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La pagina è in costante aggiornamento. |
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| LA SCHEDA DEL LIBRO | ||
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Caro
Fulvio, ho finito poco fa di leggere il suo libro e debbo dirle che è
stata una prova d'autore degna di tale nome. Nello scorrere del
romanzo ha lasciato me lettore come in barca con lo scorrere
dell'acqua ora blu ora verde, facendo passare i panorami senza
distorcerli, lasciando i dialoghi liberi senza invaderli. Il suo non
è stato un perfetto esercizio di parole, ma un raccontare con una
matita dalla punta sottile e decisa, dando tempo a chi legge di
girarsi indietro, di lato e tornare a navigare avanti senza perdere il
filo. Davvero preziosi sono stati i luoghi che ha narrato nella loro
bellezza, danno tregua al lettore e permettono di assestare tutte le
sensazioni contrastanti che la storia offre. Bravo bravo davvero. |
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1*225/9*244
Numeri dove si potrebbe lasciar riposare il pensiero con un sorriso,
numeri dai quali si entra in un amore complesso e puro che vorrebbe
difendersi a volte con un pugno. Numeri formule bilanciamenti della
chimica di un libro che spinge fuori, risucchia dentro, benedice di
vita e chiede costantemente, come una farfalla sul viso dimenticando
di essere un ago vicino al cuore, in quale forma ci si possa accasare.
“Esplorare il tuo significato” poche parole che forse non
suonerebbero male in bocca ad un padre che guarda innamorato il figlio
che giorno per giorno reincontra come una scoperta, come il sole, come
il sorriso che tocca un’esistenza per sempre. Si sente poco la voce
del figlio, grazie anche alla potenza di uno scrittore come Ervas che
si mimetizza con la classe dell’insetto su un baobab, martella
incessantemente il tamburo della vita di un padre che lotta. |
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Un
padre. Un figlio autistico. Un viaggio avventuroso nelle Americhe alla
faccia dei medici che vorrebbero per loro una tranquilla immobilità. |
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Complimenti, a Fulvio e a Marcos y Marcos che ha pubblicato il libro, per la compattezza e la coerenza di stile rispetto agli altri suoi romanzi; per le soluzioni stilistiche, per la bravura nel raccontare qualcosa di difficilmente raccontabile con la parola, dal momento che il verbale, per una storia come questa, era solo una componente del viaggio; per le soluzioni sinestetiche che Fulvio trova spesso (in questi giorni piovosi, il suo "piove come venissero giù prugne" mi è venuto in mente spesso); per aver dato parola a elementi sotto gli occhi di tutti, ma inesprimibili; per averci dato la possibilità di conoscere una storia che và oltre la narrazione in sè e per sè, ma che ci affaccia (che noi ne siamo direttamente toccati o meno) a un altra sensibilità, un altro linguaggio, un altro mondo, come quello dell'autismo. grazie
! |
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Si
dice che la persona autistica sia chiusa nei suoi riti, necessari per
orientarsi nel mondo. Il consueto, il noto, il già conosciuto, sono
lo spazio entro cui muoversi per sfuggire all’angoscia dell’ignoto
e della novità. Lo pensano in molti, e tra questi il
medico che ha in cura Andrea, un adolescente bello, alto, con una
testa piena di ricci, autistico. Franco, il padre, non ha certezze
sull’autismo ma è consapevole del fatto
che – dopo innumerevoli tentativi e consulti – una risposta
certa non l’ha nessuno. E dunque, in direzione ostinata e contraria,
propone al figlio quanto di meno certo e stabile vi sia: un viaggio.
Un viaggio di quelli che si nutrono della voglia di ignoto, della
curiosità della scoperta: Stati
Uniti, in moto, da costa a costa, per poi continuare,
inaspettatamente, tra autobus, automobili e aerei da turismo, giù giù
fino in Amazzonia. Il loro viaggiare seguirà il ritmo delle
intuizioni e dei desideri, che si alterneranno, come in ogni umana
esperienza, provocando gioia e rabbia, stupore,
sorpresa, sconforto,
speranza… ma con un di più di forza e intensità. Perché il
viaggio che fa macinare migliaia di chilometri ad Andrea e a suo padre
è anche un viaggio dentro loro stessi. Uno
scoprire e uno scoprirsi. |
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Una folgorazione ! Uno squarcio di luce in un panorama editoriale spesso sciatto e mediocre. |
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Se ti leggo non ho paura. |
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Il libro di Ervas, di Franco e di Andrea, perché per me gli autori sono tre, arriva, dritto e diretto, come molti libri Marcos letti e diffusi in questi anni, al cuore, allo stomaco e a quel che resta dell'intelletto di uno che cerca come me di fare ancora il libraio. Il libro tocca, lascia ed espande emozioni pure, cristalline. Il viaggio è un viaggio fuori dal proprio mondo ma dentro il mondo, fin dentro le viscere del mondo di tutti, dentro le culture, dentro i modi di vivere... di vivere davvero, di vivere, come scrive Andrea fuori dal suo mondo imprigionato da pensieri di libertà. |
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Ho
avuto il privilegio, con altre persone, di poter assaggiare, prima
della pubblicazione, alcuni frammenti del libro di Fulvio Ervas;
conoscevo già la storia di Franco e Andrea. Temevo forse, per questo
motivo, di essere entrata dalla finestra, come lo chiamo io, allo
stesso modo che con le prefazioni: si perde un po' di gusto (di
solito, infatti, le leggo solo alla fine, divengono sempre
postfazioni). |
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Ieri sera sono andato a dormire contento, sapevo che questa mattina sarebbe arrivato in libreria un libro importante. Non è la prima volta che provo l’ebbrezza di leggere un romanzo in bozze e quando mi piace aspetto con ansia di aprire gli scatoloni e toccare il libro per accarezzarlo, coccolarlo e pensare alle persone a cui consigliarlo, a come esporlo in vetrina, a come raccontarlo per invogliare le persone a leggerlo. E poi la lettura di un buon libro mi mette di buon umore e i libri belli ci permettono anche di affrontare momenti difficili come questi. Così ho messo le bozze sul cuscino e prima di addormentarmi ho pensato a questo viaggio senza “bussola” di Franco e Andrea. Ho apprezzato tanto la tenacia di Franco che combatte senza arrendersi per il suo Andrea. Questo viaggio mi ha fatto ritrovare tante cose, grazie a un modo insolito di affrontare e raccontare l’autismo. Andrea ha abbracciato tante persone in questo lungo viaggio per le “Americhe”, ma grazie a questo libro ha abbracciato anche me e presto abbraccerà tanti lettori. |
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Sarà in negozio dal 12 aprile
2012. Ma avendo avuto la fortuna di leggerlo in anteprima, vorrei
farvi partecipi delle grandi emozioni unite ad una intensità di
scrittura lineare e mai scontata che il libro di Ervas mi ha
suscitato. Splendido, emozionante. Ricco di aneddoti. Commovente, mai
e poi mai pietistico. La storia di un viaggio azzardato, rischioso e
straordinariamente riuscito. La storia di un padre e di un figlio on
the road tra Stati Uniti, Messico e Sud America. La storia mai
scontata di un rapporto empatico e meraviglioso tra un padre ricco di
attenzioni e un figlio, Andrea, affetto dalla più tenera età
dall'autismo. A metà tra Kerouac e Haddon.
Anzi, il libro di Ervas è in grado di contenere entrambi gli
scrittori. E in certa qual maniera di sintetizzarli e sublimarli. Un
viaggio affascinante dove i protagonisti raccontati da Ervas divengono
immediatamente parte di noi stessi. Su quella stessa moto, su quella
stessa Harley, in viaggio. senza una metà; senza confine. Esploriamo
con loro, con la loro stessa "avidità" luoghi e posti.
Esploriamo, forse anche noi stessi. La nostra intimità. I nostri
sentimenti. Un viaggio come metafora della vita. La nostra, la loro.
Un viaggio, che mai vorremmo che finisse. |
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Bravo
Ervas, scrive poesia in versi liberi che diventano romanzo. Bravo a Franco e
credo anche ad Andrea, perché che si sia autistici o meno, dev’essere
difficile far passare quello che provi ad uno scrittore senza filtri, in
modo che diventi la voce dei tuoi pensieri, anche quelli che non sai che hai
avuto o che potresti avere. |
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