fulvio ervas

Buffalo Bill a Venezia

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Sabato Cuomo, Filo Rosso, gennaio 2010
Massimo Carlotto,
Almanacco dei libri-Repubblica, settembre 2009

Shaula Calliandro, Il Gazzettino Illustrato, settembre 2009
Anna Renda,
Il Gazzettino, agosto 2009

Stefania Vitulli, Il Foglio, agosto 2009
Pino Cottogni, SherlockMagazine, luglio 2009
Barbara Caffi,
Piùlibri - La Provincia, luglio 2009
Mauro Castelli,
Il Sole 24 Ore Domenica, luglio 2009
Elena Dallorso,
Donna Moderna, luglio 2009
Orietta Possanza,
Terra, luglio 2009
Isabella Panfido,
Corriere edizione Veneto, giugno 2009
Valeria Parrella,
Grazia, giugno 2009
Antonella Fiori,
D - La Repubblica, giugno 2009 - intervista
Giorgia Taffarelli,
La tribuna di Treviso, giugno 2009

 

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Radio Circuito Marconi, intervista

 

Sabato Cuomo
Filo Rosso
gennaio 2010

I Camilleri del Veneto

Massimo Carlotto come Dashiell Hammett, Fulvio Ervas come Raymond Chandler. Il primo una scrittura tesa, asciutta, incline solo all'esposizione degli eventi, alla consequenzialità del narrato. Il secondo ridondante e barocco, che spesso indugia su sfumature e stati d'animo, su profili bizzarri e destini ineluttabili. Eccessivo e generoso come i veneziani, insomma. Carlotto come John Lennon, accordi  e melodie essenziali su cui poggiavano le capriole di Paul McCartney. Ervas come Morissey, il cui canto appassionato si liberava dai nodi di Johnny Marr. Entrambi raccontano il Veneto, che Ervas ama e Carlotto no. Il Veneto di Carlotto è un crocevia di traffici illeciti, delle mafie balcaniche, della corruzione generalizzata, dell'arricchimento facile. Il veneto di Ervas è Venezia, tutto sommato. Venezia magica e misteriosa, sedotta e decaduta. Ma "un'arma è la parola, un arma il tono, il ritmo. Forma e sostanza preziosa": Carlotto racconta gli eventi colpo su colpo, tenendo serrato il ritmo, il ritmo che Ervas non ha. Ervas possiede piuttosto raffinate letture, prosopopea veneziana, gusto per la lingua, mentre il bagaglio di Carlotto è la cronaca dei quotidiani, il saper leggere tra le righe, tra le notizie. Forse è per questo che l'epifania di Carlotto è il colpo di scena, mentre quello di Ervas è la risoluzione di un  enigma. 

 






E ancora, il dolore di Carlotto non è gridato, ma è trattenuto in gola da ferite personali profonde, antiche. Il dolore di Ervas è piuttosto un disincanto, aggrappato a una razionalità di fondo, a una fede nella scienza, a un imperativo morale, a una riconosciuta debolezza dell'uomo di fronte ai Grandi Eventi.  Un elemento che li accomuna è la serialità: personaggi e protagonisti che vengono riproposti da libro a libro ad affezionare il lettore, a certificare lo spazio, a fortificare i principi. L'eroe di Carlotto è l'Alligatore, ex detenuto proprietario di un pub che possiede due grandissimi amici e una preziosa rete di relazioni negli ambienti della mala. Quello di Ervas è Stucky, ispettore di polizia di origini iraniane ostinato ma malleabile, geniale ma distratto, onesto ma permissivo. Caratteri opposti che si uniscono in un solo personaggio, credibile e amorevole. Come a dimostrare che due poli opposti si attraggono, che una personalità può compenetrarsi in un'altra per diventare immortale. Così come e successo agli Smiths, e ai Beatles.

Giorgia Taffarelli
La tribuna di Treviso
18 giugno 2009

L’ispettore Stucky torna a casa

L’ispettore Stucky torna a casa. Ma ci resta solo il tempo di una nuova indagine e poi va a rifugiarsi nella sua Treviso. Stucky è il detective nato dalla penna dello scrittore veneto Fulvio Ervas, è l’investigatore di Commesse di Treviso e di Pinguini arrosto. Con Buffalo Bill a Venezia, in libreria dal 25 giugno, Ervas completa dunque la trilogia dedicata al suo alter ego romanzesco e per l’occasione lo fa tornare nelle calli e nei campielli delle sue origini anche se non svela perché Stucky se n’era andato dalla Laguna. “Il motivo dell’allontanamento da Venezia sarà svelato nel prossimo romanzo - anticipa lo scrittore -. Dovrete abituarvi: Stucky rimarrà in scena ancora a lungo! Quanto al dilemma Treviso-Venezia, l’ispettore risiede nella Marca perché secondo lui è più umana mentre a Venezia torna perché ha un conto in sospeso con la città . Della Dominante Stucky ama la storia e la struttura urbanistica, non ama certo quella gestione che ha fatto della città un fondale per turisti. Ormai siamo all’assoluto mercimonio e a Stucky questo provoca un attacco di colite!”. Non solo all’ispettore però: Buffalo Bill a Venezia si snoda al ritmo scandito da indignate, pungenti lettere in cui si sfoga l’odio verso i turisti “invasori”. Le lettere sono anonime, anzi in alcune l’ironia si estende anche alla firma “Doge Leonardo Loredan, non stava mai con le mani in man”, “Doge Giorgio Baffo, mona”...). “Le ho scritte di getto – racconta Ervas – senza mediazioni e ripensamenti. Tranne una – quella più immaginifica- che in realtà è un breve racconto con il quale vinsi anche un premio. Qualche anno fa avevo sentito dire dal sindaco Cacciari che a Venezia c’erano più topi che abitanti. E così mi è venuta l’idea di una storia in cui i ratti diventano animali domestici” Così domestici che “rubano il posto” ai colombi.
La città sarà anche stata Serenissima ma oggi è tutt’altro che tranquilla. Non bastassero le lettere, qualcuno si diverte ad uccidere gli “invasori” facendo passare gli omicidi per annegamenti. Scarpa, il collega veneziano di Stucky, sospetta che dietro a tutto ci sia un gruppo, forse capitanato da un magistrato alle acque, che odia i “foresti” ma ha bisogno di aiuto per portare a termine le indagini.

 
 
 

 E il nostro eroe accetta riluttante la trasferta. Nel corso del caldo mese del Redentore viene ferito e ricoverato in ospedale, trova ospitalità a casa di una strampalata vecchietta e soprattutto attraversa la città in lungo e in largo, riscopre luoghi reali e luoghi comuni, tradizioni e antiche pietre, incontra - forse – l’amore e tanti personaggi così ben delineati da sembrare veri. “Morgan, ad esempio –spiega Ervas- è ispirato a un signore che lavorava con mia moglie: un vero “distributore di trappole per spose”, Giovanna d’Arco, cos’ chiamato perché si è dato fuoco per questioni di cuore, è un Frankenstein emotivo dei miei ex studenti che hanno avuto pene d’amore”. Saranno loro, insieme a tanti altri incontri, a portare Stucky verso la soluzione del mistero dell’”omo de note”, del Buffalo Bill che ammazza i turisti. E la verità, come sempre nella vita, si rivelerà più complessa del previsto. “E’ una storia – chiosa Ervas-  che parla dello spopolamento di Venezia e di una città assediata, costretta a recitare per un pubblico di turisti che è spesso rompicoglioni”.

Ancora una volta, Ervas è “lo scrittore dei fastidi” che osserva e stigmatizza i mali dai quali è afflitto l’amato Veneto. E qualche volta l’orizzonte si allarga. Stucky è mezzo veneziano e mezzo persiano, ha un amico persiano daij Cyrus, e in questo romanzo dalla Persia arriva anche un cugino di daij Cyrus. “Un mio carissimo amico – dice Ervas – è presidente di un’associazione che si batte per i diritti democratici in Iran. Con lui ho parlato molto mentre scrivevo Buffalo Bill a Venezia e nel libro è entrata anche Teheran, evocata nel suo antico splendore. Un modo per sottolineare ancora di più la tragica cronaca di questi giorni e la fortissima preoccupazione per il futuro”

Antonella Fiori
D - La Repubblica
20 giugno 2009

Venezia con delitti

Venezia è di moda? Certo lo è la Venezia della Biennale e dei grandi vernissage. Ma esiste anche la città quotidiana, fatta di un fiume di turisti che nel nuovo libro di Fulvio Ervas finiscono annegati nei canali. Chi li spinge? Indaga l’ispettore Stucky, alter ego di Ervas in tutti i suoi ultimi libri, in trasferta da Treviso in laguna dove, ferito da un misterioso balestriere, resterà per cercare di risolvere il giallo assistito da un aiutante in loco, Scarpa. tra reminiscenze del concerto dei Pink Floyd e lettere inviate al Gazzettino da un pazzo che odia l’invasione straniera, il giallo è in linea con gli altri di Ervas: ecologici per rispetto dell’ambiente e del territorio.

Venezia è tornata in voga. Come mai lei non cita nessuna delle mete glamour in città?
«Mi interessavano di più le viuzze laterali, ho evitato i grandi palazzi, Piazza San Marco. Un consiglio? Se andate a Venezia, visitate l’ospedale. Bellissimo».

Ha mosso Stucky da Treviso...
«In realtà è di origine veneziana e io mi sento veneziano politicamente e socialmente».

Tratta Venezia come un personaggio, a volte come un innamorato...
«È una città che ti fa perdere lo sguardo ovunque. È fatta di camminate, di fatica. Ne esco come stordito. Diciamo che te la fai fisicamente, non sai mai dove sei, o fingi di non saperlo...».

Cosa pensa del cliché “morte a Venezia”?
«Contrario. Venezia non è morente. Decade ma meno velocemente del cemento della modernità. Per questo ha molta energia e molta vita. È un farmaco potentissimo: la gente viene qui per curarsi».

Il titolo del romanzo prende spunto da una foto che ritrae Buffalo Bill in gondola: che legame aveva con la città?
«Venne qui durante la sua tournée in Europa. Mi è sembrato un bell’esempio di fuori luogo».

I turisti vengono uccisi. Odio per lo straniero? Di solito nei suoi libri era il contrario...
«Dipende dallo straniero. Il peggiore quello che sta qui un giorno, consuma e se ne va.»

 

 Valeria Parrella
Grazia
29 giugno 2009

L’ispettore Stucky colpisce (e tre) 

E’ la terza vicenda dell’ispettore Stucky – dopo Pinguini Arrosto e Commesse di Treviso – e si ambienta in una Venezia surreale dove i turisti stranieri muoiono annegati nei canali e la xenofobia si serve del “Gazzettino Veneto” come organo ufficiale di propaganda, al quale indirizzare lettere anonime. A svelare tutto al vecchio amico Scarpa, l’immancabile ispettore, a cui però fanno gola anche le gondole e i piaceri lagunari.

 

Isabella Panfido
Corriere edizione Veneto
25 giugno 2009

«Il bello di Venezia è che il suo passatismo decade meno velocemente del modernismo che la circonda, progettato all'origine per durare poco, pochissimo, come il cinturino di un orologio». Venezia si sfalda, ma meno di certi cementi no, non è una citazione da un saggio sull'incerto destino della salute della città lagunare, è invece una delle tante perle incastonate qua e là in «Buffalo Bill a Venezia», l'ultimo romanzo giallo di Fulvio Ervas.
Il prolifico scrittore nato a Musile di Piave nel '55, insegnante di Scienze, produce storie con una vena a dir poco torrenziale: dice di essere assediato dalle storie, prigioniero di personaggi e avventure che si riproducono con una velocità cellulare. Beato lui, dunque, infestato dalla fantasia che gli permette di creare trame complesse, qualche volta invero anche troppo, tutte colorate di giallo, il genere che il lettore italiano sembra amare di più, ma questo è un giallo paglierino come quello del prosecco: lievemente fruttato, vivace, frizzante e rinfrescante. Anzi effervescente, così come inizia la nuova avventura dell'ispettore Stucky, singolare figura di poliziotto trevigiano- persiano, già brillante solutore del caso delle «Commesse di Treviso» e di «Pinguini arrosto» (Marcos y Marcos, 2007 e 2008), questa volta alle prese con una doppia prova di abilità: l'omicidio di una cinese a Treviso e una misteriosa serie di annegamenti di forestieri nei canali veneziani.
Nello stile di Ervas, che aveva esordito in doppia firma con la sorella Luisa vincendo il premio Calvino nel 2001 con «La lotteria», l'intreccio si infittisce in modo esponenziale arricchendosi di personaggi e trame parallele in un turbine di piccoli e grandi colpi di teatro, tutti giocati sulle tonalità chiare dell'operetta. Banditi gli ammazzamenti truculenti, il lato oscuro della psicopatia criminale, il sesso estremo e la violenza tout court, ingredienti vieti della giallistica internazionale, la narrazione giocosa di Ervas in questo scoppiettante «Buffalo Bill a Venezia» fa ricorso a una sapienza affabulatoria assai raffinata, seppure aritmica, che attinge a un sostrato di conoscenza delle geografie sociali dei luoghi approfondito e appassionato. 

 

 
 
 

L'autore è capace di tracciare con dettagli da cartografo i percorsi che i suoi bizzarri personaggi vanno facendo nel dedalo minore della città lagunare, offrendo al lettore un vero e proprio baedeker veneziano, pronto all'uso.
Alcuni dei personaggi principali, come nella migliore tradizione del poliziesco, sono vecchie conoscenze: l'ispettore Stucky, in primis, che si scopre essere un veneziano trapiantato in terraferma, i suoi buffi aiutanti un po' ottusi Landrulli e Spreafico, l'uno nostrano e l'altro meridionale, lo zio persiano daji Cyrus, ieratico venditore di tappeti, le allegre sorelle trevigiane, vicine di casa di Stucky, prototipo femminile della leggerezza della Marca gioiosa et amorosa. Accanto ad essi le new entry di un solido e greve collega veneziano, l'ispettore Scarpa, dai modi eterodossi e ruvidi della mala veneziana, con una alzaimeriana zia alla Giudecca, una riuscitissima poliziotta dalla menopausa precoce, un misterioso magistrato alle acque dalla fertile penna. Una galleria di ritratti che si attraversa in velocità, presi dall'uragano, più che un vortice, della narrazione, grondante di depistamenti, attraversamenti cittadini, soste in osteria, appostamenti notturni, incursioni nella storia e nell'arte di Venezia.
Non è facile dunque orientarsi in questo allegro guazzabuglio di falsi indizi, innocenti indagati e torbidi inquirenti, mentre le velme e i ghebi lagunari offrono all'autore momenti di ispirata vena lirica così come riflessioni pacate e proclami autentici in difesa della città, appelli alla dignità perduta, come nelle parole furenti di Orso: «Credi che siamo tutti al servizio degli albergatori? Tutti marionette fuori dei ristoranti? Sior illustrissimo a destra e a manca? Tutti ad aspettare la mancia, con la mano da mendicante… tutti Pulcinella? Questa è la nostra città, fatta dai nostri antenati». E alla fine della giostra, secondo il suo stile neo dadaista, Ervas si concede una pagina per levarsi dalla scarpa un sassolino contro l'evoluzionismo, in difesa del libero arbitrio. Buffalo Bill e Darwin, benedetta la scrittura che tutto agglutina!

Orietta Possanza
Terra
2 luglio 2009

Cosa ha spinto Fulvio Ervas a scrivere un giallo a Venezia? «Seduto alle Zattere, pensando a questa città che obbliga a camminare, a muoversi con relativa lentezza; queste apparenti costrizioni che considero invece privilegi del futuro possibile, mi sono sembrate affascinanti occasioni narrative. Così Venezia, che amo, nella mia immaginazione è un farmaco che si assume per migliorare la condizione del proprio animo. Chi comprende il significato di Venezia, si cura e chi la considera una cartolina, merita di finire giocosamente in acqua. Da qui l'idea del giallo, i turisti spinti in canale, Stucky che indaga nella sua città d'origine, il tutto con alcune note di cronaca locale». In Buffalo Bill a Venezia (Marcos y Marcos), in effetti, il crimine si consuma a scapito di turisti stranieri che annegano misteriosamente nei canali, perciò il noto ispettore Stucky, già protagonista di Commesse di Treviso e Pinguini arrosto torna sulla scena per risolvere l'intricata faccenda. Sbarca alla Serenissima invocato dal collega Scarpa, per scatenare il suo famoso fiuto. Quanto c'è di Fulvio Ervas nell'ispettore Stucky? «Per la verità lui è più bello di me e io ne sono invidioso» ci dice l'autore, «condividiamo alcune ossessioni, divagazioni su dio, Darwin, la chimica. Stucky, però, rappresenta lo sforzo di introdurre, nel panorama poliziesco nazionale, il punto di vista di un meticcio, dato che è un po' veneziano e un po' iraniano. Questo per sostenere che il Veneto deve sforzarsi di narrare con brio le sue trasformazioni e che la mescolanza di geni può davvero aiutare a vedere in profondità». Sulla tortuosa strada del mistero infatti, oltre a bizzarri personaggi come "l'omo de note" e come i teneri sbandati Morgan e Giovanna d'Arco, si affaccia Rostam che rappresenta, secondo l'autore, "un pezzo di Teheran che viene a bussare alla porta di Stucky; ma nella tradizione persiana è una figura assai interessante. 

 

 
 
 

È il grande guerriero che affronta un altro combattente, celato come lui da un'armatura, e lo ferisce mortalmente; scopre solo dopo, sotto l'armatura del nemico, il proprio figlio. Rostam è lì dunque a insegnarci: rifletti, potresti uccidere tuo figlio. Il tuo futuro. Non è quello che accade, ora, in Iran? Dunque fra le calli, gli indizi e le mappe, gatti guerrieri e strane lettere al Gazzettino contro i barbari invasori, a illuminare la mente di Stucky si accende un barlume, proprio nella notte del Redentore quando i fuochi d'artificio di centomila barche sfidano il buio e rendono Venezia veramente fantastica. Le lettere al Gazzettino che intercalano il romanzo, rappresentano per Fulvio Ervas «lo sguardo di quelli che abitano a Venezia e devono misurarsi con i compromessi provocati dalla massa di turisti». Egli non sposa certo il punto di vista di quelli che sono contro il turista e lo straniero ma «di chi patisce l'entità numerica del fenomeno dentro una spirale in cui senza turisti la città collasserebbe, ma collassa proprio perché l'industria del turismo ne vorrebbe sempre di più». E da Venezia ci si interroga anche sul fenomeno del Nordest di cui spesso si dibatte. «Non amo il termine Nordest» spiega, «perché rifiuto che questo territorio sia ridotto a una generica indicazione geografica; come se lo spaseamento, l'amnesia della propria storia, la frammentazione sin troppo brutale dei suoi ecosistemi, ne avesse cancellato il vero nome e ci avesse costretto a rinominarlo con un neologismo che indicherebbe solo produttività, fabbrica diffusa, un vivere di superficie. Io credo che il compito degli intellettuali veneti sia quello di ostacolare la sedimentazione di questa visione del proprio territorio, altrimenti diventerà sempre più facile convincersi che sono davvero, e solo, sgobboni, edonisti e un po' infelici. Devono invece mostrare la complessità del Veneto come laboratorio sociale e metterebbe allo specchio grandi debolezze ma anche forti momenti di vitalità. Io uso l'ironia. Senza risparmio».

 

Elena Dallorso
Donna Moderna
15 luglio 2009

Due righe e non saprete più di essere in poltrona a leggere. Siete con l'ispettore Stucky, che indaga a Venezia: qualcuno fa fuori i turisti, "barbari invasori", annegandoli. Scoprite la trama misteriosa del noir, e godetevi Venezia accesa dai lumi della Festa del Redentore.

Mauro Castelli
Gialleggiando - Il Sole 24 Ore Domenica
19 luglio 2009

Una scrittura leggera, stralunata ma accattivante, quella di Fulvio Ervas. Una mano felice, impregnata d'ironia e di garbato umorismo, nel tratteggiare personaggi e malefatte della vita. Che rimette in pista l'ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneziano, costretto a indagare, visto che non ne può fare a meno, sui turisti stranieri che misteriosamente annegano nei canali della Serenissima. Il tutto condito, ci mancherebbe, da una buona dose di problemi ormonali in corso. 

 

Barbara Caffi
Piùlibri - La Provincia
luglio 2009

Un Ammazzaturisti gira per Venezia

Può esserci in una città che campa di turismo come Venezia qualcuno che i turisti li fa annegare nei canali, simulando incidenti di cui incolpare le calli sdrucciolevoli e lo stato etilico di chi cade? Ne sembra convinto l’ispettore Scarpa, che non riuscendo a trovare un filo che ammanti di crimine certe morti accidentali, coinvolge nelle sue indagini Stucky, suo collega di Treviso, un po’ veneto e un po’ persiano. È l’inizio di Buffalo Bill a Venezia, il nuovo romanzo di Fulvio Ervas (questa volta senza la sorella Luisa) che ha ancora una volta come protagonista Stucky, poliziotto stralunato. In un guazzabuglio di falsi indizi, zie un po’ suonate, estrose vicine di casa, cugini venuti da lontano e squinternati compagni d’ospedale, Stucky risolverà il caso. Ma per il lettore è solo il pretesto per riflettere su stranieri e nuovi barbari e per scoprire di Venezia un dedalo di strade lontane dai soliti tragitti.

 

Pino Cottogni
SherlockMagazine
23 luglio 2009

Terza indagine per l’ispettore Stucky in una Venezia dove i turisti affogano misteriosamente

Lo scrittore Fulvio Ervas ha creato un protagonista simpatico e particolare che è l’ispettore Stucky che ritroviamo in questa terzo volume a lui dedicato dal titolo Buffalo Bill a Venezia.
Diciamo che è particolare in quanto è mezzo veneziano e mezzo persiano, ha un modo tutto suo di condurre le indagini e lo abbiamo conosciuto nei precedenti volumi quando ha risolto i casi delle “Commesse di Treviso” e dei “Pinguini arrosto”, romanzi sempre editi dalla Marcos Y Marcos.
Nel presente romanzo ritroveremo vari altri personaggi come i suoi due aiutanti un poco goffi, Landrulli e Spreafico, lo zio persiano che vende tappeti, le due sorelle sue vicine di casa e poi conosceremo l’ispettore Scarpa che chiederà l’aiuto di Stucky in nome di una vecchia amicizia. Scarpa, a Venezia, è impelagato in una difficile indagine di turisti dall’annegamento facile.
Il romanzo è pieno di personaggi simpatici, una narrazione veloce e piacevole, indagini parallele, infatti in questo romanzo dovrà risolvere il caso di un omicidio di un cinese avvenuto a Treviso e quello dei turisti annegati a Venezia, e molto altro. Nei suoi gialli non troveremo violenza estrema, serial killer psicopatici, uccisioni con grandi spargimento di sangue, ma il lettore si divertirà ugualmente.

 

Stefania Vitulli
Il Foglio
8 agosto 2009

Ormai l’ispettore Stucky è uno di famiglia. Ci abbiamo fatto il Natale con “Commesse di Treviso” e la Pasqua con “Pinguini arrosto”. Vuoi non andarci in vacanza? Il romanzo parte il dodici luglio, il tempo è l’estate. Ci fidiamo del ristorante che sceglierà per noi, dei suoi luoghi, cichetti e donne discrete che “ondeggiano nell’aria” e ci teniamo a bussola d’umore quella sua irriducibile imprecazione, “Antiumana”. Questo terzo episodio lo stana pure su una nevrosi che somiglia tanto alle nostre: non riesce a perdere il viziaccio, nei bar e nella vita, di sedersi sempre spalle al muro.
In compagnia di Stucky si sta d’incanto: l’ispettore ha orecchio assoluto per l’umanità, e persino per certi animali, non smette di snocciolare quelle frasi che uno s’appunta dietro il biglietto del tram o segnala con un ampio orecchio alla pagina e spera di sfoderarle presto con il capo o la moglie troppo acidi e ha scoperto il trucco per non corrompersi mai col routinario né in opere , né in parole. Stavolta è fuori dalla giurisdizione trevigiana: s’abbandonano le alzaie per le calli, il radicchio per le masanète, o almeno quelle si vorrebbero anche se si è costretti a vincisgrassi da un oste ex galeotto, il primo della galleria di folli e infelici che sfilano anche in questo nuovo mistero del Nord-est. Tutta colpa del collega Scarpa che lo ha chiamato in aiuto su quella “gigantesca palafitta che trattiene il respiro per mantenersi in quota” per risolvere il caso di cinque turisti annegati, cinque morti tra i quali per ora solo scarpa vede un possibile collegamento.L’aroma di pietra e un impasto di onde sonore, “come trilli di elfi marini”, è lo sfondo sul quale si muove il notturno tiratore di balestra che colpirà Stucky invece del gatto di Scarpa, sicché alla prima notte d’appostamento l’ispettore si ritroverà atterrato in ospedale. Un quarto di gaudio perché così potrà conoscere Morgan senza mezza gamba, i corti capelli biondi spiritati , nella vita civile il signor Refosco, rimasto zoppo in seguito a un incidente coperto dal segreto di stato, colpito da anopheles che portano la malaria (“mai fidarsi delle cose troppo piccole”), che da quel  momento diventerà il suo suggeritore di trappole, amorose e delittuose. Altro quarto di contentezza perché all’ospedale verrà a trovarlo lei, che Stucky ha amato “come si amano le piccole isole, immaginando che siano mondi” e che coinvolge nell’indagine trevigiana, il compito lasciato a casa per seguire i delitti della Serenissima, la morte d’una giovanissima cinese sulla statale.L’offerta che incatena l’ispettore di sangue persiano alla Giudecca, in barba alle complicazioni burocratiche dei ragionieri di stato per la trasferta improvvisa, è un abbaino di lusso di proprietà della zia di Scarpa. Alloggio al quale Stucky arriva con la valigia per vacanze brevi, maglie, mutande, pochi calzini e un paio di pantaloni rifiniti dalla Mariangela, l’unica sarta del Nord-est che aggiusta a capriccio, e la colpa, ovvio, è di Stucky se non va bene la cintura. Siamo al 22 luglio, martedì, e le indagini si scioglieranno soltanto alla fine del mese, insieme alle pene d’amore di Stucky e al significato di alcuni ideogrammi cinesi: osservare, rompere, separare. Corto corto lo spiegone dei delitti, elargito “con lo sguardo del gatto che porta in dono una lucertola al numero civico che lo nutre”. Più ardita e centrale la strada che porterà il nostro a scovare il delinquente di turno, cui lui e Scarpa affibbiano, come d’uso nelle indagini d’antan un nome d’arte: Buffalo Bill. Quell’eroe del West che venne a Venezia in tournée nel 1906, con i suoi cento indiani, prezzo del biglietto otto lire. La Colt, un’amante, una gondola, piazza San Marco. È finì come spesso finiscono le cose tra le calli di Venezia: a frittura mista.
Anna Renda
Il Gazzettino
8 agosto 2009

1906: Buffalo Bill a Venezia. Una foto lo ritrae in gondola. Era arrivato in città per vistarla, in occasione di uno spettacolo padovano, con una colt, un’amante e cento pellerossa. I veneziani, per nulla impressionati, guardarono i pellerossa e dissero: “Varda che brute vecie”; e soprannominarono l’eroe del west “Bruffolo Bill”.
È lui che dà titolo all’ultimo romanzo di Fulvio Ervas, “Buffalo Bill a Venezia” (Marcos y Marcos, Euro 16), terzo episodio, dopo “Commesse di Treviso”(2006), scritto con la sorella Luisa, e “Pinguini arrosto”(2007) dedicato alle avventure dell’ispettore Stucky, stavolta costretto ad allontanarsi dalla sua Treviso, dove lavora e vive, e a trasferirsi in laguna per investigare su una serie di morti sospette: sette uomini finiti di notte nei canali veneziani, tutti stranieri, tre sicuramente assassinati.
Una trama disseminata di piste e false piste conduce a un doppio movente che lega l’assassino a un poliziotto. La nota avversione dei veneziani per i turisti, soprattutto per quelli che si comportano in città in modo incivile, orienta le indagini in questa direzione fino a scoprire che le vittime erano legate a un traffico immobiliare immorale e poco rispettoso verso Venezia e i suoi abitanti.
Per questo l’omicida fino a quando non se ne conosce il nome viene chiamato Buffalo Bill, il cacciatore di bisonti e bisonte egli stesso quando girava per la città più bella del mondo vestito da bovaro, “un rosto”, come lo definisce Ervas: “l’emblema dell’essere fuori luogo, e anche un po’ suonato, come l’assassino che pensa di invertire la tendenza verso il turismo di massa lanciando gli stranieri in acqua”.
Il libro comincia con due storie che apparentemente non c’entrano niente: una ragazza cinese in abiti succinti trovata morta in una stradina lungo il Terraglio e un balordo che a Venezia si diverte a infilzare i gatti con la balestra. Ma il tizio che tira i dardi è uno stratagemma dell’ispettore Scarpa, della questura veneziana, per convincere il collega di Treviso a trasferirsi temporaneamente a Venezia per seguire direttamente in loco il caso dei turisti ammazzati.
Così ferito a una spalla per colpa di Scarpa, Stucky finisce per accettare, allettato dalla prospettiva di allontanarsi per un periodo dalle due premurose vicine di casa che anche in questo terzo episodio lo assillano con le loro attenzioni. Innamorate o invadenti? “Stucky è un uomo intelligente e di bell’aspetto – dice Ervas – burbero e un po’ misogino, signorine Sandra e Veronica ne sono affascinate, per questo gli ronzano sempre intorno, ma è un rapporto conflittuale, come una simulazione, a distanza, di una relazione amorosa”.
Una vicenda che trabocca di personaggi bizzarri, tra cui Alvise, detto Giovanna d’Arco, che si era dato fuoco per illuminare come un faro la via del ritorno alla donna che lo aveva abbandonato, Refosco che tendeva trappole d’amore, e la signora Elena convinta che l’uomo di notte ammazzasse i turisti e poi li seppellisse nei giardini dei veneziani.
L’autore non lo dice ma si sente che si diverte un sacco a raccontare storie strane, e gioca con il suo protagonista metà veneziano metà persiano, nato “quasi per scherzo” tre anni fa senza intenzioni seriali, ma lo considera un personaggio fondamentale che gli consente di confermarsi, e ci tiene a ribadirlo, “autore veneto”. Perché dopo aver ambientato storie anche all’estero, in Portogallo e in Islanda, adesso Ervas vuole raccontare la sua terra, soprattutto la provincia veneziana dov’è nato e quella trevigiana dove vive, “terre che amo di cui, proprio perché le amo, percepisco le ferite, i rischi di deformazione territoriale. Ed esprimo nei miei libri i miei fastidi con ironia, puntando al cuore di quelli che si ricordano che non siamo solo una distesa di strade, capannoni industriali e centri commerciali, ma terra di acque, fossi, siepi e magnifiche costruzioni. E Stucky mi dà l’occasione per parlare di tutto questo”.
Sembra di capire che siamo solo all’inizio di quella che potrebbe essere una lunga serie di episodi dell’ispettore mezzosangue e, infatti, Ervas annuncia come imminente l’uscita di una quarta avventura. “Stucky si sta già spostando verso le colline del prosecco: vino, sempre personaggi stravaganti e un inceneritore che ammorba le sacre uve”.

 

Shaula Calliandro
Il Gazzettino Illustrato
settembre 2009

Mentre l’ispettore Stucky si gode i profumi e i colori di Treviso a Venezia turisti stranieri annegano misteriosamente nei canali.
L’ispettore sbarca così in laguna per scatenare il suo famoso fiuto. Tra passioni amorose, e qualche cicchetto, Stucky ragiona su indizi, calendari e mappe da abbaino alla giudecca.
Chi si cela dietro “l’omo delle note”, giustiziere dei canali? Cosa nascondono Morgan e Giovanna d’Arco, teneri sbandati, esperti di disastri e trappole amorose?
La strada verso il cuore del mistero come sempre è tortuosa, ma un primo barlume si accende nella notte del redentore, quando i fuochi d’artificio di centomila barche sfidano il buoi dell’universo.
Massimo Carlotto
Almanacco dei libri-Repubblica
12 settembre 2009

Sono un lettore onnivoro e "disorganizzato" che non si nutre solo di romanzi. Leggo anche molti saggi storici e colleziono libri di fotografia. Ora sto leggendo le ultime pagine di "Buffalo Bill a Venezia", il bel romanzo di Fulvio Ervas, un autore del Nord-Est di grande talento.
Attraverso una scrittura garbata e sottile Ervas costruisce una trama classica e sostenuta, cosa assai rara per i nostri giallisti che, a differenza di molti stranieri, in genere utilizzano la letteratura di genere in modo molto disinvolto. Il romanzo fa parte della serie dell'ispettore Stucky, chiamato questa volta a Venezia da un collega per indagare su strane morti di turisti stranieri e misteriose lettere inviate al "Gazzettino".
Ma la vera protagonista del libro è un'insolita e contraddittoria Venezia di oggi, molto diversa dall'immagine stereotipata che conosciamo. Tanto che il romanzo potrebbe essere letto anche come una preziosa guida turistica. Lo consiglio a tutti, del resto sono un fan di Ervas. Ho letto tutti i suoi libri.

 

Scheda del libro

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