Gabriela mistral

Canto che amavi

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Stefano Raimondi,
Pulp Libri, gennaio 2011
Salvatore Lo Iacono,
A sud'europa, gennaio 2011
Fabio Bozzato,
Il Manifesto, gennaio 2011
Francesco Longo,
Il Riformista, dicembre 2010
Tina Venturi, Satisfiction, dicembre 2010
Bianca Garavelli, Avvenire, novembre 2010

Desiree Paola Capozzo, elle.it, novembre 2010
Francesca Magni, lettofranoi.it, novembre 2010


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IrisTv, Ti racconto un libro, Gabriela, il canto che ameremo sempre
(a partire dal minuto 16')

Bianca Garavelli
Avvenire
novembre 2010 


È davvero una riscoperta importante quella di Gabriela Mistral, Nobel per la letteratura nel 1945, prima (e per ora unica) donna sudamericana a esserne insignita. L’editore Marcos y Marcos ne presenta oggi (ore 21) alla Palazzina Liberty di Milano le «Poesie scelte », con la nuova traduzione di Matteo Lefèvre e sei immagini di Paz Erràzuriz, la più importante fotografa cilena vivente. Il libro contiene testi dalle più significative raccolte dell’autrice cilena, attiva fra il 1922, quando pubblicò il primo libro Desolazione, e il 1967, anno in cui uscì postumo Poema del Cile. Nata a Vicuna, sulle Ande, nel 1889, l’autrice si era già spenta da dieci anni a New York, dove aveva scelto di vivere, dopo essere stata per molti anni a,baciatrice della sua nazione. Ma volle essere sepolta nel Paese natale, che non aveva mai dimenticato e da cui aveva tratto la sua ispirazione aspra e dolente, soprattutto intessuta di una vitalità naturale e rara per un poeta del Novecento. Il suo vero nome era Lucila Godoy y Alcayaga, ma fin dalle prime pubblicazioni aveva scelto questo pseudonimo ricavato dai nomi dei suoi poeti preferiti, il nostro Gabriele D’Annunzio e il provenzale Frédéric Mistral.





 Da qui si intuiscono le due anime della poetessa: sensuale e fantasiosa, ma anche mistica, capace di trasfigurare i luoghi amati e la loro realtà faticosa, nutrita di una natura tanto avara quanto solenne e abbagliante. La vita la mise di fronte a una tragica perdita, con il suicidio nel 1909 di Romeo Ureta, forse l’unico uomo che amò. Colpisce infatti che una donna meno che trentenne fosse così ossessionata dal tema della morte, fin dalla prima sequenza di testi, intitolata appunto Sonetti della morte, confluiti poi in Desolazione: le parole «lutto» e «morte» rincorrono con tale insistenza da rendere spesso ritmo funebre la musicalità squillante di partenza. Infatti, come osserva il traduttore, molte componenti culturali si fondono nella metrica di questi testi: il Sudamerica rivive in versi della tradizione romanza, come il sonetto, mescolati agli ottonari ereditati dalla grande letteratura ispanica, con aperture a versi lunghi come l’alessandrino. Il tutto rielaborato con maestria tale da risultare leggerezza, partitura fiabesca, filastrocca infantile. L’oralità popolare ritrova così spazio in poesie che trasudano cultura letteraria, e una vena di autobiografismo colora miti e leggende cileni rivisitati alla luce di una passione indomita per la vita e di una fede che affida il senso di ogni dolore e ogni perdita a una dimensione divina, eppure vicina, quasi a portata di mano. Soprattutto, un amore per il Cile che appare sempre, dalle poesie dedicate ai suoi paesaggi grandiosi, come Cordigliera in cui l’autrice canta le Ande con sentimento filiale, fino al poemetto Patagonia al centro del volume postumo.
Tina Venturi
Satisfiction

dicembre 2010

Gabriela Mistral è la prima donna latinoamericana a essere insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1945. Femminista “ante litteram”, si è impegnata a favore delle donne, affinché potessero godere degli stessi diritti dell’uomo. Donna di fede, coraggiosa e concreta, si è battuta per i più deboli, portando avanti battaglie politiche importanti. La casa editrice Marcos y Marcos ha appena pubblicato l’11 novembre scorso una raccolta di sue poesie scelte Canto che amavi, consentendo a Satisfiction di pubblicare alcuni poemi non inclusi nell’edizione. Tra questi Todas íbamos a ser reinas, uno dei suoi componimenti più apprezzati, in cui si narra di sogni infranti, come quello di essere sposa e madre. Gabriela Mistral, al secolo Lucila Godoy Alcayaga, di origina india, nasce nel 1889 a Vicuña (Cile). L’abbandono sarà una tematica presente nei suoi scritti a causa del padre che lascia ben presto la famiglia. A quindici anni compone i primi poemi usando molti pseudonimi, tra i quali Gabriela Mistral, che deriva dal nome di D’Annunzio e dal cognome di Frédéric Mistral (Nobel per la letteratura 1904). 




Ha solo 19 anni quando compone I sonetti della morte con i quali partecipa successivamente ad un concorso letterario nazionale vincendolo. Insegnante, tra i suoi allievi anche Pablo Neruda, futuro premio Nobel per la letteratura 1971. Nobel genera Nobel. Gabriela è amante della natura, racconta di paesaggi andini e colori australi. Ma anche di camomille che “spuntano come in segreto appena va don Inverno” o margherite “le cui testoline giocano”. Godibili e dal suono argentino le sue filastrocche come La pagliuzza, Girotondo della pace, Il topo. Ma la ricordiamo anche per i suoi sonetti e canti velati di tristezza, attraversati dall’amore senza via di scampo, soffocati dal pianto. Come quando compone versi all’amato nipote Miguel, suicidatosi con l’arsenico. “Tuttavia mi sembra strano di non mettere da parte le tue arance né di mangiare il tuo pane avanzato”. Tutto in lei ci commuove. Pluripremiata, non si limita a elucubrare su questioni importanti: agisce. Insegna con passione, riforma la scuola e, per il suo percorso pedagogico, chiede a qualcuno più in alto di lei di aiutarla a essere “più madre di una madre”. Si batte per l’istruzione femminile, stabilisce la scuola notturna per gli adulti, favorisce la creazione di biblioteche… Gabriela ha sempre avuto speranza in un mondo meno egoista e più attento agli ultimi della terra. La fondazione da lei creata è tuttora attiva nel territorio cileno e opera a favore dei bambini e di anziani indigenti.

 Désirée Paola Capozzo
elle.it

novembre 2010 

Appuntamento con la poesia domani11 novembre, a Milano: in occasione della prima pubblicazione di Canto che amavi, la raccolta di poesie scelte (mai pubblicata in Italia) di Gabriela Mistral, la casa editrice Marcos y Marcos in collaborazione con l’Ambasciata del Cile, dedica un incontro tra musica e parole alla poetessa cilena.
Durante la serata, introdotta dallo scrittore Santiago Elordi, si alterneranno reading con la voce di Tina Venturi, brani musicali ispirati alle poesie eseguiti da Tiziana Ghiglioni e Simone Massaron e una presentazione dell’autrice di Valeria Palumbo, caporedattrice dell’ Europeo, saggista e scrittrice.
Premio Nobel per la letteratura nel 1945, Gabriela Mistral nasce nel 1889 nel piccolo e magico villaggio di Vicuña nel cuore delle Ande e si dedica attivamente all’insegnamento tanto che, quando pubblica Desolación (1922), la sua prima raccolta di poesie, è provveditore agli studi.
In poco meno di 20 anni diventa un’autorità culturale nel suo Paese, console in Francia e negli Stati Uniti, dedicandosi parallelamente all’educazione degli orfani e alla poesia, due forti passioni che coltiva e nutre con forza e intensità, fino alla sua scomparsa nel 1957 a New York.
L’evento che si terrà alla Casa della poesia di Milano è un’occasione unica per conoscere e riscoprire una delle penne più sensibili del panorama culturale internazionale, che ha dato voce all’amore materno, all’infanzia rubata dagli orrori delle guerre, diventando la prima donna latinoamericana a vincere un Nobel. 

Francesca Magni
lettofranoi.it
novembre 2010

Escono, tradotte in italiano per la prima volta, alcune poesie di Gabriela Mistral: è una poetessa cilena nata nel 1889, faceva la maestra, e nel 1945 ricevette, prima donna delle Americhe, il Nobel per la letteratura. Marcos y Marcos ora pubblica una sua raccolta, Canto che amavi (domani sera, alla Palazzina Liberty di Milano, la casa editrice organizza un reading con lettura e musica). Nelle poesie di Gabriela Mistral ci sono il mondo agricolo, le donne, la natura, la Patagonia, i sentimenti e naturalment l’amore – in sfumature sottilissime, nostalgia e attesa in Canto che amavi, che dà il titolo alla raccolta;  il senso di perdita in un amore lasciato  seccare  (Assenza); l’ingorgo dei sentimenti inespressi  (L’amore che tace). Ma qui vi leggo La pagliuzza, versi che sembrano voler infilzare le nostre quotidiane insoddisfazioni.

Questa che era una bimba di cera;
però non era una bimba di cera,
nell’aia immobile un covone era.
Però non era un covone
ma il fiore slanciato dell’ammirazione.
E neanche un fiore ma piuttosto era
un raggio di sole sulla cristalliera,
Neppure un raggio di sole essa era:
una pagliuzza nei miei occhietti era.
Riunitevi a guardare come ho perduto intera
in questo singhiozzare, la mia festa più vera!

Scheda del libro

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