Ring Lardner
(...) Mia moglie è da quando siam sposati che mi sfotte per gli amici che ho. Dice che a giudicare da quelli che le ho presentato non c’è nessuno al mondo che ci ha una manica di amici più balordi dei miei. Ammetto che la maggior parte di loro non sono, come dire, brillanti ma il fatto è che sono un po’ cambiati dai primi tempi che li frequentavo e se non ci han mica le pedane poggiate sulla sbarra del banco di un bar sembrano sperduti. Ma sono vecchi amici e non posso mica mandarli a spasso.
Ogni tanto li invitiamo a cena con le loro mogli a casa nostra e quello che la mia signora trova da ridire è sul fatto che nessuno di loro gioca a bridge o a mah-jong o fa le parole crociate o canta o chiacchiera, ma gli piace solo star lì seduti ad aspettare che qualcuno gli versa da bere.
Come dicevo, mia moglie non fa che sfottermi al riguardo e in effetti c’è ben poco che posso dire in loro difesa. Questo non significa che la ragione sta da una parte sola perché anche se la maggioranza degli amici di mia moglie non sono rintronati come i miei, lo stesso ce n’è qualcuno che io avrei dovuto essere sotto l’effetto della dormia per permettere a chicchessia di presentarmeli, tanto per cominciare.
Come i Crandall, presempio. La signora Crandall è della stessa città dov’è nata mia moglie e si conoscevano a malapena quando stavano laggiù ma poi si sono rincontrate in un negozio di Chicago ed è andata di male in peggio finché Ada non ha invitato quella bella tipa lì e suo marito a casa nostra.
E così salta fuori che il marito, è stato lui a vincer la guerra e a quanto pare la signora Crandall si trovava ad Atlantic City quando c’era anche una troupe cinematografica che girava un film e han ripreso una scena con della gente elegante che andava su e giù per il passeggio e la signora Crandall ha preso parte al film e quelli che l’han visto quando è venuto fuori dicevano tutti che per come appariva sullo schermo se lei si dava al cinema, strano ma vero, Gloria Swanson al suo confronto sembrava Scaramacai.
A me son bastate poche parole per dirvi ’ste cose ma quando sono i Crandall a raccontar la pappardella vien quasi mezzanotte che devono ancora cominciare e vigliacca una volta se vanno a casa senza averla raccontata tutta fino in fondo anche se gli fai capire che è la centododicesima volta che te la stanno rifilando.
Questo per quanto riguarda i Crandall. Altri amici di mia moglie sono i Thayer. Lui, il marito, è quello che si può chiamare un uomo tuttofare. Sa imitare quasi tutti gli uccelli le bestie i pesci, sa fare lo yodel, suonare l’ocarina, recitare Kipling o Robert H. Service, sa fare i trucchi con le carte e accendere il fuoco senza fiammiferi e fare tutti i nodi possibili e immaginabili.
E poi sa costruire un intero apparecchio radio e metterlo in funzione e fare fotografie come i migliori fotografi professionisti o addirittura meglio di loro. Fa collezione di autografi e non è mai stato malato un solo giorno in vita sua.
Alla signora Thayer il bridge fa venire il mal di testa e così quando c’è lei bisogna giocare a mah-jong oppure a ramino. Una volta insegnava dizione e si presta ancora adesso a recitare qualcosa se la lisciate appena un po’ o anche senza lisciarla e i suoi capelli le danno così fastidio che se li farebbe tagliare seduta stante se non fosse che tutte le sue amiche le dicono che sarebbe un delitto rovinare una così bella testa di capelli. E quando parla a suo marito adopera sempre i diminutivi e i vezzeggiativi forse perché qualcuno le ha detto che sarebbe ancora zitella se suo marito non fosse così infantile.
Poi Ada ha ancora un’altra amica, una tipa di nome Peggy Flood che è fanatica degli ospedali ed è contenta solo quando va sotto i ferri o è appena venuta fuori da un’operazione. Ormai s’è fatta togliere tutto quello di cui i medici conoscono il nome e adesso la stanno esaminando per vedere di trovarle qualche altra cosetta. Be’, per me potrebbero anche tagliuzzarla in tanti maccheroncini se solo ne venisse fuori un lavoretto così ben fatto da non riuscire più a rimetterla insieme perché lei ogni volta se la cava alla grande e passa il tempo fra un’operazione e l’altra in casa nostra a descriverci tutto quello che le han fatto o stanno per farle.
Ma la chicca delle chicche sono Tom Stevens e sua moglie. Questi qua fanno una squadra da medaglia d’oro alle Olimpiadi! Ed è la squadra di Ada, mica la mia.(tratto dal racconto Il Signor e la Signora Ci-pensiamo-noi)
Il primo libro di Lardner pubblicato da Perkins s’intitola How to Write Short Stories, Come scrivere racconti (1924), titolo che suona fin troppo autorevole per non essere allo stesso tempo anche auto-ironico. Com’era d’uso a quei tempi, quando addirittura si facevano due o tre righe d’introduzione a ogni singolo racconto, la raccolta conteneva un’introduzione che Lardner aveva scritto alla sua maniera, deridendo con largo anticipo tutte le scuole che vorrebbero lucrare sulla dabbenaggine altrui promettendo che sia possibile insegnare a diventare scrittori. In un punto del suo testo dice infatti che nessun grande scrittore ha mai frequentato un college, o, se lo ha fatto, è stato solo per imparare ad accordare pianoforti o a fare il barbiere. Poi, poco più avanti, indica un modo per costruire una trama delineando una situazione narrativa e i personaggi in essa coinvolti, per poi dire che partendo da quelle premesse un abile scrittore sarebbe potuto andare da qualunque parte, ma in quanto a lui, avrebbe preferito mandare alla malora quei personaggi per occuparsi della vita di un mulo nel Grand Canyon. I critici che lo sostenevano e stimavano (i soliti H.L. Mencken e Edmund Wilson) hanno trovato molto da ridire su questa introduzione, ma semplicemente perché la vedevano come un ulteriore tentativo da parte di Lardner di non prendersi sul serio; mentre in realtà si tratta di un grande pezzo di scrittura che negli anni sarebbe apparso molto più profondo di quanto non poteva esserlo allora. Perché Lardner si era fatto le ossa da autodidatta e non poteva concepire che l’arte dello scrivere venisse impartita senza la lezione che ti dà la vita e se pure era deciso e propenso a tenere un basso profilo per quanto riguardava i risultati da lui ottenuti, dall’altro non poteva sopportare che fosse un college a stabilire cosa andava scritto e come.
Daniele Benati
(dalla nota del traduttore)