|
María ha poco più di
sedici anni all'inizio del romanzo, e, alla morte del padre, si assume la
responsabilità della famiglia. Vediamo a poco a poco come sente la
tristezza di dover vivere una vita diversa da quella che le
corrisponderebbe. Carlota, minore di due anni, è un tipo convenzionale e
influenzabile. Paloma, 13 anni, cerca le risposte nella letteratura. Le
tre sorelle sono protagoniste di Il tempo delle donne, una storia
sulla perdita dell'innocenza, l'infelicità, il segreto, che si svolge a
Saragozza tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta.
È un romanzo amaro, ma pieno di umorismo. Il migliore, il più compiuto,
che abbia scritto finora Ignacio Martínez de Pisón (Saragozza, 1960).
Quale delle tre sorelle preferisce?
Paloma. La sua, è la storia più coerente. È l'unica con un pensiero
originale. María, il personaggio che mi interessava di più, è
eccessiva, e Carlota è molto convenzionale; ha bisogno che qualcuno le
dica cosa fare.
Le tre sorelle hanno molti segreti, come in Anna e le sue
sorelle.
È facile riconoscere la presenza di Woody Allen, in questo romanzo. Il
lettore sa quello che ogni sorella confida alle altre, ma anche quello che
nasconde: è l'unico a sapere tutta la verità.
Come nel film di Allen, anche qui c'è molto umorismo.
La mia idea era proprio quella di scrivere un romanzo umoristico. Basta
vedere come comincia: quattro donne disorientate e senza patente
alla guida di un automobile, però poi...
È un romanzo amaro.
Parla della perdita dell'innocenza. Dopo la morte del padre, le tre
sorelle passano dall'infanzia alla maturità molto in fretta, si trovano
donne all'improvviso. Cerco di spiegare come affrontano una realtà cui
non sono preparate, strutturata per l'uomo.
È un romanzo femminista?
Forse la piccola metafora del libro è la lotta per l'equiparazione
con l'uomo. Negli anni Settanta, le donne avevano molti svantaggi, il
viaggio verso l'uguaglianza è arduo.
La sorella piccola legge Pasternak, Jane Austen, Nabokov, Stendhal...
Conosce la vita attraverso i romanzi. Paloma sopperisce alla mancanza
di interlocutori leggendo. Arriva a capire dell'animo umano più delle sue
sorelle. |
La letteratura ti rende
migliore.
Paloma parla di letteratura, di scrittura, di autori. Metaletteratura?
La parola metaletteratura mi piace poco. Io parlo della vita, non di
romanzi; parlo di una ragazza che scopre la vita attraverso la
letteratura.
Trasporto tale e quale il caos destrutturato che è la vita nella
letteratura.
Ha parlato di famiglia nel suo primo romanzo, La ternura del
dragón, poi in Strade secondarie e María
Bonita. È la sua ossessione?
Credo che sia il grande tema della letteratura. Parlo sempre di padre e
figli, di iniziazione, forse perché è l'unico tema alla mia portata, che
conosco bene.
E i sentimenti? Parla tanto anche di sentimenti, nel Tempo delle
donne.
I sentimenti non sono materia letteraria di prima categoria: sono
sospetti, perché la televisione ci specula e i film scadenti trafficano
con il sentimentalismo. Utilizzo una prosa austera e sobria proprio per
non cadere nel sentimentalismo.
Nonostante l'apparente leggerezza, è un romanzo denso e profondo.
Non esprime un pensiero. Non mi pare giusto che lo scrittore prevalga
sul romanzo; è il romanzo a dover essere intelligente. Lo scrittore non
deve intromettersi: le riflessioni che si trovano non sono mie, sono dei
personaggi. Non coincidono con le opinioni dello scrittore, anche se,
naturalmente, parteggio per alcune.
In più di un'occasione si è definito un raccontastorie. Cosa pensa
della commistione tra i generi tanto in voga?
Non è nulla di nuovo. Nell'Amore, Stendhal mescola autobiografia e
narrazione. Rivendico il piacere di raccontare storie. Lottare contro l'abbruttimento
è la principale missione della narrativa, e io mi sento affine a questa
tradizione. Dopo tanti anni, ho scoperto di essere uno scrittore realista,
e ne sono contento. Il romanziere non deve essere particolarmente
brillante; deve avere il dono della narrazione e comprendere i suoi
personaggi. Molti scrittori guardano dall'alto i propri personaggi, con
arroganza.
Mentre lei li guarda con molto affetto.
Stringo un legame con i miei personaggi, cerco di comprenderli il più
possibile; sto sempre al loro fianco, anche quando sbagliano. |