Boris Vian
il genio di Saint-Germain-des-Prés

 

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Vita e opere di Boris Vian

Raymond Queneau su Boris Vian

Boris Vian su Boris Vian

Boris Vian e il jazz

Sedici pensieri sul jazz di Boris Vian

Daniel Pennac e La schiuma dei giorni


rassegna stampa

Il Riformista, 23 giugno 2009

Il Venerdì di Repubblica, 19 giugno 2009

Il Domenicale del Sole 24 ore, 7 giugno 2009 

La Repubblica, 23 agosto 1999

Linea d'ombra, 1998

La Repubblica, 6 novembre 1994

L'Europeo, 8 novembre 1993

 

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Quattro tavole realizzate da Guido Crepax
per Lo strappacuore: 1 2 3 4

Le relazioni pericolose di Roger Vadim, 1959:
due brevi estratti in cui compare Boris Vian

Boris Vian canta e viene intervistato (in inglese)

Spezzoni del film La joconde di Gruel e Suyeux;
Boris Vian è autore del commento e attore



libri di Vian pubblicati da marcos y marcos

Lo strappacuore

La schiuma dei giorni

Sputerò sulle vostre tombe

Le formiche (esaurito)

Il lupo mannaro (esaurito)

Tutti i morti hanno la stessa pelle

E tutti i mostri saranno uccisi (esaurito)

L’erba rossa (esaurito)

Perché non sanno quello che fanno (fuori catalogo)

Le canzoni (fuori catalogo)


 


 








 

 Vita e opere di Boris Vian

Boris Vian nasce nel 1920 a Ville d’Avray, e nasce piuttosto con la camicia.
La sua è una famiglia decisamente benestante. Il babbo, Paul, formalmente sarebbe rappresentante di medicinali omeopatici, ma di fatto vive di rendita. Diciamo che fino al 1933 le cose vanno benissimo.
Boris ha due fratelli e una sorella, impara presto a suonare la chitarra, legge già a cinque anni, a otto ha già fatto fuori mezza biblioteca della letteratura francese.
A dieci anni mette su una prima orchestrina, per gioco, con i due fratelli, Lelio e Alain.
è il primo segnale di una folgorante carriera di musicista e di organizzatore di manifestazioni, bande, happening notturni. A tredici anni inizia a suonare la tromba, e non molto tempo dopo scopre la musica che diventerà la sua preferita:
il jazz
.

A scuola va benino, ma neppure benissimo. Prende il diploma superiore con una votazione media, ma decide di iscriversi all’esame della scuola superiore per le arti e i mestieri, che in realtà equivale alla nostra facoltà di ingegneria meccanica.
Ed è così che si reca, poco più che diciottenne, a Parigi.
Ed è qui che esplodono nel giro di poco tempo tutti i suoi vari talenti.
Tutti sbocciano contemporaneamente, in tutte le cose a cui si applica, Vian si tuffa con tutto se stesso.
Raymond Queneau, che incontrerà di lì a non molto, ce ne fornisce un ritratto divertente.

Dopo il diploma di ingegnere, Vian si impiega presso l’Istituto Francese di Normalizzazione, e successivamente presso l’ufficio per la promozione della carta e cartoni.
Ma questa, appunto, non è che una parte della sua vita, forse poco più di un terzo.
Boris è rimasto legato al fratello Alain, che suona in una banda di jazz piuttosto importante, ed è assieme a lui che si occupa della programmazione musicale del Tabou.
Il Tabou è un locale notturno dove si suona, ovviamente musica jazz, ma dove Vian inventa spettacoli di cabaret, serate a tema, e ben presto diventa un punto di incontro per gli esponenti dell’esistenzialismo francese.



La schiuma dei giorni

Vian conosce Sartre e la De Beauvoir, e pur diventandone amico si prende beffe dei loro atteggiamenti nella Schiuma dei giorni, il romanzo che viene ancora oggi considerato il suo più importante.
Lo scrive tra il 1944 e il 1945; il dattiloscritto finisce nelle mani di Queneau.
Questi lo candida alla pubblicazione presso Gallimard, che però rifiuta.
Che razza di libro è la Schiuma dei giorni? Per rifarci a Queneau, è "una straziante storia d’amore".
Dotata però di una carica di surrealismo, piena di gioia di vivere e di musica.
Lo si vede fin dalla breve premessa, in cui Vian enuncia una specie di canone estetico ed esistenziale:


L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington...

La storia parte da una Parigi in cui Vian si muove con grande disinvoltura, una Parigi che sente magica e contribuisce a far sentire, attraverso l’amore, ancora più magica.
Il protagonista è un certo Colin, un giovane riccastro, dotato di tanto di cuoco (un cuoco dall’aria nobile, molto colto e aggiornato su tutta la linea), che si innamora perdutamente di una ragazza esile e tenera, di nome Chloé. La incontra a una festa, e le dà un appuntamento per il giorno dopo, ma non sa bene che raccontarle.
Colin ha un amico carissimo, cui presta un pozzo di soldi, o meglio un pozzo di dobloncioni, che l’amico sperpera per tener dietro alla propria maniacale passione: collezionare tutte le opere, in tutte le varianti, rilegature e allestimenti, di Jean-Sol Partre.
Colin decide di sposare Chloé, e investe un capitale per la cerimonia. Con l’aiuto di Chick, del cuoco Nicolas e di una banda di prezzolati, tinteggia di colori chiassosi l’interno di una chiesa ed ingaggia una banda di jazzisti per celebrare al suono delle musiche di Duke Ellington il proprio matrimonio. Ma ingaggia pure una serie di comparse che fanno spanciare dal ridere, tra cui brilla una coppia di omosessuali vestiti in modo sfarzoso. La cerimonia viene celebrata da un arcivettovo, a assistito dal fiffero e dallo spancino.
La storia d’amore fra Colin e Chloé prende quota, e i due partono per il viaggio di nozze. Alla coppia si unisce l’immancabile cuoco Nicolas…
Intanto, a Parigi Jean Sol Partre tiene una conferenza a cui sembra voglia partecipare il mondo intero.
Poi l' esile Chloé si ammala, e le cose si mettono piuttosto sul triste…

La schiuma dei giorni, anche se sostenuto a spada tratta da Raymond Queneau, che lo candida al prestigioso premio della Pleiade, non riesce a vendere più di 1.500 copie.


Sputerò sulle vostre tombe

Pochi mesi dopo, Vian incontra Jean D’Hallouin, un piccolo editore squattrinato, titolare delle Editions du Scorpion, che gli racconta del proprio progetto di aprire una collana dedicata alla letteratura noir americana, ma non sa come fare per pagare gli anticipi dei diritti di quei grandi nomi.
A Vian viene la brillante idea di inventarsi un falso nome, di travestirsi lui stesso da scrittore di noir americani.
Il suo pseudonimo sarà Vernon Sullivan, e avrà un successo clamoroso.
Vian si inventa un libro che si legge tutto d’un fiato, pieno di sesso e di violenza, che miscela molto bene un elemento di critica sociale (il protagonista è un nero albino cui la polizia ha fatto fuori il fratellastro) con un’atmosfera alla Belli e dannati: molto più esplosivo di un hard boiled all’americana...
Il libro suscita uno scandalo immediato e si vende a pacchi.
Protagonista è Lee Anderson, un giovanotto che grazie a una lettera di presentazione riesce a conquistarsi un posto di garzone libraio presso una catena paragonabile al "club del libro".
Si dimostra un ottimo lavoratore; la libreria è frequentata fra l’altro da signorini e signorine di buona famiglia, che accolgono nella propria cerchia questo personaggio rozzo e che tuttavia dimostra una certa cultura, ha una bellissima voce, sa suonare la chitarra ed è parecchio prestante.
Anderson si ambienta fin troppo bene, e sfila di mano con facilità le pollastrelle ai ricchi compagni di ventura delle scorribande serali e notturne.
Lee si fa prendere un po’ troppo la mano, e, forse anche un po’ abbrutito dall’alcol, provocato dall’ostilità strisciante nei confronti delle persone di colore, decide di vendicare l’assassinio del fratello, ed elabora un progetto efferato. Riesce a introdursi in una delle famiglie più snob della città, e si accattiva le grazie di entrambe le bellissime (e solitamente gelide) sorelle Asquith.
Le provoca, le ammalia, le possiede ripetutamente, le mette in competizione, e, una sera in cui è decisamente fuori di testa, decide di ammazzarle.


Lo strappacuore, la musica, la fine

Dopo quel successo, Vian si concentra su un romanzo molto diverso e più difficile, più raffinato, che si intitola Lo strappacuore, ma che pure non vende molto, nonostante ogni possibile sostegno da parte di Raymond Queneau e di altri critici.
Vian decide di smettere di scrivere, e da quel momento si dedicherà prevalentemente alle canzoni e all’attività musicale in genere.
Diventa direttore della Philips, della Fontana e della Barclay, si occuperà fra l’altro della colonna sonora di alcuni film di successo, collaborerà alle riviste musicali più importanti, fra cui Jazz Hot.
Cede i diritti cinematografici di Sputerò sulle vostre tombe, ma viene estromesso dalla sceneggiatura del film. Scrive anche diverse opere per il teatro (fra tutti ricordiamo almeno Generali a merenda), si inventa una serie di oggetti, viene eletto membro dell’accademia francese di patafisica, conduce parecchie trasmissioni a carattere musicale, ma la sua strada si è ormai definitivamente allontanata dalla letteratura.
L’epilogo della sua vita è drammatico: muore la mattina in cui viene proiettata l’anteprima di Sputerò sulle vostre tombe, stroncato da un attacco cardiaco, il 23 giugno 1959.



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