JOSÉ PABLO FEINMANN
Il cadavere impossibile


Recensioni

 

Grazia Casagrande
Alice.it
Bruno Arpaia
Il Sole 24 Ore

 

Grazia Casagrande
Alice.it
gennaio 2004

Assistiamo alla nascita di un romanzo: una lettera a un editore, o meglio "l'Editore", in cui il narratore, un aspirante scrittore di cui solo nella firma finale si conosce l'identità, sottopone un suo racconto (che via via
si trasforma in romanzo) perché venga accolto in una antologia di prossima pubblicazione.
Proprio attraverso questa finzione letteraria Feinmann permette al lettore di osservare come gli ingredienti narrativi possano venire dosati per costruire un testo accattivante e, disseminando di ironia anche le pagine più truculente, come siano le emozioni forti, gli aggettivi ben calibrati (scusandosi per l'ovvietà di certe definizioni), le caratterizzazioni prevedibili dei personaggi a fare di un racconto un bestseller. Le note che costellano il libro, racconto nel racconto, offrono altri spunti narrativi, sottolineano l'elemento "metaletterario" della costruzione della trama, avvertono delle contaminazioni con altre forme di spettacolarizzazione del crimine, in particolare mostrano come il cinema oggi sia da una parte "fonte" e dall'altra "scopo" di chi scrive.
Naturalmente i grandi maestri dell'horror e del giallo sono citati come modelli, Stephen King e Hitchock soprattutto, proprio perché hanno saputo costruire delle "fantasie" diventate nel tempo topoi a cui l'immaginario collettivo fa ormai riferimento. Un esempio per tutti: il coltello non può non collegarsi automaticamente a Psycho e all'agghiacciante scena della doccia...

 

Così (davvero esilarante questo passaggio) lo zoppismo di Anna, la protagonista, appare a tratti, solo quando la suspence lo richiede, e il sangue che scorre a fiumi o la mano troncata e dimenticata sul tavolo non hanno lo scopo di far rabbrividire il lettore, non sono perturbanti (usiamo anche noi questo aggettivo così ironicamente attribuito al solo García Márquez), ma viene sempre rivelata la loro natura di divertissement, di stratagemma narrativo. Se il cinema (è chiaro l'intento ironico verso chi scrive già pensando alla riduzione cinematografica) è continuamente chiamato in causa, anche il più popolare medium, la televisione, non manca: l'iniziale attesa spasmodica della puntata di una telenovela, la funzione di "educazione sentimentale" affidata al piccolo schermo, l'abitudine che nasce nello spettatore dopo l'ennesima puntata...
Insomma, è evidente il piacere che ho avuto nel leggere quest'ultimo Feinmann, un libro in cui è impossibile non prestarsi al gioco, non entrare nei tanti riferimenti, non cercare insieme allo scrittore l'aggettivo adeguato al momento, non riconoscere le frecciate ironiche rivolte ai tanti che usano la scrittura come prodotto da vendere: l'invito finale (piuttosto inusuale per chi scrive) è davvero quello di non perdersi quest'occasione di vero, intelligente divertimento.

Grazia Casagrande

 

Bruno Arpaia
Il Sole 24 Ore
marzo 2004

Quando la piccola Anna scopre la madre e l’amante intenti a fornicare sul tavolo di cucina, crede ingenuamente che l’uomo stia aggredendo la donna. Allora non esita ad afferrare un coltellaccio e ad ammazzarlo senza pietà. La madre, che invece di essere contenta, la rimprovera, finisce uccisa accidentalmente dallo stesso coltello. Non basta. Reclusa in un riformatorio, la piccola e angelica Anna accoltella e squarta con un’ascia quattro sue compagne, cucendone poi le membra disperse per tentare di ricostruire il simulacro della madre morta, nel tentativo di farla rivivere grazie all’amore, come ha imparato dalle telenovelas.
Ci sarebbero, insomma, tutti gli elementi per far pensare a un noir truce ed eccessivo, a uno Stephen King al quadrato. Invece Il cadavere impossibile (già pubblicato molti anni fa dalla casa editrice Zanzibar e poi scomparso dalla circolazione) è un libro divertentissimo, surreale e beffardo, in cui l’horror è al servizio dell’ironia e della parodia.

L’autore, l’argentino José Pablo Feinmann, è un professore di filosofia che ha scritto ponderosi saggi sulla violenza politica. Ma è anche un cinefilo appassionato, nonché un letterato finissimo, che riversa con acido garbo in molte delle sue creazioni il mondo della letteratura di consumo e del cinema di serie B, i teleromanzi e l’Ulisse, la narratologia e Hitchcock. Il risultato è un godibile libro in cui, sfruttando il pretesto di una lettera all’editore per farsi inserire in un’antologia dei migliori racconti gialli argentini, il narratore espone la trama della sua storia infarcita di sangue e orrore, condendola con note a piè di pagina, riflessioni semiserie sulla letteratura e gag geniali. Il risultato, lo dice lo stesso narratore, "è un esercizio di incrocio di generi. Un romanzo poliziesco. Un romanzo di caratteri femminili. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto per le bambine. Perché si tratta di un romanzo di bambole". Una vera e propria dichiarazione di poetica, che naturalmente, non va presa troppo sul serio, perché, secondo Feinmann, "la letteratura è irrealtà, finzione, menzogna. In poche parole, un cadavere impossibile".

Scheda del libro

Home page