HELONEIDA STUDART

Passaporto per il mio corpo

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Riccardo Greco, Osservatorio sul romanzo contemporaneo, febbraio 2011
Valeria Pighini,
retididedalus.it, dicembre 2010
Gabriela Lotto, Corriere della sera, settembre 2010

Sabina Minardi, Bookmarks - L'Espresso.it, maggio 2010
Giovanna Pietrini, mauxa.com, maggio 2010
Giuseppe Ortolano
, Il Venerdì di Repubblica, aprile 2010
Valeria Parrella, Grazia, aprile 2010
Giulia Pacella, Elle.it, aprile 2010
Carlo Mazza Galanti, D - La Repubblica delle Donne, marzo 2010

 

pareri dei librai
Libreria Atlantide, aprile 2010


Gabriela Lotto
Corriere della sera
settembre 2010

La rincorsa tra poesia e orrore

HELONEIDA STUDART Passaporto per il mio corpo Traduzione di Daniele Petruccioli MARCOS Y MARCOS EDITORE PP. 304, 17 C on Passaporto per il mio corpo, l' editore Marcos y Marcos, fa conoscere in Italia un libro importante nella storia del Brasile. Si tratta di un romanzo realista di Heloneida Studart, pubblicato nel 1986 per la prima volta, durante un periodo travagliato. La Studart, nata nel 1932 a Fortaleza, è stata imprigionata per mesi nel 1969. Attiva dal 1978 al 2007 come deputato del Partito dei lavoratori brasiliano, si è spenta nel dicembre dello stesso anno. Temi trattati nel romanzo sono l' esperienza dell' oppressione, la sofferenza e la conflittualità. Colpisce la costruzione dinamica e complessa dell' eroe negativo Carmelio. È attraverso i resoconti introspettivi di Carmelio che meglio si comprendono le contraddizioni politiche e sociali del Nordeste. Carmelio è un bambino abbandonato in una cesta del bucato e cresciuto in un bordello. 





Da adulto usa i corpi femminili con indifferenza, ma vive nella speranza di incontrare una donna che incarni la madre idealizzata e mai conosciuta. Di professione fa il torturatore. Viene inviato nell' arida regione del sertao per uccidere Célio, sospetto rivoluzionario. Ma una trama beffarda fa sì che si innamori di Dorinha, il suo opposto sociale e ideologico. Parole antitetiche di poesia e orrore ricorrono spesso nei dialoghi dei personaggi per rendere al lettore il senso di oppressione. Carmelio riflette: «Era una notte tale, magari mia madre mi appariva nella sua gloria. Notte di miracoli» poi aggiunge: «Li abbandonammo in un fosso». Infine il libro affronta la questione delle libertà d' espressione. Quando Carmelio domanda: «A cosa servono i libri?», Dorinha risponde: «Non saprei, ci sono libri che piegano le ginocchia. Altri tengono svegli». Libri come questo sopravvivono in barba al bavaglio delle dittature. 
Sabina Minardi
Bookmarks - L'Espresso.it
maggio 2010

Amore e morte a Fortaleza

Un libro duro, che gronda sangue. Che parla di torture fisiche, di dolori dell’anima. E di nostalgia d’amore.
E’ una vertigine, un tuffo in un altro universo, per la lingua e per l’atmosfera, “Passaporto per il mio corpo”, di Heloneida  Studart, scrittrice brasiliana (in Italia è pubblicata da Marcos y Marcos) che oggi non c’è più, dopo aver attraversato, del suo Paese, davvero tutto: le lotte contro la dittatura e per il riscatto delle donne; l’educazione conservatrice e il carcere duro. La sua parabola esistenziale l’ha raccontata in “La libertà è un passero blu” e “Francobollo d’addio”. Qui si mette nei panni di un uomo che fa il peggiore dei mestieri: il torturatore di professione. Come se disponesse di un passaporto, di un lasciapassare per il corpo degli altri, strappa confessioni con crudeltà e sadismo. Trascina le vittime nei meandri della sua casa, custodita da un mezzo scemo convinto che le urla siano programmi in televisione, e li colpisce con crudezza, sempre più fiero delle sue sofisticate trovate per infliggere il dolore.
Finché non si imbatte in Dorinha, la donna che riassume in sè tutte le altre: quella che gli evoca la madre, che l’ha abbandonato nel cesto del bucato; la figlia che non ha avuto; l’amante perfetta che sempre ha cercato nei bordelli di tutto il Brasile. Ma Dorinha lo odia, lo tratta da nemico, lo condanna e lo respinge. E piano piano lo mette di fronte a se stesso. Gli svela i pericoli dell’amore. Capovolge i ruoli del boia e della vittima.
E’ un elogio di chi resiste fino all’ultimo questo libro che tratta di follia sotto un cielo bellissimo; amache e stuoie e mulatte sensualissime e carnefici e violenze detestabili. E gente che fino alla fine non si piega. Non per coraggio, ma per amore.

 

 

Giuseppe Ortolano
Il Venerdì di Repubblica
aprile 2010

Il torturatore innamorato

Carmélio tortura gli oppositori per conto dei militari brasiliani (gli stessi che negli anni Settanta incarcerarono l'autrice, eletta poi deputata del Partito dei lavoratori di Lula). Ma entra in crisi quando consce Dorinha, che riassume in sé tutte le donne: l'amata, la figlia e la madre che l'ha abbandonata.

Giovanna Pietrini
mauxa.com

maggio 2010

Passaporto per il mio corpo: la potenza di un pensiero libero

Il terzo libro della scrittrice Heloneida Studart è proposto dalla casa editrice Marcos y Marcos con un'immagine in copertina realizzata da Lorenzo Lanzi. Il colore rosso anticipa la storia di questo romanzo intitolato Passaporto per il mio corpo (il libro fa parte della "trilogia della tortura" composto da La libertà è un passero azzurro e Lo stendardo dell'agonia).

 La scrittrice nasce a Fortaleza nel 1932 e muore nel 2007. Unica femmina di cinque figli, lascia giovanissima la città natale e le costruzioni di un'educazione rigida e conservatrice per trasferirsi a Rio de Janeiro e intraprendere la sua carriera di giornalista e attivista politica. Subì il carcere negli anni peggiori della dittatura brasiliana; la sua vita e la sua posizione politica ne fanno un'icona della società e della letteratura brasiliana.
Tradotto in Italia dopo ventiquattro anni dalla sua pubblicazione in Brasile, la storia ha come protagonista Carmèlio, abbandonato dalla madre nel cesto del bucato appena nato, è un uomo che tortura gli oppositori per conto dei militari brasiliani (gli stessi che negli anni settanta incarcerarono l'autrice) sotto gli ordini impartiti dal maggiore Fernando, nel periodo del regime. Questa "professione" lo porterà sulle tracce di un artista che dovrà uccidere, è così che incrocerà la vita di Dorinha, una bibliotecaria e fidanzata della vittima. È la donna di cui s'innamora, una donna che riassume in sé tutte le donne, come l'incipit ci rivela: "Quando vidi Dorinha per la prima volta davanti a uno schedario della biblioteca comunale di Fortaleza, pensai che poteva essere mia madre." L'amore che prova per la "piccola fata bibliotecaria", come lui osa definirla, lo sottopone a un confronto terribile e definitivo con se stesso. Anche se Dorinha ama Cèlio, Carmèlio si offre senza alibi, senza difesa, inerme e timoroso, perché mentre gli uomini muoiono come mosche, l'amore si rifiuta di morire.
La scrittura è palesemente dalla parte delle donne, contraddistinta da uno stile sincero, sempre verso un realismo che a volte è magico e altre volte è spietato, senza economia terminologica, consegnandoci l'anima più profonda della letteratura latinoamericana.
Il lettore percepisce che il "mondo di carta", i libri, è un mondo influente perché mentre Dorinha afferma che "ci sono libri che piegano le ginocchia. Altri tengono svegli", Carmèlio si pone un quesito indicativo in merito alla loro esistenza: cosa spinge a scrivere libri? Altruismo? Il miraggio di impossessarsi delle menti altrui?
Gli uomini possono scegliere come agire, seguendo la giustizia oppure ignorandola, ma i libri rimangono a contaminare il mondo, a lasciare la traccia di quell'agire, di un pensiero o di un'emozione. Leggere un libro significa formare la coscienza, creare un'idea, sviluppare l'immaginazione, invogliare un desiderio, soprattutto significa rendere il proprio pensiero autonomo. La potenza di un pensiero libero in precisi momenti storici, rappresenta il pericolo più grande, perché capovolge condizioni ingiuste. È solo uno, tra i tanti messaggi nobili, che questa scrittrice ci ha lasciato.

 

 

Riccardo Greco
Osservatorio sul romanzo contemporaneo

febbraio 2011 

Carmélio, militare dei reparti più violenti e repressivi della polizia brasiliana, conduce una vita apparentemente tranquilla, divisa tra bar, bordelli e il lavoro di torturatore. Il suo orribile operato e la sua meschina quotidianità sono sdoganati da una sorta di passaporto, un’autorizzazione concessa dai suoi superiori, e quindi dal regime brasiliano, che gli permette di impossessarsi del corpo dei “sovversivi” e di sperimentarvi le pratiche più crudeli. 
Carmélio, figlio di una madre che lo ha abbandonato precocemente, trova nella compattezza dei codici militari, nell’impunità degli sgherri della dittatura, nonché nella figura del suo capo, il maggiore Fernando, il surrogato di una dimensione familiare rassicurante che la vita non ha potuto offrigli. La violenza che caratterizza la sua esistenza, il maschilismo e l’omofobia che scandiscono i suoi rapporti sociali e il senso di appartenenza alla casta dei “giusti” sono i tasselli portanti di una visione del mondo che ai suoi occhi appare davvero l’unica possibile.
Ma nella banalità del male che scandisce la vita del personaggio di Carmélio l’elemento di disturbo è in agguato: lo si capisce quando la figura della madre, seppur in assenza, inizia a essere ossessiva e ad assumere la fisionomia di ogni donna da lui incontrata. 





 In particolare sarà Dorinha, una ragazza di Fortaleza della quale il poliziotto si innamora (e figura femminile nella quale è facile intravedere l’autrice Heloneida Studart), a incarnare il prototipo di madre così affannosamente ricercato dal protagonista. Non è banale che il nome “Dorinha” richiami la parola portoghese dor, ovvero “dolore”: una sorta di nomen omen che trova il suo sviluppo nella seconda parte della narrazione, scandita non tanto dalle sofferenze inflitte ai sovversivi sotto tortura quanto da quelle patite dallo stesso carnefice nel suo tentativo di purificazione.
È proprio a Fortaleza, capitale dello stato del Ceará e porta d’accesso per il Nordeste brasiliano più arido, il Sertão, che l’ordo mundi di Carmélio inizia a sgretolarsi, minato da un amore irrealizzabile e dal senso di colpa innescato da un omicidio politico che è costretto a compiere. Da Fortaleza Carmélio, Dorinha e altri due compagni di “sventura” partono per un viaggio di redenzione nel Sertão di Padre Cícero, figura di mistico rinnegata dalla Chiesa di Roma ma che incarna perfettamente lo spirito religioso e le contraddizioni socio-culturali del Brasile rurale.

Il romanzo di Heloneida Studart ci ricorda che la dittatura brasiliana non fu meno crudele dell’omologa argentina o cilena, ma soprattutto che il rapporto tra vittima e carnefice può ribaltarsi da un momento all’altro. Basta girare la scacchiera per decidere chi muoverà le pedine nere e per far capire all’altro giocatore che è spacciato.

Valeria Parrella
Grazia
aprile 2010

L'altra faccia del Brasile

La storia di Crmélio, carnefice e tortruatore brasiliano (a sua volta torturato dal ricordo della madre) che lavora per i servizi segreti e parte per Fortaleza, nel Nordest, alla ricerca di un artista che deve far fuori. Lì incontra Dorinha, bibliotecaria fidanzata dell'artista, che cambierà i destini del libro. Ma la storia vera è quella della scrittrice (sopra), una vera icona: nata nel 1932, unica femmina di cinque figli, paga con il carcere, durante la dittatura, il suo imegno contro ogni forma di discriminazione. Raccontava di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà e scrittrice per le tante ore trascorse in cucina, con la vecchia domestica nera, ad ascoltare leggende piene di orrori e sensualità.

 

Carlo Mazza Galanti
D - La Repubblica delle Donne
marzo 2010

Sertão magico

Carmélio, poliziotto carioca fascistoide dei famigerati reparti di sicurezza, sadico, donnaiolo, culturista, orfano ossessionato dalla mancanza della figura materna, mentre è in missione nell'afoso Nordest incontra Dorinha, timida bibliotecaria che diventa nella sua immaginazione surriscaldata oscuramente madre, amante e coscienza morale. È l'inizio di un improbabile riscatto che lo porta in pellegrinaggio nel Sertão , tra isolate fazendas, costumi arcaici e urubu svolazzanti in attesa di carcasse. Nel terzo libro in italiano della scrittrice e militante politica Heloneida Studart (1932-2007) il realismo magico si tinge di espressionismo, in equilibrio delicato tra denuncia, mito, bigottismo, violenza della dittatura, lotta politica e saga familiare.

 

Giulia Pacella
Elle.it

aprile 2010

Finalmente arriva in Italia – a quasi 3 anni dalla scomparsa dell’autrice e a ben 24 dalla sua prima pubblicazione in Brasile – la traduzione del romanzo Passaporto per il mio corpo, di Heloneida Studart e pubblicato da Marcos y Marcos.

Scrittrice e giornalista, femminista convinta e militante politica impegnata nella lotta contro ogni forma di oppressione (tanto da subire persecuzioni, arresti e torture per essersi opposta alla dittatura brasiliana degli Anni 60), Heloneida Studart riversa in questo volume (terzo libro della cosiddetta “trilogia della tortura” composto da La libertà è un passero azzurro e Lo stendardo dell’agonia) la sua terribile esperienza di vita.

 




Ed è proprio un torturatore, infatti, il protagonista di Passaporto per il mio corpo. Carmélio mette in atto esecuzioni crude e spietate, con sadismo e perversa ferocia gode della sofferenza procurata alle sue vittime, tentando di fare espiare alle donne che incontra lungo il suo cammino le colpe di una madre che lo abbandonò neonato in una cesta del bucato. In un rapporto malato con il proprio sé, Carmélio è perennemente alla ricerca del sorriso di sua mamma, fino a quando non incontra Dorinha, la donna che lo metterà di fronte a se stesso e ne farà crollare ogni difesa.

Facendo i conti con i fantasmi della sua vita, Carmélio si spoglierà di ogni corazza e nella sua vulnerabilità scoprirà i pericoli dell’amore. Un concentrato di estrema potenza emotiva, passione e critica sociale che ci restituisce l’anima più profonda della migliore letteratura latinoamericana.

 

Libreria Atlantide
aprile 2010

La storia vera è quella della scrittrice: nata nel 1932, unica femmina di cinque figli, paga con il carcere, durante la dittatura, il suo impegno contro ogni forma di discriminazione. Raccontava di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà e scrittrice per le tante ore trascorse in cucina, con la vecchia domestica nera, ad ascoltare leggende piene di orrori e sensualità.
La sua vita, le sue posizioni politiche ne fanno una icona della società e della letteratura brasiliana: Heloneida Studart (1932 – 2007), che subì il carcere negli anni peggiori della dittatura brasiliana, raccontava di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà, scrittrice grazie alle tante ore passate in cucina con la domestica nera, ad ascoltare storie vibranti dei tempi passati.
Questo suo terzo libro proposto in Italia da Marcos Y Marcos presenta diversi tratti inconfondibili della sua felicissima ispirazione, il realismo magico, la scrittura “dalla parte delle donne”, la violenza della dittatura, la superiorità del modo di sentire femminile nei confronti di quello maschile. Meno riuscito è forse il personaggio narrante, il torturatore che giunge a ravvedersi grazie all’incontro una donna.

 

Scheda del libro

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