Una misteriosa devozione

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  • 26Giu2016

    Redazione Gazzetta della Spezia - gazzettadellaspezia.com


    Dacia Maraini e Carlo Zanda: a loro il Premio Montale Fuori di Casa 2016. Alla senatrice Monica Cirinnà il riconoscimento “Altre Maternità”

    Grandi nomi del mondo della letteratura e della politica si danno appuntamento a Sarzana l’1 e il 3 luglio per il Premio Montale Fuori di Casa che quest’anno ha scelto il tema :”Gli animali come compaiono nelle poesie e nelle prose di Eugenio Montale.

     

    Per la sezione Narrativa Dacia Maraini, per la sezione Saggistica Carlo Zanda, per l’impegno politico mostrato nel difendere i diritti degli animali la senatrice Monica Cirinnà: sono i premiati della XX Edizione.
    La grande scrittrice Dacia Maraini non fa mistero del suo impegno nel difendere i diritti degli animali e lo dimostra anche nel suo ultimo libro “La bambina e il sognatore” (Rizzoli edizioni); Carlo Zanda ha scritto “Una misteriosa devozione” (Marco y Marcos) che raccoglie le più belle storie dell’amore dei grandi scrittori del Novecento per i propri animali.
    A tutti e tre verrà donata una Nina for the dogs, scultura della designer Angela Resina (Premio Montal/Arte 2016).

    Venerdì 1 luglio alle ore 17,00, nell’Atrio del Palazzo Comunale di Sarzana, verrà inaugurata la Mostra Temporanea di Angela Resina, vincitrice del Montal/Arte 2016 e creatrice del brand “Nina for the dogs”, nato dall’amore per la sua cagnolina che la designer riproduce come scultura in polvere di marmo e resina. Questa storia di amore e di arte nasce quando Angela salva da un canile siciliano Nina e insieme a lei comincia il suo percorso artistico. Ingegnere di professione, Angela tramite l’utilizzo di stampanti in 3D progetta nel 2015 il primo modello di scultura: una Nina bianca, in polvere di marmo, interamente Made in Italy. Dalla sua prima apparizione sono state realizzate numerose versioni di Nina: oro, bronzo, argento. Ma Nina non è solo arte: particolarmente sensibile al tema dell’abbandono dei cani, l’artista ha deciso di destinare parte del ricavato a strutture adibite all’accoglienza.
    Nella stessa sede alle ore 17,15 verrà assegnato a Stefania Tolio  il Premio “Altre Maternità” dedicato al rapporto Uomo-Animali, che l’Associazione Percorsi inaugura quest’anno. Stefania Tolio, giovane scrittrice appassionata di viaggi e di cultura africana, autrice del racconto vincitore “Venti euro di Caffè e di serenità”,  viene presentata dalla poetessa  Cinzia Boccamaiello, curatrice del Premio. Madrina di eccellenza la Senatrice Monica Cirinnà, nota al grande pubblico per la legge che porta il suo nome, ma conosciuta soprattutto per la sua attività in difesa dei diritti degli animali.
    A seguire il video ” Altre Maternità: Lucky e Ninfa” di Manuel Conti – Scuderia Le Meraviglie di Montefavà, Zeri. A conclusione dell’evento verrà offerto ai presenti un vin d’honneur.
    Sempre il 1 luglio alle ore 21,00, presso la Sala del Consiglio Comunale di Sarzana sarà assegnato il Premio Montale Fuori di Casa 2016 – sezione Narrativa a Dacia Maraini.
    La scrittrice Dacia Maraini, presentata dal Poeta e scrittore Roberto Pazzi e dalla dott.ssa Barbara Sussi, parlerà del suo ultimo libro “La bambina e il sognatore”.
    L’attore Riccardo Monopoli leggerà “La Pantegana” da La Farfalla di Dinard di Eugenio Montale.
    A consegnare il Premio Alessio Cavarra, Sindaco di Sarzana e Adriana Beverini, Presidente del Premio.
    Al termine verranno donati, sino ad esaurimento copie, i libri dell’Autrice “La bambina e il sognatore” e “La pecora Dolly e altre storie per bambini”.
    A conclusione della kermesse sarzanese, il 3 luglio alle ore 21,00 presso il Loggiato di Gemmi verrà assegnato il Premio Montale Fuori di Casa 2016 – sezione Saggistica a Carlo Zanda. Giornalista professionista, ha lavorato per i maggiori gruppi editoriali, alternando la scrittura a ruoli di direzione, ha fondato a Milano Areadog, la prima associazione di cittadini che nel quartiere Ticinese gestisce uno spazio comunale riservato ai cani.
    Dopo i saluti dell’Assessorere alla Cultura del Comune di Sarzana, Laura Accorsi, l’autore verrà presentato da Adriana Beverini e dallo scrittore Marco Ferrari.
    A seguire verrà proiettato il video “Una misteriosa devozione: l’uomo e gli animali”, realizzato da Alessandro Saita, post produzione audio-video.
    Al termine verrà donato, sino ad esaurimento copie, il libro dell’Autore “Una misteriosa devozione. Storie di scrittori e di cani molto amati”
    Tutti gli eventi sono patrocinati dalla Regione Liguria e realizzati con il sostegno del Comune di Sarzana, di Enel, di Carispezia – Crédit Agricole e del Supermercato per Animali “Happydog and cat by Molino Marchi”.
    La manifestazione è realizzata in collaborazione con : Nina for the dogs, PEN Club Italia e Cantiane Lunae.
    I PREMIATI

    A Stefania Tolio il Premio “Altre Maternità” 2016 – Prima Edizione
    Il Premio Altre Maternità, indetto dall’Associazione Percorsi di Sarzana, sul motivo ispiratore della Poesia omonima della poetessa Cinzia Boccamaiello, viene vinto da Stefania Tolio con il racconto “20 euro di Caffè e di serenità”. La giuria, formata da Adriana Beverini, Cinzia Boccamaiello, Lucilla Del Santo, Alice Lorgna e Mauro Macario le ha assegnato il Premio in quanto l’autrice ha pienamente colto il senso ed il fine di questo concorso letterario che invita a riflettere sui vari aspetti dell’amore e della tenerezza, capaci di unire umani e animali in un vincolo profondo assai simile a quello della Maternità.
    Il racconto, scritto in un italiano impeccabile, riesce a commuovere, ma anche a rasserenare il lettore, dimostrando che il vuoto prodotto da un grande dolore può essere in parte colmato dalla pietas nei confronti di ogni forma vivente.
    BIOGRAFIA
    Stefania Tolio nasce a Bassano del Grappa (VI) il 5 dicembre 1989. Viaggiatrice e appassionata di cultura africana, nel 2014 si laurea alla facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Padova con una tesi di letteratura mozambicana che le vale il primo premio “Neda Agha Soltan” (2016) del comune di Pordenone. Pubblica per la rivista “Africana, rivista di studi extra europei” (2016). Tra le sue passioni, il piccolo mondo animale dei conigli e quello lontano degli elefanti.
    A Dacia Maraini il Premio Montale Fuori di Casa 2016 – Sezione Narrativa
    per la sua molteplice attività di scrittrice, poetessa, saggista, drammaturga, sceneggiatrice e viaggiatrice.
    Dacia Maraini, protagonista da mezzo secolo della vita letteraria italiana, ci ha regalato molti romanzi di successo, ma è stata ed è, anche, una grande viaggiatrice. “Viaggiando con passo di volpe”, come scrive in una sua poesia, ha girato il Mondo, “con passi pudichi”, sempre tenendosi lontano dalla volgarità e dalla banalità dei percorsi turistici, alla ricerca della verità e della magia dei luoghi, nei quali il suo spirito nomade l’ha portata. Viaggiare è per la Maraini, “scandire in modo musicale il tempo”, viaggiando e scrivendo ha tentato di avvicinarsi, come Ulisse, ai confini del mondo. In questo senso, anche il suo ultimo libro “Il sognatore e la bambina” può definirsi il racconto di un viaggio, alla scoperta però, non di luoghi, ma di uno o più mondi criminali, dove, sotto l’aspetto anonimo del viaggiatore, è possibile poter compiere impunemente nefandezze di ogni tipo contro chi non si può difendere. Un libro in linea con la storia e con l’impegno sociale della Maraini che è stata sempre dalla parte dei più deboli: donne oppresse, popoli oppressi, bambini e animali. Per l’infanzia ha scritto libri come “La pecora Dolly e altre storie per bambini”, e “Storie di cani per una bambina”, perché gli animali Dacia Maraini li ama «non come giocattoli, ma come esseri senzienti che soffrono quanto noi, se non di più, e hanno diritto al massimo rispetto». Per questo motivo ha spesso preso posizione su chi tiene cani, gatti e altri animali come oggetti, «li usa e li butta quando non servono più, quasi si trattasse di spazzatura, di cose inutili e non di esseri di carne e ossa con dei diritti che noi troppo spesso calpestiamo.
    BIOGRAFIA
    Dacia Maraini nasce a Fiesole (Firenze). La madre Topazia appartiene ad un’antica famiglia siciliana, gli Alliata di Salaparuta. Il padre, Fosco Maraini, per metà inglese e per metà fiorentino, è un grande etnologo ed è autore di numerosi libri sul Tibet e sull’Estremo Oriente. La famiglia Maraini si trasferisce in Giappone nel ’38 e nel ’43 per motivi politici vengono internati insieme alle tre figlie in un campo di concentramento a Tokyo soffrendo atroci privazioni e sofferenze. Dopo il rientro in Italia Dacia Maraini a 18 anni si trasferisce a Roma e comincia a collaborare, con dei racconti, a riviste quali «Paragone», «Nuovi Argomenti», «Il Mondo». Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo, “La vacanza”, cui seguono “L’età del malessere” (1963, con cui ottiene il Premio Internazionale degli Editori “Formentor”) e “A memoria” (1967). Nel ’66 escono con il titolo “Crudeltà all’aria aperta” anche le sue poesie, che vengono recensite con molto favore da Guido Piovene. Nel 1972 viene pubblicato “Memorie di una ladra”: Monica Vitti ne ricava uno dei suoi film più riusciti. L’anno successivo esce “Donna in guerra”, poi tradotto, come quasi tutti i suoi libri, in molte lingue. Nell’80 è la volta di “Storia di Piera”, scritto in collaborazione con Piera degli Esposti. Degli anni Ottanta sono i romanzi “Il treno per Helsinki” (1984), e “Isolina” (1985), la storia toccante di una ragazza a cavallo tra Otto e Novecento. Nel ’90 esce “La Lunga vita di Marianna Ucrìa”, che vince il Campiello e altri prestigiosi premi, e ottiene un enorme successo di critica e pubblico. L’anno successivo escono la raccolta di poesie “Viaggiando con passo di volpe” e il libro di teatro “Veronica, meritrice e scrittora”. Nel ’93 è la volta di “Bagheria”, un appassionante viaggio autobiografico nei luoghi d’infanzia, e nel ’94 il romanzo “Voci”, anch’esso vincitore di molti premi letterari, offre una nuova interpretazione sul tema della violenza sulle donne. Del 1999 è la raccolta di racconti sulla violenza sull’infanzia “Buio” (vincitore del Premio Strega). Tra il 2000 e il 2001 “Fare teatro 1966-2000″ (che raccoglie quasi tutte le sue opere teatrali) e “La nave per Kobe” (in cui rievoca l’esperienza infantile della prigionia in Giappone). Nel 2003 escono invece “Piera e gli assassini”, il secondo libro scritto in collaborazione con Piera degli Esposti, e le favole di “La pecora Dolly e altre storie per bambini”. La letteratura, la famiglia e
    il mistero del corpo sono i temi principali di “Colomba” (2004). Degli ultimi anni sono invece la raccolta di articoli “I giorni di Antigone” (2006) e il saggio “Il gioco dell’universo” (2007) di cui è coautrice insieme al padre. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Il treno dell’ultima notte”, nel 2009 la raccolta di racconti “La ragazza di via Maqueda”, nel 2010 “La seduzione dell’altrove”, nel 2011 “La grande festa”, nel 2012 “L’amore rubato” e nel 2013 “Chiara di Assisi”. “Elogio della disobbedienza”. È appena uscito, sempre per Rizzoli, il nuovo romanzo, “La bambina e il sognatore”.
    A Carlo Zanda il Premio Montale Fuori di Casa 2016 – Sezione Saggistica
    per l’intelligente, precisa e colta ricognizione, grazie alla quale è riuscito a ricostruire le storie di quella “misteriosa devozione” che ha legato e lega scrittori del Novecento italiano e straniero ai loro cani tanto amati. Grazie a questo libro, lontanissimo da tanta editoria canina “leziosa, zuccherosa e rosea”, Zanda riesce a farci comprendere che “il legame tra uomo e cane è una questione seria. Profonda” e insieme meravigliosamente misteriosa, così come bene hanno capito e scritto Borges, Konrad Lorenz e Dino Buzzati, per il quale “l’amore senza riserve e spesso disperato del cane verso l’uomo è uno dei fenomeni più commoventi ma soprattutto più misteriosi che avvengono quotidianamente sulla terra”. Il libro è corredato da un apparato fotografico e bibliografico, che lo rende assai simile ad un saggio, capace però di commuovere e far riflettere sulla sordità e cecità con cui gli esseri umani troppo spesso si avvicinano al mondo animale.

    BIOGRAFIA
    Carlo Zanda è nato a Cagliari, è cresciuto a Roma, ha lavorato a Milano, vive a Genova. Giornalista professionista, ha lavorato per i maggiori gruppi editoriali, alternando la scrittura a ruoli di direzione.
    Con Marcos y Marcos ha pubblicato “Un bel posticino. La Spoon River di Hermann Hesse” e “Una misteriosa devozione. Storie di scrittori e di cani molto amati”.
    A Claudio Pozzani il Premio Montale Fuori di Casa 2016 – Sezione Poesia

    Poeta, musicista, narratore, performer, attivo sulla scena culturale genovese e internazionale, continua instancabilmente a difendere il valore della Poesia nel mondo contemporaneo dimostrando che, ascoltata dal vivo, così come accadeva nell’antichità, essa è un’arte viva, spettacolare, uno straordinario medium di comunicazione che agisce dentro di noi trasmettendoci emozioni. Pozzani con i suoi libri di poesia, le sue letture e il Festival Internazionale della Poesia di Genova negli ultimi venti anni ha contribuito alla rinascita della città in campo culturale, proiettando l’immagine di Genova, che a tanti poeti ha dato i natali, e della Liguria tutta, in campo internazionale. Veramente “Fuori di Casa” così come recita il nome del Premio che gli viene assegnato.

    BIOGRAFIA
    Nasce a Genova e nel 1983 apre il Circolo dei Viaggiatori nel Tempo (CVT)
    Nel 1995 ha ideato il Festival internazionale di poesia di Genova, di cui è il direttore artistico e che, da allora, è evento nazionale ed internazionale e si svolge ogni anno a Genova.
    Ha curato e cura altre manifestazioni poetiche in diversi paesi, in Europa e Asia tra cui Francia, Belgio, Giappone, Germania e Finlandia.
    L’8 marzo del 2001 fa nascere la Casa Internazionale di Poesia, La stanza della Poesia, all’interno del Palazzo Ducale. La stanza della Poesia, ogni anno, organizza numerosi eventi culturali, poetici e musicali.
    Ha pubblicato raccolte di poesie “Saudade & Spleen” e “Nuda Poesia” e romanzi e racconti “Angolazioni temporali”, “Kate et moi”, “Racconti dai piedi freddi”, “La Marcia Dell’Ombra” una raccolta di poesie in forma di canzone.
    Le sue poesie tradotte in dieci lingue sono pubblicate in antologie e riviste di poesia.

  • 25Ago2015

    Andrea Giardina - doppiozero

    IL CANE CI PRECEDE

    Il cane ci precede. Prima lui e poi noi sapiens. Il cane ci ha fatto uomini, ci ha aiutato a diventare la specie dominante (ma ha un senso questa parola?), ci ha fornito l’esempio di stili di vita fondati sulla fedeltà, ci ha sostenuto e ci sosterrà sempre nei momenti difficili, nelle zone di passaggio, nelle penombre dell’esistere.

    L’idea, semplice ma sconvolgente, è alla base del libro di Gian Piero Quaglino Meglio un cane (Raffaello Cortina Editore 2015), che si pone come un punto d’arrivo nella abbondante (e in gran parte stucchevole) letteratura “canina” degli ultimi anni. Perché quanto fa Quaglino è mettere da parte le “certezze” della scienza e, mandando gambe all’aria le gerarchie, rifarsi al mito, alla leggenda e alla fiaba (a largo raggio, dalle civiltà indiane del Nord America a quelle delle Hawai e della Nuova Guinea) o alle opere letterarie come il Tristan di Tommaso d’Inghilterra per trovare risposte a quello che comunemente “sente” chi trascorre la vita con i cani.
    Le conclusioni, o meglio le aperture, sono sorprendenti. Non siamo stati noi a catturare lui, come vorrebbe la vulgata discendente da Lorenz. Il cane non è il parassita che ci sfrutta, che chiede cibo offrendoci protezione. È il cane che ha deciso di accompagnarci, o qualche dio gli ha affidato questo compito (in inglese God-dog, del resto). Quaglino spiega che gli uomini non possono spezzare il legame col cane, solo lui può farlo. Noi lo possiamo umiliare, ma il cane rimarrà a nostro fianco. Lo fa perché ci è fedele, perché ci ama in modo disinteressato, e comportandosi così ci ha insegnato a perseverare nelle difficoltà, consentendoci di tirar fuori la parte migliore da noi stessi. Uno, in particolare, è il punto di forza del percorso di Quaglino: il “territorio del cane” è la soglia. Il cane sta a metà, nelle zone di passaggio, crepuscolari. Il cane (gli antichi lo sapevano bene) ci sa condurre nell’altrove, nei regni inferi, nelle terre dei morti. Ma non solo. La sua dimestichezza con ciò che noi non vediamo finisce con l’attribuirgli il ruolo di guida del nostro pensiero. Il segreto sta nello sguardo – vicino ed enigmatico insieme. Il cane ci osserva, ci studia, non ci perde mai di vista. E, per continuare nel suo compito, nel suo infinito atto d’amore, non ha bisogno della parola. Il suo regno sta infatti dove la parola non serve.
    Per misurare l’efficacia di una simile rivoluzionaria impostazione – quanto sono distanti quei libri intrisi di buonismo che delineano esemplari storie d’amore tra l’uomo civile e il cane selvaggio redento – si può affiancare al lavoro di Quaglino il libro di Carlo Zanda Una misteriosa devozione, Storie di scrittori e di cani molto amati (Marcos y Marcos 2014), in cui l’autore intreccia biografie umane canine e romanzi e racconti e poesie e pagine di diario dedicate ai cani. Una carrellata completa e illuminante che, tra i tanti, affianca Freud a Buzzati, London a Parise, Asor Rosa a D’Annunzio. Una prova di quanto il cane sia stato decisivo, soprattutto nell’ultimo secolo, nella vita di moltissimi scrittori e di conseguenza nella letteratura. Di quanto la vita con il cane abbia contribuito a mutare prospettive, ad accrescere l’esperienza delle cose, a nutrire la fantasia, trasformando il “compagno di specie” da “Altro” a “Prossimo” e facendolo diventare “una persona non umana” (l’espressione è di Danilo Mainardi).
    Di fronte all’oscurità del mondo, all’opacità delle cose, alla muta indifferenza umana, il cane diventa l’unico vero amico e confidente: Tomasi di Lampedusa, che nel “Gattopardo” assegna a Bendicò un ruolo centrale (“è quasi la chiave del romanzo”, scrisse sulla busta che conteneva il manoscritto), si trovava da sempre a proprio agio più con i cani che con gli uomini, trattandoli spesso come i figli che non aveva avuto. Virginia Woolf (“una persona che avrebbe voluto essere un cane”, afferma il suo biografo Quentin Bell), che in Flush descrive Pinka, il cocker spaniel di Vita Sackville West, ebbe molti cani che svolsero “la funzione di sostegno emotivo, aiutandola a superare strettoie difficili, soprattutto negli anni dell’adolescenza e della giovinezza”. È l’antica funzione del cane, quella di nume che ci conduce attraverso le insensatezze della vita. Con l’inevitabile ricaduta del dolore immedicabile per la sua scomparsa, come mettono in luce le pagine dedicate alla Dickinson e ad Hemingway o quelle in cui Mario Soldati afferma con convinzione che i cani hanno l’anima. Insomma il libro di Zanda è una conferma di quanto certe acquisizioni della zoo-antropologia (termine che non troverete né in questo libro né in quello di Quaglino) vanno ribadendo, cioè che la cooperazione tra le specie è un dato di fatto e che la presunzione della nostra superiorità non ha ragion d’essere. Come ricorda Tullio De Mauro (uno dei protagonisti del testo, oltre che personaggio del romanzo Storie di animali e di altri viventi dell’amico Asor Rosa, inventore del neologismo “Canuomo”) siamo in piena “dogmanity”, espressione che, pur coniata da Walpole nel XVIII secolo, è quanto mai attuale perché rende evidente che la storia degli uomini e quella dei cani non possono più essere separate. Come, con straordinaria efficacia, si chiede il “canaro” tardivo Josè Saramago: “Dove finisco io e comincia il cane? Dove finisce il mio cane e comincio io?”.

  • 07Feb2015

    Vivian Lamarque - Corriere della Sera

    Il cane di Emily Dickinson si chiamava Carlo. Sic, in italiano. Mi viene in mente in un giardinetto dove sta scodinzolando un Luigi altrui che ha un giubbotto blu uguale al mio. Un tempo cani e padroni, genitori e bambini, in questi giardinetti parlavano tra loro, ora il padrone parla col suo cellulare, il genitore idem.

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  • 04Feb2015

    Martina Pagano - mentelocale.it

    «L’incontro di un uomo e un cane è sempre l’incontro di due spiriti liberi, di due forme di dignità, di due morali gratuite. Il più gratuito e il più romantico degli incontri». Con queste parole Curzio Malaparte pensava al suo legame con Febo, il cucciolo di levriero incontrato a Lipari e rimastogli fedele sempre, negli anni dell’ esilio, del carcere fino al ritorno alla libertà.

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  • 16Gen2015

    Danilo Mainardi - Sette - Corriere della Sera

    Sono molti i modi in cui è affrontato il tema del rapporto cane- padrone. Sappiamo tutto su quel legame, come nasce come mantenerlo equilibrato, quali sono i comportamenti in gioco. Esiste una manualistica ampia che non trascura nulla che un padrone voglia conoscere…

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  • 17Dic2014

    Silvia Sereni - Ho un libro in testa

    I misteriosi alleati degli scrittori

    Emily Dickinson non era sola quando scriveva le sue poesie: nella stanza era sempre presente il suo inseparabile compagno, un terranova nero. È una delle 45 storie sulla profonda intesa tra scrittori e cani raccontate da Carlo Zanda nel libro “Una misteriosa devozione” (Marcos y Marcos). Leggiamo la recensione di Silvia Sereni.

    Il sogno di un amico che mi è rimasto impresso in maniera particolare: lui e il suo cane abbracciati, il cane ritto sulle zampe posteriori in modo da avere il muso all’altezza del viso umano, le zampe anteriori sulle spalle del padrone. E un breve dialogo. Il padrone: «Sì, sei un bravo cane». Il cane: «Sì, sei un bravo padrone».

    A questo sogno ironicamente tenero mi ha riportato la lettura del libro di Carlo Zanda “Una misteriosa devozione”, che racconta con sobria semplicità cronachistica storie di scrittori padroni di cani. I cani, si sa, sono, se le condizioni lo consentono, fedeli amici degli umani. E mille sono le vicende, i fatterelli, le notizie sul binomio cane-padrone di cui sono piene le pagine di svariati manuali, indagini, sussidiari, guide e saggi sull’argomento. Qui però a emergere in primo piano è la natura del rapporto che si crea tra i due esseri, la misteriosa devozione del titolo. Che, come risulta dai racconti di Carlo Zanda, non è devozione soltanto del cane, è anche dell’uomo, o della donna, che ama quel determinato cane. Bellissime tutte, le storie, soprattutto quando fanno capire come certi cani hanno avuto una tale influenza nella vita di chi ha deciso di convivere con loro da cambiarne addirittura il corso, da determinarne le scelte.

    Esemplare, per me, il cane Flush della poetessa Elizabeth Barrett Browining. Da Flush, ci racconta Carlo Zanda, è venuta la spinta emancipatoria di Elizabeth, così fondamentale nelle vite delle donne. Oppure quello di un’altra poetessa come Emily Dickinson, di nome Carlo, che le riempie la vita con una presenza di “muto alleato” che va ben oltre la semplice compagnia.

    Ma ciò che rende preziosa questa lettura è la qualità dell’essenza canina, la sostanza della muta presenza di questi esseri a quattro zampe. Perché Zanda fa emergere da ogni storia una possibilità di guardare ai cani molto diversa da quella corrente, cioè non come a giocattoli da vezzeggiare o animali simpatici da accudire, ma come a persone, diverse dai nostri consimili umani, ma non per questo di un grado diverso o inferiore.

    Non si tratta, semplicemente, di dire: i cani sono come noi, o meglio di noi. C’è, in questo sguardo, un profondo rispetto per la natura, per il mondo in cui viviamo, e perfino di quello in cui non viviamo, che si ritrova nelle forme più alte di pittura, di poesia, di arte in generale, l’arte che, in quanto tale, rimandando a qualcosa di spirituale, è l’unica barriera che l’uomo è riuscito a costruire (qualcuno direbbe assieme alla religione o alla filosofia) per arginare il vuoto che ci circonda.

    Per questo motivo le storie di cani e scrittori di questo libro suggeriscono a mio parere associazioni che rimandano a tante poesie, ma anche a tanti quadri, che, gli uni e le altre, non parlano necessariamente di cani. Penso a quel misterioso e bel romanzo che è “L’iguana” di Anna Maria Ortese, (vicina, secondo me, la Ortese, a quella sensibilità della scrittrice Colette per l’innocenza del mondo animale di cui parla Zanda citando Julia Kristeva), o alle poesie di Umberto Fiori, in cui proprio i cani, nel suo caso, compaiono come presenze costanti e imprescindibili, testimoni e protagonisti della fatica di vivere. Ma anche a tanti quadri in cui non solo animali, ma anche alberi, rocce, nuvole, corsi d’acqua e perfino oggetti creati dalla mano umana come architetture o interni di casa, attirano l’attenzione imponendosi come una presenza arcana e ricca di significato.

    Anche Carlo Zanda, come il mio amico, ha sognato un cane, veniamo a scoprire alla fine del libro. E lo ha sognato, anche lui, come un suo pari, anche lui abbracciato a sé e con le zampe sulle proprie spalle. Loro però, a differenza dell’altro sogno, del tutto disancorati dalla terra, in volo libero, sganciati dalla forza di gravità, «sorretti», scrive Chicca Gagliardo nella postfazione del libro, «da una segreta attrazione, una pienezza di sentimento, una reciproca e assoluta fiducia sconosciuta agli umani».

  • 01Dic2014

    Valentina Pigmei - Vogue

    Per gli scrittori sono talismani di felicità, antidoti alla solitudine, maestri di vita. Ma anche fonte di silenzio, concentrazione, consolazione…

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  • 22Nov2014

    Grazia Pili - Unione Sarda

    Nessuno di loro si era mai sognato di fargli indossare una cerata gialla per la pioggia o una fel-pa maculata per fare jogging, né un collarino luccicante per le passeggiate in centro. Molti sono finiti nelle pagine dei loro padroni che li hanno ritratti come unici compagni di vita, irripetibili testimonianze di fedeltà. Come Rollo per Jack Lon-don e Bauschan per Thomas Mann, Febo per Curzio Malaparte.

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  • 01Nov2014

    Daniele Abbiati - Il Giornale

    Se Jack London è diventato Jack London, lo deve anche a Zanna Bianca e al Buck di “Il richiamo della foresta”. Se Carlo Coccioli ha abbracciato il buddhismo lo ha fatto anche sulla scorta delle sue frequentazioni con i cani. Se Colette fugge alla cagnara (altra parola traditrice) del mondo, lo fa anche per vivere meglio in compagnia dei suoi adorati cagnolini.

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