| MICHAEL
ZADOORIAN In viaggio contromano - The Leisure Seeker |
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Terra «Per ora si viaggia da dio, in comodità e in pace. L’aria che entra dal mio finestrino produce un whoosh setoso di rumore bianco mentre i chilometri ci strappano ai nostri vecchi sé. La mente è sgombra, cala il dolore, si dissolvono le ansie, almeno per qualche ora. John non spiccica parola ma sembra molto contento di guidare. È una delle sue giornate buone». Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno. Fregandosene dei divieti e delle ansie dei figli. Al diavolo i medici e i paramendici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami, persecuzioni, precauzioni. Da Detroit, puntano dritto a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. In viaggio contromano è la storia semplice, tenera, positiva, in una parola straordinaria, di due ottantenni che si tuffano sulle strade d’America a caccia di un finale non scontato per le proprie vite. Anni di instancabile passaparola ne hanno fatto un successo a lungo termine. Già dalle prime pagine se ne scopre il perché.
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Paolo
Giordano Michael Zadoorian
racconta una nuova senilità pronta all' avventura Il 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli Custodi nel calendario dei santi, si celebra in Italia la Festa Dei Nonni. Non me lo ricordavo, forse non l' ho mai saputo (è un' istituzione recente, risale appena al 2005). Su un sito, dal nome iperglicemico www.ilpaesedeibambinichesorridono.it, ho scovato una collezione di poesie dedicate ai nonni da alunni delle scuole elementari, in occasione della loro festa. Selene B scrive in rima: «Ecco gli anziani/ Tanti sorrisi fra le mani/ Un sorriso tra le rughe/ Un po' di stanchezza nelle ossa./ Hai mai visto un nonno avaro?/ Nella tasca della giacca/ Noccioline, cioccolate, caramelle,/ Tutte quante buone e belle./ Proprio bravi questi anziani/ Ci offron l' oro nelle mani/ Con la loro mente saggia/ La cultura oggi viaggia». I versi di Selene B - lo ammetto senza fierezza - mi hanno provocato un moto d' invidia, sollevando un polverone di immagini che io non riesco a ritrovare autentiche nella mia memoria, se non mediate dalla televisione, dalla pubblicità e dalla nostalgia di altri: i nonni come Santi Angeli Custodi, instancabili cantastorie, depositari della memoria, dispensatori di dolciumi e di vizi spregiudicati, sempre disponibili ai bisogni di figli e nipoti, pur di assicurarsene i sorrisi e la riconoscenza. Per una banale questione di ritardi generazionali, la mia esistenza di nipote è stata occupata in misura maggiore dall' altra faccia della vecchiaia, quella dei nonni ormai incapaci di badare a se stessi, consumati dalla stanchezza e dai malanni, imbronciati con la vita e collegati al mondo circostante da un segnale ogni giorno più disturbato e intermittente. L' impressione (inconscia, fino all' elaborazione di questo articolo) che un semplice computo di anni mi avesse defraudato di una porzione di felicità così dorata, mi ha portato, come spesso accade, a colmare quel vuoto con un fastidioso cinismo nei confronti della terza età. Alla visione edulcorata dell' affabile vecchina che sforna crostate morbide e le poggia sul davanzale a raffreddare, ne ho sostituite altre, più crudeli: l' avvizzimento, i risucchi rumorosi del brodo ristretto, la recrudescenza di frustrazioni soffocate per una vita, le case di riposo appestate dall' urina, le protesi dentarie. Mi sentivo confortato, e scambiavo la limitatezza del mio pensiero con la lucidità, nel ritrovare lo stesso sguardo in film come La famiglia Savage, dove il padre di Philip Seymour Hoffman e Laura Linney scrive sulla parete del bagno prick («stronzo») usando i propri escrementi, o nella straordinaria descrizione del labirinto della demenza senile e dell' incontinenza di Alfred Lambert, il «nonno» de Le correzioni di Jonathan Franzen. Poi, per fortuna, ho letto In viaggio contromano - The Leisure Seeker di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos, pagine 282, Euro 16,50, traduzione dall'inglese di Claudia Tarolo). Ella e John Robina non sono due nonni da pubblicità e non assomigliano affatto a due Angeli Custodi. Basta pensare che, ben in là nella pensione, dopo più di cinquant' anni di matrimonio e acciaccati come sono - «due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del Terzo Mondo, l' altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è» - decidono di mollare i due figli e i relativi nipoti a Detroit e di improvvisare una fuga attraverso gli States, a bordo del loro camper (il Leisure Seeker, un classico dei camper, prodotto dalla Winnebago, il cui nome significa «Cercatore di agio»), lungo la madre di tutte le strade e di tutte le fughe: la Route 66. |
Ella e John non cucinano cibi sani, se ne strabattono del colesterolo e delle diete: le loro soste più frequenti sono da McDonald' s, nella cucina del Leisure Seeker friggono bacon e mortadella (si può davvero essere tanto sconsiderati da friggere la mortadella?) e li accompagnano con insalata di patate già condita e disponibile in comode buste, ingurgitano Pepsi e milkshake ipercalorici e, la sera, mischiano Canadian Club e Seven Up. Ella e John non hanno pensieri edificanti. «Sono una drogata» si dice Ella, quando si accorge di abusare delle pilloline blu che il medico le ha prescritto per tenere alla larga i dolori. Poi scrolla le spalle e ne butta giù un' altra. Ella e John non sono remissivi: tengono, contro la legge, una pistola nel cruscotto. Ella e John non se le mandano a dire (Ella: «Te ne stavi andando senza di me, imbecille». John: «Sei pazza, vai a quel paese»). Peccato che, dopo pochi secondi, John si dimentichi anche di essere arrabbiato e torni a essere il marito affabile e assente di sempre. (John: «Siamo a casa?». Ella: «No, siamo in vacanza»). Ella e John hanno tutte le miserie della vecchiaia, insomma - se la fanno addosso, quando cadono non sanno rialzarsi, sono riottosi, stanchi e ripetitivi - eppure commuovono e appassionano, perché sono umani. In viaggio contromano è uno strampalato romanzo on the road - ve lo ricordate il film Little miss sunshine? Vi ricordate quella leggerezza? Ecco -, dove, ancora una volta, si parla della vita attraverso la metafora più ovvia, quella del viaggio. Ma non c' è prosaicità nella traversata degli anziani coniugi Robina: «Noi siamo turisti» afferma Ella all' inizio del racconto. La meta, d' altronde, non è l' oceano o la casa di un parente o qualche altro luogo sacro, bensì Disneyland, l' espressione più pacchiana e divertente dell' incanto consumistico statunitense. Zadoorian rinuncia a infarcire la narrazione di continui e faticosi flashback e lavora sugli oggetti, per simboli. Nel suo primo romanzo, Second Hand (anch' esso pubblicato da Marcos y Marcos), il protagonista Richard collezionava cianfrusaglie, articoli usati, paccottiglia di ogni specie. Ella e John, qui, osservano i feticci decadenti della vecchia Route 66 - un gigante in fibra di vetro che regge un hot-dog, i «pupazzoni» di Kermit la rana e dell' alce Bullwinkle -, e ricostruiscono la propria storia a partire dagli oggetti: «Non posso fare a meno di pensare alla mia vita, quanto meno alla mia vita matrimoniale, in termini di biancheria: le lenzuola bianche ricevute come regalo di nozze, rigide di chiazze dei nostri primi anni appassionati; le stesse lenzuola ingiallite dalla pipì di Cindy che comincia a infilarsi nel lettone; le lenzuola comprate da me dopo diciotto o diciannove anni di matrimonio (...); le stesse lenzuola che ci accompagnano fino alla mezza età; poi più moderne lenzuola a strisce misto cotone (...), ultimamente macchiate dalla crescente trascuratezza igienica di John». La senilità non è solo il regno degli Angeli Custodi, dei consigli saggi e degli aneddoti nostalgici, degli stravizi ai nipoti e delle torte fatte in casa. È anche (soprattutto) una lotta fallimentare contro il degrado del corpo e della mente, contro i fantasmi accumulati in una vita e contro il tempo che non è sufficiente ed è sempre troppo. «Gli anziani/ Sono come i bambini/ Perché sono umani/ E sono anche gentili» recita la poesia composta per il 2 ottobre da Francesca A, Arianna G, Ilaria L e Chiara Z. Michael Zadoorian tiene conto dell' una e dell' altra faccia. Ci fa sognare Disneyland attraverso gli occhi velati di cataratta, eppure ancora inclini alla meraviglia, di una signora ottantenne, ci restituisce il suo mondo instabile e ovattato, senza affettazione né pregiudizi. Consapevole che in tutte le età, compresa la terza, convivono una violenza cupa e un incanto irresistibile: basta saperli riconoscere.
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Luigi
Sampietro Nonnetti on the road Provateci
voi a diventare vecchi e toccare con mano che non è vero che il tempo è
circolare e che ritorna, come dicono certi filosofi. E se siete una coppia
sposata da quasi sessant’anni, capace che vi salti il ticchio di salire
sul camper e prendere il volo verso Disneyland. Ovviamente contro il
parere di figli e dottori, che cominceranno a strillare come aquile.
L’ipotesi è plausibile ed è anche la trama dell’ultimo romanzo di
Michael Zadoorian: si intitola In
viaggio contromano e ha un sottotitolo – The
Leisure Seeker – che, come direbbe un venditore di veicoli usati, è
in sé una garanzia. È infatti anche il nome di un modello di
“motorhome” prodotto dalla Winnebago di Forest City, Indiana. Il
lettore esperto ha già capito che i nostri eroi, entrambi oltre gli
ottanta e male in arnese – lei piena di acciacchi (anzi, decisamente
malata) e lui che non ci sta più con la testa (morbo di Alzheimer) -,
hanno intenzione di prendere la gloriosa Route 66. E poi, via col vento!
Inaugurata nel 1926 e oggi sorpassata da più veloci autostrade, la R66 fu
la prima via diretta – e, dal 1938, completamente asfaltata – verso il
West. Nel 1946 Bobby Troup le dedicò una canzone resa famosa da Nat King
Cole (Get your kicks on Route 66) e i nostalgici che non hanno fretta
ancora la percorrono alla ricerca di un loro specialissimo tempo perduto.
Magari, come fanno i nostri vecchietti – lei si chiama Ella e lui John
-, portandosi dietro le diapositive degli infiniti viaggi d’antan, per proiettare la sera, prima di accucciarsi nel camper,
sullo schermo di un logoro lenzuolo matrimoniale all’aperto, e rivedere
le immagini di un’intera vita. Gli amici, quelli con cui sono stati in
vacanza ogni estate – quelli sì, davvero scomparsi -; e
figli – i bimbi! -, un maschio e una femmina, a loro volta ormai
vicini alla pensione, che minacciano continuamente al telefono di farli
cercare dalla polizia. Per sentirsi però sempre rispondere che nessuno li
può arrestare, perché “la vecchiaia non è un reato”. Il viaggio
comincia a Detroit, nel Michigan, dove Ella e John sono sempre vissuti.
Attraversa L’Indiana, l’Illinois, il Missouri, il Kansas,
l’Oklahoma, il Texas, il New Mexico e l’Arizona. E termina ad Anaheim,
in California. I nomi degli Stati sono anche i titoli dei dieci capitoli
di una “novela picaresca” che finisce quando non c’è più nulla da
dire o da fare. Dopo che lui e lei hanno emblematicamente visitato
Disneyland in carrozzella, e dopo che sono saliti in cielo a bordo della
ruota panoramica. Per una volta si tratta – non sta a noi dire quale
sia, ma ci si può credere – di un vero e proprio happy
ending.
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Teppisti armati, per esempio: si
fermano fingendo di aiutarti a cambiare una gomma e poi tirano fuori il
coltello e cercano di portarti via non solo i pochi soldi che hai in
tasca ma anche l’anello matrimoniale. E la cosa nel libro succede
davvero. |
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Monica
Capuani Sulla Road 66 “Senza paura”, recita l’adesivo sulla rombante macchinetta giapponese che percorre a tutta birra un tratto della mitica Route 66. Ella lo prende come un segno. Sta facendo la cosa giusta. Perché lei, malata terminale, e suo marito John, affetto da Alzheimer, se la sono filata alla chetichella a bordo del loro camper. Un ultimo viaggio alla volta di Disneyland, un tuffo nella vera e varia essenza dell’America, certo più efficace delle mortificanti terapie che li aspettano. è In viaggio contromano, secondo romanzo on the road di Michael Zadoorian, che il cinema ha già opzionato per farne un Thelma e Louise della terza età. Qual
è il suo ricordo/mito personale della Route 66?
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Una
vecchia coppia, una vecchia strada gloriosa. Per caso è l’America che
sta diventando vecchia? Perché
i figli diventano così castranti nei confronti dei genitori anziani?
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Claudia
Tarolo N.d.T. - La Nota del Traduttore dicembre 2009 Siamo partiti in camper da Detroit una bella mattina di settembre, Ella e John davanti, io seduta dietro, sulla panchetta della cucina, ospite invisibile. Qualche timore l’avevo: la destinazione è Disneyland, alla guida c’è un uomo anziano con un Alzheimer galoppante, accanto a lui una donna non meno anziana e molto malata. Ma ogni traduzione è un’avventura in mani altrui, così, anche in questo caso, una volta imbarcata, sapevo che comunque, dopo gorghi, secche e tempeste, sarei arrivata alla fine. Come sempre, avrei scoperto mondi sconosciuti, sarei entrata in profonda intimità con degli stranieri. “Noi siamo turisti”. In viaggio contromano comincia così. È una storia on the road, probabilmente tra le più estreme. Qui è davvero in gioco la vita, si viaggia in condizioni di vulnerabilità assoluta, pronti letteralmente a tutto. Ella e John non hanno mai preteso di viaggiare per espandere la mente. Hanno viaggiato per staccare dai ritmi quotidiani, per rallentare il tempo, per vivere momenti intensi di straniamento legati a un incontro, a un acquazzone improvviso, allo stordimento serale dopo una giornata piena di sole. Hanno viaggiato per assaporare la vita come troppo spesso si manca di fare, stretti nei piccoli incagli quotidiani. Questo viaggio, il loro ultimo viaggio, è una fuga da medici, ospedali, figli apprensivi, per assaporare ancora una volta le meraviglie della natura e dell’amore. John guida, infaticabile, si perde nella sua smemoratezza, ogni tanto torna al presente, dalla donna che di colpo si ricorda di amare. Ella decide, organizza, racconta. Seduta con i gomiti sul tavolino del camper, io la ascolto. È una donna che ha smesso di lavorare quando sono nati i figli, che ha badato alla casa, è stata accanto al marito per buona parte della sua vita. Una donna normale, che ammette francamente di non essersi mai sentita una persona con doti o talenti eccezionali. I momenti perfetti della sua vita sono stati quelli in cui ha raggiunto, per un istante, la piena consapevolezza di esistere; i momenti in cui ha provato la pura felicità di essere al mondo. A dispetto dei dolori che ogni tanto la assalgono, Ella è sempre pronta a cogliere le tenerezze, le asprezze, la comicità della vita. È una donna contemporaneamente lucida e romantica, vogliosa di arrabbiarsi e di ridere, di amare e di odiare. La sua lingua è come lei. Semplice, diretta, pragmatica, con scatti di appassionata intensità. Trasmette emozioni decise quando descrive la bellezza solenne del paesaggio, il dialogo difficile con i figli apprensivi e problematici; è un capolavoro di delicatezza e disincanto quando descrive le difficoltà della vecchiaia e della malattia. Le sue sono parole oneste. Non cerca mai la bella frase, l’effetto stilistico: dà voce alle emozioni, alla storia, alla sostanza. Sempre più vicina a Ella, in questo viaggio, ho cercato di affidarmi alla sua semplicità senza pretese, al suo umorismo del cuore. Se dovessi dire qual è stata la cosa più difficile, non ho dubbi che sia stato il cibo: panini unticci a profusione, e la sera in cui hanno sfoderato mortadella fritta in padella sono stata seriamente tentata di scendere dal camper. Mi ha sempre sorretto, invece, il coraggio di Ella nel seguire la legge della strada fino alle estreme conseguenze, la sua profonda libertà di pensiero. Il rispetto per la vita che la spinge a scelte che potrebbero apparire troppo radicali. Ma “Non sta a noi giudicare”: In viaggio contromano finisce così.
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Ana
Ciurans
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Carla
Paulazzo
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Assolutamente da leggere.
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Marta
Cervino Prendete un’anziana coppia di coniugi (lei con “più problemi di salute di una paese del terzo mondo”, lui con l’Alzheimer); un camper cult (il Leisure Seeker) e la strada per eccellenza (la Route 66). Dopodiché fateli viaggiare in leggerezza e in vacanza attraverso mezza America: da Detroit a Disneyland. Risultato: un libro on the road (meglio di una guida) che riavvolge i ricordi srotolando i chilometri.
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Marco
Philopat C’è
ancora tempo per fuggire via...
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Libreria
Atlantide, Castel San Pietro Terme (BO) Second Hand ci aveva colpito per
la sua leggerezza e amabilità (sempre che questo aggettivo possa essere
attribuito ad un libro), in cui ogni pagina riservava una sorpresa, e
per la filosofia che ne era alla base: perché comprare cose nuove
quando puoi far riviverne di vecchie, ed ascoltare le secrete sensazioni
che possono trasmetterti, quasi siano in grado di raccontarti la vita
delle persone a cui sono appartenute, farti percepire le emozioni
assorbite.
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Dario
Olivero Un
paese per vecchi
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Beppe
Marchetti Il secondo
romanzo dell’americano Michael Zadoorian è la tenerissima storia di due
ottantenni che partono per un lungo viaggio. Forse l’ultimo. Come sempre
insieme.
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Francesco Non
l'avevo ancora sperimentato con questa gioia, ma uno dei (tanti) vantaggi
di essere un libraio è che puoi leggere i libri poco prima che escano.
Nel caso che una casa editrice gentile te ne dia la possibilità.
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Elena
Dallorso Ella e John, due
pensionati malmessi fisicamente ma con il gusto dell’avventura, sfuggono
a medici pedanti e figli preoccupati per girare l’America in camper
lungo la mitica Route 66.
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Valeria
Parrella Sulla
strada con romantici vecchietti
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On
the road, versione senior
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Camilla
Cannarsa E chi lo ha detto che due ottantenni non possono
intraprendere un viaggio allo sbando sulla mitica (e ormai un po'
malandata) Route 66? |
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Felice
Modica Quei vecchietti "on the
road" stanno scappando dal futuro
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I vegliardi hanno una meta finale molto americana:
Disneyland. Ella e John cercano il loro passato, le tracce di una vita
comune tutto sommato felice. Lei spera che il viaggio faccia tornare,
almeno in parte, la memoria di lui. John è del tutto demente, ma conserva
una discreta forza fisica e la quasi innata capacità di mettersi alla
guida di qualsiasi veicolo a motore (una vita da meccanico alla General
Motors non trascorre invano...). Lei, al contrario, è lucida, ma
fisicamente un disastro. Così, fanno una persona in due, e se ne vanno
via col vento, a cercare per le strade dell’America profonda il luogo
della memoria, che magari si annida in un anfratto profondo del loro
essere. |
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Giulia
Cagnacci Ella e John decidono di attraversare gli Stati Uniti in camper. Lei cammina con il deambulatore, lui ha l’Alzheimer: hanno 80 anni. Ma nessuno li ferma e vivono con coraggiosa follia una vacanza indimenticabile, che è anche un magnifico viaggio nella loro vita. Tenero, struggente, trascinante fino al finale
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A una certa età, quando le
malattie si intensificano e i ricordi si offuscano ogni giorno di più, la
sensazione è quella della condanna. Non è il caso di John, con gravi
problemi di memoria, e di Ella, affetta da un numero infinito di
patologie, che insieme decidono, infischiandosene dei figli preoccupati e
dei medici, di mettersi in viaggio con il loro camper per una meritata
vacanza.
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Sulla route 66 con finale a sorpresa In viaggio in camper sulla mitica Route 66, tra motel, drive in, hamburger e improbabili musei. In viaggio sulla stessa strada raccontata nelle canzoni e vista nei film, in viaggio come hanno fatto o sognato di fare gli hippies di mezzo mondo. Ma In viaggio contromano ci va una strana coppia di vecchietti: lui che sa ancora guidare, ma che non sa più abbottonarsi i pantaloni e non si ricorda il nome della moglie; lei che vive di pastiglie per cacciare indietro il dolore di un cancro che la sta uccidendo. Sono in fuga, Ella e John. Sono in fuga dai figli ansiosi, dai medici che vorrebbero imporre le loro regole, da una vecchiaia che li potrebbe condannare al male peggiore: che uno dei due se ne vada prima dell’altro. Lei follemente determinata, lui teneramente folle, insieme fino all’ultimo chilometro nel malinconico romanzo di Michael Zadoorian.
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Cristina
Tirinzoni Ella e John hanno deciso: partiranno. Da Detroit a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Sul loro piccolo camper. A ottant’anni suonati. Loro due insieme, come lo sono sempre stati per tutta la vita. Senza fare niente di speciale. Lei, malata terminale, lui “con una leggera demenza”. Hanno ancora voglia di cercare. Quanta tenerezza on the road!
M.
Ph. Dopo l’indimenticabile Second Hand, lo statunitense Michael Zadoorian ci regala un altro testo di estrema tenerezza. Due simpatici vecchietti, di ottant’anni, malati terminali, riescono a scappare dalle grinfie di figli e medici, s’imbarcano sul loro camper e affrontano l’ultimo viaggio della loro vita. Sulla Route 66 verso una Disneyland qualunque in cerca di un passato che è dannatamente difficile da ricordare.
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Mario
De Santis Finché c’è viaggio c’è speranza. I giovani
degli anni ’60, specie in America, ma poi esportando il modello al
mondo, hanno rinnovato la cultura della nuova frontiera in senso turistico
e ribellistico. Autostop, nomadismo voglia di libertà. Poi l’Occidente
è diventato un paese di vecchi e ora infesta il mondo con il turismo.
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Emilio
Cozzi Coppia di vegliardi dei nostri tempi. Lui, John, cavalca adorabile l’Alzheimer. Lei, Ella, ha la determinazione delle mamme di una volta, sfoggia un cuore grande quanto il grasso sedere semi-infermo e snobba il suo cancro in metastasi. Contro il parere di figli e medici, da Detroit i due scappano alla volta della Disneyland californiana. Per tanto viaggio, non a caso sovrapposto al percorso evanescente della Route 66, Zadoorian usa il linguaggio dei suo protagonisti (di Ella, soprattutto) ed è un salvifico galleggiare nella memoria: parole semplici, frasi dalla linearità adamantina, verità incontestabili dischiuse da un sorriso, da un incontro casuale in campeggio. È la straordinarietà del quotidiano. Col suo ovvio corollario, la Fine, manco fosse il Lynch di Una storia vera a suggerire. Zadoorian pare un cardiochirurgo: le sue pagine aprono il cuore a piacimento. E dentro c’è la vita
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Gianfranco
Franchi Cosa significa chiudere
in bellezza? La risposta di John & Ella, protagonisti del secondo
romanzo di Michael Zadoorian (americano di sangue armeno?), è spiazzante.
Significa: prendere il loro camper, il “leisure seeker” del titolo
originario dell’opera, e tornare sui propri passi. Sui propri passi di
gioventù, nel luogo che per loro rappresenta il paradiso: Disneyland. Non
importa che John soffra di demenza senile, o forse di Alzheimer; e non
importa che Ella venga da anni di cure ospedaliere per le più varie
ragioni. Si prende e si va, attraverso ciò che rimane della un tempo
mitica Route 66, dal Michigan alla California. Si va, con lei come memoria
di entrambi e lui come unico pilota, affrontando tutta una serie di
piccoli guasti e di minime avventure: l’incontro con i ragazzi impegnati
in un rally d’epoca, ammirati dalle loro diapositive altrettanto
d’epoca, uno scalcagnato dialoghetto con un poliziotto – concluso con
qualche leggerezza da parte di John – e un‘opportuna
sculacciata (p. 196) per ripulire dalla polvere.
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Man mano, lei se ne comincia a fregare. Prima
rinuncia alla parrucca, poi a ogni minima autodifesa; quel che sta
cercando non è forse un’evasione, ma – appunto – la parola endgame,
cara a Beckett. Chissà, sembra suggerire Zadoorian, forse questo è un
sentiero migliore di altri: divertente, in un certo senso (amore incluso:
imprevedibile), e definitivo. Peccato soltanto che la narratrice del
romanzo di MZ concluda il romanzo chiedendoci di non giudicare –
finzione o meno, viene voglia di rispettare la sua richiesta. |
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Maria
Vittoria Vittori Sesso,
viaggi e alcool. Anche a ottant'anni si può fare
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Nel
corso della storia che li vede in viaggio da un capo all’altro degli
Stati Uniti – dal Michigan alla California, dal loro sobborgo di Detroit
fino a Disneyland, meta di tutti gli americani e di tutti i turisti e
dunque doppiamente la loro meta – Ella viene di continuo visitata dal
pensiero di figli e nipoti, dai flash del passato: ma è un passato che
non fa male nemmeno quando è doloroso perché testimonia una pienezza di
vita che non si è ancora esaurita. E che la porta a stringere facilmente
amicizia con le persone incontrate nelle soste del viaggio: una coppia di
giovanissimi e spaventati genitori, una banda di grunge
nerboruti
e tatuati. E più di una volta, guardando il paesaggio – spesso arido,
screpolato o costellato di insegne semicancellate, locali in abbandono,
villaggi fantasma – Ella prova qualcosa di simile a un attonito piacere
nel constatare quanta affinità ci sia tra questo paesaggio, che è poi il
cuore dell’America più profonda, e il suo corpo prosciugato dalla
malattia che conserva le tracce sbiadite di persone e sentimenti che non
ci sono più. Ma è un corpo ancora pronto a dar battaglia, deciso a
rivendicare momenti di possibile felicità. All’età di Ella e John,
condizionata dalla ferocia di quei regimi dietetici e comportamentali
finalizzati a prolungare la vita togliendole ogni sapore, la felicità
consiste anche e soprattutto nella trasgressione alimentare e sessuale:
indimenticabili i momenti in cui, tra una medicina e l’altra, i due
pasteggiano a hot dog
e gelati, accompagnandoli con cocktail sontuosamente tossici, e quelli in
cui si concedono, a dispetto degli acciacchi, un incontro pericolosamente
ravvicinato. Fare l’amore è un idillio faticato, conquistato a caro
prezzo: l’ironia affilata e a tratti dolente di Ella non ci permette di
dimenticarlo; la sua voce che anima il romanzo ci diverte e ci commuove al
tempo stesso. |
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Maria
Simonetti Ultima
fermata Disneyland |
Claudia
Bonadonna On
the road again. Nel
senso letterale del termine. Ella ha quasi ottant’anni e il corpo
consunto dai molti cancri terminali, il marito John ha la mente sfumata
dall’Alzheimer ma ancora intatte le funzioni di guidatore
tuttofare che è stato per una vita intera: “Messi insieme, ce la
caviamo benissimo, noi due”, dice
la donna indomita. Lui al volante, lei alla pianificazione delle tappe,
fuggono dalla natia Detroit a bordo
del loro camper pieno di ninnoli, adesivi e ricordi: destinazione
Disneyland, California. E siccome il viaggio è sempre più importante
della meta, tralasciano deliberatamente le veloci e moderne autostrade in
favore della mitica e lentissima Route 66. Campeggiano
nei trailer park più improbabili, si nutrono di proibitissimo cibo
spazzatura e mescolano farmaci
salvavita con temerari cocktail a base di Canadian Club. Di quando in
quando srotolano un lenzuolo
consunto e proiettano le diapositive della loro lunga vita in mezzo al
deserto, a guardare si fermano coyote, giovani famigliole (“Guarda,
cucciolo, com’erano le cose una volta”, esclama la biondina in
prendisole rosa al figlioletto distratto dal Game Boy) e rudi biker dal
cuore tenero. Sventano a insospettabili colpi di pistola il maldestro
tentativo di rapina di due balordi e convincono un giovanissimo poliziotto
che la demenza di John non è un ostacolo alla validità della sua patente
di guida. Si godono gli ultimi sprazzi di vita: un’ostinata vacanza di
libertà lontano dai figli che li asfissiano di attenzioni e dalle molte
analisi e medicine che i medici di casa hanno previsto per la loro
devastata vecchiaia. |
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Damir
Ivic Era come segnare un gol facile facile, con Second Hand, il libro che ha fatto conoscere Zadoorian: vero, lo scrittore americano questo gol lo ha segnato anche giocando discretamente, cioè con una scrittura piuttosto scorrevole, simpatica ed ariosa, però un romanzo che mette in campo un protagonista timido che incontra una femmina un po’ fatale un po’ strana, il tutto nella cornice delle manie e delle nevrosi da collezionisti di oggetti di seconda mano, beh, è designato a suscitare simpatia. Discorso diverso con In viaggio contromano. Qua, la partita era in trasferta, coi tifosi della squadra avversaria ostili e un arbitraggio contro. Fuori di metafora calcistica, non si può accusare Zadoorian di aver scelto la via più facile e paracula, per questo libro. Sì, è un bel romanzo on the road, ma i due protagonisti sono due pensionati, per giunta assai acciaccati: arteriosclerosi, debolezze, difficoltà a camminare, vuoti di memoria... Molto poco kerouackiano, soprattutto molto poco accattivante, sulla carta. Per certi versi anche forzato, se non addirittura insensato – sempre sulla carta. Invece, in questo assai più che in Second Hand, lo scrittore americano dimostra di essere bravo davvero. Non perde il suo tratto distintivo, ovvero la leggerezza, ma riesce ad offrire un lavoro davvero credibile che, pagina dopo pagina, conquista. Far immedesimare il lettore in un io narrante quasi ottuagenario non è facile; rendere credibile, vivida, vivace e non stucchevole la psicologia della terza età è un bel virtuosismo; tutto questo senza trascurare di raccontare per bene l’America di oggi, che agita ancora i suoi simboli storici (la Route 66) ma lo fa con sempre più sciatteria e debolezza – anche se la fiamma dello spirito a stelle e strisce più puro ancora resiste e ha ancora la sua forza emotiva e, diremmo, antropologica. Ecco, Zadoorian ha raccontato tutto questo, e lo ha fatto dannatamente bene. Non un’opera epica, sia chiaro, ma nella sua freschezza e anti-retorica un lavoro decisamente significativo.
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Luisa
Simonetta Scanzonato,
autoironico, tenero, tagliente, In viaggio contromano - sottotitolo
The leisure seeker (Marcos Y Marcos, 16,50 euro) - è sì un
romanzo di viaggio sulla leggendaria Route 66, ma è soprattutto una
storia “contro”, la storia di una rivoluzione in camper: quella che
due vecchietti decidono di fare contro tutto e contro tutti, i figli, i
dottori, le carte di credito, i luoghi comuni, le aspettative, la noia.
L’autore è Michael Zadoorian, che in America è diventato uno scrittore
di culto grazie al tam tam dei librai, incantati dal suo stile alla
Raymond Carver: il suo primo libro, Second Hand - Una storia d’amore,
colpisce davvero al cuore, lucido, visionario, dolcissimo. |
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Angelo Orlando
Meloni Siracusanews Agosto 2009 In
viaggio contromano (The leisure seeker), secondo romanzo di Michael
Zadoorian, è una cavalcata on the road che si allontana dallo stereotipo
del genere e ci porta attraverso la mitica Route 66, l’autostrada
che collegava Chicago a Santa Monica, per un percorso complessivo di oltre
tremila chilometri, e che oggi vivacchia come un residuo del passato,
superata dai moderni sistemi autostradali degli States. Un’attrazione
per turisti, ma anche un’irresistibile sfida per Ella e John, la coppia
di ottuagenari protagonista di In viaggio contromano
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Igor
Cipollina Gazzetta di Mantova 12 settembre 2009 Viaggio contromano con Zadoorian e lo show di Roversi Una torta sbrisolona dalle mille briciole. Tutte diverse ma abbracciate tra loro. Così Patrizio Roversi descrive il secondo romanzo di Michael Zadoorian "In viaggio contromano". Che mescola stili e registri: è comico, iperrealista, grottesco, kitsch. Corre verso un finale tanto atteso quanto spiazzante. È come il suo autore, un ragazzo di 52 anni che nasconde la timidezza dietro al sorriso. Roversi è la spalla ideale. Insieme alla complicità del pubblico trova la chiave giusta per entrare in sintonia con Zadoorian. Che sul palco si diverte come un matto. "Noi siamo turisti". "Non sta a voi giudicare". "In viaggio contromano è racchiuso tra queste due frasi. La sintesi di Roversi (che rischia il linciaggio quando accenna il finale) è efficace: la storia racconta di una coppia di ultraottantenni messi malissimo - Ella ha il cancro, John l'Alzheimer "e naviga molto al di là di Orione" - che, stanchi di subire le attenzioni e l'oppressione dei figli, fuggono lungo ciò che resta della Route 66. Contromano e contro tutti. La storia è affidata ai pensieri e alla voce di Ella, che Zadoorian restituisce con un'intensità commovente. Come se avesse il doppio dei suoi anni e un macigno di ricordi da sopportare. "Come ho fatto? Ella ha la voce di mia mamma, è stata lei a influenzarmi", rivela l'autore. Poi incalzato da Roversi, ammette di assomigliare al protagonista del suo primo romanzo ( "Second hand"), il rottamofilo Richard ossessionato dalle cose vecchie, sfiorate da centinaia di dita. Un modo per entrare in contatto con le persone senza "incasinarsi con i sentimenti". In fondo c'è un filo rosso che corre tra i due libri: anche Ella e John sono dimenticati, trascurati, come oggetti. Finale irrituale, prima delle domande del pubblico, con la traduttrice/editrice Claudia Tarolo chiamata sul palco da Roversi (che rimedia "un'occhiataccia da segare la carotide") per raccontare come è avvenuto l'incontro con Zadoorian. L'hanno scovato su Internet, la sua scrittura è intensa e ironica. Friabile come una fetta di sbrisolona. |
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Marcella
Smocovich Il Messaggero 13 settembre 2009 "Quando morirò, di me non resteranno che cianfrusaglie. Ma alla liquidazione delle mie cose vorrei che essere lì a ricomprarmi tutto". Cercare e raccontare l'anima degli oggetti usati per riutilizzarli, con la consapevolezza che potrebbero cambiarti la vita. Si potrebbe definire la filosofia del vintage, quella di Michael Zadoorian, scrittore di best-seller negli States, oggi a Roma al Circolo degli Artisti per presentare con Paolo Giordano e John Vignola, tra gli oggetti usati di un mercatino bric-a-brac nella giornata dedicata al vintage, il suo ultimo romanzo "In viaggio contromano", parlare della passione per il vintage, raccontare come nascono i suoi personaggi. Ricercare un amore su Facebook, o cercare vecchie emozioni dell'adolescenza ha un senso? "No, probabilmente - risponde - non ha senso. Ma è molto umano. Non è forse così che si forma l'amore per il vintage? Anche in questo caso è un tentativo di rivivere certi momenti e certe sensazioni, con mezzi moderni". Comprare un oggetto e rimanervi attaccato in ricordo di un viaggio, di un anniversario. Tornare indietro per rivivere la scintilla di vita anche attraverso essi. Il demone del possesso anima collezionisti e frequentatori de mercatini dell'usato. È questa la filosofia del vintage? Spiega Michael Zadoorian, una casa a Detroit, un lavoro in un'agenzia pubblicitaria e un sito Internet che sembra un vecchio libro consunto: "Sono convinto che quando possiedi qualcosa che è appartenuto a un'altra persona stabilisci un contatto segreto con lei, con il suo passato. È un modo per toccarla senza incasinarsi con i sentimenti. E mentre il mondo è a caccia di novità ipertrendy e ipertecno, trovare, fiutare, scovare cose già vissute in grado di raccontarti la vita delle altre persone e farti percepire altre emozioni, è magnifico". Nel primo libro, "Second Hand - Una storia d'amore", l'autore racconta le storie di Richard e Theresa che incantano con il loro mondo pieno di cianfrusaglie. Nel nuovo romanzo in uscita in Italia Zadoorian racconta di Ella e John, una coppia di improbabili avventurieri che in barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a 80 anni suonati balzano sul loro "Leisure Seeker", un vecchio camper, e attraversano l'America da est a ovest, per un vero viaggio contromano a base di cocktails vietati, hippies irriducibili, malviventi messi in fuga. Lei malata, lui dimentica il suo nome, ma insieme ripercorrono lo scenario della Route 66, la strada caleidoscopio di paesaggi strepitosi. Uno spaccato di vintage di sentimenti ed emozioni Celestino Tabasso L'Unione Sarda 24 settembre 2009 Dove non può la continuità territoriale, arriva quella letteraria: martedì a Cagliari si è affacciata qui la Routeì 66, tra le grandi Strade Americane quella davvero leggendaria. Ce l’ha portata Michael Zadoorian, il romanziere di Detroit che sull’asfalto screpolato della Sixty-Six ha ambientato il suo nuovo romanzo “In viaggio contromano”. Zadoorian, a sua volta, è stato portato a Cagliari da Prohairesis e Libreria Mondadori, che per presentarlo al pubblico del capoluogo lo hanno condotto nella penombra del teatro Sant’Eulalia dove lo aspettava, quasi in agguato, un Nino Nonnis in forma umoristica smagliante. Lo scrittore americano e quello cagliaritano hanno dato vita a una serata all’insegna della reciproca, affettuosa incomunicabilità, con Zadoorian (che non parla italiano) lì a sganasciarsi dalle risate solo a sbirciare la mimica facciale di Nonnis che paragonava il mito della “66” alle buche della “131”. Un duetto squinternato e divertente come d’altronde è quello dei coniugi Robina, i protagonisti di “In viaggio contromano”. Ella, voce narrante del romanzo, e suo marito John. Lei casalinga e lui ingegnere automobilistico in pensione, tutti e due sull’ottantina. Lei azzannata da un tumore aggressivo, lui appannato dall’Alzheimer. Stontonato, come sintetizzava Nonnis per poi tradurre per l’ospite americano: «Stontoned». E a questo punto sarebbe legittimo chiedersi ma che cosa ha da ridere Nonnis, che cosa ha da divertirsi il pubblico del Sant’Eulalia per una storia di poveri vecchi malati che gironzolano per l’America? Domanda legittima, ma solo a patto di non aver letto il libro. Perché chi ha seguito chilometro dopo chilomentro, pagina dopo pagina la storia dei Robina e della loro grande fuga sa benissimo che della vecchiaia, della malattia, del dolore e dello smarrimento si può ridere. O meglio: si può sorridere. Con umanità, con levità. Senza retorica. Con quella partecipazione alle umane vicende che distingue la letteratura dal resto della carta stampata. E così - pieno di calda empatia ma continuamente capace di rinfrescante ironia - Zadoorian mette i suoi due vecchi su un camper d’epoca, il Leisure Seeker che dà il titolo alla versione originale, e li spedisce in un viaggio che serve a tante cose. Serve all’autore per raccontarci un bel pezzo d’America, tanto per cominciare. L’America dei giganti di plastica che campeggiano accanto ai motel e ai ristoranti stradali: alci di quattro metri, enormi cowboy in fibra di vetro, muccone titaniche. Sono i totem di una nazione che nel suo Dna avrà sempre il cromosoma del kitsch. Hamburger speciali da tre etti, la seconda tazza di caffè in omaggio, la cameriera col nome stampato sul cartellino che ti chiama tesoro. Oppure nonnetta, se hai più di una certa età. Ecco, questo è il secondo, ottimo motivo per intraprendere il viaggio sulla “66”: fuggire da una società che quando invecchi ti mette sotto tutela, ti vezzeggia e ti disprezza. E allora via, sul camper che da decenni è il destriero delle vacanze di famiglia. Una scorta di pillole assortite, un flacone di analgesici da cavallo, un telefono cellulare per ragguagliare di tanto in tanto i figli, che l’età e la malattia dei genitori hanno trasformato in inacidite vestali del Buonsenso. Per ricordarla quand’era piccola e tenera, questa progenie che oggi si allea con i medici per negarti la gioia di vivere, ecco un vecchio proiettore di diapositive. La sera i Robina si sistemano per benino in un’area di sosta, tendono un lenzuolo sulla fiancata del Leisure Seeker e ci proiettano sopra i loro ricordi di molti anni, molti acciacchi fa. È uno di quelli che Ella chiama “i momenti buoni”. Ce ne sono ancora, tra le pieghe di queste due vecchie vite made in Usa. Un Negroni da assaporare prima di cena, alla faccia dell’oncologo. Un tramonto limpido. Il fruscio delle ruote sull’asfalto liscio e sgombro. Il sorriso di John che a tratti si sveglia ed è di nuovo lui. Per qualche istante, per qualche fortunoso corto circuito di neuroni malandati le sorride ed è di nuovo il suo marito americano forte e gentile. È una storia d’amore bella e delicata. Che fa anche ridere, e scusate se è poco. |
Simone Sala Azione 21 settembre 2009 Trentacinque invii e trentacinque rifiuti. Queste le dure cifre con cui ha dovuto confrontarsi l’americano Michael Zadoorian prima di vedersi accettato da una casa editrice il suo “The Leisure Seeker”. Oltretutto l’editor americana che ha infine deciso di pubblicare la seconda opera di Zadoorian (dopo “Second Hand”), come ci ha rivelato l’autore stesso in occasione del recente festival letterario di Mantova, l’ha fatto non da ultimo per una certa somiglianza fra lo stato di salute dei protagonisti della vicenda e quello del proprio padre. Ma per fortuna il successo di un’opera letteraria a volte è inversamente proporzionale all’accoglienza riservatale in prima battuta, come dimostra uno dei più tristi casi letterari del Novecento: John Kennedy Toole, dopo essersi visto rifiutato senza tregua il suo esilarante e ormai cult “A confederacy of Dunces” (“Una Banda di idioti”, sempre Marcos Y Marcos) si tolse la vita. Fu la madre, con tenacia e testardaggine a garantirgli una tardiva entrata nell’olimpo della letteratura che si coronò nel 1981 con il Premio Pulitzer. Ma torniamo alla vicenda di Zadoorian, ai trentacinque rifiuti intascati dal suo "In viaggio in contromano", e a un libro che ora, grazie anche a un agguerrito tam tam tra lettori sta diventando un vero e proprio caso editoriale. Cosa è l’ingrediente segreto che ha causato reazioni diametralmente opposte come il rifiuto e l’entusiasmo? Semplice, e individuabile sin dalle prime battute. Quella che i detrattori hanno visto come una carrellata di brutte malattie, che vanno dall’alzheimer all’obesità passando per ginocchi artritici e tumori, il tutto, nota bene, sullo sfondo della vecchiaia, per i difensori è uno dei più divertenti, ironici, deliranti romanzi on the road degli ultimi anni. Come non apprezzare la freschezza dei due personaggi Ella e John, decisi a tutto (in particolare lei, perché lui a tratti non sa nemmeno di essere al mondo) pur di raggiungere ancora una volta quella che era stata la meta privilegiata dei loro figli quando erano bambini, ossia la Disneyland del sogno americano? In barba dunque a medici e figli, Ella e il marito John si imbarcano in quella che sarà l’avventura – l’ultima – per eccellenza della loro vita. In viaggio da casa fino al più grande parco divertimenti d’America, a bordo di un camper (il «Leisure Seeker» del titolo inglese) piuttosto malconcio ma pieno zeppo di ricordi (e soprattutto tanto piccolo da permettere di raggiungere i vari angolo notte e angolo cucina con una semplice rotazione del bacino) e seguendo i mitici cartelli della Route 66, quella strada abbandonata dai grandi flussi di traffico ma scelta da chi ha tempo e voglia di avere tempo. Oltre a un viaggio in un paesaggio che cambia costantemente, attraverso innumerevoli Stati, oltre a numerosi incontri più o meno piacevoli con un’umanità di volta in volta operaia, sprovveduta, criminale ma anche solo e semplicemente curiosa, Ella e John, seppure con consapevolezze diverse si permettono un viaggio nel passato per riemergerne con un bilancio della propria vita è tutto sommato positivo e sereno. Per la serie che, al più tardi dopo avere gettato la parrucca dal finestrino, poiché non vi è più tempo per risultare carina e piacente agli altri, Ella decide di prendere in mano le redini della propria esistenza. Certo, una pillolina blu antidolorifica qui e là non può fare male, come non nuoce un uso sapiente dell’arma da fuoco quando se ne presenta l’occasione, ma al di là di questi, che sono particolari, il progetto, quello del viaggio, viene portato a termine con tutti i crismi. Al volante, il fido John, che sebbene afflitta qua e là da smemoratezza latente, non ha dimenticato la meccanicità e l’occhio attento del guidatore provetto che nella vita ha macinato migliaia e migliaia di chilometri. Al suo fianco una Ella che forse sente nostalgia per i tempi in cui i figli erano ancora ragazzi, in cui la vita si snodava davanti come una lunga strada, ma che al contempo in fondo è grata alla vita per averle permesso la semplicità e le piccole soddisfazioni di ogni giorno (rievocate sera dopo sera in un rituale spesso apprezzato anche dagli altri campeggiatori, attraverso un vetusto proiettore di diapositive) e per averla lasciata con una manciata di piacevoli ricordi. La sua ironia e l’acume nell’osservazione di uomini e cose le permettono il distacco necessario per vedere le cose con oggettività e per entrare nel cuore del lettore. E se Zadoorian da una parte è stupito di tutto questo successo, dall’altra si gode l’ebbrezza del suo primo tour personale che, sulle strade d’Italia, lo sta portando in innumerevoli librerie. |
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Antonella
Cortese Bloggalo.it 25 settembre 2009 Palermo - Anni e anni di passaparola hanno fatto di "Second Hand", quello che si dice un long seller (un successo letterario di lungo termine). Il suo autore, l’americano Michael Zadoorian, in questi giorni è nel nostro paese per presentare al pubblico il suo ultimo lavoro: "The Leisure Seeker" . Lo abbiamo incontrato durante la tappa palermitana del suo tour promozionale, nei locali della libreria Modusvivendi - via Quintino Sella, 79. Aria affabile, da ragazzone – orami cresciuto – del Midwest americano, decidiamo di darci del tu. Hai pubblicato il tuo primo libro quando eri già abbastanza maturo. Come sei arrivato alla scrittura? Vorrei essere uno quelli che dicono “ho sempre saputo di voler fare lo scrittore”, ma non lo sono. Ho iniziato a scrivere intorno ai venti anni, molto lentamente. Scrivevo cose che tenevo solo per me e nessuno ne sapeva niente. Poi ho frequentato un corso di scrittura creativa e mi sono reso conto che forse avevo del talento, che valeva la pena provare. Anche se non credevo che mi avrebbero mai pubblicato. C’è chi ironizza molto sui corsi di scrittura creativi. Tu, a questo punto, li consigli? Per me è stato importante. Ma devo dire che ancora più importate è stato aver iniziato prima a scrivere. Quando sono arrivato lì, avevo già uno stile personale. "Second Hand", tuo primo libro, ha avuto un grosso successo di pubblico e di critica negli Stati Uniti e una buona accoglienza in Europa. Ti ha cambiato la vita? Avrei voluto che me la cambiasse di più – sorride – ma in generale no, non è cambiato molto. Continuo a vivere nei dintorni di Detroit e nonostante tutto, è stato piuttosto difficile riuscire a pubblicare un nuovo romanzo. Tra "Second Hand" e "In Viaggio Contro Mano" sono passati ben nove anni. Nel frattempo, ho lavorato nella pubblicità e scritto fiction. A proposito di "Second Hand", il tuo protagonista si circonda di oggetti che colleziona quasi maniacalmente. Cosa rappresentano realmente per lui? Credo che quegli oggetti siano dei “sostituti” della vita. Che li usi per nascondersi, per proteggersi. Sono dei feticci, insomma? “Feticcio” in Inglese ha un significato un po’ diverso, più morboso da quello che potete dargli voi. Ma comunque, credo che la definizione possa andare bene. |
Io colleziono molte cose. Non fumo, ma colleziono posacenere, non so perché. E poi libri ovviamente, macchine fotografiche. Ho anche una passione per degli oggetti da arredamento dei bar americani degli anni ‘50 e ‘60. In "In Viaggio Contro Mano" però, il rapporto con gli oggetti è diverso. La protagonista, Ella, sembra volersi liberare pezzo per pezzo di tutto quello che ha portato con sé. Come mai questo cambiamento? Forse perché sono cambiato anch’io. Negli anni trascorsi tra la stesura del primo libro e l’altro, sono successe molte cose. Anche se ho continuato – e continuo – a collezionare, ho perso mio padre dopo una lunga malattia. Credo che questo abbia provocato un cambiamento di prospettiva rispetto a molte cose.
Mi piacerebbe molto aver scritto un libro che possa essere paragonato a On The Road. In realtà, quando ho iniziato a farlo non ci avevo pensato. Certo è un romanzo “di strada”, ma me ne sono reso conto solo dopo, quando l’ho finito. Comunque sarebbe interessante provare a fare incontrare Kerouac e i miei protagonisti… se non si fosse ucciso con l’alcool chi sa cosa direbbe. Ultima domanda. Scusa, ma sei il primo americano che incontro da quando è stato eletto Obama e per di più vieni da Detroit, uno dei centri più colpiti dalla crisi economica. Raccontaci un po’ del clima che si respira adesso, nella tua città e negli Stati Uniti. Bhè, la crisi economica non è ancora passata. Ci vuole del tempo ovviamente, ma nonostante tutto siamo molto più ottimisti. Negli anni dell’amministrazione Bush, mi sembrava di vivere dentro una cappa. Non riuscivo a credere che ce ne saremmo mai liberati; mi turbava persino pensare che ha un fratello governatore che avrebbe potuto tentare la stessa carriera. Ma per fortuna le cose sono cambiate. Ne sentivamo il bisogno. Adesso, penso di non essere mai stato così orgoglioso di un Presidente. È una bella sensazione e so che se le cose sono cambiate, possono sempre cambiare… dappertutto.
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Enrica
Brocardo Vanity Fair ottobre 2009 Michael Zadoorian ama tutto ciò che è vecchio. Alle cose di recupero, questo scrittore di Detroit ha dedicato il suo primo libro "Second Hand. Una storia d'amore". Di persone il là con gli anni parla nel secondo, "In viaggio contromano". Questa storia di due anziani genitori anziani genitori che lasciano i figli e partono per il loro "ultimo viaggio" piace soprattutto ai quaranta, cinquantenni, la generazione del baby boom. "Si, a chi ha i genitori anziani di cui
prendersi cura, ma anche ai genitori stessi. Molti dei quali, come i
protagonisti del libro, non accettano che loro ultimi anni di vita
siano gestiti dai figli" "Sono cresciuto facendo vacanze in camper con i miei. Non saprei, ma mi piacerebbe continuare a viaggiare qualunque fosse la meta." Si sa che "In viaggio contromano"
diventerà un film. Il cast è deciso. |
Cristina
Marra La Riviera ottobre 2009 A bordo del piccolo camper “Leisure Seeker”, Ella e John Robina “due vecchiardi, una con più problemi sanitari di una nazione del terzo mondo, l’altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è” iniziano un viaggio on the road, destinazione: Disneyland. Un viaggio contro la malattia, contro il volere dei figli, contro “un finale” triste in un ospedale o in una casa di riposo. Ella e John sono i due anziani e acciaccati turisti protagonisti del romanzo dello scrittore americano Michael Zadoorian.. Dopo il successo editoriale di “Second Hand”, Zadoorian si dedica a tempo pieno alla scrittura e con questo romanzo ispirato dalle lettura di Carver e Toole, celebra il mitico Leisure Seeker, il camper molto in voga negli anni Settanta. John alla guida ed Ella accanto in veste di navigatore con le guide e le carte stradali, lasciano Detroit e puntano a ovest, verso la California. Il Leisure Seeker è la loro casa, il loro rifugio e il loro complice. Col camper si avviano lungo la Route 66 percorsa tante volte durante i viaggi con i figli Cindy e Kevin, adesso cinquantenni. A John “rimangono solo chiazze di ricordi” ed Ella riempie i grandi spazi vuoti che insistono nella mente del marito. Insieme fanno “una persona intera”. Il viaggio diventa viaggio nella memoria, nei luoghi e nelle vite dei due coniugi. John sempre vigile alla guida ed Ella sempre più entusiasta della scelta di partire. Per Ella “il fruscio delle gomme sull’asfalto” è musica che placa le sue ansie e le sue paure e soprattutto l’aiuta a spostare il suo malessere “in un luogo in fondo alla strada, un punticino tremolante all’orizzonte”. I chilometri si susseguono così come le soste ai motel o ai ristoranti. Il tempo è passato anche per la Route 66 ed il vecchio tracciato è stato in gran parte rimpiazzato dalle autostrade. Anche i tradizionali snack bar o punti di ristoro che Ella e John conoscevano, sono stati sostituiti da altre attività commerciali. L’autore descrive il viaggio attraverso le parole di Ella che lo racconta come in un diario, commentando paesaggi, persone e stati d’animo che la coinvolgono e la commuovono. Ella si riscopre, si sente ancora una donna forte che riesce a cavarsela perfino sotto la minaccia di un coltello. Il loro è anche un viaggio di libertà, senza divieti o limitazioni. Si concedono piccole trasgressioni, Ella beve cocktail e ingurgita medicinali, John fa scorpacciate di hamburger e pepsi e usano la carta di credito per concedersi qualche notte in alberghi lussuosi. Il linguaggio usato da Zadoorian è quello di una donna anziana, con un carattere forte che spesso si spazientisce e scuote il marito usando parole colorite ma con affetto, un affetto ricambiato da John con baci e carezze. Ella è una donna consapevole della sua malattia e dei suoi limiti, però ha il coraggio di andare fino in fondo e di non rinunciare insieme al marito a quello che sarà il loro più importante viaggio insieme. Nelle pause e nelle soste nei campeggi, Ella, proiettando su un vecchio lenzuolo le diapositive dei precedenti viaggi con figli e amici, racconta la vita di due genitori e due coniugi con i loro dolori e le loro felicità. E’ un viaggio nella memoria in cui vengono sviscerati i primi anni di matrimonio, la casa modesta in Twelfth Street, la nascita dei figli e i tanti momenti passati quando lei e John “erano giovani e invulnerabili”. Ogni stato americano superato è un piccolo traguardo: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Arizona e finalmente la California. I paesaggi mutevoli e caratteristici si stagliano e scorrono davanti agli occhi di Ella in un parallelo bellissimo che l’autore narra con delicatezza e sensibilità. Albe e tramonti, sole e stelle, montagne e alberi non sfuggono allo sguardo della sua protagonista che li commenta e se ne sente parte, così come il desolante e spoglio deserto di Mojave, definito nel romanzo Furore le ossa della nazione, bene si presta ad un paragone con le “ossa fragili e inesorabili” di Ella. Piccoli intoppi, sbadataggini o leggerezze, insidie e paure presenti lungo il tragitto non fermano i due “turisti” che guardano dritto verso la loro tanto desiderata meta. |