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PABLO Feinmann Cinebrivido |
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Angelo Orlando
Meloni, Stilos, ottobre
2010
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Irene
Bignardi Nell’invasione di gialli e
mistery di ogni nazionalità – dagli scandinavi di mondiale successo
ai giapponesi annunciati per la prossima stagione – mancava
l’America Latina: a meno che non si voglia considerare un mistery (ma
in qualche misura lo è) il bel romanzo di Alberto Manguel Tutti
gli uomini sono bugiardi. Dalla terra di
Manguel e del suo nume Jorge Luis Borges arriva ora un mistery bizzarro,
nato come miniserie televisiva e nutrito di cinema, Cinebrivido, di José
Pablo Feinmann (Marcos y Marcos, pp. 391, euro 11,50). Inutile dire che
al centro della vicenda c’è l’inevitabile serial killer (dove sono
finiti gli assassini una tantum di un tempo?). Ma il
divertimento di questo libro di non grandi pretese sta nell’ossessione
cinematografica che lo percorre e che ci offre alcuni succosi intervalli
cinematografici.
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e Feinmann, da professore di filosofia qual è, racconta di Fernando Castelli, cinefilo accanito e commesso in una piccola videoteca, che sogna di vedere al cinema la più grande storia vera mai raccontata, conducendo lui stesso i fili del destino. Come sulle canzoni in Parole, parole, parole di Resnais, qui l’esperienza di ogni giorno si modella sul cinema. E lungo il percorso della serie degli assassinii che il libro racconta con humor, incontriamo Alfred Hitchcock e Psycho (i cui meccanismi vengono smontati e rimontati con sapienza), Un anno vissuto pericolosamente e Susanna, «la migliore commedia di tutti i tempi» (in gara, secondo noi, con Vogliamo vivere! di Lubitsch, e con A qualcuno piace caldo), Fritz Lang con le complesse verità di L’alibi era perfetto («Che bella storia, è di Borges?» chiede un’ingenua nazionalistica amica) e Lawrence d’Arabia che ci ricorda come «nulla è scritto». Ma preparatevi soprattutto a dei veri interrogatori cinefili. Chi muore d’infarto mentre gioca con il nipotino? Chi guardava Farley Granger , invece di guardare la partita di tennis? Chi uccideva Barbara Stanwyck dopo averle detto «Addio bambina»? Vedete alle pagine 157 e 191. |
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Cristina
Marra La Riviera luglio 2010 La suspense e il pathos di hitchcockiana memoria ritornano nel cine-romanzo dello scrittore argentino José Pablo Feinmann. Insegnante di filosofia e cultore delle produzioni cinematografiche hollywoodiane della Golden Age, in “Cinebrivido” (Marcos y Marcos, pag.391, euro 11,50), Feinmann, riprende scene, dialoghi memorabili, ambientazioni di film famosi e li inserisce in un plot degno di un thriller “d’annata”. Ambientato nella Buenos Aires degli anni Novanta, “città maledetta, umida dove poteva accadere tutto ma in realtà non accadeva mai niente”, il romanzo ne fa emergere il contesto socio-culturale confrontandolo con il mito del cinema americano. Il protagonista è il cineamatore Fernando Castelli. Commesso nella videoteca “Il bacio della morte”, dove consiglia i suoi film preferiti e sopporta “male gli ignoranti, i passatisti, quelli che chiedevano film classici solo se in versione colonizzata”, è anche impiegato alla casa di produzione e distribuzione cinematografica Todofilm con la doppia mansione di archivista e addetto a servire il caffè alle riunioni di direzione. Il suo passatempo è preparare domande per cinefili e consigliare i grandi film d’autore ai suoi due clienti preferiti: il giovane e malintenzionato Ricky Mintone e l’ispettore Colombres, detective privato, che “due o tre volte al mese, noleggiava Casablanca. Un’abitudine che ne aveva indotta un’altra:quella di portare, con la pioggia o con il sole, un impermeabile alla Bogart”.Fernando Castelli ha un rapporto conflittuale con la madre, Clara, una sorta di signora Bates di “Psycho”, film cult che Fernando guarda continuamente per cogliere le tecniche del regista. |
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Ugo
Perugini Cinebrivido: un serial killer poco serio Si legge in fretta e con gusto il romanzo di José Pablo Feinmann “Cinebrivido”. Le vicende dell’assassino seriale, appassionato cinefilo e costretto a uccidere per avere successo come sceneggiatore di film, sono grottesche e immerse in un’atmosfera quasi surreale. Ma l’Argentina, sul cui sfondo è ambientata la vicenda, non è molto lontana dall’Italia di oggi: le deformazioni dei media, il ruolo aberrante della televisione, con i suoi dibattiti assurdi, i protagonisti - nel bene e nel male - che tutto fanno pur di apparire, stupire, scandalizzare, con il potere sempre pronto a sfruttare per i suoi fini gli istinti meno nobili della gente, il tutto immerso in un generalizzato clima di immoralità. Anche per questi aspetti, il romanzo è godibile, anche se lascia l’amaro in bocca.
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Angelo
Orlando Meloni
Marcos y Marcos ripropone dell’argentino José Pablo Feinmann, docente di filosofia e scrittore, Cinebrivido. Il romanzo narra con brio di Fernando, sceneggiatore fallito che alla soglia dei trent’anni e dei primi fallimentari bilanci esistenziali, evoca da un altrove che puzza di zolfo nientemeno che l’ombra di Jack lo Squartatore. L’accoppiata Jack the ripper-sceneggiatore fallito ha tutte le carte in regola per dare il via a una terribile scia di sangue. Ma per fortuna questo non è un cupo thriller parapsicologico dove tutti si prendono sul serio, ma è un libro brillante, a tratti smaccatamente comico. A ciò si aggiunge una sgangherata galleria di personaggi che fanno da contraltare a Fernando e al suo folle piano: intortata fortunosamente Greta, una produttrice americana, Fernando avrà la sua chance di scrivere u film, e sarà, dannazione, una “true story”, come vuole, anzi, esige la ricchissima Greta. L’impressione è che Feinmann, tra una gag e un omicidio, ci abbia scagliati con il sorriso sulle labbra in un abisso, l’abisso di quella contemporaneità abbagliata dal miraggio del successo; e che al fondo di questo abisso siamo sprofondati in un salotto tv ad assistere obbligatoriamente a un reality show.
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Francesco
Troiano Ecco un trittico narrativo incentrato sulla settima arte, dove l’amore per le immagini si fa piacere della scrittura. Toni appassionati e al tempo
stesso sottilmente cinefili caratterizzano Baci da cinema di Eric
Fottorino, direttore di Le Monde, con alle spalle una ventina di volumi,
tra romanzi e saggi, ospite del Salone di Torino. A muovere le fila
della narrazione - di cui già in corso un adattamento per il grande
schermo - è un avvocato quarantenne, Gilles Hector, alla ricerca della
mamma a lui ignota e negata: un’attrice con cui suo padre - direttore
della fotografia di alcuni capi d’opera della Nouvelle Vogue - ebbe
una liaison, conclusasi in maniera misteriosa. Durante la proiezione de
Gli amanti di Louis Malle, Gilles s’imbatte in una giovane donna
lieve, enigmatica e molto sposata, Mayliss De Carlo, capace
d’ispirargli la voglia d’amare e la morte che a volte accompagna
questa voglia.
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Cristina
Marra I brividi e la suspense del cinema si fanno romanzo in Cinebrivido dello scrittore argentino José Pablo Feinmann. Appassionato cultore delle produzioni cinematografiche hollywoodiane della Golden Age, Feinmann nel suo romanzo riprende scene, momenti, dialoghi memorabili, ambientazioni di film famosi e li inserisce nel plot dalle forti tinte gialle. Una trama al limite tra la fiction cinematografica e la realtà, in cui emergono anche la realtà socio culturale degli anni Novanta di Buenos Aires e il mito del cinema americano. Il protagonista è Fernando Castelli, un cineamatore e ammiratore dei grandi registi americani. Fa due lavori: commesso nella videoteca “Il bacio della morte”, dove consiglia i suoi film preferiti e sopporta “male gli ignoranti, i passatisti, quelli che chiedevano film classici solo se in versione colonizzata”, e impiegato alla casa di produzione e distribuzione cinematografica Todofilm con la doppia mansione di archivista e addetto a servire il caffè alle riunioni di direzione. Tra i suoi clienti più apprezzati c’è il giovane Ricky, a cui Fernando inculca l’amore per il grande cinema e l’ispettore Colombres, detective privato, che “due o tre volte al mese, noleggiava Casablanca. Un’abitudine che ne aveva indotta un’altra:quella di portare, con la pioggia o con il sole, un impermeabile alla Bogart”. Se la vita privata di Colombres è movimentata dalla relazione con la giovane e insaziabile Nelly, “dalla bellezza selvatica, primitiva, immediata, un po’ procace e incontenibilmente sensuale della ragazze di periferia”, Fernando Castelli ha un rapporto conflittuale con la madre, Clara, una sorta di signora Bates di hitchcockiana memoria, in soprappeso bloccata su una sedia a rotella che lo punzecchia e lo disprezza. Fernando che guarda continuamente “Psycho” per carpire i segreti e le tecniche del regista, sogna di scrivere una sceneggiatura da proporre a Greta Toland, produttrice americana. L’occasione si presenta e Fernando le propone di scrivere ciò che lei desidera: “una true story. Una storia vera, realmente accaduta, oppure, meglio ancora, che sta accadendo”.
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Quella promessa diventa per Fernando “il suo passaporto per l’inferno o la sua scala per il paradiso”. Assume l’identità di Van Gogh, uno spietato serial killer che uccide per poi sceneggiare le sue imprese omicide, consigliato e spronato dalla malefica presenza di Jack lo Squartatore che compare nella sua vita come un alter ego. In una Buenos Aires che “riservava poche sorprese genuine e troppe curiosità prive di contenuto”, Fernando fa spesso ricorso al suo passatempo preferito: domande per cinefili a cui risponde brillantemente in cui sorta di sfida con se stesso. Gli omicidi seriali riempiono le pagine dei giornali e diventano la notizia di punta dei tg, anzi fanno la fortuna delle piccole emittenti private. Politica, opinione pubblica, mass media sono scossi dagli eventi e il commissario Pietri, tronfio e sfacciatamente orgoglioso dei suoi successi professionali, è incaricato del caso e non si sottrae al caos mediatico, “apparire in tv, sui giornali, voleva dire esistere. E Pietri amava quell’esistenza”. Realtà e finzione in Cinebrivido si rincorrono e si susseguono coinvolgendo le vite dei personaggi principali. Ogni scena realmente accaduta diventa parte della sceneggiatura che prende corpo man mano che le vittime cadono sotto i colpi di rasoio di Fernando. Anche la finzione cinematografica interferisce con le loro vite, si insinua nelle loro scelte o offre lo spunto per attualizzare o rendere reali scene o interpretazioni memorabili. Pietri, sempre più attratto dalla fama, non riesce a progredire con le indagini, mentre Colombres, seppur sconvolto da problemi sentimentali, procede verso la pista giusta. Feinmann, con profondo rispetto verso il cinema e con una sottile ironia che spesso sfocia nella comicità, mescola abilmente finzione cinematografica con la realtà e viceversa creando un romanzo-sceneggiature che, pur celebrando il grande cinema d’autore e i mitici film hollywoodiani, li usa per svelare i tratti peculiari di una società sopraffatta e spesso vittima dei modelli di riferimento sbagliati o distorti. Con Feinmann la realtà riesce a superare la fantasia cinematografica o al contrario a non eguagliarla, ma dove finisce la fiction e dove inizia la realtà? |
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Camilla
Cannarsa Mi piace mi piace mi piace. La casa editrice
Marcos y Marcos mi piace. Da morire. Perché pubblica sempre libri
originali, autori straordinari e storie incredibili. E mi piace. In tutti i sensi.
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Cristina
Marra Con Cinebrivido
dello scrittore argentino Josè Pablo Feinmann la suspense ed i brividi
del cinema hollywoodiano dell’età d’oro diventano romanzo.
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Beppe
Marchetti Poi un’altra cosa che Feinmann fa di notte è scrivere. Ma non saggi filosofici: scrive romanzi brillanti, spesso trasversali a più generi. Come Amaro, ma non troppo o come Il cadavere impossibile. E soprattutto come questo Cinebrivido, che Marcos ha appena ripubblicato nella sua collana di tascabili, i miniMarcos. Sotto i panni di un thriller, con tanto di assassino seriale, Feinmann racconta una storia dove tutto è estremo, distorto, eppure molto vicino a noi. Il giovane Fernando Castelli, che ha scritto cento sceneggiature per il cinema ma non ne ha mai venduta una, decide di diventare un serial killer e sceneggia – in leggera differita – i suoi stessi omicidi. La sua decisione è caldeggiata dal suo caro amico Jack lo Squartatore, che ogni tanto passa a fargli visita per qualche consiglio. |
In un susseguirsi di citazioni cinematografiche il libro prende quota, grazie alla scrittura rapida e a scene molto ben costruite. I personaggi di Feinmann sono spesso macchiette, funzionali a un libro che somiglia molto più a una farsa che a un thriller. Romanzo consigliato, che diventa quasi imperdibile se amate il cinema (specie i grandi classici hollywoodiani).
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