| HELONEIDA
STUDART Passaporto per il mio corpo |
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dei librai
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Gabriela
Lotto Corriere della sera settembre 2010 La rincorsa tra poesia e orrore HELONEIDA STUDART Passaporto per il mio corpo Traduzione di Daniele Petruccioli MARCOS Y MARCOS EDITORE PP. 304, 17 C on Passaporto per il mio corpo, l' editore Marcos y Marcos, fa conoscere in Italia un libro importante nella storia del Brasile. Si tratta di un romanzo realista di Heloneida Studart, pubblicato nel 1986 per la prima volta, durante un periodo travagliato. La Studart, nata nel 1932 a Fortaleza, è stata imprigionata per mesi nel 1969. Attiva dal 1978 al 2007 come deputato del Partito dei lavoratori brasiliano, si è spenta nel dicembre dello stesso anno. Temi trattati nel romanzo sono l' esperienza dell' oppressione, la sofferenza e la conflittualità. Colpisce la costruzione dinamica e complessa dell' eroe negativo Carmelio. È attraverso i resoconti introspettivi di Carmelio che meglio si comprendono le contraddizioni politiche e sociali del Nordeste. Carmelio è un bambino abbandonato in una cesta del bucato e cresciuto in un bordello. |
Da adulto usa i corpi femminili con indifferenza, ma vive nella speranza di incontrare una donna che incarni la madre idealizzata e mai conosciuta. Di professione fa il torturatore. Viene inviato nell' arida regione del sertao per uccidere Célio, sospetto rivoluzionario. Ma una trama beffarda fa sì che si innamori di Dorinha, il suo opposto sociale e ideologico. Parole antitetiche di poesia e orrore ricorrono spesso nei dialoghi dei personaggi per rendere al lettore il senso di oppressione. Carmelio riflette: «Era una notte tale, magari mia madre mi appariva nella sua gloria. Notte di miracoli» poi aggiunge: «Li abbandonammo in un fosso». Infine il libro affronta la questione delle libertà d' espressione. Quando Carmelio domanda: «A cosa servono i libri?», Dorinha risponde: «Non saprei, ci sono libri che piegano le ginocchia. Altri tengono svegli». Libri come questo sopravvivono in barba al bavaglio delle dittature. |
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Sabina
Minardi Bookmarks - L'Espresso.it maggio 2010 Amore e morte a Fortaleza Un libro duro, che gronda sangue. Che
parla di torture fisiche, di dolori dell’anima. E di nostalgia
d’amore.
Giuseppe
Ortolano |
Giovanna
Pietrini La
scrittrice nasce a Fortaleza nel 1932 e muore nel 2007. Unica femmina di
cinque figli, lascia giovanissima la città natale e le costruzioni di
un'educazione rigida e conservatrice per trasferirsi a Rio de Janeiro e
intraprendere la sua carriera di giornalista e attivista politica. Subì
il carcere negli anni peggiori della dittatura brasiliana; la sua vita e
la sua posizione politica ne fanno un'icona della società e della
letteratura brasiliana.
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Riccardo
Greco Carmélio, militare dei reparti più violenti e repressivi
della polizia brasiliana, conduce una vita apparentemente tranquilla,
divisa tra bar, bordelli e il lavoro di torturatore. Il suo orribile
operato e la sua meschina quotidianità sono sdoganati da una sorta di
passaporto, un’autorizzazione concessa dai suoi superiori, e quindi
dal regime brasiliano, che gli permette di impossessarsi del corpo dei
“sovversivi” e di sperimentarvi le pratiche più crudeli. |
In particolare sarà Dorinha, una ragazza di Fortaleza della quale il poliziotto si innamora (e figura femminile nella quale è facile intravedere l’autrice Heloneida Studart), a incarnare il prototipo di madre così affannosamente ricercato dal protagonista. Non è banale che il nome “Dorinha” richiami la parola portoghese dor, ovvero “dolore”: una sorta di nomen omen che trova il suo sviluppo nella seconda parte della narrazione, scandita non tanto dalle sofferenze inflitte ai sovversivi sotto tortura quanto da quelle patite dallo stesso carnefice nel suo tentativo di purificazione. È proprio a Fortaleza, capitale dello stato del Ceará e porta d’accesso per il Nordeste brasiliano più arido, il Sertão, che l’ordo mundi di Carmélio inizia a sgretolarsi, minato da un amore irrealizzabile e dal senso di colpa innescato da un omicidio politico che è costretto a compiere. Da Fortaleza Carmélio, Dorinha e altri due compagni di “sventura” partono per un viaggio di redenzione nel Sertão di Padre Cícero, figura di mistico rinnegata dalla Chiesa di Roma ma che incarna perfettamente lo spirito religioso e le contraddizioni socio-culturali del Brasile rurale. Il romanzo di Heloneida Studart ci ricorda che la dittatura brasiliana non fu meno crudele dell’omologa argentina o cilena, ma soprattutto che il rapporto tra vittima e carnefice può ribaltarsi da un momento all’altro. Basta girare la scacchiera per decidere chi muoverà le pedine nere e per far capire all’altro giocatore che è spacciato. |
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Valeria
Parrella L'altra
faccia del Brasile
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Carlo
Mazza Galanti Sertão
magico
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Giulia
Pacella Scrittrice e giornalista, femminista convinta e militante politica impegnata nella lotta contro ogni forma di oppressione (tanto da subire persecuzioni, arresti e torture per essersi opposta alla dittatura brasiliana degli Anni 60), Heloneida Studart riversa in questo volume (terzo libro della cosiddetta “trilogia della tortura” composto da La libertà è un passero azzurro e Lo stendardo dell’agonia) la sua terribile esperienza di vita.
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Facendo i conti con i fantasmi della sua vita, Carmélio si spoglierà di ogni corazza e nella sua vulnerabilità scoprirà i pericoli dell’amore. Un concentrato di estrema potenza emotiva, passione e critica sociale che ci restituisce l’anima più profonda della migliore letteratura latinoamericana.
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Libreria
Atlantide aprile 2010 La storia vera è quella della scrittrice: nata nel 1932, unica femmina di cinque figli, paga con il carcere, durante la dittatura, il suo impegno contro ogni forma di discriminazione. Raccontava di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà e scrittrice per le tante ore trascorse in cucina, con la vecchia domestica nera, ad ascoltare leggende piene di orrori e sensualità. La sua vita, le sue posizioni politiche ne fanno una icona della società e della letteratura brasiliana: Heloneida Studart (1932 – 2007), che subì il carcere negli anni peggiori della dittatura brasiliana, raccontava di essere diventata femminista alla faccia di una zia che ripeteva sempre che le donne non hanno volontà, scrittrice grazie alle tante ore passate in cucina con la domestica nera, ad ascoltare storie vibranti dei tempi passati. Questo suo terzo libro proposto in Italia da Marcos Y Marcos presenta diversi tratti inconfondibili della sua felicissima ispirazione, il realismo magico, la scrittura “dalla parte delle donne”, la violenza della dittatura, la superiorità del modo di sentire femminile nei confronti di quello maschile. Meno riuscito è forse il personaggio narrante, il torturatore che giunge a ravvedersi grazie all’incontro una donna.
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