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JACK FINNEY Recensioni
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| Marco Denti, BOOKSHIGHWAY,
agosto 2010 Antonio Angeli, ILTEMPO.it, settembre 2005 |
| Marco
Denti BooksHighway agosto 2010 La storia è quella conosciuta attraverso le sue diverse riduzioni cinematografiche, a partire da quella classica di Don Siegel. In una smalltown della provincia americana (in una valle della California, per la precisione) una misteriosa presenza, che poi si scoprirà di origine aliena, s'impadronisce dei corpi degli abitanti. Il processo è inquietante perché come racconta Jack Finney “gli uomini, le donne e i bambini della comunità erano diventati qualcos'altro, dal primo all'ultimo. E ognuno era nostro nemico, compresi quelli che avevano le facce, gli occhi, i gesti e il modo di camminare dei nostri amici e parenti. Non c'erano alleati per noi chiusi lì dentro, e già il contagio andava diffondendosi fuori città”. Ad accorgersi di quello che sta succedendo è soltanto uno sparuto gruppo di semplici cittadini guidati da Miles Boise Bennell, un placido e discreto medico condotto. All'inizio tra mille diffidenze e altrettante precauzioni restano allibiti davanti alle forme pseudoumane che si ritrovano attorno, copie perfette di parenti, amici e conoscenti. Se le sembianze corporee sono pressoché identiche, nella loro precisione mancano di quelle imperfezioni che sono tipiche dell'umanità (“Non si può vivere una vita normale senza farsi qualche cicatrice, senza prodursi qualche segno particolare”), ma soprattutto non hanno il soffio delle emozioni, quella luce negli occhi (“L'uomo, come tutti gli animali, non sopporta una dieta prolungata di qualsiasi emozione: paura, felicità, orrore, dolore o anche appagamento”). |
Come si scoprirà, pagina dopo pagina, la forma aliena che sta occupando Mill Valley attraverso l'esproprio dei corpi dei suoi abitanti sta lottando per la sua stessa sopravvivenza. Una battaglia impari, sembra di capire, contro quel devastante virus, come lo chiamava William Burroughs, che è il genere umano. A distanza di cinquant'anni, i misteriosi baccelli dell’Invasione degli ultracorpi (come del resto il bellissimo Indietro nel tempo) non hanno perso un grammo della loro forza metaforica, polemica e, in ultima analisi, filosofica. Attorno a questi pericolosi ospiti da un altro universo, Jack Finney intreccia una vasta rete di temi: la vita nella provincia americana (e comunque nella provincia in genere) che non è mai facile con il suo infinito tran tran e le sue bizzarrie, la paranoia per lo straniero, le crisi d'identità quando il mondo attorno a noi cambia in modo rapido, ma impercettibile, persino una strisciante love story. Gli ingredienti così disparati ed eterogenei vengono sintetizzati da Jack Finney in un romanzo essenziale sul piano della scrittura almeno quanto efficace nel colpire l’immaginazione, come hanno poi dimostrato tutti i suoi succedanei più o meno ispirati. Molti dei quali si sono limitati ad accentuare gli aspetti visivi, confondendo la raffinatezza della storia iniziale con le esigenze spettacolari, ma l’aspetto fantascientifico, per quanto importante, è relativo: sottile, profondo, suggestivo, L'invasione degli ultracorpi è un vero e proprio classico moderno. |
| Antonio
Angeli ILTEMPO.it settembre 2005 I maniaci della lettura, che subito dopo le vacanze si sono riversati in libreria cercando di controbilanciare la crisi di astinenza estiva con un’overdose di acari delle carta, hanno trovato una sorpresa. Tra le rivelazioni su Maria Maddalena e i Camilleri (quest’anno ben due in un colpo solo) sul bancone delle novità troneggiava «L’invasione degli ultracorpi», di Jack Finney (Editore Marcos y Marcos, 215 pagine, euro 13,50). «Ma guarda - hanno detto i più giovani - un nuovo libro di fantascienza». Diversa l’esclamazione di chi ha almeno un capello bianco: «Ma guarda, ricicciano gli ultracorpi». E sì, perché «L’invasione degli ultracorpi» è, in un modo o nell’altro, un grande classico della fantascienza che compie in questi giorni 51 anni. Scritto e poi riscritto un po’ rinnovato dallo stesso Finney alla fine dei Settanta, ha generato decine di edizioni e ben tre film. Un successo planetario, ma i cultori della fantascienza, quelli dal palato fino (o con la puzza sotto il naso, questione di punti di vista) l’hanno sempre bollato come semplicistico, noioso, insomma, una bufala. Finney, scrittore statunitense che amava fantascienza e gialli, lo scrisse nel ’54, quando aveva poco più di quarant’anni e qualche problema con il senatore McCarthy. Accusato più o meno velatamente di nutrire simpatie comuniste (ma a quell’epoca solo Capitan America non aveva contrattempi del genere) realizzò una atipica storia sull’invasione della Terra. Per chi è a digiuno della vicenda diremo che l’attacco non avviene con dischi volanti o con i terribili «tripodi» che sparano e ammazzano di Wells, ma è attuato dal basso, subdolamente e silenziosamente, sostituendo le persone con extraterrestri che diventano loro copie identiche. Tutto comincia in un paesino della provincia americana, piccolo, insignificante e proprio per questo i «body snatchers» decidono qui di dare inizio all’invasione. «Body snatchers» vuol dire più o meno i «ladri di corpi», ma il termine è francamente intraducibile e allora teniamoci la |
parola ultracorpi. Qualcuno nella vicenda ha intravisto la lotta dell’individualismo all’americana contro l’insalata collettivista russa. Fatto sta che il romanzo ebbe un successo travolgente amplificato dall’arrivo del film di Don Siegel, (il maestro del thriller che in altri tempi dirigerà anche «Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!»). Le edizioni del libro si rincorrono, in Italia arriverà con il titolo «Gli invasati». Dopo il primo film targato ’56 arrivano due remake: «Terrore dallo spazio profondo» del ’78 di Philip Kaufman, in occasione del quale Finney riscrisse il testo, e «Ultracorpi, l’invasione continua» del ’93, di Abel Ferrara (ma sì, quello che l’altro giorno si è beccato il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia con il film «Mary»). Che carriera per il romanzo di Finney! Ma i detrattori non demordono: sarà anche popolare, dice la critica, ma si tratta di fantascienza per dilettanti. Anzi, sembra che la fantascienza che incontra il favore del grande pubblico sia proprio quella più elementare, come in «La guerra dei mondi», filmone in Technicolor del ’53 o «Quando i mondi si scontrano» del ’51 (guarda caso di tutti e due Steven Spielberg ha voluto fare il remake, del primo realizzato, del secondo in lavorazione). La casa editrice Marcos y Marcos, che ora rilancia il testo, spera ovviamente di venderlo e di farci bei soldini, ma al di là delle sacrosante ragioni commerciali crede in questo libro. L’editrice milanese ha una vera vocazione fantascientifica e, tra l’altro, sta per pubblicare un inedito di Stanislaw Lem (quello di «Solaris») dal titolo «Fiabe per robot». «Finney è un autore che ci interessa molto - spiega Claudia Tarolo che con il fondatore Marco Zapparoli dirige Marcos y Marcos - Sa unire l’invenzione fantastica a una visione solare e positiva. E poi - aggiunge - Il libro che proponiamo è la seconda stesura del testo, che in Italia non aveva mai visto la luce». E sul fatto che non sia un libro per appassionati del genere Claudia Tarolo concorda. E rilancia: «Certo che non è un libro per cultori, è invece un testo che vale la pena di far conoscere a tutti. Per questo l’abbiamo scelto». Come si fa a darle torto? |