|
JACK FINNEY Recensioni
|
| ILTEMPO.it settembre 2005 |
| Antonio
Angeli ILTEMPO.it settembre 2005 I maniaci della lettura, che subito dopo le vacanze si sono riversati in libreria cercando di controbilanciare la crisi di astinenza estiva con un’overdose di acari delle carta, hanno trovato una sorpresa. Tra le rivelazioni su Maria Maddalena e i Camilleri (quest’anno ben due in un colpo solo) sul bancone delle novità troneggiava «L’invasione degli ultracorpi», di Jack Finney (Editore Marcos y Marcos, 215 pagine, euro 13,50). «Ma guarda - hanno detto i più giovani - un nuovo libro di fantascienza». Diversa l’esclamazione di chi ha almeno un capello bianco: «Ma guarda, ricicciano gli ultracorpi». E sì, perché «L’invasione degli ultracorpi» è, in un modo o nell’altro, un grande classico della fantascienza che compie in questi giorni 51 anni. Scritto e poi riscritto un po’ rinnovato dallo stesso Finney alla fine dei Settanta, ha generato decine di edizioni e ben tre film. Un successo planetario, ma i cultori della fantascienza, quelli dal palato fino (o con la puzza sotto il naso, questione di punti di vista) l’hanno sempre bollato come semplicistico, noioso, insomma, una bufala. Finney, scrittore statunitense che amava fantascienza e gialli, lo scrisse nel ’54, quando aveva poco più di quarant’anni e qualche problema con il senatore McCarthy. Accusato più o meno velatamente di nutrire simpatie comuniste (ma a quell’epoca solo Capitan America non aveva contrattempi del genere) realizzò una atipica storia sull’invasione della Terra. Per chi è a digiuno della vicenda diremo che l’attacco non avviene con dischi volanti o con i terribili «tripodi» che sparano e ammazzano di Wells, ma è attuato dal basso, subdolamente e silenziosamente, sostituendo le persone con extraterrestri che diventano loro copie identiche. Tutto comincia in un paesino della provincia americana, piccolo, insignificante e proprio per questo i «body snatchers» decidono qui di dare inizio all’invasione. «Body snatchers» vuol dire più o meno i «ladri di corpi», ma il termine è francamente intraducibile e allora teniamoci la |
parola ultracorpi. Qualcuno nella vicenda ha intravisto la lotta dell’individualismo all’americana contro l’insalata collettivista russa. Fatto sta che il romanzo ebbe un successo travolgente amplificato dall’arrivo del film di Don Siegel, (il maestro del thriller che in altri tempi dirigerà anche «Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!»). Le edizioni del libro si rincorrono, in Italia arriverà con il titolo «Gli invasati». Dopo il primo film targato ’56 arrivano due remake: «Terrore dallo spazio profondo» del ’78 di Philip Kaufman, in occasione del quale Finney riscrisse il testo, e «Ultracorpi, l’invasione continua» del ’93, di Abel Ferrara (ma sì, quello che l’altro giorno si è beccato il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia con il film «Mary»). Che carriera per il romanzo di Finney! Ma i detrattori non demordono: sarà anche popolare, dice la critica, ma si tratta di fantascienza per dilettanti. Anzi, sembra che la fantascienza che incontra il favore del grande pubblico sia proprio quella più elementare, come in «La guerra dei mondi», filmone in Technicolor del ’53 o «Quando i mondi si scontrano» del ’51 (guarda caso di tutti e due Steven Spielberg ha voluto fare il remake, del primo realizzato, del secondo in lavorazione). La casa editrice Marcos y Marcos, che ora rilancia il testo, spera ovviamente di venderlo e di farci bei soldini, ma al di là delle sacrosante ragioni commerciali crede in questo libro. L’editrice milanese ha una vera vocazione fantascientifica e, tra l’altro, sta per pubblicare un inedito di Stanislaw Lem (quello di «Solaris») dal titolo «Fiabe per robot». «Finney è un autore che ci interessa molto - spiega Claudia Tarolo che con il fondatore Marco Zapparoli dirige Marcos y Marcos - Sa unire l’invenzione fantastica a una visione solare e positiva. E poi - aggiunge - Il libro che proponiamo è la seconda stesura del testo, che in Italia non aveva mai visto la luce». E sul fatto che non sia un libro per appassionati del genere Claudia Tarolo concorda. E rilancia: «Certo che non è un libro per cultori, è invece un testo che vale la pena di far conoscere a tutti. Per questo l’abbiamo scelto». Come si fa a darle torto? |