BORIS VIAN
Sputerò sulle vostre tombe


Recensioni

 

Corriere della sera
gennaio 1992
La Provincia
giugno 1998
Fernanda Pivano
Corriere della sera

gennaio 1992


"Sputerò sulle vostre tombe ": si ripubblica il libro che fece tremare la Francia.
Chi ha paura di Boris Vian?
Centomila copie in pochi giorni. Poi vent’anni di tormenti

Boris Vian è stato un personaggio chiave dell’avanguardia letteraria francese degli Anni 40 e la sua morte, avvenuta a 39 anni, ha ingigantitola sua immagine vagamente magica o (come dice Stefano Del Re nella sua esauriente prefazione dell’edizione italiana di Sputerò sulle vostre tombe) poliedrica.
Era perfettamente inserito nella "scena" parigina di quegli anni, con tutte le carte in regola; scoperto e protetto da Raymond Queneau, che gli aprì le strade di Gallimard, collaboratore di "Les temps modernes", la rivista di Jean Paul Sartre, inventore di Saint Germain e le sue caves poeticizzate da Juliette Greco, vicino di casa di Jacques Prévert, suonatore professionista di tromba nei complessi di jazz classico, ospite delle sedute famose dei "satrapi" eredi di Alfred Jarry e delle sue farneticazioni e satrapo egli stesso del Collegio di Patafisica (insieme per esempio a René Clair, Jacques Prévert, Siné) surrealista e delirante, cantante in pubblico con Magali Noël: ci si è sempre chiesti come abbia potuto svolgere in soli 39 anni di vita un destino così completo da poeta maledetto.
Fece parte della sua ironia vetrioleggiante (quella per la quale, per esempio, derise Sartre come Jean Sol Partre e la Beauvoir come contessa di Bouvouard) la presa in giro della letteratura sensazionalistica americana che negli Anni 40 ereditò certi temi della "narrativa proletaria" Usa e invase il mercato europeo con scrittori grandissimi e meno grandi, Willam Faulkner e Ernest Hemingway, Erskine Caldwell e James Cain. La sfida, quasi una scommessa, di Boris Vian fu di scrivere in dieci giorni un romanzo di "successo all’americana" per il suo amico editore Jean D’Halluin, che in quegli anni di "crisi" pubblicava senza riuscire a venderli i classici francesi.
Vian vinse la scommessa: inventò uno scrittore americano e lo chiamò Vernon (come un suo compagno musicista) e Sullivan (come Joe Sullivan, famoso pianista di jazz), scrisse un libro minuscolo intitolandolo Ballerò sulle vostre tombe, accettò il consiglio della moglie Michell di cambiarlo in Sputerò sulle vostre tombe e riuscì a dimostrare che quel tipo di letteratura in voga si può fabbricare industrialmente.
Il successo favoloso che accolse il libro appartiene alla storia delle imprevedibilità editoriali. Il romanzo, scritto nella prima quindicina dell’agosto 1946, uscì l’8 novembre e in pochi giorni vendette 122 mila copie (in Italia fu pubblicato da Savelli nella prima metà degli Anni 70); ma esisteva a Parigi in quegli anni un bizzarro personaggio, l’architetto Daniel Parker, direttore del Cartel d’Action Sociale et Morale, che era l’arbitro con potere decisionale di quali libri potessero incitare gli adolescenti a quella che i francesi chiamano, o chiamavano, debauche. Era lo stesso Parker che perseguitò Henry Miller e i suoi editori Gallimard per Primavera nera, Denoel per Tropico del Cancro e Girodias per Tropico del Capricorno: un personaggio sinistro di cui ne raccontò le vicende Maurice Nadeau, protettore di Henry Miller.
Parker riuscì a interdire il libro per vent’anni, provocando un’enorme pubblicità, ingigantita dai titoli di giornale quando un certo Edmond Rougé, nell’aprile del 1947, uccise l’amante e lasciò il romanzo di Vian presso il cadavere (in quei titoli il romanzo diventò "Il libro che uccide"), e iniziando un’azione giudiziaria che finì solo nell’ottobre 1953 quando Vian fu condannato a 15 giorni di prigionia e contemporaneamente amnistiato; questa farsa fu alimentata il 24 novembre 1948 dalla confessione di Vian di non essere il traduttore ma l’autore del libro.

Quando chiesero a Vian che cosa avesse voluto fare con quel libro, rispose: "Un divertissement". Ma in realtà ammise con gli amici di avere compiuto una tipica operazione commerciale. La trama del romanzo è elementare e ne riporto il riassunto fatto da Robert Kanters su "Spectateur": "Un meticcio bianco vuole vendicare il fratello morto a causa di maltrattamenti bianchi, decide di fare l’amore con due belle ragazze bianche e ricche e di rivelare loro di essere nero prima di ucciderle.
Viene raggiunto dalla polizia dopo un inseguimento cinematografico. Il racconto è breve, nervoso, vivace, zeppo di scene di alcolismo, erotismo e sadismo". Molto più ambizioso fu l’annuncio pubblicitario firmato dall’editore, nel quale si presentava il romanzo come un capolavoro e si spiegava che 20 mila neri all’anno "passano" trasformandosi in bianchi e che Sullivan era uno di loro; che il dramma del protagonista Lee Anderson è nato da questo equivoco razziale; che in America non avevano osato pubblicare il libro perché era il primo romanzo di uno scrittore giovane che, con violenza inaudita e stile simile ai suoi predecessori Faulkner, Caldwell e Cain, denunciava l’ingiusta diffidenza riservata ai neri in certe regioni degli Stati Uniti. Finiva dicendo: "Questa concezione della vita degli adolescenti americani è un ritratto aspro, impregnato di erotismo crudele e senza dubbio susciterà altrettanto scandalo di quello suscitato dalle pagine più osées, più audaci di Miller".
Disprezzato finché basta da Vian, questo libro fu l’unica occasione della sua breve vita a fornirgli un po’ di agiatezza economica. Vian assistette alla riduzione teatrale e poi cinematografica del romanzo, scrisse una garbata prefazione in cui spiegava il fenomeno del "passing" da Neri a Bianchi, non perse l’occasione di denigrare Henry Miller, denunciandone quella che gli pareva una volgarità di linguaggio e rivendicando invece le proprie qualità stilistiche, rivelò l’influenza di James Cain, ma si vantò di presentare una storia molto più sadica di quella dei suoi predecessori, prese un’ardente posizione antidiscriminatoria che confrontava i bianchi moderni agli uomini del Neolitico: questa prefazione è inclusa nell’edizione italiana.
Finita l’agiatezza, ricominciò a sbarcare il lunario, si impegnò nel Collegio di Patafisica, pubblicò qualche romanzo, andò a cantare nei cabaret, sempre inseguito dalla burla di questo libro. Una burla molto amata: fu nell’assistere allo scempio compiuto sul suo testo dalla produzione cinematografica che morì stroncato da una sincope. Troppo giovane, troppo assurdo, troppo appassionato.

Cognome e nome: Sullivan Vernon
Il ritorno di Boris Vian. A circa vent’anni di distanza dalla sua prima apparizione in Italia torna uno degli autori francesi più originali e più trasgressivi, Boris Vian, scomparso nel 1959 alla ancor giovane età di 39 anni.
Oltre a Sputerò sulle vostre tombe, riproposto da Interno Giallo nei tascabili Edgar, nei prossimi giorni la Marcos y Marcos manderà in libreria un altro testo di Boris Vian, ancora inedito in Italia: Perché non sanno quello che fanno (pagine 151, lire 20.000), pubblicato per la prima volta in Francia da "Le Terrain Vague" nel 1953.
Per aggirare la censura francese Vian simulò una poca credibile traduzione dall’americano e firmò il volume con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, al quale poi si affidò per altri romanzi più trasgressivi e scandalistici.
Perché non sanno quello che fanno racconta l’avventura di un giovane playboy costretto a fronteggiare una banda di transessuali e di lesbiche trafficanti di droga. Sullo sfondo l’immancabile realtà americana in una Washington immaginaria.
Nei programmi della Marcos y Marcos dopo questo romanzo c’è la pubblicazione di altre opere di Vian.


Gian Paolo Serino
La Provincia
giugno 1998


Ritradotto dalla Marcos y Marcos "Sputerò sulle vostre tombe"
La prosa folle e acre di Vian
Scrittore trasgressivo denunciò le ingiustizie razziali


"La gente non si preoccupa granché di comprare buona letteratura: vogliono leggere il libro raccomandato, quello di cui si parla, e se ne sbattono di quello che c’è dentro" scrive Boris Vian in "Sputerò sulle vostre tombe", appena ripubblicato, con una nuova traduzione, da Marcos y Marcos.
Un romanzo che – nel 1946, quando apparse per la prima volta in Francia – suscitò un forte scandalo: venne infatti ritirato dalla vendita e Vian, che si era firmato con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, venne condannato ad una multa di centomila franchi e costretto a confessare di essere il vero autore.
"Sputerò sulle vostre tombe" venne infatti pubblicato nella celebre "Sèrie Noire" la prima collana che fece conoscere al grande pubblico europeo il poliziesco "nero", violento e sanguinario – con un’introduzione in cui Vian fingeva di aver tradotto l’opera di Vernon Sullivan, scrittore di colore censurato in America.
Il motivo dello scandalo e del ritiro del libro non è però da ricercare nei molti passaggi sicuramente spinti quanto nell’insolita tematica del delitto razziale originato dall’inammissibile rapporto sessuale tra un "negro" e una bianca. Protagonista di "Sputerò sulle vostre tombe" è infatti Lee Anderson, un negro dalla pelle bianca, commesso in una libreria cittadina "che sa di polvere". Per vendicare la morte del fratello, ucciso per ragioni razziali, Anderson si introduce nell’ambiente dei giovani bianchi; ragazzini e ragazzine spregiudicati che spendono le proprie giornate all’insegna del sesso e dell’alcool.
"Sputerò sulle vostre tombe " è sì un giallo avvincente, in cui Vian inchioda il lettore alla pagina tenendolo con il fiato in sospeso in un crescendo di follia e violenza, ma è anche, e soprattutto, un romanzo sociale. È infatti un libro violento perché rivelatorio di una violenza bestiale: quella dei cittadini modello, dei cittadini bianchi e razzisti. Sebbene il paesaggio sia quello del classico profondo Sud degli Stati Uniti – con il magnetismo dei grandi spazi, la musica nera e il bourbon che scorre a fiumi – è evidente che Vian con questo romanzo avesse l’intenzione di denunciare l’eccidio che i francesi in quegli anni stavano compiendo in Algeria. È questo il vero motivo per cui Vian – eclettico personaggio del panorama culturale parigino – venne condannato. Artista e uomo insofferente a tutte le norme e a tutti i canoni prestabiliti, Vian è stato vero anticipatore di quelle infrazioni alla logica che caratterizzeranno il maggio francese: infrazioni che però contribuirono ad Fisolarlo durante la vita. Solo dopo la morte Vian diventò un mito, uno scrittore di culto per la gioventù francese.

Scoperto da Queneau – che gli fece pubblicare il romanzo "Vercoquin e il plancton" - collaborò a "Les Temps Modernes", la rivista di Jean Paul Sartre, fu traduttore di Strindberg, Van Voght. e Raymond Chandler. Fu musicista, poeta e "satrapo" del "Collegio di Patafisica" - la scienza delle soluzioni immaginarie – di cui fecero parte anche Marcel Duchamp, Max Ernst, Mirò, Prevert e lo stesso Queneau.Una singolare versatilità artistica che permise a Vian di esprimere tutte le contraddizioni della sua persona e della sua epoca. Un’epoca, gli anni Quaranta e Cinquanta, nella quale a dominare la scena culturale francese erano Malraux, Sartre, Camus: scrittori ai quali spettava l’arduo compito di colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa di quella geniale generazione nata attorno al 1870 che annoverava autori come Paul Valery, Andrè Gide, Colette e Paul Chaudel.
In questo scenario "esistenzialista" Vian – ingegnere per studi e formazione - si contraddistinse come ingegnere della parola, sempre in bilico tra logica e assurdo. Caratteristica che ritroviamo anche in "Sputerò sulle vostre tombe": qui Vian sviluppando i temi dell’eros e della crudeltà, dell’irrequietezza adolescenziale e della sofferenza senile, pur con una scrittura lineare, riprende infatti il "rigore dell’assurdo" di Jarry, l’arroganza di Villon e soprattutto la lucida follia di Sade. La violenza di Vian richiama infatti lo "scarto" della morale libertina e l’"infamia" paradossale di Sade.
Non è da dimenticare inoltre che "Sputerò sulle vostre tombe" è anche un’eccezionale operazione editoriale in cui Vian ricorre a dosi calcolate di sesso, violenza, riflessioni e colpi di genio, anticipando quelli che, negli anni successivi, saranno gli ingredienti dei gialli di maggior successo.
"Sputerò sulle vostre tombe" è dunque un romanzo importante anche se minore rispetto alla produzione di Vian. Una produzione che, senza dubbio, ha raggiunto i suoi più alti vertici con il già citato "Vercoquin e il plancton" - romanzo a chiave che mette in luce l’assurdità della vita d’ufficio e, per estensione, di tutte le attività umane – e con "La schiuma dei giorni", una delle più riuscite ed esilaranti parodie dell’ambiente intellettuale esistenzialista: è qui che il lettore ritrova Jean-sol Patre e la contessa di Bouvouard, personaggi che, chiaramente, richiamano alla mente Sartre e Simone de Beauvoir.
Scrittore e poeta della vita, Vian fu sempre accompagnato, durante la propria breve esistenza, dal pensiero della morte: sin da quando, appena dodicenne, alcune complicazioni reumatiche compromisero per sempre il funzionamento del suo cuore.
In una sua poesia aveva scritto: "Morirò un po’, molto/Senza passione, ma con interesse/E poi quando tutto sarà finito/Morirò".
Esattamente come fece, stroncato da una sincope ad appena trentanove anni: ancora lontano da quel successo che sarebbe arrivato solo qualche anno dopo.

Scheda del libro

Home page