BABELIA NARRATIVA                     El Pais, 1 febbraio 2003

Ignacio Martínez de Pisón
"Sono uno scrittore realista e me ne vanto"

Il tempo delle donne è il romanzo più ambizioso e compiuto dello scrittore aragonese. Racconta la storia di tre donne che, dopo la morte del padre, si trovano costrette ad affrontare la vita prima del tempo.

María ha poco più di sedici anni all'inizio del romanzo, e, alla morte del padre, si assume la responsabilità della famiglia. Vediamo a poco a poco come sente la tristezza di dover vivere una vita diversa da quella che le corrisponderebbe. Carlota, minore di due anni, è un tipo convenzionale e influenzabile. Paloma, 13 anni, cerca le risposte nella letteratura. Le tre sorelle sono protagoniste di Il tempo delle donne, una storia sulla perdita dell'innocenza, l'infelicità, il segreto, che si svolge a Saragozza tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta.
È un romanzo amaro, ma pieno di umorismo. Il migliore, il più compiuto, che abbia scritto finora Ignacio Martínez de Pisón (Saragozza, 1960).
Quale delle tre sorelle preferisce?
Paloma. La sua, è la storia più coerente. È l'unica con un pensiero originale. María, il personaggio che mi interessava di più, è eccessiva, e Carlota è molto convenzionale; ha bisogno che qualcuno le dica cosa fare.
Le tre sorelle hanno molti segreti, come in Anna e le sue sorelle.
È facile riconoscere la presenza di Woody Allen, in questo romanzo. Il lettore sa quello che ogni sorella confida alle altre, ma anche quello che nasconde: è l'unico a sapere tutta la verità.
Come nel film di Allen, anche qui c'è molto umorismo.
La mia idea era proprio quella di scrivere un romanzo umoristico. Basta vedere come comincia: quattro donne disorientate e senza patente alla guida di un automobile, però poi...
È un romanzo amaro.
Parla della perdita dell'innocenza. Dopo la morte del padre, le tre sorelle passano dall'infanzia alla maturità molto in fretta, si trovano donne all'improvviso. Cerco di spiegare come affrontano una realtà cui non sono preparate, strutturata per l'uomo.
È un romanzo femminista?
Forse la piccola metafora del libro è la lotta per l'equiparazione con l'uomo. Negli anni Settanta, le donne avevano molti svantaggi, il viaggio verso l'uguaglianza è arduo.
La sorella piccola legge Pasternak, Jane Austen, Nabokov, Stendhal...
Conosce la vita attraverso i romanzi. Paloma sopperisce alla mancanza di interlocutori leggendo. Arriva a capire dell'animo umano più delle sue sorelle. 

La letteratura ti rende migliore.
Paloma parla di letteratura, di scrittura, di autori. Metaletteratura?
La parola metaletteratura mi piace poco. Io parlo della vita, non di romanzi; parlo di una ragazza che scopre la vita attraverso la letteratura.
Trasporto tale e quale il caos destrutturato che è la vita nella letteratura.
Ha parlato di famiglia nel suo primo romanzo, La ternura del dragón, poi in Strade secondarie e María Bonita. È la sua ossessione?
Credo che sia il grande tema della letteratura. Parlo sempre di padre e figli, di iniziazione, forse perché è l'unico tema alla mia portata, che conosco bene.
E i sentimenti? Parla tanto anche di sentimenti, nel Tempo delle donne.
I sentimenti non sono materia letteraria di prima categoria: sono sospetti, perché la televisione ci specula e i film scadenti trafficano con il sentimentalismo. Utilizzo una prosa austera e sobria proprio per non cadere nel sentimentalismo.
Nonostante l'apparente leggerezza, è un romanzo denso e profondo.
Non esprime un pensiero. Non mi pare giusto che lo scrittore prevalga sul romanzo; è il romanzo a dover essere intelligente. Lo scrittore non deve intromettersi: le riflessioni che si trovano non sono mie, sono dei personaggi. Non coincidono con le opinioni dello scrittore, anche se, naturalmente, parteggio per alcune.
In più di un'occasione si è definito un raccontastorie. Cosa pensa della commistione tra i generi tanto in voga?
Non è nulla di nuovo. Nell'Amore, Stendhal mescola autobiografia e narrazione. Rivendico il piacere di raccontare storie. Lottare contro l'abbruttimento è la principale missione della narrativa, e io mi sento affine a questa tradizione. Dopo tanti anni, ho scoperto di essere uno scrittore realista, e ne sono contento. Il romanziere non deve essere particolarmente brillante; deve avere il dono della narrazione e comprendere i suoi personaggi. Molti scrittori guardano dall'alto i propri personaggi, con arroganza.
Mentre lei li guarda con molto affetto.
Stringo un legame con i miei personaggi, cerco di comprenderli il più possibile; sto sempre al loro fianco, anche quando sbagliano.

 

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