Vento del Sud

Archivio rassegna stampa

  • 06Feb2017

    Flavia Capone - letturemetropolitane.it

    Vento del Sud

    Non capita spesso di leggere un libro dal così netto sapore di classico: “Vento del sud” è un classico, uno splendido e commovente ritratto di un popolo, la crescita di un uomo buono che non si può non amare. Onore al merito alla casa editrice marcos y marcos per aver ripubblicato questo romanzo dello scrittore russo Aleksandr Vasil’eviĉ Jakimov (pseudonimo Elmar Grin) nella traduzione di Pietro Zveteremich che lo portò in Italia alla fine degli anni quaranta.

     

    l protagonista è Einari, lavoratore indefesso e ingenuo, con una piccola famiglia e una casa da curare, dal cuore puro e la mente semplice. Il suo “padrone” (perché di semi-schiavitù si tratta) è uno dei pochi che riesce ad arricchirsi nel periodo narrato (siamo in Finlandia negli anni ’40 del 900, il periodo della Guerra d’inverno contro l’Unione Sovietica), ovviamente sulla pelle del prossimo. Einari lavora, soffre, ma accetta in silenzio teso all’unica meta di diventare finalmente proprietario della terra sulla quale vive: intorno a lui c’è fermento, sociale e politico, e suo fratello Vilho, dal carattere istintivo e polemico, cerca di smuovere il suo spirito calmo e di fargli aprire gli occhi sulle sue condizioni e su come sta cambiando il loro paese. E’ davvero così pericoloso il nemico russo? Oppure è da altri che bisogna difendersi?

    C’è tutto: amore, guerra, lacrime, storia. Il lettore guarda il mondo con gli occhi di Einari, all’inizio quasi infastidito dalla sua eccessiva pazienza, poi sempre più appassionato dai suoi cambiamenti, dalla sua presa di coscienza, dal suo progressivo coinvolgimento emotivo nelle vicende che lo colpiscono.

    VOTO 30 FERMATE: Questo è un romanzo che smuove l’animo, in alcuni momenti diverte, in altri commuove e risveglia una rabbia profonda; un vero e proprio viaggio, che ci permette di conoscere meglio una nazione, quasi come se vivessimo in Finlandia, accanto alla casetta di Einari, ad osservare lui e il fratello Vilho che litigano e poi si abbracciano. Viaggiare con il corpo oltre che con la mente sarà quindi la scelta migliore.

    CITAZIONE: “ Ecco come si diventa ricchi da noi, in Suomi, dove una pietra s’è ammassata sull’altra, rendendo duri e freddi i cuori, dove fra gli uomini si sono messi stagni fangosi, laghi e boschi che li dividono nella loro difficile lotta per la vita. Queste barriere li incrudeliscono rendendoli severi e individualisti, spingendoli a innalzare innumerevoli recinti di assi robuste e filo spinato. Tutta Suomi è divisa così.”

  • 18Gen2017

    Giorgia Strada - voglioscriveredite.wordpress.com

    Vento del Sud. Un anelito di vita.
    Amo i film che si aprono con panoramiche di largo respiro, sui paesaggi verdi; amo il dettaglio che arriverà subito dopo, quando il regista ci farà entrare nel vivo della storia raggiungendo con il suo occhio virtuale i piccoli particolari che ci introdurranno al racconto.

    Vento del Sud inizia proprio così. Einari, la voce narrante, ci illustra la terra dove abita, ciò che rende gioia al suo cuore, quotidianamente.

     

    Ci sono occhi-

    uomo

    che guardano la propria roccia,

    la propria casa e il proprio cuore

    e non vogliono più nulla.

    Ci sono occhi –

    uomo

    che anelano la gloria

    che vivono come il clima

    che li ha cresciuti:

    freddo rigido,

    freddo che non risparmia

    la durezza dell’anima.

    Una patria

    la sola Patria;

    un odio

    un solo Odio.

    Due binari

    le vite dei due fratelli,

    indole diverse

    che ci ricordano che vivere

    sotto lo stesso tetto,

    che ringraziare la stessa terra

    non sempre porta

    alla stessa maniera di esserci.

    C’è chi sceglie di seguire

    con un dito umido

    dove il vento tira,

    chi decide di regalare

    al lato Sud mancante

    della sua casa

    il calore che non gli spetta.

    C’è chi ama

    esserci nei cuori

    nelle piccole azioni

    ogni giorno,

    giorno dopo giorno.

    Einari.

     

    Morbido, una carezza per il cuore.

    Duro e secco come il rigido inverno che abbatte le terre nordiche. C’è possibilità di redenzione ?

    Non ci sono dei o santi ai quali rivolgersi, ma fili d’erba, venti giusti e cuore aperto.

    Un racconto che vi ricorderà cosa conta nella vita.

     

  • 03Dic2016

    Daniele Greco - www.carteggiletterari.it

    Le narrazioni (a cura di Daniele Greco) – Elmar Grin, “Vento del sud”, Marcos y Marcos, 2016

    Vincitore nel 1947 del premio Stalin e pubblicato l’anno seguente in Italia dall’editore Macchia, Vento del sud di Elmar Grin è stato ripubblicato da Marcos y Marcos nella versione del 1948 con la traduzione Pietro Zveteremich.

    Ambientato nel periodo della Guerra d’inverno che vide contrapposte Finlandia e Unione sovietica, il libro racconta la vicenda di due fratelli e della loro comunità finlandese. Einari Pitkianiemi è un bracciante poverissimo che vive in una sola stanza con la moglie Elsa e i due figli. Lavoratore incrollabile, fiero e rispettoso, è alle dipendenze di Vihtori Kurkimiaki, il padrone delle terre e dei caseifici della zona. Einari incarna i valori autentici della Finlandia arcaica, rurale, reticente e laboriosa di quegli anni. Solo gli importa ottenere, presto o tardi, quel pezzo di terra sul quale vivere serenamente i restanti anni della sua vita con la famiglia, cercando costantemente di allontanare da sé i dubbi circa la vanità di un simile sforzo.

    «Nelle differenti stagioni dell’anno Dio adorna in modi diversi la nostra terra affinché noi possiamo sentirne sempre la bellezza e amarla. Ma noi non abbiamo neppure il tempo di guardarla come si deve. Ci distruggiamo tra di noi o lavoriamo finché ci scricchiola la schiena. A che serve tutto questo?» (p. 63).

    Antipode a Einari è, invece, suo fratello Vilho. Di carattere irascibile, inquieto e impaziente, questi è sedotto dalla vicina Urss per via della speranza di un lavoro salariato, dei diritti concessi ai lavoratori e rappresenta la smania di modernità di quanti volevano abbandonare la sottomissione arbitraria ad un padrone.

    I due non potrebbero essere più diversi. Il loro rapporto è sempre conflittuale, Vilho irride il fratello per via della sua sottomissione a Kurkimiaki, vorrebbe che mollasse tutto, ha delle frequenti liti con lui, ma Einari è fin troppo docile e chiuso nella cieca obbedienza a un padrone che gli ha promesso ciò che desidera.

    Elmar Grin, come si noterà, calca molto la mano sul modo remissivo e rassegnato di Einari, perché vuole esacerbare i tratti del protagonista, il quale tardivamente aprirà gli occhi sul mondo attorno a sé, capendo quanto la sua incrollabile buonafede gli avesse fatto collezionare solo delle illusioni.

    Quando arriva la guerra Vilho è tra i primi a partire. La sua vicenda è rocambolesca. Scompare, di lui non si hanno più notizie. Circola solo la voce che era stato torturato brutalmente dai sovietici, salvo riapparire sulla scena, andare a trovare il fratello per riprendere il filo dei loro antichi litigi e scomparire ancora.

    Einari, invece, che sperava di essere risparmiato entra nel conflitto a 36 anni di età, anche in questo caso obbedendo ciecamente al proprio senso del dovere.

    «Mi dissero che dovevo difendere il mio paese dai russi, e io andai a difenderlo. Non volevo che mi portassero via le mie quattro aiuole. Ne avevo bisogno io. Vi avevo fatto crescere tante cose  buone di cui riempivo i miei ripostigli, la cantina e la soffitta. Sarei potuto morire di fame insieme alla mia famiglia se i russi mi avessero portato via quell’orto. Non potevo assolutamente perderlo, assolutamente no» (p. 132).

    Presto, però, la guerra stravolge la vita di Einari, anzitutto nel rapporto col tempo. Al passare degli anni, avvertito nel succedersi delle stagioni e dei lavori manuali, subentra l’esistenza sempre uguale delle trincee, la paura costante di essere catturato o ucciso dai russi e il pensiero fisso di inviare alla moglie, Elsa, tutto il denaro ricevuto come soldato al fronte.

    Nulla sarà come prima e, al termine del conflitto, la sorte dei fratelli si sovrappone al destino di una intera nazione. Einari e Vilho non sono solo due tipi umani finlandesi, ma sono i caratteri emblematici, lo spirito di un paese diviso tra passato e futuro che aveva necessità di trovare una sintesi per andare avanti. E questo miracolosamente accade, perché il loro contrastato e conflittuale rapporto fraterno li farà scoprire degli aspetti che essi pensavano di non avere.

    Le gesta e le parole dette dai due, che per anni si erano cercati, allontanati e alla fine ritrovati nelle pagine della celebre e liberatoria sbronza finale, avevano scavato una nicchia nel profondo di ciascuno di essi modificando profondamente i tratti più accesi dei rispettivi caratteri.

    Einari fa propria una ribellione che non gli era mai appartenuta, capisce chi e come si era sempre approfittato della sua buonafede e trova, infine, il coraggio per mutare vita; Vilho, invece, dopo l’ennesima moto di rivalsa, questa volta ai danni del padrone Kurkimiaki, riesce a incanalare l’inquietudine, il coraggio e il suo eloquio brillante nella carriera di giornalista al servizio, dunque, non solo di se stesso ma di una intera comunità.

    Nelle loro due vite parallele c’è la sorte di un paese straordinario che avrebbe saputo fare tesoro dei conflitti e delle sofferenze occorse nel “secolo breve” e guardare al futuro come Einari guarda a quella prima giornata di primavera annunciata dal vento del sud che dà il titolo al romanzo.

    «Vi sono dei giorni nella vita in cui per qualche segreto motivo, si vuole cantare o gridare a gola piena qualcosa. Ma perché far chiasso inutilmente? Se si ascolta e si guarda attentamente quel che c’è in giro, si capisce che nella rigida Suomi tutto canta in giornate come queste, quando soffia il vento del Sud. La terra comincia a respirare l’aria tiepida e nuova» (p. 247).

  • 29Nov2016

    Giuditta Casale - www.giudittalegge.it

    Vento del Sud

    Nella mia personale, anche se certamente non originale, definizione di “classico”, mutuata senza dubbio dalla lunga frequentazione con la classicità, classico è un libro che pur conservando forti connessioni con la propria epoca, assurge al duplice scopo di rappresentarla e di universalizzarla.

    Questa definizione calza a pennello per “Vento del Sud” di Elmar Grin, pseudonimo dello scrittore russo Aleksandr Vasil’eviĉ Jakimov, che Marcos y Marcos ripesca dal dimenticatoio nella traduzione di Pietro Zveteremich, con cui uscì in Italia sul finire degli anni quaranta del Novecento.

     

    Il grande fascino del libro risiede in particolare nella visuale da cui vengono narrate le vicende: Einari è un bracciante di herra Kurkimiaki, in una remota zolla finlandese al confine con Russia. Lo incontriamo nel momento in cui è divenuto proprietario di un poggio, che nel corso del romanzo gli sottrarrà tutte le forze e le energie, in una lotta titanica contro la natura, gelida e selvaggia, e l’arroganza della famiglia Kurkimiaki.

    E da quel giorno sono padrone di questo poggio sassoso adiacente all’alta roccia, con una piccola betulla e un cespuglio sulla cima.

    “Vento del sud” prima ancora di essere un romanzo politico, che racconta delle condizioni di sopraffazione e umiliazione della classe contadina in Finlandia e della rivalità tra finlandesi e russi, è il racconto di una “rivolta” personale ed emotiva. Del difficile e duro cammino che Einari percorre verso il fratello Vilho, forte bello consapevole, capace di infiammarsi e di infiammare, di tenere testa alla famiglia Kurkimiaki con i pugni, contro il rampollo della famiglia, e con il cuore, non cedendo all’amore pur se corrisposto della “signorina” Hilda, nonché con un ultimo gesto spavaldo che lo costringe ad allontanarsi dalla piccola comunità di origine per la forte carica di rottura con la tradizione e con la consuetudine, che da sempre sono arma potente dei potenti.

    Quando Einari accetta le ragioni del fratello, riconosce non solo i legami di sangue che li legano ma anche quelli più importanti di un rapporto discente/docente, a lungo negato e talvolta ridicolizzato. Il senso di fratellanza allargato a un rapporto di educazione politica e civile è di sicuro uno degli elementi più suggestivi del libro.

    Sullo sfondo una comunità, chiusa nei propri gretti e personali interessi, strutturata come una giungla in cui al più forte è sostituito il più scaltro e furbo, come Elias che se a parole si mostra entusiasta di combattere contro i russi, in segreto briga per non essere arruolato, o lo stesso Vihtori Kurkimiaki che corrompe per non andare in battaglia. Al contrario i fratelli Pitkianemi, Einari e Vilho, sperimentano la guerra, come durezza delle trincee e dei combattimenti il primo, e prigionia il secondo. La guerra contro la Russia è una delle protagoniste del romanzo, e momento di crescita e di consapevolezza per Einari. Dopo la guerra, per lui nulla sarà come prima, se non il calore degli affetti famigliari.

    Molto visibile e datato nel romanzo, ma ulteriore motivo di fascino più che limite, è il favore con cui Grin guarda alla politica russa e all’organizzazione comunista (tanto che al romanzo fu assegnato il Premio Stalin). Eppure la grandezza del libro è nel non essere un romanzo ideologico, ma profondamente umano, in cui i sentimenti di Einari sono il binocolo attraverso il quale il lettore osserva gli eventi, partendo sempre dal piccolo e personale, che diviene universale e generale. Per Einari si prova una profonda empatia, che travalica la distanza, spaziale e temporale, e se all’inizio il lettore è più avveduto e smaliziato della voce narrante, alla fine si ritrova ad apprendere la stessa lezione del contadino finnico, quella che viene dal sentirsi riscattato nella propria dignità, anche se non coincide con la ricchezza, la prosperità e il benessere:

    Guardo in tutte le direzioni stando sul mio piccolo poggio e mi sento saldo, come fosse veramente mio, un poggio da cui nessuno oserà scacciarmi. Guardo le ampie distese di terra attorno, la lunga valle che si perde in lontananza come un largo nastro col nero torrente nel mezzo, e non provo più una fitta al cuore al pensiero che non siano mie. Il mio lavoro ha creato queste terre e io so che è venuta l’ora di ricevere il mio. E riceverò quello che mi spetta senza più domandarlo a nessuno. Mi sento abbastanza forte, adesso.

  • 27Nov2016

    Cinzia Fiori - Corriere Della Sera, La Lettura

    Torna «Vento del Sud» del misterioso Elmar Grin, un’iniziazione morale nei dintorni della Seconda guerra mondiale

    Come s’impara a vivere nei boschi finlandesi: un contadino senza terra

    Una consapevolezza che si fa strada gradualmente verso la coscienza e matura parole radicate come gli alberi dei boschi finlandesi. Vento del Sud è la storia di un contadino senza terra, raccontata dal contadino stesso.

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  • 18Nov2016

    Paolo Mauri - il venerdi di Repubblica

    La guerra dei poveri è il capolavoro russo di Elmar Grin

    L’editore Marcos y Marcos ha resuscitato un vecchio romanzo russo, Vento del Sud di Elmar Grin uscito, sul finire degli anni Quaranta, anche in Italia nella traduzione di Pietro Zveteremich: la stessa ora riproposta.

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  • 17Nov2016

    Gabriele Ottaviani - convenzionali.wordpress.com

    “Vento del Sud”

    A pensare quel che avevo pensato io lei non ci arrivava. Una donna è una donna.

    Elmar Grin, Vento del Sud, Marcos y Marcos, traduzione a cura di Pietro Zveteremich. Splendido sin dalla copertina magrittiana, onirica, trascendentale, il romanzo di Grin conquista a partire dalle prime battute, per poi mantenere con la saldezza di un cavaliere esperto le redini dell’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.

    È una storia semplice, intensa, lineare ma mai banale, scritta con una fluidità impetuosa che attrae e seduce, raccontata attraverso la ricostruzione delle vicende di personaggi perfettamente credibili, efficaci, caratterizzati e inseriti nel contesto in cui vivono e che è parte integrante e fondamentale dell’impianto narrativo. I boschi finlandesi si empiono di una incredibile gamma di profumi quando spira lieve il tiepido vento da meridione. Einari ama quel profumo. Einari è un uomo buono. Einari è un uomo paziente. Einari è un uomo umile. Einari ha qualcuno può sembrare sciocco, ma non lo è affatto. Anzi, la sua è la più spiccata delle intelligenze, quella del cuore. Einari è un uomo prudente, che invita alla prudenza anche il fratello Vilho, che invece scalpita come un puledro. Soprattutto quando sente su di sé la soma infausta dell’ingiustizia. Da non perdere.

  • 05Nov2016

    Renzo Montagnoli - arteinsieme.net

    Vento del Sud, di Elmar Grin – Marcos y marcos edizioni

    Uscito in Italia nel 1947, in un’edizione ormai contesa dai collezionisti, questo romanzo è un capolavoro ritrovato. È la storia vivida di un cuore puro, di una pazienza immensa, ma non infinita. La storia di un amore profondo per la terra, e di una ribellione alimentata a lungo che finalmente esplode.
    Un romanzo pieno di calore e di umorismo sottile, capace di celebrare le piccole gioie meravigliose della vita e della natura in un crescendo appassionante di consapevolezza dell’ingiustizia umana e di speranza in un mondo migliore.

     

    Einari apprezza quello che ha.
    La magica natura finlandese, una moglie bella e allegra, due magnifici bambini. La casetta che il padrone gli ha concesso controvoglia, in un punto sassoso e in ombra della valle.
    Sembra sempre disposto a comprendere, a farsi da parte, ad accettare la vita com’è. Non dà retta al fratello più giovane, alle sue idee da rivoluzionario.
    Einari va avanti per la sua strada, lavora e parla poco.
    Sembra lento, sembra rassegnato. Invece osserva, analizza, riflette. Ha tempi lunghi, da contadino, ma non c’è nulla che gli sfugga. Mentre lavora al caseificio con le mani gelate, mentre spalma il burro sulle patate, la sua mente è febbrile. Non gli piace la guerra, non gli piace vedere la Finlandia invasa dalla Russia, ma alla lunga non può più sopportare lo strapotere arrogante del padrone.

     

    Elmar Grin è lo pseudonimo di Aleksandr Vasil’evič Jakimov, nato nel 1909 in una famiglia contadina nella campagna russa ai confini con la Finlandia.

    Poeta e autore di diversi romanzi, ha raggiunto la notorietà con Vento del Sud, vincitore del premio Stalin e tradotto in molte lingue.

  • 02Nov2016

    Rosetta Miceli - labachecaculturale.blogspot

    Elmar Grin, Vento del Sud, Marcos y Marcos, 2016, pp. 256, € 18,00.

    Einari è un uomo buono. Ama la sua terra, il profumo dei boschi finlandesi che si scioglie nell’aria a primavera, quando soffia tiepido il vento del Sud.
    Einari è un uomo paziente. Ha la forza del suo corpo contadino, la sua Elsa che fa di una cena a latte e patate una festa, due bambini che coltivano girasoli in un pugno di terra. Perché lamentarsi, quindi, se il padrone, dopo anni di lavoro durissimo, ti assegna una misera casetta su un lembo sassoso, all’ombra? Perché protestare quando scopri che ti rivendono come manodopera per molto più di quello che danno a te? Einari il suo mondo lo tiene tra le braccia.

    Suo fratello Vilho no, lui è giovane, inesperto. La sua ribellione è assoluta. Vilho questi torti non li accetta, è pronto persino a rinunciare alla donna amata, solo perché è la figlia di quel padrone avido e prepotente. Vilho è un vulcano di giustizia, dice quello che pensa e fa quello che dice.

    Einari invita Vilho alla prudenza, capisce le barzellette in ritardo, parla poco, ma non c’è mai nulla che gli sfugga. Mentre lavora il burro con le mani, mentre trasporta tronchi sulle piste gelate, pensieri ed emozioni mettono lentamente radice dentro di lui. Crescono robusti nelle lunghe notti di trincea, quando governi lontani lo strappano ai boschi, alla famiglia, per mandarlo a combattere una guerra non sua. Gli raddrizzano la schiena quando torna nella patria devastata, dove troppi hanno sofferto, mentre alcuni si arricchivano sfruttando la guerra. Esplodono infine, una notte di abbracci silenziosi e vino, in un urlo nel buio, in un canto, quasi in una danza.
    E all’alba è un uomo libero, che non ha più paura di niente, l’Einari che offre la faccia al nuovo vento del Sud.

    Vento del Sud ha il dono dei romanzi più belli di farti sentire il fuoco che arrossa la faccia rientrando a casa dal bosco; di riempirti di apprensione per la bella che soffre per colpe non sue. Di farti odiare l’ingiustizia e celebrare la forza incontenibile della libertà.
    Un capolavoro da riscoprire.

    “Saper pigliare in giro gli altri non significa ancora che il tuo cervello sia il migliore di tutti gli altri”.

    Nelle differenti stagioni dell’anno Dio adorna in modi diversi la nostra terra affinché noi possiamo sentirne sempre la bellezza e amarla. Ma noi non abbiamo neppure il tempo di guardarla come si deve. Ci distruggiamo tra noi o lavoriamo finché ci scricchiola la schiena. A che serve tutto questo?”

    “La stupidità rimane stupidità anche quando un uomo vuol farla passare per intelligenza. Ma quando un’idea la esprimono molti uomini, allora cessa d’essere stupidità. Non si possono ingannare contemporaneamente molte teste sveglie”.

    “La guerra si rivelò più forte di tutti. Divorava gli uomini a mucchi e ne esigeva sempre di più; fosse maledetto chi l’aveva provocata”.

    “Adesso so come distruggere l’amicizia umana. Cessa di dare agli uomini da mangiare ed essi si guarderanno come lupi”.

    “L’uomo non può vivere senza speranza”.

    “Troppo povera era la mia vita, nascosta dalla roccia, al calore e alla luce, perché io potessi pensare a qualcos’altro che non fosse il mio colle sassoso”.

    Vento del Sud è un libro semplice nella sua complessità e complesso nella sua semplicità. Leggendolo si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di poco costruito e pensato, quasi come se le parole fossero state buttate lì a caso. Ma solo continuando nella lettura, cercando di assaporare ogni parola e soprattutto nell’avvicinarsi a Einari si può capire quanto di ben articolato ci sia in una storia così semplice e quasi naturale, proprio perché le cose più semplici sono sempre le più difficili da fare e da capire.

    Einari è un uomo semplice, un lavoratore, un uomo che sa gioire delle piccolezze, che è disposto a lavorare tutta la vita per ottenere una casa che non sarà mai veramente sua.

    È un uomo da cui imparare ad apprezzare ciò che abbiamo e di cui non ci rendiamo conto. Ha una casa fatta di cartoni e serratura, eppure per lui rappresenta una reggia; ha un orto fatto di piccole aiuole dove non batte mai il sole, eppure per lui è come se avesse il più grande campo di tutta la Finlandia.

    Sì, Vento del Sud è un libro complesso perché racconta la vita di un uomo semplice e, purtroppo, oggi non siamo più abituati alla purezza della semplicità.

  • 31Ott2016

    Claudia Pezzetti - girodelmondoattraversoilibri

    Elmar Grin | Vento del Sud

    C’è una nazione, lassù nel Nord, un Paese che pare una fiaba, tutto neve, boschi e foreste, notti luminose in estate e abbaglianti aurore boreali in inverno. Il romanzo “Vento del Sud” di Elmar Grin (marcos y marcos, 252 pagine, 18 €) parla della Finlandia, dei suoi vicini bellicosi, l’Unione Sovietica, e racconta delle sue genti, timorose e remissive come Einari e forti e accese come Vilho. A unire tutti gli animi c’è la voglia di essere uomini liberi.

     

    Titolo: Vento del Sud

    L’Autore: Elmar Grin è lo pseudonimo di Aleksander Vasil’evič Jakimov, nato nel 1909 nella campagna russa ai confini con la Finlandia. Poeta e autore di diversi romanzi, ha vinto il premio Stalin con il libro “Vento del Sud”

    Traduzione: Pietro Zveteremich

    Editore: marcos y marcos

    Il mio consiglio: per chi sogna il Nord, per chi crede che i sogni si realizzino credendoci e combattendo, per chi riesce ad aprire gli occhi e a capire come non farsi mettere i piedi in testa e per chi cerca di diventare una persona coraggiosa.

    La neve non frusciava, non cigolava, ma davvero suonava e cantava sotto i nostri piedi e i pattini della slitta. E quella che si rovesciava dall’alto era fine e asciutta come cipria. Si capiva perché i russi che erano all’offensiva sul fronte si fossero fermati. Li aveva fermati il nostro gelo finnico, la neve li aveva fermati. Ce n’era molta in quell’inverno terribile. Aveva schiacciato ogni cosa a terra e innalzato sulla sua superficie grossi ostacoli friabili. Quando la strada arrivava alla discesa dell’avvallamento, non vedevamo un intero mare di neve che inondava di bianche ondate i boschi che crescevano in basso. Prova ad attraversare quel mare in cui alberi enormi insieme ai loro rami frondosi sono affondati sino a metà tronco. Mentre ti dibatti in quel mare, la mitragliatrice o il mitra finlandese ti ha trapassato tre volte [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

    Einari è una brava persona, padre e marito affettuoso, gran lavoratore stacanovista. Vive umilmente nella campagna finlandese, in una casetta molto piccola, esposta a Nord, dove la luce non arriva quasi mai poiché una grande roccia la scherma. Einari non si lamenta: lavora da più di venticinque anni per il signor Kurkimiaki, ricco proprietario terriero.

    Il fratello di Einari, Vilho, è invece una persona che non vuole accettare la sua condizione di operaio al servizio di un ricco sfruttatore che possiede un grande caseificio, ha idee sovversive e molto vicine a quelle comuniste e il suo orgoglio è tanto forte da rinunciare all’amore della figlia del signor Kurkimiaki, per non “contaminarsi” con i padroni.

    Quando nel 1939 l’URSS bombarda un villaggio russo e accusa la Finlandia, inizia la Guerra d’Inverno. Il padrone di Vilho, per liberarsi di quest’operaio scomodo e sovversivo, ritiene che il ragazzo non sia indispensabile per la produzione e lo manda al fronte a combattere contro l’Unione Sovietica.

    Per molto tempo Einari non conosce il destino del fratello ribelle. Alcuni gli dicono che è morto, altri che è stato fatto prigioniero e torturato. Qualche tempo dopo, anche per Einari è ora di andare al fronte, di lasciare la sua casetta, le sue aiuole di girasoli e il lavoro dal signor Kurkimiaki. La guerra farà capire molte cose a Einari e al ritorno il mite contadino finlandese non sarà più lo stesso.

    Era come se sognassi. Tutto andava sottosopra per me nel mondo, e cessai di rammentare chi fossi e dove. Ma se quello era un sogno, era un sogno tremendo, affatto somigliante a quello in cui una piccola casetta rossa con le finestre bianche se ne sta tranquilla e silenziosa all’ombra di una roccia, su un poggio pietroso e scosceso (…) Non potevo capire nulla e neppure cercavo. Pensavo soltanto a fare in modo che non si accorgessero di me. Ma chi avrebbe dovuto accorgersi di me? Che cosa contavo io in mezzo a quella frastornante zuppa di fuoco e ferro, che l’obliqua, gelida pioggia sferzava in silenzio? [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

    “Vento del Sud” è narrato in prima persona da Einari con un tono disincantato e quasi fiabesco anche quando si parla di guerra, una storia a tratti appassionante e scorrevole e a tratti è decisamente più lenta. E’ un romanzo che anzitutto celebra la patria di Suomi attraverso gli occhi di due fratelli, con caratteri e idee diametralmente opposti: quanto Vilho è combattivo, tanto Einari è remissivo.

    Entrambi i fratelli conosceranno la crudeltà della guerra, in due momenti diversi: Vilho partecipa alla Guerra d’Inverno tra il 1939 e il 1940 combattuta tra URSS e Finlandia, mentre Einari viene arruolato per la Guerra di Continuazione dal 1940 al 1944, sempre contro i Russi. Se a Vilho la guerra appassiona – benché parrebbe quasi preferire i russi ai finlandesi – a Einari della guerra interessano solo i marchi di paga. Delle idee, Einari non sa che farsene, con i marchi guadagnati sogna di acquistare una mucca.

    Ma durante i mesi trascorsi nelle trincee gelide e fangose nel cuore e nella mente di Einari scatta qualcosa, e non è solo l’odio per il nemico o quella sgradevole sensazione di dover uccidere un uomo: Einari al ritorno della Guerra di Continuazione è una persona diversa, più consapevole, più matura. E si rende conto di tutto il tempo che ha trascorso lasciandosi vivere dagli altri, senza mai prendere sul serio le redini della sua esistenza, affermando le sue volontà.

    Ho ancora bisogno di indicazioni e di maestri. Per ora ho capito una sola cosa, che i doveri di un uomo di fronte alla propria patria non stanno soltanto nel lavorare tranquillo, nel mangiare e nel bere. Di questo è capace anche un uomo che non ha patria (…) La nostra Suomi ha da inghiottire ancora non poche fatiche e affanni, prima di poter respirare soddisfatta a pieni polmoni e di poter allargare di sollievo le spalle. Ma se hanno già cominciato a esserci degli uomini come te, questo tempo non è più lontano (…) [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]

    “Vento del Sud” di Elmar Grin racconta cosa accade ad un uomo quando prende coscienza di sé: per Einari serve la guerra a fargli capire quanto suo fratello Vilho avesse ragione. Essere schiavi di un padrone che si finge gentile ma in realtà è crudele, non possere nulla di proprio e sentirsi minacciati da uno scomodo e bellicoso vicino di casa – l’Unione Sovietica – non è la vera vita, non è quello che Einari si è sempre auspicato. Ma nell’esistenza tutto può cambiare, anche all’improvviso, e ci sono eventi che fanno mutare opinioni e aiutano a trovare il coraggio per iniziare finalmente a vivere.

    Vi sono dei giorni nella vita in cui per qualche segreto motivo, si vuole cantare o gridare a gola piena qualcosa. Ma perché far chiasso inutilmente? Se si ascolta e si guarda attentamente quel che c’è in giro, si capisce che nella rigida Suomi tutto canta in giornate come queste, quando soffia il vento del Sud. [Vento del Sud, Elmar Grin, P. Zveteremich]