DALE FURUTANI

A morte lo shogun

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Rock Reynolds, L'Unità, marzo 2011,
intervista 
Fabio Napoli,
www.mangialibri.com, novembre 2009
Matteo Di Giulio, Milano nera, luglio 2009
Edyth Cristofaro, www.martelive.it, luglio 2009
Matteo Di Giulio, www.sentieriselvaggi.it, giugno 2009
Luca Benedetti, raramente.net, aprile 2009
Pino Cottogni, www.sherlockmagazine.it, marzo 2009
Mark Schreiber, Internazionale, marzo 2009
Renzo Sanson, Il Piccolo, marzo 2009
Nino Mastrototaro, Flair, marzo 2009
Lankelot, marzo 2009

 

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Intervista a Michele Foschini,
traduttore di "A morte lo shogun"
, marzo 2009

 

www.mangialibri.com
novembre 2009

1603. Ieyasu ha preso il potere da poco diventando l'unico e incontrastato Signore del Giappone. Se prendere il potere non è stato facile, ancora più difficile è mantenerlo. Lo shogun è sfuggito a un attentato mentre andava a caccia con i suoi samurai. Adesso sta facendo visita al cantiere del suo nuovo castello a Edo, l'antica Tokio. Le misure di sicurezza sono imponenti, tra la folla di curiosi c'è anche Matsuyama Kaze, un ronin (i ninja caduti in disgrazia) che si fa passare per artista da strada. Kaze infatti, che era al servizio della famiglia rivale di Ieyasu, sta cercando la figlia della sua vecchia Signora che ha giurato di proteggere. All'improvviso uno scoppio. Uno dei consiglieri dello shogun cade a terra morto. Il Signore del Giappone è vivo per miracolo. Una guardia aveva notato quello strano artista di strada tanto abile con la katana. Viene spiccato un mandato di cattura per il pericoloso assassino Matsuyama Kaze...
La parola “Giappone” richiama inevitabilmente immagini di natura, di boschi silenziosi e ruscelli mormoranti, ma anche di samurai e di duelli all'ultimo sangue. E' questo il mondo in cui ci proietta Dale Furutani (classe 1946), uno scrittore americano di origini giapponesi (la sua famiglia emigrò quando Dale era ancora in fasce dall'isola di Oshima alle Hawaii). Un romanzo bipolare, che sembra nutrirsi proprio di questo mix tra naturalezza e armonia giapponese (almeno del Giappone ritratto nel libro, quello del 1603, non certo quello più occidentalizzato di oggi) e tensione e adrenalina all'americana. 

 

La scrittura alterna sapientemente momenti riflessivi a parti di pura azione. Dale Furutani è capace di passare da uno stile fatto di lunghi dialoghi e accurate descrizioni paesaggistiche a frasi brevi e ritmi veloci, come un vero samurai sa essere saggio e spietato quando serve. A morte lo shogun costruisce sulla storia con la S maiuscola una vicenda di fantasia che, in quanto a capacità di catturare l'attenzione del lettore, non ha niente da invidiare ai noir più riusciti. Nella Edo del 1603 si muovono un infinità di personaggi che l'autore riesce a vivificare grazie a una caratterizzazione a tre dimensioni. Anche le comparse rimangono impresse nella mente dello spettatore, come il burattinaio nella piazza di Edo o la matrona del bordello della città. Ma il vero protagonista della storia e il samurai Matsuyama Kaze. Delle sette regole del Bushido (il codice d'onore dei Samurai) quella che lo descrive più fedelmente è la “gentile cortesia”: "I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini" (da Wikipedia). A morte lo shogun è capitolo conclusivo di una trilogia che ha per protagonista proprio il samurai Kaze. Ma niente paura, i romanzi sono stati scritti per essere letti oltre che di seguito anche separati.

 

Movida
www.lankelot.eu
02 marzo 2009

Matsuyama Kaze è un samurai, o meglio un ronin, che vaga per il Giappone alla ricerca della figlia dei signori del clan devastato dagli eventi che portarono alla battaglia di Sekigahara, nel 1600.
La sua è stata una promessa in punto di morte ma la onora ogni istante della sua vita, da tre anni a questa parte. L’immagine della sua signora, madre della bambina, è incisa nella sua mente come sulle statuette di Kannon, dea della misericordia, che intaglia lungo il cammino.
La personale ricerca di Kaze “vento della pineta”, si estende in tre libri di cui “A morte lo shogun” costituisce l’atto conclusivo. Trattasi, dunque, di una trilogia che comprende i titoli “Vendetta nel palazzo di giada” e “Agguato all’incrocio”, ma ogni capitolo ha il pregio di essere a se stante, indipendente dalle altre parti se non fosse per l’approfondimento del carattere del samurai e delle vicende della sua lunga ricerca on the road. 
 
Al centro della folla c’era uno spazio sgombro, con un solo uomo. Era di statura media, ma muscoloso. Non aveva il cranio rasato come un samurai, e i suoi capelli erano raccolti in una coda, ma qualcosa nella sua postura fece pensare al capitano che fosse stato un guerriero” (pag.24).
 
Il momento storico è lo stesso in cui si muove il giovane Takezo Shinmen che diverrà il leggendario samurai Miyamoto Musashi, anch’egli devoto alla dea Kannon, ed anche per questo motivo la mia attenzione è stata catalizzata dal contesto sociale, dalle vie giapponesi brulicanti di tipiche caratterizzazioni dell’epoca, dalle descrizioni degli usi, dei costumi, di rappresentazioni teatrali, dalle figure attorno a cui si muove questo arguto e poliedrico samurai e, soprattutto, dal suo pensiero zen/bushidō.
Dale Furutani non lesina particolari e suggestioni che riescono, in una manciata di pagine, ad immergere completamente la mente nell’immagine di un’epoca assai significativa per il Giappone.
Lo shogun della narrazione altri non è che Yeyasu Tokugawa, fondatore della dinastia che durò per oltre due secoli, fino all’Era Meiji. Proprio a Yeyasu è dedicato un importante complesso di templi che si trova a Nikko. La bellezza di questo luogo e la difficoltosa posizione del monumento funerario dello shogun, immerso nel silenzio della foresta, rendono appieno, a chi lo visita, l’idea della sacralità della sua figura.
L’intento dello scrittore è il divertimento, non una perfetta ricostruzione della complessa personalità dello shogun. L’annuncio in tal senso è esplicito. La sua reale simpatia va ad altre personalità più affascinanti ma di breve durata, quali Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.

 



 

Eppure, a parer mio, la visione che ne dà lo scrittore non è tanto diversa dall’immagine dello shogun che si dice abbia scovato a fondo per trovare una linea di parentela con la dinastia dei Minamoto per poter egli stesso prendere il potere. Un uomo furbo, lesto nelle decisioni, di acuta intelligenza.

La parte che viene dedicata a Yeyasu, alla sua descrizione fisica e psicologica, alla storia della sua ascesa politica e a quella dei suoi daimyo non spezza la narrazione, ma s’incastra con sapienza nell’evolversi degli eventi che riguardano da vicino Matsuyama Kaze.

Furutani, giapponese di nascita, è originario di un’isola vicina ad Hiroshima. La sua famiglia costretta ad emigrare alle Hawaii dopo la seconda guerra mondiale, viene sospettata di spionaggio. Per le gravi difficoltà economiche che ne conseguono, il bambino viene dato in adozione in California dove crescerà non senza difficoltà a causa di pregiudizi razziali. Molto bella la dedica del libro “Per John”, immagino il padre adottivo, di cui non posso non riportare  un estratto “Sono stato adottato. L’uomo che mi adottò non era intellettualmente molto dotato…..era un marinaio mercantile, e a quei tempi non c’era molto da fare, quando si andava per mare se non leggere…me lo ricordo seduto al tavolo di cucina a casa nostra, la sera, con un libro o una rivista davanti, e un dizionario per studenti delle scuole medie, per cercare le parole che non conosceva…Questo libro, come ogni libro che scrivo, è frutto del suo amore per la lettura, che mi ha portato ad amare la scrittura”.

Furutani riesce  comunque a laurearsi e a trovare una posizione ottimale nel mondo economico americano. Dai suoi frequenti viaggi in Giappone, viaggi della memoria aggiungo, coglie sfumature profonde nelle tradizioni culturali del Paese che trasporterà vivacemente nell’avventura del samurai Kaze.
Non solo storie di spada e filosofia zen, di guerra e tentati omicidi, di misteri e di vendette, ma brilla di luce propria tutta la parte pittoresca ed affascinante di Edo, l’antica Tokyo, una città che accoglie artisti, mercanti, ambulanti che riempiono di vivacità i vicoli e forniscono luce alle speranze dei nuovi dominatori del Giappone. In parallelo, il mondo variopinto popolato dagli inquieti piaceri notturni in cui Kaze si muove per trovare la bimba dispersa.
La scrittura è di stile, senza eccessi.  È elegante nel tratteggio dei personaggi, sinuosa nella descrizione delle loro gesta. Grande nota di merito per l’accostamento immediato dei termini giapponesi alla loro traduzione, senza l’utilizzo di note che, seppur pregevoli e fondamentali per la comprensione, rischiano quasi sempre di spezzare il ritmo della lettura.
Era dai tempi della fortunata serie di Publio Aurelio Stazio, l’investigatore dell’antica Roma della scrittrice bolognese Danila Comastri Montanari, che non leggevo un giallo storico. Questo il mio primo pensiero, presto dimenticato. L’accostamento è solo ideale. Il contesto è assai diverso, mentre l’elemento investigativo scivola in secondo piano.

 

Luca Benedetti
raraMente.net
aprile 2009

Con A morte lo shogun, Dale Furutani – giapponese di origini e americano d’adozione - chiude l’arco narrativo iniziato con Agguato all’incrocio e Vendetta al palazzo di giada e dedicato a Matsuyama Kaze. Siamo nel Giappone del 1600, lo shogun Tokugawa Ieyasu ha da poco consolidato il suo potere e Kaze è ormai un ronin, un samurai senza padrone, ma con un ultimo incarico, ritrovare la figlia dei suoi antichi signori, caduti durante l’ascesa dei Tokugawa. Giunto nella città di Edo, dove la piccola è prigioniera in una casa di piacere, Kaze viene coinvolto nel tentato omicidio del nuovo shogun, un complotto che dovrà inevitabilmente risolvere per raggiungere il suo obiettivo primario. Se questa premessa fa pensare ad un drammatico romanzo storico, lo stesso autore ammette, in calce al libro, che il suo intento con questa serie è di divertire.
Furutani crea, infatti, la figura di un über samurai capace di far incondizionatamente fronte a ninja assassini ed a manipoli di soldati senza tema di sconfitta e disonore, abile nell’arte della spada e del travestimento, nobile nelle scelte e persino bello d’aspetto. Se tanta perfezione rende facile immaginare l’esito della trama, in realtà, va detto che il vero pregio di questi libri risiede altrove.
Più propenso alla commedia che al dramma, Furutani allestisce, innanzitutto, una ricostruzione storica e sociale particolareggiata e molto attenta ai costumi e alle usanze del Giappone feudale.





Con diversi close-up sui personaggi principali, alterna gli scenari più altolocati a quelli più umili, passando per bische, bordelli e teatri – mirabile la rappresentazione kabuki che Kaze improvvisa – con uno sguardo attento alle rigide regole dell’onore e dell’etichetta o alle più semplici consuetudini della tavola o dell’abbigliamento. Kaze stesso, nel suo essere virtuoso, non è fine a se stesso, ma riecheggia nelle sue azioni la spiritualità del buddhismo zen e l’etica del bushido, storicamente formalizzato proprio in quegli anni. Un risultato che trascende la mera narrazione, grazie ad un innesto tanto fluido tra realtà storica e finzione – complice anche una solida traduzione – da mettere a proprio agio anche il lettore meno vicino ad una cultura così remota e lontana.
Sebbene, poi, Furutani metta la parola fine alla saga, negli ultimi capitoli tratteggia perfettamente un solidissimo background per la giovane protetta di Kaze, che non può che far pensare ad un probabile seguito a questa trilogia. 
Renzo Sanson
Il Piccolo

09 marzo 2009

La saga del samurai fra storia e leggenda
Conclusa la trilogia del nippo-americano Dale Furutani.

<Piume delicate/ velocità, grazia, stile, eleganza./ Morte in un istante> È uno dei folgoranti haiku che costellano anche l'ultimo volume, "A morte lo shogun", della trilogia del misterioso samurai di Dale Furutani, che comprende "Agguato all'incrocio" e "Vendetta al palazzo di giada". Tre storie ambientate nel 1603 del periodo di Edo (antico nome di Tokyo), in un Giappone medievale dilaniato dalle guerre tra shogun (i generali), percorso da ronin (gli 'uomini onda', cioè samurai senza padrone), mercanti, cantastorie, venditori ambulanti. Un mondo che l'autore ricostruisce in forma romanzesca, ma assai rispettosa della verità storica.
     Anche la vita di Furutani assomiglia a un romanzo. La sua famiglia originaria dell'isola di Oshima, si stabilì alle Hawaii quando Dale era ancora in fasce. Dopo Pearl Harbour e la guerra, l'esercito americano confiscò a suo nonno, sospettato di essere una spia, "come tutti i musi gialli" residenti negli Stati Uniti, il peschereccio che gli dava da vivere. Così a cinque anni Dale fu adottato da una famiglia americana in California. Furutani dedica l'ultimo romanzo a John, il padre adottivo, marinaio mercantile che gli fece amare la lettura e la scrittura. Superando i pregiudizi razziali dell'epoca, il giovane Furutani si è laureato e oggi ha fatto carriera. Oggi è direttore di una grande industria, oltre che scrittore di successo. Ma non ha dimenticato le sue origini.

 



 

La trilogia che si chiude con "A morte lo shogun" è esemplare in questo senso, anche per lo stile sobrio ed elegante, valorizzato in italiano dalla traduzione di Michele Foschini. Lo "sguardo" di Furutani è quello di un nobile colto samurai della penna, capace di intrecciare con maestria e leggerezza in questa piccola storia, venata di un piacevole umorismo, anche l'etica del bushido (il codice d'onore) e la filosofia zen che animavano i samurai, leggendari guerrieri d'Oriente, al cui mondo è dedicata una bella mostra, la prima in Italia, che si può visitare fino al 2 Giugno a Palazzo Reale a Milano.
     Protagonista della saga è il samurai Matsuyama Kaze - in giapponese "ventata di aria fresca" - che seguiamo nella sua ultima missione: ritrovare una bambina rimasta orfana dei suoi signori e padroni. Ma al di là della trama, quello di Furutani è un ikebana narrativo che fa rivivere con arte i paesaggi, le strade, le città e i caratteri di tutta una galleria di personaggi, dagli uomini di potere ai più umili viandanti e contadini, compresi i duelli che ispirano i kata del Kendo o dello laido, ovvero due discipline marziali legate all'arte della spada, l'antica scherma giapponese.

Internazionale
marzo 2009

Per più di un secolo, l'Asia è stata fonte di ispirazione per la letteratura di genere. Nel caso del Giappone, lo stile di vita intrinsecamente melodrammatico dei samurai si presta bene alle saghe romanzesche. E visto che se studi il Giappone abbastanza a fondo da scriverci un libro è naturale che tu voglia scriverne due o tre, capita spesso di imbattersi in sequel, dittici, trilogie. Nel 1998 lo scrittore nippo-americano Dale Furutani ha cominciato la sua "trilogia del samurai", e A morte lo shogun è l'ultimo capitolo. La storia si svolgeagli inizi del seicento e ha il sapore e l'intensità epica di un film di Arika Kurosawa, in gran parte grazie a un protagonista che ricorda moltissimo il suo attore feticcio Toshiro Mifune.

Mark Schreiber - Japan Times

 

Nino Mastrototaro
Flair

marzo 2009

Filosofia Jap

A morte lo shogun di Dale Furutani chiude la trilogia sulla vita di Kaze, fascinoso samurai che ci apre le porte di un mondo che incanta. Quello dell'antica cultura giapponese che comprende poesia e guerra, spiritualità ed erotismo.

 

Pino Cottogni
www.sherlockmagazine.it

12 marzo 2009

In questo volume il valoroso samurai Matsuyama Kaze, che si muove in un Giappone medioevale, porta finalmente a termine la sua missione
Con il romanzo A morte lo shogun in libreria dal 5 di marzo si conclude la “Trilogia del mistero del samurai” dello scrittore Dale Furutani, americano ma di origini giapponese.
Una trilogia di gialli che narrano le avventure che vive un samurai di nome Matsuyama Kaze nel compimento di una missione d’onore, quella di ritrovare la figlia del suo ex padrone che è stata rapita e forse destinata a finire in un bordello. I romanzi sono resi interessanti non solo per le vicende narrate ma anche per la precisa ricostruzione storica del paese e del modo di vivere dove si muove il coraggioso samurai in quanto siamo nel Giappone del 1600.

I romanzi per formando una trilogia possono essere letti ognuno come una storia a se e le avventure del protagonista si svolgono in un brevissimo lasso di tempo.

 



 

 L’autore oltre che essere figlio di giapponesi per meglio ambientare quanto descritto nella trilogia ha fatto vari viaggi nel suo paese natale e fatto serie ricerche del periodo storico.
In questa avventura il protagonista è arrivato a Edo, l’antica Tokio e nel suo girovagare alla ricerca della bambina viene addirittura scambiato per l’assassino che ha attentato alla vita di Tokugawa Ieyasu, il nuovo shogun e così per lui la ricerca diventa ancora più difficile perchè deve nascondersi.
Tokugawa Ieyasu è un personaggio realmente esistito (come vari altri citati nella trilogia) e il suo shogunato è durato più di duecentocinquant’anni.
I precedenti romanzi della trilogia sono Agguato all’incrocio e Vendetta al palazzo di giada entrambi pubblicati dalla Marcos y Marcos.

 

Matteo Di Giulio
www.sentieriselvaggi.it

18 giugno 2009

Il samurai e l'arte del delitto
Un personaggio ammaliante, un ronin che vaga nel Giappone in rovina del diciassettesimo secolo, risolvendo delitti. Marcos y Marcos ha appena finito di pubblicarne le gesta in Italia in una trilogia d’impatto, dai chiari riferimenti cinematografici, da Mizoguchi a Kurosawa.

Si chiama Matsuyama Kaze, che significa «Vento nella pineta». È un nome inventato, perché l’ex samurai è in realtà un ronin, un randagio senza padrone che, dopo la sconfitta delle forze alleate a Toyotomi Hideyoshi nella battaglia di Sekigahara, è in fuga dai nemici, non svela la sua vera identità sino alla fine. Un personaggio mitico eppure di grande verosimiglianza, un combattente nato, di media corporatura ma dal talento innegabile con la katana in mano. Kaze è uno spadaccino, di quelli con l'arma nel sangue, un uomo che vive per il bushido, il codice d’onore, che non ammette il torto neanche quando se lo trova di fronte. Ed è così che, nel suo esordio, Agguato all’incrocio, finisce per indagare su un misterioso omicidio.
Matsuyama Kaze è un esempio di epos del sol levante: nasce dalla penna vivace di Dale Furutani, scrittore di origini giapponesi, hawaiiano d’adozione. Pur non essendo nato e cresciuto in Giappone l’autore ne padroneggia pienamente riti, cultura e tradizioni. Durante un viaggio nella terra dei suoi avi, sulla antica strada Tokaido, la trasversale che univa Kyoto a Edo, l’antica capitale Tokyo, formula l’ipotesi di Vendetta al palazzo di giada, secondo capitolo della trilogia.
Le mirabolanti avventure di Kaze, concluse con l’ultimo arrivato, A morte lo shogun!, che completa tutti i misteri e ricuce ogni filo lasciato in sospeso nei due precedenti romanzi, sono storie di grande umanità. Il suo spirito guerrigliero è lo stesso che pervade i film di Kurosawa Akira – Yojimbo è l’evidente riferimento spirituale di Vendetta al palazzo di giada, dove la ricerca di una ragazza scomparsa porta alla luce un mondo scabroso – o Mizoguchi Kenji. 
Da I racconti pallidi della luna d’agosto, per esempio, sono mutuate alcune bellissime scene corali di ricostruzione popolare. 



 

Uno dei dettagli che maggiormente caratterizza le opere di Furutani è proprio la cura minuziosa dei particolari. Insieme al rigore etico, all'ironia e al grande senso del ritmo.
La sua prosa, scorrevole, è il necessario antipasto per entrare in un modo cupo e misterioso, dove il delitto è sempre in agguato, eppure storicamente ineccepibile. Grazie a Furutani, così come avveniva con le pellicole dei più importanti registi dei grandi classici a base di spade e di samurai – ed è questo il principale pregio, un piccolo miracolo di perizia – si viene avvinti imparando. Le storie gialle, sempre tese, sempre ricche di colpi di scena, aiutano a maggior ragione chi ami il genere e cerchi un prodotto di qualità. Il ronin-investigatore indaga con coraggio e astuzia, e non si perde d’animo neanche nelle situazioni più complicate. In Vendetta al palazzo di giada, il più forte dei tre episodi – che possono essere letti anche singolarmente, senza che se ne perda gusto nella fruizione – si ritrovano anche vaghi echi di Edogawa Rampo, il maestro del nero giapponese.
L’universo noir di Furutani è al tempo stesso, però, leggero e sarcastico. Non mancano nei personaggi e nelle icone facilmente riconoscibili riferimenti al passato e al presente di una nazione in contraddizione. Tanto l’ingenuità contadina dei Tora-san di Yamada Yoji quanto la violenza dei duelli di Kato Tai. Se l’imperatore in persona, Kurosawa Akira, avesse potuto mettere mano sui tre romanzi, ne siamo sicuri, avrebbe potuto trarne una trasposizione magistrale. Ma anche così, su carta, l’opera è di una ricchezza e di una complessità, intesa come unicum narrativo, da risultare cinematografica sin dalle prime pagine.
Se l’epopea di Matsuyama Kaze – che dei gloriosi personaggi impersonati da Mifune Toshiro è sicuramente un perfetto alter-ego letterario – è teoricamente finita, il suo spirito colora d’onore il cielo azzurro e dà un nuovo senso al concetto giapponese di noiru. In attesa di un epigono che sappia eguagliarne, su carta a o su schermo poco importa, la perfezione morale.

 

Edyth Cristofaro
www.martelive.it

2 luglio 2009

Ha un che di contagioso questa trilogia di Dale Furutani che con il volume A morte lo Shogun chiude il sipario sulle avventure del samurai Matsuyama Kaze. Anche questo romanzo è una finestra luminosa sul Giappone del 1603 che si apre e chiude tra poesia, filosofia e saggezza antica.
Ogni evento, ogni scenata descritta e raccontata diventa un momento elegante, sempre efficace dal punto di vista dell'intrigo e anche altamente giocosa, in un crescendo di situazioni anche paradossali che esprimono sempre e comunque una sorta di comicità latente e di ironia sottesa.
Il Samurai Detective se la deve vedere, questa volta, proprio con coloro dai quali fugge, il neoeletto shogun Ieyasu e la sua gang di daimyo (la carica feudale più importante tra il XII ed il XIX secolo in Gaippone). Ma la ricerca della figlia della sua Signora, morta durante la battaglia di Sekigahara che ebbe luogo il 21 ottobre 1600 nella prefettura di Mino, una bimba di nove anni, probabilmente finita in un bordello nella 'Città delle bambole', il quartiere a luci rosse di Edo (l'antica Tokio) lo conduce proprio nel covo del nuovo regnante.
Ha un che di contagioso l'energia che circola per le vie di Edo: un viavai incessante, un grande fiume che scorre giorno e notte di guardie e mercanti, acrobati e mendicanti, operai, manovali e capannelli animati da pettegolezzi che rimbalzano in infinite nuove versioni.
Ieyasu è scampato per un soffio a un attentato mortale e i suoi fedeli hanno già un nome per l'attentatore: Matsuyama Kaze, il nostro samurai viandante, maestro di spada, che non avrebbe mai usato un moschetto per uccidere. Bello come un attore, saggio come un maestro zen, forte e astuto come un guerriero, questi si aggira nel luogo dell'attentato per tutt'altra ragione. Costretto a camuffarsi da giocoliere per sfuggire alle guardie imperiali, Kaze fa innamorare un'attrice kabuki, aiuta due balordi a evitare la bancarotta per portare finalmente a compimento la propria missione e per poter scoprire chi ha realmente attentato alla vita dello shogun.



 

Finalmente tutti i misteri si risolvono ed i fili lasciati in sospeso nei due precedenti romanzi trovano la loro giusta trama. Una prosa scorrevole ci accompagna nel nostro viaggio in un modo cupo e misterioso, dove il delitto è sempre in agguato, eppure Furutani rimane comunque storicamente ineccepibile. La sua cura minuziosa dei particolari, insieme al rigore etico, all'ironia e al grande senso del ritmo rendono l'ultimo romanzo della trilogia una degna conclusione della storia che ci appare sempre più un film scomposto e riportato su carta. Non si può non rimanerne coinvolti, non si può non desiderare di giungere all'ultima pagina per scoprire quale sarà il finale e, anche questa volta, Furutani non ci deluderà, lasciandoci col fiato sospeso fino alla fine quando tutte le trame nascoste si scioglieranno. Anche questo volume al pari degli altri due Agguato all'incrocio e Vendetta al palazzo di giada, può essere letto come una storia a sé: ogni capitolo di questa trilogia ha il pregio di essere a se stante, indipendente dalle altre parti se non fosse per l'approfondimento del carattere del samurai e delle vicende della sua lunga ricerca on the road. Insomma, una lettura straordinaria che ha la capacità di portarci indietro al tempo in cui l'onore, la rispettabilità e la saggezza avevano ancora un immenso valore.
Da leggere nei giorni di questa, speriamo, afosa estate: sarà un'ottima compagnia per le prossime vacanze, soprattutto se avete l'animo dei viaggiatori che sanno ancora sognare...

Matteo Di Giulio
Milano nera
luglio 2009

Dale Furutani, hawaiiano di origini giapponesi, è uno scrittore di classe. Appartiene a quella razza rara di creatori di storie capaci di coniugare la finestra dei generi con il rigore.
Nella trilogia dedicata al ronin Matsuyama Kaze, samurai senza padrone in giro nelle pericolose strade del diciassettesimo secolo, poco dopo la rovinosa sconfitta della sua casata nella campale battaglia di Sekigahara, si sposano infatti sia un affresco storico-sociale molto credibile che una prosa dal taglio classico.
Kaze, il cui nome vuol significa «Vento della pineta», è alla ricerca di una bambina scomparsa. Una promessa solenne lo lega, un filo diretto con il codice del bushido in cui, in un mondo alla deriva, è tra i pochi a credere ancora. Sulla sua strada, come nei precedenti capitoli della saga, un oceano di imprevisti.
Se in Agguato all’incrocio e in Vendetta al palazzo di giada risaltavano le premesse, in A morte lo shogun si tirano le fila in nome delle conseguenze. 

 
 
 

Il rapporto causa-effetto trova il suo fatale compimento in un’opera dove l’azione, più insistita del solito, non è mai fine a se stessa; piuttosto un mezzo per esplicitare le pulsioni che regolano un’epoca realmente esistita ma ormai dimenticata.
L’omaggio ai capolavori della tradizione chambara e il ritmo cinematografico della narrazione, scandita da capitoli brevi e dialoghi serrati, si fanno ancora più evidenti.
Kurosawa Akira, Gosha Hideo e Mizoguchi Kenji risplendono di vita propria, e il loro spirito cristallino riluce più che mai di onore e gloria. Il grande pregio di ognuno dei tre libri - A morte lo shogun non fa eccezione - è l’eccellente fruibilità singola, anche se è come parte di un insieme ben strutturato e magistralmente descritto che trova il compimento ultimo.
Per amanti dell’azione e per appassionati di cultura e filosofia orientali: nessuno ne rimarrà deluso.

Scheda del libro

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