BORIS
VIAN
Tutti i morti hanno la stessa pelle
144 Pagine, 10,33 Euro
Buttafuori in un locale notturno, Dan è un bianco nelle cui vene scorre sangue
nero.
Vive, parrebbe, solo per il figlio e la moglie Sheila, e tuttavia non si
risparmia una sola scappatella con le ragazze che rimorchia nelle notti
newyorkesi.
Il fratello Richard, spinto da antichi risentimenti e dal bisogno di denaro,
minaccia Dan di spifferare alla moglie che è nero.
Angosciato da questa prospettiva, Dan escogita un piano per eliminare il
fratello, coprendosi con un alibi perfetto.
Decide di recarsi al cinema con una delle sue ganzette e, a film iniziato, senza
farsi scorgere, lascia la sala e si reca a casa dell'infido fratello per
strangolarlo…
Come capita in alcuni film francesi, dolci e crudi, degli anni Cinquanta,
l'ingenuo Dan cerca farsi giustizia, seguendo una propria idea assurda, in un
mondo che lo stringe in un gorgo micidiale.
L'odore di quelle donne, di quei Neri, pareva scaturire da ogni parte, proveniva da quelle pareti sporche, dalla pittura sciupata e scrostata, da quel pavimento freddo e umido, da quel divano fuori moda, da quel tavolo, dalle gambe della ragazza, da quel petto che vedevo tendersi, impaziente…