LUISA CARNIELLI
La lotteria


Recensioni

 

L'espresso
giugno 2005
Pulp
luglio 2005
Famiglia Cristiana
luglio 2005
Corriere della sera
luglio 2005
Pulp
settembre-ottobre 2005
Alessandro Bertante
Pulp
Settembre-Ottobre 2005

Un tempo era la caccia alle balene, e tutta l’economia girava intorno all’utilizzo dei grandi cetacei. Poi i mansueti mammiferi furono progressivamente sterminati e i pochi sopravvissuti decisero bene di trasferirsi in acque più sicure. Così fu che l’Arcipelago Lansbergis, un gruppo di piccole isole sperdute nel bel mezzo del Mare del Nord, si trovò nella più completa miseria, assolutamente privo di prospettive commerciali. Finché un uomo brillante e spregiudicato non inventò la Lotteria, un imponente quanto pubblicizzato gioco a premi, in grado di attirare visitatori da ogni parte del mondo, coinvolgendo in varie mansioni professionali tutti gli abitanti delle isole. Ma la Lotteria sembra portarsi dietro una sinistra fama e troppi morti ammazzati fanno da corollario ai suoi fantastici premi.
Nato dalla fantasia della scrittrice veneta Luisa Ervas Carnielli, La Lotteria rappresenta uno dei più curiosi e interessanti esordi letterari degli ultimi anni, per l’originalità della storia e per lo stile garbato ed elegante dell’autrice, la quale riesce a immaginarsi e a raccontare la vita di un mondo geograficamente e culturalmente a noi molto lontano.
E forse grazie proprio a questa distanza, il romanzo vive come un’atmosfera sospesa, carica di riflessioni esistenziali e suggestioni letterarie. Non per nulla La Lotteria vinse nel 1999 il Premio Calvino Opera Prima ma, come troppo spesso succede, fu poi distrattamente dimenticato dagli editori – piccoli e grandi insieme – fino alla recente pubblicazione da parte di Marcos y Marcos.


Ambientare il tuo primo romanzo in un arcipelago del mare del Nord è stata una scelta perlomeno inconsueta. Da che suggestioni nasce l’idea de La lotteria?
Lo sfondo "geografico" del romanzo, quello che mi ha influenzato visivamente, è rappresentato da quella miriade di isole che circondano la costa dalmata, in particolare le isole Kornati, di fronte a Zara. Sono luoghi in cui ho spesso passato le vacanze e che amo. Naturalmente non sono affatto isole del Nord e non le ricordano neppure. In Dalmazia c’è una luminosa tranquillità, a Nord invece immagino venti, tempeste e forze possenti. Ho lavorato sui ricordi, ma avevo bisogno di un’ambientazione più tormentata e furiosa.

Sono state necessarie ricerche specifiche o hai dato libero sfogo alla fantasia?
Ho letto alcuni libri sulla vita delle balene, in particolare cercando di comprendere come potevano essere uccisi dei mammiferi così grandi. Questo è l’unico sfondo atrocemente "reale" del romanzo. Il resto è invenzione, una tessitura di fantasticherie.

La grande e truffaldina Lotteria sembra quasi una metafora della Società dello Spettacolo, dell’invadenza mediatica e di tutto ciò che comporta.
Una metafora di un certo modo di gestire le attività umane. Ma l’attenzione, sotterranea nel romanzo, dovrebbe essere posta non solo sulle abilità di chi truffa ma nell’incredibile numero di coloro che nonostante tutto vi prestano credito. Da dove scaturisce la propensione all’essere truffati? Perché, ad esempio, comperiamo senza battere ciglio un prodotto che contiene il 50% in meno di grassi, senza chiederci: il 50% rispetto a che cosa?

E l’arcipelago dell’industria ittica è quasi un luogo di sbiadita memoria, un luogo perfetto per riflessioni sulla contemporaneità
L’arcipelago aveva fondato la sua economia sullo sterminio delle balene, la sua ricchezza dipendeva esclusivamente dalla capacità di quei mammiferi di sopportare la strage come specie. Un paradosso. Purtroppo non si dovrebbe affidare la gestione delle foreste ai mobilieri e quella delle riserve ittiche ai ristoratori che fanno frittura mista. Quando costruisci una società fondandola sull’insensatezza, sia essa spreco, distruzione, debito o avidità, arrivi a dover affrontare contraddizioni sempre più difficili da risolvere. Una delle idee del romanzo è che se sbagli ad impostare la tua esistenza materiale, ti condanni a grottesche soluzioni, come appunto la Lotteria.

Colpisce nel tuo romanzo la maturità della scrittura, l’approccio stilistico personale. Prima di questo lavoro avevi mai tentato la via narrativa? Che so, scrivendo racconti...
Io sono, fortunatamente, una donna matura e, perciò, la scrittura ne avrà tratto qualche beneficio. Le esperienze precedenti di scrittura erano piccole storie, racconti, fiabe per mia figlia, e molto di questo materiale fantastico è disperso nel corpo de La lotteria.

Fra i ringraziamenti citi esplicitamente i tuoi fratelli. Che ruolo hanno avuto nella stesura definitiva?
Mi hanno aiutato nella lettura continua del manoscritto, cestinando eccessi o voli inutili. Mi hanno suggerito qualche nome bizzarro, altri nomi di luoghi o personaggi li abbiamo costruiti con un taglia-incolla, badando al suono o alla curiosità dell’effetto. Inoltre hanno curato alcuni aspetti, come dire, "scientifici": quei cenni di calcolo delle probabilità. Confesso che mi è piaciuta questa sorta di cooperativa famigliare, e che mi piacerebbe coinvolgerli maggiormente in questa avventura.Il tuo cognome da nubile è Ervas, di antica origine magiara. Lo senti come un’appartenenza o è solo una curiosità?
Quel cognome l’ho sempre vissuto, sin da piccola, in una piccola collettività di gente veneta, come una sorta di sottolineatura, un microscopico elemento di diversità. Ma è un fatto "sonoro", non culturale. Tanto che il mio cognome veniva pronunciato "alla veneta", un poco storpiandolo. cosa del resto non infrequente anche con cognomi veneti. Mentirei se dicessi di sentire, dentro di me, una qualche "magiarità" (ammesso che si possa definire così), come non sento nessuna particolare "veneticità". Piuttosto sono una persona in transito, che guarda in tutte le direzioni.

Il protagonista, l’ispettore Kosh, è un nano, una figura di investigatore melanconica e molto originale.
I nani dell’arcipelago, di cui l’ispettore Kosh è uno dei rappresentanti, sono in gran numero e sono scaturiti specularmente alle balene. Non c’è stato alcun progetto narrativo, sono sorti scrivendo. Ma d’altra parte tutto il romanzo è nato senza un piano, incorporando nell’arcipelago della narrazione isole, pezzi, sensazioni e ricordi. Ho deciso che Kosh fosse un nano dopo parecchie pagine scritte, una decisione improvvisa, che ha condizionato tutta la narrazione venuta in seguito. E poi mi piaceva l’idea di poter guardare le cose dal basso verso l’alto, come facciamo quando guardiamo il cielo. Un po’ di umiltà nel punto di osservazione.
Melanconico è una buona aggettivazione per il piccolo Kosh: io lo immagino con il volto di Paolo Rossi (che naturalmente è molto ma molto più alto dell’ispettore Kosh), con lo sguardo di quando si ferma un istante tra una battuta e l’altra e pare interrogare se stesso, prima del pubblico.

La trama si sviluppa sulle indagini riguardanti dei morti ammazzati, ma La lotteria non si può certo definire un romanzo di genere. Che rapporti hai con la narrativa poliziesca e noir?
Direi che si tratta di incontri occasionali, come conoscenti che si trovano per caso durante una passeggiata. Sono, tuttavia, attratta dalla possibilità di utilizzare una morte come strumento per comprendere un processo, un avvenimento, un pezzo di storia. Nel romanzo, l’uccisione di Cornelius Monk porta non solo a comprendere il meccanismo della lotteria, ma anche a scavare nel passato della famiglia Kosh e nella storia stessa dell’arcipelago.
Tu hai vinto il Premio Calvino Opera Prima circa cinque anni fa. Ma nessun editore si è fatto avanti. Avevi a un certo punto perso la speranza di vedere il tuo lavoro pubblicato?
Sinceramente m’ero fatta questa idea dei concorsi letterari: se vinci un concorso significa che sai trasferire in una narrazione qualcosa di interessante e originale. Le case editrici, credevo, si accapiglieranno per avere qualcosa di interessante e originale da proporre ai loro lettori. Così. ho pensato, invio il manoscrittto con l’etichetta "Premio Calvino" e subito mi chiamano a casa.
Nel frattempo stavo facendo una torta natalizia, una focaccia pasquale, i figli crescono e le mamme, per legge compensatoria, invecchiano (o, se si vuole, diventano diversamente giovani). In realtà credo che, se non avessi trovato la Marcos y Marcos, il mio Premio Calvino sarebbe finito nel dimenticatoio:_ un ramo secco dell’evoluzione letteraria.

Hai già cominciato un nuovo libro?
La lotteria ha cominciato a nascere nel 1998. La mia situazione personale è molto cambiata. E anche io sono cambiata. Le storie che sto scrivendo accompagnano questi cambiamenti. Spero che potranno trovare lettori disposti ad investire un poco del loro tempo e della loro curiosità.
Ermanno Paccagnini 
Corriere della Sera 
luglio 2005

Viene da lontano questa "Lotteria". Dal premio Calvino 1998 vinto ex-aequo con "La gallina volante" della Mastrocola, subito edito, mentre, invece, scivolava nel limbo il romanzo di Luisa Carnielli, per 17 anni operaia in un maglificio e raccontatrice di storie alle figlie. Ovvero l’universo, il non-luogo del fantastico, emblema dei tanti luoghi del pianeta. Ma se "La Lotteria" è un libro che viene da lontano, è pure un racconto che porta lontano: in un Arcipelago Lansbergis del Mare del Nord.
Un racconto strano, che se per certe atmosfere può richiamare le prime Morazzoni o Capriolo, vira però altrove per due componenti: i tratti da favola noir che s’innestano sull’andamento del thriller (soffuso, per nulla americanizzante), scandito dalle indagini di Oort Kosh, promosso dal nulla a neo ispettore di polizia per meriti ereditari (come padre e nonno), sull’omicidio del vecchio Cornelius Monk. Indagini che lo portano indietro nel tempo, tra due omicidi inspiegabilmente non risolti dal padre: per scoprire - ma taccio d’una trama che tiene bene anche sotto questo aspetto - che sull’Arcipelago vita e morte, fortuna, caso e necessità, sono determinate dal Grande Imbroglio. Dal potere metaforizzante nella Lotteria (come già nell’inizio della "Lotteria dello spazio" di Dick). Perché questo è l’Arcipelago: il luogo del falso caso. Della presunta Fortuna. D’una economia riconvertita da Boemel Lansbergis, cessati gli introiti della caccia alle balene, nei labili sogni 

umani di ricchezza: creandola Lotteria dei popoli che attrae giocatori da tutto il mondo.
E in questa metafora del Potere, gestita con levità, ben si inseriscono i tratti favolistici dei luoghi con le loro caratteristiche, e dei personaggi. A partire da Kosh, scherzo della natura e del caso: nato nano da genitori "alti e risoluti ", come sono il più degli abitanti: ciò che obbliga a muoversi in un universo fuori misura per lui. Vi si muove fisicamente, come dice il suo nomadismo che lo porta a bivaccare in alberghi sempre diversi: in compagnia del tenente Van Morrison, personaggio radiofonico cui Kosh guarda come a un modello, e i Ludwig Boltzmann, il suo rospo dal nome di un grande fisico (e i nomi di personaggi, come la spia Leeuwenhoek, dall’inventore del microscopio; di alberghi, come Pollock, Bejart; o di vie, rinviano sempre a suggestioni culturali). E si muove nel tempo: in un’indagine che lo riporta alla propria vita passata, alla sua famiglia, dentro se stesso. Con acutezza,un affabile tasso di malinconia, determinazione e tenacia. E sempre con quella prospettiva al basso che vede i due "rospi" trovare poi una singolare complementarità nel basso continuo delle balene. Per un racconto gestito con freschezza e ben graduato sorriso ironico; con gusto e musicalità di scrittura nella ricostruzione di suggestive atmosfere ambientali (non senza però qualche compiaciuta insistenza sia in questo che nelle descrizioni di certi meccanismi tecnici o nel dibattito caso-fortuna). Giocato con certa abilità nei registri (come quando Kosh fa parlare gli altri dentro di sé) che nelle scansioni dei capitoli.
Irene Vallone
Famiglia Cristiana

luglio 2005

Date a un cuore zingaro la possibilità di affilare le dita tra gli orditi di un maglificio del Nordest e avrete un premio Calvino. È successo a Luisa Carnielli, operaia a Musile del Piave e discendente di una famiglia di contadini magiari. Con La lotteria ha davvero sbancato il tavolo della fortuna che può toccare in sorte a un’esordiente.
La trama? Sulle orme di Pinocchio, anche lei si addentra nelle emollienti metafore del più nobile dei cetacei, la balena. Tra oli preziosi e stecche di corpetti per ballerine di can-can, l’autrice dipinge un mondo fantastico che affiora a ondate spumeggianti sull’Arcipelago Lansbergis, nel Mare del Nord. Un tempo popolato da pescatori 

di balene, che la sorte ha spinto a migrare altrove, ora la sua economia ruota attorno a una 
gigantesca Lotteria dei popoli. Etnie d’ogni tipo sbarcano senza posa in questo microcosmo odoroso di salsedine, tutte a caccia della dea fortuna. Nascono alberghi, ristoranti, compagnie marittime. Con gli anni, estrazioni spettacolari e somme da capogiro verticalizzano un Potere supremo che soltanto una serie di misteriose morti riuscirà a scalfire.A indagare è l’ispettore di polizia Kosh, un nano, eroe minimo nella lotta contro i titani della corruzione. Appartiene alla razza dei jinn, come molti sull’Arcipelago. Una maledizione che, secondo la leggenda, colpisce i discendenti di chi si è arricchito spacciando per olio di balena quello ricavato dai corpi degli zingari. Una piccola rivincita, quasi un sortilegio, della nuova chiromante della scrittura che sa incastonare in una deliziosa favola schegge di verità.
Alessandro Bertante
PULP 
luglio 2005

Mare del Nord. Un tempo l’arcipelago di Lansbergis viveva della caccia alle balene e della lavorazione industriale dell’olio ricavato dal loro grasso. Però i grandi cetacei hanno cominciato a diminuire, e l’industria della pesca è diventata solo un ricordo. Nuova linfa alla sonnacchiosa economia del posto è arrivata grazie alla "Lotteria", grandioso gioco a premi in grado di attirare turisti da tutta Europa. Solo che intorno a questa complicata macchina promozionale cominciano ad affiorare troppi cadaveri. Incaricato delle indagini è l’ispettore Kosh, poliziotto capace ma irrimediabilmente nano, unico erede di una celebre famiglia di investigatori. Trama inconsueta e interessante per La lotteria, romanzo d’esordio della vicentina Luisa Carnielli che con questa opera nel lontano 1999 – su indicazione di Antonio Moresco – vinse il Premio Calvino e poi, grazie alle sciagurate dinamiche che caratterizzano l’editoria italiana, rimase priva di editore, fino al provvidenziale intervento di Marcos y Marcos. 

 

Perché questo della Carnielli è davvero un romanzo riuscito, inconsueto per un’esordiente, che sotto l’apparente trama poliziesca nasconde una vicenda parecchio meditata, scritta con sobria personalità – attitudine che lascia talvolta spazio a una spontanea e mai ridondante vena ironica. Come nella migliore tradizione del genere, il protagonista – disegnato con grande precisione – scoprirà una realtà inconfessabile, compiendo allo stesso tempo un viaggio a ritroso nella propria memoria e nei propri affetti. Sullo sfondo, l’immobile quotidianità dell’arcipelago diventa occasione per riflessioni umane e suggestioni letterarie, mentre il grande inganno della Lotteria ci riconduce direttamente ai fin troppo noti guasti della contemporaneità, confusa e omologata da una macchina spettacolare ormai priva di confini geografici e limiti etici. Il caso domina le gesta dell’uomo o la volontà è in grado di deviare il corso del destino? Senza tentare di rispondere a questa domanda, l’autrice ci regala una storia di grande forza immaginifica, un garbato viaggio nelle aspirazioni e nelle debolezze umane, nei suoi limiti e nella sua assurda volontà di piegare le leggi di natura.
Carla Benedetti
L'espresso
giugno 2005


Succede ogni tanto nel mondo anglosassone che una scrittrice defilata, che si dedica alla famiglia in una piccola città di provincia, sforni un'invenzione sorprendente che poi fa il giro del mondo (vedi il caso Rowling).
In Italia è più raro. O forse nessuno se lo aspetta. Diciamo la verità, da noi quanti editori o recensori aprirebbero il romanzo d'esordio di una casalinga quarantenne che vive a Musile del Piave, che non è né giornalista né insegnante né copy, ma ha lavorato per diciassette anni in un maglificio? A parole tutti. Nei fatti non lo so.
A Musile del Piave, piccolo centro del Nord-Est, al ritmo delle macchine, nelle pause di un lavoro duro e ripetitivo, Luisa Carnielli (il cui primo cognome è Ervas, essendo figlia di immigrati ungheresi) ha dato fondo all'immaginazione e ha inventato una storia originalissima, avvincente, ambientata in un arcipelago immaginario del Mare del Nord, piena di un fascino strano, che si sprigiona sommesso e costante fino all'ultima pagina.

La lotteria  parla di alcune morti misteriose collegate alla grandiosa Lotteria dei Popoli che si svolge periodicamente nell'arcipelago, meta di folle di turisti da tutto il mondo, attirati dall'entità delle somme in palio e dal mito antico della redistribuzione della ricchezza sulla base del caso (un'immagine dei meccanismi economici e di potere odierni, usata anche da Dick nel suo primo romanzo 'La lotteria dello spazio').
Funzionari del gigantesco Ministero della Lotteria reggono l'economia del paese e anche qualcos'altro. A svolgere le indagini è un investigatore nano che vive in camere d'albergo con un rospo in gabbia. Due esseri viventi minimi che sprofondano nel passato delle isole, un tempo dedite alla caccia delle balene: un'altra economia, non meno terribile della nuova.
Ricordo di moli insanguinati, di fumi dell'olio prezioso bollito nelle raffinerie. E poi la terra scura di Lowe, l'isola delle tempeste: una torba morbida sedimentata sotto tappeti di muschio, fatta di alghe marcite e di residui organici (forse anche umani), dove turisti vanno a scavarsi una fossa per un bagno di terra ritemprante.
Un gioiello dell'arte narrativa che ci parla della vita in modo leggero e profondo.

Scheda del libro

Home page