HEINRICH BÖLL
Termine di un viaggio di servizio
gli alianti
256 pagine, € 15,00
Ottavo figlio di un falegname,
Heinrich Böll nasce a Colonia
nel 1917. Dopo aver lavorato quasi un anno come
apprendista in libreria, nel 1939 si arruola nell’esercito: combatte
sul fronte occidentale e in Russia. Nel 1949,
la pubblicazione su quotidiano del romanzo Il treno era
in orario segna l’inizio di una carriera che sarà coronata nel
1972 dal Premio Nobel.
I suoi romanzi e racconti, tra cui gli indimenticabili E non disse
nemmeno una parola (1953), Opinioni di un Clown (1963)
e Foto di gruppo con signora (1971) compongono un
affresco del mondo civile europeo dal secondo dopoguerra al
cosiddetto “miracolo economico”. Con profonda arguzia,
ironia, e altrettanta delicatezza, Böll racconta una
società di individui schiacciati dai crucci materiali, persi
nello specialismo e nei gerghi. Uomini che tuttavia si
ribellano all’autorità perbenista e a una stampa già schiava
del sensazionalismo, che rivendicano il valore dell’etica
e dell’amore di fronte al qualunquismo generale.
L’atteggiamento critico di Böll, che si estende al rapporto con
la fede e la Chiesa, nonché il suo rifiuto di ogni guerra –
così ben riflesso nei personaggi e nelle vicende che racconta
– gli comporta problemi, perquisizioni, l’appellativo di
“amico dei terroristi”. Ma alla sua scomparsa, nel 1985,
verrà considerato fra le figure più rappresentative della
letteratura del Novecento, ed è ancora oggi fra gli autori
tedeschi più letti nel mondo.
|
“Nella sala dell’udienza
si avvertiva tra gli spettatori l’atmosfera
che precede le recite
in un teatro di dilettanti,
dove sia annunciata un’opera di repertorio classico;
una certa benevola tensione, l’euforia di chi sa
che l’impresa non
ha rischi, tutti conoscono la vicenda, si sanno
le parti e gli attori, non si aspettano sorprese, eppure
sono tutti un po’ tesi; se lo spettacolo va male, non
è poi una gran perdita, al più sarà andato sprecato un
po’ di quel simpatico e sacro fuoco per l’arte; se va
bene, tanto meglio”.
Prima ancora dell’atrocità
della guerra, il giovane Georg Gruhl, durante
il periodo di leva, soffre “il nulla assoluto, il perenne girare a
vuoto” della vita militare.
Con un gesto liberatorio, lanciando una sfida, dà fuoco a una jeep, al
termine di un viaggio di servizio.
Il processo che si celebra contro di lui, nella pretura di un sonnacchioso
paesotto della Renania, rispecchia un unico
intento: minimizzare. “Altrove, in alto loco”, si è deciso così:
depistare la stampa, evitare ogni
pubblicità, assorbire quel gesto come una semplice, innocua intemperanza.
Privarlo, così, di valore.
Nell’aula “muffosa” della pretura di Birglar, gli echi delle
strategie militariste, di una politica economica “spietata e
inesorabile”, si stemperano nei rapporti di buon vicinato, nelle piccole
beghe paesane, nel profumo di torte appena sfornate
nella cucina dell’usciere giudiziario.
Personaggi variegati sfilano in udienza, magistralmente ritratti
attraverso il loro modo di parlare, di vedere la vita.
Si ride e si sorride, seguendo manovre più o meno implicite, debolezze,
piccole connivenze, in un romanzo che ha l’andamento
ironico e serrato di una commedia.
Ma attenzione, ci avverte Böll: “questo romanzo è un cioccolatino
esplosivo”.
Con il suo stile dolce e tagliente, uno dei massimi scrittori del
Novecento affonda la lama nei meccanismi subdoli del
potere “democratico”, dove una tolleranza di facciata nasconde una
manipolazione ancora più radicale e invincibile
rispetto alle imposizioni frontali della dittatura.
Mentre il suo sguardo coglie, con tenerezza e profonda compassione, la
fragilità eroica di ogni esistenza.

Home page
|