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ervas Buffalo Bill a Venezia |
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Sabato
Cuomo Massimo Carlotto come Dashiell Hammett, Fulvio Ervas come Raymond Chandler. Il primo una scrittura tesa, asciutta, incline solo all'esposizione degli eventi, alla consequenzialità del narrato. Il secondo ridondante e barocco, che spesso indugia su sfumature e stati d'animo, su profili bizzarri e destini ineluttabili. Eccessivo e generoso come i veneziani, insomma. Carlotto come John Lennon, accordi e melodie essenziali su cui poggiavano le capriole di Paul McCartney. Ervas come Morissey, il cui canto appassionato si liberava dai nodi di Johnny Marr. Entrambi raccontano il Veneto, che Ervas ama e Carlotto no. Il Veneto di Carlotto è un crocevia di traffici illeciti, delle mafie balcaniche, della corruzione generalizzata, dell'arricchimento facile. Il veneto di Ervas è Venezia, tutto sommato. Venezia magica e misteriosa, sedotta e decaduta. Ma "un'arma è la parola, un arma il tono, il ritmo. Forma e sostanza preziosa": Carlotto racconta gli eventi colpo su colpo, tenendo serrato il ritmo, il ritmo che Ervas non ha. Ervas possiede piuttosto raffinate letture, prosopopea veneziana, gusto per la lingua, mentre il bagaglio di Carlotto è la cronaca dei quotidiani, il saper leggere tra le righe, tra le notizie. Forse è per questo che l'epifania di Carlotto è il colpo di scena, mentre quello di Ervas è la risoluzione di un enigma.
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E ancora, il dolore di Carlotto non è gridato, ma è trattenuto in gola da ferite personali profonde, antiche. Il dolore di Ervas è piuttosto un disincanto, aggrappato a una razionalità di fondo, a una fede nella scienza, a un imperativo morale, a una riconosciuta debolezza dell'uomo di fronte ai Grandi Eventi. Un elemento che li accomuna è la serialità: personaggi e protagonisti che vengono riproposti da libro a libro ad affezionare il lettore, a certificare lo spazio, a fortificare i principi. L'eroe di Carlotto è l'Alligatore, ex detenuto proprietario di un pub che possiede due grandissimi amici e una preziosa rete di relazioni negli ambienti della mala. Quello di Ervas è Stucky, ispettore di polizia di origini iraniane ostinato ma malleabile, geniale ma distratto, onesto ma permissivo. Caratteri opposti che si uniscono in un solo personaggio, credibile e amorevole. Come a dimostrare che due poli opposti si attraggono, che una personalità può compenetrarsi in un'altra per diventare immortale. Così come e successo agli Smiths, e ai Beatles. |
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Giorgia
Taffarelli L’ispettore Stucky torna a casa L’ispettore Stucky
torna a casa. Ma ci resta solo il tempo di una nuova indagine e poi va a
rifugiarsi nella sua Treviso. Stucky è il detective nato dalla penna
dello scrittore veneto Fulvio Ervas, è l’investigatore di Commesse
di Treviso e di Pinguini
arrosto. Con Buffalo Bill a Venezia, in libreria dal 25 giugno, Ervas
completa dunque la trilogia dedicata al suo alter ego romanzesco e per
l’occasione lo fa tornare nelle calli e nei campielli delle sue origini
anche se non svela perché Stucky se n’era andato dalla Laguna. “Il
motivo dell’allontanamento da Venezia sarà svelato nel prossimo romanzo
- anticipa lo scrittore -. Dovrete abituarvi: Stucky rimarrà in scena
ancora a lungo! Quanto al dilemma Treviso-Venezia, l’ispettore risiede
nella Marca perché secondo lui è più umana mentre a Venezia torna perché
ha un conto in sospeso con la città . Della Dominante Stucky ama la
storia e la struttura urbanistica, non ama certo quella gestione che ha
fatto della città un fondale per turisti. Ormai siamo all’assoluto
mercimonio e a Stucky questo provoca un attacco di colite!”. Non solo
all’ispettore però: Buffalo Bill a Venezia si snoda al ritmo scandito
da indignate, pungenti lettere in cui si sfoga l’odio verso i turisti
“invasori”. Le lettere sono anonime, anzi in alcune l’ironia si
estende anche alla firma “Doge Leonardo Loredan, non stava mai con le
mani in man”, “Doge Giorgio Baffo, mona”...). “Le ho scritte di
getto – racconta Ervas – senza mediazioni e ripensamenti. Tranne una
– quella più immaginifica- che in realtà è un breve racconto con il
quale vinsi anche un premio. Qualche anno fa avevo sentito dire dal
sindaco Cacciari che a Venezia c’erano più topi che abitanti. E così
mi è venuta l’idea di una storia in cui i ratti diventano animali
domestici” Così domestici che “rubano il posto” ai colombi. |
E il nostro eroe accetta riluttante la trasferta. Nel corso del caldo mese del Redentore viene ferito e ricoverato in ospedale, trova ospitalità a casa di una strampalata vecchietta e soprattutto attraversa la città in lungo e in largo, riscopre luoghi reali e luoghi comuni, tradizioni e antiche pietre, incontra - forse – l’amore e tanti personaggi così ben delineati da sembrare veri. “Morgan, ad esempio –spiega Ervas- è ispirato a un signore che lavorava con mia moglie: un vero “distributore di trappole per spose”, Giovanna d’Arco, cos’ chiamato perché si è dato fuoco per questioni di cuore, è un Frankenstein emotivo dei miei ex studenti che hanno avuto pene d’amore”. Saranno loro, insieme a tanti altri incontri, a portare Stucky verso la soluzione del mistero dell’”omo de note”, del Buffalo Bill che ammazza i turisti. E la verità, come sempre nella vita, si rivelerà più complessa del previsto. “E’ una storia – chiosa Ervas- che parla dello spopolamento di Venezia e di una città assediata, costretta a recitare per un pubblico di turisti che è spesso rompicoglioni”. Ancora una volta, Ervas è “lo scrittore dei fastidi” che osserva e stigmatizza i mali dai quali è afflitto l’amato Veneto. E qualche volta l’orizzonte si allarga. Stucky è mezzo veneziano e mezzo persiano, ha un amico persiano daij Cyrus, e in questo romanzo dalla Persia arriva anche un cugino di daij Cyrus. “Un mio carissimo amico – dice Ervas – è presidente di un’associazione che si batte per i diritti democratici in Iran. Con lui ho parlato molto mentre scrivevo Buffalo Bill a Venezia e nel libro è entrata anche Teheran, evocata nel suo antico splendore. Un modo per sottolineare ancora di più la tragica cronaca di questi giorni e la fortissima preoccupazione per il futuro” |
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Antonella
Fiori Venezia con delitti Venezia è di moda? Certo lo è la Venezia della Biennale e dei grandi vernissage. Ma esiste anche la città quotidiana, fatta di un fiume di turisti che nel nuovo libro di Fulvio Ervas finiscono annegati nei canali. Chi li spinge? Indaga l’ispettore Stucky, alter ego di Ervas in tutti i suoi ultimi libri, in trasferta da Treviso in laguna dove, ferito da un misterioso balestriere, resterà per cercare di risolvere il giallo assistito da un aiutante in loco, Scarpa. tra reminiscenze del concerto dei Pink Floyd e lettere inviate al Gazzettino da un pazzo che odia l’invasione straniera, il giallo è in linea con gli altri di Ervas: ecologici per rispetto dell’ambiente e del territorio. Venezia è tornata in voga.
Come mai lei non cita nessuna delle mete glamour in città? Ha mosso Stucky da Treviso... Tratta Venezia come un
personaggio, a volte come un innamorato... Cosa pensa del cliché
“morte a Venezia”? Il titolo del romanzo prende
spunto da una foto che ritrae Buffalo Bill in gondola: che legame aveva
con la città? I turisti vengono uccisi.
Odio per lo straniero? Di solito nei suoi libri era il contrario...
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Valeria
Parrella L’ispettore Stucky colpisce (e tre) E’ la terza vicenda dell’ispettore Stucky – dopo Pinguini Arrosto e Commesse di Treviso – e si ambienta in una Venezia surreale dove i turisti stranieri muoiono annegati nei canali e la xenofobia si serve del “Gazzettino Veneto” come organo ufficiale di propaganda, al quale indirizzare lettere anonime. A svelare tutto al vecchio amico Scarpa, l’immancabile ispettore, a cui però fanno gola anche le gondole e i piaceri lagunari.
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Isabella
Panfido
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L'autore è capace di
tracciare con dettagli da cartografo i percorsi che i suoi bizzarri
personaggi vanno facendo nel dedalo minore della città lagunare, offrendo
al lettore un vero e proprio baedeker veneziano, pronto all'uso. |
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Orietta
Possanza
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È il grande guerriero che affronta un altro combattente, celato come lui da un'armatura, e lo ferisce mortalmente; scopre solo dopo, sotto l'armatura del nemico, il proprio figlio. Rostam è lì dunque a insegnarci: rifletti, potresti uccidere tuo figlio. Il tuo futuro. Non è quello che accade, ora, in Iran? Dunque fra le calli, gli indizi e le mappe, gatti guerrieri e strane lettere al Gazzettino contro i barbari invasori, a illuminare la mente di Stucky si accende un barlume, proprio nella notte del Redentore quando i fuochi d'artificio di centomila barche sfidano il buio e rendono Venezia veramente fantastica. Le lettere al Gazzettino che intercalano il romanzo, rappresentano per Fulvio Ervas «lo sguardo di quelli che abitano a Venezia e devono misurarsi con i compromessi provocati dalla massa di turisti». Egli non sposa certo il punto di vista di quelli che sono contro il turista e lo straniero ma «di chi patisce l'entità numerica del fenomeno dentro una spirale in cui senza turisti la città collasserebbe, ma collassa proprio perché l'industria del turismo ne vorrebbe sempre di più». E da Venezia ci si interroga anche sul fenomeno del Nordest di cui spesso si dibatte. «Non amo il termine Nordest» spiega, «perché rifiuto che questo territorio sia ridotto a una generica indicazione geografica; come se lo spaseamento, l'amnesia della propria storia, la frammentazione sin troppo brutale dei suoi ecosistemi, ne avesse cancellato il vero nome e ci avesse costretto a rinominarlo con un neologismo che indicherebbe solo produttività, fabbrica diffusa, un vivere di superficie. Io credo che il compito degli intellettuali veneti sia quello di ostacolare la sedimentazione di questa visione del proprio territorio, altrimenti diventerà sempre più facile convincersi che sono davvero, e solo, sgobboni, edonisti e un po' infelici. Devono invece mostrare la complessità del Veneto come laboratorio sociale e metterebbe allo specchio grandi debolezze ma anche forti momenti di vitalità. Io uso l'ironia. Senza risparmio».
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Elena
Dallorso Due righe e non saprete più di essere in poltrona a leggere. Siete con l'ispettore Stucky, che indaga a Venezia: qualcuno fa fuori i turisti, "barbari invasori", annegandoli. Scoprite la trama misteriosa del noir, e godetevi Venezia accesa dai lumi della Festa del Redentore. |
Mauro
Castelli Una scrittura leggera, stralunata ma accattivante, quella di Fulvio Ervas. Una mano felice, impregnata d'ironia e di garbato umorismo, nel tratteggiare personaggi e malefatte della vita. Che rimette in pista l'ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano, costretto a indagare, visto che non ne può fare a meno, sui turisti stranieri che misteriosamente annegano nei canali della Serenissima. Il tutto condito, ci mancherebbe, da una buona dose di problemi ormonali in corso.
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Barbara
Caffi Un Ammazzaturisti gira per Venezia Può esserci in una città che campa di turismo come Venezia qualcuno che i turisti li fa annegare nei canali, simulando incidenti di cui incolpare le calli sdrucciolevoli e lo stato etilico di chi cade? Ne sembra convinto l’ispettore Scarpa, che non riuscendo a trovare un filo che ammanti di crimine certe morti accidentali, coinvolge nelle sue indagini Stucky, suo collega di Treviso, un po’ veneto e un po’ persiano. È l’inizio di Buffalo Bill a Venezia, il nuovo romanzo di Fulvio Ervas (questa volta senza la sorella Luisa) che ha ancora una volta come protagonista Stucky, poliziotto stralunato. In un guazzabuglio di falsi indizi, zie un po’ suonate, estrose vicine di casa, cugini venuti da lontano e squinternati compagni d’ospedale, Stucky risolverà il caso. Ma per il lettore è solo il pretesto per riflettere su stranieri e nuovi barbari e per scoprire di Venezia un dedalo di strade lontane dai soliti tragitti.
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Pino
Cottogni Terza indagine per l’ispettore Stucky in una Venezia dove i turisti affogano misteriosamente Lo
scrittore Fulvio Ervas ha creato un protagonista simpatico e particolare
che è l’ispettore Stucky che ritroviamo in questa terzo volume a lui
dedicato dal titolo Buffalo Bill a
Venezia.
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Stefania
Vitulli Il Foglio 8 agosto 2009 Ormai l’ispettore Stucky è uno di famiglia. Ci abbiamo fatto il Natale con “Commesse di Treviso” e la Pasqua con “Pinguini arrosto”. Vuoi non andarci in vacanza? Il romanzo parte il dodici luglio, il tempo è l’estate. Ci fidiamo del ristorante che sceglierà per noi, dei suoi luoghi, cichetti e donne discrete che “ondeggiano nell’aria” e ci teniamo a bussola d’umore quella sua irriducibile imprecazione, “Antiumana”. Questo terzo episodio lo stana pure su una nevrosi che somiglia tanto alle nostre: non riesce a perdere il viziaccio, nei bar e nella vita, di sedersi sempre spalle al muro. In compagnia di Stucky si sta d’incanto: l’ispettore ha orecchio assoluto per l’umanità, e persino per certi animali, non smette di snocciolare quelle frasi che uno s’appunta dietro il biglietto del tram o segnala con un ampio orecchio alla pagina e spera di sfoderarle presto con il capo o la moglie troppo acidi e ha scoperto il trucco per non corrompersi mai col routinario né in opere , né in parole. Stavolta è fuori dalla giurisdizione trevigiana: s’abbandonano le alzaie per le calli, il radicchio per le masanète, o almeno quelle si vorrebbero anche se si è costretti a vincisgrassi da un oste ex galeotto, il primo della galleria di folli e infelici che sfilano anche in questo nuovo mistero del Nord-est. Tutta colpa del collega Scarpa che lo ha chiamato in aiuto su quella “gigantesca palafitta che trattiene il respiro per mantenersi in quota” per risolvere il caso di cinque turisti annegati, cinque morti tra i quali per ora solo scarpa vede un possibile collegamento.L’aroma di pietra e un impasto di onde sonore, “come trilli di elfi marini”, è lo sfondo sul quale si muove il notturno tiratore di balestra che colpirà Stucky invece del gatto di Scarpa, sicché alla prima notte d’appostamento l’ispettore si ritroverà atterrato in ospedale. Un quarto di gaudio perché così potrà conoscere Morgan senza mezza gamba, i corti capelli biondi spiritati , nella vita civile il signor Refosco, rimasto zoppo in seguito a un incidente coperto dal segreto di stato, colpito da anopheles che portano la malaria (“mai fidarsi delle cose troppo piccole”), che da quel momento diventerà il suo suggeritore di trappole, amorose e delittuose. Altro quarto di contentezza perché all’ospedale verrà a trovarlo lei, che Stucky ha amato “come si amano le piccole isole, immaginando che siano mondi” e che coinvolge nell’indagine trevigiana, il compito lasciato a casa per seguire i delitti della Serenissima, la morte d’una giovanissima cinese sulla statale.L’offerta che incatena l’ispettore di sangue persiano alla Giudecca, in barba alle complicazioni burocratiche dei ragionieri di stato per la trasferta improvvisa, è un abbaino di lusso di proprietà della zia di Scarpa. Alloggio al quale Stucky arriva con la valigia per vacanze brevi, maglie, mutande, pochi calzini e un paio di pantaloni rifiniti dalla Mariangela, l’unica sarta del Nord-est che aggiusta a capriccio, e la colpa, ovvio, è di Stucky se non va bene la cintura. Siamo al 22 luglio, martedì, e le indagini si scioglieranno soltanto alla fine del mese, insieme alle pene d’amore di Stucky e al significato di alcuni ideogrammi cinesi: osservare, rompere, separare. Corto corto lo spiegone dei delitti, elargito “con lo sguardo del gatto che porta in dono una lucertola al numero civico che lo nutre”. Più ardita e centrale la strada che porterà il nostro a scovare il delinquente di turno, cui lui e Scarpa affibbiano, come d’uso nelle indagini d’antan un nome d’arte: Buffalo Bill. Quell’eroe del West che venne a Venezia in tournée nel 1906, con i suoi cento indiani, prezzo del biglietto otto lire. La Colt, un’amante, una gondola, piazza San Marco. È finì come spesso finiscono le cose tra le calli di Venezia: a frittura mista. |
Anna Renda Il Gazzettino 8 agosto 2009 1906: Buffalo Bill a Venezia. Una foto lo ritrae in gondola. Era arrivato in città per vistarla, in occasione di uno spettacolo padovano, con una colt, un’amante e cento pellerossa. I veneziani, per nulla impressionati, guardarono i pellerossa e dissero: “Varda che brute vecie”; e soprannominarono l’eroe del west “Bruffolo Bill”. È lui che dà titolo all’ultimo romanzo di Fulvio Ervas, “Buffalo Bill a Venezia” (Marcos y Marcos, Euro 16), terzo episodio, dopo “Commesse di Treviso”(2006), scritto con la sorella Luisa, e “Pinguini arrosto”(2007) dedicato alle avventure dell’ispettore Stucky, stavolta costretto ad allontanarsi dalla sua Treviso, dove lavora e vive, e a trasferirsi in laguna per investigare su una serie di morti sospette: sette uomini finiti di notte nei canali veneziani, tutti stranieri, tre sicuramente assassinati. Una trama disseminata di piste e false piste conduce a un doppio movente che lega l’assassino a un poliziotto. La nota avversione dei veneziani per i turisti, soprattutto per quelli che si comportano in città in modo incivile, orienta le indagini in questa direzione fino a scoprire che le vittime erano legate a un traffico immobiliare immorale e poco rispettoso verso Venezia e i suoi abitanti. Per questo l’omicida fino a quando non se ne conosce il nome viene chiamato Buffalo Bill, il cacciatore di bisonti e bisonte egli stesso quando girava per la città più bella del mondo vestito da bovaro, “un rosto”, come lo definisce Ervas: “l’emblema dell’essere fuori luogo, e anche un po’ suonato, come l’assassino che pensa di invertire la tendenza verso il turismo di massa lanciando gli stranieri in acqua”. Il libro comincia con due storie che apparentemente non c’entrano niente: una ragazza cinese in abiti succinti trovata morta in una stradina lungo il Terraglio e un balordo che a Venezia si diverte a infilzare i gatti con la balestra. Ma il tizio che tira i dardi è uno stratagemma dell’ispettore Scarpa, della questura veneziana, per convincere il collega di Treviso a trasferirsi temporaneamente a Venezia per seguire direttamente in loco il caso dei turisti ammazzati. Così ferito a una spalla per colpa di Scarpa, Stucky finisce per accettare, allettato dalla prospettiva di allontanarsi per un periodo dalle due premurose vicine di casa che anche in questo terzo episodio lo assillano con le loro attenzioni. Innamorate o invadenti? “Stucky è un uomo intelligente e di bell’aspetto – dice Ervas – burbero e un po’ misogino, signorine Sandra e Veronica ne sono affascinate, per questo gli ronzano sempre intorno, ma è un rapporto conflittuale, come una simulazione, a distanza, di una relazione amorosa”. Una vicenda che trabocca di personaggi bizzarri, tra cui Alvise, detto Giovanna d’Arco, che si era dato fuoco per illuminare come un faro la via del ritorno alla donna che lo aveva abbandonato, Refosco che tendeva trappole d’amore, e la signora Elena convinta che l’uomo di notte ammazzasse i turisti e poi li seppellisse nei giardini dei veneziani. L’autore non lo dice ma si sente che si diverte un sacco a raccontare storie strane, e gioca con il suo protagonista metà veneziano metà persiano, nato “quasi per scherzo” tre anni fa senza intenzioni seriali, ma lo considera un personaggio fondamentale che gli consente di confermarsi, e ci tiene a ribadirlo, “autore veneto”. Perché dopo aver ambientato storie anche all’estero, in Portogallo e in Islanda, adesso Ervas vuole raccontare la sua terra, soprattutto la provincia veneziana dov’è nato e quella trevigiana dove vive, “terre che amo di cui, proprio perché le amo, percepisco le ferite, i rischi di deformazione territoriale. Ed esprimo nei miei libri i miei fastidi con ironia, puntando al cuore di quelli che si ricordano che non siamo solo una distesa di strade, capannoni industriali e centri commerciali, ma terra di acque, fossi, siepi e magnifiche costruzioni. E Stucky mi dà l’occasione per parlare di tutto questo”. Sembra di capire che siamo solo all’inizio di quella che potrebbe essere una lunga serie di episodi dell’ispettore mezzosangue e, infatti, Ervas annuncia come imminente l’uscita di una quarta avventura. “Stucky si sta già spostando verso le colline del prosecco: vino, sempre personaggi stravaganti e un inceneritore che ammorba le sacre uve”.
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Shaula
Calliandro Il Gazzettino Illustrato settembre 2009 Mentre l’ispettore Stucky si gode i profumi e i colori di Treviso a Venezia turisti stranieri annegano misteriosamente nei canali. L’ispettore sbarca così in laguna per scatenare il suo famoso fiuto. Tra passioni amorose, e qualche cicchetto, Stucky ragiona su indizi, calendari e mappe da abbaino alla giudecca. Chi si cela dietro “l’omo delle note”, giustiziere dei canali? Cosa nascondono Morgan e Giovanna d’Arco, teneri sbandati, esperti di disastri e trappole amorose? La strada verso il cuore del mistero come sempre è tortuosa, ma un primo barlume si accende nella notte del redentore, quando i fuochi d’artificio di centomila barche sfidano il buoi dell’universo. |
Massimo
Carlotto Almanacco dei libri-Repubblica 12 settembre 2009 Sono un lettore onnivoro e "disorganizzato" che non si nutre solo di romanzi. Leggo anche molti saggi storici e colleziono libri di fotografia. Ora sto leggendo le ultime pagine di "Buffalo Bill a Venezia", il bel romanzo di Fulvio Ervas, un autore del Nord-Est di grande talento. Attraverso una scrittura garbata e sottile Ervas costruisce una trama classica e sostenuta, cosa assai rara per i nostri giallisti che, a differenza di molti stranieri, in genere utilizzano la letteratura di genere in modo molto disinvolto. Il romanzo fa parte della serie dell'ispettore Stucky, chiamato questa volta a Venezia da un collega per indagare su strane morti di turisti stranieri e misteriose lettere inviate al "Gazzettino". Ma la vera protagonista del libro è un'insolita e contraddittoria Venezia di oggi, molto diversa dall'immagine stereotipata che conosciamo. Tanto che il romanzo potrebbe essere letto anche come una preziosa guida turistica. Lo consiglio a tutti, del resto sono un fan di Ervas. Ho letto tutti i suoi libri.
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