gli alianti
160 pagine, 11,00 euro
isbn 978-88-7168-443-7
Traduzione di Aloisio Rendi
Romolo il Grande
Una commedia storica che non si attiene alla storia
in quattro atti
Abbandonata l’università dopo discontinui studi di filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione di Il giudice e il suo boia, uno dei suoi romanzi migliori, lo portarono alla ribalta della scena culturale
svizzera. La visita della vecchia signora e I fisici, che risalgono alla metà degli anni Cinquanta, lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci e le
vicende dell’Antico Testamento, “succhiati” ancora bambino dal padre – pastore protestante – così come città e cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte
delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca – quasi sempre polizieschi di elegantissima fattura – Dürrenmatt vede e denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo
in cui l’uomo vive
in una sorta di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri,
Bene e Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente,
intellettualmente, moralmente.
“Siamo nel 476, in una giornata di marzo, la mattina presto, quando il prefetto
Spurio Tito Mamma raggiunge su un cavallo moribondo la residenza estiva dell’imperatore in Campania.
‘C’è nessuno?’
Silenzio.
Finalmente il prefetto scopre, ai due lati della porta, due vecchissimi
camerieri, grigi e immobili come statue: Achille e Piramo.
‘Cosa desidera?’
‘Devo parlare con l’imperatore’
‘È stato annunziato?’
‘Non è il momento per simili formalità. Son latore di un messaggio urgente’.
‘Niente è urgente alla corte imperiale’.
‘Son latore di un messaggio da Pavia. Di brutte notizie dal generalissimo
imperiale Oreste!’
‘Pavia non è una città abbastanza importante perché possano essere veramente cattive notizie’.
‘Ma l’impero romano è sull’orlo della rovina!’
‘Impossibile. Una mole universale qual è l’impero romano non può andare completamente in rovina’
‘Ma stanno arrivando i germani!’
‘Son cinquecento anni che quelli stanno arrivando’.
‘Roma infelice! Due camerieri son la causa della tua fine!’

Roma, quinto secolo dopo Cristo.
L’impero romano è allo sfascio. Romolo Augusto sembra disgustato dai fasti del passato, sembra
quasi compiacersi della marcia trionfale che accompagna la calata dei germani
verso Roma, sotto la guida di Odoacre.
Nelle casse imperiali non c’è un centesimo. Tutti i beni sono pignorati.
Romolo non sembra curarsene. Se ne sta alla larga da Roma, e si dedica
serenamente, nel proprio podere, all’allevamento dei polli, che portano i nomi dei grandi del passato: Tiberio,
Augusto, Domiziano…
Invano la moglie Giulia, l’imperatore d’Oriente, il futuro genero Emiliano tentano di chiamarlo alla ragione. Invano, il
ricchissimo Cesare Rupf – eccelso fabbricante di calzoni - offre a Romolo un’occasione d’oro per salvare l’Impero.
Rupf propone milioni di sesterzi e sloggio immediato dei barbari in cambio di
Rea – figlia dell’imperatore – e di una salvifica “fusione” fra impero romano e Superditta Cesare Rupf.
Romolo, incredibilmente, rifiuta. E i germani espugnano Roma. Eppure, proprio
nel momento della massima disfatta, l’imperatore e lo stesso Odoacre prenderanno tutti in contropiede. Romani, germani
e lettori.
Una satira brillante e impietosa sul rapporto fra politica ed economia, un
racconto incalzante e spesso divertente.
Con il suo fare stoico e buffonesco, fintamente sprovveduto, Romolo si erge a
giudice, meglio, a boia più che consapevole di un impero marcio, sanguinario e già condannato.
E le mirabili saette che scaglia… quelle sono valide e attuali per qualsiasi governo, qualsiasi potentato, in
qualsiasi frangente della storia umana.
Amici, l’Antichità è finita. Evviva il Medioevo!”
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