Venivano da lontano

Archivio rassegna stampa

  • 02Lug2014

    Francesco Clemente - mangialibri.com

    Alvise Pàvari dal Canal, docente di Ippologia presso l’università Cà Foscari e considerato uno dei massimi conoscitori di equini in tutto il globo conosciuto, riceve nel cuore della notte una telefonata. Dall’altro capo dell’apparecchio è Silvestro Putzu detto l’etrusco, che gli annuncia una scoperta rivoluzionaria. Putzu insegna a Bologna ma si trova al momento a Tuscania, proprio per la rilevanza di questa ricerca.

    L’amico intuisce qualcosa e gli chiede se la sua presenza lì c’entra in qualche modo con gli Etruschi e se, a questo punto, c’entrino anche i cavalli. L’amico conferma, ma è sbrigativo ed evasivo al telefono e sprona l’amico a raggiungerlo. In fondo Pàvari gli deve un favore, che risale alla loro esperienza in Turkmenistan. Accetta e inizia a predisporre tutto per la sua assenza. Dopo due divorzi, in fondo deve pensare a chi lo può sostituire a lezione e al suo cavallo…
    Con la passione del cultore dei territori amati, Caponetti, ex pubblicitario affermato diventato allevatore di cavalli con incarichi accademici in campo ippologico, omaggia il genere del thriller a sfondo archeologico, negli ultimi anni astrattamente modellato su modelli poco credibilmente new-age (con le immancabili piramidi che svelano segreti nascosti su Pico della Mirandola), con una storia che dalla sua ha la plausibilità, ma anche il merito di invogliare il pubblico ad approfondire la storia millenaria dell’alto Lazio e degli Etruschi, attraverso i dettagli dell’investigazione archeologica. I cavalli diventano, così, simboli da decifrare, lettere di un codice che contribuisce a diradare la coltre che avvolge le vicende di un popolo antichissimo, facendo trottare il lettore all’interno dei meandri di un omicidio inopinato e relativi lasciti indiziari, con la restituzione divertente dei dialetti non solo della zona (spicca l’idioma veneziano) e con la presenza di una vicenda amorosa su cui pesa l’imperfezione.

  • 22Mag2014

    Elisa Ravara - Garda Press

    In occasione della manifestazione “Cantine Aperte” che si terrà il 25 maggio, il Movimento Turismo del Vino, con la Libreria Bacco e la casa editrice Marcos Y Marcos, propone a Raffa di Puegnago del Garda un appuntamento imperdibile.

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  • 04Mag2014

    Luca Fraioli - la Repubblica

    Un archeologo trovato morto in una tomba etrusca, una scoperta scientifica sensazionale, una passione erotica tra una giovane allevatrice di cavalli e il suo ex professore…

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  • 07Apr2014

    Gianluigi Bodi - senzaudio.altervista.com

    Paratesto:

    Non è sgargiante, non vi attira a sé con immagini ingannevoli che promettono meraviglie che non possono mantenere. E’ una copertina cruda come la terra, che ricorda la creta, l’antichità, che racchiude in sé tutto quello che il libro potrà e vuole trasmettervi. Non siete esseri fluttuanti. I vostri piedi sono ben ancorati al suolo. Il suolo dei vostri padri. Benvenuti a Tuscania.

    Testo:
    Le combinazioni del rapporto tra provenienza dell’invesigatore/pseudo investigatore-vittima-delitto-luogo in cui si svolge la scena sono pressoche infinite. Per cui, non vi dovrebbe stupire che vi stia per parlare di un delitto avvenuto a Tuscania, che ha a che fare con i cavalli e che ha come protagonista principale un professore dell’Università di Ca’Foscari che ha una cattedra in Ippologia (ho controllato, non c’è) e che ogni tanto si lascia andare ad una scivolata dialettale. Comunque, tanto per darvi un assaggio della trama, vi basti sapere che il protagonista viene chiamato di prima mattina da un conoscente, tale Putzu, che di professione è archeologo. Ha bisogno di una consulenza per validare una teoria importantissima e quindi gli serve l’aiuto di Alvise Pàvari dal Canal. I due non si incontreranno mai più entrambi vivi.
    Scordatevi dunque le storie piene di colpi di scena, quelle imbottite di tecnologia ed effetti speciali, quelle che hanno l’unico scopo di bombardarvi il cervello di dettagli superflui per poi far arrivare il finale da dove non ve lo sareste mai aspettato. Qui, in “Venivano da lontano” la storia è quasi solo un pretesto per poter raccontare un pezzo d’Italia in cui il tempo sembra essersi fermato. In parte quella di Venezia, città in cui vive Alvise Pàvari dal Canal, eminente professore dell’Università Ca’Foscari, e nella parte che manca, la maremma incarnata nei ritmi e nelle usanze di Tuscania. Caponetti racconta di persone vere, di gente che lavora con le proprie mani per guardagnarsi da vivere, che vive in simbiosi con la propria terra e ne trae giovamento. Per cui, se siete amanti di Dan Brown o di Ludlum, forse “Venivano da lontano” non fa per voi, non ci troverete violenza gratuita e nemmeno l’ultimo ritrovato della tecnologia spionistica. Ci troverete cellulari che non hanno campo, zuppe di fagioli e buon vino, Cavalle che partoriscono e vecchietti novantenni che intrecciano vimini e parlano in un dialetto tanto stretto da lasciare spazio all’immaginazione.
    E’ un aggettivo la prima parola che mi viene in mente per descrivere “Veniamo da lontano” e si tratta di: genuino. Non si ha l’impressione che l’autore stia prendendo in giro il lettore, che lo porti a spasso per ducento pagine per poi stordirlo con un colpo di scena. Caponetti usa il delitto (ovviamente c’è qualcuno che muore, sennò che giallo sarebbe) come chiavistello per aprire un portone e farvi immergere nell’atmosfera quasi medievale di Tuscania. Se vi succederà quello che è capitato a me dopo aver letto l’ultima pagina potreste decidere di fare un salto in Toscana a controllare che sia tutto ancora così.
    Coordinate:
    Diversa dal solito la vita di Giorgio Caponetti nasce a Torino, ha una promettente carriera da pubblicitario e poi viene richiamato dalla terra di cui scrive e finisce ad allevare e addestrare cavalli prima nel Monferrato e poi in Maremma. Ve ne accorgerete leggendolo che non vi è alcun dubbito che Caponetti ami la terra in cui vive. Questo amore traspare chiarmente dai periodi che Caponetti dedica a Tuscania e al suo rapporto indissolubile con il passato.
    Marcos y Marcos respira letteratura da più di trent’anni. La qualità di quello che producono, sia in termini di narrativa, sia in termini di oggetto libro è sempre molto alta. E’ un piacere tenere un loro libro in mano, ti coinvolge nella lettura, è una finestra aperta che si affaccia sulla storia che stai per affrontare. Le pagine scorrono via liscie, il carattere è chiaro, ha tutto la giusta grandezza. Vogliono farti leggere, non farti diventare cieco.

  • 01Apr2014

    Redazione - Job Notizie

    Alvise Pàvari dal Canal, nobile veneziano, docente di Ippologia, lascia in tutta fretta il palazzo in Laguna per rispondere al grido d’aiuto di Silvestro Putzu, l’amico etruscologo che lo chiama urgentemente a Tuscania.

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  • 19Mar2014

    Alessandra Massagrande - librieco.it

    Sin dalle prime pagine, si è catapultati nel mondo del bizzarro ippologo Alvise Pàvari, un mondo fatto di passione per i cavalli, per la sua Venezia e per le belle donne. La scrittura, inframezzata da frasi in dialetto, veneto e laziale, costituisce un elemento assolutamente piacevole.

     

    Alvise riceve una telefonata nel cuore della notte, si tratta di Silvestro Puddu, un archeologo conosciuto anni prima in Turkmenistan, che non riesce ad attendere che venga giorno, per comunicargli quella che ritiene essere una scoperta molto importante, gli chiede dunque di raggiungerlo subito a Tuscania. Alvise, sebbene controvoglia, mette in moto la sua Fiat spider Pininfarina spinto da un giuramento che risale per l’appunto a quella spedizione in Turkmenistan. Al suo arrivo non trova però nulla di ciò che si era aspettato, Silvestro sembra scomparso e il suo corpo verrà ritrovato solo in seguito in un’area archeologica nei pressi di Tuscania. Qui si apre il mistero: chi potrebbe avere avuto interesse a mettere a tacere il povero Silvestro? E per quale ragione poi? Trovare l’assassino diventa per Alvise un punto di principio, ed è così che vecchie e nuove conoscenze lo trattengono nella cittadina fino al momento della risoluzione del caso nella quale il nostro ippologo avrà una parte determinante.

  • 17Mar2014

    Redazione - librerialiberalibro.over-blog.it

    Alvise Pàvari Dal Canal, protagonista di “Due belle sfere di vetro ambrato” (che è stato presentato anche qui a Valdagno), torna con una nuova avventura dal titolo “Venivano da lontano”, ovviamente scritta da Giorgio Caponetti.

    Alvise, Ippologo di fama mondiale che vive nel suo bel palazzo sul Canal Grande, riceve una telefonata da un vecchio amico che gli chiede di raggiungerlo a Tuscania. Alvise, riluttante, è costretto a partire per via di un vecchio debito, ma si ritroverà invischiato in un misterioso omicidio in cui ci sono di mezzo pure dei cavalli, gli etruschi e…

    La scrittura di Caponetti torna in questa nuova avventura più frizzante che mai. L’allegria e la gioia di vivere del protagonista si respirano ad ogni pagina e il lettore non può fare a meno di rimanere affascinato dall’antica civiltà etrusca, dalle bellezze paesaggistiche laziali e, neanche a dirlo, dai cavalli e dalla vita genuina.

    “Venivano da lontano” è il giusto libro se si vuole passare qualche ora in compagnia di un simpatico buongustaio veneziano, capace di far sorridere e assaporare i piaceri della vita.

  • 14Mar2014

    Elena Dalloroso - vanityfair.it

    Alvise Pàvari dal Canal, nobile veneziano con palazzo avito sul Canal Grande e tenuta ippica sull’isola di Sant’Erasmo, è il protagonista del romanzo Venivano da lontano di Giorgio Caponetti (Marcos y Marcos). Sì, è lo stesso uomo di Due belle sfere di vetro ambrato, questa volta in trasferta in Maremma, a Tuscania, nel cuore della Tuscia (o dell’Etruria, se preferite).

    Lo ha chiamato lì un amico etruscologo, il sardo Putzu, per metterlo a parte di un’incredibile scoperta. 

Ma quando Alvise arriva a Tuscania e dopo essersi rifocillato a base di lombrichelli cacio e pepe all’osteria Da’Alfreda (piazza Torre di Iavello 1/2, tel. 329 3561886; 25 € compreso il vino), raggiunge l’amico nel sito archeologico, lo trova morto. Vorrebbe ripartire per Venezia, ma la curiosità, il fatto che sia stato lui a ritrovare il cadavere, e l’accoglienza all’Hotel Panoramico, che esiste davvero ed è davvero panoramico come dice il nome (via dell’olivo 53, tel. 0761 444080; da 70 €), lo costrigono a rimanere lì. 

Ci si mette di mezzo pure una vecchia fiamma, un po’ stagionatella, per la verità, e una nuova, sua ex allieva di ippologia, che alleva e doma cavalli e vacche di razza maremmana. Sono le dimensioni di questi antichi animali a incuriosire Alvise, che come tutti vorrebbe poter dare una risposta alla domanda che tutti gli storici si fanno: ma da dove venivano gli etruschi? E i loro giganteschi cavalli? (questo se lo chiede lui). Indagini più o meno lecite, passioni, più o meno lecite, tradimenti, scoperte vere e fasulle, e grandiose mangiate nei ristoranti di Tuscania. Il tutto condito di ironia e del bellissimo paesaggio maremmano. Che l’autore conosce bene: il posto in cui abita, ovviamente fornito di cavalli e perfino di necropoli etrusca, assomiglia davvero tanto alla tenuta della bella domatrice del suo romanzo (provate a dare un occhiata al sito dell’Agritur Casa Caponetti).

  • 10Mar2014

    Andrea Storti - lemeledelsilenzio.blogspot.it

    Come chi è Alvise Pàvari?
    Potrei bandirvi da questo blog, per una domanda del genere.
    Alvise è un Ippologo di fama internazionale, insegna Ippologia alla Ca’ Foscari e vive a Venezia, in un palazzo stupendo che da sul Canal Grande. Manco a dirlo, la sua grande passione è il cavallo.
    Ah! Cosa importantissima: è il protagonista di una serie di libri scritti da Giorgio Caponetti.

     

    Venivano da lontano è la seconda avventura che lo vede protagonista, dopo Due belle sfere di vetro ambrato dell’anno scorso, ed è, secondo me, un’avventura anche migliore della prima.

    Questa volta Alvise è in viaggio, e non nella sua amata Venezia.
    Si reca a Tuscania (paese dove poi vive l’autore) per aiutare un amico. Arriva però troppo tardi e l’amico è già morto. Da qui partono una serie di avventure e misteri che dovranno essere rivelati. Al centro di tutto: gli etruschi!

    Quella di Caponetti è una scrittura che è sempre un piacere incontrare. Ha scritto, di nuovo, un romanzo di una piacevolezza estrema, che permette al lettore di far passare un paio d’ore in ‘allegrezza piena’ senza però creare qualcosa di scontato e piatto. Anzi.

    Il bello poi di questo romanzo è che è godurioso.
    Godurioso nel senso che tra le righe della storia si trova un piacere di vivere immenso, contagioso. Una gioia per le bellezze della vita, ma quelle sane! Mica quelle false.
    Il cibo, per esempio, che non è mai esagerato o elaborato, ma rustico, popolare, e ricco di sapore. E la terra, che è libera dal cemento, che è forte e potente e che freme per essere lavorata e goduta. E l’amore, che crea bei casini ma che non è mai finto o costruito, è anzi istintivo, e può pure finire, e può pure far morire, ma intanto è stato vissuto intensamente, senza troppi pensieri, con passione.
    E la curiosità. Quella sana. Nelle avventure di Alvise si trovano sempre tante informazioni, tante curiosità che attingono a materie diversissime tra loro. Per esempio questa volta ci sono gli etruschi, ma non solo.
    Si capisce, insomma, che l’autore ama scoprire, imparare. E ti vien voglia di imitarlo, e curiosare nella storia, nella biologia, nell’ippologia…

    Ecco, per me è questa l’essenza delle avventure del Sior Pàvari: la vita bella. Che non è la bella vita.
    Certo, non è senza problemi, ma è bella, degna di essere vissuta.

    Per concludere, io una possibilità ad Alvise la darei, se fossi in voi. Offre storie piacevoli, da leggere in queste prime giornate primaverili, coi fiori che stanno per sbocciare dietro di voi e il sole che inizia a scaldare gli animi. Sarà un connubio perfetto.

    E mi auguro pure che questa non sia la sua ultima avventura! Perché per me sarebbe tristissimo.

  • 05Mar2014

    Redazione - viterbonews24.it

    TUSCANIA – Venerdì 7 marzo lo scrittore Giorgio Caponetti presenta per la prima volta a Tuscania il suo nuovo romanzo ”Venivano da lontano”, ambientato proprio a Tuscania. Dopo il successo di ”Quando l’automobile uccise la cavalleria” e ”Due belle sfere di vetro ambrato”, Giorgio Caponetti torna con una nuova avventura del grande Alvise Pàvari dal Canal, ippologo esperto e detective d’eccezione.

     

    Nella splendida Tuscania di oggi, in una calda primavera, tra pappardelle al cinghiale, nuovi incontri e antichi reperti archeologici, Alvise si ritrova suo malgrado nel bel mezzo di un brutale delitto legato ad una rivoluzionaria scoperta archeologica che qualcuno vuol mettere a tacere.
    Un piacevolissimo mistero da svelare che ci conduce fino alle origini del glorioso popolo degli etruschi.
    L’appuntamento è quindi per venerdì 7 marzo ore 18 presso la ex Chiesa di Santa Croce, a piazza Franco Basile 6. Introducono Enio Staccini ed Ennio Cavalli, l’incontro è organizzato dalla Biblioteca comunale.

  • 27Feb2014

    Paola Stella Casu - macomernotizie.net

    MACOMER – Una promessa fatta in Turkmenistan, una morte misteriosa in una tomba etrusca del sesto secolo Avanti Cristo e una vecchia Fiat Pininfarina riesumata dal parcheggio veneziano di Piazzale Roma. Queste le premesse dell’intreccio con il quale Giorgio Caponetti, scrittore torinese al suo terzo libro, ha costruito la seconda avventura di Alvise Pàvari dal Canal, grande esperto di cavalli e grande viaggiatore, pericolosamente sensibile alle donne e al mistero.

    Caponetti sarà a Macomer domani venerdì 28 febbraio alle 18.30 presso la Libreria Emmepi per parlare di “Venivano da lontano”: “La strana storia di un archeologo precipitoso / di un’amazzone in lotta contro l’autostrada / dei conflitti che ancora scatena / un popolo antico venuto da Oriente.”
    Il libro: Campi di erba alta mossa dalla brezza, pareti di tufo dorato, lombrichelli cacio e pepe all’osteria dentro le mura di Tuscania: Alvise Pàvari dal Canal, che ha lasciato Venezia sotto la pioggia battente, al sole della Maremma si sente rinato.
Sbocconcella salsiccia sotto la pergola in attesa di rivedere Putzu, l’amico etruscologo che l’ha convocato lì in tutta fretta per chiedergli una conferma importante.
Lo rivedrà, sì, ma in circostanze molto diverse da quel che si sarebbe aspettato; e quella che si prospettava come la gita di un giorno si prolungherà, fatalmente, di sera in sera.
Prima lo trattiene una morte: smascherare l’assassino celato dietro appunti misteriosi che rimandano a Virgilio e a migrazioni antichissime.
Poi si mette in mezzo un amore: una donna riemersa dal passato che sarebbe perfetta se solo non avesse qualcosa da nascondere. (dal sito della casa editrice marcos y marcos).

    L’autore: Giorgio Caponetti è nato a Torino nel 1945. Dopo una brillante carriera di pubblicitario, si trasferisce in campagna – prima nel Monferrato e poi in Maremma – per diventare allevatore e addestratore di cavalli, istruttore d’equitazione, regista e conduttore di spettacoli e di documentari equestri.
Da molti anni vive con la famiglia in una verdissima tenuta a Tuscania, con tanto di necropoli etrusca; di recente ha anche cominciato a insegnare ippologia all’università.
Il suo primo romanzo, “Quando l’automobile uccise la cavalleria”, racconta la storia segreta della fondazione della Fiat; con “Due belle sfere di vetro ambrato” ha inaugurato la serie di avventure di Alvise Pàvari dal Canal, grande esperto di cavalli e grande viaggiatore, pericolosamente sensibile alle donne e al mistero.
”Venivano da lontano” si svolge nella sua amata Tuscania ed è il secondo romanzo della serie.

    La presentazione è stata organizzata dalla Libreria Emmepi e dall’Associazione Verbavoglio in collaborazione con Liberos.

  • 25Feb2014

    Redazione - L'Unione Sarda

    Una rampa che sembra correre ad altissima velocità. Per sei piani. Indietro nel tempo, dalla New York contemporanea all’Italia lanciata nel Ventesimo secolo…

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  • 22Feb2014

    Redazione - La Nuova Sardegna

    Il libro è un noir tra pappardelle al cinghiale, musei bellissimi e abbandonati, amazzoni indomabili…

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