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STANISLAW LEM Recensioni
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| Francesco
Màndica Talpa Libri. Alias. Il Manifesto Gennaio 2004 Narratore sci-fi di culto, sovieticamente
utopico, occidentalmente dispotico. Il polacco Stanislaw Lem è stato il
creatore del Solaris di Tarkovskij (di cui anche Hollywood ha
declinato una recente variante), che è il manifesto di un
anti-rinascimento, proiettato nel futuro e aderente ai modelli
anti-utopici della letteratura socialista. Ora Marcos y Marcos –
insieme ai comici racconti di Cyberiade, tradotti
per la prima volta (e di cui ci occuperemo presto) – ripropone dopo
circa dieci anni nella traduzione di Sandra Cecchi Il congresso di
futurologia.
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nelle strade non sembra troppo preoccupare gli
invitati. Tichy viene prelevato dagli americani, ibernato e scongelato nel
2039. Si ritrova in un mondo in balia della farmacopea. Un mondo che
cambia a seconda delle sofisticazioni lisergiche. E dove i defrizzoni,
gli scongelati, sono i nuovi emarginati che cercano librerie e non le
trovano, i giornali, anch’essi manipolati chimicamente, si volatilizzano
nello spazio di ventiquattro ore: non è dunque la comunicazione e il suo
futuribile prolasso a governare il mondo né tantomeno i robot, servi
sciocchi (quelli da bagno, quelli lustrascarpe e i robots de voyage)
che non possono fruire della chimicocrazia. Potere di farmaci e
pillole, di psicochimici che alterano ogni funzione vitale. È l’orizzonte lessicale che colpisce nel libro di Lem: la continua, esasperata ricerca neologica, questo collasso della parola che si trasforma, anch’essa alterata, e dunque funzionale allo sviluppo narrativo del testo. L’orizzonte utopico è quindi garantito da questa accelerazione mescalinica, mentre – distopicamente – Lem vaticina futuri possibili: parla, nel 1971, di un attentato al papa e di sceriffi dell’aria, prevede e anticipa le connessioni virtuali e l’apprensione per il grande fratello. |
Marco
Belpoliti Poeta, autore di saggi,
ma soprattutto scrittore di fantascienza, Stanislaw Lem, nato in Polonia
nel 1921, è, insieme a Philip Dick e a Kurt Vonnegut, uno dei grandi
narratori dell'anti-utopia contemporanea. Questi tre autori hanno
descritto con anticipo di venti-trent'anni il destino antropologico
delle società occidentali, in cui scienza e tecnologia la fanno da
padrone. "Il congresso di futurologia", uscito nel 1971,
sembra stampato solo qualche ora fa. |
stati eliminati i conflitti e le guerre.Con il suo diario Ijon
Tichy ci rivela, dettaglio dopo dettaglio, la realtà di una società
dominata dagli psicofarmaci: a una serata mondana un commensale gli getta
nel tè una sostanza e subito Ijon si mette ad adorare il tovagliolo.
Tutto è regolato da pastiglie e sostanze chimiche. In questa anti-utopia
anche il linguaggio è manipolato mediante trasformazioni: ogni vecchio
termine è tradotto in un nuovo linguaggio che altera le parole
originarie. Il suo mentore, il professor Trottelreiner, proveniente come
lui dal congresso di futurologia, gli spiega che la nuova realtà è solo
una falsificazione ottenuta attraverso un gioco e controgioco di sostanze:
la realtà non è bella e accogliente, bensì squallida e orrenda. Sogno
dentro il sogno, l'astronauta ci descrive un mondo che è simile al
nostro, solo un po' più allucinato e paradossale, ma non più di tanto. |
| Domenico
Gallo Pulp gennaio-febbraio 2004 Una storia incredibile. I partecipanti a un congresso di futurologia, chiusi nel loro Hilton in una città del Centro America, si scontrano e si accapigliano su quale sarà il futuro del mondo. Per le strade, intanto, infuria la guerriglia. Due mondi paralleli e indifferenti destinati a venire in contatto. Un astronauta, ospite del congresso, finisce coinvolto negli scontri e, incredibilmente, si ritrova nel futuro. Storia di fantascienza classica, assume un tono particolare grazie all’inventiva di Lem, autore polacco del molto noto Solaris, con uno stile e una fantasia che lo affianca a Kurt Vonnegut, anche se non è lontano dalle estrapolazioni più rigorose di Herbert George Welles (ricordiamo Il risveglio del dormiente). Tra i futuri possibili, Lem ce ne descrive uno destinato a farci riflettere (anche pensando a quel polpettone di Matrix), visto che la nostra società mondiale, almeno per gli occidentali,
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sta già predisponendo un sostanzioso
apparato consolatorio e illusorio. Una neurochimica particolarmente sviluppata è in grado di alterarci completamente la realtà, particolari sostanze ci consentirebbero di farci vedere il lusso più sfrenato al posto di un’orrida catapecchia, illuderci di guidare una macchina di grossa cilindrata mentre stiamo spingendo a fatica un traballante carretto. Quale antiutopia è più perfetta di quella che opprimendoci è anche in grado di illuderci di stare vivendo una radiosa utopia? Lem, intellettuale razionalista tra i più rigorosi, non manca di chiedersi come debba definirsi la libertà dell’uomo in circostanze in cui, come accadeva sul pianeta Solaris, siano ridefiniti i parametri percettivi. Dai simulacri di Solaris, alla sparizione dei cadaveri del romanzo L’indagine, alla realtà artificiale de Il congresso di futurologia, Lem impone ai lettori di impegnarsi a scoprire cosa si celi dietro all’apparenza dei fenomeni. Questi filosofici complessi che Lem è in grado di sviluppare in una narrativa divertente, satirica, al limite del no-sense. |
| Giuseppe
O. Longo Letture febbraio 2004 Dopo Cyberiade, l'editore Marcos y Marcos ci propone un altro testo esemplare dello scrittore di fantascienza polacco, forse il più originale ed eterodosso rispetto alla tradizione occidentale. Ricorrendo a una ironia scintillante, a una pirotecnica creatività linguistica e a una fervida e grottesca immaginazione, Lem ci presenta un mondo futuro in cui la percezione della realtà da parte degli umani è del tutto alterata. A differenza di certe rivisitazioni attuali del tema (il film Matrix e successori), l'allucinazione non è creata da una manipolazione informatica, bensì da prodotti psicochimici. Grazie a queste droghe, i 30 miliardi di umani che affollano un pianeta prossimo al collasso credono di vivere, pacifici e appagati, in un mondo rutilante, |
serviti da robot. Ed è in questa fittizia realtà che approda il protagonista, dopo essere stato strappato da una sommossa a un bizzarro Congresso di Futurologia nell'immenso Hotel Hilton, e dopo aver trascorso una settantina d'anni in ibernazione.Dopo qualche mese, incontra un altro dei partecipanti al congresso, il professor Trottelreiner, che gli fa da guida nel labirinto degli psicofarmaci. Poi Trottelreiner fa assumere al nostro «un anticol del gruppo dei riscuotenti» che gli consente di vedere la realtà vera, sordida e cadente, che lo circonda. Dopo qualche altra avventura, il protagonista si ritrova nei sotterranei dell'Hilton: sta per cominciare la seconda giornata del congresso e bisogna prepararsi. Ma gli resta il dubbio (che è anche del lettore) se l'escursione nel futuro sia stata un sogno, una visione, un viaggio allegorico, o una visita reale a un mondo che, assai presto, potrebbe essere il nostro. |