Una catena di rose

Archivio rassegna stampa

  • 20Feb2017

    Sara Galletti - ladivorailibri.blogspot.it

    Una catena di rose – Jeffrey Moore

    Una catena di rose di Jeffrey Moore, più che un libro, mi è sembrato un incantesimo,
    Sarà per la storia che racconta e per come la racconta – in modo così lucido, divertente, ironico e intelligente -, sarà per le ore in cui mi ha fatto compagnia, esaltando la mia immaginazione ed esasperando il desiderio di leggerne ancora e ancora, saranno tutte queste cose messe insieme, fatto sta che, anche fisicamente, non riuscivo più a staccarmene.

    Di Jeffrey Moore non avevo mai letto nulla, anzi, Jeffrey Moore non l’avevo proprio mai sentito poi, la Marcos y Marcos che lo pubblica, me lo ha consigliato ed è stato amore a prima vista.
    Sembrerà strano a chi non ha a che fare coi libri ma, per chi ne è appassionato, anche il formato ha la sua importanza e questo libro ha un formato perfetto, sembra un amuleto, la confezione di un mazzo di carte truccate, insomma, anche tattilmente, suscita piacevolezza, promette grandi viaggi.

    La storia, incantevole, inizia con un gioco: Jeremy, istigato dallo zio Gerard, ha strappato una pagina, a caso, da un libro antico. Tra quelle righe, lo zio dice, è nascosto il destino del bambino e, una volta cresciuto, a Jeremy sembrerà che quel destino abbia gli occhi stregati e il riccioli scuri di una donna.
    Giovane e strampalato professore all’università di Montréal, bello e goffo, Jeremy ha scritto una tesi su Shakespeare e si è innamorato perdutamente di Milena, una magnetica ragazza di discendenza gitana che lo tratta con indifferenza cosmica propinandogli una serie infinita di grottesche batoste.
    I continui due di picche però, anziché scoraggiarlo, lo rendono ancora più ostinato e sicuro di quello che sa, e cioè che la pagina non sbaglia mai e ciò che si deve compiere si compirà, Milena è certamente l’amore della sua vita.

    “Seguii il suo sguardo rivolto all’Empireo, vidi la sagoma di un cuore in un cumulo di nubi. Saremmo potuti andare via insieme. Indicai. «Cosa ti ricorda quella nuvola, Milena?» « Quale? Quella? Non so. La testa di un maiale, con gli occhi in fuori?»

    Tra continue peripezie e situazioni surreali che fanno spanciare dalle risate, passato, presente e futuro iniziano a fondersi tra di loro, i sogni si mischiano alla realtà, le leggende e i poemi si intrecciano indissolubilmente ai fatti e, se è vero che il presente si specchia nel passato, allora Jeremy conosce la direzione in cui andare, unica bussola la Pagina.

    Jeffrey Moore è un narratore straordinario, intimo, brillante, divertente, incisivo, e qui riesce a fare una vera magia letteraria, perché Una catena di rose è uno dei romanzi più irresistibili e intensi che abbia letto in questi anni, è una di quelle storie che continuano, anche quando il libro è chiuso, un’immagine dopo l’altra, una rosa dopo l’altra.

  • 01Dic2011

    Riccardo Melito - ilibri.com

    “Una catena di rose” si situa a metà tra il Romanzo di formazione e il Viaggio dell’eroe. Il viaggio è quello di Jeremy, un ragazzo di buona famiglia che si trasferisce dall’Inghilterra al Canada, desideroso di cambiamenti.

    Alle spalle ha una storia familiare contorta: una madre idealizzata e un padre assente, anzi sparito in concomitanza con la sua nascita. Rifiutato il patrigno come potenziale genitore, trascorre la maggior parte del tempo con “zio” Gerard. Viveur d’altri tempi, giocatore d’azzardo incallito, sembrerebbe tutto tranne che un esempio da seguire, eppure è lui a crescere Jeremy, a educarlo e soprattutto a donargli “La Pagina Magica”, corrispondente a quella “Sh” dell’Enciclopedia Britannica. Espressione del fato, dovrebbe contenere il futuro di Jeremy sotto forma di metafora.

    In medias res dunque, incontriamo il nostro eroe: un professore universitario esperto di Shakespeare – il Bardo di Avon è il tema fondante del libro – che insegna all’Università di Montréal grazie a certificazioni taroccate, fornitegli dallo zio Jeffrey. Abbandonato dalla compagna, s’innamora perdutamente di Milena, l’antieroina per eccellenza: post-femminista, scontrosa e imprevedibile, ma soprattutto lesbica. In lei, Jeremy ritrova tutte le caratteristiche della donna del destino descritta ne “La Pagina Magica” di zio Gerard. Lei, ovviamente, non sembra essere così d’accordo, lasciando che sia solo il protagonista a vivere gli struggimenti del sentimento romantico. Ma le faccende amorose non sono le uniche a riempire le giornate di Jeremy: un terribile collega, Haxby, minaccia di indagare sui suoi (falsi) trascorsi accademici e cerca di metterlo in difficoltà ogniqualvolta se ne presenti l’occasione; un vicino invadente, dalle improbabili misein tessuto sintetico, invade costantemente la sua privacy, ricordando a Jeremy tutto ciò che non è e forse avrebbe voluto essere. Infine c’è Montréal, più di una semplice città, è sicuramente uno dei protagonisti de “Una catena di Rose” con le sue caratteristiche di multi etnicità, i suoi locali notturni sempre pieni di personaggi bizzarri e le trame che si dipanano da essi.
    Le lezioni in ateneo, le uscite serali, le ubriacature, i sogni scritti nel Libro del sabato, i baci, le bugie, l’omosessualità sono tutti elementi di un percorso che porterà il nostro protagonista verso l’età adulta. Con sofferenze, pianti e disperazione annessi, perché tappa fondamentale del viaggio è la decostruzione, e a volte distruzione, degli idoli del passato: la Pagina, zio Jeremy, l’idea di Amore Romantico.

  • 06Ott2011

    Flavio Camilli - mangialibri.com

    Per Jeremy Davenant il destino ha le fattezze di zio Gerard, omone truffaldino e affascinante, compagno di giochi e di vita, padre mancato, sfuggente, esotico e forse per questo adorato.

    È un bambino, Jeremy, quando Gerard gli propone un gioco: scegliere una pagina random da un libro selezionato casualmente, mentre una benda gli imprigiona gli occhi. Affidare poi alla pagina la sua esistenza: renderla guida e navigatore, stella polare muta ma chiacchierona; delegare a lei il compito di trovare le risposte aldilà della portata degli uomini. Jeremy cresce così, con le voci di uno stralcio di enciclopedia a tenerlo in piedi: Shakespeare nella mente e nel cuore, incubi infestati dal terribile Shaka e la profezia d’amore di una dark lady, magari Shakuntala, eroina di un dramma indiano. Diventato professore universitario di letteratura inglese (grazie a referenze falsificate dal lungimirante zio), incontrerà l’ambigua Milena, femminista incallita, sangue zingaro e indiano mescolato ad un’indole selvaggia, indomabile. È la Shakantula della pagina, non c’è dubbio. Amore a prima vista. Il foglio magico diventa imperativo e conquistare Milena la missione di una vita, mancata la quale potrebbe esserci solo l’oblio eterno o la morte. Ma Milena odia gli uomini, ha un passato tormentato, si sente tranquilla solo tra pareti rosse ed è sempre stata sola…
    Chiamarlo caso e considerarlo destino. O viceversa. Su questa piccola e apparentemente insignificante differenza Jeffrey Moore scrive un’opera senza centro, che si trascina tra l’assenza di uno scopo narrativo e il   racconto della vita incerta di un uomo qualunque. Con questa consapevolezza, acquisita più o meno a metà lettura, tutti i difetti di Una catena di rose si rivoltano in pregi: la mancanza di una direzione precisa e rassicurante (per non dire convenzionale), la carenza di svolte, climax e colpi di scena rende la vita di Jeremy Davenant, sulla carta davvero bizzarra, invece normale nei ritmi, nelle aspirazioni e negli errori. Il protagonista di Moore è un uomo a tuttotondo, un tronfio pasticcione che a cinquant’anni non ne sa molto della vita (con tutte le giustificazioni del caso), che si comporta come un quindicenne innamorato, che non ha paura di balbettare quando viene contraddetto e che pranza con la padrona di casa tutti i martedì solo per gentilezza. Un tipo ben più che imperfetto ma adorabile: molti uomini lo vorrebbero come amico e un bel po’ di donne come amante. Gran trovata, perciò, affiancargli Milena, spigolosa, severa, eccessivamente complessa (e quindi seducente),   perfino odiosa nell’essere costantemente contro – la società fallocratica, il gioco d’azzardo, le relazioni sociali, il sesso. Gli innumerevoli tentativi di conquista di Jeremy sono, perciò, le altrettante prove che il lettore compie per decifrare i capelli scomposti, le ascelle non depilate, le cosce frigide di una donna impossibile da raggiungere. Ma il cortocircuito Milena-Jeremy non sarebbe così efficace se non ci fosse sullo sfondo una fulminante serie di comprimari: l’altezzoso ed indecifrabile Jacques, migliore amico, le apparizioni fuggenti di Gerard e l’ipocrisia dell’intero dipartimento di letteratura. E poi una Montreal che sembra un po’ Gotham City: misteriosa, piena di vicoli e fumo che esce dai tombini, farcita di artisti stravaganti e tipi poco raccomandabili. C’è sicuramente, tra le righe, la potente guerra tra il caso e il destino, il dubbio annoso e sempiterno su chi decide cosa in questo universo che ben più caotico della mente della zingara inafferrabile. C’è la vivisezione emotiva della linea sottile sottile che separa l’infatuazione dall’amore e tutti e due dalla follia. C’è una scrittura semplicemente ispirata e attenta per cui un aggettivo non vale l’altro. C’è tutto questo, ma chi se ne frega: a farla da padrone è la genuina forza di una storia “normale” che lascia il lettore – come il protagonista – prigioniero di una catena di fiori ingannatori, tra la voglia di libertà e l’assuefazione. “Solo” la cronaca di un amore sfuggente, forse impossibile. Forse.

  • 19Mag2011

    Redazione - liberidiscrivereblog.wordpress.com

    Ciao Jeffrey. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su  Liberidiscrivere. Quando hai capito che avresti voluto diventare uno scrittore?

    Intorno all’età di 17 anni, dopo aver letto  Il lupo della steppa di Hesse(un romanzo psicologico e filosofico che mi ha colpito perché non l’ho capito) e Cime tempestose di Bronte (un romanzo gotico, che mi è piaciuto da adolescente e mi piace ancora oggi da adulto) .

    Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

    Ho ricevuto quasi quaranta rifiuti, per lo più da case editrici, ma anche da agenti. Ma guardando indietro, è stata indubbiamente una buona cosa: mi ha dato più tempo per rivedere, rivedere, rivedere. Se il mio primo romanzo fosse stato accettato subito non sarebbe stato una gran cosa e sicuramente non avrebbe vinto alcun premio.

    Cosa ti ha ispirato a scrivere Una catena di rose? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

    Shakespeare. Ho avuto l’idea assurda di fare un dottorato ad Oxford. E in realtà ero andato là per parlare con alcuni professori e capire come era stato accolto Shakespeare in Francia, come era stato tradotto e come il pubblico francese nel corso dei secoli aveva risposto a Shakespeare, e così via. Ma dopo alcune discussioni, ho deciso che la vita era troppo breve per passarla facendo lo sgobbone accademico e così ho pensato di scrivere un romanzo in cui avrei inserito alcuni elementi di Shakespeare. Sapevo che per scrivere un romanzo ci si impiega molto tempo, e così ho pensato che questo fosse il modo migliore per mantenere fermo il mio interesse oltre che l’occasione per leggere e rileggere Shakespeare. E in effetti, una delle prime cose che ho fatto è stata di aprire l’Enciclopedia Britannica, ero curioso di sapere come si potesse sintetizzare in una pagina tutti  i risultati su Shakespeare, e la pagina che ho aperto (naturalmente) è stata la pagina “Sh”. Ho letto così di  Shaka, il re Zulu, e poi a le altre voci: la principessa mitologica indiana, la città in Ucraina, ecc E ho pensato: Dio, che pagina favolosa! E se qualcuno dovesse scegliere questa pagina a caso? Questo mi è servito come spunto per il mio progetto … Beh, il resto lo sai.

    Parlaci un po’ del tuo protagonista, Jeremy Davenant, e raccontaci come inizia la storia.

    Jeremy è di York, nel nord dell’Inghilterra, e ha circa dodici anni quando la storia comincia. Lui e suo zio Gerard sono nell’appartamento dello zio, che è pieno di oggetti di ogni tipo, compresi pile e  pile di libri. Così lo zio decide di bendare Jeremy e gli dice di scegliere un qualsiasi libro presente nella stanza, ma solo se gli procura una sensazione di qualsiasi tipo. Così Jeremy nervosamente segue le istruzioni, e a tentoni raggiunge i libri, tocca le costole e le copertine in attesa di provare qualcosa, anche se in realtà non succede niente. Ma lui sceglie un libro in ogni caso, lo zio lo prende in mano ne sfoglia le pagine, e dice a Jeremy di abbassare un dito quando sente che è il momento giusto. Così Jeremy  posa il dito sul libro , si toglie la sua benda, e guarda la pagina che ha scelto. Suo zio poi gli dice di strappare la pagina dal libro, e di tenerla per sempre, perché questa pagina sarà la sua mappa, il suo progetto, la sua guida nella vita.

    Raccontaci qualcosa in più sullo zio Gerard. Qual è il suo ruolo nel libro?

    Lo zio Gerard è una sorta di personaggio alla Peter Pan. C’è una scena, per esempio, in cui Jeremy e lo zio sono in bar a Londra, e Gerard  fa ridere la gente, imitando accenti e voci. E Jeremy dice qualcosa tipo “Ero un ragazzo e scivolavo per le balaustre delle scale e Gerard scivolava con me. Era come un ragazzino direi di circa tredici anni.” In molti modi, Gerard non è mai cresciuto. Egli fa ancora battute sulla sue conquiste sessuali, crede ancora nella magia ed essenzialmente sta ancora cercando di essere quello che non  è. Ma per Jeremy, è irresistibile. Quando si è giovani si sceglie sempre di idolatrare qualcuno, anche se la scelta è irrimediabilmente irrazionale, anche se quella persona è un farabutto. Jeremy ammette presto che lo zio Gerard è il suo idolo, il suo ideale. Perché? Perché Gerard sa come parlare ai bambini, sa come incantare un bambino, come accendere l’immaginazione di un bambino. Non tutti gli adulti sono capaci di farlo.

    Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?

    La trama, cercare di racchiudere, senza troppe forzature, tutte le voci presenti nella pagina.

    Milena è una femme fatale femminista, una dark lady zingara. Simile alla Dark Lady di Skakespeare?

    Sì, un po’ somiglia alla  Dark Lady di Shakespeare. E’ una “femme fatale femminista,” per molti versi irraggiungibile, la regina di ghiaccio, una persona  turbata e disorientata a causa di alcune cose che le sono accadute in passato, e con una sessualità molto confusa. Come la Dark Lady, caratterizza anche l’ amore non corrisposto, che è un sentimento estremamente potente che tutti noi abbiamo provato, particolarmente da adolescenti. E una zingara che suppongo, per definizione sia un essere esotico, un reietto, uno  spirito libero, un vagabondo e così via. Certo, qualcuno difficile da “domare” o “controllare” o dominare. Kierkegaard ha una sua teoria, pensa che l’amore e l’attrazione siano possibili solo quando c’è resistenza e nel mio romanzo l’ “ambiguità sessuale” di Milena  è ovviamente una potente forma di resistenza.

    Quali poesie o libri hai amato di più nel corso della tua vita?

    Sicuramente i poeti inglesi romantici (Byron, Keats, Shelley), e infatti proprio ieri ho visitato la casa di Keats a Londra. Ho anche sempre in mente  ” Long Song of J. Alfred Prufrock ” di T.S. Eliot. Per quanto riguarda i libri, suppongo che le opere di Shakespeare siano le opere che rileggo più spesso.

    Nelle interviste dici che Jane Austen ha molto influenzato la tua scrittura . Ti piace il suo umorismo? La sua analisi della società?

    Quello che mi piace della Austen è che scrive commedie di costume davvero intelligenti, e scrivere un romanzo intelligente è un’impresa rara. E’ anche un’ acuta osservatrice della natura umana, quindi è sempre un’ esperienza gratificante leggerla.

    Hai un autore contemporaneo preferito?

    Ne ho diversi: William Trevor (il più grande scrittore vivente di racconti brevi), Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Annie Proulx, Jonathan Franzen, Denis Johnson, David Mitchell …

    Hai avuto un insegnante che è stato per te d’ispirazione?

    Sì, il mio insegnante di letteratura inglese alle superiori, il signor Alison, quando avevo circa 16 o 17 anni. Era un Romantico che tutti gli studenti ignoravano, continuando a parlare o a lanciare aerei di carta in giro per la stanza. Ma lui perseverava, ignaro di tutte le distrazioni,  con la sua voce morbida, intelligente, e dignitosa. Non lo  potrò mai dimenticare.

    Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro ?

    Beh, sono un traduttore e così spesso inizio la giornata (a mezzogiorno) con le traduzioni, una sorta di ginnastica o di warm-up alla scrittura. Sono un nottambulo, per cui a volte continuo a scrivere fino alle  tre o alle quattro del mattino.

    Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

    Sì. E sono quelle che ricordo, non quelle buone.

    Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

    Niente affatto.

    Ti piace fare tour promozionali?

    No. E ‘quasi alla pari, immagino, con lo stupro in carcere.

    Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

    Beh, questo episodio che ti racconto non è esattamente divertente, ma in Italia una donna mi ha avvicinato e  cominciando a parlare mi ha detto quanto le fosse piaciuto Una catena di rose. Era molto intelligente, stava lavorando al suo dottorato di ricerca in effetti. Poi ha continuato a dirmi che si era innamorata di Jeremy. Cosa che mi ha fatto ridere, ma lei non aveva intenzione di essere divertente. Al contrario. Mi ha anche dato una lettera d’amore, diverse pagine, che lei aveva scritto e mi ha chiesto di darla a Jeremy quando fossi tornato in Canada. Mi  ha detto anche che un giorno sarebbe andata a trovarlo a Montreal …

    Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

    Sì, nei primi mesi del 2012, sarò a Milano per presentare il mio ultimo romanzo, The Extinction Club.

    Com’è  il rapporto con i tuoi lettori?

    Amichevole.  Ho sempre da rispondere a lettere ed e-mail.

    Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

    www.jeffreymoore.org

    Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando a un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

    Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma non mi piace parlarne finché non è finito, o quasi finito. Sto anche lavorando a una sceneggiatura per il mio secondo romanzo, The Memory Artists. Speriamo che presto sia in programmazione nel cinema più vicino a te …

  • 28Mar2011

    Valentina - libriblog.com

    A marzo, la casa editrice Marcos y Marcos ripropone ai lettori un famoso libro dello scrittore canadese Jeffrey Moore, Una catena di rose.
    Si tratta di un romanzo molto apprezzato dalla critica e dai lettori tanto che è valso all’autore la vittoria del Commonwealt Prize e di altri prestigiosi premi letterari.

    Dello stesso autore, inoltre, la casa editrice si è occupata anche della pubblicazione del suo secondo romanzo, Gli artisti della memoria.
    Una catena di rose è un romanzo che racconta una storia d’amore divertente, romantica ma anche a senso unico; un libro che descrive fedelmente i nostri tempi e la cui narrazione, ricca di giochi di parole, battute umoristiche e spunti letterari, coinvolge il lettore fino alla fine.
    Protagonista di Una catena di rose di Jeffrey Moore è Jeremy, un ragazzo che crede molto nelle coincidenze della vita, nel destino e, soprattutto, nella sua “pagina magica”, una sorta di mappa del fato che, se interpretata nel modo corretto, è in grado di indicargli la strada giusta per ottenere la felicità.
    La pagina magica, in realtà, altro non è che la pagina di un’enciclopedia strappata da “zio” Gerald, un ex-innamorato di sua madre, tanti anni prima durante un gioco a mosca cieca. Gelosamente custodita da Jeremy durante tutti gli anni a venire, il protagonista ha trascorso tutta la vita a cercare di svelarne i segni e i significati nascosti. Tra le righe di questa pagina, che raccontano la storia di Shaka, primo sovrano Zulu, di Shakuntala, un’eroina indiana, di Shakespeare, e di Shakhtyorsk, una città Ucraina, Jeremy cerca soprattutto conferme.
    Gerald, un truffaldino che ha sempre la soluzione per tutto, e la pagina magica, sono presenza importantissime nella vita di Jeremy: grazie alla pagina magica e sempre con l’aiuto di Gerald, Jeremy è riuscito a diventare insegnante specializzato in Shakespeare all’Università di Montréal, mostrando titoli falsi e pubblicazioni inesistenti. Qui, tra le malignità dei suoi colleghi, la vita universitaria, le lezioni preparate un po’ alla buona, le invidie e le meschinità, Jeremy trascorre buona parte della sua vita.
    Sempre grazie alla pagina magica, inoltre, Jeremy incontra Milena, una ex-tossica con tendenze lesbo, un po’ stronza e un po’ zingara, nonché Dark Lady shakespeariana con una storia personale che a Jeremy ricorda una tragedia poco nota del commediografo inglese: al protagonista sono sufficienti soltanto tre incontri per capire che Milena è la donna della sua vita. Dal momento in cui arriva a questa felice conclusione, inizia il suo eroico peregrinare donchisciottesco per cercare di conquistarla e di strapparla dalle grinfie di un tronfio giornalista, suo rivale in amore.
    Sullo sfondo alla storia d’amore tra Jeremy e Milena, c’è la città di Montréal, multietnica e multiculturale, con i suoi locali notturni sempre pieni di artisti improbabili dal futuro molto incerto.
    Una catena di rose di Jeffrey Moore è un romanzo che vi farà sorridere, grazie alla sua trama originale, allo stile narrativo dello scrittore e al protagonista stesso, un personaggio al quale non si può fare a meno di affezionarsi.

  • 01Mar2011

    Chiara Sciorilli - bookchannel.it

    Buffo, vitale, appassionato. Superstizioso, paziente ascoltatore, imbranato. È Jeremy Davenant, l’ultimo dei cavalieri di ventura. La sua forza? La sua normalità.

    La capacità di convivere con le proprie debolezze, di accogliere quelle altrui. Il fatto è che Jeremy è completamente andato, partito, per quella che ritiene la donna del destino, e sembra invece l’incarnazione della donna di picche: Milena. Metà indiana, metà zingara, intelligente e sovversiva, Milena appare selvatica e irraggiungibile. Irraggiungibile? Jeremy è convinto che la loro unione sia predestinata, profondamente voluta dal fato. Lo dice anche la Pagina magica! Un foglio strappato da un’enciclopedia, regalatogli molti anni prima da zio Gerard (più che zio, patrigno… clandestino) durante un gioco a mosca cieca. Fin dal primo giorno, Jeremy ha fatto di quella Pagina una bibbia, un talismano, uno strumento di straordinaria importanza. Sognando che esista un disegno nelle cose, sempre a caccia di premonizioni e conferme, Jeremy ne legge e rilegge le voci: da Shakespeare a Shakuntala, dalla cittadina ucraina di Shakhtyorsk al terribile Shaka… Con i suoi tentennamenti, goffaggini, giochi di parole (e la complicità di quel furbacchione di zio Gerard, che gli mette in mano una falsa laurea di origine sudafricana) Jeremy ci infila spesso e volentieri nel mondo delle comiche. Ci fa ridere la sua Montreal mistilingue, zeppa di etnie e di locali notturni battuti da coglionazzi strafatti che si spacciano per artisti. Le sue lezioni stiracchiate nella facoltà dagli alterni colleghi (calabroni saccenti, veterani sordastri) e … il suo avversario in amore: un cavolo di pallone gonfiato, giornalista paladino delle cause trendy. Possibile che un romanzo tanto sentimentale faccia ghignare tutto il tempo?