LEILA GUERRIERO
Suicidi in capo al
mondo
224 pagine,14,50 euro
Traduzione di Barbara Bertoni
Leila Guerriero nasce a
Junín, in provincia di Buenos Aires, nel febbraio 1967. A diciotto anni si
trasferisce a Buenos Aires, dove si laurea in Scienze del territorio
coltivando in parallelo studi letterari e filosofici. Nel 1991 esordisce
come giornalista scrivendo per il quotidiano argentino «Pagina/12».
Animo avventuroso, si dedica alla ricerca sul campo, appassionandosi al
giornalismo di inchiesta e approfondimento.
Nel 1996 entra in pianta stabile nella “Revista” del quotidiano «La
Nación» e pubblica con Alfaguara la biografia della regista argentina
María Luisa Bemberg per l’antologia Mujeres argentinas.
Dal 2000 si moltiplicano le collaborazioni con giornali e riviste di vari
paesi dell’America Latina e con «El País» spagnolo. Continui viaggi
stimolano la sua curiosità e la volontà di affrontare temi di ampio
respiro.
Con Suicidi in capo al mondo, il suo primo libro, è entrata nelle
classifiche dei best seller in America Latina, ed è stata paragonata a
Truman Capote e Thomas Wolfe.
È convinta che il vento dovrebbe essere vietato dalla legge, che il
suicidio non rientri tra le scelte più inspiegabili dell’uomo; non
possiede e non vuole possedere un telefono cellulare.

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"Venerdì 31 dicembre
1999 a Las Heras, provincia di
Santa Cruz, era una bella giornata.
La mattina aveva piovuto, ma il pomeriggio, sotto
il buon auspicio di quella che si preannunciava
come un’estate gloriosa, la gente si mise
a fare la spesa, ad arrostire agnelli e maialini, vennero
venduti litri di vino e sidro. Lì, e in tutta l’Argentina,
ci si preparava ad accogliere il nuovo millennio
con feste, alcol a gogò e fuochi d’artificio.
Ma a Las Heras, quel paese del profondo Sud dell’Argentina,
Juan Gutiérrez, ventisette anni,
celibe, senza figli,
buon calciatore, di tutto questo non avrebbe
visto niente".
Uno splendido testo
polifonico, corale. Uno dei migliori reportage mai scritti. Oltre a
ridare vita a un genere, Leila
Guerriero tratteggia un quadro nitidissimo su una comunità che vive in
un angolo remoto del mondo. E che
sogna un futuro migliore, anche se il fato e la storia fanno di tutto
per distruggerlo.
La Razón, Diego
Gándara
Las Heras, una cittadina
in capo al mondo dove gli alberi si sbattono come
stracci al vento.
Siamo nella Patagonia argentina, ma lontano dalle rotte turistiche. Una
regione dove la gente era abituata a
vivere con poco, trasformatasi in “terra
promessa” per via di un clamoroso boom petrolifero.
Siamo a un soffio dall’anno 2000. Tutti si preparano ad accoglierlo
con feste, balli, fiumi di alcol, fuochi d’artificio. Ma il
31 dicembre 1999, per la comunità del paese, è un giorno da incubo.
Juan Gutiérrez – ventisette anni, famiglia di solide
tradizioni – si toglie la vita.
Il fatto è che Juan è il dodicesimo suicida – secondo alcuni il
ventesimo – in una manciata di mesi.
C’è chi parla di sette sataniche, altri danno la colpa ai “troppi
indios sepolti in zona”.
Cosa si cela, veramente, dietro questo baratro?
Leila Guerriero parte da Buenos Aires per Las Heras, e indaga. Domanda,
domanda, domanda.
Ma dalla polvere, dal vento e dal deserto non arrivano risposte chiare.
Arriva invece la voce – anzi, un coro di voci – dei giovanissimi
suicidi, e delle persone vicine alle loro speranze, ai loro sogni.
La voce di Mónica, che si dipingeva le unghie di nero e sul muro uomini
incappucciati, streghe, teschi. La voce di
Carolina, che prima di mangiare una mela e chiudersi in camera per
sempre, accompagna il figlio di tre anni all’asilo.
O la vitalissima testimonianza di Pedro, regina del deserto e insegnante
di inglese, di Naty, tenutaria del bordello, di Ricciolo,
il più bravo DJ della Patagonia.
Con il ritmo di un thriller, Leila Guerriero ci conduce ai margini del
Grande Vuoto, in un luogo assoluto dove “il tempo è
un fiume di pietra e ciò che conta è drammaticamente altrove”.
Come non pensare a mille non luoghi molto più vicini a noi?
Leila
Guerriero alla Fiera Internazionale del Libro di Torino
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