FRIEDRICH
DÜRRENMATT
Romolo il grande
160 pagine, € 11,00
traduzione di Aloisio Rendi
Abbandonata l’università dopo
discontinui studi di filosofia, Dürrenmatt si tuffò poco più che
ventenne nel mondo del teatro. La messa in scena, nel 1952, di Il
matrimonio del signor Mississippi, e la contemporanea pubblicazione
di Il giudice e il suo boia, uno dei suoi romanzi migliori, lo
portarono alla ribalta della scena culturale svizzera. La visita
della vecchia signora e I fisici, che risalgono alla metà
degli anni Cinquanta, lo resero celebre in tutto il mondo. I miti greci
e le vicende dell’Antico Testamento, "succhiati" ancora
bambino dal padre – pastore protestante – così come città e
cittadine della provincia elvetica, plasmano il sottofondo di gran parte
delle sue opere teatrali e narrative. Nella produzione romanzesca –
quasi sempre polizieschi di elegantissima fattura – Dürrenmatt vede e
denuncia, con piglio da cosmologo, le contraddizioni di un mondo in cui
l’uomo vive in una sorta
di grottesco labirinto. Giudici e colpevoli, Tesei e Minotauri, Bene e
Male si rincorrono e si sfidano come gatti e topi. Fisicamente,
intellettualmente, moralmente. |
"Amici, l’Antichità
è finita.
Evviva il
Medioevo!"

Roma, Quinto secolo dopo Cristo.
L’impero romano è allo sfascio. Romolo Augusto sembra disgustato dai
fasti del passato, sembra quasi compiacersi della marcia trionfale che
accompagna la calata dei germani verso Roma, sotto la guida di Odoacre.
Nelle casse imperiali non c’è un centesimo. Tutti i beni sono
pignorati.
Romolo non sembra curarsene. Se ne sta alla larga da Roma, e si dedica
serenamente, nel proprio podere, all’allevamento dei polli, che
portano i nomi dei grandi del passato: Tiberio, Augusto, Domiziano…
Invano la moglie Giulia, l’imperatore d’Oriente, il futuro genero
Emiliano tentano di chiamarlo alla ragione. Invano, il ricchissimo
Cesare Rupf – eccelso fabbricante di calzoni - offre a Romolo un’occasione
d’oro per salvare l’Impero.
Rupf propone milioni di sesterzi e sloggio immediato dei barbari in
cambio di Rea – figlia dell’imperatore – e di una salvifica
"fusione" fra impero romano e Superditta Cesare Rupf.
Romolo, incredibilmente, rifiuta. E i Germani espugnano Roma. Eppure,
proprio nel momento della massima disfatta, l’imperatore e lo stesso
Odoacre prenderanno tutti in contropiede. Romani, Germani e lettori. Una
satira brillante e impietosa sul rapporto fra politica ed economia, un
racconto incalzante e spesso divertente.
Con il suo fare stoico e buffonesco, fintamentemente sprovveduto, Romolo
si erge a giudice, meglio, a boia più che consapevole di un impero
marcio, sanguinario e già condannato.
E le mirabili saette che scaglia… quelle sono valide e attuali per
qualsiasi governo, qualsiasi potentato, in qualsiasi frangente della
storia umana.
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