MICHAEL ZADOORIAN

In viaggio contromano - The Leisure Seeker

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Leggi un racconto  inedito di Michael Zadoorian pubblicato su
Domenica -Il Sole 24 ore


Terra, febbraio 2010

Claudia Tarolo, N.d.T - La Nota del Traduttore, dicembre 2009
Ana Ciurans, N.d.T - La Nota del Redattore, dicembre 2009
Carla Paulazzo, www.mauxa.com, dicembre 2009
Fabio Donalisio,
Blow Up, novembre 2009
Claudia Bonadonna, Pulp Libri, ottobre 2009 (intervista)

Enrica Brocardo, Vanity Fair, ottobre 2009
(intervista)

Cristina Marra,
La Riviera, ottobre 2009
Antonella Cortese, Bloggalo.it , settembre 2009 (intervista)
Celestino Tabasso, L'Unione Sarda, settembre 2009

Simone Sala, Azione, settembre 2009
Marcella Smochovich, Il Messaggero, settembre 2009
Igor Cipollina
, Gazzetta di Mantova, settembre 2009

Angelo Orlando Meloni, Siracusanews, agosto 2009
Luisa Simonetta, Elle, agosto 2009
Damir Ivic, Mucchio, luglio/agosto 2009

Claudia Bonadonna, Pulp, luglio 2009

Maria Simonetti, L'Espresso, luglio 2009

Maria Vittoria Vittori, Liberazione, luglio 2009

G
ianfranco Franchi, Lankelot, luglio 2009
Cristina Tirinzoni,
Psychologies, luglio/agosto 2009
Emilio Cozzi,
Rolling Stone, luglio 2009
Mario De Santis,
Radio Deejay, giugno 2009
Piùlibri - La Provincia, giugno 2009
Future magazine, giugno 2009
Giulia Cagnacci,
TV Sorrisi e canzoni, giugno 2009
Felice Modica,
Il giornale, giugno 2009
Camilla Cannarsa,
dgmag.it, giugno 2009
Il salvagente, giugno 2009
Valeria Parrella
, Grazia, giugno 2009
Elena Dallorso,
Donna moderna, giugno 2009
Marco Petrella
, L'Unità, stripbook, giugno 2009
Marco Philopat, La Repubblica - XL, giugno 2009
Dario Olivero,
Bookowski - La Repubblica Blog, giugno 2009
Paolo Giordano,
Corriere della sera, giugno 2009
Marta Cervino,
Marie Claire, giugno 2009
Igor Cipollina, Gazzetta di Mantova, settembre 2009
Monica Capuani,
D - La Repubblica delle donne, maggio 2009,
intervista
Luigi Sampietro
, Il Sole 24 ore, maggio 2009

pareri dei librai

Francesco,
Libreria Nina, Pietrasanta, giugno 2009
Beppe Marchetti,
Libreria Massena 28, Torino, giugno 2009
Libreria Atlantide, Castel S. Pietro Terme, maggio 2009

 

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Un bel video in cui Zadoorian racconta
le sue fonti di ispirazione per In viaggio contromano

Terra
febbraio 2010

Due teneri ottantenni on the road. Contromano

«Per ora si viaggia da dio, in comodità e in pace. L’aria che entra dal mio finestrino produce un whoosh setoso di rumore bianco mentre i chilometri ci strappano ai nostri vecchi sé. La mente è sgombra, cala il dolore, si dissolvono le ansie, almeno per qualche ora. John non spiccica parola ma sembra molto contento di guidare. È una delle sue giornate buone». Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno. Fregandosene dei divieti e delle ansie dei figli. Al diavolo i medici e i paramendici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami, persecuzioni, precauzioni. Da Detroit, puntano dritto a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. In viaggio contromano è la storia semplice, tenera, positiva, in una parola straordinaria, di due ottantenni che si tuffano sulle strade d’America a caccia di un finale non scontato per le proprie vite. Anni di instancabile passaparola ne hanno fatto un successo a lungo termine. Già dalle prime pagine se ne scopre il perché.

 

Paolo Giordano
Corriere della sera
giugno 2009

Michael Zadoorian racconta una nuova senilità pronta all' avventura
Nonni on the road in fuga a Disneyland
Due vecchietti strampalati e scorretti sulla Route 66 Il senso del viaggio I protagonisti mollano tutto, non se la mandano a dire, non cucinano cibi sani, girano armati e non hanno pensieri edificanti, soffrono il degrado del corpo e della mente: eppure proprio per questo restano sempre profondamente umani

Il 2 ottobre, giorno dedicato agli Angeli Custodi nel calendario dei santi, si celebra in Italia la Festa Dei Nonni. Non me lo ricordavo, forse non l' ho mai saputo (è un' istituzione recente, risale appena al 2005). Su un sito, dal nome iperglicemico www.ilpaesedeibambinichesorridono.it, ho scovato una collezione di poesie dedicate ai nonni da alunni delle scuole elementari, in occasione della loro festa. Selene B scrive in rima: «Ecco gli anziani/ Tanti sorrisi fra le mani/ Un sorriso tra le rughe/ Un po' di stanchezza nelle ossa./ Hai mai visto un nonno avaro?/ Nella tasca della giacca/ Noccioline, cioccolate, caramelle,/ Tutte quante buone e belle./ Proprio bravi questi anziani/ Ci offron l' oro nelle mani/ Con la loro mente saggia/ La cultura oggi viaggia». I versi di Selene B - lo ammetto senza fierezza - mi hanno provocato un moto d' invidia, sollevando un polverone di immagini che io non riesco a ritrovare autentiche nella mia memoria, se non mediate dalla televisione, dalla pubblicità e dalla nostalgia di altri: i nonni come Santi Angeli Custodi, instancabili cantastorie, depositari della memoria, dispensatori di dolciumi e di vizi spregiudicati, sempre disponibili ai bisogni di figli e nipoti, pur di assicurarsene i sorrisi e la riconoscenza. Per una banale questione di ritardi generazionali, la mia esistenza di nipote è stata occupata in misura maggiore dall' altra faccia della vecchiaia, quella dei nonni ormai incapaci di badare a se stessi, consumati dalla stanchezza e dai malanni, imbronciati con la vita e collegati al mondo circostante da un segnale ogni giorno più disturbato e intermittente. L' impressione (inconscia, fino all' elaborazione di questo articolo) che un semplice computo di anni mi avesse defraudato di una porzione di felicità così dorata, mi ha portato, come spesso accade, a colmare quel vuoto con un fastidioso cinismo nei confronti della terza età. Alla visione edulcorata dell' affabile vecchina che sforna crostate morbide e le poggia sul davanzale a raffreddare, ne ho sostituite altre, più crudeli: l' avvizzimento, i risucchi rumorosi del brodo ristretto, la recrudescenza di frustrazioni soffocate per una vita, le case di riposo appestate dall' urina, le protesi dentarie. Mi sentivo confortato, e scambiavo la limitatezza del mio pensiero con la lucidità, nel ritrovare lo stesso sguardo in film come La famiglia Savage, dove il padre di Philip Seymour Hoffman e Laura Linney scrive sulla parete del bagno prick («stronzo») usando i propri escrementi, o nella straordinaria descrizione del labirinto della demenza senile e dell' incontinenza di Alfred Lambert, il «nonno» de Le correzioni di Jonathan Franzen. Poi, per fortuna, ho letto In viaggio contromano - The Leisure Seeker di Michael Zadoorian (Marcos y Marcos, pagine 282, Euro 16,50, traduzione dall'inglese di Claudia Tarolo). Ella e John Robina non sono due nonni da pubblicità e non assomigliano affatto a due Angeli Custodi. Basta pensare che, ben in là nella pensione, dopo più di cinquant' anni di matrimonio e acciaccati come sono - «due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del Terzo Mondo, l' altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è» - decidono di mollare i due figli e i relativi nipoti a Detroit e di improvvisare una fuga attraverso gli States, a bordo del loro camper (il Leisure Seeker, un classico dei camper, prodotto dalla Winnebago, il cui nome significa «Cercatore di agio»), lungo la madre di tutte le strade e di tutte le fughe: la Route 66. 



 

Ella e John non cucinano cibi sani, se ne strabattono del colesterolo e delle diete: le loro soste più frequenti sono da McDonald' s, nella cucina del Leisure Seeker friggono bacon e mortadella (si può davvero essere tanto sconsiderati da friggere la mortadella?) e li accompagnano con insalata di patate già condita e disponibile in comode buste, ingurgitano Pepsi e milkshake ipercalorici e, la sera, mischiano Canadian Club e Seven Up. Ella e John non hanno pensieri edificanti. «Sono una drogata» si dice Ella, quando si accorge di abusare delle pilloline blu che il medico le ha prescritto per tenere alla larga i dolori. Poi scrolla le spalle e ne butta giù un' altra. Ella e John non sono remissivi: tengono, contro la legge, una pistola nel cruscotto. Ella e John non se le mandano a dire (Ella: «Te ne stavi andando senza di me, imbecille». John: «Sei pazza, vai a quel paese»). Peccato che, dopo pochi secondi, John si dimentichi anche di essere arrabbiato e torni a essere il marito affabile e assente di sempre. (John: «Siamo a casa?». Ella: «No, siamo in vacanza»). Ella e John hanno tutte le miserie della vecchiaia, insomma - se la fanno addosso, quando cadono non sanno rialzarsi, sono riottosi, stanchi e ripetitivi - eppure commuovono e appassionano, perché sono umani. In viaggio contromano è uno strampalato romanzo on the road - ve lo ricordate il film Little miss sunshine? Vi ricordate quella leggerezza? Ecco -, dove, ancora una volta, si parla della vita attraverso la metafora più ovvia, quella del viaggio. Ma non c' è prosaicità nella traversata degli anziani coniugi Robina: «Noi siamo turisti» afferma Ella all' inizio del racconto. La meta, d' altronde, non è l' oceano o la casa di un parente o qualche altro luogo sacro, bensì Disneyland, l' espressione più pacchiana e divertente dell' incanto consumistico statunitense. Zadoorian rinuncia a infarcire la narrazione di continui e faticosi flashback e lavora sugli oggetti, per simboli. Nel suo primo romanzo, Second Hand (anch' esso pubblicato da Marcos y Marcos), il protagonista Richard collezionava cianfrusaglie, articoli usati, paccottiglia di ogni specie. Ella e John, qui, osservano i feticci decadenti della vecchia Route 66 - un gigante in fibra di vetro che regge un hot-dog, i «pupazzoni» di Kermit la rana e dell' alce Bullwinkle -, e ricostruiscono la propria storia a partire dagli oggetti: «Non posso fare a meno di pensare alla mia vita, quanto meno alla mia vita matrimoniale, in termini di biancheria: le lenzuola bianche ricevute come regalo di nozze, rigide di chiazze dei nostri primi anni appassionati; le stesse lenzuola ingiallite dalla pipì di Cindy che comincia a infilarsi nel lettone; le lenzuola comprate da me dopo diciotto o diciannove anni di matrimonio (...); le stesse lenzuola che ci accompagnano fino alla mezza età; poi più moderne lenzuola a strisce misto cotone (...), ultimamente macchiate dalla crescente trascuratezza igienica di John». La senilità non è solo il regno degli Angeli Custodi, dei consigli saggi e degli aneddoti nostalgici, degli stravizi ai nipoti e delle torte fatte in casa. È anche (soprattutto) una lotta fallimentare contro il degrado del corpo e della mente, contro i fantasmi accumulati in una vita e contro il tempo che non è sufficiente ed è sempre troppo. «Gli anziani/ Sono come i bambini/ Perché sono umani/ E sono anche gentili» recita la poesia composta per il 2 ottobre da Francesca A, Arianna G, Ilaria L e Chiara Z. Michael Zadoorian tiene conto dell' una e dell' altra faccia. Ci fa sognare Disneyland attraverso gli occhi velati di cataratta, eppure ancora inclini alla meraviglia, di una signora ottantenne, ci restituisce il suo mondo instabile e ovattato, senza affettazione né pregiudizi. Consapevole che in tutte le età, compresa la terza, convivono una violenza cupa e un incanto irresistibile: basta saperli riconoscere.

 

Luigi Sampietro
Il Sole 24 ore
24 maggio 2009

Nonnetti on the road

Provateci voi a diventare vecchi e toccare con mano che non è vero che il tempo è circolare e che ritorna, come dicono certi filosofi. E se siete una coppia sposata da quasi sessant’anni, capace che vi salti il ticchio di salire sul camper e prendere il volo verso Disneyland. Ovviamente contro il parere di figli e dottori, che cominceranno a strillare come aquile. L’ipotesi è plausibile ed è anche la trama dell’ultimo romanzo di Michael Zadoorian: si intitola In viaggio contromano e ha un sottotitolo – The Leisure Seeker – che, come direbbe un venditore di veicoli usati, è in sé una garanzia. È infatti anche il nome di un modello di “motorhome” prodotto dalla Winnebago di Forest City, Indiana. Il lettore esperto ha già capito che i nostri eroi, entrambi oltre gli ottanta e male in arnese – lei piena di acciacchi (anzi, decisamente malata) e lui che non ci sta più con la testa (morbo di Alzheimer) -, hanno intenzione di prendere la gloriosa Route 66. E poi, via col vento! Inaugurata nel 1926 e oggi sorpassata da più veloci autostrade, la R66 fu la prima via diretta – e, dal 1938, completamente asfaltata – verso il West. Nel 1946 Bobby Troup le dedicò una canzone resa famosa da Nat King Cole (Get your kicks on Route 66) e i nostalgici che non hanno fretta ancora la percorrono alla ricerca di un loro specialissimo tempo perduto. Magari, come fanno i nostri vecchietti – lei si chiama Ella e lui John -, portandosi dietro le diapositive degli infiniti viaggi d’antan, per proiettare la sera, prima di accucciarsi nel camper, sullo schermo di un logoro lenzuolo matrimoniale all’aperto, e rivedere le immagini di un’intera vita. Gli amici, quelli con cui sono stati in vacanza ogni estate – quelli sì, davvero scomparsi -; e  figli – i bimbi! -, un maschio e una femmina, a loro volta ormai vicini alla pensione, che minacciano continuamente al telefono di farli cercare dalla polizia. Per sentirsi però sempre rispondere che nessuno li può arrestare, perché “la vecchiaia non è un reato”. Il viaggio comincia a Detroit, nel Michigan, dove Ella e John sono sempre vissuti. Attraversa L’Indiana, l’Illinois, il Missouri, il Kansas, l’Oklahoma, il Texas, il New Mexico e l’Arizona. E termina ad Anaheim, in California. I nomi degli Stati sono anche i titoli dei dieci capitoli di una “novela picaresca” che finisce quando non c’è più nulla da dire o da fare. Dopo che lui e lei hanno emblematicamente visitato Disneyland in carrozzella, e dopo che sono saliti in cielo a bordo della ruota panoramica. Per una volta si tratta – non sta a noi dire quale sia, ma ci si può credere – di un vero e proprio happy ending.
In viaggio contromano è anche una storia alla Bonnie & Clyde, per il semplice fatto che i due – e soprattutto lei -, conciati come sono, rischiano di continuo la vita. Ma niente paura. I nostri sono pronti a resistere e sono armati. Di medicinali per il corpo e di una bottiglia di “Canadian Club” per lo spirito. Oltre che, non si sa mai, di una pistola. Perché, sulla strada, si possono fare brutti incontri. 

 



 

 

Teppisti armati, per esempio: si fermano fingendo di aiutarti a cambiare una gomma e poi tirano fuori il coltello e cercano di portarti via non solo i pochi soldi che hai in tasca ma anche l’anello matrimoniale. E la cosa nel libro succede davvero.
Non è però quello il momento peggiore. C’è infatti, l’incontro con un sospettoso poliziotto (“Dimostra tredici anni. Si è fatto un taglietto sul mento radendosi, il che probabilmente avviene due volte al mese”) il quale li ferma per una sbandata del camper e potrebbe, lui sì, arrestarli. Perché è un reato federale portare un’arma da uno stato all’altro. E c’è, sopratutto, l’episodio in cui entrambi cadono a terra – in un parcheggio, di notte – e non c’è verso che riescano a tirarsi su. È la moglie che pensa a tutto e provvede a tutto. Ma se appena si distrae, il rischio è che il marito si allontani. Potrebbe perdersi – e un paio di volte succede – senza sapere né dove né da dove viene. La malattia gli permette solo di riconoscere “lei” e “casa sua”. Che sono però la stessa cosa. “Casa”, per lui, è dove c’è “lei”.
Ciononostante, è John che guida il camper in questo viaggio, come ha sempre fatto in passato. Era un tecnico della Gmed ed è cresciuto nella città delle automobili. Ancora adesso è “capace di entrare immediatamente in sintonia con qualsiasi oggetto a motore”. Arrivato a Disneyland impara subito come funziona la carrozzella per gli anziani e in un battibaleno – vruum! – è in grado di partire e perdersi tra la folla. In viaggio contromano ha un titolo che si compiace di sembrare trasgressivo. Ma la chiave di lettura di questo spartito – americano che più americano non si può – si trova circa a metà strada. Ed è un pensiero di Ella: “Stavo seduta lì davanti al Leisure Seeker, sapendo che questa, proprio questa qui, era la mia vita. Ero Ella Robina, moglie di John, madre di Cindy e Kevin, nonna di Lydia e Joseph. Credo che nulla di clamorosamente bello o brutto sia mai capitato nella mia vita. Volevo soltanto la mia casa, l’amore e il benessere dei miei cari, nient’altro. Ero consapevole di non essere su questa terra per una ragione particolare, ma ero lì, ed ero contenta di essere lì. Era un momento perfetto”. Quel che R.W. Emerson intende quando afferma che ogni punto della realtà è il centro del mondo e ha come circonferenza l’infinito.

Monica Capuani
D - La Repubblica delle donne
23 maggio 2009

Sulla Road 66

“Senza paura”, recita l’adesivo sulla rombante macchinetta giapponese che percorre a tutta birra un tratto della mitica Route 66. Ella lo prende come un segno. Sta facendo la cosa giusta. Perché lei, malata terminale, e suo marito John, affetto da Alzheimer, se la sono filata alla chetichella a bordo del loro camper. Un ultimo viaggio alla volta di Disneyland, un tuffo nella vera e varia essenza dell’America, certo più efficace delle mortificanti terapie che li aspettano. è In viaggio contromano, secondo romanzo on the road di Michael Zadoorian, che il cinema ha già opzionato per farne un Thelma e Louise della terza età.

Qual è il suo ricordo/mito personale della Route 66?
Da ragazzino ne ho percorso dei tratti nei viaggi in macchina con la mia famiglia. è la quintessenza della strada americana, quella che conduce dritta nello Stato dorato della California. Essendo di Detroit, poi, la cultura dell’automobile ce l’ho nel sangue, con il senso di libertà, indipendenza che evoca.

 

 



 

Una vecchia coppia, una vecchia strada gloriosa. Per caso è l’America che sta  diventando vecchia?
Be’, la generazione del baby boom sta decisamente invecchiando. E questo libro nasce da quel processo di invecchiamento, sul quale molti romanzi stanno riflettendo. Anche il libro on the road è un archetipo, ma di solito i suoi protagonisti in cerca di sé, in cerca di libertà, indipendenza, amore, significato, sono giovani. Ella e John, alla fine della vita, hanno ancora voglia di cercare.

Perché i figli diventano così castranti nei confronti dei genitori anziani?
Credo che anch’io mi sarei preoccupato, nei panni dei figli di Ella e John. è un classico: madri e padri anziani sopravvissuti alla Grande depressione e al secondo conflitto mondiale, che cercano disperatamente di rimanere indipendenti, ma diventano ogni giorno più fragili. Figli in ansia, che sentono di doverli proteggere e invertono i ruoli cercando di gestire la vita dei genitori. è a questo che Ella e John si ribellano. è questa la loro ultima sfida.

 

Claudia Tarolo
N.d.T. - La Nota del Traduttore
dicembre 2009

Siamo partiti in camper da Detroit una bella mattina di settembre, Ella e John davanti, io seduta dietro, sulla panchetta della cucina, ospite invisibile.
Qualche timore l’avevo: la destinazione è Disneyland, alla guida c’è un uomo anziano con un Alzheimer galoppante, accanto a lui una donna non meno anziana e molto malata.
Ma ogni traduzione è un’avventura in mani altrui, così, anche in questo caso, una volta imbarcata, sapevo che comunque, dopo gorghi, secche e tempeste, sarei arrivata alla fine. Come sempre, avrei scoperto mondi sconosciuti, sarei entrata in profonda intimità con degli stranieri.
“Noi siamo turisti”. In viaggio contromano comincia così.
È una storia on the road, probabilmente tra le più estreme. Qui è davvero in gioco la vita, si viaggia in condizioni di vulnerabilità assoluta, pronti letteralmente a tutto.
Ella e John non hanno mai preteso di viaggiare per espandere la mente.
Hanno viaggiato per staccare dai ritmi quotidiani, per rallentare il tempo, per vivere momenti intensi di straniamento legati a un incontro, a un acquazzone improvviso, allo stordimento serale dopo una giornata piena di sole.
Hanno viaggiato per assaporare la vita come troppo spesso si manca di fare, stretti nei piccoli incagli quotidiani.
Questo viaggio, il loro ultimo viaggio, è una fuga da medici, ospedali, figli apprensivi, per assaporare ancora una volta le meraviglie della natura e dell’amore.
John guida, infaticabile, si perde nella sua smemoratezza, ogni tanto torna al presente, dalla donna che di colpo si ricorda di amare.
Ella decide, organizza, racconta.
Seduta con i gomiti sul tavolino del camper, io la ascolto.
È una donna che ha smesso di lavorare quando sono nati i figli, che ha badato alla casa, è stata accanto al marito per buona parte della sua vita.
Una donna normale, che ammette francamente di non essersi mai sentita una persona
con doti o talenti eccezionali.
I momenti perfetti della sua vita sono stati quelli in cui ha raggiunto, per un istante, la piena consapevolezza di esistere; i momenti in cui ha provato la pura felicità di essere al mondo.
A dispetto dei dolori che ogni tanto la assalgono, Ella è sempre pronta a cogliere le tenerezze, le asprezze, la comicità della vita. È una donna contemporaneamente lucida e romantica, vogliosa di arrabbiarsi e di ridere, di amare e di odiare.
La sua lingua è come lei. Semplice, diretta, pragmatica, con scatti di appassionata intensità. Trasmette emozioni decise quando descrive la bellezza solenne del paesaggio, il dialogo difficile con i figli apprensivi e problematici; è un capolavoro di delicatezza e disincanto quando descrive le difficoltà della vecchiaia e della malattia.
Le sue sono parole oneste.
Non cerca mai la bella frase, l’effetto stilistico: dà voce alle emozioni, alla storia, alla sostanza.
Sempre più vicina a Ella, in questo viaggio, ho cercato di affidarmi alla sua semplicità senza pretese, al suo umorismo del cuore.
Se dovessi dire qual è stata la cosa più difficile, non ho dubbi che sia stato il cibo: panini unticci a profusione, e la sera in cui hanno sfoderato mortadella fritta in padella sono stata seriamente tentata di scendere dal camper.
Mi ha sempre sorretto, invece, il coraggio di Ella nel seguire la legge della strada fino alle estreme conseguenze, la sua profonda libertà di pensiero.
Il rispetto per la vita che la spinge a scelte che potrebbero apparire troppo radicali.
Ma “Non sta a noi giudicare”: In viaggio contromano finisce così.

 

 

Ana Ciurans
N.d.T. - La Nota del Redattore
dicembre 2009

Qualsiasi cosa attendano Ella e John in fondo alla route 66 “è sempre meglio della vecchiaia, della malattia o di cadere dalle scale della cantina.” Anche se nelle due prime situazioni ci sono fino al collo.
Due vecchietti, lei malata di cancro e lui di Alzheimer, allo stadio terminale e medio, rispettivamente. Con tutti gli imbarazzanti effetti collaterali che questo comporta.
La dipendenza dai farmaci, dalle cure mediche fautrici della vita a tutti i costi e gli atteggiamenti ultraprotettivi dei figli. Tutte belle cose che si aggiungono alle gioie di “default” della vecchiaia sana: moria di amici e conoscenti, regolari visite agli ospizi e orrore per le cadute. Tirare le cuoia è brutto. Quindi meglio che sia veloce. L’unica loro fortuna è che “insieme fanno una persona intera”, con tutte le sue, pur vecchie, risorse.
Così, alla frutta, sbuca un’indole inaspettata che non sospettavano neanche di avere e che, paradossalmente, malattia e vecchiaia riescono a stanare. Proprio loro, turisti e non viaggiatori, gente di quella che parte per il gusto di tornare alla solita vita, al solito posto, intraprendono un viaggio di andata sul “leisure seeker” di famiglia. Destinazione Disneyland, California. La voce di Ella, io narrante, dal primo atto di ribellione, quello di sbarazzarsi dalla parrucca che porta a causa della perdita dei capelli, si riappropria chilometro dopo chilometro del diritto alla propria vita (e alla propria morte). La sua e quella del marito di cui, lei casalinga e donna finora mite, è diventata la custode.
Tra incontri, cocktail, birre, analgesici e diapositive, una route 66 che a tratti sparisce, inghiottita dalle autostrade, fa da traccia al lento e consapevole recupero della dignità di questi due vecchi.
Michael Zadoorian, bravo nell’uso di un’ironia elegante, equilibrata, consapevole di dove vuole arrivare, senza vantare diritti su nessuna verità né animi didattici (grazie) ci pone di fronte a qualcosa che riguarda tutti, prima o poi. Il diritto alla propria morte come qualcosa che fa parte del diritto alla vita. Senza traccia di patetismo.
Sorprendentemente neanche di nostalgia.
C’è solo un realismo spiazzante, paradossalmente tenero che ci risparmia per quanto possibile la tristezza. Che fa perdonare, insieme all’epilogo prevedibile ma realistico, l’eccessiva lunghezza del romanzo. Una sorta di eutanasia festosa nei limiti del possibile. E leggerezza. Qui più che mai rimane apprezzabile e profondamente onesto. “Abbasso completamente il finestrino e sporgo il braccio. Il vento cerca di sospingere all’indietro la mia mano, ma io apro il palmo e oppongo resistenza, la metto orizzontale, poi a coppa, come se stessi nuotando. Muovo il braccio su e giù, una bracciata laterale nell’aria. Ē un gesto che mi trasmette un buffo senso di libertà, infantile finché vuoi, ma un po’ di stupidità fa bene. C’è così poca leggerezza in questo periodo della vita, mentre è il momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.”
Chi può darle contro? 

 

Carla Paulazzo
www.mauxa.com
dicembre 2009

Fuggire. Alla chetichella, di buon'ora, una domenica mattina d'autunno. Dal circondario di Detroit si punta a ovest attraverso lo stato, nella foschia della statale in direzione dell'Indiana verso Chicago. Giungere tra Michigan Avenue e Adams Street per vedere spuntare il cartello:
INIZIA QUI LA STORICA
ILLINOIS US 66 ROUTE
A mettersi in viaggio per attraversare coast to coast gli US sul Leisure Seeker, il mitico camper di una vita, sono Ella e John Robina due vecchiardi strapenati, lei con piu' problemi sanitari di una nazione del Terzo mondo, lui cosi' demente da tenersi nel portafoglio la fotografia pubblicitaria dello staff di una casa editrice pensando sia la foto della sua famiglia: sara' una buona idea?
Chi se ne frega, in barba al divieto di figli e medici, si parte.
Destinazione: Disneyland, California.
Resta ancora una cosa da fare: togliersi il foulard, sganciarsi il casco di fibre sintetiche effetto naturale "Eva Gabor II Evening Shade - 75% bianca, 25 % nera" e lanciarlo lontano fuori dal finestrino... che sollievo meraviglioso sentire il vento soleggiato accarezzare la propria testa!
Lungo la strada, tante tappe affollate di ricordi, tante vacanze insieme agli amici, ai bambini, sempre in sella al fido Leisure Seeker. Di giorno si inghiottono i chilometri, di sera si riavvolgono i vecchi tempi, i Greatest Hits dei Robina, sulle diapositive.

 

 


Non sempre tutto scorre liscio, ma niente paura: pilloline blu contro il malessere sempre in agguato, infinita pazienza per sopportare i tasselli impazziti della memoria di John. Senza contare i pericoli della strada: montagne di camion tritacarne, agenti della stradale ficcanaso, un funesto tentativo di rapina. E' un saliscendi di emozioni tale a cui aggiungere certi altri contrattempi on the road: una gomma a terra, una brutta caduta, l'infinita somministrazione di sorrisini beceri in quota "ma quant'e' carina questa vecchietta decrepita".
Sissignori, niente paura, il Leisure Seeker marcia trionfale: Michigan, Indiana, Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona...California...l'oceano...e Disneyland, dove un tempo si portavano i bambini, abbastanza piccoli per credere che quel regno fantastico, il suo castello blu e i fuochi d'artificio fosse il posto piu' bello del mondo.
"Ne e' valsa la pena. Per questo viaggio, nonostante tutto quello che e' successo, ne e' valsa veramente la pena. Mi spiace di aver messo in ansia i ragazzi, ma ho passato la vita a preoccuparmi per loro, quindi direi che siamo pari. (...) E' stata una vacanza meravigliosa. Mi sono veramente divertita".
Con finale a sorpresa.
Michael Zadoorian e' uno scrittore straordinario. Dopo Second Hand, storia d'amore cult grazie ad anni di instancabile passaparola fra i librai americani, esce The Leisure Seeker: il tributo a un mito degli anni '70, una storia on the road impareggiabile.

Assolutamente da leggere.

 

Marta Cervino
Marie Claire
giugno 2009

Prendete un’anziana coppia di coniugi (lei con “più problemi di salute di una paese del terzo mondo”, lui con l’Alzheimer); un camper cult (il Leisure Seeker) e la strada per eccellenza (la Route 66). Dopodiché fateli viaggiare in leggerezza e in vacanza attraverso mezza America: da Detroit a Disneyland. Risultato: un libro on the road (meglio di una guida) che riavvolge i ricordi srotolando i chilometri.

 

Marco Philopat
XL - La repubblica
giugno 2009

C’è ancora tempo per fuggire via...

Dopo l’indimenticabile libro Second Hand, lo statunitense Michael Zadoorian ci regala un altro testo di estrema tenerezza. Due simpatici vecchietti, di ottant’anni, malati terminali, riescono a scappare dalle grinfie di figlie e medici, s’imbarcano sul loro camper e affrontano l’ultimo viaggio della loro vita.
Sulla Route 66 verso una Disneyland qualunque in cerca di un passato che è dannatamente difficile da ricordare.

 

Libreria Atlantide, Castel San Pietro Terme (BO)
27 maggio 2009

Second Hand ci aveva colpito per la sua leggerezza e amabilità (sempre che questo aggettivo possa essere attribuito ad un libro), in cui ogni pagina riservava una sorpresa, e per la filosofia che ne era alla base: perché comprare cose nuove quando puoi far riviverne di vecchie, ed ascoltare le secrete sensazioni che possono trasmetterti, quasi siano in grado di raccontarti la vita delle persone a cui sono appartenute, farti percepire le emozioni assorbite.
Ora, Marcos Y Marcos propone un nuovo libro di Michael Zadoorian, e noi siamo contenti! [...]
Abbiamo anche il suo bel video, in cui l’autore racconta la fonte delle sue ispirazioni per questo libro.

 

Dario Olivero
Bookowski - La Repubblica blog
4 giugno 2009

Un paese per vecchi

Un’educazione sentimentale come si deve incomincia, questa è la dannazione umana, sempre e solo quando si perde qualcosa. Lui è il marito, la sua mente evapora nell’Alzheimer. Sa fare ancora tutto, sa guidare per esempio. Ma non si ricorda il nome di lei. Non si ricorda che i figli sono cresciuti, non si ricorda dov’è casa, né che cosa ha appena finito di chiedere. Lei è la voce narrante. Ha perso i capelli e il suo corpo si corrode all’interno. Tiene i ricordi per entrambi, al mattino si gode il marito nei rari attimi in cui sembra quello di un tempo. Alla sera ne sopporta gli sbalzi d’umore senza un perché. Si lasciano tutto alle spalle per un’ultima vacanza sul loro vecchio camper attraverso quel che resta della vecchia Route 66. Tanto che importa ormai? “Passi la vita a preoccuparti di quel che penserà la gente, quando in realtà, gli altri perlopiù non pensano a niente”. Certo che è un on the road vecchio stile questo romanzo diventato cult grazie al passaparola. Ma non è solo questo. E’ un continuo tornare indietro a quanto pensavamo di non avere quando avevamo. E’ una lezione imparata per un presente in cui pensiamo di avere molto anche se non abbiamo. “Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po’ senza che nessuno se ne accorga”.

 

Beppe Marchetti
Libreria Massena 28, Torino
5 giugno 2009

Il secondo romanzo dell’americano Michael Zadoorian è la tenerissima storia di due ottantenni che partono per un lungo viaggio. Forse l’ultimo. Come sempre insieme.

A
volte capita di innamorarsi di un libro come ci s’innamora di una persona. E io mi sono innamorato di questo In viaggio contromano, praticamente dalla prima pagina. Anzi, da quella ancora prima: la copertina, che mostra stilizzato un Leisure Seeker, il camper per eccellenza negli anni ‘70, sinonimo di libertà.
E di libertà hanno bisogno Ella e John, ottantenni non proprio arzilli - lei molto malata, lui affetto da demenza senile - dopo che per anni sono stati vittime di medici e figli iper-apprensivi. Così i due disseppelliscono il loro mitico camper e partono, per un viaggione coast to coast, da Detroit a Disneyland. Alla guida John, ancor integro nel fisico, a far da pilota Ella, che ha la mente lucida, spesso affilata. Due che presi da soli non valgono molto, forse, ma che insieme formano una persona intera.
Raccontato dal punto di vista di lei, In viaggio contromano è un romanzo molto divertente e che suscita un’enorme tenerezza. Procede su due piani, la cronaca del viaggio inframmezzata ai ricordi (quelli di Ella: John raramente ricorda davvero qualcosa). Nel suo piccolo, è anche il racconto di un paese, gli Stati Uniti, della sua strada più mitica (la route 66) e di come questo paese è cambiato. Ma soprattutto, è la storia di un lungo amore e un commovente inno alla vita.
Dopo Second Hand, Michael Zadoorian ha scritto un altro bel romanzo, non scontato e godibilissimo. L’ha appena pubblicato Marcos Y Marcos, si trova in tutte le librerie (se non si trova picchiate il libraio) e sono 282 pagine  morbide e gustose, al prezzo di 16,5 euro.

 

Francesco
Libreria Nina, Pietrasanta
giugno 2009

Non l'avevo ancora sperimentato con questa gioia, ma uno dei (tanti) vantaggi di essere un libraio è che puoi leggere i libri poco prima che escano. Nel caso che una casa editrice gentile te ne dia la possibilità.
Second Hand
, il precedente di Zadoorian, è un libro bellissimo, che nella nostra libreria ha avuto non successo: di più. Strameritato. E ha anche rischiato di essere il libro dell'anno di Nina. Dunque l'attesa per questo secondo romanzo era alle stelle. Esagerata. E, come si dice in questi casi: "Michael Zadoorian ha mantenuto le promesse fatte". In viaggio contromano è per certi versi un romanzo diverso dal precedente. L'età anagrafica dei due protagonisti, intanto. Qui tranquilli coniugi ottantenni pieni zeppi di acciacchi più o meno gravi, là giovani dall'equilibrio precario che scoprono l'amore reciproco. Qui il grossissimo tema del viaggio che sì attraversa l'America lungo l'antica Route 66  e dunque è propriamente fisico, ma attraversa anche l'anima, la storia, il destino, la vita di Ella - la narratrice - e John che, incuranti delle ansie e delle preoccupazioni dei figli per la loro salute compromessa, saltano a bordo del loro Leisure Seeker (camper d'annata) per fare centinaia e centinaia di chilometri fino a Disneyland. Là c'erano i garbugli di un sentimento reso difficile dalle rispettive bizzarrie.
Ma come in Second Hand, c'è questa bellezza nella scrittura capace di commuoverti per la vivida tenerezza che sa descrivere, e che allo stesso modo ti fa ridere a voce alta, mentre leggi. Di questa storia, e di come finisce, non voglio dire altro. Solo che questo romanzo è un sussurro di gioia laddove non ci se la aspetterebbe più, una specie di bandiera della libertà, dell'autodeterminazione, del bisogno e dell'amore per la scelta, finché si può. Il che indubbiamente serve anche da questa parte dell'oceano, visti i tempi oscuri. Una lettura che sferza sulla faccia l'aria di tutto il mondo fuori, così come ci si aspetta che sia, e che, a un certo punto - a quel punto preciso - smetta di essere. Così come entra dai finestrini del Leisure Seeker.
Non lo perdete, mi raccomando.

 

Elena Dallorso
Donna moderna
17 giugno 2009

Ella e John, due pensionati malmessi fisicamente ma con il gusto dell’avventura, sfuggono a medici pedanti e figli preoccupati per girare l’America in camper lungo la mitica Route 66.
Insieme, sommando i loro non piccoli problemi, sono una persona sola. Amano fare i turisti. E soprattutto vivere. Alla faccia di chi li vorrebbe al sicuro, anzitempo, dentro una tomba!

 

Valeria Parrella
Grazia
15 giugno 2009

Sulla strada con romantici vecchietti

La vera protagonista di questo romanzo è la mitica Route 66, la strada che taglia gli Stati Uniti d’America per tornanti e sentieri, che scende e sale dai canyon e si avvolge sulle cascate: insomma la strada che nessuno percorre più a favore della comodissima, velocissima autostrada. E solo due vecchi, malati e dati per spacciati fin dalle prime righe (nonché da figli e medici) possono ritrovare il romanticismo giusto per imboccarla. Esilarante, commovente, bellissimo.

 

 
Il salvagente
giugno 2009

On the road, versione senior

Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo. John non ricorda più neppure come si chiama sua moglie. Ma i due coniugi ottantenni, che insieme formano “una persona intera”, se ne infischiano altamente dei consigli dei medici, delle ansie dei figli, degli inviti alla ragionevolezza, salgono sul loro camper e si mettono in testa di attraversare gli States. “On the road”, insomma, ma in versione senior per un romanzo che riesce a unire azione, imprevisti e ricordi, di una tenerezza struggente. In viaggio contromano è un inno alla vita e una caccia a un finale non scontato della propria vita che rapisce il lettore e fan ben comprendere perché Michael Zadoorian sia uno degli autori più amati dai librai americani, protagonista di successi a lungo termine che continuano a rinnovarsi grazie al passaparola.

 

Camilla Cannarsa 
dgmag.it
29 maggio 2009

E chi lo ha detto che due ottantenni non possono intraprendere un viaggio allo sbando sulla mitica (e ormai un po' malandata) Route 66?
è Ella a raccontarci tutto: ottantanni suonati e qualche acciacco non da poco, ci narra l'incredibile viaggio che lei e John, suo marito affetto da demenza senile, intraprendono in camper, un Leisure Seeker per la precisione, decisi ad attraversare l'America per raggiungere Disneyland.
I figli, ovviamente, non sono d'accordo, e tantomeno lo sono i medici, che sconsigliano vivamente ad Ella di partire. Ma una vacanza è proprio quello di cui Ella e John hanno bisogno, e che vacanza sia!
La vecchia Route 66 ospiterà i due avventuruosi vecchietti e  regalerà loro una serie di formidabili peripezie fatte di incontri strampalati e di paesaggi da sogno. Ella e John visiteranno l'indiana, l'Illinois, il Missouri, il Kansas, il Texas, il New Mexico e la California fino a raggiungere la meta agognata.
Una storia assurda, un immaginario reportage di viaggio, una romantica storia d'amore: chiamatela come volete perché In viaggio contromano è tutte queste cose messe assieme.
Allora, chi lo ha detto che due ottantenni non possono intraprendere un viaggio sulla mitica Route 66?
Sicuramente non Michael Zadoorian, che con In viaggio contromano ha deciso di regalare a Ella e John una storia di avventura e, soprattutto, di dolce e indimenticabile tenerezza.

Felice Modica 
Il giornale
14 giugno 2009

Quei vecchietti "on the road" stanno scappando dal futuro

È il 1960 quando John Steinbeck, quasi sessantenne, scopre di non conoscere il suo Paese. Per correre ai ripari, si fa attrezzare dalla Ford un camion-roulotte, il più possibile simile a un’abitazione. Indossati un paio di calzoni color kaki, stivali, giubbotto da cacciatore e berretto da marinaio, su questo camper ante litteram battezzato Ronzinante in omaggio a Cervantes, carica il cane Charley, armi, masserizie, canne da pesca, libri e arnesi d’ogni genere. Gli serviranno per attraversare trentaquattro Stati americani. Sedicimila chilometri, fino ai vecchi luoghi dell’infanzia.
Il risultato è Travels with Charley, cioè In viaggio con Charley, del ’62, anno in cui Steinbeck si aggiudica il Nobel per la letteratura. Il libro è un’avventura amorosa con l’America, caratterizzata da due felici invenzioni narrative: il barbone Charley, e Ronzinante, ovvero «il mio guscio di tartaruga». Di certo un antenato del Leisure Seeker, capostipite dei moderni motorhome. Un vecchio camper prodotto dalla Winnebago di Forest City, Indiana, che fa da sottotitolo all’ultimo romanzo di Michael Zadoorian, In viaggio contromano (Marcos y Marcos, pagg. 282, euro 16,50, traduzione di Claudia Tarolo). Dieci capitoli, per altrettanti stati che, da Est verso Ovest, il Leisure Seeker percorre gagliardamente con a bordo una coppia d’eccezione: gli ultraottantenni molto male in arnese Ella e John.
Sessant’anni di matrimonio: cancro lei, Alzheimer lui. Il viaggio è ovviamente proibitissimo da figli e medici. I due però partono lo stesso «alla conquista del West», passando per la mitica Route 66. Inaugurata l’11 novembre 1926, la U.S. Route 66 collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica attraverso Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California. Ella e John li attraversano tutti, più altri due: il Michigan, da dove partono (sono di Detroit), seguito dall’Indiana. Asfaltata nel 1938, la Route misurava 3.755 km (2.348 miglia). Attualmente esiste con il nome di Historic Route 66. I nostri eroi cercano quindi le rovine di una strada che, per chi ama l’America è l’essenza della tradizione. Resa immortale da Nat King Cole negli anni Sessanta, con Get your kicks on Route 66 (rifacimento di una canzone del ’46, di Bobby Troup), ancora oggi è meta di appassionati e fonte ispiratrice di film hollywoodiani (come Roadhouse66, di John Mark Robinson, del 1984, con Willem Dafoe).

 


 
 

I vegliardi hanno una meta finale molto americana: Disneyland. Ella e John cercano il loro passato, le tracce di una vita comune tutto sommato felice. Lei spera che il viaggio faccia tornare, almeno in parte, la memoria di lui. John è del tutto demente, ma conserva una discreta forza fisica e la quasi innata capacità di mettersi alla guida di qualsiasi veicolo a motore (una vita da meccanico alla General Motors non trascorre invano...). Lei, al contrario, è lucida, ma fisicamente un disastro. Così, fanno una persona in due, e se ne vanno via col vento, a cercare per le strade dell’America profonda il luogo della memoria, che magari si annida in un anfratto profondo del loro essere.
Di anziani in viaggio, o che fanno sesso, o qualunque altra cosa, si parlerà sempre più spesso, in letteratura e al cinema: è una questione di numeri e di progressivo (spengleriano) tramonto dell’Occidente. In A proposito di Schmidt (di Payne), per esempio, c’è un Jack Nicholson pensionato e neovedovo che vaga, guarda un po’, in camper, da solo per gli States; mentre in Una storia vera di David Lynch, si racconta la reale impresa di Alvin Straight, un contadino dell’Iowa che, nel ’94, a 73 anni, intraprende un lungo viaggio a bordo di una motofalciatrice per andare a trovare il fratello reduce da un infarto. Ancora, di recente, Camille De Peretti, giovane scrittrice parigina, nel romanzo Prima che venga la notte (Frassinelli), ha raccontato la vera storia d’amore di Thérèse e Robert, ospiti della casa di riposo «Les Bégonias».
Il viaggio di John ed Ella si inquadra in questo filone, ed è narrato con delicatezza e ironia. Questi vecchi on the road sono autentici e simpatici. Portano addosso tutti i malanni possibili, ma anche una pistola e un armamentario di farmaci che potrebbe stordire una mandria di buoi. Rimediano ai problemi del corpo con una sosta da McDonald’s e a quelli dello spirito con due buone sorsate di Canadian Club. Sono Bonnie e Clyde, ma anche Pippo e Topolino. Trascorrono le serate proiettando su un vecchio lenzuolo matrimoniale le diapositive dei loro viaggi precedenti. Litigano al telefono coi figli, che si preoccupano per loro: inevitabile nemesi di chi vive troppo... A Disneyland, noleggiano costose carrozzelle a motore che sono la migliore attrazione del parco dei divertimenti. Quando possono, non si sa come, fanno ancora sesso. Non vogliono finire i loro giorni in una casa di riposo, ma semplicemente a casa. Magari, nel Leisure Seeker.

Giulia Cagnacci 
TV sorrisi e canzoni
3 luglio 2009

Ella e John decidono di attraversare gli Stati Uniti in camper. Lei cammina con il deambulatore, lui ha l’Alzheimer: hanno 80 anni. Ma nessuno li ferma e vivono con coraggiosa follia una vacanza indimenticabile, che è anche un magnifico viaggio nella loro vita. Tenero, struggente, trascinante fino al finale

 

 
Future magazine
giugno 2009

A una certa età, quando le malattie si intensificano e i ricordi si offuscano ogni giorno di più, la sensazione è quella della condanna. Non è il caso di John, con gravi problemi di memoria, e di Ella, affetta da un numero infinito di patologie, che insieme decidono, infischiandosene dei figli preoccupati e dei medici, di mettersi in viaggio con il loro camper per una meritata vacanza.
Un concentrato di ironia per chi ama sognare con i ricordi.

 

 
Piùlibri - La provincia
20 giugno 2009

Sulla route 66 con finale a sorpresa

In viaggio in camper sulla mitica Route 66, tra motel, drive in, hamburger e improbabili musei. In viaggio sulla stessa strada raccontata nelle canzoni e vista nei film, in viaggio come hanno fatto o sognato di fare gli hippies di mezzo mondo. Ma In viaggio contromano ci va una strana coppia di vecchietti: lui che sa ancora guidare, ma che non sa più abbottonarsi i pantaloni e non si ricorda il nome della moglie; lei che vive di pastiglie per cacciare indietro il dolore di un cancro che la sta uccidendo. Sono in fuga, Ella e John. Sono in fuga dai figli ansiosi, dai medici che vorrebbero imporre le loro regole, da una vecchiaia che li potrebbe condannare al male peggiore: che uno dei due se ne vada prima dell’altro. Lei follemente determinata, lui teneramente folle, insieme fino all’ultimo chilometro nel malinconico romanzo di Michael Zadoorian.

 

 

Cristina Tirinzoni 
Psychologies
luglio/agosto 2009

Ella e John hanno deciso: partiranno. Da Detroit a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Sul loro piccolo camper. A ottant’anni suonati. Loro due insieme, come lo sono sempre stati per tutta la vita. Senza fare niente di speciale. Lei, malata terminale, lui “con una leggera demenza”. Hanno ancora voglia di cercare. Quanta tenerezza on the road

 

M. Ph.
La Repubblica - XL

giugno 2009

C’e ancora tempo per fuggire via...

Dopo l’indimenticabile Second Hand, lo statunitense Michael Zadoorian ci regala un altro testo di estrema tenerezza. Due simpatici vecchietti, di ottant’anni, malati terminali, riescono a scappare dalle grinfie di figli e medici, s’imbarcano sul loro camper e affrontano l’ultimo viaggio della loro vita. Sulla Route 66 verso una Disneyland qualunque in cerca di un passato che è dannatamente difficile da ricordare.

 

Mario De Santis 
Radio Deejay
27 giugno 2009

Finché c’è viaggio c’è speranza. I giovani degli anni ’60, specie in America, ma poi esportando il modello al mondo, hanno rinnovato la cultura della nuova frontiera in senso turistico e ribellistico. Autostop, nomadismo voglia di libertà. Poi l’Occidente è diventato un paese di vecchi e ora infesta il mondo con il turismo.
Ella e John sono vecchi ma al tempo stesso hanno uno spirito genuino. Ella e John hanno deciso, partiranno. In camper, per riattraversare l’America sulla Route 66. Ma non lo faranno da finti giovani, lo faranno da vecchi. Ella è vigile ma è piena di malattie e di acciacchi. John è più in forma ma è completamente rimbambito. In due però sono una persona intera e dunque si parte. Che se ne vadano a quel paese medici figli e rompipalle.
Di cose grandiose, se ne possono fare anche all’ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario. E allora? Ella e John balzano sul loro camper - un vecchio Leisure Seeker - e attraversano l’America da Est a Ovest. Partendo da Detroit, puntano dritti a Disneyland, lungo la mitica Route 66. Sarà il viaggio contromano della vita, sfidare la morte, sfidare soprattutto la “morte” dentro, quella che ti condanna  a giardinetto e nipotini per il resto dei tuoi anni.
“In viaggio contromano” di Michael Zadoorian  è un libro tenero, divertente, di chi è ancora guerriero non spaventato né dalla vita né dalla morte. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, di personaggi singolari come solo nell’America profonda puoi trovare, ansie, sogni, paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà. Ma è bello ripercorrerlo, perché la vita è profondamente nostra, con malinconia, la vita è bella e va vissuta, viaggiata, sempre fino all’ultimo chilometro.

 

Emilio Cozzi 
Rolling Stone
luglio 2009

Coppia di vegliardi dei nostri tempi. Lui, John, cavalca adorabile l’Alzheimer. Lei, Ella, ha la determinazione delle mamme di una volta, sfoggia un cuore grande quanto il grasso sedere semi-infermo e snobba il suo cancro in metastasi. Contro il parere di figli e medici, da Detroit i due scappano alla volta della Disneyland californiana. Per tanto viaggio, non a caso sovrapposto al percorso evanescente della Route 66, Zadoorian usa il linguaggio dei suo protagonisti (di Ella, soprattutto) ed è un salvifico galleggiare nella memoria: parole semplici, frasi dalla linearità adamantina, verità incontestabili dischiuse da un sorriso, da un incontro casuale in campeggio. È la straordinarietà del quotidiano. Col suo ovvio corollario, la Fine, manco fosse il Lynch di Una storia vera a suggerire. Zadoorian pare un cardiochirurgo: le sue pagine aprono il cuore a piacimento. E dentro c’è la vita

 

Gianfranco Franchi 
Lankelot
4 luglio 2009

Cosa significa chiudere in bellezza? La risposta di John & Ella, protagonisti del secondo romanzo di Michael Zadoorian (americano di sangue armeno?), è spiazzante. Significa: prendere il loro camper, il “leisure seeker” del titolo originario dell’opera, e tornare sui propri passi. Sui propri passi di gioventù, nel luogo che per loro rappresenta il paradiso: Disneyland. Non importa che John soffra di demenza senile, o forse di Alzheimer; e non importa che Ella venga da anni di cure ospedaliere per le più varie ragioni. Si prende e si va, attraverso ciò che rimane della un tempo mitica Route 66, dal Michigan alla California. Si va, con lei come memoria di entrambi e lui come unico pilota, affrontando tutta una serie di piccoli guasti e di minime avventure: l’incontro con i ragazzi impegnati in un rally d’epoca, ammirati dalle loro diapositive altrettanto d’epoca, uno scalcagnato dialoghetto con un poliziotto – concluso con qualche leggerezza da parte di John – e un‘opportuna sculacciata (p. 196) per ripulire dalla polvere.
Si va, per abbiocchi improvvisi: “Abbiocchi incontrollabili: un altro motivo per cui invecchiare è una calamità. Non vorresti addormentarti, poi ti svegli all’improvviso e sono passate ore. È un momento della giornata completamente diverso. C’è un buco, un intervallo che ti è stato sottratto” (p. 58), e per baci passionali che ti si ritorcono ingiustamente contro; si va, per momenti di tenerezza e inattese, improvvise crisi di panico:
“Io non potevo credere che una cosa del genere potesse riguardare qualcuno della nostra generazione. Il panico poteva colpire i nostri figli, i figli dei nostri figli, non una persona cresciuta durante la Depressione, che era stata in guerra. Chi ha il tempo per il panico quando deve pensare a riempirsi la pancia o a portare a casa la pelle?” (p. 85).
E così, pensionati e turisti, estranei a qualsiasi desiderio di conoscenza o di esperienza iniziatica, malconci come sono, prendono e vanno: per divertirsi, per dimenticarsi medicine e rincoglionimento, esami e malori; per essere sé stessi una volta ancora, nonostante i figli continuino a cercare di contattarli, mostrando non poca preoccupazione e angoscia. In viaggio di nozze, tanti anni prima erano stati in pullman in giro per il Michigan. Bastava poco. Adesso, come quando erano giovani genitori, prendono e partono col loro camper. Qualcuno mostra tenerezza, nei loro confronti; altri premura, e sorriso di circostanza. Tutte le cose vecchie tornano nuove – riflette Ella, pensando alla moda di riscoprire la Route 66 – eccetto noi (p. 26). Indietro non possiamo tornare. Rimanere in vita, dice, è un lavoro a tempo pieno (p. 28).

 

 

 

Man mano, lei se ne comincia a fregare. Prima rinuncia alla parrucca, poi a ogni minima autodifesa; quel che sta cercando non è forse un’evasione, ma – appunto – la parola endgame, cara a Beckett. Chissà, sembra suggerire Zadoorian, forse questo è un sentiero migliore di altri: divertente, in un certo senso (amore incluso: imprevedibile), e definitivo. Peccato soltanto che la narratrice del romanzo di MZ concluda il romanzo chiedendoci di non giudicare – finzione o meno, viene voglia di rispettare la sua richiesta.
“Seppellisco la testa in una guida, leggo la descrizione del tratto di 66 che ci aspetta, tra McConnico e Topock, verso la California. Sotto ogni aspetto, è la parte più autentica della 66 superstite – aree desertiche, città fantasma, mandrie di asini selvatici affamati, cigli sterrati, tortuose sezioni di montagna” (p. 229). In un certo senso, possiamo leggere questo romanzo come una antitesi o una goliardica lettura antieroica e tutt’altro che mitologica dell’on the road: in questa chiave, il romanzo di Zadoorian è senz’altro riuscito, con l’eccezione delle ultime battute e dell’epilogo della vicenda. Se invece accantoniamo l’aspetto satirico per concentrarci su quello esistenziale, romantico, sentimentale del libro, allora la vicenda si fa toccante ma grigia, banale, rosastra. Dipende davvero da che parte volete stare o in che tipo di pubblico avete voglia di riconoscervi. Probabile che quanti hanno in mente le vicende cantate da Kerouac troveranno in questo libro un controcanto stravagante e intelligente: un’autentica, sublime presa per il culo.
Tutti gli altri potrebbero – paradosso o forse no – immalinconirsi e divertirsi per una tragicomica vicenda d’amore e morte nella terza età. A loro suggerisco sin d’ora di prendere le opportune distanze da un romanzo ben scritto
ma non innovativo, e anzi caratterizzato da una strana tendenza alla “protesione” dei personaggi. La traduttrice, vedrete, ha il debole per ciò che è “proteso” e si prende qualche licenza un po’ al limite (cfr. p. 39, “morire se…” usato come fosse un’esclamativa; p. 188, un respiro diventa “rasposo” (?); p. 206, spunta – reggetevi forte – una “morchia caffeinica” ingollata. Chissà nell’originale cosa c’era scritto).
Ciò detto, io rimango un grande fan di “Second Hand”. Credo proprio che apprezzerò questo libro quando e se mai riuscirò ad avere i capelli bianchi.

Maria Vittoria Vittori 
Liberazione
4 luglio 2009

Sesso, viaggi e alcool. Anche a ottant'anni si può fare

Sarà che la popolazione occidentale è formata in gran parte da over ’50, sarà che nell’immaginario letterario le problematiche della giovinezza incominciano a “invecchiare”; fatto sta che un numero crescente di narratori si sta dedicando, con curiosità e passione, all’esplorazione conoscitiva di ciò che si estende al di là delle attuali colonne d’Ercole. Ovvero, la vecchiaia: chiamata la terza età con un liftato eufemismo che non ne cancella disagi e malanni. La raccontano con diverse modalità rappresentative due romanzi freschi di stampa:
Prima che venga la notte di Camille de Peretti (Frassinelli, pp. 274, euro 17,50) e In viaggio contromano di Michael Zadoorian (trad. di Claudia Tarolo, Marcos y Marcos, pp. 282, euro 16,50). Se la scrittrice francese decide di collocare il tema di una ritrovata libertà di sentimenti, di costumi, di linguaggio all’interno di una casa di riposo affollata di vecchie e vecchi di irriducibile vitalità, Zadoorian, divenuto autore di culto con il fortunato libro d’esordio Seconda mano (Marcos y Marcos) privilegia il classico filone americano on the road. Con la differenza sostanziale che sulla strada, anzi, sulla madre di tutte le strade americane, la mitica Route 66, non ci sono reduci da Woodstock, motociclisti alla Easy Rider o giovani Holden, bensì una coppia di ottuagenari, Ella e John. Spiazzante è l’inizio della storia, interamente affidata alla voce di Ella: «Noi siamo turisti. Ho finito per farmene una ragione. Io e mio marito non siamo mai stati tipi che viaggiano per espandere la mente». E’ con una buona dose d’ironia che Zadoorian sgombra subito il terreno da possibili fraintendimenti: qui non sono in gioco viaggi tardo-hippy né prodigiose conversioni all’avventura. A bordo del loro vecchio camper, Leisure Seeker, Ella e John non ci permettono di dimenticare che sono vecchi, dal momento che «una ha più problemi sanitari di una nazione del Terzo Mondo, l’altro è così demente da non sapere nemmeno che giorno è». Non c’è nulla di intenzionalmente trasgressivo nel loro viaggio, eppure la trasgressione è un filo sottile che percorre tutte le vicende, e nasce per l’appunto dal contrasto tra la caparbia volontà dei due – Ella vuole godersi fino all’ultimo i momenti di evasione dalla sua malattia; John che non ha più molta consapevolezza razionale vuole comunque portare a termine il suo compito d’autista - con la loro corporeità sempre più traballante, sempre più indocile, sempre più difficile da gestire. 

 

 
 
 

Nel corso della storia che li vede in viaggio da un capo all’altro degli Stati Uniti – dal Michigan alla California, dal loro sobborgo di Detroit fino a Disneyland, meta di tutti gli americani e di tutti i turisti e dunque doppiamente la loro meta – Ella viene di continuo visitata dal pensiero di figli e nipoti, dai flash del passato: ma è un passato che non fa male nemmeno quando è doloroso perché testimonia una pienezza di vita che non si è ancora esaurita. E che la porta a stringere facilmente amicizia con le persone incontrate nelle soste del viaggio: una coppia di giovanissimi e spaventati genitori, una banda di grunge nerboruti e tatuati. E più di una volta, guardando il paesaggio – spesso arido, screpolato o costellato di insegne semicancellate, locali in abbandono, villaggi fantasma – Ella prova qualcosa di simile a un attonito piacere nel constatare quanta affinità ci sia tra questo paesaggio, che è poi il cuore dell’America più profonda, e il suo corpo prosciugato dalla malattia che conserva le tracce sbiadite di persone e sentimenti che non ci sono più. Ma è un corpo ancora pronto a dar battaglia, deciso a rivendicare momenti di possibile felicità. All’età di Ella e John, condizionata dalla ferocia di quei regimi dietetici e comportamentali finalizzati a prolungare la vita togliendole ogni sapore, la felicità consiste anche e soprattutto nella trasgressione alimentare e sessuale: indimenticabili i momenti in cui, tra una medicina e l’altra, i due pasteggiano a hot dog e gelati, accompagnandoli con cocktail sontuosamente tossici, e quelli in cui si concedono, a dispetto degli acciacchi, un incontro pericolosamente ravvicinato. Fare l’amore è un idillio faticato, conquistato a caro prezzo: l’ironia affilata e a tratti dolente di Ella non ci permette di dimenticarlo; la sua voce che anima il romanzo ci diverte e ci commuove al tempo stesso.
Ed è proprio attraverso le piccole ma significative variazioni del suo tono, che veniamo gradualmente introdotti alla consapevolezza che una storia così speziata e agrodolce non è destinata ad annegare nella melassa. Il lieto fine di Ella e John non può che essere speciale come loro.

Maria Simonetti 
L'Espresso
23 luglio 2009

Ultima fermata Disneyland

Nel giro di poco, rimanere in vita diventò un lavoro a tempo pieno. Naturale che avessimo bisogno di una vacanza: così spiega Ella, 80enne in chemioterapia con marito John, 80enne con l’Alzheimer. E dunque un bel giorno i due, sfiniti da visite mediche, analisi, esami da fare e ripetere la settimana dopo, riesumano il vecchio caro camper con cui viaggiavano quando i figli erano piccoli, e da Detroit partono per la California, meta finale Disneyland: perché, dice Ella, «è lì che portavamo i bambini e in fondo, a questo punto della nostra vita, siamo più bambini che mai». È “In viaggio contromano”, secondo romanzo di Michael Zadoorian (Marcos Y Marcos, traduzione di Claudia Tarolo, pp. 282, euro 16,50: in copertina il Leisure Seeker del titolo originale, il camper cult degli anni ’70). In barba ai divieti di dottori troppo zelanti e figli troppo ansiosi, dunque, in camper, che è una piccola casa provvisoria come loro, Ella e John attraversano l’America da est a ovest sulla mitica Route 66, macinando chilometri e pastiglie, ma anche super vietati cocktail Manhattan extradolce, litigando, ricordando. Un viaggio contromano ricco di incontri e di avventure. Spietatamente lucido quando ci conduce nei gorghi della psiche malata di lui («Ella, dove sono i bambini?», chiede John di continuo), ma anche incredibilmente ironico nel descrivere il deterioramento del corpo di lei. Che è più forte di un leone, capace di gettare dal finestrino la parrucca e tenersi i capelli radi, sempre accudendo John con una tenerezza sconfinata. Un poetico inno alla strada e all’amore, ma soprattutto alla libertà.

Claudia Bonadonna 
Pulp
luglio 2009

On the road again. Nel senso letterale del termine. Ella ha quasi ottant’anni e il corpo consunto dai molti cancri terminali, il marito John ha la mente sfumata dall’Alzheimer ma ancora intatte le funzioni di guidatore tuttofare che è stato per una vita intera: “Messi insieme, ce la caviamo benissimo, noi due”, dice la donna indomita. Lui al volante, lei alla pianificazione delle tappe, fuggono dalla natia Detroit a bordo del loro camper pieno di ninnoli, adesivi e ricordi: destinazione Disneyland, California. E siccome il viaggio è sempre più importante della meta, tralasciano deliberatamente le veloci e moderne autostrade in favore della mitica e lentissima Route 66. Campeggiano nei trailer park più improbabili, si nutrono di proibitissimo cibo spazzatura e mescolano farmaci salvavita con temerari cocktail a base di Canadian Club. Di quando in quando srotolano un lenzuolo consunto e proiettano le diapositive della loro lunga vita in mezzo al deserto, a guardare si fermano coyote, giovani famigliole (“Guarda, cucciolo, com’erano le cose una volta”, esclama la biondina in prendisole rosa al figlioletto distratto dal Game Boy) e rudi biker dal cuore tenero. Sventano a insospettabili colpi di pistola il maldestro tentativo di rapina di due balordi e convincono un giovanissimo poliziotto che la demenza di John non è un ostacolo alla validità della sua patente di guida. Si godono gli ultimi sprazzi di vita: un’ostinata vacanza di libertà lontano dai figli che li asfissiano di attenzioni e dalle molte analisi e medicine che i medici di casa hanno previsto per la loro devastata vecchiaia.
“È un classico” spiega Michael Zadoorian, “madri e padri anziani sopravvissuti alla Grande depressione e al secondo conflitto mondiale, che cercano disperatamente di rimanere indipendenti,
ma diventano ogni giorno più fragili. Figli in ansia, che sentono di doverli proteggere e invertono i ruoli cercando di gestire la vita dei genitori. È a questo che Ella e John si ribellano. È questa la loro ultima sfida”. L’autore del delizioso Second Hand organizza una nuova commedia agrodolce sul significato della memoria e della nostalgia. Ella e John sono tenerissimi nei loro ultimi slanci di vivacità e perfino d’amore, ma anche incredibilmente veri nei limiti della loro “carne indifferente su cui è incisa tutta una vita”, i capelli di lei radi e delicati come quelli di un neonato, l’odore muschioso di lui che sa sempre più di senilità e malattia. E già si vocifera di un film per mano di Clint Eastwood…

Damir Ivic 
Mucchio
luglio/agosto 2009

Era come segnare un gol facile facile, con Second Hand, il libro che ha fatto conoscere Zadoorian: vero, lo scrittore americano questo gol lo ha segnato anche giocando discretamente, cioè con una scrittura piuttosto scorrevole, simpatica ed ariosa, però un romanzo che mette in campo un protagonista timido che incontra una femmina un po’ fatale un po’ strana, il tutto nella cornice delle manie e delle nevrosi da collezionisti di oggetti di seconda mano, beh, è designato a suscitare simpatia. Discorso diverso con In viaggio contromano. Qua, la partita era in trasferta, coi tifosi della squadra avversaria ostili e un arbitraggio contro. Fuori di metafora calcistica, non si può accusare Zadoorian di aver scelto la via più facile e paracula, per questo libro. Sì, è un bel romanzo on the road, ma i due protagonisti sono due pensionati, per giunta assai acciaccati: arteriosclerosi, debolezze, difficoltà a camminare, vuoti di memoria... Molto poco kerouackiano, soprattutto molto poco accattivante, sulla carta. Per certi versi anche forzato, se non addirittura insensato – sempre sulla carta. Invece, in questo assai più che in Second Hand, lo scrittore americano dimostra di essere bravo davvero. Non perde il suo tratto distintivo, ovvero la leggerezza, ma riesce ad offrire un lavoro davvero credibile che, pagina dopo pagina, conquista. Far immedesimare il lettore in un io narrante quasi ottuagenario non è facile; rendere credibile, vivida, vivace e non stucchevole la psicologia della terza età è un bel virtuosismo; tutto questo senza trascurare di raccontare per bene l’America di oggi, che agita ancora i suoi simboli storici (la Route 66) ma lo fa con sempre più sciatteria e debolezza – anche se la fiamma dello spirito a stelle e strisce più puro ancora resiste e ha ancora la sua forza emotiva e, diremmo, antropologica. Ecco, Zadoorian ha raccontato tutto questo, e lo ha fatto dannatamente bene. Non un’opera epica, sia chiaro, ma nella sua freschezza e anti-retorica un lavoro decisamente significativo.

 

Luisa Simonetta 
Elle
agosto 2009

Scanzonato, autoironico, tenero, tagliente, In viaggio contromano - sottotitolo The leisure seeker (Marcos Y Marcos, 16,50 euro) - è sì un romanzo di viaggio sulla leggendaria Route 66, ma è soprattutto una storia “contro”, la storia di una rivoluzione in camper: quella che due vecchietti decidono di fare contro tutto e contro tutti, i figli, i dottori, le carte di credito, i luoghi comuni, le aspettative, la noia. L’autore è Michael Zadoorian, che in America è diventato uno scrittore di culto grazie al tam tam dei librai, incantati dal suo stile alla Raymond Carver: il suo primo libro, Second Hand - Una storia d’amore, colpisce davvero al cuore, lucido, visionario, dolcissimo.

Angelo Orlando Meloni
Siracusanews
Agosto 2009

In viaggio contromano (The leisure seeker), secondo romanzo di Michael Zadoorian, è una cavalcata on the road che si allontana dallo stereotipo del genere e ci porta attraverso la mitica Route 66, l’autostrada  che collegava Chicago a Santa Monica, per un percorso complessivo di oltre tremila chilometri, e che oggi vivacchia come un residuo del passato, superata dai moderni sistemi autostradali degli States. Un’attrazione per turisti, ma anche un’irresistibile sfida per Ella e John, la coppia di ottuagenari protagonista di In viaggio contromano
Arrivati alla fine del loro percorso, che echeggia e simboleggia per stessa ammissione dell’autore il declino dei baby boomers, Ella e John, malata terminale l’una, affetto da demenza senile l’altro, decidono di saltare sul loro vecchio camper per un’ultima avventura. Giunti in quel momento particolare nel quale i ruoli tra genitori e figli si invertono e sono quest’ultimi a prendersi cura di chi li ha accuditi per anni, Ella e John abbandonano il calvario quotidiano a cui la loro condizione li costringerebbe: trattamenti medici utili solo a prolungare l’agonia, una progressiva fuoriuscita dal mondo, infine il limbo di un ospizio. È troppo. Partono da Detroit con un carico di diapositive e ricordi che li carezzerà lungo il tragitto, e tra incontri fortunati e qualche disavventura mica da ridere arrivano a Santa Monica, e poi a Disneyland, in un tenero, ma anche buffo, rovesciamento di prospettive nel quale leggiamo di due ottantenni alle prese con Pippo & Co.Esenti da toni grotteschi o patetici, le peripezie di Ella e John sono tristissime ma allo stesso tempo divertenti, e Michael Zadoorian, forte del fascino posseduto dai suoi personaggi, non ha avuto alcun bisogno di “armare” la storia con un intreccio particolarmente complicato. A metà tra rielaborazione autobiografica (sempre per ammissione dell’autore) e invenzione pura, In viaggio contromano regala una lettura scorrevole ma dai contenuti dolce-amari. Si ride e si piange, insomma, a seguire la storia di Ella e John fino al suo commovente finale, accompagnati dalla sensazione che la loro piccola-grande battaglia per la libertà di scelta riguardi tutti noi.

 

Igor Cipollina 
Gazzetta di Mantova
12 settembre 2009

Viaggio contromano con Zadoorian e lo show di Roversi

Una torta sbrisolona dalle mille briciole. Tutte diverse ma abbracciate tra loro. Così Patrizio Roversi descrive il secondo romanzo di Michael Zadoorian "In viaggio contromano". Che mescola stili e registri: è comico, iperrealista, grottesco, kitsch. Corre verso un finale tanto atteso quanto spiazzante. È come il suo autore, un ragazzo di 52 anni che nasconde la timidezza dietro al sorriso. Roversi è la spalla ideale. Insieme alla complicità del pubblico trova la chiave giusta per entrare in sintonia con Zadoorian. Che sul palco si diverte come un matto. "Noi siamo turisti". "Non sta a voi giudicare". "In viaggio contromano è racchiuso tra queste due frasi. La sintesi di Roversi (che rischia il linciaggio quando accenna il finale) è efficace: la storia racconta di una coppia di ultraottantenni messi malissimo - Ella ha il cancro, John l'Alzheimer "e naviga molto al di là di Orione" - che, stanchi di subire le attenzioni e l'oppressione dei figli, fuggono lungo ciò che resta della Route 66. Contromano e contro tutti. La storia è affidata ai pensieri e alla voce di Ella, che Zadoorian restituisce con un'intensità commovente. Come se avesse il doppio dei suoi anni e un macigno di ricordi da sopportare. "Come ho fatto? Ella ha la voce di mia mamma, è stata lei a influenzarmi", rivela l'autore. Poi incalzato da Roversi, ammette di assomigliare al protagonista del suo primo romanzo ( "Second hand"), il rottamofilo Richard ossessionato dalle cose vecchie, sfiorate da centinaia di dita. Un modo per entrare in contatto con le persone senza "incasinarsi con i sentimenti". In fondo c'è un filo rosso che corre tra i due libri: anche Ella e John sono dimenticati, trascurati, come oggetti. Finale irrituale, prima delle domande del pubblico, con la traduttrice/editrice Claudia Tarolo chiamata sul palco da Roversi (che rimedia "un'occhiataccia da segare la carotide") per raccontare come è avvenuto l'incontro con Zadoorian. L'hanno scovato su Internet, la sua scrittura è intensa e ironica. Friabile come una fetta di sbrisolona.
Marcella Smocovich
Il Messaggero
13 settembre 2009

"Quando morirò, di me non resteranno che cianfrusaglie. Ma alla liquidazione delle mie cose vorrei che essere lì a ricomprarmi tutto". Cercare e raccontare l'anima degli oggetti usati per riutilizzarli, con la consapevolezza che potrebbero cambiarti la vita. Si potrebbe definire la filosofia del vintage, quella di Michael Zadoorian, scrittore di best-seller negli States, oggi a Roma al Circolo degli Artisti per presentare con Paolo Giordano e John Vignola, tra gli oggetti usati di un mercatino bric-a-brac nella giornata dedicata al vintage, il suo ultimo romanzo "In viaggio contromano", parlare della passione per il vintage, raccontare come nascono i suoi personaggi.
Ricercare un amore su Facebook, o cercare vecchie emozioni dell'adolescenza ha un senso? "No, probabilmente - risponde - non ha senso. Ma è molto umano. Non è forse così che si forma l'amore per il vintage? Anche in questo caso è un tentativo di rivivere certi momenti e certe sensazioni, con mezzi moderni". Comprare un oggetto e rimanervi attaccato in ricordo di un viaggio, di un anniversario.
Tornare indietro per rivivere la scintilla di vita anche attraverso essi. Il demone del possesso anima collezionisti e frequentatori de mercatini dell'usato. È questa la filosofia del vintage?
Spiega Michael Zadoorian, una casa a Detroit, un lavoro in un'agenzia pubblicitaria e un sito Internet che sembra un vecchio libro consunto: "Sono convinto che quando possiedi qualcosa che è appartenuto a un'altra persona stabilisci un contatto segreto con lei, con il suo passato. È un modo per toccarla senza incasinarsi con i sentimenti. E mentre il mondo è a caccia di novità ipertrendy e ipertecno, trovare, fiutare, scovare cose già vissute in grado di raccontarti la vita delle altre persone e farti percepire altre emozioni, è magnifico".
Nel primo libro, "Second Hand - Una storia d'amore", l'autore racconta le storie di Richard e Theresa che incantano con il loro mondo pieno di cianfrusaglie. Nel nuovo romanzo in uscita in Italia Zadoorian racconta di Ella e John, una coppia di improbabili avventurieri che in barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a 80 anni suonati balzano sul loro "Leisure Seeker", un vecchio camper, e attraversano l'America da est a ovest, per un vero viaggio contromano a base di cocktails vietati, hippies irriducibili, malviventi messi in fuga. Lei malata, lui dimentica il suo nome, ma insieme ripercorrono lo scenario della Route 66, la strada caleidoscopio di paesaggi strepitosi. Uno spaccato di vintage di sentimenti ed emozioni


Celestino Tabasso
L'Unione Sarda
24 settembre 2009

Dove non può la continuità territoriale, arriva quella letteraria: martedì a Cagliari si è affacciata qui la Routeì 66, tra le grandi Strade Americane quella davvero leggendaria. Ce l’ha portata Michael Zadoorian, il romanziere di Detroit che sull’asfalto screpolato della Sixty-Six ha ambientato il suo nuovo romanzo “In viaggio contromano”. Zadoorian, a sua volta, è stato portato a Cagliari da Prohairesis e Libreria Mondadori, che per presentarlo al pubblico del capoluogo lo hanno condotto nella penombra del teatro Sant’Eulalia dove lo aspettava, quasi in agguato, un Nino Nonnis in forma umoristica smagliante. Lo scrittore americano e quello cagliaritano hanno dato vita a una serata all’insegna della reciproca, affettuosa incomunicabilità, con Zadoorian (che non parla italiano) lì a sganasciarsi dalle risate solo a sbirciare la mimica facciale di Nonnis che paragonava il mito della “66” alle buche della “131”. Un duetto squinternato e divertente come d’altronde è quello dei coniugi Robina, i protagonisti di “In viaggio contromano”. Ella, voce narrante del romanzo, e suo marito John. Lei casalinga e lui ingegnere automobilistico in pensione, tutti e due sull’ottantina. Lei azzannata da un tumore aggressivo, lui appannato dall’Alzheimer. Stontonato, come sintetizzava Nonnis per poi tradurre per l’ospite americano: «Stontoned». E a questo punto sarebbe legittimo chiedersi ma che cosa ha da ridere Nonnis, che cosa ha da divertirsi il pubblico del Sant’Eulalia per una storia di poveri vecchi malati che gironzolano per l’America? Domanda legittima, ma solo a patto di non aver letto il libro. Perché chi ha seguito chilometro dopo chilomentro, pagina dopo pagina la storia dei Robina e della loro grande fuga sa benissimo che della vecchiaia, della malattia, del dolore e dello smarrimento si può ridere. O meglio: si può sorridere. Con umanità, con levità. Senza retorica. Con quella partecipazione alle umane vicende che distingue la letteratura dal resto della carta stampata. E così - pieno di calda empatia ma continuamente capace di rinfrescante ironia - Zadoorian mette i suoi due vecchi su un camper d’epoca, il Leisure Seeker che dà il titolo alla versione originale, e li spedisce in un viaggio che serve a tante cose. Serve all’autore per raccontarci un bel pezzo d’America, tanto per cominciare. L’America dei giganti di plastica che campeggiano accanto ai motel e ai ristoranti stradali: alci di quattro metri, enormi cowboy in fibra di vetro, muccone titaniche. Sono i totem di una nazione che nel suo Dna avrà sempre il cromosoma del kitsch. Hamburger speciali da tre etti, la seconda tazza di caffè in omaggio, la cameriera col nome stampato sul cartellino che ti chiama tesoro. Oppure nonnetta, se hai più di una certa età. Ecco, questo è il secondo, ottimo motivo per intraprendere il viaggio sulla “66”: fuggire da una società che quando invecchi ti mette sotto tutela, ti vezzeggia e ti disprezza. E allora via, sul camper che da decenni è il destriero delle vacanze di famiglia. Una scorta di pillole assortite, un flacone di analgesici da cavallo, un telefono cellulare per ragguagliare di tanto in tanto i figli, che l’età e la malattia dei genitori hanno trasformato in inacidite vestali del Buonsenso. Per ricordarla quand’era piccola e tenera, questa progenie che oggi si allea con i medici per negarti la gioia di vivere, ecco un vecchio proiettore di diapositive. La sera i Robina si sistemano per benino in un’area di sosta, tendono un lenzuolo sulla fiancata del Leisure Seeker e ci proiettano sopra i loro ricordi di molti anni, molti acciacchi fa. È uno di quelli che Ella chiama “i momenti buoni”. Ce ne sono ancora, tra le pieghe di queste due vecchie vite made in Usa. Un Negroni da assaporare prima di cena, alla faccia dell’oncologo. Un tramonto limpido. Il fruscio delle ruote sull’asfalto liscio e sgombro. Il sorriso di John che a tratti si sveglia ed è di nuovo lui. Per qualche istante, per qualche fortunoso corto circuito di neuroni malandati le sorride ed è di nuovo il suo marito americano forte e gentile. È una storia d’amore bella e  delicata. Che fa anche ridere, e scusate se è poco.

Simone Sala
Azione
21 settembre 2009

Trentacinque invii e trentacinque rifiuti. Queste le dure cifre con cui ha dovuto confrontarsi l’americano Michael Zadoorian prima di vedersi accettato da una casa editrice il suo “The Leisure Seeker”. Oltretutto l’editor americana che ha infine deciso di pubblicare la seconda opera di Zadoorian (dopo “Second Hand”), come ci ha rivelato l’autore stesso in occasione del recente festival letterario di Mantova, l’ha fatto non da ultimo per una certa somiglianza fra lo stato di salute dei protagonisti della vicenda e quello del proprio padre. Ma per fortuna il successo di un’opera letteraria a volte è inversamente proporzionale all’accoglienza riservatale in prima battuta, come dimostra uno dei più tristi casi letterari del Novecento: John Kennedy Toole, dopo essersi visto rifiutato senza tregua il suo esilarante e ormai cult “A confederacy of Dunces” (“Una Banda di idioti”, sempre Marcos Y Marcos) si tolse la vita. Fu la madre, con tenacia e testardaggine a garantirgli una tardiva entrata nell’olimpo della letteratura che si coronò nel 1981 con il Premio Pulitzer.
Ma torniamo alla vicenda di Zadoorian, ai trentacinque rifiuti intascati dal suo "In viaggio in contromano", e a un libro che ora, grazie anche a un agguerrito tam tam tra lettori sta diventando un vero e proprio caso editoriale. Cosa è l’ingrediente segreto che ha causato reazioni diametralmente opposte come il rifiuto e l’entusiasmo? Semplice, e individuabile sin dalle prime battute. Quella che i detrattori hanno visto come una carrellata di brutte malattie, che vanno dall’alzheimer all’obesità passando per ginocchi artritici e tumori, il tutto, nota bene, sullo sfondo della vecchiaia, per i difensori è uno dei più divertenti, ironici, deliranti romanzi on the road degli ultimi anni. Come non apprezzare la freschezza dei due personaggi Ella e John, decisi a tutto (in particolare lei, perché lui a tratti non sa nemmeno di essere al mondo) pur di raggiungere ancora una volta quella che era stata la meta privilegiata dei loro figli quando erano bambini, ossia la Disneyland del sogno americano? 
In barba
dunque a medici e figli, Ella e il marito John si imbarcano in quella che sarà l’avventura – l’ultima – per eccellenza della loro vita. In viaggio da casa fino al più grande parco divertimenti d’America, a bordo di un camper (il «Leisure Seeker» del titolo inglese) piuttosto malconcio ma pieno zeppo di ricordi (e soprattutto tanto piccolo da permettere di raggiungere i vari angolo notte e angolo cucina con una semplice rotazione del bacino) e seguendo i mitici cartelli della Route 66, quella strada abbandonata dai grandi flussi di traffico ma scelta da chi ha tempo e voglia di avere tempo. Oltre a un viaggio in un paesaggio che cambia costantemente, attraverso innumerevoli Stati, oltre a numerosi incontri più o meno piacevoli con un’umanità di volta in volta operaia, sprovveduta, criminale ma anche solo e semplicemente curiosa, Ella e John, seppure con consapevolezze diverse si permettono un viaggio nel passato per riemergerne con un bilancio della propria vita è tutto sommato positivo e sereno. Per la serie che, al più tardi dopo avere gettato la parrucca dal finestrino, poiché non vi è più tempo per risultare carina e piacente agli altri, Ella decide di prendere in mano le redini della propria esistenza. Certo, una pillolina blu antidolorifica qui e là non può fare male, come non nuoce un uso sapiente dell’arma da fuoco quando se ne presenta l’occasione, ma al di là di questi, che sono particolari, il progetto, quello del viaggio, viene portato a termine con tutti i crismi. Al volante, il fido John, che sebbene afflitta qua e là da smemoratezza latente, non ha dimenticato la meccanicità e l’occhio attento del guidatore provetto che nella vita ha macinato migliaia e migliaia di chilometri. Al suo fianco una Ella che forse sente nostalgia per i tempi in cui i figli erano ancora ragazzi, in cui la vita si snodava davanti come una lunga strada, ma che al contempo in fondo è grata alla vita per averle permesso la semplicità e le piccole soddisfazioni di ogni giorno (rievocate sera dopo sera in un rituale spesso apprezzato anche dagli altri campeggiatori, attraverso un vetusto proiettore di diapositive) e per averla lasciata con una manciata di piacevoli ricordi. La sua ironia e l’acume nell’osservazione di uomini e cose le permettono il distacco necessario per vedere le cose con oggettività e per entrare nel cuore del lettore. E se Zadoorian da una parte è stupito di tutto questo successo, dall’altra si gode l’ebbrezza del suo primo tour personale che, sulle strade d’Italia, lo sta portando in innumerevoli librerie.
Antonella Cortese
Bloggalo.it
25 settembre 2009

Palermo -  Anni e anni di passaparola hanno fatto di "Second Hand", quello che si dice un long seller (un successo letterario di lungo termine). Il suo autore, l’americano Michael Zadoorian, in questi giorni è nel nostro paese per presentare al pubblico il suo ultimo lavoro: "The Leisure Seeker" . Lo abbiamo incontrato durante la tappa palermitana del suo tour promozionale, nei locali della libreria Modusvivendi - via Quintino Sella, 79.
Aria affabile, da ragazzone – orami cresciuto – del Midwest americano, decidiamo di darci del tu.

Hai pubblicato il tuo primo libro quando eri già abbastanza maturo. Come sei arrivato alla scrittura? 

Vorrei essere uno quelli che dicono “ho sempre saputo di voler fare lo scrittore”, ma non lo sono. Ho iniziato a scrivere intorno ai venti anni, molto lentamente. Scrivevo cose che tenevo solo per me e nessuno ne sapeva niente. Poi ho frequentato un corso di scrittura creativa e mi sono reso conto che forse avevo del talento, che valeva la pena provare. Anche se non credevo che mi avrebbero mai pubblicato.

C’è chi ironizza molto sui corsi di scrittura creativi. Tu, a questo punto, li consigli? 

Per me è stato importante. Ma devo dire che ancora più importate è stato aver iniziato prima a scrivere. Quando sono arrivato lì, avevo già uno stile personale.

"Second Hand",  tuo primo libro, ha avuto un grosso successo di pubblico e di critica negli Stati Uniti e una buona accoglienza in Europa. Ti ha cambiato la vita? 

Avrei voluto che me la cambiasse di più – sorride – ma in generale no, non è cambiato molto. Continuo a vivere nei dintorni di Detroit e nonostante tutto, è stato piuttosto difficile riuscire a pubblicare un nuovo romanzo. Tra "Second Hand" e "In Viaggio Contro Mano" sono passati ben nove anni. Nel frattempo, ho lavorato nella pubblicità e scritto fiction.

A proposito di "Second Hand", il tuo protagonista si circonda di oggetti che colleziona quasi maniacalmente. Cosa rappresentano realmente per lui?

Credo che quegli oggetti siano dei “sostituti” della vita. Che li usi per nascondersi, per proteggersi.

Sono dei feticci, insomma? 

“Feticcio” in Inglese ha un significato un po’ diverso, più morboso da quello che potete dargli voi. Ma comunque, credo che la definizione possa andare bene.





Anche tu hai dei “feticci”?

Io colleziono molte cose. Non fumo, ma colleziono posacenere, non so perché. E poi libri ovviamente, macchine fotografiche. Ho anche una passione per degli oggetti da arredamento dei bar americani degli anni ‘50 e ‘60.

In "In Viaggio Contro Mano" però, il rapporto con gli oggetti è diverso. La protagonista, Ella, sembra volersi liberare pezzo per pezzo di tutto quello che ha portato con sé. Come mai questo cambiamento? 

Forse perché sono cambiato anch’io. Negli anni trascorsi tra la stesura del primo libro e l’altro, sono successe molte cose. Anche se ho continuato – e continuo – a collezionare, ho perso mio padre dopo una lunga malattia. Credo che questo abbia provocato un cambiamento di prospettiva rispetto a molte cose.


Parte della critica, ha notato che i protagonisti del tuo libro percorrono la mitica Route 66, la stessa strada di On The Road. Ma Ella e suo marito, due vecchietti malati e intraprendenti che sarebbero coetanei di Kerouac se fosse ancora vivo,  hanno avuto una vita agli antipodi rispetto alla sua. Cosa ci puoi dire al riguardo? 

Mi piacerebbe molto aver scritto un libro che possa essere paragonato a On The Road. In realtà, quando ho iniziato a farlo non ci avevo pensato. Certo è un romanzo “di strada”, ma me ne sono reso conto solo dopo, quando l’ho finito. Comunque sarebbe interessante provare a fare incontrare Kerouac e i miei protagonisti… se non si fosse ucciso con l’alcool chi sa cosa direbbe.

Ultima domanda. Scusa, ma sei il primo americano che incontro da quando è stato eletto Obama e per di più vieni da Detroit, uno dei centri più colpiti dalla crisi economica. Raccontaci un po’ del clima che si respira adesso, nella tua città e negli Stati Uniti. 

Bhè, la crisi economica non è ancora passata. Ci vuole del tempo ovviamente, ma nonostante tutto siamo molto più ottimisti. Negli anni dell’amministrazione Bush, mi sembrava di vivere dentro una cappa. Non riuscivo a credere che ce ne saremmo mai liberati; mi turbava persino pensare che ha un fratello governatore che avrebbe potuto tentare la stessa carriera. Ma per fortuna le cose sono cambiate. Ne sentivamo il bisogno. Adesso, penso di non essere mai stato così orgoglioso di un Presidente. È una bella sensazione e so che se le cose sono cambiate, possono sempre cambiare… dappertutto.

 

Enrica Brocardo
Vanity Fair
ottobre 2009

Michael Zadoorian ama tutto ciò che è vecchio. Alle cose di recupero, questo scrittore di Detroit ha dedicato il suo primo libro "Second Hand. Una storia d'amore". Di persone il là con gli anni parla nel secondo, "In viaggio contromano".

Questa storia di due anziani genitori anziani genitori che lasciano i figli e partono per il loro "ultimo viaggio" piace soprattutto ai quaranta, cinquantenni, la generazione del baby boom.

"Si, a chi ha i genitori anziani di cui prendersi cura, ma anche ai genitori stessi. Molti dei quali, come i protagonisti del libro, non accettano che  loro ultimi anni di vita siano gestiti dai figli"

Ella e John scelgono per l'ultimo viaggio la Route 66. Lei che strada sceglierebbe?

"Sono cresciuto facendo vacanze in camper con i miei. Non saprei, ma mi piacerebbe continuare a viaggiare qualunque fosse la meta."

Si sa che "In viaggio contromano" diventerà un film. Il cast è deciso.

"No. Ma devo sognare. Per John vorrei Clint Eastwood. Due estati fa era a Detroit a girare "Gran Torino". Ogni giorno guardavo le sue foto sui quotidiani e mi dicevo "Sarebbe perfetto". Per Ella, mi piacerebbe Shirley MacLaine. Ma anche Meryl Streep andrebbe bene.







Fabio Donalisio
Blow Up
novembre 2009
Due vecchi. Marito e moglie. Pieni di acciacchi. Lui con l'alzheimer e lei con un cancro allo stadio terminale. Con le spalle al muro, approssimativamente. Con la prospettiva di morire a breve in ospedale tra dolori e cure invasive (lei) e di morire a poco a poco dimenticandosi un po' di ogni giorno (lui). Il classico momento di fare una cosa incredibilmente stupida o folle. Ecco che i due, camperisti convinti, rimettono in strada il loro vetusto mezzo, il "leisure seeker"  e si lanciano in un viaggio sulla mitica ( e commercialmente abusata) route 66. Una quotidianità on the road sui generis, fatta di chilometri, incontri, telefonate isteriche dei figli angosciati, scene improbabili e spesso comiche. Su questa strada due persone alla fine del percorso prendono coscienza di se stessi e delle cose che hanno vissuto, di dove le hanno vissute. Metabolizzano angoscia e paura, si scoprono uniti e imparano a proprie spese (e con una grande dignità e lucidità) cos'è la morte. Una favola leggera, ma piena di umanità dolente e nonostante tutto ironica. Con un degno epilogo.

Cristina Marra
La Riviera
ottobre 2009

A bordo del piccolo camper “Leisure Seeker”, Ella e John Robina “due vecchiardi, una con più problemi sanitari di una nazione del terzo mondo, l’altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è” iniziano un viaggio on the road, destinazione: Disneyland. Un viaggio contro la malattia, contro il volere dei figli, contro “un finale” triste in un ospedale o in una casa di riposo. Ella e John sono i due anziani e acciaccati turisti protagonisti del romanzo dello scrittore americano Michael Zadoorian.. Dopo il successo editoriale di “Second Hand”, Zadoorian si dedica a tempo pieno alla scrittura e con questo romanzo ispirato dalle lettura di Carver e Toole, celebra il mitico Leisure Seeker, il camper molto in voga negli anni Settanta. John alla guida ed Ella accanto in veste di navigatore con le guide e le carte stradali, lasciano Detroit e puntano a ovest, verso la California. Il Leisure Seeker è la loro casa, il loro rifugio e il loro complice. Col camper si avviano lungo la Route 66 percorsa tante volte durante i viaggi con i figli Cindy e Kevin, adesso cinquantenni. A John “rimangono solo chiazze di ricordi” ed Ella riempie i grandi spazi vuoti che insistono nella mente del marito. Insieme fanno “una persona intera”. Il viaggio diventa viaggio nella memoria, nei luoghi e nelle vite dei due coniugi. John sempre vigile alla guida ed Ella sempre più entusiasta della scelta di partire. Per Ella “il fruscio delle gomme sull’asfalto” è musica  che placa le sue ansie e le sue paure e soprattutto l’aiuta a spostare il suo malessere “in un luogo in fondo alla strada, un punticino tremolante all’orizzonte”. I chilometri si susseguono così come le soste ai motel o ai ristoranti. Il tempo è passato anche per la Route 66 ed il vecchio tracciato è stato in gran parte rimpiazzato dalle autostrade. Anche i tradizionali snack bar o punti di ristoro che Ella e John conoscevano, sono stati sostituiti da altre attività commerciali. L’autore descrive il viaggio attraverso le parole di Ella che lo racconta come in un diario, commentando paesaggi, persone e stati d’animo che la coinvolgono e la commuovono. Ella si riscopre, si sente ancora una donna forte che riesce a cavarsela perfino sotto la minaccia di un coltello. Il loro è anche un viaggio di libertà, senza divieti o limitazioni. Si concedono piccole trasgressioni, Ella beve cocktail e ingurgita medicinali, John fa scorpacciate di hamburger e pepsi e usano la carta di credito per concedersi qualche notte in alberghi lussuosi. Il linguaggio usato da Zadoorian è quello di una donna anziana, con un carattere forte che spesso si spazientisce e scuote il marito usando parole colorite ma con affetto, un affetto ricambiato da John con baci e carezze. Ella è una donna consapevole della sua malattia e dei suoi limiti, però ha il coraggio di andare fino in fondo e di non rinunciare insieme al marito a quello che sarà il loro più importante viaggio insieme. Nelle pause e nelle soste nei campeggi, Ella, proiettando su un vecchio lenzuolo le diapositive dei precedenti viaggi con figli e amici, racconta la vita di due genitori e due coniugi con i loro dolori e le loro felicità. E’ un viaggio nella memoria in cui vengono sviscerati i primi anni di matrimonio, la casa modesta in Twelfth Street, la nascita dei figli e i tanti momenti passati quando lei e John “erano giovani e invulnerabili”. Ogni stato americano superato è un piccolo traguardo: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Arizona e finalmente la California. I paesaggi mutevoli e caratteristici  si stagliano e scorrono davanti agli occhi di Ella  in un parallelo bellissimo che l’autore narra con delicatezza e sensibilità. Albe e tramonti, sole e stelle, montagne e alberi non sfuggono allo sguardo della sua protagonista che li commenta e se ne sente parte, così come il desolante e spoglio deserto di Mojave, definito nel romanzo Furore le ossa della nazione, bene si presta ad un paragone con le “ossa fragili e inesorabili” di Ella. Piccoli intoppi, sbadataggini o leggerezze, insidie e paure presenti lungo il tragitto non fermano i due “turisti” che guardano dritto verso la loro tanto desiderata meta.

Scheda del libro

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