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Furio
Jesi
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Sui miti contemporeanei
Il mito è una “storia vera”, accaduta al tempo delle origini, che
spiega come siano nate tutte le cose dell’universo e come abbiano fatto
gli uomini, per la prima volta, a mangiare, a riprodursi, a fabbricare
oggetti, a combattere ecc. Il mito fornisce così all’uomo
“primitivo” o “antico” dei modelli di comportamento sempre validi.
Tutto è già accaduto almeno una volta: per comportarsi convenientemente
in ciascuna circostanza, occorre sapere come agì l’antenato mitico
nella stessa circostanza, e imitarlo. Per questo, il comportamento delle
società “primitive” è di solito rigorosamente conservatore: ogni
mutamento, ogni deroga alla tradizione, è un assurdo o un grave rischio.
Le novità oggettive (per esempio, l’arrivo del cargo) sono ricondotte e
bloccate negli schemi tradizionali del mito (il cargo, appunto, diviene
una mitica nave della prosperità, come quella del progenitore, ecc.). Nel
linguaggio moderno la parola “mito” significa al solito “storia non
vera” o almeno “non del tutto vera”. L’uomo possiede altri
strumenti (scienza) e altre forme organizzative, con cui affrontare i
rischi di ciò che non conosce e con cui formarsi di volta in volta un
modello di comportamento.
Tuttavia, dalla psiche degli uomini continuano ad affiorare spontaneamente
dei miti; e altri miti vengono prodotti deliberatamente, per servire a
determinati scopi. Molto spesso i nuovi miti (o meglio le sopravvivenze
moderne degli antichi miti) rappresentano una fuga dalle restrizioni e dai
dolori della realtà storica. Non potendo essere un “eroe”, l’uomo
si crea eroi esemplari nelle persone che godono di particolare ricchezza,
successo, notorietà, ecc. Non potendo possedere effettivi “tesori”,
l’uomo si crea tesori supremi in beni di consumo di cui gli viene
suggerita l’importanza e il prestigio artificioso. Non potendo vivere in
una comunità effettivamente solidale, l’uomo si crea comunità mitiche
(dalle “società segrete” dei bambini a quelle degli adulti, dai
gruppi di tifosi sportivi alle “comuni” hippies, ecc.). La produzione
di questi miti è condizionata da una serie di elementi psicologici,
sociali, economici, ecc., ed è comprensibile solo se si confrontano in
profondità i nuovi miti con gli antichi miti: se, dietro al mito
apparentemente nuovo, si riesce a scoprire l’antico mito, pur alterato e
stravolto.
Il quadro dei principali miti di un’epoca permette di tracciare una
cartella clinica della società (i miti sono generalmente, nel mondo
moderno, valori sostitutivi: compensazioni di valori assenti o non
percepiti). Al tempo stesso, quel quadro permette anche di avanzare
qualche ipotesi sulla società successiva.
I miti possono rivelare, infatti, le necessità ancora nascoste e le
potenzialità latenti di un gruppo umano, e in tal modo costituire un
primissimo sintomo rivelatore della direzione che prenderanno le
trasformazioni del gruppo. Appunto per questo è accaduto talvolta che le
immagini mitiche di un’epoca siano divenute clamorosamente le “verità”
scientifiche, tecniche, sociali, dell’epoca successiva.
I miti, infine, possono essere usati (e sono usati!) per esercitare una
vera e propria ipnosi su interi gruppi sociali, per imporre determinate
scelte (politiche, consumistiche, religiose, ecc.). Anche in questi casi,
l’analisi del mito è particolarmente rivelatrice, poiché consente di
superare la facciata del mito “tecnicizzato” o di riconoscere le
modalità e gli scopi del suo uso.
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Schema
di sommario
1.
Una prima definizione del concetto di mito. L’uomo “primitivo” o
“antico” che si chiude nel mito come in una campana di palombaro,
prima di immergersi nella realtà. Il totem (cioè il palo totemico) degli
indiani d’America: un racconto mitico, scolpito e posto in mezzo al
villaggio, che spiega come sono nati e come sono fatti l’universo e gli
uomini. La mitologia come “manuale” che prevede tutte le circostanze
importanti dell’esistenza e spiega come ci si debba comportare in esse.
2. Nascita di un mito nuovo presso una popolazione “primitiva”: il
mito del cargo. Come la mitologia si adegua alle circostanze. La mitologia
è presente anche nella società moderna. Perché? Come?
3. Necessità di ampliamento dello spazio. I) Viaggi nel “grandissimo”
(le peregrinazioni di S. Brandano e i grandi viaggi d’esplorazione –
l’impresa degli Argonauti – l’astronautica). II) Viaggi
nell’“infinitamente piccolo” e nel “primordiale”
(“precedenti” mitici della fisica atomica: il mito gnostico della
luce-materia, la discesa alle origini della vita, i miti connessi al
numero 4 e le quattro valenze del carbonio – il mondo del piccolissimo,
come copia in miniatura del mondo del grandissimo). III) Viaggi
dell’“anima” (l’esperienza del grandissimo e del piccolissimo –
la vicenda di Gulliver e quella di Alice – il “viaggio”
allucinatorio della droga – le calate agli Inferi – il “mondo
rovesciato” di Through the Looking Glass).
4. Dal “mondo rovesciato” alla “festa” in cui si sospendono il
tempo e le abitudini consuete: necessità di ampliamento del tempo
(“festa” e “tempo libero” – la festa mitica greca – la musica,
la danza: Dioniso, popolazioni “primitive”, il mito della musica
liberatrice – musica underground – lo spettacolo teatrale (che evoca o
crea miti) come “festa” collettiva – il living Theater – il mito
dell’attore o dell’attrice).
5. Dal mito dell’attore/attrice, al mito dell’“eroe” in genere:
ampliamento dell’io (l’eroe “positivo” e “negativo” – eroe
nero –, e la donna mitica, nell’antichità, presso i “primitivi”,
e oggi – il “Trickster”, il mago – l’occultismo, l’occultismo
tecnicizzato (Batman) – due alternativa dell’eroe mitico attuale il
mito del leader autocrate e il mito dell’eroe benefico e pacifico (come
Gandhi o Schweitzer) – un’alternativa all’eroe fortemente
personalizzato (aggressivo o pacifico): l’eroe-simbolo, il campione
sportivo, il cantante, ecc. – l’eroe come colui che ha successo).
6. Miti della collettività: ampliamento delle strutture sociali
(l’eroe-simbolo, come emblema della società del benessere –
l’Atlantide e le altre società perfette del mito antico – i miti
moderni delle perfette società future – un’alternativa: il rifiuto
delle verità offerte dalla scienza moderna e strumentalizzate nelle
attuali strutture sociali: il mito come rifiuto del sistema, la
contestazione giovanile – i miti delle “comuni” hippies – un
parallelo antico: miti di iniziazione, gruppi ristretti e vincolati da un
mito da ripetersi – miti della cavalleria medievale – ieri e oggi, la
cerca dell’Oriente; l’alternativa “di destra”: fondamenta mitiche
dallo Stato – la tripartizione mitica delle società indoeuropee (G. Dumézil:
sovranità sacrale/ guerra/ produzione)).
7. Miti della produzione e del consumo: ampliamento dell’attività e dei
beni (miti sulle origini della metallurgia o dei lavori artigianali in
genere – il mito moderno dell’uomo che “produce” – sua
tecnicizzazione – il valore della cosa prodotta – il “tesoro” dei
miti antichi e il moderno bene di consumo che dà prestigio – tecniche
di “persuasione” che si servono di elementi mitici – condizionamento
delle scelte di massa; miti antichi e “primitivi” relativi alla
sapienza e alla conoscenza – miti moderni connessi alla cibernetica e
all’automazione (come conclusione del “mito della macchina”) – dal
mito alchemico dell’homunculus di Paracelso e dal mito qabbalistico del
Golem al mito dell’uomo non-uomo, il robot).
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