www.avvenire.it - Novembre 2008

Padri & figli, così il miracolo della vita ci tocca
Come uomo, come scrittore, come lettore non posso che raccontare del perché le pagine di un libro spesso salvano, spesso travolgono. È successo per caso, forse neanche troppo per caso. Lo scorso fine settimana tornavo da un week end passato in Umbria per un premio letterario, dove la pietra abbagliante di Assisi aveva fatto da cornice a storie di persone che mi hanno parlato di speranze e della voglia di dar vita ai loro sogni. Avevamo discusso di questo, prima con l’ultimo sole di novembre, poi con il primo gelo inaspettato. Avevamo discusso insieme che i sogni realizzati spesso vengono dall’umiltà e dall’inconsapevolezza di stare facendo qualcosa di grande, qualcosa che va in un posto che nessuno conosce e che è il posto giusto per la vita com’è. La vita com’è, che è una ricetta tra il sacrificio e l’osare, così mi è stato detto da una donna che non ha mai lasciato le mura d’Assisi. Mi sono portato dietro questa ricetta sul treno, al ritorno. Me la sono tenuta stretta mentre facevo questo viaggio notturno fatto di treni rotti e ritardi. E proprio nell’attesa imprevista in una stazione, ho comprato un libro che mi ha colpito per una serie di motivi: ha la copertina di un verde brillante con su scritto uno dei nomi più vivi della letteratura italiana: Cristiano Cavina. Ha un titolo che pizzica al petto: I frutti dimenticati (edizione Marcos y Marcos). L’ho iniziato a leggere appena seduto sul treno ritardatario, e non ho più smesso. Perché tra quelle pagine c’è tutto quello che i sogni hanno bisogno per essere realizzati: tra quelle pagine c’è la vita com’è. C’è la vita come’è fatta, ed è fatta di un padre che vuole un figlio senza saperlo, di un figlio che vuole un padre sapendolo, di un amore enorme che finisce nel modo più miracoloso, con la vita che nasce e lo suggella. Di un’esistenza, quella del protagonista, in bilico tra lo sbagliato e il salvifico, tra la disillusione e la perfetta illusione di credere in se stesso. Non c’è niente di già visto, nessuno può immaginare l’effetto che fa in chi lo legge. Posso dirvi il mio, un viso rigato di lacrime mentre un controllore infreddolito e assonnato rimaneva guardarmi e a chiedermi si sente bene? Non ho risposto, gli ho solo dato il mio biglietto da timbrare e ho continuato con la storia di Cristiano, di suo figlio Giovanni che vive forse malato nel ventre di una donna che sta per perdere l’amore più grande del mondo e partorirne un altro altrettanto smisurato. Si sente bene? Non ho risposto e ho continuato a leggere di come l’umiltà di uno scrittore si veda dalle parole semplici e precise, lasciate timide sulla pagina perché sa che cominceranno a cantare nelle orecchie dei lettori, in tutti i lettori che decidano di recuperare i loro frutti dimenticati, che a volte sono i più preziosi e i meno visibili. Di come i frutti dimenticati siano i nostri sogni e la loro possibilità di prendere forma, inconsapevolmente. Si sente bene? Sì, mi sento bene. Perché ci sono libri che toccano l’anima parlandoti con poche oneste parole. E vanno a toccare quell’anima, irrequieta e da riempire, forte ma anche fragile. Che non smette mai di credere nella vita com’è. A questi libri basta solo una parola, grazie. Un grazie come uomo, come scrittore, come lettore.
Marco Missiroli
RAI 2, CHE TEMPO CHE FA 
LA REDAZIONE CONSIGLIA...(LOCANDINA 1-7 DICEMBRE 2008)

I frutti dimenticati di Cristiano Cavina (Marcos y Marcos). Un romanzo che invita, in modo straordinario, a scovare, proteggere e salvare ogni possibile frutto dimenticato. Un tributo profondo all’amore, in ogni sua forma e stagione. E una conferma di potere vitale, rigenerante della narrazione e della fantasia.
Relazioni di famiglia, legami, responsabilità dei genitori e dei figli, di questo tratta il nuovo romanzo di Cristiano Cavina, “I frutti dimenticati”. Il trentaquattrenne cantore del piccolo mondo di memorie e affetti di Casola Valsenio ha scritto un toccante romanzo sulla necessità dei padri, sul legame invisibile che resta sempre, anche in assenza della figura paterna. “Cosi, eccomi qua in perfetto orario al mio appuntamento con uno sconosciuto. È il 6 aprile 2007, ho quasi trentatré anni e un figlio in arrivo che non so se è maschio o femmina, quando lo vedo. Aspetta seduto su una panchina al limite dell’ombra gettata dal portico. Si alza con grande fatica; uno sconosciuto come tanti altri di cui è pieno il mondo. È mio padre. È la prima volta che lo vedo in tutta la mia vita”.
Com’è difficile diventare figlio e padre negli stessi giorni.
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I frutti dimenticati, di Cristiano Cavina

Tutti i venerdì di giugno e di luglio, a Casola Valseno c’è il mercatino delle erbe e dei frutti dimenticati. Di solito il tempo non è mai bello, ma la gente di città accorre comunque per comprare quelle erbe ormai dimenticate, o anche solo per prendere un po’ di fresco e rilassarsi.
La gente di Casola si curava con metodi antichissimi anche quando era piccolo Cristiano Cavina, non c’era possibilità di scampo agli infusi di suor Luca Maria che curava tutto con i fiori di Bach, «La reverendissima madre superiora aveva una devozione particolare per i frutti dimenticati e le erbe aromatiche».
La festa dà il titolo all’ultimo, bello, e più intimo romanzo di Cavina, , certamente una bella festa, ma è anche la metafora della situazione familiare di Cristiano, il frutto dimenticato che non ha mai conosciuto il padre. «Mio padre era tra i tanti forestieri che venivano a Casola per quella festa», ma lui non poteva saperlo.
Il forestiero però si fa vivo: rintraccia Cristiano tramite la sua casa editrice, lo contatta e, stranamente, Cristiano accetta di vederlo senza dire nulla a nessuno, in particolare né a sua madre né ad Anna. Anna è la sua ragazza, e aspetta un bambino.
L’incontro con il padre avviene in maniera piuttosto strana e subdolamente traumatica, non si svolge per niente come lo aveva sempre immaginato sin da quando era piccolo, quando fingeva di essere un palombaro che tentava di aprire lo scrigno di un tesoro: il comò di sua nonna con cui era cresciuto, insieme al nonno e sua madre.
Lui non c’era, non c’è mai stato. E adesso? Adesso sono lì, in piazza del Popolo, a Cesena, che si studiano, non si dicono granché e l’atmosfera è giustamente gravida di attese. Cristiano vorrebbe dirgli tutte quelle cose che ha sempre pensato, condite con un bel po’ di rancore e risentimento, ma riesce ad essere solo scostante, respingente fino al punto di sentire il bisogno di alzarsi e andarsene.
Cristiano orami ha trentatrè anni: un rapporto con Anna che cade a pezzi, un figlio in arrivo, anzi, che arriva prima del previsto e con grosse complicazioni. Ma Giovanni alla fine nasce sano. Intanto Cristiano torna a vedere suo padre. Il perché di questi incontri, dove peraltro succede poco o niente, è semplice: suo padre sta per morire.
Quando ormai il padre è ridotto a poco meno di un essere umano, tenuto in vita da una serie i tubi che entrano e escono dal suo corpo come prolungamenti delle vene, Cristiano andrà a trovarlo per due settimane in cui gli racconterà di quando era bambino, dei suoi nonni, dei problemi con Anna e di Giovanni, suo nipote, nato prematuro, «fragile ma forte».
Il forestiero quest’anno non vedrà la festa dei frutti dimenticati. Ma Cristiano ci andrà accompagnato da Giovanni: «Tutta la fatica, i fallimenti, le disgrazie, l’estinzione dei Creonti e secoli di Cavina ormai sepolti avevano ora uno scopo. Un chilo e mezzo scarso. Niente di grande. E dava un senso al nostro essere vissuti».

Giammarco Raponi
I FRUTTI DIMENTICATI’ di CRISTIANO CAVINA,
MATURAZIONE DI UNO SCRITTORE
Protagonista del nuovo romanzo di Cristiano Cavina è Cristiano Cavina.
Se nei precedenti romanzi l’aveva tenuto fuori, stavolta il suo nome è continuamente presente: la storia, erede di decine di altre storie umane e di paese (la Casola dove l’autore effettivamente vive), è un gioco della memoria, dove passato e presente si incrociano, dove i personaggi si perdono e ritrovano, un ciclone narrativo dove tutto si cristallizza, alla fine, nella propria esatta dimensione.
C’è la storia dei frutti dimenticati, quelli coltivati dai preti e dalle suore dove il piccolo Cristiano studia; c’è la storia della nonna e della sua devozione al Creatore talmente intensa da farla eleggere santa già in vita; della madre, ligia parrocchiana di paese che compie un solo atto fuori dal normale: lasciarsi sedurre dall’unico uomo della sua vita. Nove mesi dopo quell’incontro, nascerà appunto il protagonista: un protagonista divertito e divertente, guascone, eroico e libero, che alla fine, a trentatré anni compiuti, viene ricontattato dal padre morente; e che sta, trucco del destino, per diventare padre a sua volta. L’impresa di diventare figlio e padre negli stessi giorni mette in discussione il Cristiano uomo, non ancora maturo per questi sconvolgimenti esistenziali. Il registro del libro, contrariamente al solito, si fa greve, e in queste pagine non più scanzonate incontriamo per la prima volta totalmente un Cavina narratore di grande spessore e onestà.
L’odio e la comprensione sono gli inneschi del romanzo, una lettura spassosa e struggente allo stesso tempo.
Uno scrittore puro e incontaminato, razza in estinzione nel nostro Paese di autori furbi e ipocriti, che scrivono per la classifica e non più per il piacere/dovere di sperimentare qualcosa di nuovo e migliore.
Christian Frascella 
Diventare padri e al contempo riscoprirsi figli
Un neonato che si affaccia alla vita e un genitore che sta per abbandonarla.
E in mezzo un uomo coi suoi ricordi, i suoi sbagli, le sue storie speciali.
Quell’uomo è il narratore. Il narratore è Cristiano Cavina.
Ancora una volta il pizzaiolo di Casola ci accompagna nel suo borgo fatto di persone fuori dall’ordinario, capaci di dedicare una festa ai “frutti dimenticati”.
E poi il dolore per gli affetti negati e i compagni di strada che se ne vanno, la tenerezza per le memorie di un’infanzia più presente che mai, il candido umorismo delle (e per le) piccole cose…
È una autentica confessione quella che Cavina mette nero su bianco, pagina dopo pagina. Delle proprie fragilità, delle proprie ricchezze che lo guidano, insieme ad un faro piccolo piccolo, nel cammino di uomo, di padre, di figlio.
Sat2000- La compagnia del Libro
 
http://buoneletture.wordpress.com
Cristiano Cavina è quasi “uno di famiglia”: dopo aver assistito a diverse sue sempre brillanti presentazioni, dopo aver letto i suoi precedenti testi dedicati al microcosmo casolano, dopo averne gustato la spontaneità e il clima che riesce a ricreare sulle pagine, non si può che essere contenti come quando si reincontra un vecchio amico all’annuncio di un suo nuovo libro.
Libro ambizioso questa volta, in cui l’autore si confronta con la sua prima parte della vita.
Il più personale di Cristiano: insieme alle figure familiari e dell’immancabile substrato casolano, sempre presenti nei precedenti, questa volta è proprio l’autore ad essere raccontato in un momento difficile della sua vita: l’arrivo di un figlio con una ragazza che forse non ama più, il primo incontro con il padre, mai conosciuto, e prossimo alla morte. Con la consueta schiettezza, il solito tocco lieve, ci troveremo a contatto con l’animo dell’autore, desideroso di raccontarsi e di farci partecipi senza veli di quei giorni, in quello che ci pare il “libro definitivo” sull’universo casolano e sulla famiglia Cavina.
Libreria Atlantide Castel San Pietro Terme (Bologna)
www.puralanadivetro.com

I frutti dimenticati, a cavallo tra l’oggi ed un passato più semplice

Una bugia. Un racconto a metà, elargito per scoprire una verità che, per trentatré anni, era rimasta celata. Per rispondere alla domanda: “Chi è veramente mio padre?”
Ecco in che modo Cristiano Cavina dà il via alla semplice, eppure profonda e interessante, storia che costituisce la trama del suo ultimo romanzo, “I frutti dimenticati”. Il libro, infatti, vede un alternarsi di ricordi e narrazione presente, passato ed emozioni ancora vivide che rende impossibile interrompere la lettura.
La vita del protagonista, il piccolo-grande Cristiano, subisce una serie di svolte, in parte orientate negativamente, grazie alle quali, però, lui, palombaro per gioco e nella stessa realtà, riuscirà a crescere, ad iniziare a chiedere scusa, a rivedere priorità e obiettivi a fronte di un destino spesso brutale e beffardo.
Un padre che finalmente si mostra, consentendo di capire l’esistenza dei suoi lati più “umani”, una compagna che viene allontanata a causa dell’indifferenza e un’infanzia simile a quella di molti altri bambini, trascorsa tra giochi, preghiere, piccole paure e alcuni dolori. Tutto questo rende speciale, intimo, il testo di Cristiano Cavina che espone una parte dei suoi pensieri alla critica e al pubblico, toccando il cuore dei lettori come pochi sanno fare.
Un libro che in molti dovrebbero leggere, una storia realistica e a tratti quasi comune a molti, grazie alla quale trascorrere del tempo in un’altra dimensione, fatta di mercatini, di suore, di giochi e di esperienze, ma soprattutto di amore e di affetto vero; pagine che sembrano lette dal nostro compagno delle elementari, dall’amichetta del cortile, dai nonni e dai genitori perché riportano la mente a qualche decennio fa, a quando il tempo si trascorreva in modo genuino e a quel periodo che, un po’ in tutti, crea tanta nostalgia.