos’è il fuorigioco»

Leggendo Un’ultima stagione da esordienti viene alla mente Stephen King e il suo Stand by Me

«Sono molto lusingato, King è uno scrittore di cui sono impregnato e che leggo sempre con grande piacere. Adoro quel periodo della vita, un po’ malinconico, con le ragazze che non ti filano. Ti senti inadeguato e attendi con impazienza che le cose cambino, hai davanti un futuro incerto, pieno di interrogativi, un momento di passaggio fondamentale verso l’età adulta. A pensarci dopo ti sembra un mondo perfetto, un’Atlantide affondata che rimpiangi, ma allora quanto soffrivi…»


Il calcio è uno dei protagonisti del romanzo.

«Per noi, a quei tempi, il calcio era tutto. Avevamo solo quello, si giocava dalla mattina alla sera. Per me questo è il vero pallone, giocato ovunque e comunque. Io ho fatto tutta la trafila dai pulcini agli esordienti e in quegli anni ho imparato che cos’è una squadra, ho imparato che devi fidarti ciecamente dei compagni, soprattutto quando sbagliano. Nel romanzo ci sono dei ragazzi che stanno per frequentare la terza media, sanno che la vita li disperderà, ma sanno anche che il loro vero rifugio è il campo, lì si sentono bene, non hanno paura».
Trovo splendida la scena del ragazzo che insegue il pallone per colpirlo di testa, ma si infrange contro un’ombra riflessa sul muro.
«Nei nostri piccoli paesi il calcio era quello. Spazi improvvisati e male illuminati. Un pero trasformato in palo contro cui ti schiantavi, partite tirate all’infinito per cercare di prevalere. Per questo ho scritto un’invettiva contro il fair play che trovo la cosa più assurda e falsa del calcio moderno».

Dall'intervista di Massimo Rota
 «Max», dicembre 2006

 


Alla grande


Home page


Nel paese di Tolintesàc