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Ruggero Bianchi
Tuttolibri - La Stampa
giugno 2003
IL remake americano di Solaris, diretto da Soderbergh a trent'anni di
distanza dalla versione ermetica e visionaria propostane nel 1972 da
Tarkovskij, ha riportato di attualità anche nelle librerie italiane non
soltanto il capolavoro di Stanislaw Lem ma anche altre opere tra le più
significative di quello che ai tempi era considerato il massimo autore
della SF d'«oltrecortina», recuperato oggi finalmente come narratore di
valore assoluto. Non a caso lo stesso Solaris (pubblicato nel lontano 1973
dalla Nord) esce oggi negli Omnibus Mondadori (trad. Eva Bolzoni, pp. 226,
e 14,60); pressoché in simultanea con L'invincibile (storia di un
incrociatore spaziale che scompare di colpo nei pressi di un misterioso
pianeta spento), che dagli Oscar fantascienza trasmigra negli Oscar varia
(trad. Renato Prinzhofer, pp. 190, e 7,80). La novità più interessante,
per quanto riguarda la fortuna italiana del grande narratore polacco, è
tuttavial'uscita di Cyberiade, ovvero Viaggio comico, binario e
libidinatorio nell'universo di due fantageni, splendidamente e quasi
miracolisticamente tradotto da Riccardo Valla per quel piccolo grande
editore che è Marcos y Marcos, imperniato sulle surreali avventure
galattiche di due grotteschi e geniali costruttori, Trurl e Klapaucius, la
cui inventiva non conosce confini, si tratti di progettare un mondo in
miniatura per un re spodestato, una belva incatturabile per un capriccioso
sovrano cacciatore, un trasferitore di coscienza per un monarca che vuol
solo giocare a nascondino, una macchina del sapere universale per un
anacoretico pirata laureato, un femmefataletrone per concupire un principe
perdutamente innamorato di una fanciulla irraggiungibile, un drago
virtuale o un bardo cibernetico di tal bravura da surclassare i
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classici
più venerati e i più audaci poeti sperimentali. A sorprendere ed
avvincere chi legge è in primo luogo la scrittura raffinata e coltissima,
oscillante tra l'apologo e la fiaba adulta, sacrastica e stocastica,
straripante di parodie del linguaggio scientifico (soprattutto matematico
e fisico), di puns vertiginosi e di spettacolari nonsense verbali e
concettuali, tali non soltanto da far invidia alle fantasmagoriche
divagazioni di uno Schekley o ai limericks arditi di cui Asimov si
vantava, ma da competere con Edward Lear e con lo stesso Lewis Carroll,
delle cui Alici questa Cyberiade costituisce a buon diritto una versione
riveduta e corretta, una fantasiosa variante in chiave di fantascientifica
epistemologia. Certe pagine del volume di Lem sembrano addirittura
costruite sul modello del Jabberwocky di Alice attraverso lo specchio;
altre, imperniate su una singolare prosa polifonica a rime interne, paiono
orecchiare il Carroll di Phantasmagoria. Il tutto, in un contesto di
filosofeggianti invenzioni che si
direbbero mirate a una rilettura
paradossale, un po' cartesiana e un po'einsteiniana, di Tolkien; su uno
sfondo etico/epico secondo il quale, in un continuum spaziotemporale dove
tutto è esistito e esisterà, può esistere e coesiste ed è dunque al
tempo stesso reale e virtuale, gli dei possono essere creati dagli uomini
e i robot e i cyborg essere gli artefici di quei singolari «visipallidi»
che sono gli umani. In questo radicale e incontenibile rivoluzionamento di
ogni carta, Lem esprime al meglio la propria visione del mondo: una
visione che da un lato si confronta con pacato pessimismo laico con quel
«mondo interno dell'uomo che secondo Ballard è il vero campo della SF,
senza peraltro trascurarne le allarmanti tensioni e propensioni
sociopolitiche; mentre non disdegna dall'altro di tuffarsi in abissi
altrettanto insondabili, quelli della parola e del linguaggio e dunque
della creazione verbale e della comunicazione e del loro ambiguo
potenziale, libertario o liberticida.
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Tommaso
Pincio
Il Manifesto
maggio 2003
Non ha avuto bisogno di
recarsi al cinema, Stanislaw Lem, per non riconoscersi nel film che Steven
Soderbergh ha tratto dal suo romanzo, peraltro remake del precedente e
indiscutibilmente più riuscito adattamento di Andrej Tarkovskij. Gli è
bastato leggere qualche recensione in cui il film veniva descritto nei
termini di una love story ambientata negli spazi siderali per dissociarsi:
"Se l'argomento di Solaris (Mondadori "Omnibus", traduzione
di Eva Bolzoni, pp. 226, euro 14,60) fosse davvero stato quello dell'amore
di un uomo per una donna – e che si tratti di Terra o di spazio non ha
alcuna importanza – non lo avrei di certo intitolato Solaris".
Ma a onor del vero la vicenda in sé non è priva di un suo risvolto
romantico. Anzi, si potrebbe perfino dire che sono proprio le conseguenze
dei risvolti romantici a dare un senso narrativo all'argomento del libro,
altrimenti costretto a rivelarsi qualcosa di troppo noioso se non
illeggibile.
Con questo romanzo
scritto quarant'anni fa, Lem pretese infatti di fare terra bruciata della
convenzione fantascientifica per cui gli alieni hanno sempre qualcosa di
umanoide, non tanto nelle apparenze fisiche quanto nelle finalità ovvero
nel fatto che le loro azioni, per quanto strane, tendono comunque a uno
scopo, tipo colonizzare la Terra o distruggere l'Universo.
Secondo Lem qualcosa che sia davvero alieno dovrebbe infatti comportarsi
perseguendo fini per noi incomprensibili, perché "dove non c'è
gente, lì non ci sono motivazioni accessibili per l'essere umano".
Portando questa considerazione alle estreme conseguenze, l'autore si è
immaginato non un pianeta di alieni, bensì un pianeta alieno tout court,
per l'esattezza un immenso oceano dotato di una imperscrutabile forma di
coscienza. Questa brillante idea presenta un ostacolo tutt'altro che
secondario: come è possibile scrivere un romanzo autenticamente alieno
ovvero un racconto che, in linea di principio, escluda qualsiasi straccio
di logica narrativa umanamente sensata?
Qui entra in gioco il risvolto romantico. Avendo probabilmente perso ogni
speranza di trovare una soluzione alienamente accettabile, Lem si è visto
costretto a optare per qualcosa di fin troppo umano. Ecco dunque che, per
ragioni destinate a rimanere ignote, forse un esperimento, forse
addirittura un regalo, l'oceano di Solaris visita le menti degli umani
mentre questi dormono, affinché possa fargli trovare, al risveglio, la
materializzazione perfetta di una persona appartenente al loro passato.
Ecco dunque che Kris Kelvin, protagonista e io narrante del romanzo si
ritrova con una copia della donna che un tempo amava e del cui suicidio si
sente responsabile. Se a questo si aggiunge che anche la copia finirà col
togliersi la vita "non volendo essere uno strumento"
dell'oceano, Stanislaw Lem ha un bel dire che non intendeva scrivere una
storia d'amore; tant'è che egli stesso ammette come il romanzo si chiuda
"in modo tragico e romantico". Ancor più significativa, poi, è
un'altra ammissione dell'autore, quella di "avere avuto qualche
difficoltà con il finale".La verità è che il nucleo di Solaris ruota intorno a una considerazione
astratta e speculativa: non ci sono incontri ravvicinati di alcun tipo che
tengano con un vero alieno; qualsiasi "contatto" è impossibile.
Tutto il resto, tutto ciò che non rientra in questa astrazione, suona
inevitabilmente come un corpo estraneo, un'intrusione indebita nel magma
perfetto della pura speculazione. Ingabbiato nel sogno impossibile di dare
forma narrativa al più ipotetico dei trattati epistemologici concepibili,
Lem ha scritto un |
romanzo schizofrenico, diviso tra la costrizione
imprescindibile di raccontare qualcosa e l'ambizione teoretica di mostrare
vanità e falsità della letteratura fantascientifica convenzionale.
Ha ragione Bruce Sterling quando, in un'acuta introduzione pubblicata ne
L'invincibile (Mondadori "Oscar Varia", traduzione di Renato
Prinzhofer, pp. 190, euro 7,80), commenta che Lem dimostra poco interesse
nella fiction di per sé" e che è diventato uno scrittore di
fantascienza solo perché vede in questo genere "una forma
documentata di esperimento del pensiero, una rivelazione cognitiva".
Non per nulla la passione dello scrittore polacco per la letteratura è
nata dai testi medici del padre; non per nulla i suoi scritti giovanili
non erano propriamente storie ma "un'elaborata serie di
immaginari documenti contraffatti: certificati, passaporti, diplomi...
dimostrazioni in codice e crittogrammi"; un'inclinazione che si è
poi perfezionata anche nella maturità attraverso bizzarre raccolte quali Magnitudini
immaginarie, collezione dì introduzioni a libri mai scritti,
ma di cui si trovano chiari segnali anche in Solaris e, nella fattispecie,
in quei capitoli in cui l'autore non fa che elencare ipotesi, testi e nomi
di studiosi inesistenti.
Viene quasi da sé che la forma in cui Lem raggiunge i risultati più
felici è quella del racconto o meglio la raccolta di una serie di testi
brevi riconducibili a un denominatore comune. È il caso di Cyberiade.
Viaggio comico, binario, libidinatorio nell'universo di due fantageni
(Marcos y Marcos, traduzione di Riccardo Valla, pp. 317, euro 15), dove si
dà conto dell'operato, non sempre perfetto, di una coppia di robot
costruttori di robot. Anche qui a farla da padrona è la vocazione per il
paradosso logico, perché nella loro egotistica e quasi onnipotente
autosufficienza i robot riescono a costruire macchine che funzionano in
modo inaspettato, vale a dire non meccanico.
Lem è uno scrittore che ritiene proficua una seria disamina della Teoria
generale dei draghi, perché una conclusione come "tutti sanno che i
draghi non esistono" può bastare al laico o al profano, "ma non
è sufficiente per una mente scientifica". È, in buona sostanza, uno
scrittore di pure idee e, in quanto tale, non poteva che uscire
disorientato dall'incontro con l'opera di Philip K. Dick, nonostante la
grande sufficienza con cui guardava alla fantascienza americana. La
celebre definizione con cui Lem riconobbe in Dick una figura a parte –
"un visionario tra i ciarlatani" – rimane però controversa.
Il fatto che il rapporto tra i due sia naufragato malamente, al di là
delle paranoie di Dick che scambiò lo scrittore di Leopoli per una spia
comunista, dovrebbe indurre a qualche riflessione, perché se è vero che
una fantascienza pura è essenzialmente letteratura di idee, è
altrettanto vero che le idee di Dick scaturiscono spesso da difficoltà di
adattamento affatto pratiche e banali come pagare una bolletta.
L'autentico visionario è quindi proprio Lem, che ha sempre preteso fare
filosofia della scienza raccontando. Dal canto suo, Dick era invece
totalmente alle prese con il problema molto più narrativo del tempo, un
problema che è il perno del suo capolavoro, Ubik (ora riproposto
in una nuova traduzione da Fanucci), e di romanzi quali Martian
time-slip e Time out of joint. In altri termini, ciò su
cui si dovrebbe riflettere è l'opinione, ormai corriva, che fa di Dick il
maestro della realtà che non è mai reale. Perché, sotto questo aspetto,
il mondo di Lem è di gran lunga più dickiano, e quanto poco sia
narrativo il suo mondo è sotto gli occhi di tutti. Il che, come scrive
Sterling, lascia irrisolta una questione centrale: "Cos'è dunque la
fantascienza? cosa ci sta a fare?"
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INTERNET BOOKSHOP
aprile 2003
Non solo gli amanti
della fantascienza, ma tutti i lettori che apprezzano storie nuove e
sorprendenti, saranno piacevolmente colpiti da questa antologia di
racconti che racchiude in sé i migliori ingredienti della narrativa di
un vero maestro del genere, il cui romanzo più famoso ha ispirato il
film capolavoro di Andrej Tarkovskij, Solaris,
e il recente remake di Steven Soderbergh. Il motivo ispiratore del libro
è semplice: l’autore immagina di seguire, le imprese tragicomiche di
due fantomatici inventori, Trurl e Klapaucius, in grado di creare le
macchine più strane, dalle capacità più incredibili e con gli effetti
più disparati (la macchina capace di creare tutto quello che comincia
per N; una macchina pensante ad otto piani che si rivela stupida e per
di più permalosa e vendicativa; la macchina che esaudisce ogni
desiderio"…). Il risultato è un’epopea, ambientata in tempi
indefiniti e in luoghi imprecisati dell’universo, fatta di sfide
antiche come il mondo, che hanno insieme il sapore della fiaba e del
futuro più lontano; una lettura piacevolissima e stimolante che può
semplicemente essere vissuta come puro divertimento, ma in cui il
lettore più sofisticato
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può scorgere anche chiare suggestioni
filosofiche, morali e scientifiche. Lo scrittore polacco Stanislaw Lem
riesce a coniugare l’arguzia dell’affabulatore, la competenza dello
scienziato e il tono epico del grande narratore. Non è infatti
difficile individuare tra le righe termini di fisica, chimica,
matematica e percepire, sullo sfondo delle fantasiose e suggestive
trovate narrative, motivi di profonda riflessione sui grandi dubbi e i
perché della vita. Che dire dunque del racconto intitolato i I
draghi della probabilità, in cui il ragionamento sull’inesistenza
dei draghi immaginari è interamente basato sulle teorie della meccanica
quantistica? Che pensare del congegno in grado di mandare a spasso la
coscienza, che fa il giro di svariati corpi prima di tornare a casa?
Come non sognare che possa esistere veramente la temibile Trappola di
Gargantius, forse la migliore invenzione dei due fantageni,
descritta nell’omonimo racconto: un effetto che agisce sulla coscienza
degli eserciti in guerra sviluppando una mentalità totalmente civile
dalle dimensioni cosmiche, "un oceano di buona volontà reciproca,
di tolleranza, benevolenza e ragione" che li porta "ad
allontanarsi, mano nella mano, sul campo di una battaglia mai
avvenuta"? |
Dispenser
(radio 2)
maggio 2003
Tanto tempo fa il
famoso scrittore di fantascienza Philip K. Dick andò completamente a
male. Si convinse che qualcuno stesse complottando contro di lui.
Essendo tossicomane, era paranoico, la cosa è normale. Chiamò l’FBI,
la CIA o qualche altro ufficio governativo più o meno temibile e puntò
il dito contro un suo collega che secondo lui stava cercando di fargli
la pelle in ogni maniera. Questo collega era STANISLAW LEM. STANISLAW
LEM è un esempio di fantascienza spiazzante per la mia generazione e
non solo. La fantascienza attuale, contemporanea, è strettamente legata
ai progressi scientifici e in genere esiste una scena di fantascienza
nei paesi che sono tecnologicamente all’avanguardia. Oggi c’è
fantascienza soprattutto negli Stati Uniti e vagamente in altri paesi
occidentali come la Gran Bretagna, la Francia. Ma non è escluso che in
un tempo non troppo rapido nasca una scena letteraria hi-tech con sede a
Shangai, |
vista la posizione che pare la Cina assumerà nei prossimi
decenni come leader economico planetario. Un tempo c’era la
fantascienza del blocco sovietico e Lem era un esponente di questa
linea. D’altronde i primi a mandare un razzo in orbita sono stati
loro. L’opera più famosa di Stanislaw Lem è senza dubbio Solaris da
cui ai tempi della contrapposizione binaria dei blocchi Tarkowsky trasse
un film immortale del quale quest’anno è uscito un remake
hollywoodiano. Questa sera leggiamo un brano di un suo libro del 1965,
del periodo caldo subito dopo la crisi dei missili a Cuba e il tentativo
di invasione della Baia dei Porci, se vogliamo restare a quei
riferimenti. Il titolo è CYBERIADE e il libro racconta di due inventori
TRURL e KLAPAUCIUS che si sfidano in un mondo al limite della
psichedelia o dell’assurdità più assoluta, a inventare cose
incredibili. Estintori di possibilità, bardi elettronici, servospettri,
spaventacotteri, cose talmente incredibili che non ci sono le parole per
descriverle. E anche semplici macchine pensanti come questa. Un breve
estratto da CYBERIADE di STANISLAW
LEM. |