JASPER FFORDE
Il caso Jane Eyre


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Chicca Gagliardo
Glamour
luglio 2007

noi, del clan di jane eyre
Dalle librerie a Internet: si riaccende la passione per il romanzo di Charlotte Brontë...

 

Dentro il romanzo
Un inventore ha scoperto il modo di entrare dentro i libri. Un criminale si infila nelle pagine di Jane Eyre e rapisce l’eroina. Risultato: una storia surreale diventata cult.

 

Fabio Zucchella
Pulp Libri

novembre/dicembre 2006

Strana Inghilterra, quella de Il caso Jane Eyre, il primo romanzo di Jasper Fforde pubblicato in Italia (da Marcos y Marcos): qualcuno ha trafugato il manoscritto originale del Martin Chuzzlewit dickensiano, vi è entrato e ha fatto sparire un personaggio minore, alterando quindi tutte le copie esistenti del libro.
Della faccenda si sta occupando Thursday Next, Detective Letteraria in un’Inghilterra alternativa del 1985, in cui il Galles è una repubblica sovietica, la guerra di Crimea non si è ancora conclusa e i viaggi nel tempo sono cosa di tutti i giorni. Inevitabilmente gli indizi conducono ad Acheron Hades, il nemico pubblico numero uno, il superlatitante che infine ruba il manoscritto di Jane Eyre di Charlotte Bronte, addirittura rapisce la povera Jane e chiede un enorme riscatto, provocando una crisi nazionale.
Sappiamo che nel tempo libero Jasper Fforde scorrazza per i cieli del nativo Galles con un biplano DeHavilland del 1937, e ci piace pensare che le sue traiettorie aeree rispecchino un po’ i ghirigori bislacchi e serissimi de Il caso Jane Eyre, ucronia farcita di vertiginose scorribande nello spazio-tempo letterario, raffiche di citazioni e giochi di parole in cui l’autore riesce sempre a evitare la strizzatina d’occhio corriva, confermandosi degno erede di quella scuola tipicamente British che almeno da Lewis Carroll, passando per Douglas Adams e Monty Python, fa del gioco e del paradosso uno strumento insostituibile per decifrare e raccontare il mondo. O almeno per provarci.

Le piacerebbe vivere nel mondo di Thursday Next?
Bah, a me pare di viverci già, in un mondo come il suo... Comunque, sì, credo proprio di sì, perchè penso che sia davvero eccitante, pieno di possibilità, di cose meravigliose e fantastiche... Ma ciò che mi piace maggiormente è che, nonostante sia un mondo fantastico, nessuno pensa che lo sia: i personaggi del romanzo lo considerano totalmente normale, i viaggi nel tempo sono una routine quasi banale. E questo, naturalmente, sta a significare che noi viviamo in un mondo veramente incredibile, eppure lo consideriamo ordinario e quasi irrilevante, dando per scontate un sacco di cose...

C’è un’espressione nel suo romanzo che ricorre spesso, quella del “tempo scardinato” (meglio ancora sarebbe “fuor di sesto”), presa dall’Amleto shakespereano – come pure dell’omonimo romanzo di Philip Dick...
Mmmm...devo confessare di non aver letto quel romanzo di Dick, ad ogni modo penso che l’espressione time out of joint (Tempo fuor di sesto – ndr.) sia un titolo perfetto per un libro. Sa, spesso mi chiedono dove siano le mie fonti di ispirazione letteraria, e io rispondo sempre: dovunque. Che piaccia o meno, consapevolmente o no, ogni giorno della nostra vita noi usiamo frasi di Shakespeare, ad esempio, e quasi sempre senza neppure accorgercene. Tutti gli scrittori hanno un debito di gratitudine nei confronti di quelli che li hanno preceduti, e anche se, poniamo, un autore non ha mai letto dei classici americani come Philip Dick o Kurt Vonnegut, i suoi libri sono certamente influenzati da essi. Perchè hanno un’importanza che trascende il valore dei libri in sé, perché hanno contribuito a formare in modo decisivo una sorta di inconscio collettivo della cultura popolare, che a sua volta ha plasmato tutti noi, il nostro modo di pensare...

Nel romanzo lei parla esplicitamente delle barriere tra realtà e finzione che stanno diventando sempre più cedevoli...
Per molti anni gli scrittori hanno detto che non è possibile descrivere la realtà perchè nessuno ci crederebbe, che la realtà è ben più bizzarra di ciò che potremmo mai inventarci. I mondi degli scrittori sono immaginari e le persone sanno che non sono nulla di reale, ma solo costrutti logici. Io definirei il mondo in cui viviamo come post-satirico. Se scrivi qualcosa di satirico tu parli delle situazioni più ridicole e irreali. E più scrivi e più ti accorgi che non è più possibile fare satira, perchè perfino le cose più assurde e ridicole si stanno avverando. Dieci anni fa scrivere di “reality tv” sarebbe stato satira, adesso invece è realtà. E allora ti chiedi: cosa posso scrivere di satirico senza correre il rischio che prima o poi si avveri? Perchè mi sembra che il mondo stia diventando sempre più pazzesco, e quindi se decidi di scrivere qualcosa di fantastico devi stare estremamente attento, perchè non si sa mai cosa potrebbe riservarci la realtà dei fatti...
Mi sembra che l’idea del tempo sia basilare...
Direi di sì. Ma, ad esempio, il modo in cui uso l’idea del viaggio del tempo non è certo convenzionale. Se oggigiorno vuoi scrivere un libro sul viaggio del tempo tu devi usare una sorta di “grammatica” predefinita, e che si potrebbe riassumere con l’espressione back to the future, ritorno al futuro: se viaggi all’indietro nel tempo e cambi delle cose, quando poi torni al presente tutto è diverso. Per come la vedo io, invece, il tempo è qualcosa di elastico. Se tu torni indietro nel tempo e tuo padre viene ucciso, tu però esisti ancora, perchè il tempo ha in sé una sorta di impermeabilità naturale nei confronti del cambiamento. Può essere che tuo padre non esista più, ma tu sì. Il viaggio del tempo è pieno di paradossi inspiegabili, quindi deve essere bizzarro, strano, imprevedibile. In sostanza io dico: ok, se questa è la regola, io invece la voglio stravolgere, voglio metterne in discussione i meccanismi.

Se lei fosse Thursday Next che libro le piacerebbe cambiare?

Be’, entrerei in Aspettando Godot e andrei a beccarlo. Lo trascinerei sulla scena e direi: “eccolo qua Godot”, così la rappresentazione potrebbe terminare e finalmente tutti se ne andrebbero a casa. Perché è tutto, ahem, così noioso...

Quando Thursday Next cambia la trama di Jane Eyre, da un certo punto di vista cambia anche il corso della storia...
Sì, Thursday riesce a cambiare il corso del romanzo, ma questo porterà un mare di guai: nel secondo libro della serie lei viene accusata di una “fiction infraction”, il che significa appunto che sei entrato in un libro e l’hai cambiato, e questo non è permesso. Quindi lei deve subire un processo, che – ovviamente – rimanda a quello di Kafka, e che per forza di cose si svolge all’interno dei libri. Quindi, letteralmente, Thursday entra nel Processo di Kafka e termina davanti ai giudici, che sono il Re e la Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie... Siccome è colpevole di aver commesso un crimine all’interno di un libro, deve essere processata e giudicata all’interno di altri libri...
Nel mondo di Thursday Next la letteratura è un bene preziosissimo e rispettato. Cos’è, una pia illusione o soltanto l’ennesimo sberleffo ironico?
Be’, un po’ tutt’e due le cose... Ne Il caso Jane Eyre tutti sono più acculturati, hanno letto molti più libri e capiscono di più la letteratura. Il che, insomma, non mi pare poi così male... Tuttavia questo non significa che quel mondo, ad esempio, sia meno violento del nostro. Le persone non sono migliori, soltanto più istruite. Perché comunque i criminali ci sono sempre, la gente combatte una guerra. Quindi, anche se sei in grado di citare Shakespeare il quadro generale delle cose non cambia affatto...

Secondo lei chi sarebbe il miglior regista di un film tratto da un suo libro?
Io! Non ne ho il minimo dubbio. Perché io ho scritto tutto il materiale di base e so perfettamente com’è il mondo di Thursday: un po’ malandato e frusto, dove la gente guida vecchie auto anni Cinquanta, ci sono i dirigibili, pochissime costruzioni moderniste... Ho lavorato per vent’anni nell’industria cinematografica, facendo di tutto, dal cameraman al soggettista, per cui so come si fa un film... Mi chiedono continuamente di vendere i diritti cinematografici dei miei libri, ma io non voglio farlo. Forse tra cinque, dieci anni realizzerò un film, ma non prima.

Domanda ovvia: perché Jane Eyre?
E risposta ovvia: innanzitutto perché è sempre stato uno dei miei libri preferiti, e poi perché lei è una meravigliosa eroina. E poi trovo che sia più divertente scrivere delle ragazze... Scherzi a parte, il punto cruciale non sono i classici letterari, ma la percezione dei classici letterari. Che in genere – parlo per noi inglesi, ma temo proprio che sia così anche da voi – sono visti come qualcosa di barboso, accademico, che non diverte, che non ti fa ridere. Shakespeare è sempre un argomento moooolto serio, mica ci si può scherzare sopra. E invece io ho voluto divertirmi, ma fondamentalmente restando fedele allo spirito originario dell’opera. Jane Eyre è un grande romanzo, e poi è anche molto conosciuto: anche se non l’hai letto o non hai visto i film tratti da esso, sai che Jane Eyre è un personaggio di una storia vittoriana melodrammatica, è un classico ed è qualcosa di serio. E poi, ovviamente, è di dominio pubblico, così sapevo che non avrei avuto problemi di copyright... Fondamentalmente mi diverto a scherzare su cose di cui di solito non si scherza, perchè sono convinto che l’irriverenza sia davvero salutare.
Pino Cottogni
Corriere della Fantascienza
ottobre 2006

Lo spiega molto bene lo scrittore Jasper Fforde nel suo bel romanzo Il caso Jane Eyre ormai in libreria da vari mesi. L’autore, nato a Londra nel 1961, ha lavorato come tecnico dell’industria cinematografica, ma la sua passione era scrivere e come tanti, per il suo primo manoscritto ha collezionato una serie impressionante di rifiuti fino a trovare un editore disposto a rischiare su di un esordiente. In ogni caso il successo è stato enorme.
Siamo nel 1985, ma anche se gli scenari non sono molto diversi da quelli reali, l’Inghilterra descritta dall’autore ha molte cose “strane”: in Crimea si sta perpetuando un braccio di ferro tra le potenze occidentali e la Russia (dove governano i Romanov), i cieli sono solcati da dirigibili, l’umanità è stregata dalla letteratura e grandi masse di lettori si infervorano per i grandi romanzi delle tradizione, tra cui Martin Chuzzlewit di Dickens e Jane Eyre di Charlotte Brontë; e stormi di seguaci di Bacon (sorta di "testimoni di Geova" sempre in cerca di proseliti porta a porta) divulgano con insopportabile insistenza il loro credo 

 

letterario. In questo contesto, da noi appena accennato, agisce la protagonista: Thursday Next, agente di primo livello dell’OPS-27, il reparto Detective Letterari della Divisione Operazioni Speciali. I crimini letterari sono un reato diffuso e temuto, in questa strana Inghilterra alternativa in cui anziché  edizioni di libri rari, o si spacciano versioni apocrife dei drammi di Shakespeare. Thursday, con un padre che appare e scompare dai suoi viaggi in universi paralleli, viene catapultata in un vortice di avventure ancor più strabilianti dall’incredibile creazione di suo zio Mycroft (scienziato che ha già al suo attivo invenzioni come i tarli bibliofili, l’olfattoscopio e il salvaschermo retinico); il PDP, il Portale della Prosa, un congegno che permette di entrare e uscire da un’opera letteraria. È proprio usando il PDP che il cattivo di turno Acheron Hades, attacca e minaccia il patrimonio letterario.
La saga di Thursday Next è arrivata al quarto volume ed è composta oltre che da The Eyre Affair (2001) anche da Lost in a Good Book (2002), The Well of Lost Plots (2003) e da Something Rotten (2004).
Fforde nel frattempo ha iniziato un’altra serie, Nursery Crimes, già composta da The Big Over Easy (2005) e The Fourth Bear (2006).
Daniele A. Gewurz
La Nota del Traduttore
giugno 2006

Jasper Fforde è un tecnico dell'industria cinematografica (si occupava della messa a fuoco della cinepresa) che dopo una serie di rifiuti è riuscito a pubblicare i suoi romanzi e a ottenere un grande successo, tanto da avere ora un seguito di appassionati che seguono le novità del suo sito web http://www.jasperfforde.com e si dilettano persino di scrivere apocrifi sui suoi personaggi.
La Marcos y Marcos ha pubblicato in aprile, di Fforde, "Il caso Jane Eyre" ("The Eyre Affair"), di cui ho curato la traduzione insieme a Emiliano Bussolo. Questo è il primo dei romanzi che hanno come protagonista Thursday Next, energica e sensibile investigatrice ed ex-militare. Operando tra i Detective Letterari nell'Inghilterra di un 1985 alternativo, Thursday inizia con l'occuparsi di falsi editoriali e finisce col dover salvare Jane Eyre, che è stata rapita dalle pagine del romanzo di cui è protagonista. Il mondo in cui agisce Thursday è ben diverso dal nostro: si viaggia in dirigibile, ma evitando le squallide città della Repubblica popolare del Galles; l'Inghilterra per puntiglio patriottico non ha mai posto termine alla guerra di Crimea contro i Russi, e più che la politica contano gli interessi commerciali di multinazionali potentissime e ufficialmente benevole come la Goliath (un mondo ben diverso, dicevamo).
Il libro è pervaso da un gusto per la lettura e da un amore per i libri che parte dal mestiere della protagonista e dei comprimari, come lo zio scienziato pazzo, inventore della macchina per entrare nelle opere letterarie, ma prosegue nel gusto per citazioni classiche più o meno nascoste, nei nomi stessi dei personaggi, nella descrizione di una messinscena del "Riccardo III" interpretato da e con il pubblico che (non diversamente da quello che succede in certe proiezioni del "Rocky Horror Picture Show") ripete le battute insieme agli attori, battibecca con i personaggi, prende parte alla battaglia di Bosworth. Questa ricchezza di riferimenti culturali, insieme al gusto molto inglese

 

per i pun e altri giochi di parole, richiede naturalmente una grande attenzione da parte di chi traduce, che deve non lasciarseli sfuggire (o lasciarsene sfuggire meno possibile) e poi trovare il modo per renderli riconoscibili e godibili al lettore italiano, che potrebbe avere meno dimestichezza di quello inglese con Wordsworth o Charlotte Brontë.
Già un caso semplice come i "daffodil" di Wordsworth, ad esempio, richiede un momento di attenzione a come tradurli, visto che anche le traduzioni italiane non concordano. Il vero nome botanico sarebbe "tromboni" (ma l'immagine di un prato in cui risplende il giallo dei tromboni è più da surrealista belga che da romantico inglese) o "giunchiglie grandi"; alla fine si è optato per i loro parenti, i "narcisi". Il problema, dicevo, è innanzi tutto cercare di non lasciarsi sfuggire citazioni e allusioni. Se i daffodil sono evidenti, è bene stare sul chi vive per ricordare chi è che "makes the torches burn brighter" (lievemente modificata, è la prima impressione di Romeo al vedereGiulietta) o per far riconoscere a che cosa fa riferimento la "charge of the light armoured brigade" (che parafrasa quella che noi chiamiamo "carica dei Seicento", immortalata da Tennyson). In un libro come questo, poi, il traduttore combatte spesso - divertendosi - con pun, divertissement linguistici, caratterizzazioni del linguaggio dei vari personaggi. E se in qualche caso, con la morte nel cuore, si è espunto un gioco di parole (come un "You must be Next" detto alla protagonista, che lei stessa ignora in quanto "old joke"), il più delle volte se ne esce soddisfatti come dopo aver risolto un indovinello. E questo vale per i calembour veri e propri, ma più in generale per le parole inventate (come la "quarkbeast" resa come "quarkopardo"), i vari cambi di registro linguistico, le pseudocitazioni e così via.
In tutto ciò è stato sempre utile, e piacevole anche nei casi di dissenso, il dialogo continuo con Claudia Tarolo della Marcos y Marcos che, in cambio di qualche mio "romanismo" a suo dire di troppo, si è accontentata di una (milanese?) "brioche" come traduzione di un "bun".
Cristina De Stefano
Elle
luglio 2006

Siamo in un 1985 dove la guerra di Crimea va avanti da 130 anni, dove qualcuno ha imparato a viaggiare nel tempo e anche nelle trame dei libri e la polizia ha creato un corpo di cronoguardie per minimizzare i disastri.

Una delle cronoguardie migliori è Thursday Next, una ragazza che ha un nome che è tutto un programma (Prossimo Giovedì), un padre che ha inventato le voragini temporali e da allora non ha smesso di scappare, un nemico che ha preso in ostaggio l’eroina del romanzo di Charlotte Brontë e un ex fidanzato che non l’ha mai dimenticata. Vi gira la testa? È l’effetto dei cronoviaggi. Il consiglio che posso darvi è uno solo: rileggetevi la Brontë.
Aiuterà un po’…

 

Mia Peluso
TuttoLibri
maggio 2006

Se riuscite a divertirvi rimbalzando su un avvolgente materasso elastico e resistere stoicamente alle vertigini, Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde è il libro per voi. Lo troverete certo ricco di fascino e godrete a navigare tra miriadi di John Milton, William Blake, Samuel Coleridge, Percy B. Shelley, Wordsworth and Keats, iscrivendo il vostro nome, tondo tondo, in mezzo a siffatta meraviglia. Se poi vi ritrovate, a Londra o in qualsiasi angolo della Terra, circondati da una folla urlante ma pacifica che brandisce volumi con blocchi di pagine bianche, tenete a mente che qualcuno ha appena rubato parte dell’originale e, cattiveria somma, proprio i capitoli finali
Che folgorante assurda utopia, quella di un universo alternativo dove un crimine letterario mette in crisi i governi e sospende le azioni belliche, più reale di ciò che abitualmente chiamiamo realtà. Eppure questo è il mondo immaginato nel romanzo di Fforde, pubblicato in Inghilterra nel 2001 dopo ben settantasei rifiuti da parte di settantasei editori e ora tradotto in italiano, dopo aver spopolato in molti paesi, conquistando millanta e millanta estimatori.
L’OPS-27, un corpo speciale di agenti un po’ squilibrati, svelti di cervello e di gambe, pronti a pizzicare l’elastico del tempo e addestrati a conoscere la letteratura a menadito, ha il compito di montare la guardia ai capolavori dei grandi scrittori. Di solito s’industriano a sedare furiose dispute accademiche, come qualla tra Baconiani e Marlowiani che si contendono la paternità occulta dei drammi shakespeariani: bazzecole. A volte però avviene che maniaci delinquenti si approprino perigliosamente di sezioni di opere, se non di interi manoscritti, e tentino addirittura di rapirne i personaggi. E allora è guerra, con tanto di omicidi e trucchi illusionistici da perderci la testa. È quanto succede per colpa del turpe Acheron Hades ("Acheronte Ade"), 

 

ex professore di lettere dall’animo diabolico e dagli incredibili poteri, che non esita a falcidiare vittime per far man bassa di testi classici. Trova però una degna avversaria nella protagonista dal nome robinsoniano di Thursday Next ("Giovedì prossimo"), detective dell’OPS-27 con licenza di uccidere, addestrata alla scoperta e all’eliminazione dei delitti letterari: una giovane donna dal piglio alla Nancy Drew e una grinta sacrificale alla Giovanna d’Arco. A sprazzi accompagnata dal mitico dodo caro ad Alice, l’agente Next entra ed esce dal tempo, percorrendo l’angusto spazio geografico tra la cittadina natale di Swindon e Londra e l’ampio spazio temporale di due secoli, sullo sfondo di un interminabile guerra di Crimea. Un tempo innamorati, Acheron e Thursday si affrontano senza esclusione di colpi con una mitragliata di trovate da perderci il senno oltre che la testa. Accade che, sulla scia della caccia al Martin Chuzzlewit dickensiano, trafugato dal turpe Hades, Next venga salvata da un tarchiato e prestante, irresistibile oggetto di tanti amori di lettrici appassionate: Edward Fairfax Rochester, signore di Thornfield. Alla piccola e impavida protagonista era toccato in sorte in precedenza di migliorare la storia di Jane Eyre – entrando bambina nella famosa scena in cui Rochester appare a cavallo e frana rovinosamente ai piedi di Jane – per aver destato la scodinzolante curiosità del di lui cane Pilot, già sdegnato per la sua troppo piccola parte nel romanzo. Ma proprio grazie a questo nuovo incontro e agli altri che seguiranno abbiamo il finale che tutti conosciamo. Se non ci fosse stato, addio grande amore. Jane avrebbe accolto l’abbraccio dell’arido cugino missionario, troppo assorto a frenare le proprie deplorevoli pulsioni erotiche, votandosi a un matrimonio bianco e a una vita da vergine socialmente affermata ma sterile d’amore, tanto consona allo spirito di Charlotte Brontë.
Ma perché mai Thursday Next s’è fermata a trenta e non ha fatto trentuno, restituendo non solo Rochester a Jane , ma lasciandolo integro e fascinoso come al loro primo incontro?
Renzo S. Crivelli
Il sole 24 ore
maggio 2006

Hanno rapito "Jane Eyre"
Un originale giallo tra furti, macchine del tempo e detective letterari

Siamo nel 1985, un anno dopo la fatidica data "fantapolitica" di Orwell. Ma anche se gli scenari non sono molto diversi da quelli reali, l’Inghilterra descritta da Jasper Fforde nel suo straordinario thriller Il caso Jane Eyre è in preda a una frenesia storico-letteraria che appassiona le masse. Di chi si tratta? Beh, a fronte di una sorta di guerra fredda in Crimea dove, dopo 131 anni di combattimenti, si sta perpetuando un tragico braccio di ferro fra le potenze occidentali e la Russia, apprendiamo che il mondo è stregato dalla… letteratura e dall’arte; che folle di lettori si infervorano per i grandi romanzi della tradizione, tra cui Martin Chuzzlewit di Dickens e Jane Eyre di Charlotte Brontë; che stormi di seguaci di Bacon (sorta di "testimoni di Geova" sempre in cerca di proseliti porta a porta) divulgano con insopportabile insitenza il loro credo letterario, per cui fu il grande filosofo inglese il vero autore dei drammi di Shakespeare; che la sicurezza sociale è in pericolo, dato che avvengono spesso delitti e aggressioni ingiustificati, come l’accoltellamento di un surrealista da parte di fanatici impressionisti.
In un simile contesto, in cui tutto è riconoscibile come "contemporaneo"(a parte i grandi dirigibili che solcano i cieli inglesi come quieti capodogli), si muove la protagonista del romanzo di Fforde (nato a Londra, classe 1961), Thursday Next, di professione Detective Letteraria, impegnata nella persecuzione di qualunque "crimine bibliofilo", tra cui i furti di prime edizioni di libri allo scopo di contraffarle, come nel caso di Jane Eyre della Brontë. Ma perché quest’opera viene minacciata da distruzione, e da chi? Il ladro si chiama, emblematicamente Hades Acheron, ed è un personaggio fantasmatico (a mezzo fra il Joker di Batman e il Moriarty di 

 

Doyle), capace di trasformazioni alla Houdinì imprendibile e truculento quanto "amorale" e vendicativo. Acheron riesce ad avvantaggiarsi di una curiosa "macchina del tempo", messa a punto nel laboratorio di Mycroft ( uno scienziato-inventore che sembra uscito da un film di James Bond), che permette di "entrare" nel tempo narrativo dei romanzi e di prendervi parte, contribuendo alla loro "riscrittura". La sua decisione di rubare il manoscritto di Jane Eyre per poi chiedere il pagamento di un riscatto affinché non venga manipolato sta alla base del romanzo di Fforde, e dà l’avvio a una serie incredibile di avventure che lasciano senza fiato il lettore. In questo Il caso Jane Eyre mostra tutta la sua originalità immergendoci come in un gioco filmico suggestivo, tra le pagine della Brontë a condividere persino i dialoghi fra Rochester e la giovane istitutrice.
Ovviamente non va svelato il finale; basti solo dire, a tal proposito, che la scena clou è data dal cattivo Acheron inseguito sul tetto di Thornfield in fiamme da un’assatanata Bertha (la moglie pazza di Rochester). Ma quel che conta, in questo romanzo "sovversivo" e denso di riferimenti letterari, è l’artifizio, assolutamente accattivante, d’una "vera" versione del capolavoro bronteiano in cui Jane Eyre a malincuore va in India col reverendo St. John Rivers "contraffatta artatamente con quella in cui lei e lo sfortunato Rochester si sposano felici e contenti. Il che suona come un’irresistibile ribaltamento, dato che nell’opera originale effettivamente c’è un lieto fine. Insomma, Fforde riesce persino a convincerci che le cose sono andate come lui ha previsto: cioè che il Detective Letterario da lui inventato ha davvero influito sulla mano della grande Charlotte nella stesura del suo romanzo. In tempi di riscritture di opere famose (dal Robinson Crusoe di Defoe al Foe di Coetzee, da Jane Eyre della Brontë a Wide Sargasso Sea di Jean Rhys, in cui, in una prospettiva post-coloniale, si dà voce alla stessa Bertha, la moglie creola impazzita e custodita tra le mura di Thornfield) "questo romanzo di Fforde compie un curioso ampliamento delle coordinate della "rilettura" letteraria: torna infatti, al passato per proiettarsi sul futuro. "Fantapassato": ecco un genere da riclassificare al più presto alla luce del nuovo filone
en travesti.
Tullio Avoledo
Giudizio Universale
maggio 2006

Amiche e amici, concittadini, prestatemi orecchio: regalatevi la prima vacanza intelligente dell’estate leggendo Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro così perfetto da aver collezionato 76 rifiuti da parte degli editori inglesi che l’avevano avuto in lettura. Questo ovviamente prima che diventasse un caso letterario, con centinaia di migliaia di copie vendute, premi a go-go e un posto fisso nelle classifiche inglesi e americane dei best-seller.
Coccolati da una prosa accattivante e ricca di quell’umorismo che è un prodotto doc del Regno Unito, viaggerete per 381 pagine che vi sembreranno scorrere lisce come la strada sotto le ruote di una Rolls-Royce Silver Shadow. Attraverserete un’Inghilterra come non l’avete mai vista, fra chiese della Divinità Globale Standard, personaggi letterari che entrano ed escono da romanzi celebri, una guerra di Crimea che dura da 130 anni, una Repubblica del Galles indipendente e socialista, dimostrazioni di pittori surrealisti e di "nuovi marlowiani" che si comportano come no global letterari, kit da supermercato per la riproduzione di animali estinti…
La protagonista di questo libro è Thursday Next, agente di primo livello dell’OPS-27, il reparto Detective Letterari della Divisione Operazioni Speciali. I crimini letterari sono un reato diffuso e temuto, in questa strana Inghilterra alternativa in cui anziché assaltare i furgoni portavalori si rubano e ricettano prime edizioni di libri rari, o si spacciano versioni apocrife dei drammi di Shakespeare. Thursday, donna né bella né brutta (ma più bella che brutta), dalla vita sentimentale tormentata come un campo arato da un contadino ubriaco, con un padre che appare e scompare dai suoi viaggi in universi paralleli, viene catapultata in un vortice di avventure ancor più strabilianti dall’incredibile creazione di suo zio Mycroft (scienziato che ha già al suo attivo invenzioni come i tarli bibliofili, l’olfattoscopio e il salvaschermo retinico); il PDP, il Portale della Prosa, un congegno che permette di entrare e uscire da un’opera letteraria. È proprio usando il PDP che il vilain Acheron Hades, un malvagio il cui nome non deve mai essere pronunciato (vi ricorda qualcuno…?), attacca e minaccia il patrimonio letterario, che in questa Inghilterra alternativa ha un’importanza incredibile.

Hades comincia con il rapimento e l’uccisione di un personaggio di un romanzo di Dickens, per tentare poi il colpo gobbo strappando alle pagine di un romanzo addirittura la sua protagonista, Jane Eyre. Ma Acheron Hades non è l’unico cattivo contro cui Thursday dovrà battersi: c’è anche la terribile Goliath Corporation, una multinazionale al cui confronto la Halliburton è un’opera pia. Non sarà facile, per Thursday Next, restituire Jane Eyre alle pagine cui appartiene: forse poteva riuscirci solo con l’aiuto di Jasper Fforde, brillante sceneggiatore di film di consumo ma non banali come Entrapment e Il segno di Zorro.I dialoghi di questo libro sono infatti assolutamente perfetti , come perfetta è la costruzione della trama. È una gioia che nessun editore italiano si sia finora accorto di lui: ora potremo goderci come se fossero nuovi di zecca gli altri tre libri della serie Thursday Next e i due della nuova serie "Nursery Crime". Non c’è il rischio di crisi d’astinenza. Il fatto è che non c’è modo di mettere il naso in un romanzo di Fforde e di volerne uscire, PDP o non PDP. Si ha voglia, insomma, di restare lì, nel mondo creato dall’autore. Non a caso il suo secondo romanzo s’intitola Lost in a Good Book.
Quello inventato da Fforde è un universo alternativo che ricorda da un lato le invenzioni narrative di scrittori come Jack Womack ed Andrew Crumey, mentre dall’altro rivisita e rinnova temi e stili di autori come Bram Stoker, Charles Dickens e Woodehouse, con una spruzzata del compianto Douglas Adams e un leggero retrogusto di classici hard-boiled americani.
È semplicemente impossibile definire il "genere" di questo libro, che ingloba elementi narrativi diversissimi, dalla fantascienza al poliziesco al romanzo horror, fondendoli in modo perfetto. Per riprendere un gioco in voga anni fa, riuscirebbe più facile dire "cosa sarebbe questo romanzo se…" 
Se avete mai invidiato i vostri figli o nipoti vedendoli immersi nella lettura di un libro di Harry potter, gli occhi strabuzzati e la lingua penzoloni con la bava che cola sulle pagine, beh, adesso avete l’occasione di stupirli con gli effetti speciali di questo libro. Aprite il Portale della Prosa, tuffatevi fra le pagine de Il caso Jane Eyre e da lì fate le boccacce ai piccoli fan del maghetto di Hogwarts. Oppure invitateli a entrare anche loro, quando si saranno stufati di abitare nei libri della Rowling.
Entrate, c’è posto per tutti. Allacciamo le cinture.
Bon voyage.

 

Grazia Casagrande
WUZ.it

maggio 2006

1985. I libri sono al centro del mondo. C'è chi ha inventato uno strumento che permette di entrare e uscire (fisicamente!) da un'opera letteraria. Ma la scoperta cade nelle mani sbagliate. Dopo alcune avvisaglie, e la sparizione di personaggi minori, ecco la scomparsa di Jane Eyre: iniziano febbrili le indagini perché "le mode e i governi vanno e vengono, ma Jane Eyre è per sempre.

La prima ad apparire in questo straordinario romanzo è la narratrice e protagonista Thursday Next, di professione detective letteraria, figlia di un ex colonnello della CronoGuardia, simpatico disertore in lotta contro i burocrati dell'Ufficio per la Stabilità Temporale. Vagabondo nel tempo "non apparteneva a nessuna epoca ma a tutte insieme".
Thursday Next non fa parte della CronoGuardia, nonostante i vantaggi che la cosa comporta, come ad esempio un "biglietto di sola andata per il tempo e il luogo che si preferisce".
Quando avviene un incredibile furto, è stato cioè sottratto un prezioso manoscritto tanto ben protetto da apparire inaccessibile, è però lei la prima ad essere coinvolta nelle ricerche. Le modalità dell'impresa criminale lasciano senza parole: i ladri hanno avuto solo venti secondi a disposizione, il vetro dal quale il "tesoro" era protetto risulta intatto, nessuna impronta digitale, nessuna traccia rilevata dalle telecamere. Ma come hanno fatto?
Intanto morti ammazzati, trasformazioni misteriose, fughe indietro nel tempo e per la nostra protagonista un trasferimento (nella città in cui è nata) e un ingresso in un reparto d'indagine altamente specializzato.  

Ma è una macchina incredibile, inventata dallo zio della nostra detective, che permette di aprire un grande portale e di ritrovarsi fisicamente all'interno di un libro: la prima straordinaria "fantasia" che colpisce il lettore. Il libro inizia così a diventare una bellissima metafora, un sogno che materializza desideri e modi di dire: sono entrato in quel libro, in quel personaggio ed ecco, è proprio così.
Ma questo prodigio può far gola anche ai criminali: a sparire ben presto sono gli zii di Thursday, l'inventore e la moglie. È stato il perfido Acheron Hades, il nemico 

pubblico numero uno, fintosi morto e carbonizzato, l'autore di quel rapimento? È proprio così, infatti lo ritroviamo ad estorcere con ogni mezzo il segreto dello zio inventore.  Intanto in città succedono cose strane: Thursday è consultata dal professor Spoon, un docente di letteratura inglese, perché un personaggio secondario è misteriosamente sparito da un romanzo, personaggio trovato “cadavere” (sì proprio cadavere) nel bagagliaio di una macchina. Qualche mese prima poi una figura minore della Bisbetica domata (lo stagnaro ubriaco presente solo con qualche battuta nel primo atto) era stato visto vagare nelle campagne in stato confusionale, incapace di capire che si trovava fuori dal suo dramma.
Insomma le barriere tra realtà e letteratura sono infrante.
Ed ecco che arriva puntuale la richiesta di riscatto, la consegna del denaro avviene in uno scenario da film con aerei, sparatorie e inseguimenti. Ma Acheron, che ne esce sconfitto, inizia col distruggere il manoscritto rubato e prosegue architettando un altro più sconvolgente rapimento: quello del manoscritto di Jane Eyre. Bisogna salvare quella ragazza, la dolce protagonista del romanzo di Charlotte Brontë, a tutti i costi, perché "le mode e i governi vanno e vengono, ma Jane Eyre è per sempre".
Divertente, scoppiettante, appassionante come un vero giallo, curioso per la sua aria da romanzo di fantascienza, collocato in un recente passato piuttosto che in un lontano futuro, molto cinematografico in certe scene, e molto letterario in altri passaggi. Vero contrappasso al Bradbury di Fahrenheit 451: qui il libro è il bene più prezioso da conservare gelosamente, là il pericolo da eliminare.
Ma interessante è anche il tema della guerra. Falchi e colombe contrapposti: chi dichiara che i "nostri morti" sarebbero caduti invano se non si proseguisse la guerra ad oltranza, e chi invece giudica che sia più responsabile non provocarne altri. Un messaggio neppure troppo nascosto lanciato dall'autore nel 2001, anno in cui il libro è uscito in Inghilterra, e giunto in Italia oggi quando il dibattito sulla guerra è apertissimo.  

Un'ultima notazione. Fforde ha nel suo immaginario tanto cinema, e si nota, ed è stato davvero premonitore mettendo tra le tante fantascientifiche invenzioni quella che cancella selettivamente i ricordi dolorosi: come non pensare al geniale Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry?
Uno scoppiettante romanzo, un successo internazionale, la dimostrazione che per far riflettere non è necessario annoiare. 

 

Chicca Gagliardo
Glamour
aprile 2006

Il libro per tutti gli amanti dei libri

Immaginate un mondo in cui è stata inventata la chiave di accesso per entrare dentro i romanzi e vivere le storie di persona... Andate a vedere il sito: www.jasperfforde.com

Tullio Avoledo
il Giornale
aprile 2006

Jasper Fforde, il mondo capovolto dove tutti leggono

Harry Potter sta ormai terminando il suo corso di studi a Hogwarts: si avvicina il momento in cui i suoi fan entreranno in crisi di astinenza, anche perché pare che J. K. Rowlings si sia stancata di scrivere le avventure del maghetto. Ai futuri orfani italiani di mister Potter si propone sin d'ora una brillante alternativa: un romanzo in cui la gente entra ed esce dalle pagine dei libri, e il cattivo è un sinistro personaggio dotato di poteri sovrumani e il cui nome (Acheron Hades) non va mai pronunciato.
È il primo romanzo di Jasper Fforde, Il caso Jane Eyre, bizzarra vicenda ambientata in un'Inghilterra alternativa del 1985 in cui si viaggia su lucenti dirigibili, l'animale domestico più diffuso è il dodo, specie estinta riportata in vita con un kit genetico fai-da-te, in Russia imperano i Romanov, il Galles è dal 1845 una repubblica socialista, e la Guerra di Crimea dura da 130 anni. Oltre ad Acheron Hades c'è un altro cattivo, ancora più temibile: la Goliath Corporation, terrificante multinazionale che ha ricostruito l'Inghilterra dopo l'occupazione nazista nella seconda guerra mondiale e che ora, lucrando sulla gratitudine nazionale, ha infiltrato e controlla ogni ramo del governo.
La protagonista del romanzo è Thursday Next, single trentenne né bella né brutta, reduce di guerra, investigatrice di uno dei rami più sfigati della Divisione operazioni speciali, la megapolizia nazionale. Su 30 reparti che vanno, in ordine di importanza, da Ops-1 (la direzione) a Ops-30 (che si occupa di liti condominiali), Thursday lavora nell'Ops-27 (Detective letterari): un lavoro che, come ammette lei stessa, «prevedeva un'unica alternativa: i fornelli». Due invenzioni sono destinate a cambiare la vita di Thursday: la prima è il micidiale fucile al plasma progettato dalla Goliath, l'arma che dovrebbe dare a un singolo soldato il

 

 

 potere di fuoco di un mezzo corazzato, e che rischia di rompere i delicati equilibri politici mondiali e le faticose trattative di pace fra Russia e Inghilterra. La seconda è il Pdp, il Portale della Prosa, un congegno progettato e realizzato da uno zio di Thursday, che consente di entrare e uscire a piacere da un'opera letteraria. Sia la Goliath che Acheron Hades sono estremamente interessati al Pdp: la prima per scopi che si chiariranno solo negli ultimi capitoli del romanzo, il secondo perché servendosi del Portale della Prosa riuscirà a rapire Jane Eyre dalle pagine del libro di cui è protagonista. In tutto il mondo, di colpo, le ultime 200 pagine del romanzo di Charlotte Brontë diventano bianche.
L'Inghilterra precipita nel panico: perché in questo mondo alternativo le opere letterarie hanno un'importanza enorme, pari a quella di televisione, calcio e cinema nostrani messi assieme. La letteratura è parte della vita di tutti i giorni, e persino della politica, in un mondo in cui i Surrealisti e i Nuovi Marlowiani si comportano come no global, e invece che i Testimoni di Geova alle porte bussano i Baconiani, per convincere i padroni di casa che le opere di Shakespeare sono state in realtà scritte dal filosofo Bacone.
Il caso Jane Eyre è un romanzo irresistibile, scritto con un sense of humour che ricorda Wodehouse e Waugh, ma anche autori più recenti come Stephen Fry e il compianto Douglas Adams. L'abilità di Jasper Fforde nella costruzione delle trame e della suspense è legata alla sua esperienza di sceneggiatore cinematografico (sue sono, fra l'altro, le sceneggiature de La maschera di Zorro e di Entrapment). Quanto al fuoco di fila di invenzioni che Fforde è capace di mettere sulla carta, Dio solo sa da dove gli vengano così tante idee a raffica. È davvero incredibile che i suoi libri siano sfuggiti sinora alle case editrici italiane. D'altra parte anche in Inghilterra, narra la leggenda, Fforde aveva collezionato ben 76 rifiuti. Ma forse è un bene, perché così ora ci sono già altri cinque romanzi pronti per essere tradotti...
Iaia Caputo
Flair
maggio 2006

Immaginate un 1985 nel quale la guerra di Crimea dura da 130 anni, il giocattolo di grido di nome dodo è un animale domestico che si clona in casa e il tempo tende a flettersi. In questo scenario surreale , i libri sono diventati il bene più prezioso e milioni di delitti si commettono per il loro possesso; dunque non ci si stupirà nello scoprire che la nostra eroina, la giovane detective letteraria Thursday Next, quando era bambina è scivolata dentro un romanzo e che ha raccontato l'accaduto allo 

 

 

zio Mycroft. Il quale, affascinato dall'elasticità del tempo e dello spazio, trova il modo di entrare e uscire da un'opera letteraria.
Ma a questo punto, anche per chi non è avvezzo a facili meraviglie, la trama diventa davvero stupefacente: l'invenzione cade nelle mani del pericoloso criminale Acheron Hades, che sottrae il manoscritto di Jane Eyre dalla casa della povera Charlotte Brontë, piomba nel romanzo e rapisce la protagonista per far subire al governo inglese un ricatto insostenibile... Se vi siete appassionati alla trama del romanzo più sorprendente del momento, sappiate che nei paesi di lingua inglese va a ruba e che quel furbo dell'autore, ogni anno, a luglio, aggiunge una nuova, folle puntata. Imperdibile.

Monica Capuani
La repubblica delle donne

aprile 2006

L’eroina che scappò dal libro

Cosa succede se uno sceneggiatore di buon mestiere , tra un film e l’altro, tiene in esercizio la penna giocando con i classici? Un best-seller. Anzi, nel caso di Jasper Fforde, quarantenne gallese, più d’uno perché Thursday Next, la protagonista di Il caso Jane Eyre (che esce in questi giorni), torna in una serie di avventure ambientate nell’Inghilterra del 1985, dove la Goliath Corporation ha il monopolio dell’informazione, la guerra di Crimea non è ancora finita, il dodo è l’animale domestico più chic e i detective letterari vigilano sui crimini contro i libri, la merce più preziosa che c’è. E così anche la povera Jane Eyre, in camicia da notte, viene rapita dal manoscritto di Charlotte Brontë, con grande fibrillazione di tutti i suoi fans.
Come le è venuta in mente l’idea di resuscitare Jane Eyre per farle vivere un’altra vita letteraria?
Per dire "giovedì prossimo" mia mamma posponeva l’aggettivo e alle mie orecchie Thursday Next suonava come un nome tranquillamente carico di mistero. Volevo scrivere un thriller 

 

 

che avesse al centro il rapimento di Jane Eyre e ho cominciato giocando con questi due elementi, per vedere dove mi avrebbero portato.
E dove l’hanno portata?
È stato un viaggio di scoperta, perché nei classici ho trovato una lunga serie di interrogativi irrisolti. Che fine fa la continuità temporale rispetto alla ferita da pallottola vagante di Watson nei libri di Sherlock Holmes? Come si spiegano i pantaloni di Robinson Crusoe, che ha raggiunto nudo l’isola a nuoto dal relitto della sua nave ma poi si riempie le tasche di biscotti? E quell’etereo "Jane Jane Jane!" che Jane Eyre ode in lontananza, mentre Rochester desidera intensamente che torni a Thornfield? Naturalmente, per me , è Thursday a chiamarla, cambiando il finale per il meglio.
E costringendola a rimanere nel mondo dei classici…
Bé, è una cosa che adoro e visto che riesco a maneggiare solo libri fuori copyright, le mie fonti di ispirazione principali sono Jane Austen e Trollope! Ora, per esempio, sto rileggendo
Piccole donne e Ragione e Sentimento.
I suoi classici preferiti?
Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, per il nonsense di raffinatissimo livello, l’esuberanza di invenzione, la ricchezza di livelli di lettura. E Tre uomini in barca in Jerome K.Jerome.
Brunella Schisa
Il venerdì di Repubblica
aprile 2006

Hanno rapito Jane Eyre per cambiarne il finale.

A metà tra il fantasy, la fantascienza e la commedia, arriva dall' Inghilterra un romanzo pieno di colpi di scena

Immaginate un mondo in cui nelle camere d’albergo è obbligatorio tenere le opere di Shakespeare, un mondo in cui la letteratura e i libri sono il bene più prezioso. Ora immaginate che uno scienziato inventi una macchina che permette di entrare dentro i romanzi e che un cattivaccio penetri nel manoscritto di Jane Eyre e rapisca l’eroina. Immaginate che una detective, Thursday Next, sia costretta a entrare anche lei nel romanzo e si faccia aiutare da Edward Rochester, il roccioso protagonista maschile. Il resto lo lasciamo al divertimento del lettore. Jasper Fforde se ha un difetto è la troppa fantasia.

 

Signor Fforde le piacerebbe vivere nel mondo di Thursday Next?
«
Io ci vivo in quel mondo tutte le volte che racconto le avventure di Thursday, un mondo meraviglioso e semplice permeato dalla moralità e dal senso di giustizia».
Perché ha scelto Jane Eyre? Cathy di Cime tempestose o Elizabeth Bennet di Orgoglio e pregiudizio non erano più affascinanti?
«Jane Eyre è la più famosa. Chi non ha letto il libro ha visto il film. E comunque sa che Jane è una romantica eroina vittoriana. Cathy appare nel terzo libro della serie di Thursday e il secondo libro ha al centro il romanzo di Jane Austen Ragione e sentimento».
Se lei come criminale del libro Acheron Hades potesse cambiare la trama del romanzo cosa farebbe?
«Non vorrei guastare la lettura, diciamo che quando Il caso Jane Eyre comincia, il manoscritto ha un finale terribile. Jane non sposa Rochester e parte per l’India con il noioso reverendo John Rivers. Poi...»
Gabriele Romagnoli
Repubblica XL
aprile 2006

Come perdersi nei tempi paralleli fermando l'orologio...

Non ci sono più i generi, signora mia. C’è perfino chi osa combinare il fantastico con la detective story, il romanticismo con la denuncia sociale e metterci, per contorno, tutti i libri del mondo. Quel che più o meno tutti i recensori del mondo hanno detto di Jasper Fforde e del suo Il caso Jane Eyre è che avrebbe potuto essere un giallo scritto da Lewis Carroll. Quel che Fforde replicherebbe è che probabilmente lo è. Oltreché una poesia di Noam Chomsky. O la lista della spesa per i prossimi tre millenni compilata da Tacito. A un certo punto un personaggio inventa un metodo per entrare nei libri. C’è già: lo si fa aprendo una porta-copertina e varcando la soglia-pagina. Chi abita oltre entra nelle nostre vite. Esce per andare al cinema, torna. Ho vissuto più a lungo con il Sabbath di Roth che con i miei zii. Fforde racconta la mente di un qualunque lettore contemporaneo, in cui si mischiano realtà e fantasia, amanti e 
eroine, follie di grado diverso che ci rassicura incasellare parzialmente in mondi che giudichiamo irreali, ma sono lo specchio della nostra realtà. Riassumere la trama è, più che impossibile, inutile. Alla terza pagina il padre «con la faccia che ferma gli orologi» dice alla figlia (l’investigatrice letteraria Thursday Next, veterana dell’interminata guerra di Crimea):  un disco dei Beatles che lei non riconosce. Lo guarda e chiede: «Ma non si erano separati nel settanta?». «Non sempre». Ecco, per leggere Fforde bisogna accettare questo patto: il tempo è elastico, esistono canali che collegano infiniti universi paralleli, niente è più reale di quello che abbiamo immaginato. È come in quel film intitolato Essere John Malkovich, in cui John Cusack lavorava al settimo piano e mezzo (se per voi era il tredicesimo e mezzo avete visto la versione parallela) e ogni tanto era scaraventato fuori dalla mente dell’attore. Tutto è possibile. Anche avere un nemico che è il «terzo uomo più pericoloso al mondo». Non meno ridicolo di quando annunciano la cattura del numero quattro di Al Qaeda, la prima organizzazione terroristica che indossa magliette come quelle dei calciatori. E magari si fa sponsorizzare dalla Goliath Corporation. O quella è un’invenzione di Fforde? Fa differenza? (letto a Roma, mentre l’inverno non finiva, in condizioni meteoropatiche).

Scheda del libro

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