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JOSÉ PABLO
FEINMANN Recensioni
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| Grazia
Casagrande Alice.it |
Bruno
Arpaia Il Sole 24 Ore |
| Grazia
Casagrande Alice.it gennaio 2004 Assistiamo alla nascita di un romanzo:
una lettera a un editore, o meglio "l'Editore", in cui il
narratore, un aspirante scrittore di cui solo nella firma finale si
conosce l'identità, sottopone un suo racconto (che via via
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Così (davvero
esilarante questo passaggio) lo zoppismo di Anna, la protagonista,
appare a tratti, solo quando la suspence lo richiede, e il sangue che
scorre a fiumi o la mano troncata e dimenticata sul tavolo non hanno lo
scopo di far rabbrividire il lettore, non sono perturbanti (usiamo anche
noi questo aggettivo così ironicamente attribuito al solo García
Márquez), ma viene sempre rivelata la loro natura di divertissement, di
stratagemma narrativo. Se il cinema (è chiaro l'intento ironico verso
chi scrive già pensando alla riduzione cinematografica) è
continuamente chiamato in causa, anche il più popolare medium, la
televisione, non manca: l'iniziale attesa spasmodica della puntata di
una telenovela, la funzione di "educazione sentimentale"
affidata al piccolo schermo, l'abitudine che nasce nello spettatore dopo
l'ennesima puntata...
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| Bruno
Arpaia Il Sole 24 Ore marzo 2004 Quando la piccola Anna scopre la madre e
l’amante intenti a fornicare sul tavolo di cucina, crede ingenuamente
che l’uomo stia aggredendo la donna. Allora non esita ad afferrare un
coltellaccio e ad ammazzarlo senza pietà. La madre, che invece di essere
contenta, la rimprovera, finisce uccisa accidentalmente dallo stesso
coltello. Non basta. Reclusa in un riformatorio, la piccola e angelica
Anna accoltella e squarta con un’ascia quattro sue compagne, cucendone
poi le membra disperse per tentare di ricostruire il simulacro della madre
morta, nel tentativo di farla rivivere grazie all’amore, come ha
imparato dalle telenovelas. |
L’autore, l’argentino José Pablo Feinmann, è un professore di filosofia che ha scritto ponderosi saggi sulla violenza politica. Ma è anche un cinefilo appassionato, nonché un letterato finissimo, che riversa con acido garbo in molte delle sue creazioni il mondo della letteratura di consumo e del cinema di serie B, i teleromanzi e l’Ulisse, la narratologia e Hitchcock. Il risultato è un godibile libro in cui, sfruttando il pretesto di una lettera all’editore per farsi inserire in un’antologia dei migliori racconti gialli argentini, il narratore espone la trama della sua storia infarcita di sangue e orrore, condendola con note a piè di pagina, riflessioni semiserie sulla letteratura e gag geniali. Il risultato, lo dice lo stesso narratore, "è un esercizio di incrocio di generi. Un romanzo poliziesco. Un romanzo di caratteri femminili. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto per le bambine. Perché si tratta di un romanzo di bambole". Una vera e propria dichiarazione di poetica, che naturalmente, non va presa troppo sul serio, perché, secondo Feinmann, "la letteratura è irrealtà, finzione, menzogna. In poche parole, un cadavere impossibile". |