"

w5x7n2 - nur1w8 - vjqnas - 8uabi1 - 30cnu8 - 8dr0z3 - iilud5 - tvqbj1
08
MAR
2019

Stefano Raimondi vince il Premio Ceppo

Notizie, idee, curiosità

Stefano Raimondi è il vincitore del 64° Premio Ceppo Selezione Poesia, con il libro di poesie Il cane di Giacometti, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

La premiazione sarà il 24 marzo 2019, presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia.

La motivazione del Premio Ceppo Selezione Poesia scritta da Andrea Sirotti, giurato del Premio.

Stefano Raimondi vince il Premio Ceppo Selezione Poesia con Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos 2017) per una poesia distillata e intensa, intricata e vitale, che richiede al lettore un ascolto attento, una sorta di adesione empatica. Sono versi che reclamano il tempo della meditazione in un’epoca di tronfia velocità, di vane transazioni. Secondo volume di quella che sarà una «trilogia dell’abbandono», preceduto da Per restare fedeli (Transeuropa, 2013), Il cane di Giacometti esplora l’abbandono, la perdita, sullo sfondo di un milieu urbano allo stesso tempo straniato e familiare. È una Milano intima e sotterranea, arroccata nei suoi luoghi e oggetti. Una città che «cade tra sé e sé», che si sforza di includere e favorire i rari momenti di pietas, di luce, attraverso «il buio leale dei cunicoli». Nei meandri urbani la solitudine è dolorosa, ma è pure l’occasione per mettersi in gioco, per conoscere se stessi e confrontarsi con un’alterità altrettanto ferita e negletta: «Si resta così, a volte, senz’ombra come per provare a rimanere soli per sapere come si diventa altro e altro ancora». È un io che attraversa gli spazi e ne cerca (e ne crea) di nuovi. In questo contesto, la lingua poetica si staglia forte e resistente, provando a mettere un argine all’entropia e alla paura.

Il tono è sussurrato, dolente, assorto. Un basso continuo di ragionamento ed emozione. Una poesia affine alla filosofia, che però fa appello a una risposta emotiva, quasi affettiva, da parte del lettore. Un dettato poetico allo stesso tempo lirico e quotidiano, sempre in cerca di un’armonia. Una liricità sincopata e atonale, che alterna i versi a episodi di prosa poetica, utilizzando espedienti come gli auto-esergo, i puntini di sospensione e gli incipit in medias res, in un impasto stilistico e verbale che non disdegna ossimori arditi e acuminate sinestesie. Una poesia che davvero sa «spaccarsi come una carezza furibonda, da gridare», innestandosi con voce distintiva e solida nella migliore tradizione post-lirica milanese.