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Jasper
Fforde |
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leggi recensioni Grazia Casagrande, Wuz, maggio 2006 Mia Peluso, Tuttolibri,
maggio 2006 Tullio Avoledo, Giudizio
Universale, maggio 2006 Iaia Caputo, Flair,
maggio 2006 Il passo del cammello,
Coolclub, maggio 2006 Daniele A. Gewurz, La nota del traduttore, giugno 2006 Pino Cottogni, Corriere
della fantascienza, ottobre 2006 |
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| Gabriele Romagnoli Repubblica XL aprile 2006 Come perdersi nei tempi paralleli fermando l'orologio...Non ci sono più i generi, signora mia. C’è perfino chi osa combinare il fantastico con la detective story, il romanticismo con la denuncia sociale e metterci, per contorno, tutti i libri del mondo. Quel che più o meno tutti i recensori del mondo hanno detto di Jasper Fforde e del suo Il caso Jane Eyre è che avrebbe potuto essere un giallo scritto da Lewis Carroll. Quel che Fforde replicherebbe è che probabilmente lo è. Oltreché una poesia di Noam Chomsky. O la lista della spesa per i prossimi tre millenni compilata da Tacito. A un certo punto un personaggio inventa un metodo per entrare nei libri. C’è già: lo si fa aprendo una porta-copertina e varcando la soglia-pagina. Chi abita oltre entra nelle nostre vite. Esce per andare al cinema, torna. Ho vissuto più a lungo con il Sabbath di Roth che con i miei zii. Fforde racconta la mente di un qualunque lettore contemporaneo, in cui si mischiano realtà e fantasia, amanti e eroine, follie di grado diverso che ci rassicura incasellare parzialmente in mondi che giudichiamo irreali, ma sono lo specchio della nostra realtà. Riassumere la trama è, più che impossibile, inutile. Alla terza pagina il padre «con la faccia che ferma gli orologi» dice alla figlia (l’investigatrice letteraria Thursday Next, veterana dell’interminata guerra di Crimea): un disco dei Beatles che lei non riconosce. Lo guarda e chiede: «Ma non si erano separati nel settanta?». «Non sempre». Ecco, per leggere Fforde bisogna accettare questo patto: il tempo è elastico, esistono canali che collegano infiniti universi paralleli, niente è più reale di quello che abbiamo immaginato. È come in quel film intitolato Essere John Malkovich, in cui John Cusack lavorava al settimo piano e mezzo (se per voi era il tredicesimo e mezzo avete visto la versione parallela) e ogni tanto era scaraventato fuori dalla mente dell’attore. Tutto è possibile. Anche avere un nemico che è il «terzo uomo più pericoloso al mondo». Non meno ridicolo di quando annunciano la cattura del numero quattro di Al Qaeda, la prima organizzazione terroristica che indossa magliette come quelle dei calciatori. E magari si fa sponsorizzare dalla Goliath Corporation. O quella è un’invenzione di Fforde? Fa differenza? (letto a Roma, mentre l’inverno non finiva, in condizioni meteoropatiche). |
Brunella
Schisa Il venerdì di Repubblica aprile 2006 Hanno rapito Jane Eyre per cambiarne il finale. A metà tra il fantasy, la
fantascienza e la commedia, arriva dall' Inghilterra un romanzo pieno di
colpi di scena |
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Monica Capuani
L’eroina che scappò dal libro |
che avesse al centro il rapimento di Jane Eyre e ho cominciato giocando con questi due elementi, per vedere dove mi avrebbero portato. E dove l’hanno portata? È stato un viaggio di scoperta, perché nei classici ho trovato una lunga serie di interrogativi irrisolti. Che fine fa la continuità temporale rispetto alla ferita da pallottola vagante di Watson nei libri di Sherlock Holmes? Come si spiegano i pantaloni di Robinson Crusoe, che ha raggiunto nudo l’isola a nuoto dal relitto della sua nave ma poi si riempie le tasche di biscotti? E quell’etereo "Jane Jane Jane!" che Jane Eyre ode in lontananza, mentre Rochester desidera intensamente che torni a Thornfield? Naturalmente, per me , è Thursday a chiamarla, cambiando il finale per il meglio. E costringendola a rimanere nel mondo dei classici… Bé, è una cosa che adoro e visto che riesco a maneggiare solo libri fuori copyright, le mie fonti di ispirazione principali sono Jane Austen e Trollope! Ora, per esempio, sto rileggendo Piccole donne e Ragione e Sentimento. I suoi classici preferiti? Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, per il nonsense di raffinatissimo livello, l’esuberanza di invenzione, la ricchezza di livelli di lettura. E Tre uomini in barca in Jerome K.Jerome. |
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Tullio
Avoledo
Il Giornale aprile 2006 Jasper Fforde, il mondo capovolto dove tutti leggono Harry Potter sta ormai terminando il suo corso
di studi a Hogwarts: si avvicina il momento in cui i suoi fan entreranno in
crisi di astinenza, anche perché pare che J. K. Rowlings si sia stancata di
scrivere le avventure del maghetto. Ai futuri orfani italiani di mister Potter
si propone sin d'ora una brillante alternativa: un romanzo in cui la gente entra
ed esce dalle pagine dei libri, e il cattivo è un sinistro personaggio dotato
di poteri sovrumani e il cui nome (Acheron Hades) non va mai pronunciato. |
potere di fuoco di un mezzo corazzato, e che rischia di rompere i delicati equilibri politici mondiali e le faticose trattative di pace fra Russia e Inghilterra. La seconda è il Pdp, il Portale della Prosa, un congegno progettato e realizzato da uno zio di Thursday, che consente di entrare e uscire a piacere da un'opera letteraria. Sia la Goliath che Acheron Hades sono estremamente interessati al Pdp: la prima per scopi che si chiariranno solo negli ultimi capitoli del romanzo, il secondo perché servendosi del Portale della Prosa riuscirà a rapire Jane Eyre dalle pagine del libro di cui è protagonista. In tutto il mondo, di colpo, le ultime 200 pagine del romanzo di Charlotte Brontë diventano bianche. L'Inghilterra precipita nel panico: perché in questo mondo alternativo le opere letterarie hanno un'importanza enorme, pari a quella di televisione, calcio e cinema nostrani messi assieme. La letteratura è parte della vita di tutti i giorni, e persino della politica, in un mondo in cui i Surrealisti e i Nuovi Marlowiani si comportano come no global, e invece che i Testimoni di Geova alle porte bussano i Baconiani, per convincere i padroni di casa che le opere di Shakespeare sono state in realtà scritte dal filosofo Bacone. Il caso Jane Eyre è un romanzo irresistibile, scritto con un sense of humour che ricorda Wodehouse e Waugh, ma anche autori più recenti come Stephen Fry e il compianto Douglas Adams. L'abilità di Jasper Fforde nella costruzione delle trame e della suspense è legata alla sua esperienza di sceneggiatore cinematografico (sue sono, fra l'altro, le sceneggiature de La maschera di Zorro e di Entrapment). Quanto al fuoco di fila di invenzioni che Fforde è capace di mettere sulla carta, Dio solo sa da dove gli vengano così tante idee a raffica. È davvero incredibile che i suoi libri siano sfuggiti sinora alle case editrici italiane. D'altra parte anche in Inghilterra, narra la leggenda, Fforde aveva collezionato ben 76 rifiuti. Ma forse è un bene, perché così ora ci sono già altri cinque romanzi pronti per essere tradotti... |
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Grazia
Casagrande WUZ.it maggio 2006 1985. I libri sono al centro del mondo. C'è chi ha inventato uno strumento che permette di entrare e uscire (fisicamente!) da un'opera letteraria. Ma la scoperta cade nelle mani sbagliate. Dopo alcune avvisaglie, e la sparizione di personaggi minori, ecco la scomparsa di Jane Eyre: iniziano febbrili le indagini perché "le mode e i governi vanno e vengono, ma Jane Eyre è per sempre. La prima ad apparire in
questo straordinario romanzo è la narratrice e protagonista Thursday Next, di
professione detective letteraria, figlia di un ex colonnello della CronoGuardia,
simpatico disertore in lotta contro i burocrati dell'Ufficio per la Stabilità
Temporale. Vagabondo nel tempo "non apparteneva a nessuna epoca ma a tutte
insieme". |
Intanto in città succedono cose strane: Thursday è consultata dal professor Spoon, un docente di letteratura inglese, perché un personaggio secondario è misteriosamente sparito da un romanzo, personaggio trovato “cadavere” (sì proprio cadavere) nel bagagliaio di una macchina. Qualche mese prima poi una figura minore della Bisbetica domata (lo stagnaro ubriaco presente solo con qualche battuta nel primo atto) era stato visto vagare nelle campagne in stato confusionale, incapace di capire che si trovava fuori dal suo dramma. Insomma le barriere tra realtà e letteratura sono infrante. Ed ecco che arriva puntuale la richiesta di riscatto, la consegna del denaro avviene in uno scenario da film con aerei, sparatorie e inseguimenti. Ma Acheron, che ne esce sconfitto, inizia col distruggere il manoscritto rubato e prosegue architettando un altro più sconvolgente rapimento: quello del manoscritto di Jane Eyre. Bisogna salvare quella ragazza, la dolce protagonista del romanzo di Charlotte Brontë, a tutti i costi, perché "le mode e i governi vanno e vengono, ma Jane Eyre è per sempre". Divertente, scoppiettante, appassionante come un vero giallo, curioso per la sua aria da romanzo di fantascienza, collocato in un recente passato piuttosto che in un lontano futuro, molto cinematografico in certe scene, e molto letterario in altri passaggi. Vero contrappasso al Bradbury di Fahrenheit 451: qui il libro è il bene più prezioso da conservare gelosamente, là il pericolo da eliminare. Ma interessante è anche il tema della guerra. Falchi e colombe contrapposti: chi dichiara che i "nostri morti" sarebbero caduti invano se non si proseguisse la guerra ad oltranza, e chi invece giudica che sia più responsabile non provocarne altri. Un messaggio neppure troppo nascosto lanciato dall'autore nel 2001, anno in cui il libro è uscito in Inghilterra, e giunto in Italia oggi quando il dibattito sulla guerra è apertissimo. Un'ultima notazione. Fforde ha nel suo immaginario tanto cinema, e si nota, ed è stato davvero premonitore mettendo tra le tante fantascientifiche invenzioni quella che cancella selettivamente i ricordi dolorosi: come non pensare al geniale Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry? Uno scoppiettante romanzo, un successo internazionale, la dimostrazione che per far riflettere non è necessario annoiare.
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Mia
Peluso TuttoLibri maggio 2006 Se riuscite a divertirvi rimbalzando su un
avvolgente materasso elastico e resistere stoicamente alle vertigini, Il
caso Jane Eyre di Jasper Fforde è il libro per voi. Lo troverete certo
ricco di fascino e godrete a navigare tra miriadi di John Milton, William Blake,
Samuel Coleridge, Percy B. Shelley, Wordsworth and Keats, iscrivendo il vostro
nome, tondo tondo, in mezzo a siffatta meraviglia. Se poi vi ritrovate, a Londra
o in qualsiasi angolo della Terra, circondati da una folla urlante ma pacifica
che brandisce volumi con blocchi di pagine bianche, tenete a mente che qualcuno
ha appena rubato parte dell’originale e, cattiveria somma, proprio i capitoli
finali |
Trova però una degna avversaria nella protagonista dal nome robinsoniano di Thursday Next ("Giovedì prossimo"), detective dell’OPS-27 con licenza di uccidere, addestrata alla scoperta e all’eliminazione dei delitti letterari: una giovane donna dal piglio alla Nancy Drew e una grinta sacrificale alla Giovanna d’Arco. A sprazzi accompagnata dal mitico dodo caro ad Alice, l’agente Next entra ed esce dal tempo, percorrendo l’angusto spazio geografico tra la cittadina natale di Swindon e Londra e l’ampio spazio temporale di due secoli, sullo sfondo di un interminabile guerra di Crimea. Un tempo innamorati, Acheron e Thursday si affrontano senza esclusione di colpi con una mitragliata di trovate da perderci il senno oltre che la testa. Accade che, sulla scia della caccia al Martin Chuzzlewit dickensiano, trafugato dal turpe Hades, Next venga salvata da un tarchiato e prestante, irresistibile oggetto di tanti amori di lettrici appassionate: Edward Fairfax Rochester, signore di Thornfield. Alla piccola e impavida protagonista era toccato in sorte in precedenza di migliorare la storia di Jane Eyre – entrando bambina nella famosa scena in cui Rochester appare a cavallo e frana rovinosamente ai piedi di Jane – per aver destato la scodinzolante curiosità del di lui cane Pilot, già sdegnato per la sua troppo piccola parte nel romanzo. Ma proprio grazie a questo nuovo incontro e agli altri che seguiranno abbiamo il finale che tutti conosciamo. Se non ci fosse stato, addio grande amore. Jane avrebbe accolto l’abbraccio dell’arido cugino missionario, troppo assorto a frenare le proprie deplorevoli pulsioni erotiche, votandosi a un matrimonio bianco e a una vita da vergine socialmente affermata ma sterile d’amore, tanto consona allo spirito di Charlotte Brontë. Ma perché mai Thursday Next s’è fermata a trenta e non ha fatto trentuno, restituendo non solo Rochester a Jane , ma lasciandolo integro e fascinoso come al loro primo incontro? |
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Renzo
S. Crivelli Il sole 24 ore maggio 2006 Hanno rapito "Jane Eyre" Siamo nel 1985, un anno dopo la fatidica data
"fantapolitica" di Orwell. Ma anche se gli scenari non sono molto
diversi da quelli reali, l’Inghilterra descritta da Jasper Fforde nel suo
straordinario thriller Il caso Jane Eyre
è in preda a una frenesia storico-letteraria che appassiona le masse. Di
chi si tratta? Beh, a fronte di una sorta di guerra fredda in Crimea dove, dopo
131 anni di combattimenti, si sta perpetuando un tragico braccio di ferro fra le
potenze occidentali e la Russia, apprendiamo che il mondo è stregato dalla…
letteratura e dall’arte; che folle di lettori si infervorano per i grandi
romanzi della tradizione, tra cui Martin Chuzzlewit di Dickens e Jane Eyre di
Charlotte Brontë; che stormi di seguaci di Bacon (sorta di "testimoni di
Geova" sempre in cerca di proseliti porta a porta) divulgano con
insopportabile insitenza il loro credo letterario, per cui fu il grande filosofo
inglese il vero autore dei drammi di Shakespeare; che la sicurezza sociale è in
pericolo, dato che avvengono spesso delitti e aggressioni ingiustificati, come l’accoltellamento
di un surrealista da parte di fanatici impressionisti.
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che permette di "entrare" nel tempo narrativo dei romanzi e di prendervi parte, contribuendo alla loro "riscrittura". La sua decisione di rubare il manoscritto di Jane Eyre per poi chiedere il pagamento di un riscatto affinché non venga manipolato sta alla base del romanzo di Fforde, e dà l’avvio a una serie incredibile di avventure che lasciano senza fiato il lettore. In questo Il caso Jane Eyre mostra tutta la sua originalità immergendoci come in un gioco filmico suggestivo, tra le pagine della Brontë a condividere persino i dialoghi fra Rochester e la giovane istitutrice. Ovviamente non va svelato il finale; basti solo dire, a tal proposito, che la scena clou è data dal cattivo Acheron inseguito sul tetto di Thornfield in fiamme da un’assatanata Bertha (la moglie pazza di Rochester). Ma quel che conta, in questo romanzo "sovversivo" e denso di riferimenti letterari, è l’artifizio, assolutamente accattivante, d’una "vera" versione del capolavoro bronteiano in cui Jane Eyre a malincuore va in India col reverendo St. John Rivers "contraffatta artatamente con quella in cui lei e lo sfortunato Rochester si sposano felici e contenti. Il che suona come un’irresistibile ribaltamento, dato che nell’opera originale effettivamente c’è un lieto fine. Insomma, Fforde riesce persino a convincerci che le cose sono andate come lui ha previsto: cioè che il Detective Letterario da lui inventato ha davvero influito sulla mano della grande Charlotte nella stesura del suo romanzo. In tempi di riscritture di opere famose (dal Robinson Crusoe di Defoe al Foe di Coetzee, da Jane Eyre della Brontë a Wide Sargasso Sea di Jean Rhys, in cui, in una prospettiva post-coloniale, si dà voce alla stessa Bertha, la moglie creola impazzita e custodita tra le mura di Thornfield) "questo romanzo di Fforde compie un curioso ampliamento delle coordinate della "rilettura" letteraria: torna infatti, al passato per proiettarsi sul futuro. "Fantapassato": ecco un genere da riclassificare al più presto alla luce del nuovo filone en travesti. |
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Tullio
Avoledo Giudizio Universale maggio 2006 Amiche e amici, concittadini, prestatemi
orecchio: regalatevi la prima vacanza intelligente dell’estate leggendo Il
caso Jane Eyre di Jasper Fforde, un libro così perfetto da aver
collezionato 76 rifiuti da parte degli editori inglesi che l’avevano avuto in
lettura. Questo ovviamente prima che diventasse un caso letterario, con
centinaia di migliaia di copie vendute, premi a go-go e un posto fisso nelle
classifiche inglesi e americane dei best-seller. |
Hades comincia
con il rapimento e l’uccisione di un personaggio di un romanzo di
Dickens, per tentare poi il colpo gobbo strappando alle pagine di un
romanzo addirittura la sua protagonista, Jane Eyre. Ma Acheron Hades non
è l’unico cattivo contro cui Thursday dovrà battersi: c’è anche la
terribile Goliath Corporation, una multinazionale al cui confronto la
Halliburton è un’opera pia. Non sarà facile, per Thursday Next,
restituire Jane Eyre alle pagine cui appartiene: forse poteva riuscirci
solo con l’aiuto di Jasper Fforde, brillante sceneggiatore di film di
consumo ma non banali come Entrapment e Il segno di Zorro.I
dialoghi di questo libro sono infatti assolutamente perfetti , come
perfetta è la costruzione della trama. È una gioia che nessun editore
italiano si sia finora accorto di lui: ora potremo goderci come se fossero
nuovi di zecca gli altri tre libri della serie Thursday Next e i due della
nuova serie "Nursery Crime". Non c’è il rischio di crisi d’astinenza.
Il fatto è che non c’è modo di mettere il naso in un romanzo di Fforde
e di volerne uscire, PDP o non PDP. Si ha voglia, insomma, di restare lì,
nel mondo creato dall’autore. Non a caso il suo secondo romanzo s’intitola
Lost in a Good Book. Quello inventato da Fforde è un universo alternativo che ricorda da un lato le invenzioni narrative di scrittori come Jack Womack ed Andrew Crumey, mentre dall’altro rivisita e rinnova temi e stili di autori come Bram Stoker, Charles Dickens e Woodehouse, con una spruzzata del compianto Douglas Adams e un leggero retrogusto di classici hard-boiled americani. È semplicemente impossibile definire il "genere" di questo libro, che ingloba elementi narrativi diversissimi, dalla fantascienza al poliziesco al romanzo horror, fondendoli in modo perfetto. Per riprendere un gioco in voga anni fa, riuscirebbe più facile dire "cosa sarebbe questo romanzo se…" Se avete mai invidiato i vostri figli o nipoti vedendoli immersi nella lettura di un libro di Harry potter, gli occhi strabuzzati e la lingua penzoloni con la bava che cola sulle pagine, beh, adesso avete l’occasione di stupirli con gli effetti speciali di questo libro. Aprite il Portale della Prosa, tuffatevi fra le pagine de Il caso Jane Eyre e da lì fate le boccacce ai piccoli fan del maghetto di Hogwarts. Oppure invitateli a entrare anche loro, quando si saranno stufati di abitare nei libri della Rowling. Entrate, c’è posto per tutti. Allacciamo le cinture. Bon voyage.
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Iaia
Caputo Flair maggio 2006 Immaginate un 1985 nel quale la guerra di
Crimea dura da 130 anni, il giocattolo di grido di nome dodo è un animale
domestico che si clona in casa e il tempo tende a flettersi. In questo scenario
surreale , i libri sono diventati il bene più prezioso e milioni di delitti si
commettono per il loro possesso; dunque non ci si stupirà nello scoprire che la
nostra eroina, la giovane detective letteraria Thursday Next, quando era bambina
è scivolata dentro un romanzo e che ha raccontato l'accaduto allo zio
Mycroft. Il
quale, affascinato dall'elasticità del tempo e dello spazio, trova il
modo di entrare e uscire da un'opera letteraria. |
Cristina
De Stefano Elle luglio 2006 Siamo in un 1985 dove la guerra di Crimea va
avanti da 130 anni, dove qualcuno ha imparato a viaggiare nel tempo e anche
nelle trame dei libri e la polizia ha creato un corpo di cronoguardie per
minimizzare i disastri.
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Daniele
A. Gewurz La Nota del Traduttore giugno 2006 Jasper Fforde è un tecnico dell'industria
cinematografica (si occupava della messa a fuoco della cinepresa) che dopo una
serie di rifiuti è riuscito a pubblicare i suoi romanzi e a ottenere un grande
successo, tanto da avere ora un seguito di appassionati che seguono le novità
del suo sito web http://www.jasperfforde.com
e si dilettano persino di scrivere apocrifi sui suoi personaggi. |
che deve non lasciarseli sfuggire (o lasciarsene sfuggire
meno possibile) e poi trovare il modo per renderli riconoscibili e
godibili al lettore italiano, che potrebbe avere meno dimestichezza di
quello inglese con Wordsworth o Charlotte Brontë. |
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Pino
Cottogni Corriere della Fantascienza ottobre 2006 Lo spiega molto bene lo scrittore Jasper
Fforde nel suo bel romanzo Il caso Jane
Eyre ormai in libreria da vari mesi. L’autore, nato a Londra nel 1961,
ha lavorato come tecnico dell’industria cinematografica, ma la sua passione
era scrivere e come tanti, per il suo primo manoscritto ha collezionato una
serie impressionante di rifiuti fino a trovare un editore disposto a rischiare
su di un esordiente. In ogni caso il successo è stato enorme. |
I crimini letterari sono un
reato diffuso e temuto, in questa strana Inghilterra alternativa in cui
anziché edizioni di libri rari, o si spacciano versioni apocrife
dei drammi di Shakespeare. Thursday, con un padre che appare e scompare
dai suoi viaggi in universi paralleli, viene catapultata in un vortice di
avventure ancor più strabilianti dall’incredibile creazione di suo zio
Mycroft (scienziato che ha già al suo attivo invenzioni come i tarli
bibliofili, l’olfattoscopio e il salvaschermo retinico); il PDP, il
Portale della Prosa, un congegno che permette di entrare e uscire da
un’opera letteraria. È proprio usando il PDP che il cattivo di turno
Acheron Hades, attacca e minaccia il patrimonio letterario. |
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Fabio
Zucchella Pulp Libri novembre/dicembre 2006 Strana Inghilterra, quella de Il caso Jane Eyre, il primo romanzo di Jasper Fforde pubblicato in Italia (da Marcos y Marcos): qualcuno ha trafugato il manoscritto originale del Martin Chuzzlewit dickensiano, vi è entrato e ha fatto sparire un personaggio minore, alterando quindi tutte le copie esistenti del libro. Della faccenda si sta occupando Thursday Next, Detective Letteraria in un’Inghilterra alternativa del 1985, in cui il Galles è una repubblica sovietica, la guerra di Crimea non si è ancora conclusa e i viaggi nel tempo sono cosa di tutti i giorni. Inevitabilmente gli indizi conducono ad Acheron Hades, il nemico pubblico numero uno, il superlatitante che infine ruba il manoscritto di Jane Eyre di Charlotte Bronte, addirittura rapisce la povera Jane e chiede un enorme riscatto, provocando una crisi nazionale. Sappiamo che nel tempo libero Jasper Fforde scorrazza per i cieli del nativo Galles con un biplano DeHavilland del 1937, e ci piace pensare che le sue traiettorie aeree rispecchino un po’ i ghirigori bislacchi e serissimi de Il caso Jane Eyre, ucronia farcita di vertiginose scorribande nello spazio-tempo letterario, raffiche di citazioni e giochi di parole in cui l’autore riesce sempre a evitare la strizzatina d’occhio corriva, confermandosi degno erede di quella scuola tipicamente British che almeno da Lewis Carroll, passando per Douglas Adams e Monty Python, fa del gioco e del paradosso uno strumento insostituibile per decifrare e raccontare il mondo. O almeno per provarci. Le piacerebbe vivere nel mondo di Thursday Next? Bah, a me pare di viverci già, in un mondo come il suo... Comunque, sì, credo proprio di sì, perché penso che sia davvero eccitante, pieno di possibilità, di cose meravigliose e fantastiche... Ma ciò che mi piace maggiormente è che, nonostante sia un mondo fantastico, nessuno pensa che lo sia: i personaggi del romanzo lo considerano totalmente normale, i viaggi nel tempo sono una routine quasi banale. E questo, naturalmente, sta a significare che noi viviamo in un mondo veramente incredibile, eppure lo consideriamo ordinario e quasi irrilevante, dando per scontate un sacco di cose... C’è un’espressione nel suo romanzo che ricorre spesso, quella del “tempo scardinato” (meglio ancora sarebbe “fuor di sesto”), presa dall’Amleto shakespereano – come pure dell’omonimo romanzo di Philip Dick... Mmmm...devo confessare di non aver letto quel romanzo di Dick, ad ogni modo penso che l’espressione time out of joint (Tempo fuor di sesto – ndr.) sia un titolo perfetto per un libro. Sa, spesso mi chiedono dove siano le mie fonti di ispirazione letteraria, e io rispondo sempre: dovunque. Che piaccia o meno, consapevolmente o no, ogni giorno della nostra vita noi usiamo frasi di Shakespeare, ad esempio, e quasi sempre senza neppure accorgercene. Tutti gli scrittori hanno un debito di gratitudine nei confronti di quelli che li hanno preceduti, e anche se, poniamo, un autore non ha mai letto dei classici americani come Philip Dick o Kurt Vonnegut, i suoi libri sono certamente influenzati da essi. Perché hanno un’importanza che trascende il valore dei libri in sé, perché hanno contribuito a formare in modo decisivo una sorta di inconscio collettivo della cultura popolare, che a sua volta ha plasmato tutti noi, il nostro modo di pensare... Nel romanzo lei parla esplicitamente delle barriere tra realtà e finzione che stanno diventando sempre più cedevoli... Per molti anni gli scrittori hanno detto che non è possibile descrivere la realtà perché nessuno ci crederebbe, che la realtà è ben più bizzarra di ciò che potremmo mai inventarci. I mondi degli scrittori sono immaginari e le persone sanno che non sono nulla di reale, ma solo costrutti logici. Io definirei il mondo in cui viviamo come post-satirico. Se scrivi qualcosa di satirico tu parli delle situazioni più ridicole e irreali. E più scrivi e più ti accorgi che non è più possibile fare satira, perchè perfino le cose più assurde e ridicole si stanno avverando. Dieci anni fa scrivere di “reality tv” sarebbe stato satira, adesso invece è realtà. E allora ti chiedi: cosa posso scrivere di satirico senza correre il rischio che prima o poi si avveri? Perché mi sembra che il mondo stia diventando sempre più pazzesco, e quindi se decidi di scrivere qualcosa di fantastico devi stare estremamente attento, perchè non si sa mai cosa potrebbe riservarci la realtà dei fatti... Mi sembra che l’idea del tempo sia basilare... Direi di sì. Ma, ad esempio, il modo in cui uso l’idea del viaggio del tempo non è certo convenzionale. |
Se oggigiorno vuoi scrivere un libro sul viaggio del tempo tu devi usare una sorta di “grammatica” predefinita, e che si potrebbe riassumere con l’espressione back to the future, ritorno al futuro: se viaggi all’indietro nel tempo e cambi delle cose, quando poi torni al presente tutto è diverso. Per come la vedo io, invece, il tempo è qualcosa di elastico. Se tu torni indietro nel tempo e tuo padre viene ucciso, tu però esisti ancora, perché il tempo ha in sé una sorta di impermeabilità naturale nei confronti del cambiamento. Può essere che tuo padre non esista più, ma tu sì. Il viaggio del tempo è pieno di paradossi inspiegabili, quindi deve essere bizzarro, strano, imprevedibile. In sostanza io dico: ok, se questa è la regola, io invece la voglio stravolgere, voglio metterne in discussione i meccanismi. Se lei fosse Thursday Next che libro le piacerebbe cambiare? Be’, entrerei in Aspettando Godot e andrei a beccarlo. Lo trascinerei sulla scena e direi: “eccolo qua Godot”, così la rappresentazione potrebbe terminare e finalmente tutti se ne andrebbero a casa. Perché è tutto, ahem, così noioso... Quando Thursday Next cambia la trama di Jane Eyre, da un certo punto di vista cambia anche il corso della storia... Sì, Thursday riesce a cambiare il corso del romanzo, ma questo porterà un mare di guai: nel secondo libro della serie lei viene accusata di una “fiction infraction”, il che significa appunto che sei entrato in un libro e l’hai cambiato, e questo non è permesso. Quindi lei deve subire un processo, che – ovviamente – rimanda a quello di Kafka, e che per forza di cose si svolge all’interno dei libri. Quindi, letteralmente, Thursday entra nel Processo di Kafka e termina davanti ai giudici, che sono il Re e la Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie... Siccome è colpevole di aver commesso un crimine all’interno di un libro, deve essere processata e giudicata all’interno di altri libri... Nel mondo di Thursday Next la letteratura è un bene preziosissimo e rispettato. Cos’è, una pia illusione o soltanto l’ennesimo sberleffo ironico? Be’, un po’ tutt’e due le cose... Ne Il caso Jane Eyre tutti sono più acculturati, hanno letto molti più libri e capiscono di più la letteratura. Il che, insomma, non mi pare poi così male... Tuttavia questo non significa che quel mondo, ad esempio, sia meno violento del nostro. Le persone non sono migliori, soltanto più istruite. Perché comunque i criminali ci sono sempre, la gente combatte una guerra. Quindi, anche se sei in grado di citare Shakespeare il quadro generale delle cose non cambia affatto... Secondo lei chi sarebbe il miglior regista di un film tratto da un suo libro? Io! Non ne ho il minimo dubbio. Perché io ho scritto tutto il materiale di base e so perfettamente com’è il mondo di Thursday: un po’ malandato e frusto, dove la gente guida vecchie auto anni Cinquanta, ci sono i dirigibili, pochissime costruzioni moderniste... Ho lavorato per vent’anni nell’industria cinematografica, facendo di tutto, dal cameraman al soggettista, per cui so come si fa un film... Mi chiedono continuamente di vendere i diritti cinematografici dei miei libri, ma io non voglio farlo. Forse tra cinque, dieci anni realizzerò un film, ma non prima. Domanda ovvia: perché Jane Eyre? E risposta ovvia: innanzitutto perché è sempre stato uno dei miei libri preferiti, e poi perché lei è una meravigliosa eroina. E poi trovo che sia più divertente scrivere delle ragazze... Scherzi a parte, il punto cruciale non sono i classici letterari, ma la percezione dei classici letterari. Che in genere – parlo per noi inglesi, ma temo proprio che sia così anche da voi – sono visti come qualcosa di barboso, accademico, che non diverte, che non ti fa ridere. Shakespeare è sempre un argomento moooolto serio, mica ci si può scherzare sopra. E invece io ho voluto divertirmi, ma fondamentalmente restando fedele allo spirito originario dell’opera. Jane Eyre è un grande romanzo, e poi è anche molto conosciuto: anche se non l’hai letto o non hai visto i film tratti da esso, sai che Jane Eyre è un personaggio di una storia vittoriana melodrammatica, è un classico ed è qualcosa di serio. E poi, ovviamente, è di dominio pubblico, così sapevo che non avrei avuto problemi di copyright... Fondamentalmente mi diverto a scherzare su cose di cui di solito non si scherza, perché sono convinto che l’irriverenza sia davvero salutare. |