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lemebel Ho paura torero |
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il parere
dei lettori Gruppo di lettura reale di Anobii Milano detto Milanobii, ottobre 2011 |
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Benedetta
Marietti
La Repubblica delle Donne maggio 2004 In questo esordio del 2001, ambientato al tempo
dell'attentato al dittatore,
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Enzo
Di Mauro Ho paura torero (traduzione di M.L. Cortaldo e G. Mainolfi, Marcos
y Marcos "Gli alianti", pp. 202, euro 13,00) del cileno Pedro
Lemebel dimostra, come meglio non si potrebbe, la felice, incomparabile
duttilità della scrittura romanzesca, beninteso non esclusi l'errore, la
debolezza di tenuta, il ricorso ad andature corrive, l'ingenuità di
fondo, l'esibito sentimentalismo. Eppure, questo cinquantenne che si
guadagnò l'ammirazione e l'affetto del coetaneo Roberto Bolaño (il
robusto maestro scomparso prematuramente lo scorso anno), ci consegna un
efficace ordigno a orologeria fatto esplodere, a imperitura infamia,
contro i generali e le loro bande di seviziatori che a lungo umiliarono
vita e giovinezza di un popolo. E, nel caso di Lemebel, poi, la
conclamata, esibita diversità e la combattiva militanza nel movimento
gay. L'attività di fotografo, di cineasta, di performer. Il
travestitismo. Il suo romanzo è figlio di una tradizione |
E, felice come una diva, li indosserà quando il rivoluzionario Carlos la inviterà per un picnic in campagna, all'aperto, su una collina sopra la città. O, almeno, lei così crede, mentre l'uomo conosce la vera ragione di quel sopralluogo. Come un agrimensore egli misura i passi del Dittatore, ne segue i percorsi e gli spostamenti. Lo vuole stanare e uccidere. Eccolo il mélo al servizio della giustizia proletaria. La fantasia screanzata di Lemebel non ci risparmia i dialoghi surreali tra Pinochet e la logorroica, vanitosa, vacua consorte che vorrebbe svecchiarlo almeno nell'abbigliamento, magari cercando di convincerlo a indossare coloratissime magliette cubane. Mentre lui preferisce, nel suo parossistico "nirvana hitleriano", ascoltare le più celebri marce militari, chiuso a pensare come frantumare i nemici che vogliono frantumarlo. La Fata di politica non sa nulla, ma è pronta a servire alla causa del macho Carlos, incontrato per caso in un emporio, la "bocca di giglio bagnato". Lui comincia ad affidarle casse su casse misteriosissime e strani arnesi tubolari che lei trasforma (ignara dapprima e poi consapevole come una sposetta) in altari floreali su cui spicca il color fucsia. Sembra giunto il momento della gloria amorosa, per lei, figlia di un fascista costituzionale che non sopportava il suo passo fru fru. Lei ora "così immobile e silenziosa, così Cleopatra superba di fronte a Marco Antonio. Così Salomè coperta di veli per il Battista". La sua casa d'angolo, nella Santiago incendiata di quei giorni, diventa il luogo cruciale di una cospirazione destinata a fallire benché di poco. Ed è lei il motore (la vestale) di questo romanzo rivoltoso e scomposto, irritato e doppiamente ferito e nutrito di strepitosa iattanza politica. Prima avverte Lemebel "c'erano venti pagine scritte alla fine degli anni Ottanta, rimaste a lungo confuse tra ventagli, calze di pizzo e cosmetici che hanno macchiato di rosso la calligrafia romanzesca delle loro parole". Dalla dura sfera di quel presente annegato nel sangue e nel silenzio senza fine dei desaparecidos, rotto solo dall'urlo delle madri e delle mogli irriducibili, ecco che quel mucchietto di fogli dimenticati rivede la luce e prende forma e si dilata finché può, senza dimenticare ovviamente fard e rossetti e sottovesti e mutande e le salette dei cinematografi di periferia, tra merda e sperma, dove mani abili o incerte si cercano e bocche si chinano sulla patta del vicino di posto. Lemebel getta in faccia all'eterno fascismo anche questa seconda forma di cospirazione clandestina e di resistenza, a suo modo eroica. Sotto questo aspetto, vertiginosa è la scansione parallela delle ore che precedono l'attentato. Mentre Carlos se ne sta sulla collina, con i compagni, appostato e pronto a colpire l'auto del dittatore, la Fata ormai consapevole, in un miserabile caveau dell'amore a pagamento, stringe il cazzo di un ragazzino. E se l'attacco armato di Carlos manca il bersaglio, quello schizzo bianco va a segno e colpisce in pieno volto il generale assassino. Ho paura torero immortala, nel segno del camp più svergognato e selvaggio, la figura di una rediviva Didone en travesti. Come una salamandra, la Fata attraversa due fuochi, quello della passione impossibile e quello della dittatura. Ne esce certo ammaccata, benché incolume. Ma "ogni aristocratico vero possiede, in sommo grado, il senso dell'economia che è quanto dire della praticità": queste parole antiche di Giacomo Debenedetti (in Profeti) bene si adattano a descrivere chi ha dato prova di "grande speditezza e snellezza e disinvoltura", chi insomma si è impegnato in "cose necessarie". "Raramente annotava il grande critico voi vedrete un aristocratico che si mette a fare l'utopista...".
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Grazia
Casagrande
Alice.it maggio 2004 Siamo a Santiago, l'anno è il 1986. La dittatura di Pinochet sta perpetrando i suoi ultimi feroci crimini agonici prima della consultazione popolare (a cui non gli sarà possibile esimersi) che vedrà sconfitto, dopo tredici anni di persecuzioni, torture, uccisioni, sparizioni misteriose di dissidenti e avversari politici, quel cupo macellaio. Ma questa drammatica atmosfera non sembra toccare la casetta macilenta della Fata dell'angolo. Nuovo arrivato nel quartiere periferico di una Santiago di mezza tacca (l'uso indifferenziato del maschile e del femminile quando ci si riferisce a questa "uccellina ossigenata", un travestito quarantenne, caratterizzerà tutto il romanzo), ha come principale fonte di sopravvivenza il ricamo: abilissima nel tracciare disegni elaborati e romantici su tovaglie e lenzuola, annovera tra le sue principali clienti le mogli dei generali del regime, entusiaste della perfezione e della delicatezza delle sue magiche dita di Fata. Un incontro casuale, un innamoramento immediato, totalizzante e pudico per un uomo che sa non potrà mai corrispondere al suo desiderio alato e impossibile, le cambieranno la vita. Carlos, questo è il nome di battaglia del giovane rivoluzionario, userà quella casa piena di trine, nastri e cuscini color fucsia, per nascondere delle casse piene di improbabili libri e un grande pesante cilindro che verranno mimetizzati, trasformati in mobilia, coperti da drappi colorati e ricamati dalla sentimentale e inconsapevole complice. L'amore, un amore che non ha pretese, il rispetto per l'amato, il bisogno di non far vergognare il ragazzo con atteggiamenti eccessivi, la paura di perderlo per sempre, la miscellanea di sentimenti forti e stordenti della fata sono alimentati da pochi eventi. Qualche abbraccio amicale e riconoscente da cui questa povera fata turbata si ritrae, infiammato da una passione che sa dover contenere. Un sogno: un rapporto sessuale reale e onirico nello stesso tempo di cui Carlos è forse inconsapevole, raccontato da Lemebel con incredibile tensione erotica e pari pudore virginale. Una gita domenicale in campagna, alle pendici delle Ande, proprio là dove Pinochet andava ogni fine settimana. Il bel cappello giallo a falda larga, gli occhiali da sole con i brillantini erano forse troppo vistosi, ma come resistere alla tentazione
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di sfoggiarli in quell'occasione irripetibile? E sarà proprio quel cappello ad attirare l'attenzione della logorroica e insopportabile moglie del dittatore quando l'auto dai finestrini oscurati passerà di là per raggiungere la casa di campagna. Creazione straordinaria dello scrittore cileno, la moglie di Pinochet resta davvero un personaggio indimenticabile: il suo parlare continuo fa da contrappunto all'odiosa e macabramente silente figura del coniuge, la superficialità e la stupida leggerezza rendono ancora più mostruose le azioni che si stanno compiendo, e che si sono compiute da tredici anni, in quel Paese. Molti, molti altri i fatti che si intrecciano nel romanzo, le figure che entrano in gioco, patetici vecchi travestiti o odiose mogli di generali, ma è lei, la Fata, a essere davvero un personaggio straordinario e a restare scolpita nella mente del lettore. Questo è un romanzo d'amore, della più pura e totale delle passioni; l'erotismo è lasciato all'onirico perché il pudore impone di nasconderlo. Ma è anche un romanzo politico in cui il delirio di onnipotenza del dittatore, la sua paranoia brutale, la volgarità della violenza e l'orrore della repressione, fingendosi da contorno al melodramma amoroso, diventano invece nucleo centrale che determina vita e morte, scelte obbligate e rinunce definitive. Il linguaggio, pur nei toni emotivi, per altro perfettamente adeguati al personaggio, sa trovare una sua crudezza quando la circostanza lo richiede e il tono giocoso e sentimentale fa da contrappunto ironico e nello stesso tempo tragico a una realtà di violenza e di coraggio, di eroismi quotidiani e necessari a cui anche i meno coscienti, come la nostra Fata, sono a un certo punto chiamati, per amore certo, ma anche per un rigurgito orgoglioso di ribellione sempre più consapevole e irresistibile. Quella gita fuori porta aveva per Carlos lo scopo ben preciso di fare un sopralluogo, passando inosservato (e quindi utilizzando quella strana amica) sul territorio in cui dopo pochi giorni avrebbe, con i propri compagni, organizzato un attentato: come nei piani, l'auto presidenziale viene colpita, un inferno di fuoco circonda Pinochet, ma il dittatore si salva fortunosamente e, altrettanto miracolosamente, gli attentatori riescono a sfuggire alla cattura. Ma la repressione e la ricerca capillare dei responsabili finirà col toccare anche l'ingenua fata costretta a lasciare precipitosamente il suo roseo nido fatto di nulla. |
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Alessandra
Orsi
Marie Claire giugno 2004 Passione (politica) e amore: un debutto strepitoso "Ho paura torero, ho paura che stasera il tuo sorriso svanisca": a cantare a voce alta questa e altre canzoni d’amore è la "Fata dell’angolo", approdata chissà come in un quartiere popolare di Santiago, tra la curiosità degli abitanti che la osservano con simpatia e non sanno se chiamarla uomo o donna. Meglio il collaudato "checca" che senza malignità si addice all’entusiasmo con cui lei abbellisce la catapecchia dove abita, e alla cura con cui ricama tovaglie per le signore dei quartieri alti. Un personaggio che emana infinita tenerezza per la solitudine che si porta dentro, in modo discreto ma inequivocabile, eredità di una vita fatta di esperienze dure, da dimenticare. Chi meglio di lei potrebbe mantenere un segreto? Questo deve aver pensato Carlos, uno studente che le si avvicina chiedendole di ospitare alcune casse che contengono "solo alcuni libri censurati". Ma dopo le casse arrivano le riunioni, e la sua soffitta si riempie di giovani che discutono fino a notte fonda. "Devono preparare degli esami", e la Fata finge di crederci, perché nel frattempo Carlos è diventato il suo principe azzurro. Attraverso la trama di un amore impossibile e struggente lo scrittore e artista Pedro Lemebel, qui al suo primo romanzo, riesce a rievocare l’attentato fallito a Pinochet dell’86, intrecciando in modo originale e straordinario passione politica e sentimenti. Con una scrittura visionaria che lascia sperare in un film.
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Sebastiano
Triulzi L'Espresso giugno 2004 "De Perlas y Cicatrices" è il
titolo di una serie di racconti dal vero di Lemebel. Attivista dei diritti
dei gay, performer, giornalista, Lemebel in Cile è un mito. Negli anni
della dittatura fondò "Le Cavalle dell'Apocalisse", incubo
della cattolicissima borghesia per le irruzioni in piume e paillettes ai
ricevimenti ufficiali (leggendaria la cavalcata, nudo, fin davanti alla
Moneda). Poveri, analfabeti, travestiti, puttane popolano i suoi racconti,
ed è a questa folla altrimenti silenziosa, testimone e vittima del
disastro politico cileno, che egli dà voce. |
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Antonella
Ottolina La Fata dell’angolo legge solo i giornali di moda, si dà le arie con occhiali da gatta, fa la seducente anche quando mangia. Non ha testa per la politica, anche se, nella Santiago di Pinochet, è difficile non far caso agli spari. La Fata è un travestito e di Carlos s’innamora all’istante. Lui è studente in non si sa cosa; l’importante è fingere di credergli quando dice che, dentro le casse con cui le riempie la casa tutta trine e svolazzi, ci siano solo libri. Per un amore che più puro non si può, la Fata accetta mezze verità e molti più pericoli. Questo libro di Lemebel – gioioso e drammatico, meravigliosamente sovversivo e dalla fantasia screanzata – lo vorrebbero tutti i registi. Ma è più probabile che lui – fotografo, cineasta, performer – un giorno se lo girerà da sé. |
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Gruppo
di lettura reale di aNobii Milano detto
Milanobii |
Alessandra In questo testo sono presenti molti contrasti ad esempio a dei tratti molto poetici si contrappongono altri molto crudi e parecchio carnali. Cxr Potrebbe essere utilizzato il termine CAMP coniato da Susan Sontag. Chiara Desiderio Ma non so se si adatta, ad ogni modo, forse non l'aveva capito neanche Susan il concetto di Camp :-) Ripensando ai diversi significati che attribuiamo alle parole, trovo che a volte noi, per troppo politically correct, abbiamo paura di utilizzare certi termini che riteniamo offensivi e questo ci porta a essere più attenti nella scelta delle parole di chi omossesuale lo è magari usa tranquillamente i termini "checca" o "frocio". Asclepiade Mieli si definiva candidamente frocio :-) Temujin79 Un cardinale ha detto che una bestemmia detta in toscano è poetica, in italiano no. Krodì80 Questo romanzo mi ha ricordato il bacio della donna ragno di Puig Manuel, ma nella seconda rilettura del Torero sono emersi tutti i limiti di questo libro che, se confrontato con un titano come il Bacio, quasi manca di dignità narrativa. Non mi ha emozionato; mi è sembrato un Harmony con un più alto grado di profondità, non mi ha arricchito. La scrittura è coinvolgente ma al tempo stesso caramellosa; troppo costruita. Un florilegio di aggettivi con troppo zucchero che mi ha lasciato l’amaro in bocca. Ettore Bilbo Lo stile parte in un modo e finisce nello stesso: è monotono. Elena Questo libro mi ha rapito e una volta iniziato l'ho letto rapidamente e avidamente. Non ho trovato la scrittura zuccherosa ma vezzosa, meravigliosa e decadente: come sedersi su un divano dell'800. Bettina Non mi ha sorpreso: la costruzione narrativa è prevedibile e il punto di vista è sempre quello del personaggio principale; è quindi un punto di vista unico. Nella Fata ho visto un personaggio grottesco, che cerca qualcuno d'amare. Chiara desiderio e Cxr La Fata è capace di autocritica ed è consapevole dei propri limiti. Chiara Desiderio Ho trovato molti cliché: la fata che ha bisogno di travestirsi per esprimere la sua femminilità, il rivoluzionario... Asclepiade Probabilmente in quel tempo il travestimento era l'unico modo per poter esprimere il femmineo. Cxr Ognuno esprime la femminilità a suo modo. Ettore Bilbo L'autore non va molto in profondità. Marty Io penso che ciò sia voluto e che in alcuni punti l’autore esageri volutamente la frivolezza del personaggio per creare una macchietta, mentre in altri punti la scrittura sia molto profonda. Palomar Mi è piaciuta molto la descrizione dell'incubo di Pinochet riguardante il condor. Marty A parte rare eccezioni, tutti gli scrittori cileni devono fare i conti con l'incubo di Pinochet. Sabrina Mi è piaciuto molto il linguaggio ricercato, non l’ho trovato fastidioso, anzi rappresentativo dell’autore. Non riesco a immaginare la Fata vecchia e con la dentiera perché la trovo così bella. Onestamente non mi sono posta la domanda se rappresenti un cliché o meno: mi piace e trovo che abbia una forte speranza d’amore, ma allo stesso tempo la consapevolezza che questa sua speranza non si avvererà. Marty Vedo che questo libro trova consensi e dissensi, ma non lascia indifferenti e questo mi fa piacere. Temujin79 Mi è piaciuto, non l’ho trovato deludente. È una fiaba moderna, una storia d’amore impossibile. Chiara Desiderio Devo dire che a metà libro ho avuto un momento di stanchezza. Cxr Ho apprezzato molto il parallelo tra l’attentato a Pinochet e la descrizione del cinema "d'essai" :-) Ciclista stanco Il libro, a mio avviso, cerca anche di ricostruire le vicende tormentate del Cile. Nel finale troviamo proprio il dramma crescente che attraversa il paese. Mario Senz'altro ho preferito la Fata dell'angolo alla moglie di Pinochet. Direi concludendo che è stata un bella serata, in compagnia della Fata che ha ricevuto da parte dei presenti un bel 7. Nick Voto 1 AlbyVintage 7 2 Chiara desiderio 7 3 Krodì80 6 4 Asclepiade 6.5 5 Marty 9 6 Alessandra 6.5 7 Elena 7 8 Ettore Bilbo 6 9 Marcello 7 10 Cxr 8 11 Palomar 8 12 Ciclista stanco 8 13 Temujin79 7 14 Qsecof 8 15 Bettina 6 16 Sabrina 7 17 Giuseppe 18 Erikare 19 Salvatore Gianino MEDIA 7.12 |
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Alfredo Ronci Il paradiso degli orchi settembre 2009 Mi chiedo: perché in Italia non si
scrivono libri di questo genere? E che genere direte voi? |
E’ vero che lo scrittore si riferiva,
nello specifico, anche al suo aspetto esteriore (guardare la sua foto
nella quarta di copertina), ma l’apparente superficialità di cui parla
invece è un sentire politico determinato e granitico, una lucidità
mentale che non ammette cedimenti. Del resto quando uno dice: non stringo
la mano a nessun fascista, non pone una barriera, anzi, determina
semplicemente cosa è la vita e cosa in realtà non dovrebbe esistere. |