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JEFFREY MOORE Recensioni
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| alicelibri.it febbraio 2005 |
Il
sole 24-0re marzo2005 |
La
Stampa Tuttolibri aprile 2005 |
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Ruggero
Bianchi La memoria costruisce e
definisce buona parte della nostra identità. Siamo, in larga misura, la
somma dei nostri ricordi. Smarrirli significa perderli. Ma anche non
selezionarli e immagazzinarli tutti, meccanicamente o lucidamente, in quel
deposito senza confini apparenti che è il nostro cervello può essere
traumatico e destabilizzante. Può indurre disagi e sofferenze
inesplicabili, rendere pressoché impraticabile la convivenza con gli
altri, condurre addirittura a forme di autismo o di follia. Che cosa
distingue (o accomuna) Pico della Mirandola e una vittima del morbo di
Alzheimer? Più in particolare, la sinestesia può essere una patologia
grave come l’amnesia? |
sinestesia e
morbo di Alzheimer non pare del tutto campata in aria. Visto soprattutto
che la madre di Noel, donna ancor giovane e piacente, precipita di colpo e
rapidamente nel baratro della demenza senile.Figlio devoto, amorevole e
riconoscente, Noel prova a curarla ricorrendo a persone e metodi non certo
ortodossi, che però insieme concorreranno al lieto fine: una terapia
miracolosa che – ahinoi! – verrà ufficializzata solo in parte e solo
nel maggio 2005! Proprio in questo ondivago procedere tra il realistico e il surreale, tra il drammatico e il fiabesco, tra lo scientifico e l’eretico, tra la serietà del tema e l’umorismo incontenibile e irresistibile del tono e del taglio narrativo sta il fascino bizzarro e perverso di questo romanzo, che ha indotto la critica ad accostare Jeffrey Moore ad alcuni dei nomi più prestigiosi della tradizione letteraria e che a me pare modellarsi soprattutto sul Tristram Shandy di Sterne, se non altro per i suoi divertiti e divertenti giochi metanarrativi, a cominciare dalle note (erudite e pseudoscientifiche, accademiche e privatissime, stimolanti e provocatorie) del dottore Émile Vorta, "curatore" del volume, neuropsichiatra di fama mondiale, professore emerito all’Università del Québec, proprietario e (unico) autore delle edizioni Memento Vivere, nonché analista e terapeuta di Noel, della di lui madre e degli amici variamente svitati e geniali che in un moderno laboratorio alchemico, tra chimica e stregoneria, erboristeria e rituali magici, si propongono di sconfiggere l’Alzheimer: Norval Xavier Blaquière, tutto preso dal progetto Alpha Bet che gl’impone di sedurre in ordine alfabetico, dalla A alla Z, esemplari del gentil sesso di ogni età; Samira Darwish, irachena cui inspiegabili vuoti di memoria non impediscono di far innamorare tutti di sé; Jan Jaques Yelle, che colleziona e accumula ogni cosa, a cominciare dalle barzellette, ma conosce le proprietà e il nome latino di ogni pianta officinale. Una sgangherata banda di idioti sapienti che navigano allegramente e drammaticamente tra lord Byron e Le mille e una notte, tra i capolavori dell’arte, della musica e della letteratura di ogni tempo e di ogni Paese e il più scadente junk modernario, hippie o pop che sia. |
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| Grazia
Casagrande alicelibri.it febbraio 2005 Se il protagonista del primo romanzo di Jeffrey Moore, Jeremy Davenant di Una catena di rose, era caratterizzato dalla assoluta normalità e dal saper accettare anche le parti meno nobili di sé, i personaggi che popolano questo Gli artisti della memoria sono tutti, ognuno per qualche particolare caratteristica, "anormali" o per lo meno inconsueti, e tutti scontenti di sé. Noel il protagonista (anche se non assoluto del romanzo) è affetto da una malattia piuttosto rara, la sinestesia ipermnemonica, che consiste nell’associare automaticamente e in modo incontrollabile, immagini, colori, suoni ai messaggi che recepiamo, alle singole parole, addirittura alle lettere; tale ricchezza sovrabbondante di sensazioni impedisce di compiere una selezione (cosa che avviene in ogni cervello) tra ciò che si deve ricordare e ciò che si può cancellare: Noel ricorda assolutamente tutto e lo ricorderà per sempre. Suo amico, suo opposto ma anche suo doppio, è Narval. Estremamente simile al protagonista nel fisico, totalmente diverso nella psicologia: è cinico, pessimista, collezionista di donne per scommessa, con una vena autodistruttiva che loporta ad assumere ogni tipo di droga e di alcolici, sembra rincorrere la morte consumando la vita all’eccesso. Un terzo personaggio, fondamentale nella dinamica del romanzo, è Stella, la madre di Noel. È affetta dal Morbo di Alzheimer e lei, ex insegnante di storia, |
non ricorda più
nulla, nemmeno come si compiono i gesti quotidiani o il significato delle
parole più elementari, per questo il figlio non può lasciarla mai sola e
deve regolare la sua vita su quella della madre, una bella donna che ha
poco più di cinquant’anni ma che dipende da lui come una bambina
piccola. Altro amico di Noel è J.J., sarà suo sodale nelle ricerche di
una medicina "magica" capace di vincere l’Alzheimer,
conquisterà la fiducia della malata e permetterà al figlio devoto di
trovare la chiave per riaprire la porta della memoria di Stella. C’è
poi la figura femminile che fa da elemento dirompente nella storia: Samira,
desiderata da tutti e tre gli amici, ognuno con diverse finalità, è come
vaccinata contro l’amore, ma riuscirà a sciogliere le sue riserve
quando conoscerà meglio quello strano ragazzo, impacciato e spesso
assente, che è Noel. Il romanzo è preceduto da una Prefazione firmata dal dottor Vorta, il neuropsicologo che aveva in cura Noel, e che funge da elemento connettivo tra tutti i vari personaggi. Quanto detto non riesce a far capire le particolarità di questo romanzo dominato da un’atmosfera un po’ folle, quasi psichedelica, la trama stessa procede in modo non lineare, anche perché la struttura è inconsueta: capitoli paralleli narrati dai diversi personaggi attraverso le pagine del loro diario, descrizioni delle "esplosioni" mentali di Noel, note che in realtà entrano nella vicenda, ritagli di giornale… in conclusione una lettura affascinante e che, intelligentemente, diverte. |
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| Renzo
S. Crivelli Il Sole-24 Ore marzo 2005 La memoria, invenzione postmoderna A Montreal, in un
laboratorio improvvisato nella cantina di Noel Burun, si riuniscono
quattro trentenni davvero originali, tutti tesi a un esperimento che li fa
sembrare dei moderni alchimisti. Il gruppo è composto, oltre che dal
padrone di casa dotato di due anomalie sorprendenti (ha una memoria
prodigiosa ed è affetto da sinestesia, una patologia che gli fa percepire
la realtà attraverso i colori), da Norval Blaquière, uno scrittore trash
affetto da dongiovannismo congenito (sta conducendo un esperimento di
seduzione femminile "in rigoroso ordine alfabetico"), da Samira
Darwish, una studentessa araba vittima della droga e di parziali amnesie,
e da J.J. Yeller, un esperto in piante medicinali allucinogene. Lo scopo
di quell’esperimento, che si avvale degli appunti lasciati dal padre di
Noel, un chimico suicidatosi disgustato dallo spietato mondo commerciale
delle case farmaceutiche, è quello di sintetizzare, anche con apporti
medicamentosi naturali, una cura contro il morbo di Alzheimer, da cui è
affetta Stella Burun, la madre ancor giovane di Noel. |
Su questo asse
narrativo – la cura cercata proprio come una pietra filosofale – Moore
costruisce, con una ingegnosità che sembra escogitata a tavolino, un
complesso romanzo post-moderno, variegato e multimediale. Innanzitutto,
per dare plausibilità alla storia, s’inventa un narratore segreto, un
certo "scrittore-traduttore professionista" (che si rivela solo
parzialmente come l’autore), e ce lo presenta in quanto scelto proprio
dal dottore Vorta per raccontare, con un’abilità che il medico non
possiede, la vicenda dei quattro protagonisti (più la madre Stella). Lo
apprendiamo dal preambolo del romanzo, che in realtà è una dotta
prefazione attribuita allo stesso Vorta, il quale, in questo modo,
avvalora scientificamente i contenuti del libro. All’interno del testo,
poi, Moore confeziona una sorta di dossier clinico, infilandoci, a mo’
di capitoli, ricostruzioni documentali, testimonianze, interviste, note di
laboratorio, pagine di diario redatte sia da Noel che da Stella (le due
facce d’una sola sofferenza, quella di chi è affetto da una
"leggera menomazione cognitiva", come recita la diagnosi
iniziale dell’Alzheimer, e quella di chi è inchiodato al suo
capezzale), appunti anamnestici, ritagli di giornale, e persino plaquettes
pubblicitarie. A completare questo prodotto composito, troviamo in coda le
note del dottore Vorta (che in Gli artisti della memoria svolge un
ruolo quasi faustiano), tutte meticolosamente ordinate come in un saggio
della migliore letteratura neuro-psichiatrica. Il risultato? Il lettore ha l’impressione di aprire un vero dossier e di sfogliare pagine e pagine di documenti per immergersi in una serie di confessioni private. E qui giunge il tocco finale di Moore, che riesce a trasformare tutti quei dati in un romanzo accattivante. I suoi personaggi, infatti, vivono autonomamente nonostante i tentativi di legittimarli: balzano fuori dalle cifre e dalle analisi di laboratorio con l’autenticità delle loro storie, riuscendo a contaminare quell’arido resoconto scientifico proprio con la loro palpitante umanità. |
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