Camilla Trinchieri

Cercando Alice

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Alessandra Menesini, L'Unione Sarda, marzo 2010 
Marilia Piccone, Wuz.it, febbraio 2010
Erica Arosio, Gioia, febbraio 2010

Nerugiada, albadentrolimbrunire.wordpress.com, marzo 2010
Silvia Bergero, Grazia, gennaio 2010 -
intervista

Orietta Possanza,
Left, gennaio 2010 - intervista
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Carlotta Vissani, D - La Repubblica delle donne, gennaio 2010 -
intervista
 
Claudia Spadoni, marieclaire.it, gennaio 2010 -
intervista
Mimma Marongiu, fusiorari.org, gennaio 2010
Antonio Prudenzano, Affaritaliani.it, gennaio 2010
Rachele Maggiolini elle.it, gennaio 2010

Marta Cervino, Marie Claire, gennaio 2010

Chicca Gagliardo
, Glamour, gennaio 2010
Giovanni Pannacci, mangialibri.it, gennaio 2010

 

 

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Radio Marconi, Marco Casa intervista Camilla Trinchieri

 

 



Marilia Piccone
Wuz.it
febbraio 2010

Una madre e una figlia. Due voci. Due diari. Uno che porta in prima pagina la data del gennaio 1956 e nell’ultima quella del giugno dello stesso anno. L’altro inizia nell’ottobre 1941 e termina- non diciamo quando per non sciupare la tensione che regge questo bel romanzo di Camilla Trinchieri, Cercando Alice.
Susanna Alessandrini vive nel Massachussetts e aspetta un bambino. Anzi, lei è certa che sarà una bambina. Ora che sta per diventare madre sente più forte che mai l’esigenza di ‘ritrovare’ sua madre. Per far tacere il senso di colpa nei suoi confronti, perché sua figlia abbia in eredità una chiara storia di famiglia. Susie non ha mai creduto a quello che le ha detto suo padre, che la mamma è morta la notte di Natale del 1943 mentre cercava di passare il confine svizzero, in fuga verso la salvezza, con lei, Susie, e la piccola Claire di solo un anno e mezzo. Susie ricorda la spinta attraverso il filo spinato reciso dal passatore, la voce della mamma che diceva che l’avrebbe seguita. E non aveva sentito nessuno sparo, nessun urlo. Tuttavia, se la mamma è ancora viva, perché in dodici anni non ha ripreso i contatti con i figli?
Il diario - o la voce narrante di Susie - è in equilibrio tra il presente, con la decisione finale di partire per l’Italia, e i ricordi del passato, della famiglia felice che seguiva il padre viceconsole dovunque fosse destinato e che poi si era sgretolata mentre tutto il mondo intorno a loro crollava sotto le bombe. Dei tedeschi e degli Alleati.
Il passato di Susie è il presente della madre nelle pagine del diario di questa, ‘l’allora’ di una è ‘l’adesso’ dell’altra. Sono gli stessi eventi raccontati da due punti di vista differenti, più ampio quello della madre che conosce dei retroscena che la bimba dodicenne di allora non può sapere, eppure in qualche modo complementari, con la voce di Susie che serve da controcanto a quella della madre.
Il tema di Cercando Alice è quello del tradimento, una delle colpe più gravi: l’ultimo girone dell’inferno era la punizione equa per i traditori, secondo Dante. Quanti tradimenti nella vita di Alice, l’americana che si era innamorata a diciotto anni di Marco Alessandrini, conosciuto a una festa in America. 






Quante aspettative deluse. Il fatto che lui, per comodità di carriera, avesse aderito al fascismo. Che, a Praga nel 1941, non solo avesse un’amante, non solo fosse colpevole di silenzio per quanto accadeva intorno a loro, non solo le facesse splendidi regali che erano oggetti appartenuti a qualcuno che era stato vittima dei tedeschi, ma anche facesse suonare il loro figlio davanti a Heydrich. A Heydrich! Il governatore della Boemia e Moravia, der Henkel, il boia che sarebbe morto in seguito all’attentato del 1942 da parte dei patrioti cecoslovacchi. Persino che il marito le avesse sottratto il passaporto americano con cui le sarebbe stato possibile mettere in salvo i figli era una sorta di tradimento. O che la facesse spiare dalla moglie del console.
Tra Praga, Roma e infine Cernobbio, quando già l’Italia è allo sfascio e si è macchiata di tradimento verso l’alleato tedesco di un tempo, si svolge la vicenda di Alice che ad un certo punto è diventata Alinka, tradendo anche le sue origini, perché il suo nome suonava troppo americano, non gradito, scomodo al marito in tempo di guerra. La tradiscono anche i figli che lei adora - Andy, che smette di suonare il violino e segue il padre a Barcellona, e Susie che strappa i biglietti pagati a caro prezzo per il treno che avrebbe dovuto portarli in Svizzera, prima dell’8 settembre, prima che le frontiere fossero chiuse. E infine quell’ultimo tradimento, a due passi dalla libertà.
È un bel libro, Cercando Alice. I personaggi, sia quelli maggiori sia quelli minori, sia gli adulti sia i bambini, sono tutti belli. È bella la storia di famiglia tratteggiata sulla storia d’Italia e d’Europa durante la guerra. E alla fin fine Cercando Alice è una somma di ricerche: ricerca della madre e della verità, ricerca della propria identità, sia di Susie in quanto figlia sia di Alice che non sa più chi sia, all’ombra di un uomo affascinante e imperioso.



Erica Arosio
Gioia
febbraio 2010

Camilla Trichieri ha lavorato con Fellini e Visconti, ha venduto pasta a Little Italy, ha vissuto ad alta velocità a cavallo dei due continenti. Poi, si è fermata. Aveva voglia e bisogno di guardare al passato, di ritrovare quella madre la sui sparizione nell'Europa funestata dalle persecuzioni razziali era avvolta dal mistero. E ne è uscito un romanzo bellissimo, con tutta la ricchezza e il dolore della storia degli ultimi cinquant'anni, dove a vincere sono la verità, l'emozione e un profondo senso di riconciliazione.
  
Alessandra Menesini
L'Unione Sarda
marzo 2010

Praga, 1941. Nel protettorato di Boemia e Moravia si ricevono gli ufficiali tedeschi, si imparano parole come Obergruppenführer, si cena col comandante Reinhard Heydrich in abito da sera. C'è la guerra, ma le alleanze internazionali non mettono ancora in imbarazzo il viceconsole italiano che ha moglie americana. Dicono ci sia qualche cosa di autobiografico nel nuovo libro di Camilla Trinchieri, scrittrice che è nata a Praga, vive a New York e ha a lungo vissuto in Italia. Cercando Alice (Marcos y Marcos, pg. 333, euro 17), racconta, con ritmo perfetto, una storia di troppo amore e troppe separazioni, tradimenti e menzogne, e infine di un sacrificio. Sulle pagine del romanzo si alternano le due voci di Alice e di sua figlia Susie che anni dopo, nel 1956, approdata a Cambridge (Massachusetts) ricostruisce la sua infanzia fino al momento in cui sua madre è sparita. Morta, le dicono i suoi fratelli. Morta, conferma suo padre. Lei, quelli spari al confine della Svizzera, non li ricorda. Ricorda tutto il resto, di Alice. Le carezze e le ire, il coraggio e le idee folli, il modo di camminare, i capelli rossi, la ribellione al trasferimento a Roma, la volontà di portare i suoi figli nella sicura America. A qualsiasi costo, contro la legge, la mancanza di soldi, la prepotenza di un marito fedifrago che, ormai lontano, continua a comandare. Intorno ad Alice e ai figli, si stende una rete di donnesca solidarietà. A far più dolce la vita nell'appartamento romano, c'è Ersilia la contrabbandiera, la vicina di casa Signora Piccione, la provvida Alma che cucina cicoria e cuce e riordina. Più tardi, quando una fuga dissennata conduce Alice sul lago di Como, sarà Lady Eva, locandiera alcolizzata, a offrire alle transfughe un tetto. 

 





Susie rievoca. Alice scrive in presa diretta. Son passati quindici anni dall'ultima volta che si sono viste. Ora Susie aspetta una bambina e sente di dovere fare chiarezza. Perché forse è colpa sua se la nascitura non conoscerà sua nonna. Si è opposta sempre a sua madre, le sembrava cattiva, irragionevole nel volerla allontanare da un padre adorato.

Concreta, vivace, sicura, la penna di Camilla Trinchieri rifugge dai toni accesi come dagli effetti melodrammatici. Del resto, le sue protagoniste hanno caratteri mirabolanti. Entrambe testarde, appassionate, legate da un affetto disperato, talvolta si scambiano i ruoli. Susie veglia sui furori materni e sulla sorellina Claire, cercando di dilazionare partenze e addii sempre più minacciosi. Alice usa trucchi da infante, per portare a termine il suo progetto. Il loro inconsapevole dialogo si trasforma in una narrazione serrata e sempre magistralmente variata dagli affondi ironici di una scrittura che sa farsi leggera. Camilla Trinchieri ha impiegato dieci anni a tradurre in forma letteraria un insieme di situazioni vissute e riferimenti storici. Dice di sentirsi meglio, ora che ha riordinato sulla carta qualche pezzo del suo passato. Pittrice, assistente al doppiaggio con Fellini e Visconti, venditrice di pasta De Cecco a Little Italy, ha abbandonato lo pseudonimo Crespi con cui ha firmato i precedenti libri. Col suo cognome (difficile da pronunciarsi negli USA) ha pubblicato Il prezzo del silenzio , presentato a Gavoi l'estate scorsa. 

Silvia Bergero
Grazia
gennaio 2010

Io recito tutti i miei personaggi
Due donne - madre e figlia - parlano a capitoli alterni da una distanza siderale: Alice dagli anni della guerra, Susie dal 1956; la prima dalla Praga occupata dai nazisti, da Roma non ancora aperta, da Cernobbio repubblichina; la seconda da una confortevole casa di Cambridge, Massachusetts. Susie vorrebbe la madre accanto a sé, ma Alice è morta cercando di attraversare il confine svizzero, mettendo però in salvo lei e la sorella Claire. Almeno questa è la versione ufficiale, che Susie non ha mai accettato. Per lei la madre è viva, anche se non sa dove sia. Cercando Alice è il nuovo romanzo di Camilla Trinchieri, di cui avevamo apprezzato Il prezzo del silenzio (Marcos y Marcos).

Camilla, padre italiano e madre americana, assistente al doppiaggio di Fellini e Visconti, negli Anni 80 abbandona l’Italia per New York dove incomincia una nuova vita, dapprima come venditrice di pasta, poi come scrittrice. Scrive in inglese: «Ho studiato nelle scuole americane o inglesi, seguendo mio padre diplomatico e non padroneggio bene la lingua, non so la grammatica. Ma dentro sono italiana e quando vedo il mio libro tradotto (da Erika Bianchi), mi sento finalmente completa», spiega in un ottimo italiano. In compenso, è bravissima in plot e dialoghi - le sue storie trascinano - ma in questo caso la suspence è anche e soprattutto psicologica. «I libri devono prenderti per mano, sussurrarti: “Dammi retta, ora ti racconto una storia”»

 


C’è una tensione emotiva fortissima che percorre la narrazione da cima a fondo, contagiando anche chi legge...
Sì, è la tensione che provavo mentre scrivevo, perché lo scheletro della storia è la storia mia, della mia famiglia. Nel ‘41 mio padre era all’ambasciata italiana di Praga, dove sono nata. Nel corso della guerra, mia madre si sentiva sempre più estranea a quel mondo e persino al marito “nemico” del suo Paese. Tornati a Roma, quando lui le proibì di tornare negli Usa, lei decise di fuggire in Svizzera con le figlie, di nascosto.

Quindi sono vicende che lei ha vissuto?
Sì, in parte, ero piccolissima: sono la Claire del romanzo. Alcuni fatti me li ha raccontati mia madre, dopo, ma non so se veri o no. Lei si era ammalata dopo la mia nascita e dopo la guerra è passata da una clinica all’altra, io ho vissuto con mio padre. E’ anche per questo che ho scritto il libro, volevo onorarla inventando una madre, ora che sta per diventare madre a sua volta.

L’intreccio tra realtà e invenzione è strettissimo. Ha fatto altre ricerche, è tornata sui luoghi della narrazione?
Il libro è frutto di ricerche e di ricordi di persone che hanno subito la guerra. Quando sono tornata a Cernobbio, arrivata a una certa casa vicino al cimitero ho detto: è questa. Poi sono andata sul Monte Bisbino: mia sorella ricordava i campanellini sul filo spinato, che tintinnavano se ti impigliavi tentando la fuga... Ecco il libro è anche questo, un modo per dire a tutti loro: vi compatisco, vi sento, vi voglio onorare.

Camilla, lei è sposata, vive a New York al Greenwich Village e, oltre a scrivere, dipinge. Altre passioni artistiche?
Mi serve come diversivo alla scrittura, che è lenta, laboriosa, mentre io ho bisogno di qualcosa da vedere subito: dopo aver dipinto, mi sento liberata e ricomincio a scrivere. E da ragazza volevo fare l’attrice di teatro. Ora, quando scrivo, io recito tutte le parti e se Susie piange, piango anch’io».

 

Carlotta Vissani
D - La Repubblica delle donne
gennaio 2010

Alice adesso abita qui
Due donne, eroine delle proprie storie: Susan, sposata e in attesa del primo figlio nel Massachussets, torna con la memoria al ’44, l’anno in cui fuggì dall’Italia fascista superando il confine svizzero, le mani intrecciate a quelle della madre e della sorella. La vita di Alice, invece, batte tra Praga e Roma sullo spegnersi del secondo conflitto e di un matrimonio che si frantuma nella menzogna. Camilla Trinchieri, già autrice de Il prezzo del silenzio, ha avuto una vita personale e famigliare movimentata e complessa, a cavallo di tre metropoli. Ha scritto Cercando Alice alla ricerca delle proprie radici, tastando e scavando per ritrovare una figura materna forte, ma allo stesso tempo assente. Un “mother book”, le piace definirlo così, che ha dovuto mettere su carta per liberarsene prima e riappropriarsene poi, portando a termine un affresco che affonda nel personale, nella Storia e nell’immaginato.

 




Che cosa c’è di lei nelle protagoniste di Cercando Alice?
Sono Susan nel desiderio di trovare una madre e di capire cosa le accadde negli anni brutali della Seconda guerra mondiale. Ma sono anche Claire, la bambina che nasce a Praga. Alice è la madre inventata, una madre che posso amare, che sbaglia forse, ma che non potrebbe fare di più. Credo non ci sia niente di Alice in me, anche se abbiamo in comune il disfacimento di un amore.

Ha detto di aver impiegato dieci anni per scrivere questo libro...
Mi interruppi perché dovetti andare a Praga. Avevo a disposizione sei mesi prima che mi validassero il visto e cominciai un giallo, il primo di sette pubblicati lì e in America sotto il nome di Camilla Crespi, protagonista una donna italiana che si rifà una vita a New York, come feci io. Ne avevo bisogno, per uscire dal mondo di Alice e per credere che anche questa storia, la mia lettera d’amore a mia madre, avrebbe finalmente visto la luce.

 

Claudia Spadoni
marieclaire.it
gennaio 2010

1956: Susan vive a Cambridge, è in attesa di una bambina e non si arrende alla versione ufficiale secondo la quale sua madre Alice sarebbe stata uccisa dai tedeschi nel ’44. In Cercando Alice, appena uscito per Marcos y Marcos, la scrittrice di origine italiana Camilla Trinchieri cede la narrazione, a capitoli alterni, ad Alice (tradita dal marito, dalla guerra, dalla vita) e alla figlia Susan, prima ragazzina che non comprende bene le scelte della madre e poi donna determinata a scoprire la verità. 

Una storia di donne che non hanno paura di scegliere (né di pagarne il prezzo) dentro alle vicende dell’Europa in guerra: tra sopralluoghi, ricerche e revisioni, Camilla ci ha messo dieci anni per affidare alla carta un pezzo della storia della sua famiglia e della sua movimentata biografia. 

Nata a Praga da un padre italiano che con il suo lavoro di diplomatico le ha fatto girare il mondo e da una madre americana finita (in parte) nel romanzo, Camilla Trinchieri si è spostata negli Usa a dodici anni, ha lavorato nel cinema italiano come assistente al doppiaggio per diciassettenne anni, ha scoperto il suo lato creativo a New York negli anni Ottanta. Ora si è fermata nel Greenwich Village, dove scrive, dipinge e si considera «fortunata a passare i miei giorni facendo quello che mi piace e a trascorrere le serate con l’uomo che amo». 

Lei è nata a Praga, ha vissuto negli Stati Uniti e in Italia. Quando ha iniziato a scrivere che lingua ha scelto?
La mia lingua è sempre stata l'inglese. So che mio padre avrebbe voluto che la mia lingua madre fosse l'italiano ma essendo un diplomatico, ci portava in un nuovo paese ogni quattro anni (l'Italia, gli Stati Uniti, l'Austria e la Francia ) dove non sempre si trovavano scuole italiane. Visto che mia madre era americana, lui decise per le scuole inglesi. L'unica scuola italiana che feci fu a Roma, l'asilo con le suore. Magari potessi scrivere un romanzo in italiano, una lingua stupenda, ma, per fortuna, Erika Bianchi è una traduttrice bravissima. 

La determinata Alice, la ribelle Susan, la piccola Claire. A quale delle tre assomiglia di più?
Nella realtà sarei Claire, la bambina che nasce durante la guerra, ma io mi immedesimo in tutti i personaggi dei miei romanzi, sennò non riesco a dargli vita. Nel caso di Cercando Alice, la storia è molto personale, basata su certi fatti accaduti alla mia famiglia durante la seconda guerra mondiale. Sia Alice che Susan sono personaggi inventati, ma di Alice capisco e sento lo smarrimento, l’isolamento. Con tutti i miei spostamenti l'ho provato anch'io. Quello che è mio in Susan è il desiderio di avere una madre. Io sono cresciuta senza e con il romanzo ho creato la madre che avrei voluto. 

 

 




Come assistente al doppiaggio, lei ha lavorato con Fellini e Visconti. Cosa ricorda di quel periodo?

Che gioia stare nella stessa stanza con il genio di Fellini e Visconti, per otto o a volte dodici ore e aiutarli a dar voce alle loro storie. Si lavorava duro ma sempre bene perché c'era tanta passione in quello che facevamo. Entrambi sono stati molto importanti nella mia formazione creativa. Da Fellini imparai l'importanza di lasciare volare la propria immaginazione, Visconti mi insegnò che sono i dettagli a impiantare una storia nel vero. Cercando Alice è il frutto dei loro insegnamenti. 

Nel suo trasferimento a New York ci sono di mezzo Fellini e una cartomante…
Alla fine degli anni Settanta la mia vita privata andò in tilt e decisi di lasciare Roma e il mio lavoro a Cinecittà. Giravamo La città delle donne e all'inizio Fellini cercò di dissuadermi a partire, ma poi mi mandò dalla sua cartomante che mi predisse un futuro americano in cui avrei potuto dare libero sfogo alla mia creatività. E così è stato. Scrivo e dipingo. 

Uno dei suoi personaggi dice che «il tempo di guerra è il tempo delle donne».
La Guerra è il tempo delle donne perché gli uomini sono al fronte. In quell'assenza le donne si trovano in primo piano, libere di decidere per se stesse. Sole o con una famiglia sulle loro spalle scoprono una forza che spesso non sapevano di avere o che era prudente tenere nascosta ai loro uomini. Creano tra di loro quella solidarietà priva di competizione che è possibile solo in assenza di maschi. 

Le giro la domanda che c'è nella quarta di copertina dell'edizione italiana: quanti tradimenti può sopportare una donna?
Quanti tradimenti una donna riesca a sopportare dipende, secondo me, dal senso che ha di se stessa. Tantissime donne hanno subito un tradimento e rimangono con i loro uomini per i figli, perché sono perdutamente innamorate, per convenienza. Ma al secondo tradimento bisogna chiedersi: valgo qualcosa? Merito di essere trattata così? Devo essere sempre io a capire, perdonare? E poi ci sono tanti tipi di tradimento. Alice viene tradita da suo marito Marco prima di tutto come donna e moglie, più tardi come madre e come essere umano. Solo allora troverà la forza di prendere in mano la propria vita e quella dei figli, mettendo in moto la vicenda principale del romanzo. 

 

Nerugiada
albadentrolimbrunire.wordpress.com

marzo 2010

S
e fossi nella casa editrice, ho pensato, questo libro lo promuoverei ovunque.
Invece la Marcos y Marcos ha deciso alcune date italiane quasi nascoste per Camilla Trinchieri.
Un teatro comunale a Valperga (Torino), una villa a Monticello Brianza (Lecco), tre librerie in Sardegna, una a Palermo, una a Firenze e dentro un evento dedicato all’editoria a Roma. Secondo me le ha scelte più per le location e per le vacanze annesse.
C
omunque.
Camilla Trinchieri ha scritto due libri, quello a cui mi riferisco è appena uscito e si chiama Cercando Alice.
Camilla Trinchieri è una tizia nata a Praga, vissuta negli Stati Uniti e a Roma, è figlia di un diplomatico italiano e un’americana. Gli stessi ingredienti che si trovano nel libro.
E allora ho pensato che la casa editrice ha fatto bene a scegliere posti così, come dire, di nicchia. Perché la prima cosa che faresti incontrando Camilla è chiederle della sua vita, quanto c’è di vero e di suo in quella storia che ha scritto; allora sì che perderesti la storia e i personaggi, ti scivolerebbero dalle mani in una banalità disarmante.
Ed è facile che le faranno quelle domande dementi. Peccato. Deve essere una roba terribile rispondere a certi interrogativi. Proprio quando hai lasciato il libro che a quel punto non ne puoi più e ti viene anche un po’ di vomitillo a riprenderlo in mano e sembra magari di parlare di un morto appena dopo il funerale per spiegare perché e come è morto, quando lo vorresti lasciare riposare in pace. Qualcosa che se non sei un medico legale nell’anima non ce la fai.
Insomma fare domande inopportune a un autore appena ha pubblicato un libro è qualcosa di aberrante, bisognerebbe farle al libro. Tipo com’è ad essere sfogliato? Che faccia ha fatto la massaia Gina quando è arrivata a pagina 195? e il signor Achille che ha pensato di Alice? Ha detto tutte uguali ’ste donne? e di Aldo? Credi che non si sia sentito toccato da un uomo così? Credi che abbia detto d’un fiato no io mai? Che effetto fa quando ti prendono in mano e ti ripongono? Ti piace la tua copertina? Preferisci una biblioteca o una libreria? Quando ti hanno tagliato hai pianto o hai provato un senso di libertà?

 





Perché il libro è bello ma bello bello. Non è un’opera narrativa di quelle che dici “caspita!”. Tipo che se leggeste il primo paragrafo dell'Airone di Giorgio Bassani mi capireste. Ma è una storia bellissima.
Si svolge durante la seconda guerra mondiale, è raccontato a due voci: quella della figlia e quella della madre a dodici anni di distanza.
Si parla di disfatte, di bene e male, di morte, di buoni e cattivi. Se ne parla per mettere tutto questo da parte perché nella storia non ci sono né vincitori né vinti, non c’è bene e male, non c’è solo bianco e nero, tutto si mescola per mettere in luce l’umanità per quello che è.
Ci sono profili di donna bellissimi. Ne senti il profumo. Ci sono luci e ombre e ci sono colori, ci sono odori.
Tutte le donne del racconto potrebbero essere una donna sola. Ci sono le persone, vere, vive.
Se ho naso, il lavoro di editing è stato determinante. C’è un filo rosso che segue tutto il profilo del libro. Un filo dolce e delicato che dona dignità alle ombre che alitano lungo le righe.
È un rosso bordeaux. Se vi piace il rosso bordeaux e non lo trovate fuori moda, leggetevi il libro. Se avete voglia di conoscere le donne, leggetelo; se vi siete detti almeno una volta nella vita che a volte la guerra è inevitabile, leggetelo. Non c’è scampo per chi ha certezze. Non c’è scampo dalla guerra. Come non c’è scampo dalla vita, soprattutto se la si vuole vivere fino in fondo.
Alice per me è una donna bellissima. E per questo senza scampo. Ma verrà un giorno in cui sarà possibile essere donne bellissime con una via di fuga per tornare a casa.
Giovanni Pannacci
mangialibri.it
gennaio 2010

C’è un tempo per tutto. Un tempo per aspettare e un tempo per scoprire la verità. Susan, nella sua bella casa a Cambridge, Massachusetts, ha deciso di fare entrambe le cose. Utilizzerà il tempo sospeso della gravidanza per scoprire l’atroce segreto familiare che pesa da anni sulla sua vita. Finché la figlia non verrà al mondo (perché è sicura che si tratti di una bambina), Susan scaverà nel suo passato, scontrandosi con l’ostilità del fratello maggiore, ma contando sull’amore comprensivo del marito David. Poi, quando la bambina nascerà, qualsiasi cosa abbia scoperto fino a quel momento, Susan smetterà di cercare sua madre, di voler sapere se è viva o morta e perché uscì in modo tanto repentino e misterioso dalla sua vita. Siamo nel 1956, e la mente di Susan torna indietro a quindici anni prima, quando lei e la sua famiglia vivevano a Praga, al seguito del padre diplomatico. I genitori si conobbero negli Stati Uniti e la madre, Alice, cittadina americana, accettò di seguire in Europa quell’affascinante italiano. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale le cose si fanno difficili anche per chi vive nel mondo ovattato e protetto della diplomazia. Alice vorrebbe portare in salvo i suoi tre figli, magari in Svizzera, territorio neutrale, ma si scontra col rifiuto del marito che nel frattempo viene mandato in Jugoslavia. Roma, la città del Papa e di Mussolini, sembra essere il luogo più sicuro per Alice e i suoi figli, che dovranno sopravvivere fra attacchi aerei e cibo trovato fortunosamente al mercato nero. Alice dovrà fare i conti anche col suo essere americana, ovvero “nemica” di un Paese che lei tanto ama. La sua forza e i suoi nervi cominciano a vacillare e subito dopo lo sbarco degli alleati decide di affrontare il viaggio verso la Svizzera. Ma il confine è bloccato e lo si può attraversare solo clandestinamente, con l’aiuto di un passatore. Ed è proprio in una gelida notte del '43, sul monte Bisbino, confino italo-svizzero, che Alice scompare. Le figlie riescono a passare sotto il filo spinato, ma la madre non le raggiungerà mai più. La versione ufficiale che il padre dà a Susan è che Alice è stata colpita a morte dai soldati tedeschi, ma Susan, quella notte, è certa di non avere sentito alcuno sparo…




Un dramma familiare indissolubilmente legato agli eventi bellici. Ma la Grande Guerra narrata in questa storia, più che essere “contestuale” alla trama, ne diventa respiro stesso, una specie di sottotraccia che scava i solchi in cui la vita dei protagonisti fatalmente si perde. È una guerra di eserciti e bombardamenti, certo, ma è anche una guerra raccontata attraverso le povere vite di cittadini comuni, quell’umanità costretta ad atti miserabili ma anche pronta a riscattarsi con gesti di grande nobiltà e tanto ben raccontata dalla tradizione gloriosa del nostro neo-realismo. Ecco, in questo senso Cercando Alice è una vera e propria sorpresa, perché va ripercorrendo uno stile narrativo che la contemporaneità letteraria ci aveva fatto quasi dimenticare. Un libro che sembra arrivare da lontano, non solo per l’ambientazione, ma anche – e  soprattutto – per “le voci” che questa autrice americana ma anche molto italiana è riuscita a trovare. Camilla Trinchieri ha dedicato dieci anni della sua vita a questo libro, riversandoci dentro anche numerosi elementi autobiografici, ed è riuscita a costruire un potente racconto fatto di tradimenti, dolore e riscatto. Susan cerca Alice nel paese dell’orrore, il passato devastato dalla guerra, e con questo viaggio a ritroso comprende e (forse) perdona ma – soprattutto – obbedisce a un incrollabile bisogno di giustizia, dietro al quale non può che celarsi una totale dichiarazione d’amore verso la madre. E la madre, in una sorta di dialogo a distanza, le risponde, di paragrafo in paragrafo, guidandola verso la rivelazione finale.
Un romanzo che ha il sapore di un classico, reso ancora più avvincente dall’ottima traduzione di Erika Bianchi.

Mimma Marongiu
fusiorari.org
gennaio 2010

Cima del monte Bisbino, confine italo-svizzero, 1943: nella gelida notte della vigilia di Natale, Alice tenta la fuga dall’Italia fascista ormai allo sbando, insieme alle sue figlie, Susan e Claire. Mentre le due bambine riescono a valicare il confine, lei scompare nel nulla, senza lasciare traccia. Cosa è successo ad Alice? La versione ufficiale, che il padre racconta alle figlie una volta ricongiuntosi a loro al termine della guerra, vuole che la donna sia stata uccisa, colpita da una guardia di confine che ne ha intercettato la corsa verso la tanto agognata libertà. Cambridge, Massachusetts, 1956: dodici anni dopo quella tragica notte, Susan, la figlia maggiore di Alice, aspetta a sua volta una figlia. Nell’attesa di questa nuova vita, sente, più viva che mai, la necessità di far chiarezza nella sua, “cercando Alice”, nella speranza di mettere in luce la verità sul destino che è toccato alla madre. Ha bisogno di sapere se la “verità” che le è stata raccontata, a cui si è egoisticamente aggrappata per poter andare avanti negli anni successivi alla guerra, corrisponde alla realtà: nei suoi ricordi di quella lontana vigilia di Natale, non c’è rumore di spari. Che la donna sia ancora viva? Susan si aggrappa con tutte le sue forze a questa possibilità: vuole poter raccontare alla figlia che presto arriverà, una storia “pulita”, libera dal senso di colpa che l’ha tenuta prigioniera per tutto questo tempo in cui si è ritenuta responsabile della drammatica fine della madre.

 





UN ROMANZO AL FEMMINILE - Cercando Alice è il nuovo romanzo di Camilla Trinchieri, già autrice dell’apprezzato Il prezzo del silenzio (Marcos y Marcos). E’ un romanzo profondamente al femminile, che vede l’alternarsi delle voci delle due protagoniste, la cui trama ha come scheletro la reale storia familiare dell’autrice: la Trinchieri nasce a Praga, figlia di un diplomatico italiano e di un’americana, così come la Claire del libro. Gira il mondo, studia a New York e va a vivere a Roma. Per diciassette anni lavora nel cinema come assistente al doppiaggio; è fiera di aver lavorato con Fellini e Visconti. Poi la sua vita privata conosce il disfacimento di un amore, come per l’Alice del libro, e lei lascia l’Italia. Un lettore di tarocchi le rivela che a New York si sarebbe ricongiunta con il lato più creativo di sé. Scrivendo lunghe lettere agli amici romani, scopre il piacere di narrare. Storie di donne, sentimenti, misteri, con il punto di vista peculiare di una newyorkese nata a Praga che si sente molto italiana. I primi libri li firma Camilla Crespi: Trinchieri è difficile da pronunciare. Con Il prezzo del silenzio comincia a usare il suo vero nome perché ci mette tutta se stessa. In Cercando Alice ha trapiantato tasselli fondamentali della sua storia personale e della storia dell’Europa negli ultimi anni di guerra: tra primi abbozzi, ricerche, sopralluoghi, interruzioni per altri libri, ci ha lavorato per più di dieci anni, ricercando le proprie radici, tastando e scavando per ritrovare una figura materna forte, ma allo stesso tempo assente. Il romanzo è un giallo che si tinge di rosa, uno splendido e trascinante tributo alla forza dell’amore che lega una madre ad una figlia: perché, come dice un personaggio del libro alla Susan che aspetta la sua bambina, “Vedrai che meraviglie ti aspettano. Pensi di conoscere l’amore, ma aspetta, aspetta che arrivi tua figlia”.

 

Rachele Maggiolini
elle.it
gennaio 2010

1943, monte Bisbino, confine italo-svizzero: Alice tenta di fuggire dall’Italia fascista insieme alle figlie, che passano la frontiera mentre lei scompare nel nulla. Che fine ha fatto Alice? È morta o è scappata, ferita dai tradimenti del marito? Dodici anni dopo Susan – una delle due figlie – si scopre incinta e decide di fare chiarezza una volta per tutte sul passato della sua famiglia e sulla scomparsa misteriosa di sua madre. Romanzo a due voci, Cercando Alice racconta la storia della protagonista, arrivata in Europa per seguire l’amore della sua vita, e della figlia Susan, determinata a scoprire la verità su sua madre. Cercando Alice è un giallo che si tinge di rosa, in cui le protagoniste lottano contro la guerra: quella interna alla loro famiglia e quella che negli Anni '40 travolse il mondo intero.

 

 

 

 

Marta Cervino
M
arie Claire

gennaio 2010

1956: Susan vive a Cambridge, sta per avere una figlia e vuole scoprire la verità su sua madre che, secondo la versione ufficiale, è stata uccisa dai tedeschi nel ’44. Da lì si dipanano due vicende parallele. Ma è Alice, la madre americana che sposa un diplomatico italiano e si confronta col nazismo, la guerra, il tradimento del marito, a tenere la scena. In breve: donne che amano, vivono, lottano. E che hanno (vivaddio!) la forza di scegliere.

Antonio Prudenzano
Affaritaliani.it
gennaio 2010

ANTEPRIMA/ In piena Seconda Guerra Mondiale, tra Praga e Roma, la storia di Alice, che lascia gli Usa per amore del marito, un diplomatico italiano che la tradisce, e della figlia Susan, che a 12 anni di distanza,rivive quei giorni tragici nella speranza di risolvere un mistero che l'assilla. Affaritaliani.it ha letto in anteprima "Cercando Alice" (Marcos y Marcos) dell'autrice 'giramondo' Camilla Trinchieri...

Camilla Trinchieri è una cittadina del mondo (scopri in fondo all'articolo la sua 'movimentata' biografia, ndr) oltre che un'autrice d'altri tempi: "Cercando Alice" (traduzione di Erika Bianchi), in uscita il 21 gennaio per Marcos y Marcos e che Affaritaliani.it ha letto in anteprima, è un romanzo classico, linguisticamente e non solo, di quelli in cui ormai è sempre più difficile imbattersi nella letteratura contemporanea post-Anni Zero, troppo ossessionata dalla smania di 'andare oltre' nella trama e nello stile da dimenticarsi che esiste una via 'tradizionale', maestra, che può ancora oggi regalare piccole grandi narrazioni. E che può ancora oggi avere senso, essere rivoluzionaria nella sua apparente assenza di discontinuità.
Due voci, quella della madre e quella della figlia (che scrive a più di dieci anni dai 'fatti', rivivendoli), si alternano nell'ultimo romanzo della Trinchieri, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutto però comincia nel 1956, quando la figlia (Susan), che aspetta un bambino, torna con la mente alla guerra ma soprattutto alla madre (Alice), scomparsa misteriosamente sul Monte Bisbino, al confine tra Italia e Svizzera, mentre tenta di fuggire con i figli. Susan non crede alla versione 'ufficiale': non ricorda che la madre sia stata uccisa da una guardia di confine. Vuole andare a fondo: e non ha altra via che rivivere nella memoria quei mesi traumatici, in cui però non mancano episodi felici, indimenticabili.
Alice, che ha lasciato gli Usa per amore del marito, un diplomatico italiano a Praga, si è poi ritrovata 'prigioniera' nella Roma fascista nel momento più cruento della guerra. Non è stata un'esistenza facile, quella della donna, come lei stessa racconta in prima persona: nel momento di massima espansione del nazismo si è infatti ritrovata da 'nemica americana' a convivere con i 'nemici' tedeschi nella capitale cecoslovacca. Senza dimenticare tradimenti che Alice è costretta a sopportare...
"Cercando Alice" è un romanzo profondamente al femminile, ricco di pagine intense, di riflessioni che fanno male, e l'alternanza tra le due voci che comunicano empaticamente a distanza regala ritmo poetico al libro. Peccato solo per alcuni passaggi di troppo, ripetitivi.

 

 

 

L'AUTRICE - Camilla Trinchieri nasce a Praga, figlia di un diplomatico italiano e di un’americana. Gira il mondo, studia a New York e va a vivere a Roma. Per diciassette anni lavora nel cinema come assistente al doppiaggio; è fiera di aver lavorato con Fellini e Visconti. Poi la sua vita privata va in tilt e lei lascia l’Italia. Un lettore di tarocchi le rivela che a New York si sarebbe ricongiunta con il lato più creativo di sé. Nell’attesa si guadagna da vivere vendendo pasta De Cecco a Little Italy. Scrivendo lunghe lettere agli amici romani, scopre il piacere di narrare. Storie di donne, sentimenti, misteri, con il punto di vista peculiare di una newyorkese nata a Praga che si sente molto italiana. I primi libri li firma Camilla Crespi: Trinchieri è difficile da pronunciare. Con Il prezzo del silenzio comincia a usare il suo vero nome perché ci mette tutta se stessa. In Cercando Alice ha trapiantato tasselli fondamentali della sua storia personale e della storia dell’Europa negli ultimi anni di guerra: tra primi abbozzi, ricerche, sopralluoghi, interruzioni per altri libri, ci ha lavorato per più di dieci anni. E ora che è venuto alla luce, si sente più leggera: promette di tornare a dipingere.  Nuove storie, però, minacciano già di rapirla. Camilla vive e lavora nel Greenwich Village. 

Scheda del libro

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