JEFFREY MOORE
Gli artisti della memoria


Recensioni

 

alicelibri.it
febbraio 2005
Il sole 24-0re
marzo2005
La Stampa Tuttolibri
aprile 2005

Ruggero Bianchi
La Stampa
Tuttolibri
aprile 2005

La memoria costruisce e definisce buona parte della nostra identità. Siamo, in larga misura, la somma dei nostri ricordi. Smarrirli significa perderli. Ma anche non selezionarli e immagazzinarli tutti, meccanicamente o lucidamente, in quel deposito senza confini apparenti che è il nostro cervello può essere traumatico e destabilizzante. Può indurre disagi e sofferenze inesplicabili, rendere pressoché impraticabile la convivenza con gli altri, condurre addirittura a forme di autismo o di follia. Che cosa distingue (o accomuna) Pico della Mirandola e una vittima del morbo di Alzheimer? Più in particolare, la sinestesia può essere una patologia grave come l’amnesia?
Su questo interrogativo a prima vista paradossale ( e su molti altri non meno inquietanti) Jeffrey Moore, canadese di Montréal fattosi conoscere alcuni anni fa anche in Italia con Una catena di rose, suo felice debutto narrativo, ha costruito uno splendido romanzo, Gli artisti della memoria, non tradito dall’ottima traduzione di Pier Francesco Paolini. Noel Burun, il giovane protagonista, non riesce a scordare nulla di nulla perché associa istintivamente e inestricabilmente ogni dato con cui si misura a una sfumatura, una combinazione o una sequenza di colori. Soffre appunto, come in varia misura molti talenti straordinari, da Rimbaud a Proust, da Kandinsky a Stravinsky, di sinestesia: una fortuna strepitosa per chi non ha soldi o spazio per farsi una biblioteca o vuole partecipare a un telequiz miliardario, ma anche un fardello con il quale è problematico convivere. Che succede infatti se una parola, un suono, un oggetto o un gesto attivano all’improvviso nella mente una catena di ricordi, un’incomprimibile e interminabile "serie mnemonica"? Si perde coscienza del qui e ora, s’interrompe una conversazione, si smarriscono frammenti più o meno lunghi del presente e della vita stessa. Ci si ritrova insomma, per assurdo, con dei vuoti di memoria, con delle fratture di senso, con dei confusi miscugli di recente e remoto, di vissuto da sé e vissuto da altri. Almeno in questa prospettiva, l’ipotesi di un’ambigua parentela tra 

sinestesia e morbo di Alzheimer non pare del tutto campata in aria. Visto soprattutto che la madre di Noel, donna ancor giovane e piacente, precipita di colpo e rapidamente nel baratro della demenza senile.Figlio devoto, amorevole e riconoscente, Noel prova a curarla ricorrendo a persone e metodi non certo ortodossi, che però insieme concorreranno al lieto fine: una terapia miracolosa che – ahinoi! – verrà ufficializzata solo in parte e solo nel maggio 2005!
Proprio in questo ondivago procedere tra il realistico e il surreale, tra il drammatico e il fiabesco, tra lo scientifico e l’eretico, tra la serietà del tema e l’umorismo incontenibile e irresistibile del tono e del taglio narrativo sta il fascino bizzarro e perverso di questo romanzo, che ha indotto la critica ad accostare Jeffrey Moore ad alcuni dei nomi più prestigiosi della tradizione letteraria e che a me pare modellarsi soprattutto sul Tristram Shandy di Sterne, se non altro per i suoi divertiti e divertenti giochi metanarrativi, a cominciare dalle note (erudite e pseudoscientifiche, accademiche e privatissime, stimolanti e provocatorie) del dottore Émile Vorta, "curatore" del volume, neuropsichiatra di fama mondiale, professore emerito all’Università del Québec, proprietario e (unico) autore delle edizioni Memento Vivere, nonché analista e terapeuta di Noel, della di lui madre e degli amici variamente svitati e geniali che in un moderno laboratorio alchemico, tra chimica e stregoneria, erboristeria e rituali magici, si propongono di sconfiggere l’Alzheimer: Norval Xavier Blaquière, tutto preso dal progetto Alpha Bet che gl’impone di sedurre in ordine alfabetico, dalla A alla Z, esemplari del gentil sesso di ogni età; Samira Darwish, irachena cui inspiegabili vuoti di memoria non impediscono di far innamorare tutti di sé; Jan Jaques Yelle, che colleziona e accumula ogni cosa, a cominciare dalle barzellette, ma conosce le proprietà e il nome latino di ogni pianta officinale. Una sgangherata banda di idioti sapienti che navigano allegramente e drammaticamente tra lord Byron e Le mille e una notte, tra i capolavori dell’arte, della musica e della letteratura di ogni tempo e di ogni Paese e il più scadente junk modernario, hippie o pop che sia.
Grazia Casagrande
alicelibri.it
febbraio 2005

Se il protagonista del primo romanzo di Jeffrey Moore, Jeremy Davenant di Una catena di rose, era caratterizzato dalla assoluta normalità e dal saper accettare anche le parti meno nobili di sé, i personaggi che popolano questo Gli artisti della memoria sono tutti, ognuno per qualche particolare caratteristica, "anormali" o per lo meno inconsueti, e tutti scontenti di sé. Noel il protagonista (anche se non assoluto del romanzo) è affetto da una malattia piuttosto rara, la sinestesia ipermnemonica, che consiste nell’associare automaticamente e in modo incontrollabile, immagini, colori, suoni ai messaggi che recepiamo, alle singole parole, addirittura alle lettere; tale ricchezza sovrabbondante di sensazioni impedisce di compiere una selezione (cosa che avviene in ogni cervello) tra ciò che si deve ricordare e ciò che si può cancellare: Noel ricorda assolutamente tutto e lo ricorderà per sempre. Suo amico, suo opposto ma anche suo doppio, è Narval. Estremamente simile al protagonista nel fisico, totalmente diverso nella psicologia: è cinico, pessimista, collezionista di donne per scommessa, con una vena autodistruttiva che loporta ad assumere ogni tipo di droga e di alcolici, sembra rincorrere la morte consumando la vita all’eccesso. Un terzo personaggio, fondamentale nella dinamica del romanzo, è Stella, la madre di Noel. È affetta dal Morbo di Alzheimer e lei, ex insegnante di storia,
non ricorda più nulla, nemmeno come si compiono i gesti quotidiani o il significato delle parole più elementari, per questo il figlio non può lasciarla mai sola e deve regolare la sua vita su quella della madre, una bella donna che ha poco più di cinquant’anni ma che dipende da lui come una bambina piccola. Altro amico di Noel è J.J., sarà suo sodale nelle ricerche di una medicina "magica" capace di vincere l’Alzheimer, conquisterà la fiducia della malata e permetterà al figlio devoto di trovare la chiave per riaprire la porta della memoria di Stella. C’è poi la figura femminile che fa da elemento dirompente nella storia: Samira, desiderata da tutti e tre gli amici, ognuno con diverse finalità, è come vaccinata contro l’amore, ma riuscirà a sciogliere le sue riserve quando conoscerà meglio quello strano ragazzo, impacciato e spesso assente, che è Noel.
Il romanzo è preceduto da una Prefazione firmata dal dottor Vorta, il neuropsicologo che aveva in cura Noel, e che funge da elemento connettivo tra tutti i vari personaggi.
Quanto detto non riesce a far capire le particolarità di questo romanzo dominato da un’atmosfera un po’ folle, quasi psichedelica, la trama stessa procede in modo non lineare, anche perché la struttura è inconsueta: capitoli paralleli narrati dai diversi personaggi attraverso le pagine del loro diario, descrizioni delle "esplosioni" mentali di Noel, note che in realtà entrano nella vicenda, ritagli di giornale… in conclusione una lettura affascinante e che, intelligentemente, diverte.
Renzo S. Crivelli
Il Sole-24 Ore

marzo 2005

La memoria, invenzione postmoderna

A Montreal, in un laboratorio improvvisato nella cantina di Noel Burun, si riuniscono quattro trentenni davvero originali, tutti tesi a un esperimento che li fa sembrare dei moderni alchimisti. Il gruppo è composto, oltre che dal padrone di casa dotato di due anomalie sorprendenti (ha una memoria prodigiosa ed è affetto da sinestesia, una patologia che gli fa percepire la realtà attraverso i colori), da Norval Blaquière, uno scrittore trash affetto da dongiovannismo congenito (sta conducendo un esperimento di seduzione femminile "in rigoroso ordine alfabetico"), da Samira Darwish, una studentessa araba vittima della droga e di parziali amnesie, e da J.J. Yeller, un esperto in piante medicinali allucinogene. Lo scopo di quell’esperimento, che si avvale degli appunti lasciati dal padre di Noel, un chimico suicidatosi disgustato dallo spietato mondo commerciale delle case farmaceutiche, è quello di sintetizzare, anche con apporti medicamentosi naturali, una cura contro il morbo di Alzheimer, da cui è affetta Stella Burun, la madre ancor giovane di Noel.
Questa farraginosa pattuglia di "alchemici dell’Alzheimer" è tenuta insieme sia dal desiderio di alleviare il decadimento psichico di Stella sia da un profondo interesse per i percorsi della memoria, non solo dal punto di vista neurologico ma anche creativo. Sono loro gli Artisti della memoria cui allude il titolo del nuovo romanzo di Jeffrey Moore (scrittore canadese, già vincitore del Commonwealth writers prize con il discusso Una catena di rose, edito in Italia da Marcos y Marcos); artisti in tutti i sensi, perché le loro esistenze bizzarre e problematiche sposano letteratura e mondo scientifico, ruotando attorno al laboratorio medico del dottore Vorta, uno svizzero che sta svolgendo presso l'Università del Québec importanti studi sulla psico-mnemonica con risvolti clinici.

Su questo asse narrativo – la cura cercata proprio come una pietra filosofale – Moore costruisce, con una ingegnosità che sembra escogitata a tavolino, un complesso romanzo post-moderno, variegato e multimediale. Innanzitutto, per dare plausibilità alla storia, s’inventa un narratore segreto, un certo "scrittore-traduttore professionista" (che si rivela solo parzialmente come l’autore), e ce lo presenta in quanto scelto proprio dal dottore Vorta per raccontare, con un’abilità che il medico non possiede, la vicenda dei quattro protagonisti (più la madre Stella). Lo apprendiamo dal preambolo del romanzo, che in realtà è una dotta prefazione attribuita allo stesso Vorta, il quale, in questo modo, avvalora scientificamente i contenuti del libro. All’interno del testo, poi, Moore confeziona una sorta di dossier clinico, infilandoci, a mo’ di capitoli, ricostruzioni documentali, testimonianze, interviste, note di laboratorio, pagine di diario redatte sia da Noel che da Stella (le due facce d’una sola sofferenza, quella di chi è affetto da una "leggera menomazione cognitiva", come recita la diagnosi iniziale dell’Alzheimer, e quella di chi è inchiodato al suo capezzale), appunti anamnestici, ritagli di giornale, e persino plaquettes pubblicitarie. A completare questo prodotto composito, troviamo in coda le note del dottore Vorta (che in Gli artisti della memoria svolge un ruolo quasi faustiano), tutte meticolosamente ordinate come in un saggio della migliore letteratura neuro-psichiatrica.
Il risultato? Il lettore ha l’impressione di aprire un vero dossier e di sfogliare pagine e pagine di documenti per immergersi in una serie di confessioni private. E qui giunge il tocco finale di Moore, che riesce a trasformare tutti quei dati in un romanzo accattivante. I suoi personaggi, infatti, vivono autonomamente nonostante i tentativi di legittimarli: balzano fuori dalle cifre e dalle analisi di laboratorio con l’autenticità delle loro storie, riuscendo a contaminare quell’arido resoconto scientifico proprio con la loro palpitante umanità.

Scheda del libro

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