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JACK FINNEY Recensioni
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Ruggero Bianchi La Stampa
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Marco Denti Il Buscadero
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Matteo Tosi Almanacco della ScienzaRivista del CNR
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Ruggero
Bianchi
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ma tecniche
raffinate di ipnosi e autoipnosi. Grazie ad esse Simon Morley, un giovane disegnatore newyorkese selezionato da una segreta agenzia federale come cavia per un fantastico esperimento di ritorno al passato, riuscirà a viaggiare a proprio piacimento tra la Manhattan del suo tempo e quella del 1882. Autentico pendolare di questa minuscola tratta di cronosfera, potrà così esibire ai responsabili del progetto (e ai lettori) non solo accurate descrizioni di un'epoca lontana e del suo Zeitgeist, ma anche bozzetti e fotografie autentiche di quel mondo perduto. Sarà, naturalmente, costretto a scelte problematiche e rischiose.In quale fascia temporale, ad esempio, dovrà infine fermarsi per poter condurre un'esistenza normale? E quale sarà la donna della sua vita: la Kate di oggi o la Julia di ieri? Ma, soprattutto, dovrà accettare un ruolo di semplice spettatore neutro e passivo o ritagliarsene invece uno più ardito di manipolatore del futuro? E, in quest'ultimo caso, dovrà seguire le istruzioni dell'agenzia che l'ha contattato o affidarsi al proprio istinto e alla propria etica? La posta in gioco, del resto, non è un semplice destino privato come in The Truman Show (un altro film che sembra ricalcare alla lettera certi spunti di questo romanzo), ma la stabilità e la certezza stessa della Storia. Paradossalmente, il fascino di Indietro nel tempo sta più nella sua qualità narrativa che nelle ipotesi scientifiche e filosofiche cui rimanda. Ad avvincerci è soprattutto il clima emotivo del racconto e delle immagini un po' fané che lo illustrano. Come se, una volta entrati nello spirito e nella logica della vicenda, la vivessimo non già con lo smaliziato distacco col quale affrontiamo un classico del passato, ma con lo sguardo vergine e partecipe di chi si misura con l'ultima fatica del proprio autore prediletto. Cioè, per intenderci, come se leggessimo Piccole donne con gli occhi dei contemporanei della Alcott. |
| Matteo
Tosi Almanacco della Scienza Rivista del CNR maggio 2004
Ritorno alla New York del passato "Era un giorno come tanti altri, un venerdì, e mancavano venti minuti alla pausa pranzo, cinque ore all’inizio del fine settimana, dieci mesi alle vacanze, e trentasette anni alla pensione. In quel momento squillò il telefono". E incominciò la meravigliosa avventura di Simon Morley. Un giovane e talentuoso illustratore newyorkese, frustrato, come tanti, dalla routine del suo lavoro. Ma misteriosamente scelto, lui solo tra mille, da una segreta agenzia governativa come protagonista di un incredibile esperimento di ritorno al passato. Sotto la guida di una folta équipe di eminenti studiosi, capitanati da un geniale scienziato fermamente convinto del fatto che, come sosteneva lo stesso Einstein, il passato non è del tutto passato. Anzi, è esattamente hic et nunc, basta saperlo concepire, liberando la propria mente da ogni razionale condizionamento del sensibile. Indietro nel
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tempo diventa così uno splendido omaggio alla potenza dell’immaginario e della fantasia, dove, al posto di fantascientifici marchingegni di scomposizione della materia, la "porta" è costituita da raffinate tecniche di ipnosi e autosuggestione, che permetteranno al giovane Simon di scorazzare a suo piacimento tra la Manhattan dei suoi giorni e quella del 1882. Catapultandolo in un inconsueto thriller a cavallo di mondi e tempi diversi, per verificare la spedizione di una fantomatica lettera. E noi dietro, con lui. A scoprire le radici della Grande Mela, a vedere la Statua della Libertà ancora senza fiaccola, a viaggiare su degli scalcinati omnibus attraverso un Central Park dalle infinite prospettive, a schivare il morbo del vaiolo, ad incontrare un’incantevole Julia. E ad innamorarci di lei, tanto da volerci fermare "per sempre" al suo fianco o provare a portarla con noi. Perché se Jack Finney ha un dono, è proprio quello di coinvolgere il lettore in ogni aspetto della vicenda, di fargli respirare la stessa aria del protagonista, di fargli guardare il mondo con gli stessi occhi. E, diciamolo, di regalarci una breve vacanza dal nostro presente per intraprendere un incantevole viaggio in epoche di stupore e meraviglia. |
| Marco
Denti Il Buscadero Maggio 2004 Il viaggio nel tempo è un mito che ha alimentato moltissime invenzioni della narrativa e del cinema. La possibilità di incidere sugli eventi presenti e futuri, magari anche soltanto incidentalmente, attraversando qualche era del passato è sempre stato l'elemento di disturbo e il punto di non ritorno di tutti i viaggi nel tempo. Quello di Simon Morley, il protagonista del romanzo di Jack Finney, ha la formula e la statura del classico. La sua odissea dalla metà del ventesimo secolo verso la New York del 1882 è propiziata un po' dalla noia, un po' dalla curiosità ("Probabilmente l'istinto più forte della razza umana, ancor più del sesso o della fame, è la curiosità; il bisogno assoluto di conoscere. Vi sono persone che vi dedicano la vita intera, e la prospettiva di poter soddisfare la propria curiosità può essere un'emozione fra le più eccitanti") e un po' dal senso civico visto che la proposta di andare Indietro Nel Tempo gli arriva direttamente dall'esercito degli Stati Uniti d'America. Un progetto segretissimo i cui obiettivi non sono del tutto chiari, ma che Jack Finney si premura di rendere credibile: non c'è alcun scienziato allucinato, nessun macchinario fantascientifico, niente varchi tra spazio e tempo. Piuttosto emergono le diatribe tra le esigenze del progetto e il controllo dei finanziamenti, i consueti scontri tra politici e militari, le titubanze e gli entusiasmi. I tentativi di spedire qualcuno a ritroso nel tempo prevedono un viaggio nella Parigi del 1451, uno tra le trincee sul finire della prima guerra mondiale, altri ancora nel North Dakota del 1924 o a Denver nel 1901 e poi, quello di Simon Morley, nella New York del 1882. Gli strumenti, molto plausibili, sono ricercatissime ricostruzioni degli ambienti dell'epoca, lo studio dei gerghi e delle lingue come si parlavano, moltissimi libri e altrettante ore di lezione, e poi l'ipnosi e l'isolamento dei presunti viaggiatori in luoghi e |
scenari che hanno
un solido legame con il passato. Simon Morley viene relegato in una stanza, appositamente adeguata, del Dakota, un edificio che è parte integrante della storia dell'architettura di New York. Chi mastica rock'n'roll e il suo immaginario fiuterà subito la puzza di bruciato perché il Dakota è anche quel palazzo stregato dove Roman Polanski ha girato Rosemary's Baby e dove John Lennon ha vissuto i suoi ultimi giorni. Non è necessario essere superstiziosi per capire che il salto nel tempo di Simon Morley non sarà del tutto indolore: la New York del 1882 (ricostruita egregiamente dalla scrittura di Jack Finney) è, naturalmente, molto diversa dal mondo attuale, però ci sono molti elementi in comune con il presente e sicuramente anche con il futuro. Simon Morley piomba proprio nel mezzo di una storia di corruzione per appalti pubblici (succede a New York nel 1882, ma non solo a New York, non solo nel 1882), di false fatturazioni e di ricatti che s'incrociano con un paio di storie d'amore, una che non decolla, l'altra che affiora, a sorpresa (e anche questo succede in tutte le ere). Tutto preso dalla sua parte, affascinato dal viaggio e dagli incontri, Simon Morley sembra dimenticarsi di essere in missione per conto del governo americano, ma viene presto chiamato a rispondere del suo operato. In un ultimo sussulto di dignità e di disgusto ("Io penso che le decisioni più importanti vengono prese da persone che non sanno nulla a loro volta. Agiscono in base a semplici convinzioni. Sono convinti che sia giusto e necessario avvelenare l'atmosfera con la radioattività. Sono convinti che dobbiamo usare le scoperte genetiche dei nostri scienziati per generare nuove e terribili malattie. E non si sognano nemmeno di chiedere il consenso al novantanove virgola nove per cento dei comuni cittadini") Simon Morley deciderà di seguire il suo istinto, ma questo è già parte del finale di Indietro Nel Tempo e merita di essere scoperto dai lettori. Un romanzo raffinato, seducente e molto intelligente che suggerisce più di un argomento per riflettere sulla nostra percezione del tempo e della realtà. |