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DALE FURUTANI A morte lo shogun |
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www.mangialibri.com novembre 2009 1603. Ieyasu ha preso il potere da poco diventando l'unico e incontrastato Signore del Giappone. Se prendere il potere non è stato facile, ancora più difficile è mantenerlo. Lo shogun è sfuggito a un attentato mentre andava a caccia con i suoi samurai. Adesso sta facendo visita al cantiere del suo nuovo castello a Edo, l'antica Tokio. Le misure di sicurezza sono imponenti, tra la folla di curiosi c'è anche Matsuyama Kaze, un ronin (i ninja caduti in disgrazia) che si fa passare per artista da strada. Kaze infatti, che era al servizio della famiglia rivale di Ieyasu, sta cercando la figlia della sua vecchia Signora che ha giurato di proteggere. All'improvviso uno scoppio. Uno dei consiglieri dello shogun cade a terra morto. Il Signore del Giappone è vivo per miracolo. Una guardia aveva notato quello strano artista di strada tanto abile con la katana. Viene spiccato un mandato di cattura per il pericoloso assassino Matsuyama Kaze... La parola “Giappone” richiama inevitabilmente immagini di natura, di boschi silenziosi e ruscelli mormoranti, ma anche di samurai e di duelli all'ultimo sangue. E' questo il mondo in cui ci proietta Dale Furutani (classe 1946), uno scrittore americano di origini giapponesi (la sua famiglia emigrò quando Dale era ancora in fasce dall'isola di Oshima alle Hawaii). Un romanzo bipolare, che sembra nutrirsi proprio di questo mix tra naturalezza e armonia giapponese (almeno del Giappone ritratto nel libro, quello del 1603, non certo quello più occidentalizzato di oggi) e tensione e adrenalina all'americana.
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La scrittura alterna sapientemente momenti riflessivi
a parti di pura azione. Dale Furutani è capace di passare da uno stile
fatto di lunghi dialoghi e accurate descrizioni paesaggistiche a frasi
brevi e ritmi veloci, come un vero samurai sa essere saggio e spietato
quando serve. A morte lo shogun costruisce sulla storia con la S maiuscola
una vicenda di fantasia che, in quanto a capacità di catturare
l'attenzione del lettore, non ha niente da invidiare ai noir più
riusciti. Nella Edo del 1603 si muovono un infinità di personaggi che
l'autore riesce a vivificare grazie a una caratterizzazione a tre
dimensioni. Anche le comparse rimangono impresse nella mente dello
spettatore, come il burattinaio nella piazza di Edo o la matrona del
bordello della città. Ma il vero protagonista della storia e il samurai
Matsuyama Kaze. Delle sette regole del Bushido (il codice d'onore dei
Samurai) quella che lo descrive più fedelmente è la “gentile
cortesia”: "I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera
crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è
gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore
un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per
la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri
uomini" (da Wikipedia). A morte lo shogun è capitolo conclusivo di
una trilogia che ha per protagonista proprio il samurai Kaze. Ma niente
paura, i romanzi sono stati scritti per essere letti oltre che di seguito
anche separati.
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Movida
Matsuyama Kaze è un
samurai, o meglio un ronin, che vaga per il Giappone alla ricerca
della figlia dei signori del clan devastato dagli eventi che portarono
alla battaglia di Sekigahara, nel 1600.
La sua è stata una
promessa in punto di morte ma la onora ogni istante della sua vita, da
tre anni a questa parte. L’immagine della sua signora, madre della
bambina, è incisa nella sua mente come sulle statuette di Kannon, dea
della misericordia, che intaglia lungo il cammino.
La personale ricerca di
Kaze “vento della pineta”, si estende in tre libri di cui “A
morte lo shogun” costituisce l’atto conclusivo. Trattasi,
dunque, di una trilogia che comprende i titoli “Vendetta nel
palazzo di giada” e “Agguato all’incrocio”, ma ogni
capitolo ha il pregio di essere a se stante, indipendente dalle altre
parti se non fosse per l’approfondimento del carattere del samurai e
delle vicende della sua lunga ricerca on the road.
“Al centro della
folla c’era uno spazio sgombro, con un solo uomo. Era di statura
media, ma muscoloso. Non aveva il cranio rasato come un samurai, e i
suoi capelli erano raccolti in una coda, ma qualcosa nella sua postura
fece pensare al capitano che fosse stato un guerriero” (pag.24).
Il momento storico è lo
stesso in cui si muove il giovane Takezo Shinmen che diverrà il
leggendario samurai Miyamoto Musashi, anch’egli devoto alla dea Kannon,
ed anche per questo motivo la mia attenzione è stata catalizzata dal
contesto sociale, dalle vie giapponesi brulicanti di tipiche
caratterizzazioni dell’epoca, dalle descrizioni degli usi, dei
costumi, di rappresentazioni teatrali, dalle figure attorno a cui si
muove questo arguto e poliedrico samurai e, soprattutto, dal suo
pensiero zen/bushidō.
Dale Furutani non lesina
particolari e suggestioni che riescono, in una manciata di pagine, ad
immergere completamente la mente nell’immagine di un’epoca assai
significativa per il Giappone.
Lo shogun della narrazione
altri non è che Yeyasu Tokugawa, fondatore della dinastia che durò per
oltre due secoli, fino all’Era Meiji. Proprio a Yeyasu è
dedicato un importante complesso di templi che si trova a Nikko. La
bellezza di questo luogo e la difficoltosa posizione del monumento
funerario dello shogun, immerso nel silenzio della foresta, rendono
appieno, a chi lo visita, l’idea della sacralità della sua figura.
L’intento dello
scrittore è il divertimento, non una perfetta ricostruzione della
complessa personalità dello shogun. L’annuncio in tal senso è
esplicito. La sua reale simpatia va ad altre personalità più
affascinanti ma di breve durata, quali Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi.
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Eppure, a parer mio, la visione che ne dà lo scrittore non è tanto diversa dall’immagine dello shogun che si dice abbia scovato a fondo per trovare una linea di parentela con la dinastia dei Minamoto per poter egli stesso prendere il potere. Un uomo furbo, lesto nelle decisioni, di acuta intelligenza.
La parte che viene
dedicata a Yeyasu, alla sua descrizione fisica e psicologica, alla
storia della sua ascesa politica e a quella dei suoi daimyo non
spezza la narrazione, ma s’incastra con sapienza nell’evolversi
degli eventi che riguardano da vicino Matsuyama Kaze.
Furutani, giapponese di nascita, è originario di un’isola vicina ad Hiroshima. La sua famiglia costretta ad emigrare alle Hawaii dopo la seconda guerra mondiale, viene sospettata di spionaggio. Per le gravi difficoltà economiche che ne conseguono, il bambino viene dato in adozione in California dove crescerà non senza difficoltà a causa di pregiudizi razziali. Molto bella la dedica del libro “Per John”, immagino il padre adottivo, di cui non posso non riportare un estratto “Sono stato adottato. L’uomo che mi adottò non era intellettualmente molto dotato…..era un marinaio mercantile, e a quei tempi non c’era molto da fare, quando si andava per mare se non leggere…me lo ricordo seduto al tavolo di cucina a casa nostra, la sera, con un libro o una rivista davanti, e un dizionario per studenti delle scuole medie, per cercare le parole che non conosceva…Questo libro, come ogni libro che scrivo, è frutto del suo amore per la lettura, che mi ha portato ad amare la scrittura”.
Furutani riesce comunque
a laurearsi e a trovare una posizione ottimale nel mondo economico
americano. Dai suoi frequenti viaggi in Giappone, viaggi della memoria
aggiungo, coglie sfumature profonde nelle tradizioni culturali del Paese
che trasporterà vivacemente nell’avventura del samurai Kaze.
Non solo storie di spada e
filosofia zen, di guerra e tentati omicidi, di misteri e di vendette, ma
brilla di luce propria tutta la parte pittoresca ed affascinante di Edo,
l’antica Tokyo, una città che accoglie artisti, mercanti, ambulanti
che riempiono di vivacità i vicoli e forniscono luce alle speranze dei
nuovi dominatori del Giappone. In parallelo, il mondo variopinto
popolato dagli inquieti piaceri notturni in cui Kaze si muove per
trovare la bimba dispersa.
La scrittura è di stile,
senza eccessi. È elegante nel tratteggio dei personaggi, sinuosa
nella descrizione delle loro gesta. Grande nota di merito per
l’accostamento immediato dei termini giapponesi alla loro traduzione,
senza l’utilizzo di note che, seppur pregevoli e fondamentali per la
comprensione, rischiano quasi sempre di spezzare il ritmo della lettura.
Era dai tempi della fortunata serie di Publio Aurelio Stazio, l’investigatore dell’antica Roma della scrittrice bolognese Danila Comastri Montanari, che non leggevo un giallo storico. Questo il mio primo pensiero, presto dimenticato. L’accostamento è solo ideale. Il contesto è assai diverso, mentre l’elemento investigativo scivola in secondo piano.
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Luca Benedetti raraMente.net aprile 2009 Con A
morte lo shogun, Dale Furutani – giapponese di origini e
americano d’adozione - chiude l’arco narrativo iniziato con Agguato all’incrocio e Vendetta
al palazzo di giada e dedicato a Matsuyama Kaze. Siamo nel
Giappone del 1600, lo shogun Tokugawa Ieyasu ha da poco consolidato il suo
potere e Kaze è ormai un ronin, un samurai senza padrone, ma con
un ultimo incarico, ritrovare la figlia dei suoi antichi signori, caduti
durante l’ascesa dei Tokugawa. Giunto nella città di Edo, dove la
piccola è prigioniera in una casa di piacere, Kaze viene coinvolto nel
tentato omicidio del nuovo shogun, un complotto che dovrà inevitabilmente
risolvere per raggiungere il suo obiettivo primario. Se questa premessa fa
pensare ad un drammatico romanzo storico, lo stesso autore ammette, in
calce al libro, che il suo intento con questa serie è di divertire. |
Con diversi close-up sui personaggi principali, alterna gli scenari più altolocati a quelli più umili, passando per bische, bordelli e teatri – mirabile la rappresentazione kabuki che Kaze improvvisa – con uno sguardo attento alle rigide regole dell’onore e dell’etichetta o alle più semplici consuetudini della tavola o dell’abbigliamento. Kaze stesso, nel suo essere virtuoso, non è fine a se stesso, ma riecheggia nelle sue azioni la spiritualità del buddhismo zen e l’etica del bushido, storicamente formalizzato proprio in quegli anni. Un risultato che trascende la mera narrazione, grazie ad un innesto tanto fluido tra realtà storica e finzione – complice anche una solida traduzione – da mettere a proprio agio anche il lettore meno vicino ad una cultura così remota e lontana. Sebbene, poi, Furutani metta la parola fine alla saga, negli ultimi capitoli tratteggia perfettamente un solidissimo background per la giovane protetta di Kaze, che non può che far pensare ad un probabile seguito a questa trilogia. |
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Renzo
Sanson
Il Piccolo 09 marzo 2009 La saga del samurai fra storia e
leggenda <Piume delicate/ velocità, grazia,
stile, eleganza./ Morte in un istante> È uno dei
folgoranti haiku che costellano anche l'ultimo volume, "A morte lo
shogun", della trilogia del misterioso samurai di Dale Furutani, che
comprende "Agguato all'incrocio" e "Vendetta al palazzo di
giada". Tre storie ambientate nel 1603 del periodo di Edo (antico
nome di Tokyo), in un Giappone medievale dilaniato dalle guerre tra shogun
(i generali), percorso da ronin (gli 'uomini onda', cioè samurai
senza padrone), mercanti, cantastorie, venditori ambulanti. Un mondo che
l'autore ricostruisce in forma romanzesca, ma assai rispettosa della
verità storica.
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La trilogia che si chiude con "A
morte lo shogun" è esemplare in questo senso, anche per lo stile
sobrio ed elegante, valorizzato in italiano dalla traduzione di Michele
Foschini. Lo "sguardo" di Furutani è quello di un nobile colto
samurai della penna, capace di intrecciare con maestria e leggerezza in
questa piccola storia, venata di un piacevole umorismo, anche l'etica del bushido
(il codice d'onore) e la filosofia zen che animavano i samurai, leggendari
guerrieri d'Oriente, al cui mondo è dedicata una bella mostra, la prima
in Italia, che si può visitare fino al 2 Giugno a Palazzo Reale a Milano. |
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Internazionale Per più di un secolo, l'Asia è stata fonte di ispirazione per la letteratura di genere. Nel caso del Giappone, lo stile di vita intrinsecamente melodrammatico dei samurai si presta bene alle saghe romanzesche. E visto che se studi il Giappone abbastanza a fondo da scriverci un libro è naturale che tu voglia scriverne due o tre, capita spesso di imbattersi in sequel, dittici, trilogie. Nel 1998 lo scrittore nippo-americano Dale Furutani ha cominciato la sua "trilogia del samurai", e A morte lo shogun è l'ultimo capitolo. La storia si svolgeagli inizi del seicento e ha il sapore e l'intensità epica di un film di Arika Kurosawa, in gran parte grazie a un protagonista che ricorda moltissimo il suo attore feticcio Toshiro Mifune. Mark Schreiber - Japan Times
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Nino
Mastrototaro
Flair marzo 2009 Filosofia Jap A morte lo shogun di Dale Furutani chiude la trilogia sulla vita di Kaze, fascinoso samurai che ci apre le porte di un mondo che incanta. Quello dell'antica cultura giapponese che comprende poesia e guerra, spiritualità ed erotismo.
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Pino
Cottogni
In questo volume il valoroso samurai Matsuyama
Kaze, che si muove in un Giappone medioevale, porta finalmente a termine la
sua missione
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L’autore oltre che essere figlio
di giapponesi per meglio ambientare quanto descritto nella trilogia ha fatto
vari viaggi nel suo paese natale e fatto serie ricerche del periodo storico.
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Matteo
Di Giulio Il samurai e l'arte
del delitto
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Uno dei dettagli che maggiormente
caratterizza le opere di Furutani è proprio la cura minuziosa dei
particolari. Insieme al rigore etico, all'ironia e al grande senso del
ritmo.
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| Edyth
Cristofaro www.martelive.it 2 luglio 2009 Ha
un che di contagioso questa trilogia di Dale
Furutani che con il volume A
morte lo Shogun chiude il sipario sulle avventure del samurai
Matsuyama Kaze. Anche questo romanzo è una finestra luminosa sul Giappone
del 1603 che si apre e chiude tra poesia, filosofia e saggezza antica. |
Finalmente tutti i
misteri si risolvono ed i fili lasciati in sospeso nei due precedenti
romanzi trovano la loro giusta trama. Una prosa scorrevole ci accompagna
nel nostro viaggio in un modo cupo e misterioso, dove il delitto è sempre
in agguato, eppure Furutani rimane comunque storicamente ineccepibile. La
sua cura minuziosa dei particolari, insieme al rigore etico, all'ironia e
al grande senso del ritmo rendono l'ultimo romanzo della trilogia una
degna conclusione della storia che ci appare sempre più un film scomposto
e riportato su carta. Non si può non rimanerne coinvolti, non si può non
desiderare di giungere all'ultima pagina per scoprire quale sarà il
finale e, anche questa volta, Furutani non ci deluderà, lasciandoci col
fiato sospeso fino alla fine quando tutte le trame nascoste si
scioglieranno. Anche questo volume al pari degli altri due Agguato
all'incrocio e Vendetta al palazzo di giada, può essere letto
come una storia a sé: ogni capitolo di questa trilogia ha il pregio di
essere a se stante, indipendente dalle altre parti se non fosse per
l'approfondimento del carattere del samurai e delle vicende della sua
lunga ricerca on the road. Insomma, una lettura straordinaria che ha la
capacità di portarci indietro al tempo in cui l'onore, la rispettabilità
e la saggezza avevano ancora un immenso valore. |
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Matteo
Di Giulio Milano nera luglio 2009 Dale
Furutani, hawaiiano di origini giapponesi, è uno scrittore di
classe. Appartiene a quella razza rara di creatori di storie capaci di
coniugare la finestra dei generi con il rigore. |
Il rapporto causa-effetto trova il suo
fatale compimento in un’opera dove l’azione, più insistita del solito,
non è mai fine a se stessa; piuttosto un mezzo per esplicitare le pulsioni
che regolano un’epoca realmente esistita ma ormai dimenticata. |