Vendetta al palazzo di giada

Archivio rassegna stampa

  • 01Dic2014

    Giulia Luciani - ilbibliomane.it

    Un romanzo che ci teletrasporta nell’antico Giappone, tra samurai e mercanti, rapimenti e vendette
    Matsuyama Kaze è un ronin, un samurai in viaggio, alla ricerca della figlia dei suoi Signori misteriosamente scomparsa nel nulla. Nel suo peregrinare solitario si imbatte in un mercante assalito da una banda di banditi intenzionati a portargli via l’oro che sta accuratamente trasportando nel suo carretto. Intesa rapidamente la situazione e vedendo che il mercante è incapace di difendersi, il protagonista, dall’animo nobile, si batte per proteggerlo, uccidendo gli assalitori.

    L’uomo, di nome Hishigawa, è colpito dalle prodezze del giovane e vorrebbe arruolarlo come sua guardia del corpo almeno fino alla consegna dell’ingente quantità d’oro che sta trasportando. Kaze, in un primo momento, disprezza il denaro che il ricco mercante gli offrirebbe, ma quando quest’ultimo propone di pagarlo con una spada nuova il samurai, visto che la sua si è incredibilmente spezzata durante il combattimento, accetta di buon grado.
    Inizia così il viaggio, tra difficoltà e nuovi assalti: Hishigawa si rivela un pessimo compagno e un uomo che non sa badare a se stesso, la cui unica preoccupazione è il denaro. Grazie anche all’aiuto di due contadini assoldati, il carretto giunge a destinazione. Il mercante, sempre più colpito dall’abilità di Kaze nell’usare la spada, lo invita a fermarsi nel suo palazzo per qualche giorno. Qui il ronin entra in contatto con lo sfarzo e con le strane caratteristiche del posto: Hishigawa ha una giovane moglie della quale è completamente infatuato e che dimora in un palazzo di giada costruito nel suo laghetto in giardino, le serve del mercante sono tutte incredibilmente giovani e belle e la governante è un donnone possente e temibile. Per concludere il pittoresco quadro, il samurai del mercante è profondamente geloso di Kaze. Dopo indagini, ricerche ed inseguimenti il samurai scoprirà cosa si cela veramente dietro tutta questa calma apparente.
    Vendetta al palazzo di giada è un romanzo piacevole e molto scorrevole. La trama è interessante e avvincente se non si considera il fatto che, quello che doveva costituire il colpo di scena finale, è facilmente prevedibile dai più da circa metà libro in poi. Lo stile usato è limpido e lineare e sono presenti alcuni flashback del protagonista e l’inserimento di alcune storie folkloristiche attinenti a ciò che si sta raccontando. Inoltre, ogni parola derivante dalla cultura giapponese, viene brevemente spiegata al lettore occidentale.
    Il punto di forza del romanzo è costituito dalla capacità di portarci indietro nel tempo e lontano nello spazio: nell’antico Giappone. Una realtà popolata da samurai e mercanti, rapimenti e vendette, conosciuta da noi solo tramite qualche trasposizione cinematografica. Leggendo del protagonista durante il suo viaggio solitario è facile immaginare la natura orientale che lo circonda o anche i modi di vestire o di salutarsi. L’autore, con poche parole e senza mai perdere il filo della narrazione,   ci spiega il perché di certi comportamenti, le differenze sociali che intercorrono tra personaggi di mestieri differenti così come i valori e le tradizioni di una delle culture più affascinanti e antiche del mondo.

  • 14Mar2008

    Antonella Flori - D la Repubblica

    Un samurai abilissimo nelle arti marziali, ma anche un antieroe romantico con un profondo senso dell’humour.

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