CAMILLA TRINCHIERI

Cercando Alice

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Valeria Merlini, BOL.it, giugno 2010 
Isabella Borghese, memorimese.it, maggio 2010 -
intervista
Barbara Ferraro, AtlantideZine.it, marzo 2010 -
intervista
Santo Piazzese, Cooperazione, marzo 2010
Valentina Marsella, nannimagazine.it, marzo 2010
Marta Cervino, Marie Claire, febbraio 2010
Chicca Gagliardo,
Glamour, febbraio 2010
Erika Arosio, Gioia, febbraio 2010
Silvia Bergero, Grazia, gennaio 2010 -
intervista
Orietta Possanza, Left, gennaio 2010 -
intervista p.1 p.2 
Carlotta Vissani, D - La Repubblica delle Donne, gennaio 2010 -
intervista
Carla Spadoni, marieclaire.it, gennaio 2010 - intervista
Antonio Prudenzano, Affaritaliani.it, gennaio 2010
Mimma Marongiu, fusiorari.org, gennaio 2010  
Rachele Maggiolini, Elle.it, gennaio 2010 

 

pareri dei lettori

Nerugiada, lalbadentrolimbrunire.wordpress.com
Elettra Caporello dal sito della Libreria Croce di Roma, libreriacroce.it
Valeria, violablanca.wordpress.com

 

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Rete Toscana Classica, intervista a Camilla Trinchieri, febbraio 2011

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Valeria Merlini
BOL.it

giugno 2010

"Non aver paura. Sarò proprio dietro di te"
. Questa le parole incise nella mente di Susie, la voce narrante del romanzo. In realtà la forza di Cercando Alice di Camilla Trinchieri è data dalla doppia voce, quella della madre e quella della figlia. Alice che racconta la sua guerra nella Praga del fascismo, negli anni che vanno dal 1941 alla fine della guerra, cambiando città, spostandosi a Roma, poi sul lago di Como, ma come scenografia alle spalle sempre lei, sempre la guerra. Dove nulla valeva più del detto che "Il tempo di guerra è il tempo delle donne" 
Accanto alle parole di Alinka (l'Alice del fascismo), quelle di sua figlia Susie, al caldo riparo della sua nuova città, Cambridge, nel 1956. Susie aspetta una bambina, ma non sa darsi pace perché pensa di essere la sola e l'unica responsabile per la perdita della mamma. O la misteriosa scomparsa sul Monte Bisbino, al confine tra Italia e Svizzera, mentre tenta di fuggire con i figli. 
 


Ripercorre con la sua memoria fedele ogni gesto, ogni parola di quegli anni dolorosi in cui il padre, Marco Alessandrini, diplomatico italiano e la madre, cittadina americana, poco incline alla diplomazia, lottavano per proteggere la famiglia e il loro amore. Quello stesso uomo verso cui Alice pensa che "Non avrei potuto amare nessun altro quanto amo Marco. Nessuno mi avrebbe amata come lui". L'istinto di sopravvivenza però può far prendere decisioni difficili. 
Camilla Trinchieri è una cittadina del mondo, una donna che riporta con la sua scrittura ad una pace, ad una serenità che da tempo mancavano. Lontano dalle letture pop, dalla velocità di un tempo che segue troppo fedelmente i ritmi odierni, l'autrice narra di tempi bui, fortunatamente lontani, rendendo la sua lettura lieve, piacevole, conciliante, desiderosa di accompagnare una figlia alla ricerca della madre. 

 

Barbara Ferraro
AtlantideZine.it
marzo 2010

Cercando Alice: una storia che vive di vita propria


Dodici anni dopo una notte tragica in cui, mentre valica le montagne verso la Svizzera, perde di vista, per sempre, la madre, Susan sente il bisogno di far luce su quegli eventi, sulle bugie, sui misteri che ruotano attorno alla figura della madre (Alice) e scoprire che cosa le sia realmente accaduto. Siamo in pieno nazismo, in Europa: Alice ha abbandonato gli Stati Uniti per seguire il marito in Italia e a Roma si sente in trappola, priva di libertà. Si sente tradita dagli eventi, dal marito stesso. Decide di salvarsi e di salvare le proprie figlie lasciando tutto e scappando in Svizzera. Le voci delle due protagoniste si incrociano, madre e figlia raccontano e ricostruiscono la storia di una famiglia.
Di solito amo scrivere recensioni che abbiano qualcosa di intimo e personale, che suggeriscano al lettore l’idea di quanto sia prezioso un testo, quanto sia stato intenso per me leggerlo. Adesso sono in ambasce: su questo romanzo scrivo e scrivo per arrivare a dire sempre e banalmente: è bello, ragazzi, compratelo!
C’è così tanta intensità nelle personalità, così tante sfaccettature nei protagonisti. C’è il dolore, sembra vero, palpabile e non è consueto incontrarlo così vissuto. C’è la gioia del ritrovarsi, di essere, di sopravvivere e vivere. C’è uno stile attento, senza cadute; che non inciampa in frasi furbette che attraggano il lettore per poi deluderlo nel lasciarlo sospeso, in attesa di qualcosa che non arriva.
Ed esprimere opinioni su tutto questo è realmente difficile; anche perché in alcuni tratti scoscesi, e dolci al contempo, il testo mi pare pervaso di una linfa che attinge alla realtà.
Provo quindi a porre delle domande all’autrice, Camilla Trinchieri, credo sia il mezzo più diretto per parlare di Cercando Alice.

Quanto c’è di Camilla Trinchieri in Alice, la donna protagonista che ingannata, abbandonata, tradita e colpita dagli eventi ingiusti della guerra riesce a mantenersi salda e coerente a se stessa, e quanto in Susan, la figlia alla ricerca di un’identità familiare?
C’è poco di me in Alice, ma capisco e sento il suo smarrimento e isolamento, il sentirsi “straniera”, perché sono sensazioni che ho provato anch’io a causa dei tanti spostamenti da un paese all’altro, da una lingua all’altra, che ho fatto nella vita. E poi c’è il tradimento del marito Marco. Ne so qualcosa anch’io.
Susie e io condividiamo il desiderio di trovare una madre. Io sono cresciuta  senza. A tutte due piace dipingere. Devo dire però che mi immedesimo in tutti i personaggi -anche quelli maschili- è l’unico modo che conosco per dargli vita. Da ragazza volevo fare l’attrice, trovavo bello avvolgermi nella vita altrui. Adesso lo faccio scrivendo.

 

 







Com’è nata la storia? Lei scrive in inglese ma le protagoniste sono italiane e alcuni scorci del testo ritraggono contesti popolari in cui la lingua (penso al mercato a Roma e alla saggezza di “più ne sa, più sta in campana” o a “l’amiche tue scicchettone”) riveste un ruolo cardine nella resa delle immagini. Come ha ovviato alla difficoltà di rendere la lingua fedele a ciascun personaggio e a ciascun contesto?

Cercando Alice è una storia molto personale, basata su certi fatti accaduti alla mia famiglia durante la seconda guerra mondiale. È stato il commento di uno psicologo a farmi venire l’idea di scrivere. Disse: “Certo, deve essere stato molto difficile per tua madre americana vivere in Europa durante la guerra”. Non ci avevo mai pensato. Mia madre si ammalò di mente poco dopo la mia nascita e io e una sorella siamo cresciuti con mio padre. In casa non si parlava mai di mamma o di quegli anni. Mi venne voglia di saperne qualcosa, ma non mi interessava scrivere una biografia. Mio padre era già morto e le verità di mia madre non erano affidabili e per di più volevo possederla questa storia, dargli una vita tutta sua. Lo scheletro di Cercando Alice è basato sul vero, la carne è frutto della mia immaginazione e tanta tanta ricerca.
In inglese naturalmente non potevo rendere Ersilia in romanesco, Gina in napoletano, ma scrivevo con i dialetti in mente, dando all’inglese dei ritmi diversi e una povertà di linguaggio per far capire al lettore che queste donne erano delle popolane. È stata la bravura della traduttrice, Erika Bianchi, a trovare il linguaggio giusto per la versione italiana, una versione che è più ricca di quella inglese.
Tutta la storia è pervasa da una forte tensione emotiva che coinvolge il lettore ma a renderlo davvero parte del testo sono gli eventi resi con accuratezza e puntualità. Quanto conta nella redazione di un libro l’ispirazione e il coinvolgimento dell’autore e quanto la ricerca storica?
Si può pensare al romanzo come a un quadro. La ricerca storica mi ha dato la tela su cui ho potuto dipingerlo. Senza la tela non potevo fare nulla. È bello quando durante le ricerche vedi o leggi un fatto che ti induce a crearci attorno tutta una scena. La scena di Alice e Susie a San Lorenzo dopo il bombardamento nel ‘43 è nata grazie ad una foto di una donna morta fra le macerie “che sembrava una statua caduta dal piedistallo nella cappella di una chiesa, la mano alzata a benedire.

Santo Piazzese
Cooperazione

marzo 2010

Un romanzo intenso, coinvolgente: Cercando Alice, di Camilla Trinchieri. Una figlia e la fine misteriosa di sua madre.

Cercando Alice, dell’italo-americana Camilla Trinchieri (Marcos y Marcos), è uno di quei libri felici che fanno venire al recensore la voglia di astenersi da un commento puntuale, per riesumare le categorie più primitive ma più istintive dell’estetica, quelle associate agli anni dell’adolescenza, quelle della condivisione. L’impulso forte di limitarsi a dire: bello, leggetelo. Vinceremo la tentazione per correttezza verso i lettori di cooperazione.

Alice è una trentenne americana e rossochiomata, dal temperamento ribelle, sposata con Marco Alessandrini, diplomatico italiano a Praga, occupata dai nazisti. È una delle due voci narranti del romanzo. La sua storia inizia nel ’41 quando la coppia ha due figli adolescenti e un terzo in arrivo. Tutto sembra funzionare bene, finché Alice prende consapevolezza che il marito ha una relazione con un’altra donna. La crisi è inevitabile e sembra seguire l’andamento disastroso della guerra. Lei e i ragazzi si spostano a Roma, martoriata dai bombardamenti, mentre il marito viene trasferito in Iugoslavia.

 

 

 

 





La voce narrante è quella di Susie, la figlia di mezzo, che nel 1956, da Cambridge, Massachusetts, dove si è stabilita nel dopoguerra, racconta la sua versione dei fatti. Il principale dei quali è la sparizione della madre nel corso di un avventuroso tentativo di attraversare clandestinamente, con i figli, la frontiera italo-svizzera, dopo l’8 settembre del ’43. La versione ufficiale, avallata da Marco Alessandrini, è che Alice è stata uccisa dai soldati tedeschi. Ma Susie, quella notte, non ha sentito nessuno sparo. Le matrici dei vecchi blocchetti di assegni firmati dal padre negli anni successivi alla conclusione della guerra, inopinatamente ritrovate, rinnovano la sua ricerca della verità.

Valentina Marsella
nannimagazine.it

marzo 2010

Libri Come: la ricetta per creare, pubblicare e vendere le novità di successo
La scrittrice Camilla Trinchieri, gli editori di Macos y Marcos, l'illustratore Marco Petrella e il libraio di AltroQuando raccontano, in un laboratorio editoriale all'Auditorium di Roma, la storia di un romanzo. Dalla nascita al mondo dei lettori.

Una buona dose di capacità nel selezionare le novità editoriali da parte degli agenti letterari, veri 'cacciatori di teste' dei nuovi talenti. Un pizzico di originalità a colpire la casa editrice che dovrà pubblicarle. Ma anche una manciata di attenzione da parte dell'editor nel limare il testo, rendendolo perfetto per il lettore, selettivo e severo. E ancora, la bravura del traduttore se il libro è scritto in lingua straniera, la capacità di sintesi dell'illustratore nel trasformare in immagini il contenuto dell'opera, dalla copertina ad altre figure impresse tra le pagine, e qualche grammo di 'estetica' da parte del grafico, che terminerà la confezione del volume. 

Sono tutti gli ingredienti necessari per far sì che la ricetta di un buon libro riesca senza sbavature. Ingrediente base, però, deve essere il contenuto. E lì entra in gioco lo scrittore, con la sua ispirazione, le suggestioni e le pause di riflessione nel creare un capolavoro. Senza dimenticare la figura del libraio, sempre attento alle novità editoriali e ultimo, severo giudice, delle opere che deciderà di mettere sugli scaffali della propria libreria. "Come viene scritto, stampato, pubblicato, venduto e letto un libro?". A questa domanda hanno risposto i personaggi dell'incontro 'Come si fa un libro', all'interno della Fiera dedicata alla lettura che si tiene fino al 28 marzo all'Auditorium Parco della Musica a Roma.

Personaggi che rappresentato la filiera del libro, dallo scrittore, all'editore, fino al momento della vendita. Per spiegare come funziona si è scelto il romanzo 'Cercando Alice' di Camilla Trinchieri, scrittrice italo-americana (il titolo originale del libro è 'Finding Alice'), già molto amata tra i lettori italiani per il primo successo, 'Il prezzo del silenzio'. Sul nuovo lavoro della Trinchieri ha preso le mosse il laboratorio editoriale, un racconto a più voci su come nasce la storia di un romanzo. A muovere le fila della discussione, Marco Zapparoli, editore di Marcos y Marcos (la casa editrice del testo 'in esame'), che ha iniziato la storia partendo da coloro che individuano le novità editoriali: gli agenti letterari che, spiega Zapparoli, "sono i cacciatori di teste di nuovi scrittori e nuovi racconti. E gli agenti sanno che non possono bombardare gli editori di proposte, e compiono una prima scrematura". 

Nel caso di 'Cercando Alice', il libro, racconta l'editore, è arrivato sulla scrivania di Marcos Y Marcos nell'estate del 2007. "Sulla mia scrivania – dice – c'era un pacchetto con tre libri, e uno era quello di Camilla Trinchieri, che conoscevamo già per 'Il prezzo del silenzio', un romanzo Noir fìricco di personaggi esemplari. Dopo un anno, nell'estate del 2008, 'Cercando Alice' è stato pubblicato, ma prima di lanciarlo abbiamo distribuito un primo capitolo nelle librerie, raccogliendo commenti di librai e giornalisti". Ecco che allora, dietro il lavoro dell'editore, c'è anche una sorta di 'prova' prima dell’esordio, per testare i gusti del lettore. Ed ecco perché Zapparoli afferma che un editore, "deve tessere il filo tra scrittori e lettori, appendendo sul filo stesso una serie di suggestioni". 

Al laboratorio editoriale la scrittrice italo-americana ha confessato che, nonostante la versione originale del romanzo fosse in inglese, il libro è e lo sente italiano. "Sono diventata scrittrice per via di questo libro – spiega ironica la Trinchieri – ho iniziato a scriverlo anni fa, parla di mia madre negli anni della seconda guerra mondiale, quando si trovava a Praga, anche se la storia si divide tra la città del'Est, Roma e Cernobbio. Non sapevo nulla della guerra – aggiunge, né di Praga, mentre studiavo ho scritto dei gialli. Tra varie pause, tornavo a questa storia, e solo dopo mesi ho iniziato davvero a scriverla". Parole, quelle dell'autrice di Cercando Alice, che rivelano come si sviluppa la creatività di uno scrittore, come nasce un'ispirazione, ma anche un duro lavoro di studio e documentazione. E che fanno comprendere come possa essere un libro, quel libro, a fare uno scrittore.

 

 





A volte, anche se il contenuto della storia è esaltante, la forma in cui è espresso può esserlo meno: e qui entra in gioco il lavoro dell'editor, in questo caso Claudia Tarolo (di Marcos y Marcos). "Dietro un libro c'è una fabbrica – svela la Tarolo – che esisterebbe anche se sparissero i libri, come nel caso degli e-book. Il nostro lavoro è quello di mettere a punto il testo e portarlo nel mondo: l'editing va condotto in totale complicità con l'autore, si fa in due, cercando di guadagnarsi la fiducia dello scrittore. Non è mai facile dirgli di cambiare qualcosa. Nel caso di Camilla, le ho dato suggerimenti e lei ha fatto di meglio". E se un libro è in lingua straniera e deve essere tradotto in italiano, il lavoro si complica.
"A volte, nel tradurre un personaggio molto 'vivo' – spiega la traduttrice, Erika Bianchi – sembra quasi di essere a teatro. Nel caso di 'Cercando Alice', la difficoltà è stata tradurre dall'inglese al romanesco i dialoghi dei personaggi del mercato nero di Roma, come la fruttivendola Ersilia, il lattaio, il macellaio. E per farlo (sono toscana!), ho visto dei film del neorealismo italiano e ho utilizzato i dizionari di Internet, che fortunatamente traducevano dall'inglese al romanesco. Per una pagina ci voleva anche una giornata. Poi ho trovato la formula giusta, ed è stato bellissimo". "Ho scritto in inglese – ironizza la Trinchieri – ma pensavo Ersilia in romanesco".

Dopo la traduzione la bozza passa tra le mani del grafico e dell'illustratore. In quest'ultimo caso, il protagonista del laboratorio editoriale è Marco Petrella, illustratore e fumettista che collabora come vignettista per alcuni quotidiani, che spiega: "Leggendo un libro ti vengono i primi flash sulle immagini che si ritengono importanti. È un lavoro artigianale, ma che si avvale anche della tecnologia: scansiono l'immagine stampata con Photoshop e poi la coloro. E in sede grafica si aggiunge il titolo". Obiettivo, nella scelta di un'illustrazione, spiega Petrella, è "la sintesi: né troppe immagini, né una sola. Non è semplice raccogliere in un'immagine tutto il libro, come nel caso della copertina, ma deve avere i simboli che lo rappresentano".

Una volta confezionato e pubblicato, il libro è pronto per la vendita: e la palla passa al librario, in questo caso Alessandro Alessandroni della libreria AltroQuando di via del Governo Vecchio: "Ad attirarmi molto spesso sono la copertina e il titolo. Questi elementi mi danno il primo input – spiega – e qualcosa a livello inconscio si muove. Il nostro è un lavoro in cui occorre saper cogliere le opere giuste tra migliaia di novità, scambiarsi consigli con i colleghi, leggere le varie recensioni. Ogni settimana vado dal distributore o nei grandi magazzini per aggiornarmi sulle uscite importanti, comportandomi come un normale cliente".

Tra l'editore e il libraio, fa notare Alessandroni, c'è il distributore: "raramente i due si parlano, mentre se si supera questa distanza è tutto più facile. Vendiamo ciò che ci piace, ma è importante anche il posizionamento dei libri. Per venderli, occorre spostarli spesso da una parte all'altra degli scaffali, perché se stanno fermi per mesi restano in libreria". Non è il caso di 'Cercando Alice', che ha ricevuto ottime recensioni ed è molto amato dai severi lettori italiani.

 

 

Claudia Spadoni
marieclaire.it

gennaio 2010

1956: Susan vive a Cambridge, è in attesa di una bambina e non si arrende alla versione ufficiale secondo la quale sua madre Alice sarebbe stata uccisa dai tedeschi nel ’44. In Cercando Alice, appena uscito per Marcos y Marcos, la scrittrice di origine italiana Camilla Trinchieri cede la narrazione, a capitoli alterni, ad Alice (tradita dal marito, dalla guerra, dalla vita) e alla figlia Susan, prima ragazzina che non comprende bene le scelte della madre e poi donna determinata a scoprire la verità. 
Una storia di donne che non hanno paura di scegliere (né di pagarne il prezzo) dentro alle vicende dell’Europa in guerra: tra sopralluoghi, ricerche e revisioni, Camilla ci ha messo dieci anni per affidare alla carta un pezzo della storia della sua famiglia e della sua movimentata biografia. 
Nata a Praga da un padre italiano che con il suo lavoro di diplomatico le ha fatto girare il mondo e da una madre americana finita (in parte) nel romanzo, Camilla Trinchieri si è spostata negli Usa a dodici anni, ha lavorato nel cinema italiano come assistente al doppiaggio per diciassettenne anni, ha scoperto il suo lato creativo a New York negli anni Ottanta. Ora si è fermata nel Greenwich Village, dove scrive, dipinge e si considera «fortunata a passare i miei giorni facendo quello che mi piace e a trascorrere le serate con l’uomo che amo». 

Lei è nata a Praga, ha vissuto negli Stati Uniti e in Italia. Quando ha iniziato a scrivere che lingua ha scelto?
La mia lingua è sempre stata l'inglese. So che mio padre avrebbe voluto che la mia lingua madre fosse l'italiano ma essendo un diplomatico, ci portava in un nuovo paese ogni quattro anni (l'Italia, gli Stati Uniti, l'Austria e la Francia ) dove non sempre si trovavano scuole italiane. Visto che mia madre era americana, lui decise per le scuole inglesi. L'unica scuola italiana che feci fu a Roma, l'asilo con le suore. Magari potessi scrivere un romanzo in italiano, una lingua stupenda, ma, per fortuna, Erika Bianchi è una traduttrice bravissima. 

La determinata Alice, la ribelle Susan, la piccola Claire. A quale delle tre assomiglia di più?
Nella realtà sarei Claire, la bambina che nasce durante la guerra, ma io mi immedesimo in tutti i personaggi dei miei romanzi, sennò non riesco a dargli vita. Nel caso di Cercando Alice, la storia è molto personale, basata su certi fatti accaduti alla mia famiglia durante la seconda guerra mondiale. Sia Alice che Susan sono personaggi inventati, ma di Alice capisco e sento lo smarrimento, l’isolamento. Con tutti i miei spostamenti l'ho provato anch'io. Quello che è mio in Susan è il desiderio di avere una madre. Io sono cresciuta senza e con il romanzo ho creato la madre che avrei voluto. 

 

 





Come assistente al doppiaggio, lei ha lavorato con Fellini e Visconti. Cosa ricorda di quel periodo?

Che gioia stare nella stessa stanza con il genio di Fellini e Visconti, per otto o a volte dodici ore e aiutarli a dar voce alle loro storie. Si lavorava duro ma sempre bene perché c'era tanta passione in quello che facevamo. Entrambi sono stati molto importanti nella mia formazione creativa. Da Fellini imparai l'importanza di lasciare volare la propria immaginazione, Visconti mi insegnò che sono i dettagli a impiantare una storia nel vero. Cercando Alice è il frutto dei loro insegnamenti. 

Nel suo trasferimento a New York ci sono di mezzo Fellini e una cartomante…

Alla fine degli anni Settanta la mia vita privata andò in tilt e decisi di lasciare Roma e il mio lavoro a Cinecittà. Giravamo La città delle donne e all'inizio Fellini cercò di dissuadermi a partire, ma poi mi mandò dalla sua cartomante che mi predisse un futuro americano in cui avrei potuto dare libero sfogo alla mia creatività. E così è stato. Scrivo e dipingo. 

Uno dei suoi personaggi dice che «il tempo di guerra è il tempo delle donne».
La Guerra è il tempo delle donne perché gli uomini sono al fronte. In quell'assenza le donne si trovano in primo piano, libere di decidere per se stesse. Sole o con una famiglia sulle loro spalle scoprono una forza che spesso non sapevano di avere o che era prudente tenere nascosta ai loro uomini. Creano tra di loro quella solidarietà priva di competizione che è possibile solo in assenza di maschi. 

Le giro la domanda che c'è nella quarta di copertina dell'edizione italiana: quanti tradimenti può sopportare una donna?
Quanti tradimenti una donna riesca a sopportare dipende, secondo me, dal senso che ha di se stessa. Tantissime donne hanno subito un tradimento e rimangono con i loro uomini per i figli, perché sono perdutamente innamorate, per convenienza. Ma al secondo tradimento bisogna chiedersi: valgo qualcosa? Merito di essere trattata così? Devo essere sempre io a capire, perdonare? E poi ci sono tanti tipi di tradimento. Alice viene tradita da suo marito Marco prima di tutto come donna e moglie, più tardi come madre e come essere umano. Solo allora troverà la forza di prendere in mano la propria vita e quella dei figli, mettendo in moto la vicenda principale del romanzo. 

 

Silvia Bergero
Grazia

gennaio 2010

Io recito tutti i miei personaggi
Due donne - madre e figlia - parlano a capitoli alterni da una distanza siderale: Alice dagli anni della guerra, Susie dal 1956; la prima dalla Praga occupata dai nazisti, da Roma non ancora aperta, da Cernobbio repubblichina; la seconda da una confortevole casa di Cambridge, Massachusetts. Susie vorrebbe la madre accanto a sé, ma Alice è morta cercando di attraversare il confine svizzero, mettendo però in salvo lei e la sorella Claire. Almeno questa è la versione ufficiale, che Susie non ha mai accettato. Per lei la madre è viva, anche se non sa dove sia. Cercando Alice è il nuovo romanzo di Camilla Trinchieri, di cui avevamo apprezzato Il prezzo del silenzio (Marcos y Marcos).

Camilla, padre italiano e madre americana, assistente al doppiaggio di Fellini e Visconti, negli Anni 80 abbandona l’Italia per New York dove incomincia una nuova vita, dapprima come venditrice di pasta, poi come scrittrice. Scrive in inglese: «Ho studiato nelle scuole americane o inglesi, seguendo mio padre diplomatico e non padroneggio bene la lingua, non so la grammatica. Ma dentro sono italiana e quando vedo il mio libro tradotto (da Erika Bianchi), mi sento finalmente completa», spiega in un ottimo italiano. In compenso, è bravissima in plot e dialoghi - le sue storie trascinano - ma in questo caso la suspence è anche e soprattutto psicologica. «I libri devono prenderti per mano, sussurrarti: “Dammi retta, ora ti racconto una storia”»

C’è una tensione emotiva fortissima che percorre la narrazione da cima a fondo, contagiando anche chi legge...
Sì, è la tensione che provavo mentre scrivevo, perché lo scheletro della storia è la storia mia, della mia famiglia. Nel ‘41 mio padre era all’ambasciata italiana di Praga, dove sono nata. Nel corso della guerra, mia madre si sentiva sempre più estranea a quel mondo e persino al marito “nemico” del suo Paese. Tornati a Roma, quando lui le proibì di tornare negli Usa, lei decise di fuggire in Svizzera con le figlie, di nascosto.

 





Quindi sono vicende che lei ha vissuto?

Sì, in parte, ero piccolissima: sono la Claire del romanzo.
Alcuni fatti me li ha raccontati mia madre, dopo, ma non so se veri o no. Lei si era ammalata dopo la mia nascita e dopo la guerra è passata da una clinica all’altra, io ho vissuto con mio padre. E’ anche per questo che ho scritto il libro, volevo onorarla inventando una madre, ora che sta per diventare madre a sua volta».

L’intreccio tra realtà e invenzione è strettissimo. Ha fatto altre ricerche, è tornata sui luoghi della narrazione?
Il libro è frutto di ricerche e di ricordi di persone che hanno subito la guerra. Quando sono tornata a Cernobbio, arrivata a una certa casa vicino al cimitero ho detto: è questa. Poi sono andata sul Monte Bisbino: mia sorella ricordava i campanellini sul filo spinato, che tintinnavano se ti impigliavi tentando la fuga... Ecco il libro è anche questo, un modo per dire a tutti loro: vi compatisco, vi sento, vi voglio onorare.

Camilla, lei è sposata, vive a New York al Greenwich Village e, oltre a scrivere, dipinge. Altre passioni artistiche?
Mi serve come diversivo alla scrittura, che è lenta, laboriosa, mentre io ho bisogno di qualcosa da vedere subito: dopo aver dipinto, mi sento liberata e ricomincio a scrivere. E da ragazza volevo fare l’attrice di teatro. Ora, quando scrivo, io recito tutte le parti e se Susie piange, piango anch’io.

 

Carlotta Vissani
D- La Repubblica delle Donne
gennaio 2010

Alice adesso abita qui
Due donne, eroine delle proprie storie: Susan, sposata e in attesa del primo figlio nel Massachussets, torna con la memoria al ’44, l’anno in cui fuggì dall’Italia fascista superando il confine svizzero, le mani intrecciate a quelle della madre e della sorella. La vita di Alice, invece, batte tra Praga e Roma sullo spegnersi del secondo conflitto e di un matrimonio che si frantuma nella menzogna. Camilla Trinchieri, già autrice de Il prezzo del silenzio, ha avuto una vita personale e famigliare movimentata e complessa, a cavallo di tre metropoli. Ha scritto Cercando Alice alla ricerca delle proprie radici, tastando e scavando per ritrovare una figura materna forte, ma allo stesso tempo assente. Un “mother book”, le piace definirlo così, che ha dovuto mettere su carta per liberarsene prima e riappropriarsene poi, portando a termine un affresco che affonda nel peronale, nella Storia e nell’immaginato.

 

 





Che cosa c’è di lei nelle protagoniste di Cercando Alice?

Sono Susan nel desiderio di trovare una madre e di capire cosa le accadde negli anni brutali della Seconda guerra mondiale. Ma sono anche Claire, la bambina che nasce a Praga. Alice è la madre inventata, una madre che posso amare, che sbaglia forse, ma che non potrebbe fare di più. Credo non ci sia niente di Alice in me, anche se abbiamo in comune il disfacimento di un amore.

Ha detto di aver impiegato dieci anni per scrivere questo libro...
Mi interruppi perché dovetti andare a Praga. Avevo a disposizione sei mesi prima che mi validassero il visto e cominciai un giallo, il primo di sette pubblicati lì e in America sotto il nome di Camilla Crespi, protagonista una donna italiana che si rifà una vita a New York, come feci io. Ne avevo bisogno, per uscire dal mondo di Alice e per credere che anche questa storia, la mia lettera d’amore a mia madre, avrebbe finalmente visto la luce.

 

Isabella Borghese
Memorimese.it
maggio 2010

Isabella Borghese incontra Camilla Trinchieri

Camilla Trinchieri. Dopo Il prezzo del silenzio ha rinnovato l’appuntamento nelle librerie italiane con Cercando Alice (marcos y marcos).
Una storia a due voci che consegna la parola a varie tematiche e differenti campi emozionali: la memoria, la seconda guerra mondiale, i rapporti familiari, l’amore, il tradimento.
E poi da una parte Alice, nel coraggio di una madre, a scegliere il meglio per sé e i suoi figli. Dall’altra Susie, nell’esigenza di una figlia, di conoscere la verità di una morte annunciata, ma forse mai capitata.
Un romanzo capace di farsi amare, profondamente femminile e nel ricordare avvenimenti, persone e rapporti sa renderli straordinariamente vivi e veri.

Quanti tradimenti può davvero sopportare una donna, Camilla?
Non c’è una risposta facile. Dipende da troppe cose. Le circostanze in cui si trova la donna, il tipo e la frequenza del tradimento. L’autostima della donna tradita è determinante nel decidere di sopportare o no l’infedeltà. Una donna ricade spesso nell’idea che in qualche modo se lo è meritato. O comunque sia certi uomini sono molto bravi a farlo credere. Nel caso di Alice i tradimenti del marito provocano una rabbia che le dà il coraggio di lasciarlo, non solo per cercare di ritrovare se stessa ma anche per salvare le figlie che il marito vuole trattenere a Roma sotto i bombardamenti degli Alleati. Purtroppo Alice finirà per pagare caro quel coraggio.

Quanto tempo c’è voluto, quando e perché Camilla Trinchieri ha deciso di allontanarsi da Camilla Crespi?
Forse è più giusto chiedere perché mi sono allontanata da Camilla Trinchieri. Ho iniziato a scrivere perché volevo raccontare la storia di Alice, una storia che avrebbe portato il mio nome “Trinchieri”, ma ad un certo punto mi resi conto che dovevo fare molte ricerche fra cui un viaggio a Praga. A quel tempo era ancora comunista e per avere il visto ci sarebbero voluti nove mesi. La scrittura è come un muscolo che va esercitato giornalmente e allora mi misi a scrivere una cosa più leggera. Un giallo in cui uccidevo il capo dell’agenzia pubblicitaria dove lavoravo allora perché non voleva darmi l’aumento di stipendio. Ne è nata una serie di sette gialli, dal tono e dal contenuto molto diverso da Il prezzo del silenzio e Cercando Alice. Volevo distinguere i due generi e pensai allo pseudonimo Camilla Crespi, che è anche un nome più facile per gli americani. I Crespi sono dei divertimenti e vorrei scriverne altri perché sono delle boccate d’aria. Il prezzo del silenzio e Cercando Alice mi hanno fatto sputare sangue.

 

 






La vita di Alice e la vita di Camilla: diversità e corrispondenze.
Moglie di un diplomatico, figlia di un diplomatico. Dunque vite simili negli spostamenti, nel continuo sradicamento che per una bambina è più difficile che per una donna. Condividiamo il sentimento di non appartenere alla società in cui ci troviamo, il sentirsi continuamente diverse. Certo, per Alice, un’americana intrappolata in Europa durante la seconda guerra mondiale, incinta, con figli piccoli e un marito italiano che la tradisce, la diversità è anche un pericolo che porta a forti scompensi.
Siamo anche due donne in fuga dal tradimento, tutte e due in fuga sognando l’America.
La diversità fra le nostre vite è che io ho mi sono rifatta una vita bella che mi ha permesso di scoprire la mia creatività. Alice invece si è ammalata.

Fuggire e scegliere. 
Nel caso di Alice la fuga è una scelta precisa, un modo per affermarsi e di conseguenza trovarsi come donna forte. Questa è la sua speranza. Non credo che Alice veda la sua scelta di lasciare il marito come una fuga. Piuttosto è un andare verso qualcosa di necessario per lei e le figlie. Anche Susie, la figlia maggiore, fugge dal padre e dai fratelli dopo la guerra. Tutte e due sono scelte spinte da motivi simili e diversi.

Quanto hanno influenzato i dieci anni di lavorazione nella storia?
Questi dieci anni (dieci se si condensa il tempo in cui ci ho lavorato effettivamente. In realtà, fra la prima stesura e l’ultima ne sono trascorsi molto di più) sono stati necessari perché la storia nasce da tante emozioni. È una storia che andava cesellata con cura, pezzettino per pezzettino  e all’inizio non avevo l’abilità tecnica. La nascita del romanzo la paragono al trovarsi davanti a un enorme pezzo di marmo senza alcuna forma e io, con martello e scalpello in mano, mi metto al lavoro. Ho solo un’idea vaga in testa, ma un fortissimo bisogno di cesellare, di arrivare al cuore del marmo. Faccio tanti errori, ma sbagliando imparo sempre qualcosa. Interrompo per scrivere i gialli che mi dànno respiro, che mi insegnano come mandare avanti una storia. Torno sempre al monolito che rimane centrale nella stanza del mio cervello. Poi scrivo Il prezzo del silenzio che mi accorgo solo dopo funge come una specie di prologo a Cercando Alice.  Finalmente, con l’aiuto della mia editor Claudia Tarolo, il marmo prende una forma che mi piace. Ne sono fiera.

Ricercare le proprie radici per ricercare una figura materna. Assenza e ricerca…
Le mie radici si sono formate con la presenza di mio padre e l’assenza di mia madre, un’assenza che avevo riposto in un angolo buio della mia mente. L’ho affrontata scrivendo Cercando Alice . Ho colmato quell’assenza creando una madre che stimo e a cui voglio bene. È il mio modo di onorare la mia vera madre, come dirle: “Capisco le tue sofferenze e ti ringrazio per averci portato in salvo”.

 

Antonio Prudenzano
Affaritaliani.it

gennaio 2010

In piena Seconda Guerra Mondiale, tra Praga e Roma, la storia di Alice, che lascia gli Usa per amore del marito, un diplomatico italiano che la tradisce, e della figlia Susan, che a 12 anni di distanza,rivive quei giorni tragici nella speranza di risolvere un mistero che l'assilla.

Camilla Trinchieri è una cittadina del mondo oltre che un'autrice d'altri tempi: "Cercando Alice" (traduzione di Erika Bianchi), in uscita il 21 gennaio per Marcos y Marcos e che Affaritaliani.it ha letto in anteprima, è un romanzo classico, linguisticamente e non solo, di quelli in cui ormai è sempre più difficile imbattersi nella letteratura contemporanea post-Anni Zero, troppo ossessionata dalla smania di 'andare oltre' nella trama e nello stile da dimenticarsi che esiste una via 'tradizionale', maestra, che può ancora oggi regalare piccole grandi narrazioni. E che può ancora oggi avere senso, essere rivoluzionaria nella sua apparente assenza di discontinuità.

Due voci, quella della madre e quella della figlia (che scrive a più di dieci anni dai 'fatti', rivivendoli), si alternano nell'ultimo romanzo della Trinchieri, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutto però comincia nel 1956, quando la figlia (Susan), che aspetta un bambino, torna con la mente alla guerra ma soprattutto alla madre (Alice), scomparsa misteriosamente sul Monte Bisbino, al confine tra Italia e Svizzera, mentre tenta di fuggire con i figli. Susan non crede alla versione 'ufficiale': non ricorda che la madre sia stata uccisa da una guardia di confine. Vuole andare a fondo: e non ha altra via che rivivere nella memoria quei mesi traumatici, in cui però non mancano episodi felici, indimenticabili.

Alice, che ha lasciato gli Usa per amore del marito, un diplomatico italiano a Praga, si è poi ritrovata 'prigioniera' nella Roma fascista nel momento più cruento della guerra. Non è stata un'esistenza facile, quella della donna, come lei stessa racconta in prima persona: nel momento di massima espansione del nazismo si è infatti ritrovata da 'nemica americana' a convivere con i 'nemici' tedeschi nella capitale cecoslovacca. Senza dimenticare tradimenti che Alice è costretta a sopportare...

 





"Cercando Alice" è un romanzo profondamente al femminile, ricco di pagine intense, di riflessioni che fanno male, e l'alternanza tra le due voci che comunicano empaticamente a distanza regala ritmo poetico al libro. Peccato solo per alcuni passaggi di troppo, ripetitivi.

 L'AUTRICE - Camilla Trinchieri nasce a Praga, figlia di un diplomatico italiano e di un’americana. Gira il mondo, studia a New York e va a vivere a Roma. Per diciassette anni lavora nel cinema come assistente al doppiaggio; è fiera di aver lavorato con Fellini e Visconti. Poi la sua vita privata va in tilt e lei lascia l’Italia. Un lettore di tarocchi le rivela che a New York si sarebbe ricongiunta con il lato più creativo di sé. Nell’attesa si guadagna da vivere vendendo pasta De Cecco a Little Italy. Scrivendo lunghe lettere agli amici romani, scopre il piacere di narrare. Storie di donne, sentimenti, misteri, con il punto di vista peculiare di una newyorkese nata a Praga che si sente molto italiana. I primi libri li firma Camilla Crespi: Trinchieri è difficile da pronunciare. Con Il prezzo del silenzio comincia a usare il suo vero nome perché ci mette tutta se stessa. In Cercando Alice ha trapiantato tasselli fondamentali della sua storia personale e della storia dell’Europa negli ultimi anni di guerra: tra primi abbozzi, ricerche, sopralluoghi, interruzioni per altri libri, ci ha lavorato per più di dieci anni. E ora che è venuto alla luce, si sente più leggera: promette di tornare a dipingere.  Nuove storie, però, minacciano già di rapirla. Camilla vive e lavora nel Greenwich Village.

Mimma Marongiu
Fusiorari.org

gennaio 2010

Cima del monte Bisbino, confine italo-svizzero, 1943: nella gelida notte della vigilia di Natale, Alice tenta la fuga dall’Italia fascista ormai allo sbando, insieme alle sue figlie, Susan e Claire. Mentre le due bambine riescono a valicare il confine, lei scompare nel nulla, senza lasciare traccia. Cosa è successo ad Alice? La versione ufficiale, che il padre racconta alle figlie una volta ricongiuntosi a loro al termine della guerra, vuole che la donna sia stata uccisa, colpita da una guardia di confine che ne ha intercettato la corsa verso la tanto agognata libertà. Cambridge, Massachusetts, 1956: dodici anni dopo quella tragica notte, Susan, la figlia maggiore di Alice, aspetta a sua volta una figlia. Nell’attesa di questa nuova vita, sente, più viva che mai, la necessità di far chiarezza nella sua, “cercando Alice”, nella speranza di mettere in luce la verità sul destino che è toccato alla madre. Ha bisogno di sapere se la “verità” che le è stata raccontata, a cui si è egoisticamente aggrappata per poter andare avanti negli anni successivi alla guerra, corrisponde alla realtà: nei suoi ricordi di quella lontana vigilia di Natale, non c’è rumore di spari. Che la donna sia ancora viva? Susan si aggrappa con tutte le sue forze a questa possibilità: vuole poter raccontare alla figlia che presto arriverà, una storia “pulita”, libera dal senso di colpa che l’ha tenuta prigioniera per tutto questo tempo in cui si è ritenuta responsabile della drammatica fine della madre.

 

 





UN ROMANZO AL FEMMINILE - Cercando Alice è il nuovo romanzo di Camilla Trinchieri, già autrice dell’apprezzato Il prezzo del silenzio (Marcos y Marcos). E’ un romanzo profondamente al femminile, che vede l’alternarsi delle voci delle due protagoniste, la cui trama ha come scheletro la reale storia familiare dell’autrice: la Trinchieri nasce a Praga, figlia di un diplomatico italiano e di un’americana, così come la Claire del libro. Gira il mondo, studia a New York e va a vivere a Roma. Per diciassette anni lavora nel cinema come assistente al doppiaggio; è fiera di aver lavorato con Fellini e Visconti. Poi la sua vita privata conosce il disfacimento di un amore, come per l’Alice del libro, e lei lascia l’Italia. Un lettore di tarocchi le rivela che a New York si sarebbe ricongiunta con il lato più creativo di sé. Scrivendo lunghe lettere agli amici romani, scopre il piacere di narrare. Storie di donne, sentimenti, misteri, con il punto di vista peculiare di una newyorkese nata a Praga che si sente molto italiana. I primi libri li firma Camilla Crespi: Trinchieri è difficile da pronunciare. Con Il prezzo del silenzio comincia a usare il suo vero nome perché ci mette tutta se stessa. In Cercando Alice ha trapiantato tasselli fondamentali della sua storia personale e della storia dell’Europa negli ultimi anni di guerra: tra primi abbozzi, ricerche, sopralluoghi, interruzioni per altri libri, ci ha lavorato per più di dieci anni, ricercando le proprie radici, tastando e scavando per ritrovare una figura materna forte, ma allo stesso tempo assente. Il romanzo è un giallo che si tinge di rosa, uno splendido e trascinante tributo alla forza dell’amore che lega una madre ad una figlia: perché, come dice un personaggio del libro alla Susan che aspetta la sua bambina, “Vedrai che meraviglie ti aspettano. Pensi di conoscere l’amore, ma aspetta, aspetta che arrivi tua figlia”.

Rachele Maggiolini
Elle.it
gennaio 2010

1943, monte Brisbino, confine italo-svizzero: Alice tenta di fuggire dall'Italia fascista insieme alle figlie, che passano la frontiera mentre lei scompare nel nulla. che fine ha fatto Alice? È morta o è scappata, ferita dai tradimenti del marito? Dodici anni dopo, Susan - una delle due figlie - si scopre incinta e decide di fare chiarezza una volte per tutte sul passato della sua famiglia e sulla scomparsa misteriosa di sua madre. Romanzo a due voci, Cercando Alice racconta la storia della protagonista, arrivata in Europa per seguire l'amore della sua vita, e della figlia Susan, determinata a scoprire la verità sulla madre. Cercando Alice è un giallo che si tinge di rosa, in cui le protagoniste lottano contro la guerra: quella interna alla loro famiglia e quella che negli Anni 40 travolse il mondo intero.

Marta Cervino
marie claire
febbraio 2010

1956: Susan vive a Cambridge, sta per avere una figlia e vuole scoprire la verità su sua madre che, secondo la versione ufficiale, è stata uccisa dai tedeschi nel '44. Da lì si dipanano due vicende parallele. Ma è Alice, la madre americana che sposa un diplomatico italiano e si confronta col nazismo, la guerra, il tradimento del marito, a tenere la scena. In breve: donne che amano, vivono, lottano. E che hanno (vivaddio!) la forza di scegliere.

 

Nerugiada
lalbadentrolimbrunire.wordpress.com
marzo 2010


Se cercando Alice trovo tutte le donne

Se fossi nella casa editrice, ho pensato, questo libro lo promuoverei ovunque.
invece la Marcos y Marcos ha deciso alcune date italiane quasi nascoste per Camilla Trinchieri.
Un teatro comunale a Valperga (Torino), una villa a Monticello Brianza (Lecco), tre librerie in Sardegna, una a Palermo, una a Firenze e dentro un evento dedicato all’editoria a Roma. Secondo me le ha scelte più per le location e per le vacanze annesse.
Comunque.
Camilla Trinchieri ha scritto due libri, quello a cui mi riferisco è appena uscito e si chiama Cercando Alice.
Camilla Trinchieri è una tizia nata a Praga, vissuta negli stati uniti e a Roma, è figlia di un diplomatico italiano e un’americana. Gli stessi ingredienti che si trovano nel libro.
E allora ho pensato che la casa editrice ha fatto bene a scegliere posti così, come dire, di nicchia. Perché la prima cosa che faresti incontrando Camilla è chiederle della sua vita, quanto c’è di vero e di suo in quella storia che ha scritto; allora sì che perderesti la storia e i personaggi, ti scivolerebbero dalle mani in una banalità disarmante.
Ed è facile che le faranno quelle domande dementi. Peccato. Deve essere una roba terribile rispondere a certi interrogativi. Proprio quando hai lasciato il libro che a quel punto non ne puoi più e ti viene anche un po’ di vomitillo a riprenderlo in mano e sembra magari di parlare di un morto appena dopo il funerale per spiegare perché e come è morto, quando lo vorresti lasciare riposare in pace. Qualcosa che se non sei un medico legale nell’anima non ce la fai.
Insomma fare domande inopportune a un autore appena ha pubblicato un libro è qualcosa di aberrante, bisognerebbe farle al libro. Tipo com’è ad essere sfogliato? Che faccia ha fatto la massaia Gina quando è arrivata a pagina 195? E il signor Achille che ha pensato di Alice? Ha detto tutte uguali ’ste donne? E di Aldo? Credi che non si sia sentito toccato da un uomo così? Credi che abbia detto d’un fiato no io mai? Che effetto fa quando ti prendono in mano e ti ripongono? Ti piace la tua copertina? Preferisci una biblioteca o una libreria? Quando ti hanno tagliato hai pianto o hai provato un senso di libertà?







Perché il libro è bello ma bello bello. Non è un’opera narrativa di quelle che dici “caspita!”. Tipo che se leggeste il primo paragrafo dell’airone di Giorgio Bassani mi capireste. ma è una storia bellissima.
Si svolge durante la seconda guerra mondiale, è raccontato a due voci: quella della figlia e quella della madre a dodici anni di distanza.
Si parla di disfatte, di bene e male, di morte, di buoni e cattivi. Se ne parla per mettere tutto questo da parte perché nella storia non ci sono né vincitori né vinti, non c’è bene e male, non c’è solo bianco e nero, tutto si mescola per mettere in luce l’umanità per quello che è.
Ci sono profili di donna bellissimi. Ne senti il profumo. Ci sono luci e ombre e ci sono colori, ci sono odori.
Tutte le donne del racconto potrebbero essere una donna sola. Ci sono le persone, vere, vive.
Se ho naso, il lavoro di editing è stato determinante. C’è un filo rosso che segue tutto il profilo del libro. Un filo dolce e delicato che dona dignità alle ombre che alitano lungo le righe.
È un rosso bordeaux. Se vi piace il rosso bordeaux e non lo trovate fuori moda, leggetevi il libro. Se avete voglia di conoscere le donne, leggetelo; se vi siete detti almeno una volta nella vita che a volte la guerra è inevitabile, leggetelo. Non c’è scampo per chi ha certezze.
Non c’è scampo dalla guerra. Come non c’è scampo dalla vita, soprattutto se la si vuole vivere fino in fondo.
Alice per me è una donna bellissima. E per questo senza scampo. Ma verrà un giorno in cui sarà possibile essere donne bellissime con una via di fuga per tornare a casa.

Elettra Caporello
libreriacroce.it

È il secondo libro tradotto e pubblicato in Italia di Camilla Trinchieri che scrive in inglese, e che una volta scriveva (mi dicono) gialli.
Cercando Alice è una storia con molti riferimenti autobiografici, ben scritta e ben tradotta, con un’impostazione originale e - opinione personale - incredibilmente avvincente per la sua capacità di scavare nei personaggi e di descrivere così bene ambienti e atmosfere che pare di sentire addirittura gli odori.
Forse piacerà più alle donne che agli uomini, perché è una storia davvero al femminile. Io so che sono rimasta affascinata, il che, pur essendo una lettrice accanita, non mi capita spesso.

 


Valeria 
violablanca.wordpress.com

“Non aver paura. Sarò proprio dietro di te”. Questa le parole incise nella mente di Susie, la voce narrante del romanzo. In realtà la forza di Cercando Alice di Camilla Trinchieri è data dalla doppia voce, quella della madre e quella della figlia. Alice che racconta la sua guerra nella Praga del fascismo, negli anni che vanno dal 1941 alla fine della guerra, cambiando città, spostandosi a Roma, poi sul lago di Como, ma come scenografia alle spalle sempre lei, sempre la guerra. Dove nulla valeva più del detto che “Il tempo di guerra è il tempo delle donne” .
Accanto alle parole di Alinka (l’Alice del fascismo), quelle di sua figlia Susie, al caldo riparo della sua nuova città, Cambridge, nel 1956. Susie aspetta una bambina, ma non sa darsi pace perché pensa di essere la sola e l’unica responsabile per la perdita della mamma. 
O la misteriosa scomparsa sul Monte Bisbino, al confine tra Italia e Svizzera, mentre tenta di fuggire con i figli.



 Ripercorre con la sua memoria fedele ogni gesto, ogni parola di quegli anni dolorosi in cui il padre, Marco Alessandrini, diplomatico italiano e la madre, cittadina americana, poco incline alla diplomazia, lottavano per proteggere la famiglia e il loro amore. Quello stesso uomo verso cui Alice pensa che “Non avrei potuto amare nessun altro quanto amo Marco. Nessuno mi avrebbe amata come lui”. L’istinto di sopravvivenza però può far prendere decisioni difficili.
Camilla Trinchieri è una cittadina del mondo, una donna che riporta con la sua scrittura ad una pace, ad una serenità che da tempo mancavano. Lontano dalle letture pop, dalla velocità di un tempo che segue troppo fedelmente i ritmi odierni, l’autrice narra di tempi bui, fortunatamente lontani, rendendo la sua lettura lieve, piacevole, conciliante, desiderosa di accompagnare una figlia alla ricerca della madre.

Scheda del libro

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