Fernanda
Pivano
Corriere della sera
gennaio 1992
"Sputerò sulle vostre tombe ":
si ripubblica il libro che fece tremare la Francia.
Chi ha paura di Boris Vian?
Centomila copie in pochi giorni. Poi vent’anni di tormenti
Boris Vian è stato un personaggio chiave dell’avanguardia
letteraria francese degli Anni 40 e la sua morte, avvenuta a 39 anni, ha
ingigantitola sua immagine vagamente magica o (come dice Stefano Del Re
nella sua esauriente prefazione dell’edizione italiana di Sputerò
sulle vostre tombe) poliedrica.
Era perfettamente inserito nella "scena" parigina di quegli
anni, con tutte le carte in regola; scoperto e protetto da Raymond Queneau,
che gli aprì le strade di Gallimard, collaboratore di "Les temps
modernes", la rivista di Jean Paul Sartre, inventore di Saint Germain
e le sue caves poeticizzate da Juliette Greco, vicino di casa di
Jacques Prévert, suonatore professionista di tromba nei complessi di jazz
classico, ospite delle sedute famose dei "satrapi" eredi di
Alfred Jarry e delle sue farneticazioni e satrapo egli stesso del Collegio
di Patafisica (insieme per esempio a René Clair, Jacques Prévert, Siné)
surrealista e delirante, cantante in pubblico con Magali Noël: ci si è
sempre chiesti come abbia potuto svolgere in soli 39 anni di vita un
destino così completo da poeta maledetto.
Fece parte della sua ironia vetrioleggiante (quella per la quale, per
esempio, derise Sartre come Jean Sol Partre e la Beauvoir come contessa di
Bouvouard) la presa in giro della letteratura sensazionalistica americana
che negli Anni 40 ereditò certi temi della "narrativa
proletaria" Usa e invase il mercato europeo con scrittori grandissimi
e meno grandi, Willam Faulkner e Ernest Hemingway, Erskine Caldwell e
James Cain. La sfida, quasi una scommessa, di Boris Vian fu di scrivere in
dieci giorni un romanzo di "successo all’americana" per il suo
amico editore Jean D’Halluin, che in quegli anni di "crisi"
pubblicava senza riuscire a venderli i classici francesi.
Vian vinse la scommessa: inventò uno scrittore americano e lo chiamò
Vernon (come un suo compagno musicista) e Sullivan (come Joe Sullivan,
famoso pianista di jazz), scrisse un libro minuscolo intitolandolo Ballerò
sulle vostre tombe, accettò il consiglio della moglie Michell di
cambiarlo in Sputerò sulle vostre tombe e riuscì a dimostrare che
quel tipo di letteratura in voga si può fabbricare industrialmente.
Il successo favoloso che accolse il libro appartiene alla storia delle
imprevedibilità editoriali. Il romanzo, scritto nella prima quindicina
dell’agosto 1946, uscì l’8 novembre e in pochi giorni vendette 122
mila copie (in Italia fu pubblicato da Savelli nella prima metà degli
Anni 70); ma esisteva a Parigi in quegli anni un bizzarro personaggio, l’architetto
Daniel Parker, direttore del Cartel d’Action Sociale et Morale, che era
l’arbitro con potere decisionale di quali libri potessero incitare gli
adolescenti a quella che i francesi chiamano, o chiamavano, debauche.
Era lo stesso Parker che perseguitò Henry Miller e i suoi editori
Gallimard per Primavera nera, Denoel per Tropico del Cancro
e Girodias per Tropico del Capricorno: un personaggio sinistro di
cui ne raccontò le vicende Maurice Nadeau, protettore di Henry Miller.
Parker riuscì a interdire il libro per vent’anni, provocando un’enorme
pubblicità, ingigantita dai titoli di giornale quando un certo Edmond
Rougé, nell’aprile del 1947, uccise l’amante e lasciò il romanzo di
Vian presso il cadavere (in quei titoli il romanzo diventò "Il libro
che uccide"), e iniziando un’azione giudiziaria che finì solo nell’ottobre
1953 quando Vian fu condannato a 15 giorni di prigionia e
contemporaneamente amnistiato; questa farsa fu alimentata il 24 novembre
1948 dalla confessione di Vian di non essere il traduttore ma l’autore
del libro.
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Quando chiesero a
Vian che cosa avesse voluto fare con quel libro, rispose: "Un
divertissement". Ma in realtà ammise con gli amici di avere compiuto
una tipica operazione commerciale. La trama del romanzo è elementare e ne
riporto il riassunto fatto da Robert Kanters su "Spectateur":
"Un meticcio bianco vuole vendicare il fratello morto a causa di
maltrattamenti bianchi, decide di fare l’amore con due belle ragazze
bianche e ricche e di rivelare loro di essere nero prima di ucciderle.
Viene raggiunto dalla polizia dopo un inseguimento cinematografico. Il
racconto è breve, nervoso, vivace, zeppo di scene di alcolismo, erotismo
e sadismo". Molto più ambizioso fu l’annuncio pubblicitario
firmato dall’editore, nel quale si presentava il romanzo come un
capolavoro e si spiegava che 20 mila neri all’anno "passano"
trasformandosi in bianchi e che Sullivan era uno di loro; che il dramma
del protagonista Lee Anderson è nato da questo equivoco razziale; che in
America non avevano osato pubblicare il libro perché era il primo romanzo
di uno scrittore giovane che, con violenza inaudita e stile simile ai suoi
predecessori Faulkner, Caldwell e Cain, denunciava l’ingiusta diffidenza
riservata ai neri in certe regioni degli Stati Uniti. Finiva dicendo:
"Questa concezione della vita degli adolescenti americani è un
ritratto aspro, impregnato di erotismo crudele e senza dubbio susciterà
altrettanto scandalo di quello suscitato dalle pagine più osées, più
audaci di Miller".
Disprezzato finché basta da Vian, questo libro fu l’unica occasione
della sua breve vita a fornirgli un po’ di agiatezza economica. Vian
assistette alla riduzione teatrale e poi cinematografica del romanzo,
scrisse una garbata prefazione in cui spiegava il fenomeno del "passing"
da Neri a Bianchi, non perse l’occasione di denigrare Henry Miller,
denunciandone quella che gli pareva una volgarità di linguaggio e
rivendicando invece le proprie qualità stilistiche, rivelò l’influenza
di James Cain, ma si vantò di presentare una storia molto più sadica di
quella dei suoi predecessori, prese un’ardente posizione
antidiscriminatoria che confrontava i bianchi moderni agli uomini del
Neolitico: questa prefazione è inclusa nell’edizione italiana.
Finita l’agiatezza, ricominciò a sbarcare il lunario, si impegnò nel
Collegio di Patafisica, pubblicò qualche romanzo, andò a cantare nei
cabaret, sempre inseguito dalla burla di questo libro. Una burla molto
amata: fu nell’assistere allo scempio compiuto sul suo testo dalla
produzione cinematografica che morì stroncato da una sincope. Troppo
giovane, troppo assurdo, troppo appassionato.
Cognome e nome: Sullivan Vernon
Il ritorno di Boris Vian. A circa vent’anni di distanza dalla
sua prima apparizione in Italia torna uno degli autori francesi più
originali e più trasgressivi, Boris Vian, scomparso nel 1959 alla ancor
giovane età di 39 anni.
Oltre a Sputerò sulle vostre tombe, riproposto da Interno Giallo
nei tascabili Edgar, nei prossimi giorni la Marcos y Marcos manderà in
libreria un altro testo di Boris Vian, ancora inedito in Italia: Perché
non sanno quello che fanno (pagine 151, lire 20.000), pubblicato per
la prima volta in Francia da "Le Terrain Vague" nel 1953.
Per aggirare la censura francese Vian simulò una poca credibile
traduzione dall’americano e firmò il volume con lo pseudonimo di Vernon
Sullivan, al quale poi si affidò per altri romanzi più trasgressivi e
scandalistici.
Perché non sanno quello che fanno racconta l’avventura di un
giovane playboy costretto a fronteggiare una banda di transessuali e di
lesbiche trafficanti di droga. Sullo sfondo l’immancabile realtà
americana in una Washington immaginaria.
Nei programmi della Marcos y Marcos dopo questo romanzo c’è la
pubblicazione di altre opere di Vian. |
Gian Paolo Serino
La Provincia
giugno 1998
Ritradotto dalla Marcos y Marcos "Sputerò sulle vostre
tombe"
La prosa folle e acre di Vian
Scrittore trasgressivo denunciò le ingiustizie razziali
"La gente non si preoccupa granché di comprare buona letteratura:
vogliono leggere il libro raccomandato, quello di cui si parla, e se ne
sbattono di quello che c’è dentro" scrive Boris Vian in
"Sputerò sulle vostre tombe", appena ripubblicato, con una
nuova traduzione, da Marcos y Marcos.
Un romanzo che – nel 1946, quando apparse per la prima volta in Francia
– suscitò un forte scandalo: venne infatti ritirato dalla vendita e
Vian, che si era firmato con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, venne
condannato ad una multa di centomila franchi e costretto a confessare di
essere il vero autore.
"Sputerò sulle vostre tombe" venne infatti pubblicato nella
celebre "Sèrie Noire" la prima collana che fece conoscere al
grande pubblico europeo il poliziesco "nero", violento e
sanguinario – con un’introduzione in cui Vian fingeva di aver tradotto
l’opera di Vernon Sullivan, scrittore di colore censurato in America.
Il motivo dello scandalo e del ritiro del libro non è però da ricercare
nei molti passaggi sicuramente spinti quanto nell’insolita tematica del
delitto razziale originato dall’inammissibile rapporto sessuale tra un
"negro" e una bianca. Protagonista di "Sputerò sulle
vostre tombe" è infatti Lee Anderson, un negro dalla pelle bianca,
commesso in una libreria cittadina "che sa di polvere". Per
vendicare la morte del fratello, ucciso per ragioni razziali, Anderson si
introduce nell’ambiente dei giovani bianchi; ragazzini e ragazzine
spregiudicati che spendono le proprie giornate all’insegna del sesso e
dell’alcool.
"Sputerò sulle vostre tombe " è sì un giallo avvincente, in
cui Vian inchioda il lettore alla pagina tenendolo con il fiato in sospeso
in un crescendo di follia e violenza, ma è anche, e soprattutto, un
romanzo sociale. È infatti un libro violento perché rivelatorio di una
violenza bestiale: quella dei cittadini modello, dei cittadini bianchi e
razzisti. Sebbene il paesaggio sia quello del classico profondo Sud degli
Stati Uniti – con il magnetismo dei grandi spazi, la musica nera e il
bourbon che scorre a fiumi – è evidente che Vian con questo romanzo
avesse l’intenzione di denunciare l’eccidio che i francesi in quegli
anni stavano compiendo in Algeria. È questo il vero motivo per cui Vian
– eclettico personaggio del panorama culturale parigino – venne
condannato. Artista e uomo insofferente a tutte le norme e a tutti i
canoni prestabiliti, Vian è stato vero anticipatore di quelle infrazioni
alla logica che caratterizzeranno il maggio francese: infrazioni che però
contribuirono ad Fisolarlo durante la vita. Solo dopo la morte Vian
diventò un mito, uno scrittore di culto per la gioventù francese.
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Scoperto da
Queneau – che gli fece pubblicare il romanzo "Vercoquin e il
plancton" - collaborò a "Les Temps Modernes", la rivista
di Jean Paul Sartre, fu traduttore di Strindberg, Van Voght. e Raymond
Chandler. Fu musicista, poeta e "satrapo" del "Collegio di
Patafisica" - la scienza delle soluzioni immaginarie – di cui
fecero parte anche Marcel Duchamp, Max Ernst, Mirò, Prevert e lo stesso
Queneau.Una singolare versatilità artistica che permise a Vian di
esprimere tutte le contraddizioni della sua persona e della sua epoca. Un’epoca,
gli anni Quaranta e Cinquanta, nella quale a dominare la scena culturale
francese erano Malraux, Sartre, Camus: scrittori ai quali spettava l’arduo
compito di colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa di quella geniale
generazione nata attorno al 1870 che annoverava autori come Paul Valery,
Andrè Gide, Colette e Paul Chaudel.
In questo scenario "esistenzialista" Vian – ingegnere per
studi e formazione - si contraddistinse come ingegnere della parola,
sempre in bilico tra logica e assurdo. Caratteristica che ritroviamo anche
in "Sputerò sulle vostre tombe": qui Vian sviluppando i temi
dell’eros e della crudeltà, dell’irrequietezza adolescenziale e della
sofferenza senile, pur con una scrittura lineare, riprende infatti il
"rigore dell’assurdo" di Jarry, l’arroganza di Villon e
soprattutto la lucida follia di Sade. La violenza di Vian richiama infatti
lo "scarto" della morale libertina e l’"infamia"
paradossale di Sade.
Non è da dimenticare inoltre che "Sputerò sulle vostre tombe"
è anche un’eccezionale operazione editoriale in cui Vian ricorre a dosi
calcolate di sesso, violenza, riflessioni e colpi di genio, anticipando
quelli che, negli anni successivi, saranno gli ingredienti dei gialli di
maggior successo.
"Sputerò sulle vostre tombe" è dunque un romanzo importante
anche se minore rispetto alla produzione di Vian. Una produzione che,
senza dubbio, ha raggiunto i suoi più alti vertici con il già citato
"Vercoquin e il plancton" - romanzo a chiave che mette in luce l’assurdità
della vita d’ufficio e, per estensione, di tutte le attività umane –
e con "La schiuma dei giorni", una delle più riuscite ed
esilaranti parodie dell’ambiente intellettuale esistenzialista: è qui
che il lettore ritrova Jean-sol Patre e la contessa di Bouvouard,
personaggi che, chiaramente, richiamano alla mente Sartre e Simone de
Beauvoir.
Scrittore e poeta della vita, Vian fu sempre accompagnato, durante la
propria breve esistenza, dal pensiero della morte: sin da quando, appena
dodicenne, alcune complicazioni reumatiche compromisero per sempre il
funzionamento del suo cuore.
In una sua poesia aveva scritto: "Morirò un po’, molto/Senza
passione, ma con interesse/E poi quando tutto sarà finito/Morirò".
Esattamente come fece, stroncato da una sincope ad appena trentanove anni:
ancora lontano da quel successo che sarebbe arrivato solo qualche anno
dopo. |