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RING
LARDNER
Tagliando
i capelli
e
altri racconti
gli
alianti, 224 pagine, € 14,50
Traduzione
di Daniele Benati
In
barba a una gamba piuttosto ribelle, fin da bambino Ring
Lardner si dedica allo sport – e al baseball in particolare
– con un entusiasmo straordinario.
Lardner,
nato a Niles (Michigan) nel 1885, proviene da una
famiglia benestante e conservatrice, caduta in difficoltà finanziarie.
Quando, nel 1910, approda al «Chicago
Tribune» e pubblica il primo articolo dedicato proprio
al baseball, nessuno presta attenzione a quel ragazzotto
dall’aria elegante e un po’ arcigna.
Quando,
solo tre anni dopo, avvia la rubrica “In the Wave
of the News” (Sull’onda delle notizie), la sua celebrità
esplode. In meno di un lustro, viene
celebrato fra i fondatori
del giornalismo americano moderno.
Nel
periodo di massima gloria, i suoi pezzi sullo sport vengono
ripresi da più di cento quotidiani.
Paragonato
a Mark Twain, ammirato da Hemingway e Scott
Fitzgerald, che lo esorta a pubblicare il famoso How
to Write Short Stories (Come si scrivono racconti) prima
ancora di averne pubblicati di suoi, Lardner darà successivamente
alle stampe diverse raccolte di racconti.
Quattro
le più celebri: You Know Me,
Al (1916), Gullible’s
Travels (1917), The Love Nest and Other Stories
(1926) e Round Up (1929). Il suo stile, caratterizzato
da un parlato vivace, perfettamente
aderente al reale,
entusiasma persino Virginia Woolf.
Appesantito
da un lungo periodo di alcolismo, Lardner muore
nel 1933, non ancora cinquantenne, per un attacco di
cuore.
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“–
Signori, ho un annuncio importante da farvi. Mi hanno
licenziato dal posto di lavoro.
Dice:
– Non ho fatto che vendere scarpe e adesso le scarpe
le han fatte a me.
Capisce,
la ditta dove lavorava era una ditta che produceva scarpe.
E
adesso Jim diceva che le scarpe le
avevano fatte a lui.
Va’
che era un bel soggetto!”
I
suoi racconti sono quanto di meglio abbia attraversato l’oceano
negli ultimi anni
Virginia
Woolf
Ah,
questi Americani frivoli e frenetici degli albori del Novecento;
questa ingenua e maliziosa borghesia di
provincia, questi cinici signoroni
di città con in testa il mito inscalfibile di Hollywood, del denaro
pigliatutto, del successo nello sport: sigari e bridge, bionde e
baseball… i racconti di Ring Lardner
riescono a renderne in pieno la
forza.
Che
soggetto, ad esempio, che balengo quell’Elliott. Potrebbe essere il
più forte battitore di baseball del mondo.
Schianta gli avversari scagliando la palla come un missile verso le
stelle. Poi, inspiegabilmente, rimane lì impalato
e brucia decine di punti. D’altronde, è uno che si fa la barba,
ridacchiando, in piena notte e a volte sembra pronto
a sgozzare un compagno di squadra senza motivo.
Altro
bel tipo, il barbiere che rievoca – una miscela di epica e
malignità – le bravate del bullo rappresentante di scarpe.
Uno di quelli che ti si piazzano in bottega e tengono banco. Piccoli
raggiri, lettere che seminano zizzania qua
e là. Finché qualcuno non gli fa le scarpe con un sano colpo di
fucile.
O
ancora, una coppia costretta a cambiare città. Non per via di un
pluriomicida. Ma per lo schiacciante eccesso di
“sollecitudine” con cui i nuovi amici, certi Stevens, si
intrufolano in ogni incombenza. Non c’è angolo della vita
– automobile, rasoio, casa reggiseni vacanze – su cui quelli non
la sappiano più lunga. E non si intromettano cambiando
tutto, come loro credono sia meglio, fino allo sfiancamento.
Una
lingua che fotografa perfettamente la parlata della gente comune,
vezzi e birignao dei potenti, modini e gorgheggi delle
signorine in amore. Una traduzione che corrisponde in pieno alla
tavolozza di Lardner, questa di Daniele
Benati, da tempo cultore del maestro del racconto moderno americano.
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