Ángeles caso 

Controvento

 

leggi

Sivia Caristi, Excursus.org, settembre 2010
Alessandro Beretta,
Flair, settembre 2010
Andrea Corrado, Gioia, agosto 2010

Chiara Pieri,
ilrecensore.com, agosto 2010
Cristiana Ceci,
Grazia, agosto 2010 p.1 p. 2

Federico Chiara,
Vogue, agosto 2010
Silvia Del Ciondolo, Pulp, luglio/agosto 2010

Eva Kent, martelive.it, luglio 2010
Barbara Caffi, La Provincia - Più libri, luglio 2010
Fulvio Panzeri,
Avvenire, luglio 2010
Grabriella Grasso,
Cosmopolitan, luglio 2010
Bruno Arpaia, Il Sole 24 Ore - Domenica, giugno 2010
Orietta Possanza,
Left, giugno 2010 p.1 p.2 - intervista

Brunella Schisa, Il Venerdì di Repubblica, giugno 2010 - intervista
Caw, Apcom, giugno 2010
Marina D'Incerti, Donna Moderna, giugno 2010

Grazia Casagrande,
Wuz.it, giugno 2010 

L'Unità, giugno 2010 -
anticipazione p.1
p.2
Carlo Mazza Galanti,
D-La Repubblica, giugno 2010

Marta Cervino,
Marie Claire, giugno 2010



pareri dei lettori:

Francesca Marica, luglio 2010
Chiara Biondini, cabaretbisanzio.com, giugno 2010
Nicola, ibs.it, giugno 2010
Carmen, ibs.it, giugno 2010
Cri, ibs.it, luglio 2010


ascolta

Ascolta un brano tratto da Controvento letto da Tina Venturi

 

  Radio Popolare, Babel, intervista a Ángeles Caso 
Radio3 Rai, Fahrenheit, intervista a Ángeles Caso
parte 1
parte 2

  

guarda 

Iris, Ti racconto un libro, intervista a Ángeles Caso
(a partire dal minuto 15')

Assaggi letterari
, recensione di Controvento
(a partire dal minuto 2')


scarica la locandina


Silvia Del Ciondolo
Pulp

luglio/agosto

Questa settimana ho letto su un muro, qui a Milano: Italiani, siete tutti tristi. Era la risposta, credo, ad una frase razzista. Più volte, leggendo questo libro, ho focalizzato che forse la caratteristica che ci distingue di più da una gran parte degli stranieri che abitano in Italia è esattamente questo. Noi, generalmente, sembriamo proprio più tristi di loro. Il che, forse, significa che sono più forti di noi. Noi che non siamo abituati alle privazioni, al disprezzo, alle rinunce, quelle vere. Non poter andare a scuola, doversela cavare da soli fin da bambini, avere come unica aspirazione la sopravvivenza. E, nonostante tutto, andare avanti, flessibili e resistenti, armati di bombe di coraggio.

Così è São, la protagonista capoverdiana di Controvento, e così sono tutte le toccate dalla penna magica di Ángeles Caso, vincitrice del ricchissimo premio Planeta. Le molte storie di donne narrate si dipanano come fili dallo stesso gomitolo, nascono tutte dallo stesso bisogno di gettare luce su ritratti di eroine nascoste, dalla distanza, dall’indifferenza. Ogni vita cresce nel racconto di quella che la precede, l’una germoglia all’altra e tutte insieme danno voce alle vicende di São, romanzo corale.

 





Si inizia con la storia della narratrice, in Europa. Sulla sua infanzia troneggia uno strato di gelo che devasta la sua capacità di essere felice. Un padre rigido e anaffettivo, una madre spenta dal carattere di ghiaccio del marito. In un momento cupo della sua vita entra in scena São, che la travolgerà con la forza delle sue scelte e la semplicità del suo movente: cercare di sopravvivere al meglio. Conosciamo poi Jovita, che da bambina aveva il compito di chiudere gli occhi a tutti i morti del villaggio, e che si era convinta che la gente scegliesse il momento in cui morire. Donna Natercia, invece, era la masetra di Queimada, che sapeva bene che la compassione è un sentimento pervasivo quanto inutile. E poi ci sono Benvinda, la donna immune all’infelicità, Liliana e Zenaida. Ma nulla sarebbero queste storie se non fossero raccontate come Ángeles ha saputo fare. La sua scrittura è ricca, trasuda profondità e spessore, grande capacità di sviluppo dei pensieri in immagini magnifiche ed evocative. Non capita spesso di imbattersi in una densità tale di piani e significati, che rimangono appiccicati agli occhi e alla memoria.

In vacanza, quest’anno, fate un viaggio un po’ più lungo e cercate di andare davvero, per una volta, Controvento.

 

Cristiana Ceci
Grazia
agosto 2010-08-1

Che fortuna avere un’amica africana

Quando, per il suo ultimo romanzo Controvento, la scrittrice Àngeles Caso ha vinto in Spagna il Premio Planeta, non ha avuto dubbi: ha diviso con São il compenso del ricchissimo e prestigioso riconoscimento letterario. São, la protagonista del romanzo (in libreria, nell’edizione italiana, per Marcos y Marcos), è una donna capoverdiana reale, come, del resto, tutta la sua storia narrata dalla Caso. Le due donne si sono conosciute nel periodo in cui São faceva la babysitter alla figlia di Àngeles. Ed era una migrante come tante, che rema controvento per superare le difficoltà: una madre inesistente, le violenze da parte degli uomini, il volo da Capo Verde verso Lisbona e poi Madrid, con i conseguenti traumi dell’integrazione. Ma è forte, saggia, e alla fine vince la sua sfida più importante, riportandosi a casa il bambino rapito dal padre, in quelle ultime pagine in cui si piange per commozione e solidarietà femminile. Una lezione per tutte noi, ed è proprio di questo che l’autrice – che sarà al Festival della letteratura di Mantova il 9 settembre – vuole parlarci.

São e le altre migranti nel libro sembrano dotate di un’energia inesauribile, mente le occidentali appaiono invischiate nelle nevrosi. Che cosa dobbiamo imparare da loro? 

«Innanzitutto possiamo prendere consapevolezza che siamo oramai viziate dal benessere materiale, abbiamo tutto – medici, scuole, cibo – senza che neanche ce ne rendiamo conto. E in questo tutto, abbiamo esaurito la nostra spinta vitale, siamo stanche, vecchie in un vecchio continente. Le migranti non hanno niente, eppure si portano dietro valori veri che attraverso di loro possiamo ritrovare: il rispetto per gli anziani, la solidarietà e una buona dose di modestia».

Non è semplice entrare in contatto diretto con queste donne. Davvero crede che si possa diventare amiche, alla pari e senza pietismo?

«Certo che si può, io stessa ho amiche vere, autentiche, tante capoverdiane e africane, fra cui São naturalmente, che verrà anche con me a promuovere il libro a Lisbona, dove abita ora. Basta guardarle e vederle davvero, quando arrivano da noi per badare ai nostri figli e anziani. Basta ascoltarle con il cuore: prendersi il tempo di un caffè, di una passeggiata e lasciare che raccontino. Osserviamole con attenzione e perderemo il gusto della lamentela. Perché alla fine potremo perfino scoprire che saranno loro ad aiutare noi».







Una fra le tante barriere culturali che ci divide è la nostra incapacità di capire come possano lasciare i figli nel loro paese per venire a curare i nostri...

«Ho una figlia e la metto fra le priorità della mia vita, insieme alla letteratura, quindi posso capire lo strappo che implica la separazione forzata. È qualcosa di crudele. Ma non dobbiamo pensare che lo facciano a cuor sereno, al contrario ne soffrono terribilmente. Non emigrano nonostante i figli, emigrano per loro, e ci vuole grande coraggio. Non dobbiamo arrogarci il diritto di giudicarle. Una cosa, invece, possiamo farla, concretamente: accoglierle nelle nostre case con i loro bambini. Per me è stata un’esperienza bellissima: una tata peruviana di mia figlia ha vissuto con noi insieme alla sua bambina piccola, che alla fine mi chiamava mamma».

Lei tocca anche il tema delle violenze domestiche. Le sta molto a cuore?

«Sì, anche perché in Spagna, come in Italia, il fenomeno ha avuto un’impennata in questi ultimi anni. I nostri uomini lo fanno per debolezza, per senso di inadeguatezza verso donne che diventano sempre più autonome e toste. Gli uomini africano invece, lo fanno per tradizione. E allora, insieme, dobbiamo lottare contro tutto questo e far capire alle migranti che nei nostri Paesi sono tutelate dalla legge. Qui possono imparare il valore dei diritti e della legalità».

Che cosa si augura per tutte loro in futuro?

«Una vita migliore di quella delle loro madri. La seconda generazione di migranti sta studiando e spero che avrà accesso alle professioni alte. E mi auguro che possano nascere tante scrittrici; questa volta sono stata io a prestare la voce a una di loro, che mi ha regalato una storia bellissima, ma in futuro spero che lo facciano in prima persona. Non più mute».

Barbara Caffi
La Provincia - Più Libri

luglio 2010

Le avventure di São dall’Africa a Madrid

Da ragazzina voleva fare il dottore per evitare che i bambini morissero per mancanza di cure e medicine. São non ce l’ha fatta a studiare, ma ha lasciato il suo villaggio a Capoverde ed è arrivata infine a Madrid e le opportunità che lei non ha avuto le avranno forse i suoi figli. Àngeles Caso racconta in Controvento – romanzo che in Spagna le è valso il prestigioso Premio Planeta – la storia vera di una donna coraggiosa, che ha saputo fronteggiare le avversità della vita. 

 

 

 

 

L’abbandono da parte della madre, l’infanzia poverissima, la decisione di raggiungere l’Europa, la vita da clandestina, il matrimonio con un uomo che si rivela violento: São riesce a superare tutto affidandosi alle proprie forze e grazie a una rete di solidarietà femminile – amiche africane ed europee, cognate, datrici di lavoro – pronta ad attivarsi cin grande altruismo. Una storia vera che sa commuovere.

Fulvio Panzeri
Avvenire
luglio 2010

Dalla Spagna, Angeles Caso: il destino di un'immigrata

Ci sono romanzi che rappresentano, attraverso la storia che raccontano, uno spazio etico di riflessione che può aiutare a riflettere sui “luoghi comuni” della nostra indifferenza culturale. Uno di questi è Controvento, ultimo bestseller che arriva dalla Spagna, un romanzo forte, intenso, che racconta il coraggio delle donne, la loro volontà anche nello sconfiggere quel senso di sperdutezza che possono causare i sogni quando quando sono infranti. Ángeles Caso, l’autrice di questo romanzo, che è stato nel suo paese il caso letterario dello scorso anno, coronato dal premio Planeta, il più ricco al mondo, dopo il Nobel, premio meritatissimo, sceglie di raccontare proprio questi «maledetti sogni che ci fanno credere che il mondo possa essere un luogo luminoso, lo spazio accogliente dove trascorrere un’esistenza serena e giusta, in cui si riceve quando si dà, in cui ogni sforzo è ricompensato e orni lotta per esaudire un desiderio sfocia in uno splendido finale vittorioso». La donna protagonista di questo romanzo si chiama São, viene da lontano, dall’isola di Capo Verde, al largo della costa africana, con il patrimonio di cultura collettiva che viene dalla terra, ma anche con tanta violenza che le donne devono subire e una miseria da far spavento. São ha sogni grandi, importanti, soprattutto quello di studiare, i diventare medico, di poter essere d’aiuto a chi soffre Sarà lei a dover patire esperienza terribili in questo suo viaggio verso un’altra felicità in Europa, a Lisbona e poi a Madrid, dove arriva, credendo di essere al sicuro rispetto a ciò che ha lasciato nella sua isola. Non possiamo raccontare tutta la storia di São che è piena di imprevisti, di violenza, di amori che illudono e feriscono non solo il cuore, ma anche la propria dignità di donna e di madre, in un’odissea dove bisogna continuamente fuggire dalle insidie, quasi che il sogno di un frammento di felicità fosse una cosa impossibile da afferrare. 

 








La Ángeles ci racconta una storia che ha conosciuto bene, perché, pur se mediata dalla finzione letteraria, nasce dai racconti della babysitter della figlia, che è diventata una sua amica. Sai che dopo aver letto la sua avventura umana e quella di altre donne come Jovita, Natercia, Benvida, alcuna emigrate anch’esse, altre rimaste in patria, è stato come se per la prima volta qualcuno si fermasse per ascoltarla. E soprattutto per capire che se la vita si è accanita su di lei, anche nei momenti più duri ha sempre trovato il coraggio di riprendere in mano la propria esistenza, di resistere e di ricominciare: un esempio per il nostro Occidente così indebolito nelle anime e nei pensieri. Qui interviene l’aspetto etico di questo romanzo, tradotto al meglio, con una scrittura che mette in luce con lucidità quel senso di “resistenza continua” e quella “meditazione”  sull’imprevedibilità dei destini, da Claudia Tarolo. Infatti la Caso dice che la stringente attualità di questi racconti l’hanno spinta a farli diventare un romanzo, in quanto «gli immigrati fanno parte della nostra vita, ma sappiamo troppo poco della loro esistenza». È questo un libro oggi necessario che stabilisce quel filo diretto che lega donne e donne, uomini e uomini, in una comune ascendenza: ognuno ha una propria storia, ognuno ha una sua individualità. Da occidentali, generalmente, giudichiamo gli immigrati, forse è il caso di stare ad ascoltare i loro racconti, la loro disperazione, la forza di cui hanno investito la loro anima, per dissipare quel dubbio di cui parla il romanzo: «Non ho mai capito se sia più dura non raggiungere mai la felicità o conoscerla per un momento e poi perderla».

Gabriella Grasso
Cosmopolitan

luglio 2010

Un libro superpremiato in Spagna. Una giovane donna lascia la sua isola africana per cercare fortuna in Europa. Questa è la sua storia: fatta di coraggio, straordinaria forza interiore e del potere salvifico delle amicizie al femminile.

 

Marta Cervino
Marie Claire

giugno 2010

São è una ragazza coraggiosa che vuole diventare medico dopo il suo amico Renée è morto perché i suoi genitori non avevano i soldi per curarlo. Sogna l’Italia e fa di tutto per arrivarci. La sua vita si intreccia con quella di Jovita, Natercia, Benvida... Se pensate che siano le solite donne che amano troppo, tenete presente che questa è una storia vera. Scritta in un modo che pare musica.

Bruno Arpaia
Domenica - Il Sole 24 Ore

giugno 2010

Le due Ángela del Planeta

Dopo il Nobel, il premio Planeta è sicuramente il riconoscimento più ambito dagli autori che scrivono in spagnolo. Questioni di prestigio, certo; ma anche (perché non dirlo?) di dotazione, con cifre inimmaginabili per l’Italia: 600 mila euro al vincitore e 150 mila al finalista. Auguri e complimenti, dunque, ad Ángeles Caso, scrittrice e giornalista asturiana, ex anchorwoman del telegiornale, che se l’è aggiudicato l’anno scorso col questo Controvento, prontamente tradotto in Italia da marcos y marcos.

Ángeles Caso aveva finora alternato saggi, romanzi storici e narrativa di pura fantasia, ma stavolta ha deciso di rinunciare quasi del tutto alla fiction per raccontare in forma di romanzo storie vere di donne coraggiose che sono costrette a emigrare dai loro paesi e che lottano contro il vento della miseria e dei sogni infranti, «eroine del XXI secolo» che vengono a perdersi cura di noi, dei nostri figli e dei nostri anziani. Così, basandosi sulla vita di São, una donna capoverdiana che ha fatto da baby-sitter a sua figlia, Ángeles Caso parte da quelle isole di fronte al Senegal per inanellare, come in una catena quasi infinita, le storie delle donne che allevano la piccola Sã (la cui madre è partita per l’Europa ed è praticamente scomparsa), che cercano di farle coltivare i suoi sogni impossibili di diventare medico, che la aiutano dopo che ha subito un tentativo di violenza da parte dell’uomo presso cui lavora, che la spingono a raggiungere l’Europa in cerca di riscatto. E Lisbona, a São, appare effettivamente come un luogo di salvezza, in cui avere una casa e un lavoro, in cui recuperare la dignità di stare al mondo.

 







São è una donna forte, determinata, ma con la testa piena di sogni: e lì, nella capitale portoghese, sembra finalmente sul punto di realizzarli almeno in parte, grazie all’aiuto di altre donne decise e volitive. A Lisbona São incontra perfino l’amore; ma è proprio da lì, da quel Bigador che appare così gentile, premuroso e innamorato, da cui avrà anche un figlio, che arriveranno altri guai. Tensioni, violenze, botte le faranno decidere di andarsene in Spagna, dove incrocerà la narratrice di tutte queste storie, una donna benestante, ma insicura, depressa, impaurita. Per lei (per l’autrice?), l’incontro con São sarà determinante per relativizzare i proprio problemi, per scoprire le vere tragedie del mondo, quelle che noi europei fatichiamo perfino a immaginare. Quelle che fortificano, che spingono São a lottare come una leonessa, in mezzo a mille difficoltà, per difendere il suo bambino dalla prepotenza del padre. Happy end, dunque, ma a costo di sacrifici e volontà, in un romanzo che, seppure violato da un sospetto di eccessivo buonismo, sa commuovere e affascinare. (…)



Marina D'Incerti

Donna Moderna
giugno 2010

Partita da Capo Verde per avere un destino migliore, a Lisbona São cade nella più insidiosa delle trappole: l’amore violento. L’uomo bellissimo e forte che le dà un figlio si trasforma in implacabile carnefice. Alla fine sarà lei a vincere, grazie a tante donne, madri, nonne, suocere, amiche africane ed europee, una catena saldissima a cui affidarsi nelle tempeste. Una bella storia vera.

 

 

Andrea Corrado
Gioia
agosto 2010

Paure: della vita e degli uomini

Per Sao di Capo Verde niente è facile. Nasce nella miseria, è abbandonata dalla madre, deve rinunciare a diventare medico e a salvare dalla povertà la gente della sua isola. Persino l’amore nasconde agguati. 




Ma lei guarda il mare e nuovi orizzonti, per ricominciare daccapo. Storia narrata da un’europea agiata, che da Sao, la sua babysitter, ha imparato a non avere paura della vita e degli uomini. Con la stessa semplicità complice delle altre donne, generose e instancabili, che attraversano il romanzo. E chissà quante volte anche la sua strada.

Orietta Possanza
Left
giugno 2010

In Piedi, contro il vento

Con il suo ultimo romanzo Controvento, nelle librerie per Marcos y Marcos, l’asturiana Ángeles Caso, vincitrice del premio Planeta 2009, pone al centro della sua attenzione le problematiche delle donne immigrate in Occidente. Giornalista, anche se in questo libro l’influenza del giornalismo è lontana, mostra qui tutta la sua abilità narrativa. Volto noto del telegiornale spagnolo,ha fatto della scrittura la sua vita, passando dalla carta stampata alla radio, alla televisione. Tuttavia la sua vera passione è da sempre la letteratura tanto che, fin da piccolissima, immaginava di dare un finale alla ballata incompiuta del Conte Arnaldo. Oggi dopo aver sperimentato con gusto anche il genere saggistico, alterna romanzo storico alla narrativa di pura immaginazione perché, dice, «desidera suscitare emozioni negli altri attraverso la letteratura». Ed è ciò che fa in Controvento, dove ha voluto descrivere nella forma del racconto la storia di São, la protagonista, con l’intento di raggiungere  un pubblico più vasto e farlo entrare maggiormente in empatia con i personaggi, riuscendoci benissimo. Non solo perché affresca i sogni e le aspirazioni di questa giovane donna proveniente da un’isola della costa africana ma anche perché dà voce a quelle eroine contemporanee che, nonostante la vita dura e violenta, «hanno sempre un elemento di luce, una forza e uno spirito incontrollabile e vera solidarietà tra di loro». Una solidarietà che si manifesta ampiamente in questo libro rendendolo un’opera corale: São, infatti, per realizzare la sua aspirazione di studiare medicina, emigrare in Europa e riscattarsi dalla propria condizione d’origine, dovrà fare affidamento su altre donne, risolute e ottimiste, come Natercia, Benvenida, Jovita. Resistere «contra el viento» della miseria, contro i sogni continuamente infranti, allontanarsi da un’isola che non ha granché da offrire se non la bellezza delle stelle e del mare, per cercare un futuro altrove. Questo viaggio della speranza la porterà ad affrontare molte difficili prove ed esperienze dolorose che la costringeranno ogni volta a ricominciare daccapo: approderà dapprima in Portogallo e poi in Spagna dove cercherà una casa, un lavoro e la dignità di stare al mondo. Ed è qui che il suo destino incrocia quello di una donna europea, colta e benestante, che vive nella paura ma che grazie a lei riuscirà a scoprire la vera vita attraverso i suoi occhi e il suo cuore: «Perché di tutte le persone che ha conosciuto al mondo, São è quella che ammira di più».
Storie dell’anima ricche di emozioni, in cui amore e frustrazione sono raccontate con indubbia sensibilità che ritroviamo anche in altre sua opere narrative come El peso de las ombras, El resto de la vida, El verano de Lucky, Un largo silenzio.
Il festival Le corde dell’anima di Cremona, dove l’autrice ha presentato il libro, ci offre l’occasione di un incontro con lei.

 







Dove nasce l’idea di questo libro?
Mi sono ispirata a una storia vera. São è stata la baby sitter di mia figlia ed è diventata una mia grande amica. La sua vita mi è sembrata una storia perfetta da raccontare. La crudezza di alcuni fatti, il dolore ma anche l’energia e il coraggio con cui l’ha affrontata, la rendono una donna da ammirare. È anche la storia di altre donne con le loro fatiche, la loro dignità e i loro piaceri.
Pensa che il messaggio di questo romanzo possa essere utile a quelle donne che si trovano nelle medesime condizioni?
Mi piacerebbe molto. La vita può essere difficile, e per le donne ancora di più. Soprattutto se sei nata in un mondo patriarcale come quello africano. C’è bisogno di molto coraggio e le donne come lai ne hanno. Donne immigrate che lasciano tutto per venire in Europa e cercare una vita migliore, per crescere i loro figli in condizioni degne. Loro resistono di fronte a eventi durissimi, non si lamentano mai, vanno sempre avanti.
È il coraggio delle donne il principale messaggio nei suoi romanzi
Non sempre. Ne El mundo visto desde el cielo, per esempio, racconto la storia di un pittore narrata in prima persona. Ed ho anche scritto una biografia di Giuseppe Verdi. Ma sono donna, e mi interessa la condizione femminile. Specie quella di donne più sfortunate, che non vogliono però essere soltanto delle vittime.
Il rapporto che si stabilisce fra gli esseri umani di Paesi e culture diverse è fondamentale?
Certo. Non credo alle culture pure. La storia prova che le grandi culture sono sempre nate da incroci e commistioni. Io amo l’Europa e la nostra cultura ma credo che abbiamo tante cose da imparare da altri popoli. Noi siamo stanchi, forse un po’ viziati. Gli africani o i latinoamericani invece sono giovani e forti.
Grande successo, 230mila copie vendute e il prestigioso premio Planeta. Si aspettava un riconoscimento simile?
Sapevo di avere un romanzo forte ma che anche toccava un tema non proprio alla moda. niente templari, né assassinii…ho avuto fortuna ed è stato premiato.
Ha studiato storia dell’arte e ha lavorato in varie istituzioni culturali e in diversi media. Cosa l’ha portata a fare il salto dal giornalismo alla letteratura?
Mio padre aveva una cattedra di Letteratura all’università di Oviedo. È stato un grande professore e un grande padre- Ho imparato ad amara la letteratura da lui, e sognavo di diventare scrittrice da quando avevo cinque o sei anni. Ma ci ho messo molto tempo e, intanto, ho dovuto fare altre cose per vivere.
Quali sono le critiche più comuni ai suoi romanzi?
Non c’è nessuna unanimità tra i critici, e credo che questo sia buono. Non sanno in che casella collocarmi…
Pensa si possa parlare di letteratura al femminile?
Sì, se parliamo anche di letteratura al maschile , e non soltanto di “letteratura”, scritta dagli uomini, e di “letteratura”, fatta dalle donne. Io sono una donna, le mie vicende sono quelle di una donna, e anche il mio sguardo sul mondo. Credo nel diritto a trasmettere con dignità quello sguardo, così come hanno fatto gli uomini per secoli. Ma non scrivo solo per le donne. Amo Omero, Cervantes, Joseph Conrad, che hanno raccontato pochissimo il mondo femminile. Ma li leggo con grande piacere.

 

Brunella Schisa
Il Venerdì di Repubblica

giugno 2010

La marcia controvento di São per avere una vita dignitosa

Non stupisce che Controvento, il romanzo della spagnola Ángeles Caso, sia stato best seller in Spagna e abbia vinto il prestigioso premio Planeta. La scrittrice ci racconta la storia vera di São, capoverdiana, che deve rinunciare ai suoi talenti perché priva di mezzi, e risparmiando al centesimo arriverà in Spagna a fare la colf. Ma la strada è lunga e São per arrivarci marcerà controvento. Contro la violenza, la miseria, il razzismo. Per tutti noi che viviamo a contatto con queste eroine del XXI secolo che si occupano dei nostri figli e dei nostri vecchi e ci soffermiamo frettolosamente sulle loro storie, questo libro sia un memento. La Caso sarà al Festival di Cremona sabato 5 giugno. Chi può vada a sentire, ne vale la pena.

La storia di São è vera, era la sua babysitter. La prima cosa che vorrei chiederle è se lei ha letto il libro...
Certo, ed è stata felicissima. Le è sembrato che per la prima volta qualcuno si fermasse per ascoltarla!.

È una storia al femminile, i personaggi più forti sono le donne. E quasi tutti gli uomini sono violentissimi.
Purtroppo sono personaggi reali. Ci sono tanti, troppi uomini violenti con le loro donne. In Spagna, nei primi cinque mesi del 2010, sono state uccise 25 donne dai loro compagni. Bisogna parlare di questa tragedia senza censurarsi.

Jovita, Natercia, Benvinda, protagoniste insieme a São, sono reali?
Metà sono reali, metà inventate. La storia è ispirata da fatti veri, ma le leggi della finzione letteraria non sono quelle della vita.

Perché ha deciso di scrivere questa storia?
Valeva la pena raccontarla. Queste donne immigrate, con le loro vite durissime fatte di dolore, di coraggio e di forza, mi sembrano ammirevoli.

Pensa che il suo romanzo sia solo per lettrici femminili?
No. Io sono femminista, e mi interessano le vite delle mie sorelle, specie quelle più sfortunate, ma non scrivo soltanto per donne.

 

 

Carlo Mazza Galanti
D-La Repubblica

giugno 2010

Donne d’Africa e di Spagna

Ultimo romanzo di Ángeles Caso - e primo tradotto in italiano - Controvento ha vinto il premio Planeta e venduto più di duecentomila copie. Racconta le disavventure di São, una ragazzina cresciuta a Capo Verde insieme alla zia Jovita, che vorrebbe diventare medico, lavorare nel suo paese, aiutare la gente. Dovrà invece emigrare in Portogallo e in Spagna, fare lavori umili e mantenere da sola un figlio avuto con Bigador, uomo imprevedibile e violento. Ma Bigador fuggirà con il bambino e costringerà São a tornare in Africa, a Luanda, per rivederlo. Controvento è così anche la storia di Natercia, Liliana, Jovita e di altre donne capoverdiane, alcune emigrate in Europa, altre rimaste in patria. Una storia sdi solidarietà femminile e di espatrio ispirata, dice la scrittrice, a una vicenda vera. «Quella si São Montiero, un’amica nata a Capo Verde che è stata la babysitter di mia figlia. Mi è sembrata da subito una storia piena di forza, un romanzo attuale. Gli immigrati fanno parte della nostra vita, ma sappiamo troppo poco delle loro esistenze». Anche nel romanzo la narratrice è una donna europea, benestante e depressa: in São e nelle sue amiche africane troverà l’immagine di una forza di volontà sconosciuta, di una vitalità perduta: «Amo l’Europa - Ángeles Caso - ma credo che sia un vecchio continente stanco, forse troppo viziato. Abbiamo molti privilegi, possediamo fin troppi beni, che ci hanno indebolito. Le persone che nascono nei paesi poveri, e hanno il coraggio di lasciare la loro terra alla ricerca di una vita migliore, sono più forti di noi».

 

 

 

FEDERICO CHIARA
VOGUE

agosto 2010

Lontano da casa. Storie di chi parte alla ricerca di un posto nel mondo, ma resta sempre fuori luogo. Storie di chi si è integrato e non fa notizia. Storie di chi non si lamenta del disagio, anzi, ne ride. Storie di immigrati, oggi.

All’estero non ci vanno per le vacanze. Ma obbligati dalla povertà, dalla guerra, dalla violazione dei diritti umani. E non salpano con navi da crociera. Viaggiano su barconi della speranza respinti dalla guardia costiera. Se arrivano sulle nostre spiagge, inizia un nuovo calvario: spesso sono semplicemente “clandestini”. A nessuno importa la loro storia. O forse no. Forse a qualcuno importa raccontare cos’è il diritto d’asilo e le recenti evoluzioni della materia. Due esempi: “Rifugiati” a cura di Christopher Hein (Donzelli) – molto puntuale nell’analisi dell’accoglienza “all’italiana” – e il “Rapporto 2010” di Amnesty International (Fandango), che documenta la situazione dei diritti umani stato per stato. Ci sono poi autori nati in Europa che ascoltano le esperienze di chi da noi non è arrivato rischiando la vita, e quindi scrivono perché non vadano perse. Prendiamo Goffredo de Pascale, che in “Africa bomber” (Add) ripercorre l’odissea di un giovane rifugiato politico, Kalapapa “Kalas” Negri, ora in forze a una squadra di calcio umbra. Oppure Ángeles Caso, in libreria con il commovente “Controvento” (Marcos y Marcos) che affianca le esistenze di diverse (e l’amicizia vera) di una spagnola depressa e di un’indomita immigrata di Capo Verde. «Un libro non può cambiare il mondo» confessa l’autrice, che sarà al Festivaletteratura il mese prossimo, «tuttavia, ho conosciuto persone che dopo aver letto questo romanzo, mi hanno confessato di guardare gli extracomunitari in un altro modo». È già tanto.













Piersandro Pallavicini ha scelto invece di dare voce agli immigrati colti e intelligenti, e qui sta la novità del suo “A braccia aperte” (Verdenero). «Non sono la maggioranza, ma sono parecchi oramai quelli come Samuel, il protagonista del mio romanzo. Ricordo, per esempio, Jean-Leonard Touadi, congolese, laureato in filosofia in Italia, e ora deputato nel nostro parlamento (in quota al PD): nessuno sa che esiste! Eppure è un possibile “role-model” per l’immigrato africano in Italia» nota Pallavicini. «Il problema è che i telegiornali e i politici preferiscono continuare con l’equazione che fa notizia e porta voti: immigrato = clandestino = delinquente». Esistono anche scrittori che raccontano l’emigrazione in prima persona. Tra i vari, ci piace sceglierne uno: Alain Mabanckou. La sua voce è speciale, potente e autoironica. Non conosce il lamento, ma la satira, anche nel disagio. E convince con prove narrative come “Black bazar” (66thA2nd) dove evoca l’universo multietnico di un quartiere parigino attraverso le avventure del protagonista nero e dandy, il Sederologo. Alle storie di immigrati che arrivano nel cosiddetto Bel Paese, fanno da contraltare quelle raccontate da Federico Taddia e Claudia Ceroni in “Fuori Luogo” (Feltrinelli). Qui la prospettiva viene ribaltata. Al centro del libro ci sono i  2cervelli in fuga” dall’Italia: gente che si reinventa altrove, in cerca di un’alternativa. Perché alla base delle migrazioni c’è questo, quasi sempre: il sogno, romantico, di un mondo migliore. E l’incontro/scontro inevitabile con la realtà.

Alessandro Beretta 
Flair

settembre 2010


Intesa domestica
I rapporti tra una giornalista tv, la sua colf e una fortuna da dividere 

Sono le custodi dell’ordine di tante case, puliscono, cucinano, ma le conosciamo pochissimo. Sono le donne di servizio, spesso straniere, che popolano le case europee. Ignorate, oppure, ancora peggio, vittime di quella retorica che le vuole forzosamente amiche e complici delle datrici di lavoro. Difficile parlare e, soprattutto, scrivere di loro fuori da questi opposti estremismi. Ci riesce la spagnola Ángeles Caso nel suo Controvento (Marcos Y Marcos), un romanzo dove racconta di São, la sua vera domestica originaria di Capo Verde, patria di tante colf che lavorano in Spagna. 

 






Ángeles, che sarà al Festivaletteratura di Mantova il 9 settembre, ha saputo mettersi nei suoi panni senza alcuna forzatura e riviverne, così, l’esperienza con una grazia inaspettata. Dall’infanzia in cui São sogna di diventare medico, al viaggio in Europa, alla nascita di un figlio e alle difficoltà di gestirlo: una vita raccontata non con i toni del reportage, ma con il respiro ampio della femminilità e della letteratura. Com’è nato il rapporto con São? «Ero sola e lei è stata fondamentale nell’organizzare la mia vita», ci racconta l’autrice. «Lei mi ha aiutato e io l’ho aiutata». La Caso, infatti, ha donato metà del ricco Premio letterario Planeta da lei vinto (600mila euro, secondo come entità solo al Nobel) per gli studi del vero figlio di São. «Spesso non siamo coscienti del fatto che non abbiamo avuto nessun merito a nascere in Europa o negli Stati Uniti. Una grande fortuna, che andrebbe condivisa».
Grazia Casagrande
Wuz.it
giugno 2010


"Quella strana perfezione, tanto diversa dal caos delle isole, con il suo disordine di rocce sparse e alberi solitari, di casette spontanee e villaggi disseminati qua e là, la impressionava molto più del fermento delle strade, il flusso di persone, il rumore del traffico o il lusso capriccioso delle vetrine."
Con questo romanzo Ángeles Caso ha vinto il Premio Planeta, il più importante premio letterario spagnolo e il più ricco dopo il Nobel. Una vittoria ampiamente meritata e ogni lettore, dopo aver letto Controvento, non potrà che confermarlo.
Ci sono varie linee di lettura che attraversano il romanzo narrato dalla voce di uno dei personaggi. Prima di tutto l'importanza della famiglia in  cui si nasce, vero condizionamento per ogni progetto di futuro.
La narratrice è una donna dall'infanzia devastata dalla presenza di un padre freddo e insensibile, egoista e crudele che aveva spento ogni vitalità nella giovane moglie conducendola ad una forma di depressione così grave da condizionare la stessa psiche della figlia, la narratrice appunto, incapace di liberarsi dalle paure patologiche che la opprimono e finendo col perdere anche l'uomo che amava, riamata.
È lei a introdurre le altre figure femminili che popolano il romanzo, e tra queste São, una giovane donna conosciuta in un momento cruciale della vita di entrambe che, raccontando la sua storia, le permette di guardare il mondo con occhi diversi, scoprendo anche in sé una forza sconosciuta.
Ed ecco che ci viene narrata la vita di São che l'autrice ha tratto dalla storia vera della sua baby-sitter capoverdiana. Da bambina São aspira a un futuro diverso da quello delle altre donne del suo villaggio. Donne generose e sfortunate a cui la povertà, i tanti figli, i compagni assenti o violenti, non avevano concesso di affrancarsi dalla pesante condizione in cui erano vissute fin da piccole. Donne che non temono la fatica, che sentono su di sé la responsabilità dei figli, che soffrono perché i loro uomini le riempiono di botte o le abbandonano. Donne che sanno cogliere i pochi piaceri che la vita offre, il sesso, il ballo, i figli...






La condizione delle donne a Capo Verde, e in Africa in generale, è un secondo tema che attraversa il libro.
Tra le tante che sono rimaste al villaggio, alcune sono riuscite ad andarsene da Capo Verde, hanno saputo rendersi autonome e costruirsi una vita altrove, ma non hanno dimenticato ciò che hanno lasciato dietro di sé e lo testimoniano nella solidarietà e nell'amicizia sincera. Amicizia che è anche supporto materiale, oltre che psicologico, fondamentale per chi cerca con coraggio ma senza mezzi economici di sfuggire a un destino di infelicità e di sconfitte.
La complicità solidale, soprattutto femminile, che può comportare anche rischi personali ma che, per senso di giustizia e per generosità personale, non si tira indietro, è un altro tema che attraversa il libro.
Gli uomini in Controvento sono quasi sempre (poche e bellissime le eccezioni) rappresentanti di una cultura maschilista e violenta che stenta a morire in tutte le società e in Africa in particolar modo. Grazie al suo coraggio São, dopo infinite sofferenze, riesce però a veder ristabilito il suo diritto di donna e di madre: e in questo caso è proprio un uomo a emettere il responso a lei favorevole. Passando da un villaggio di Capo Verde a grandi città come Lisbona o Madrid, superando la fatica e i colpi bassi dalla vita, con  tenacia e coraggio São si riesce ad affrancare e a essere un esempio per chi, in una condizione di maggior benessere, sembra arrendersi alle proprie debolezze.  Sa rialzarsi ad ogni sconfitta, a ogni caduta e affrontare la vita: dopo aver rinunciato al sogno di diventare medico, perché la sua povertà non le consentiva di proseguire gli studi, dopo aver subito ogni forma di fatica, di offesa e di abbandono, credendosi indisponibile all'amore e al sesso, è invece tradita dalla fiducia riposta per la prima volta in un uomo. Ma un altro amore, quello per il figlio, e un altro uomo, le sapranno ridare l'energia necessaria a risorgere.
Non è possibile leggere con superficialità questo romanzo, tanto è denso di sollecitazioni e di spunti di riflessione. Ma non è neppure un'opera documentaria, è un romanzo appassionante popolato da personaggi perfettamente disegnati.
Vicende, uomini e donne che oggi più che mai dovremmo sentire vicini ai nostri sguardi frettolosi e alle nostre vite privilegiate: oggi, quando le migrazioni spingono i più sfortunati e i più coraggiosi a cercare una nuova possibilità di vita oltre frontiere che non sono solo geografiche.



Chiara Pieri
Il recensore
agosto 2010

Ángeles Caso in “Controvento” (Marcos Y Marcos 2010) racconta la storia vera della sua baby-sitter africana. Incontro di due esistenze diverse, appartenenti a mondi diversi, che trovano insieme la forza per lottare e per vivere.
Sao è nata in Africa nell’isola di Capo Verde. Possiede la saggezza e il coraggio della gente della sua terra. Ha un grande sogno: diventare medico, fuggire dalla miseria, ritrovare la dignità di vivere. Emigra in Europa, incontra altre donne africane coraggiose ed emancipate.
La minaccia giungerà inaspettata proprio dal suo grande sogno d’amore. Sao dovrà sopportare umiliazioni e violenze, ma fuggirà con il suo bambino André, unica ragione di vita.
Due esistenze s’intrecciano. Una padrona spagnola depressa ritrova la forza e il coraggio di vivere grazie alla sua cameriera africana. Le avventure di Sao non sono finite. Ella dovrà lottare e, come le piante radicate con forza nel terreno, non cederà, ma con determinazione riuscirà a realizzare un sogno, per quanto non quello della sua fanciullezza.
Controvento si legge d’un fiato perché è una storia vera, di una persona reale, con i suoi momenti di disperazione e di coraggio. Incontri di civiltà diverse si rivelano talvolta migliori e più autentici dell’unione fra persone della stessa razza. E’ l’imprevedibilità della vita. 




Niente è scontato. Prepotenza e arroganza non appartengono alle razze, ma alle persone umane. In Controvento vi è tutta l’ammirazione di una donna europea per la sua cameriera africana, che porta con sé dal suo mondo la vitalità, la forza e il coraggio di lottare con saggezza.
Ángeles Caso è nata a Gijon nel 1959, figlia di un eminente filologo che incantava i figli con ballate spagnole del Cinquecento prima di metterli a letto. Ángeles fa risalire la sua decisione - precocissima - di diventare scrittrice al desiderio di dare un finale alla ballata incompiuta del conte Arnaldo. La scrittura tuttavia richiede un lungo periodo di apprendistato, e Ángeles lo trascorre studiando arte e storia moderna. Il suo fascino e il suo grande talento affabulatorio attirano le mire della televisione, che per un po’ l’avvolge nelle sue maglie: per due anni Ángeles è il volto del telegiornale spagnolo. Ma lei lì non si sente a casa, ed è con grande sollievo che decide audacemente di tornare a dedicarsi alla letteratura a tempo pieno. Alterna il romanzo storico alla narrativa di pura fantasia, ma al centro della sua attenzione c’è sempre il coraggio delle donne. Qualcuno le aveva rimproverato di occuparsi troppo di aristocrazia; Controvento, che racconta la vera storia della sua baby-sitter di Capoverde, le è valso il Premio Planeta, il premio letterario più ricco del mondo dopo il Nobel.
Silvia Caristi
Excursus.org
settembre 2010

Navigando Controvento nel mare della vita
In un romanzo Marcos y Marcos la storia di São: vince gli ostacoli e dà valore alla propria esistenza 


Approda nelle librerie italiane l’ultima opera di Ángeles Caso, la prima tradotta in italiano, Controvento (Marcos y Marcos, pp. 282, € 17,00), con la quale si è aggiudicata in Spagna il Premio “Planeta”, vendendo più di duecentomila copie. La Caso è una scrittrice che alterna al romanzo storico racconti di pura fantasia, ma questa volta al centro del suo lavoro c’è una vicenda molto reale, tratta dalla dura esperienza di vita della baby-sitter capoverdiana di sua figlia.
L’autrice permette al lettore di affacciarsi su una cultura, quella capoverdiana appunto, distante dalla nostra per diversi aspetti, su un mondo fatto di cose semplici, ma anche di stenti, di malattie che spesso possono portare alla morte, specie dei più piccoli, per mancanza di denaro per il sostegno delle cure. Un mondo in cui l’istruzione ha una valenza relativa, e se una bambina povera, abbandonata dalla madre e senza un padre, come São, la nostra protagonista, vuole riscattarsi da quella vita misera, sognando di studiare medicina per salvare quei bambini
che non sopravvivono... beh, non può farlo.
São, infatti, capirà ben presto a sue spese che le umili origini nel suo Paese non offrono l’opportunità di avere ambizioni e di volare in alto, e decide così di seppellire il suo sogno «in quella terra rossa vicino all’eremo, da cui si vedeva il mare, su cui aveva creduto di navigare un giorno verso il suo futuro»; ma, andando avanti nella lettura e conoscendo progressivamente São, si capirà presto che ciò non è indice di rassegnazione, perché lei invece quel mare lo affronterà e sarà il mare della sua vita, fatto di tante difficoltà, e quindi navigherà Controvento, affinché «la sua esistenza abbia un valore», pur non facendo il medico. Infatti lascerà i luoghi della sua infanzia per andare incontro ad una nuova realtà, quella europea, raffigurata da due capitali come Lisbona e Madrid.
La scrittrice non fa semplicemente affacciare il lettore su questo mondo, ma è come se lo prendesse per mano mostrandogli i suoi colori, sui quali spicca in maniera preponderante il rosso del vulcano, della terra, dell’albero di fuoco rosseggiante. E poi lo guida per le strade, lo accompagna in umili abitazioni facendogli sentire gli odori del caffè, delle torte di granturco che rosolano sul fuoco, della terra acre in cui si rotolano i bambini e quello della pioggia che scende di colpo quando soffiano gli alisei. 









Sono i colori e gli odori che accompagnano São durante la sua infanzia e la vedono diventare donna.
Inoltre Controvento è una sorta di romanzo corale, in cui attorno alla protagonista ruotano altre figure femminili, come Benvinda, Liliana e Natercia, anch’esse native di questa lontana isola africana e non meno coraggiose di São, che rappresentano un mondo meno comodo e agiato della nostra Europa, che invece si rispecchia nella vita dell’io narrante, una donna benestante, molto depressa, metodica e sempre incerta, ma che troverà in São la forza per riemergere e cominciare a vedere la realtà sotto una nuova luce.
Ángeles Caso con quest’opera pone l’accento su diversi argomenti sempre molto attuali: l’assenza di un genitore, ma anche quello, nel caso della storia di cui si fa portavoce l’io narrante, della presenza di un padre violento e le conseguenti ripercussioni nella vita dei bambini, che da adulti sentiranno il peso di questo bagaglio. E sopra tutti affronta il tema dell’immigrazione e del coraggio di abbracciare e seguire tale scelta con tutte le difficoltà che questa può comportare, compresa l’umiliazione di essere scherniti per il colore della pelle, episodi che purtroppo ancora oggi accadono e nei quali anche la nostra São si imbatte, in maniera inaspettata, perché «quelli che tornavano dall’Europa non raccontavano queste cose. Non spiegavano che essere negro in mezzo a tutti quei bianchi era come portare una luce sempre accesa, e che c’era gente che provava l’impulso di spegnerla a sassate».Ma Controvento è anche un romanzo di denuncia contro gli abusi sulle donne e che va ad evidenziare quelle violenze che possono nascere: da una possessività maniacale, dal delirio di onnipotenza proprio di una mente insana, da storie di alcolismo, ma che, comunque, hanno come base, il più delle volte, una forte ignoranza radicata, che genera in questi uomini una tale aggressività e violenze efferate. La stessa Caso in un’intervista rilasciata a il venerdì de la Repubblica sottolinea: «Purtroppo sono personaggi reali. Ci sono tanti, troppi uomini violenti con le loro donne. In Spagna, nei primi cinque mesi del 2010, sono state uccise venticinque donne dai loro compagni. Bisogna parlare di queste tragedie senza censurarsi».
Visti gli argomenti trattati sono diversi i messaggi che questo romanzo trasmette, ed è chiaro quello diretto alla nostra società, rappresentata dalla voce narrante, che abituata ad avere tutto appare come indebolita rispetto a chi, pur non avendo niente, ha però il coraggio e la forza interiore di lasciare il proprio Paese in cerca di una vita migliore.
Eva Kent
martelive.it
luglio 2010

“Ma come ammettere con te stessa che l’uomo che hai creduto di scegliere tra tutti vuole soltanto distruggerti?”
Donne che soffrono. O che rinunciano. Ma che restano donne nel profondo e sanno comunque dare se stesse alla vita, all’Amore. Il nuovo romanzo di Angeles Caso, Controvento, edito dalla Marcos y Marcos, Premio Planeta 2009 è tutto incentrato sul coraggio delle donne.
Un romanzo di amicizie, guerre e alleanze, un romanzo sì d’amore, ma anche d’avventura, dove la vita vera (nella fattispecie quella della bambinaia capoverdiana della Caso) è protagonista assoluta.
La corrente, il flusso delle cose, i ritorni, il lasciarsi andare, temi ricorrenti nella vita di ognuno, prendono la strada della letteratura e ci presentano la vita di Sao, nata in un’isola al largo della costa africana, che sogna di diventare medico per curare i bambini che muoiono di dissenteria, che sogna di emigrare in Europa e riscattarsi dalla miseria e che imparerà presto cosa vuol dire rinunciare ai propri sogni.
Approderà a Lisbona, Sao, conoscerà l’amore, imparerà cosa vuol dire dignità e farà i conti con un Destino beffardo, mentre la minaccia che si addensa all’orizzonte proverrà proprio dal terreno limaccioso dell’amore. Prove tremende le toccheranno in sorte, che più di una volta la costringeranno a lottare e a ricominciare da capo, insidiando la sua integrità di donna e madre che Controventolotta per difendere se stessa e il suo piccolo.
Una donna che nel suo percorso incontrerà altre donne, con le loro fatiche ed il loro coraggio, con i loro sogni ed i loro sforzi, che intrecceranno la loro storia con la sua: Natercia, la maestra buona; Donna Benvinda; l’europea Liliana, con le sue paure e le sue insicurezze.
Nel fluire del tempo e delle parole, la storia di Sao diventa la storia di ognuna, dall’Africa all’Europa, dai mercati di pesce ai tavoli di un bar, dalla paura delle botte alla rinascita per un figlio.
Ma non rappresenta un esempio da tenere fisso nella memoria, non è un’icona letteraria che si fa eroina vessata e sopravvissuta. Il racconto della sua storia è il racconto di una vita e di un’immensa forza d’animo. Donna straordinaria, per certi versi. Comune, per altri.
Le parole della Caso la dipingono con determinazione facendo leva sulle emozioni, mettendole in luce e chiarificando quell’Universo al femminile di cui si fa portavoce. E’ una donna che scrive, e raccontando di donne, non potrebbe farlo meglio di così: il linguaggio è denso, ricco di immagini e metafore che ci accompagnano già dalla copertina dove tre barche sole, poggiate sul nulla con una vela sullo sfondo, che si fa aquilone per i giochi di tre bambine rivendicano il flusso di una corrente per scivolare di pagina in pagina.
I sogni, i desideri animano la vita di tutti, a volte il caso ci costringe a rinunciare a qualcosa, a prendere la via di un vento diverso, o a prendere barche che ci condurranno in porti sicuri, a volte, o che ci lasceranno andare alla deriva, capovolgendosi e mostrandoci il loro lato nascosto e marcio, altre volte.
La capacità di non perdersi mai, dentro, di avere rispetto della propria vera essenza è l’unica possibilità di sopravvivenza che abbiamo. L’unica possibilità di andare controvento. E, questo, indipendentemente dal sesso di nascita.
Caw
Apcom
giugno 2010

Da Capoverde all'Europa: la coraggiosa storia di Sao

Controvento è la prima opera letteraria di Angeles Caso ad essere edita in Italia. Presentato in anteprima ai primi di giugno al Festival di Cremona `Le corde dell'anima', il romanzo, edito dalla Marcos y Marcos, è valso alla scrittrice il prestigioso Premio Planeta del 2009.
'Controvento' è la storia di Sao, ragazzina capoverdiana curiosa e piena di ambizioni che dovrà fare i conti con un destino spietato e una condizione sociale che le impone di essere solo moglie e madre sottomessa. Emigrante, prima in Portogallo, poi in Spagna, Sao conoscerà l'ingiustizia e la povertà, il razzismo, la violenza maschile, la disperazione dell'emigrante, la speranza improvvisa, la gioia della maternità e l'illusione di aver trovato, dopo tanto penare, il proprio posto nel mondo.

 






Il suo è un percorso di espiazione di una pena mai commessa ma impostale sin dalla nascita: in una terra tanto bella quanto crudele Sao imparerà a rinunciare ai suoi sogni e a crescere forte e combattiva come una pianta che, 'controvento', si tiene salda alle sue radici.
Attraverso le vicissitudini della protagonista, il romanzo racconta le storie tutte diverse di tante figure femminili, forti e deboli, rassegnate o combattive, disperate o fiduciose: Jovita, Natercia, Bevinda, Liliana. Le loro vite si delineano insieme a quelle di Sao in un caleidoscopico avvicendarsi di sentimenti ed emozioni.
Ad ispirare la Caso, la vera storia di Sao Monteiro, babysitter capoverdiana di sua figlia. Sono principalmente per lei i ringraziamenti in chiusura di romanzo. La Caso, dopo averne celebrato l'estremo coraggio, la fiducia e la disperata speranza, le augura di continuare il suo cammino nel mondo. In pace.

Chiara Biondini 
cabaretbisanzio.com

giugno 2010

Nel fluire del tempo

L’immagine di copertina mostra barche adagiate forse sul nulla, e vele nel vento, tenute per mano da figure in lontananza.
La corrente, il flusso delle cose, gli eterni ritorni, il lasciarsi andare.
Angeles Caso, scrittrice spagnola classe 59, già vincitrice di prestigiosi premi, con “Controvento” si è aggiudicata il Premio Planeta 2009. E anche un bel po’ di soldini; questo riconoscimento è il più ricco al mondo dopo il Nobel.
Partendo da un personaggio reale, la bambinaia São, Angeles Caso ci offre un quadro ampio e variegato, che va dall’Africa all’Europa, tra crescite, sogni perdite, fughe e rapimenti.
Protagoniste sono le donne, e che è una donna a scrivere si percepisce in ogni pagina; il linguaggio è denso, pregnante, le emozioni sono sviscerate, esposte sulla carta, ogni sommovimento interiore trova il suo collocamento in un fiume di parole ricco di immagini, assonanze, echi.
L’argomento non è nuovo: nascere sognatori, intelligenti e intraprendenti in un luogo che poco ti permette. Mota testa, pochi soldi.
Rassegnazione, svilimento.
Riconquista.






São si trova a fare i conti con quella cosa che chiamiamo realtà, e che tutti – prima o poi – siamo costretti ad incontrare. Per alcuni questo incontro crea solo una lieve increspatura sulla superficie piatta della vita, per altri è una marea che cancella le tue orme sulla sabbia e ti dimostra che no, non sai nuotare, e se vuoi sopravvivere è meglio che ti dai una mossa.
Ed ecco la corrente, le persone che incontreremo come barche, piccole o grandi, affidabili o pericolose, dall’aspetto perfetto ma senza una solida struttura. Barche che ci condurranno in porti sicuri, barche che ci lasceranno andare alla deriva, barche che si capovolgeranno, tradendoci e mostrandoci un lato corroso da melma e brutture.
Gli uomini non fanno una gran figura in questo romanzo. Sono feroci, sono deboli, sono ombre di ciò che furono. L’attenzione è su un universo femminile che deve e vuole trovare riscatto.
La tutrice anziana e disillusa, l’insegnante saggia e sensibile, la giovane arrabbiata col mondo, solida e intraprendente. Ci sono tutte. Si muovono intorno a São, la crescono, la aiutano, le mostrano quello che è giusto e sbagliato. Anche, la abbandonano.
E la corrente continua a fluire, dall’Africa all’Europa, dai mercati di pesce ai tavoli di un bar, dalla paura delle botte alla rinascita per un figlio.
Non credo che Sao voglia essere un esempio. Non mi sono mai piaciute le icone. Preferisco pensare che la sua storia sia semplicemente il racconto di una vita. Straordinario, per certi versi. Comune, per altri. Un racconto nel quale immergersi, lasciandosi trasportare dalla girandola di volti, colori, sapori, ricordi.

 

 

Nicola
ibs.it

giugno 2010

"Maledetti sogni che ci fanno credere che il mondo possa esser un luogo luminoso, lo spazio accogliente dove trascorrere un'esistenza serena e giusta in cui si riceve quanto si dà, in cui ogni sforzo è ricompensato e ogni lotta per esaudire un desiderio sfocia in uno splendido finale vittorioso..." La freschezza e le profondità raggiunte da questa storia riconciliano con il piacere e con il senso che dovrebbe sempre avere la lettura. Consigliato a tutti quelli che sentono il bisogno di perdersi e di ritrovarsi, a tutti quelli che hanno ancora necessità di mettersi in gioco. Il mio libro dell'estate.


Carmen
ibs.it
giugno 2010

Un libro che ho letto con la voracità con la quale leggevo, un tempo, Allende e Marquez: di lei le atmosfere, di lui la passione nel descrivere le persone...Forse qualche concessione alla retorica nella parte centrale, (solo per questo non ho dato il massimo...) ma il finale riscatta in pieno questa piccola piega. Insomma: allarga il cuore e la mente....
Francesca Marica
ibs.it
luglio 2010

Bellissimo "Controvento"...bellissimo davvero..uno di quei libri capaci di far sognare, di liberare la mente, l'anima, la parte migliore di noi ...veramente un ottimo consiglio, un'ottima segnalazione........

Ps: ...."Navighiamo un po' tutti controvento, a volte addirittura 
senza vento, migliorando con l'età.." (libera parafrasi dell'ultimo 
singolo dei Baustelle)....

Cri
ibs.it
luglio 2010

Un libro come non ce ne sono molti. bellissima storia, coinvolgente,avvolgente.

Scheda del libro

Home page