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PEDRO LEMEBEL Recensioni
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| Enzo
di Mauro Alias |
Sebastiano Triulzi L'espresso |
B.
Marietti La Repubblica delle Donne |
Alessandra
Orsi Marie Claire |
Grazia
Casagrande Alice.it |
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A" giugno 2007 |
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Antonella
Ottolina La Fata dell’angolo legge solo i giornali di moda, si dà le arie con occhiali da gatta, fa la seducente anche quando mangia. Non ha testa per la politica, anche se, nella Santiago di Pinochet, è difficile non far caso agli spari. La Fata è un travestito e di |
Carlos s’innamora all’istante. Lui è studente in non si sa cosa; l’importante è fingere di credergli quando dice che, dentro le casse con cui le riempie la casa tutta trine e svolazzi, ci siano solo libri. Per un amore che più puro non si può, la Fata accetta mezze verità e molti più pericoli. Questo libro di Lemebel – gioioso e drammatico, meravigliosamente sovversivo e dalla fantasia screanzata – lo vorrebbero tutti i registi. Ma è più probabile che lui – fotografo, cineasta, performer – un giorno se lo girerà da sé.
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Enzo
Di Mauro In questo esordio del 2001,
ambientato al tempo dell'attentato al dittatore, |
la montatura
seminata a brillantini. E, felice come una diva, li indosserà quando il
rivoluzionario Carlos la inviterà per un picnic in campagna, all'aperto,
su una collina sopra la città. O, almeno, lei così crede, mentre l'uomo
conosce la vera ragione di quel sopralluogo.Come un agrimensore egli
misura i passi del Dittatore, ne segue i percorsi e gli spostamenti. Lo
vuole stanare e uccidere. Eccolo il mélo al servizio della giustizia
proletaria. La fantasia screanzata di Lemebel non ci risparmia i dialoghi surreali tra Pinochet e la logorroica, vanitosa, vacua consorte che vorrebbe svecchiarlo almeno nell'abbigliamento, magari cercando di convincerlo a indossare coloratissime magliette cubane. Mentre lui preferisce, nel suo parossistico "nirvana hitleriano", ascoltare le più celebri marce militari, chiuso a pensare come frantumare i nemici che vogliono frantumarlo. La Fata di politica non sa nulla, ma è pronta a servire alla causa del macho Carlos, incontrato per caso in un emporio, la "bocca di giglio bagnato". Lui comincia ad affidarle casse su casse misteriosissime e strani arnesi tubolari che lei trasforma (ignara dapprima e poi consapevole come una sposetta) in altari floreali su cui spicca il color fucsia. Sembra giunto il momento della gloria amorosa, per lei, figlia di un fascista costituzionale che non sopportava il suo passo fru fru. Lei ora "così immobile e silenziosa, così Cleopatra superba di fronte a Marco Antonio. Così Salomè coperta di veli per il Battista". La sua casa d'angolo, nella Santiago incendiata di quei giorni, diventa il luogo cruciale di una cospirazione destinata a fallire benché di poco. Ed è lei il motore (la vestale) di questo romanzo rivoltoso e scomposto, irritato e doppiamente ferito e nutrito di strepitosa iattanza politica. Prima avverte Lemebel "c'erano venti pagine scritte alla fine degli anni Ottanta, rimaste a lungo confuse tra ventagli, calze di pizzo e cosmetici che hanno macchiato di rosso la calligrafia romanzesca delle loro parole". Dalla dura sfera di quel presente annegato nel sangue e nel silenzio senza fine dei desaparecidos, rotto solo dall'urlo delle madri e delle mogli irriducibili, ecco che quel mucchietto di fogli dimenticati rivede la luce e prende forma e si dilata finché può, senza dimenticare ovviamente fard e rossetti e sottovesti e mutande e le salette dei cinematografi di periferia, tra merda e sperma, dove mani abili o incerte si cercano e bocche si chinano sulla patta del vicino di posto. Lemebel getta in faccia all'eterno fascismo anche questa seconda forma di cospirazione clandestina e di resistenza, a suo modo eroica. Sotto questo aspetto, vertiginosa è la scansione parallela delle ore che precedono l'attentato. Mentre Carlos se ne sta sulla collina, con i compagni, appostato e pronto a colpire l'auto del dittatore, la Fata ormai consapevole, in un miserabile caveau dell'amore a pagamento, stringe il cazzo di un ragazzino. E se l'attacco armato di Carlos manca il bersaglio, quello schizzo bianco va a segno e colpisce in pieno volto il generale assassino. Ho paura torero immortala, nel segno del camp più svergognato e selvaggio, la figura di una rediviva Didone en travesti. Come una salamandra, la Fata attraversa due fuochi, quello della passione impossibile e quello della dittatura. Ne esce certo ammaccata, benché incolume. Ma "ogni aristocratico vero possiede, in sommo grado, il senso dell'economia che è quanto dire della praticità": queste parole antiche di Giacomo Debenedetti (in Profeti) bene si adattano a descrivere chi ha dato prova di "grande speditezza e snellezza e disinvoltura", chi insomma si è impegnato in "cose necessarie". "Raramente annotava il grande critico voi vedrete un aristocratico che si mette a fare l'utopista...". |
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Sebastiano
Triulzi L'espresso giugno 2004 "De Perlas y Cicatrices" è il
titolo di una serie di racconti dal vero di Lemebel. Attivista dei diritti
dei gay, performer, giornalista, Lemebel in Cile è un mito. Negli anni
della dittatura fondò "Le Cavalle dell'Apocalisse", incubo
della cattolicissima borghesia per le irruzioni in piume e paillettes ai
ricevimenti ufficiali (leggendaria la cavalcata, nudo, fin davanti alla
Moneda). Poveri, analfabeti, travestiti, puttane popolano i suoi racconti,
ed è a questa folla altrimenti silenziosa, testimone e vittima del
disastro politico cileno, che egli dà voce.
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Lemebel gioca a rifare il romanzo sentimentale. In una Santiago oltraggiata dall'esercito, un travestito "pobre y maricón" (povero e frocio) ospita nella sua misera casa Carlos, rivoluzionario in cerca di un nascondiglio dove preparare l'attentato del settembre '86, dal quale Pinochet uscirà illeso. Ne nasce un "inno all'amore impossibile" e tuttavia vissuto fino in fondo, raccontato attraverso una scrittura barocca che è come un'offerta d'amore. Il contraltare è costituito da continue incursioni in casa Pinochet: possiamo intuire il gusto, il sottile piacere dello scrittore , nel violare l'interno familiare di un dittatore tormentato dagli incubi e da una moglie querula e petulante. È lo scorcio su di un interno borghese che sa di rivalsa, di vendetta consumata con fine ironia su un piatto freddo. |
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B.
Marietti La Repubblica delle Donne maggio 2004 Una strana coppia contro il dittatore, negli anni bui della dittatura di Pinochet Siamo nell’86, in una Santiago primaverile, sconvolta da cariche dell’esercito, manifestazioni di protesta in nome dei desaparecidos, slogan di libertà, mobilitazioni sindacali e marce studentesche. In una soffitta macilenta in un quartiere in rovina vive la Fata dell’angolo, travestito di mezza età dall’animo sensibile. È proprio a casa sua che Carlos, un militante del Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, conosciuto per caso, si riunisce clandestinamente con i compagni rivoluzionari. Stanno preparando un attentato (che poi fallirà miseramente) contro il dittatore cileno Pinochet, ormai in carica da |
tredici anni. Pur
intuendo la verità, "lei" non gli fa domande, perché sia
accontenta di avere vicino quel giovane sensuale e affascinante. Lui va
avanti per la sua strada ma si lascia corteggiare dalla leggerezza e dalla
follia di quella "donna" così dolce e serviziovole. E così
intorno all’amore sofferto e impossibile di questa coppia si snoda Ho
paura torero, che per certi versi ricorda Il bacio della donna
ragno di Manuel Puig. Ma nel libro c’è anche un’altra
coppia, più tradizionale ma priva di sentimenti: quella formata da
Pinochet, in preda a incubi notturni e a paure di morte, e dalla moglie
petulante, logorroica e modaiola. |
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Alessandra
Orsi Marie Claire giugno 2004 Passione (politica) e amore: un debutto strepitoso "Ho paura torero, ho paura che stasera il tuo sorriso svanisca": a cantare a voce alta questa e altre canzoni d’amore è la "Fata dell’angolo", approdata chissà come in un quartiere popolare di Santiago, tra la curiosità degli abitanti che la osservano con simpatia e non sanno se chiamarla uomo o donna. Meglio il collaudato "checca" che senza malignità si addice all’entusiasmo con cui lei abbellisce la catapecchia dove abita, e alla cura con cui ricama tovaglie per le signore dei quartieri alti. Un personaggio che emana infinita tenerezza per la solitudine che si porta dentro, in |
modo discreto ma inequivocabile, eredità di una vita fatta di esperienze dure, da dimenticare. Chi meglio di lei potrebbe mantenere un segreto? Questo deve aver pensato Carlos, uno studente che le si avvicina chiedendole di ospitare alcune casse che contengono "solo alcuni libri censurati". Ma dopo le casse arrivano le riunioni, e la sua soffitta si riempie di giovani che discutono fino a notte fonda. "Devono preparare degli esami", e la Fata finge di crederci, perché nel frattempo Carlos è diventato il suo principe azzurro. Attraverso la trama di un amore impossibile e struggente lo scrittore e artista Pedro Lemebel, qui al suo primo romanzo, riesce a rievocare l’attentato fallito a Pinochet dell’86, intrecciando in modo originale e straordinario passione politica e sentimenti. Con una scrittura visionaria che lascia sperare in un film. |
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Grazia
Casagrande Alice.it maggio 2004 Siamo a Santiago, l'anno è il 1986. La dittatura di Pinochet sta perpetrando i suoi ultimi feroci crimini agonici prima della consultazione popolare (a cui non gli sarà possibile esimersi) che vedrà sconfitto, dopo tredici anni di persecuzioni, torture, uccisioni, sparizioni misteriose di dissidenti e avversari politici, quel cupo macellaio. Ma questa drammatica atmosfera non sembra toccare la casetta macilenta della Fata dell'angolo. Nuovo arrivato nel quartiere periferico di una Santiago di mezza tacca (l'uso indifferenziato del maschile e del femminile quando ci si riferisce a questa "uccellina ossigenata", un travestito quarantenne, caratterizzerà tutto il romanzo), ha come principale fonte di sopravvivenza il ricamo: abilissima nel tracciare disegni elaborati e romantici su tovaglie e lenzuola, annovera tra le sue principali clienti le mogli dei generali del regime, entusiaste della perfezione e della delicatezza delle sue magiche dita di Fata. Un incontro casuale, un innamoramento immediato, totalizzante e pudico per un uomo che sa non potrà mai corrispondere al suo desiderio alato e impossibile, le cambieranno la vita. Carlos, questo è il nome di battaglia del giovane rivoluzionario, userà quella casa piena di trine, nastri e cuscini color fucsia, per nascondere delle casse piene di improbabili libri e un grande pesante cilindro che verranno mimetizzati, trasformati in mobilia, coperti da drappi colorati e ricamati dalla sentimentale e inconsapevole complice. L'amore, un amore che non ha pretese, il rispetto per l'amato, il bisogno di non far vergognare il ragazzo con atteggiamenti eccessivi, la paura di perderlo per sempre, la miscellanea di sentimenti forti e stordenti della fata sono alimentati da pochi eventi. Qualche abbraccio amicale e riconoscente da cui questa povera fata turbata si ritrae, infiammato da una passione che sa dover contenere. Un sogno: un rapporto sessuale reale e onirico nello stesso tempo di cui Carlos è forse inconsapevole, raccontato da Lemebel con incredibile tensione erotica e pari pudore virginale. Una gita domenicale in campagna, alle pendici delle Ande, proprio là dove Pinochet andava ogni fine settimana. Il bel cappello giallo a falda larga, gli occhiali da sole con i brillantini erano forse troppo vistosi, ma come resistere alla tentazione |
di sfoggiarli in quell'occasione irripetibile?
E sarà proprio quel cappello ad attirare l'attenzione della logorroica e
insopportabile moglie del dittatore quando l'auto dai finestrini oscurati
passerà di là per raggiungere la casa di campagna.Creazione
straordinaria dello scrittore cileno, la moglie di Pinochet resta davvero
un personaggio indimenticabile: il suo parlare continuo fa da contrappunto all'odiosa e macabramente silente figura del coniuge, la superficialità e la stupida leggerezza rendono ancora più mostruose le azioni che si stanno compiendo, e che si sono compiute da tredici anni, in quel Paese. Molti, molti altri i fatti che si intrecciano nel romanzo, le figure che entrano in gioco, patetici vecchi travestiti o odiose mogli di generali, ma è lei, la Fata, a essere davvero un personaggio straordinario e a restare scolpita nella mente del lettore. Questo è un romanzo d'amore, della più pura e totale delle passioni; l'erotismo è lasciato all'onirico perché il pudore impone di nasconderlo. Ma è anche un romanzo politico in cui il delirio di onnipotenza del dittatore, la sua paranoia brutale, la volgarità della violenza e l'orrore della repressione, fingendosi da contorno al melodramma amoroso, diventano invece nucleo centrale che determina vita e morte, scelte obbligate e rinunce definitive. Il linguaggio, pur nei toni emotivi, per altro perfettamente adeguati al personaggio, sa trovare una sua crudezza quando la circostanza lo richiede e il tono giocoso e sentimentale fa da contrappunto ironico e nello stesso tempo tragico a una realtà di violenza e di coraggio, di eroismi quotidiani e necessari a cui anche i meno coscienti, come la nostra Fata, sono a un certo punto chiamati, per amore certo, ma anche per un rigurgito orgoglioso di ribellione sempre più consapevole e irresistibile. Quella gita fuori porta aveva per Carlos lo scopo ben preciso di fare un sopralluogo, passando inosservato (e quindi utilizzando quella strana amica) sul territorio in cui dopo pochi giorni avrebbe, con i propri compagni, organizzato un attentato: come nei piani, l'auto presidenziale viene colpita, un inferno di fuoco circonda Pinochet, ma il dittatore si salva fortunosamente e, altrettanto miracolosamente, gli attentatori riescono a sfuggire alla cattura. Ma la repressione e la ricerca capillare dei responsabili finirà col toccare anche l'ingenua fata costretta a lasciare precipitosamente il suo roseo nido fatto di nulla. |