| Vita
e opere di Boris Vian
Boris
Vian nasce nel 1920 a Ville d’Avray, e nasce
piuttosto con la camicia.
La sua è una famiglia decisamente benestante. Il babbo, Paul, formalmente
sarebbe rappresentante di medicinali omeopatici, ma di fatto vive di
rendita. Diciamo che fino al 1933 le cose vanno benissimo.
Boris ha due fratelli e una sorella, impara presto a suonare la chitarra,
legge già a cinque anni, a otto ha già fatto fuori mezza biblioteca
della letteratura francese.
A dieci anni mette su una prima
orchestrina, per gioco, con i due fratelli, Lelio e Alain.
è il primo segnale di una folgorante carriera di musicista e di
organizzatore di manifestazioni, bande, happening notturni. A tredici anni
inizia a suonare la tromba, e non molto tempo dopo scopre la musica che
diventerà la sua preferita:
il jazz.
A
scuola va benino, ma neppure benissimo. Prende il diploma superiore con
una votazione media, ma decide di iscriversi all’esame della scuola
superiore per le arti e i mestieri, che in realtà equivale alla nostra
facoltà di ingegneria meccanica.
Ed è così che si reca, poco più che diciottenne, a Parigi.
Ed è qui che esplodono nel giro di poco tempo tutti i suoi vari talenti.
Tutti sbocciano contemporaneamente, in tutte le cose a cui si applica,
Vian si tuffa con tutto se stesso.
Raymond Queneau, che incontrerà di lì a non molto, ce ne fornisce un
ritratto divertente.
Dopo il diploma di ingegnere, Vian si impiega presso l’Istituto Francese
di Normalizzazione, e successivamente presso l’ufficio per la promozione
della carta e cartoni.
Ma questa, appunto, non è che una parte della sua vita, forse poco più
di un terzo.
Boris è rimasto legato al fratello Alain, che suona in una banda di jazz
piuttosto importante, ed è assieme a lui che si occupa della
programmazione musicale del Tabou.
Il Tabou è un locale notturno dove si suona, ovviamente musica jazz, ma
dove Vian inventa spettacoli di cabaret, serate a tema, e ben presto
diventa un punto di incontro per gli esponenti dell’esistenzialismo
francese.
La schiuma dei giorni
Vian conosce Sartre e la De Beauvoir, e pur diventandone amico si prende
beffe dei loro atteggiamenti nella Schiuma dei giorni, il romanzo che
viene ancora oggi considerato il suo più importante.
Lo scrive tra il 1944 e il 1945; il dattiloscritto finisce nelle mani di
Queneau.
Questi lo candida alla pubblicazione presso Gallimard, che però rifiuta.
Che razza di libro è la Schiuma dei giorni? Per rifarci a Queneau, è
"una straziante storia d’amore".
Dotata però di una carica di surrealismo, piena di gioia di vivere e di
musica.
Lo si vede fin dalla breve premessa, in cui Vian enuncia una specie di
canone estetico ed esistenziale:
L’essenziale, nella vita, è dare
giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla
parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia
stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione:
certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due
cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica
di New Orleans o di Duke Ellington...
La storia parte da una Parigi in cui Vian si muove con grande
disinvoltura, una Parigi che sente magica e contribuisce a far sentire,
attraverso l’amore, ancora più magica.
Il protagonista è un certo Colin, un giovane riccastro, dotato di tanto
di cuoco (un cuoco dall’aria nobile, molto colto e aggiornato su tutta
la linea), che si innamora perdutamente di una ragazza esile e tenera, di
nome Chloé. La incontra a una festa, e le dà un appuntamento per il
giorno dopo, ma non sa bene che raccontarle.
Colin ha un amico carissimo, cui presta un pozzo di soldi, o meglio un
pozzo di dobloncioni, che l’amico sperpera per tener dietro alla propria
maniacale passione: collezionare tutte le opere, in tutte le varianti,
rilegature e allestimenti, di Jean-Sol Partre.
Colin decide di sposare Chloé, e investe un capitale per la cerimonia. Con
l’aiuto di Chick, del cuoco Nicolas e di una banda di prezzolati,
tinteggia di colori chiassosi l’interno di una chiesa ed
ingaggia una banda di jazzisti per celebrare al suono delle musiche di
Duke Ellington il proprio matrimonio. Ma ingaggia pure una serie di
comparse che fanno spanciare dal ridere, tra cui brilla una coppia di
omosessuali vestiti in modo sfarzoso. La cerimonia viene celebrata da un
arcivettovo, a assistito dal fiffero e dallo spancino.
La storia d’amore fra Colin e Chloé prende quota, e i due partono per il
viaggio di nozze. Alla coppia si unisce l’immancabile cuoco Nicolas…
Intanto, a Parigi Jean Sol Partre tiene una conferenza a cui sembra
voglia partecipare il mondo intero.
Poi l' esile Chloé si ammala, e le cose si mettono piuttosto sul triste…
La schiuma dei giorni, anche se sostenuto a spada tratta da Raymond
Queneau, che lo candida al prestigioso premio della Pleiade, non riesce a
vendere più di 1.500 copie.
Sputerò sulle vostre tombe
Pochi mesi dopo, Vian incontra Jean D’Hallouin, un piccolo editore
squattrinato, titolare delle Editions du Scorpion, che gli racconta del
proprio progetto di aprire una collana dedicata alla letteratura noir
americana, ma non sa come fare per pagare gli anticipi dei diritti di quei
grandi nomi.
A Vian viene la brillante idea di inventarsi un falso nome, di travestirsi
lui stesso da scrittore di noir americani.
Il suo pseudonimo sarà Vernon Sullivan, e avrà un successo clamoroso.
Vian si inventa un libro che si legge tutto d’un fiato, pieno di sesso e
di violenza, che miscela molto
bene un elemento di critica sociale (il protagonista è un nero albino cui la polizia ha fatto fuori il
fratellastro) con un’atmosfera
alla Belli e dannati: molto più esplosivo di un hard boiled all’americana...
Il libro suscita uno scandalo immediato e si vende a pacchi.
Protagonista è Lee Anderson, un giovanotto che grazie a una lettera di
presentazione riesce a conquistarsi un posto di garzone libraio presso una
catena paragonabile al "club del libro".
Si dimostra un ottimo lavoratore; la libreria è frequentata fra l’altro
da signorini e signorine di buona famiglia, che accolgono nella propria
cerchia questo personaggio rozzo e che tuttavia dimostra una certa
cultura, ha una bellissima voce, sa suonare la chitarra ed è parecchio
prestante.
Anderson si ambienta fin troppo bene, e sfila di mano con facilità le
pollastrelle ai ricchi compagni di ventura delle scorribande serali e notturne.
Lee si fa prendere un po’ troppo la mano, e, forse anche un po’
abbrutito dall’alcol, provocato dall’ostilità strisciante nei
confronti delle persone di colore, decide di vendicare l’assassinio del
fratello, ed elabora un progetto efferato. Riesce a introdursi in una
delle famiglie più snob della città, e si accattiva le grazie di
entrambe le bellissime (e solitamente gelide) sorelle Asquith.
Le provoca, le ammalia, le possiede ripetutamente, le mette in
competizione, e, una sera in cui è decisamente fuori di testa, decide di
ammazzarle.
Lo strappacuore, la musica, la fine
Dopo quel successo, Vian si concentra su un romanzo molto diverso e più
difficile, più raffinato, che si intitola Lo strappacuore, ma
che pure non vende molto, nonostante ogni possibile sostegno da parte di
Raymond Queneau e di altri critici.
Vian decide di smettere di scrivere, e da quel momento si dedicherà
prevalentemente alle canzoni e all’attività musicale in genere.
Diventa direttore della Philips, della Fontana e della Barclay, si
occuperà fra l’altro della colonna sonora di alcuni film di successo,
collaborerà alle riviste musicali più importanti, fra cui Jazz Hot.
Cede i diritti cinematografici di Sputerò sulle vostre tombe, ma
viene estromesso dalla sceneggiatura del film. Scrive anche diverse opere
per il teatro (fra tutti ricordiamo almeno Generali a merenda), si inventa una
serie di oggetti, viene eletto membro dell’accademia francese di
patafisica, conduce parecchie trasmissioni a carattere musicale, ma la sua
strada si è ormai definitivamente allontanata dalla letteratura.
L’epilogo della sua vita è drammatico: muore la mattina in cui viene proiettata l’anteprima di Sputerò
sulle vostre tombe, stroncato da un attacco cardiaco, il 23 giugno
1959.
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