Un tipo a posto

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  • 17Ott2014

    Anna Gandini - rivistaunaspecie.com

    È scorrevole e tenero questo A Boy of Good Breeding di Miriam Toews, un romanzo che si legge in poco tempo e al quale ci si affeziona fin dalle prime pagine. Hosea Funk, sindaco di Algren, ha un obiettivo che si trasforma ogni giorno di più in ossessione: mantenere fermo a millecinquecento il numero dei suoi abitanti, almeno fino al primo luglio. Solo così Algren potrà aggiudicarsi il titolo di cittadina più piccola del Canada, ma soprattutto ricevere la visita del primo ministro, che la madre di Hosea, in punto di morte, gli confessa essere suo padre.

    Questa ossessione di conoscere il genitore perduto e di mantenere in equilibrio il paese muove tutto il romanzo e mentre Hosea corre di qua e di là per monitorare ogni minima variazione, presenta al lettore la vasta gamma dei suoi strambi concittadini e le loro vite. Come nei romanzi di Pennac, in cui Belleville fa da malfamato ma materno scenario alle situazioni più paradossali e ai personaggi più surreali, così la Toews riesce a distendere davanti agli occhi del lettore le strade, le case e i paesaggi di Algren e a intrecciare più storie che si accarezzano e si sovrappongono. Sono storie di problemi quotidiani in cui è facile riconoscersi, vicende di amore, di amicizia ma anche di forza nell’affrontare la morte. Il tutto narrato con una dolcezza che non edulcora la realtà, ma la rende più morbida e non sfiora mai la tragedia.
    È un libro, questo, ricco di colore locale che profuma di posti lontani e che trasmette un approccio pacifico all’esistenza, trasportando il lettore in un’atmosfera fresca, quasi idilliaca: l’esaltazione della vita di provincia, la vicinanza con il prossimo, il senso che un paese, con i suoi piccoli problemi quotidiani, può essere una grande famiglia in cui si commettono errori ma dove ci si perdona, ci si aiuta e ci si comprende. Un Tipo a Posto è una pausa dalla nostra quotidianità frenetica, un luogo in cui una bambina può chiamarsi Summer Feelin’ e in cui gli adulti, alla fine, non sono come quelli che siamo abituati a conoscere. Hosea è tenero e spesso impacciato, ingenuo in un modo che non gli impedisce tuttavia di preoccuparsi consapevolmente del benessere dei suoi concittadini. Un esempio di politico, insomma, estremamente umano e fragile ma non per questo assente: uno di quelli che noi, nella nostra realtà, non ricordiamo più.
    Nel titolo originale è racchiuso l’intero senso dell’opera, (che forse si perde un po’ nella traduzione italiana, per quanto adeguata) perchè da quel “good breeding” emerge non solo il desiderio di auto-affermazione di Hosea tramite le sue presunte importanti origini, ma anche il bisogno di ricercare la propria identità nelle radici, per trovare un luogo sicuro in cui rifugiarsi e in cui nascondere le insicurezze. Tuttavia, alla fine Hosea imparerà molto, circondato dall’affetto della sua amata Lorna, di Knute e Max, dello sfrontato cane Bill Quinn e di tutti gli altri, perchè quello che siamo, in fondo, dipende soprattutto dal modo in cui affrontiamo il presente.

  • 27Apr2014

    Piero Ferrante - statoquotidiano.it

    Una città piccina picciò

    Millecinquecento abitanti. È l’ossessione di Hosea Funk. Hosea Funk, sindaco di Algren. Algren, la città più piccola del Canada. Perché di abitanti ne ha appunto 1500 ed esattamente tanti deve continuare ad averne almeno fino al primo luglio, giorno della festa nazionale, quando il primo ministro dello Stato farà visita al centro urbano detentore del felice primato. Ma governare una città, sebbene minuscola, non è semplice. La natura, si sa, è una bambina capricciosa, che suole dare la vita e la morte, dispensare a piene mani e a piacimento pizzichi dell’una e dell’altra.

    Come se non bastasse, ci si mettono anche i sentimenti, quelli nuovi e quelli di ritorno, fiammate, amori, ricongiungimenti, figli persi e ritrovati. Ci si mettono Max che torna per la sua Summer Feelin’ e Veronica Epp con il suo parto trigemellare, senza contare Lorna che non ne vuole sapere oltre di vivere una storia a distanza. E allora fortuna che il vecchio Hamm è morto in un letto d’ospedale, e che si possa spingere Johnny Dranger fuori dai confini del Comune per irrisolte questioni di limes. Per qualcuno che va, c’è sempre qualcun altro che torna. E Hosea non può dimenticare le parole di sua madre, sul letto di morte, quando gli ha confidato che il primo ministro è il suo vero padre. Per questo, la sua è una partita a scacchi emozionale contro un avversario che non ne vuole sapere di star fermo, immobile ad attendere o, peggio, a subire, le sue mosse.

    Game, set, match. Solita interpretazione fulminante di Miriam Toews. “Un tipo a posto” è il suo ultimo romanzo, portato in Italia sul finire del 2013 dalla Marcos y Marcos (che già aveva edito “In fuga con la zia” e “Mi chiamo Irma Voth”). Ironico e divertente, macchiettistico e delicato, un gioco di letteratura leggera fatto a bivi, dove ci si può perdere e ritrovare, vagare tra le vicende di uomini e donne complicati o semplici, di mariti e mogli, di padri e madri, di figli e figlie. La Toews di “Un tipo a posto” è un funambolo. Una giocoliera circense che scherza con le parole, scherza con le storie, scherza con i destini delle persone. Li prende, li fa roteare, roteare, roteare ancora. Li fa volteggiare nell’aria e li riacciuffa, dando loro parabole improvvise ed incontrollabili. Li fa apparire e scomparire dalla visuale del lettore, donandogli le chiavi del romanzo per poterne usufruire a piacere.

    Un altro disegno impeccabile dei sentieri dell’animo umano, che la Toews dà l’impressione di conoscere a menadito, di percorrere abitualmente gli anfratti, anche quelli più intimi, al punto da saperli ricamare mettendoci dentro tanta grazia quanta spensieratezza.

    Miriam Toews, “Un tipo a posto”, Marcos y Marcos 2013
    Giudizio: 3 / 5 – urbano

  • 16Apr2014

    Redazione - mangialibri.com

    Un tipo a posto, Miriam Toews

    Hosea Funk è il sindaco di Algren, la più piccola città del Canada. Forse. Un grande prestigio per il suo primo cittadino, con tanto di onoreficenze da parte del Primo ministro del Canada. Questo solo se entro il primo luglio Algren manterrà una popolazione di millecinquecento abitanti! Non uno di più, non uno di meno. “Ne avesse avuto uno in meno sarebbe stata un paese e anche solo uno in più sarebbe stata una città più grande”.

    La giovane Knute torna ad Algren  proprio in quei giorni, solo per prendersi cura di suo padre Tom, amico di Hosea, insieme a sua figlia Summer Feelin. Vengono entrambe da Winnipeg ed hanno alle spalle un noioso lavoro ed una brutta esperienza scolastica. Con loro, però, Algren sale a quota millecinquecentodue. Fortuna vuole, per Hosea, che all’ospedale di Algren stia per tirare le cuoia il vecchio Leander Mann, quindi millecinquecentouno. Ma come metterla con la signora Veronica Epp? Parto trigemino. Millecinquecentoquattro…
    Secondo libro della Toews, preceduto in Italia dal più recente In fuga con la zia nel 2008, Un tipo a posto si potrebbe definire un romanzo quasi corale, perché, sebbene il main plot ruoti intorno al personaggio di Hosea ed al suo obiettivo di incontrare il Primo ministro, in realtà, proprio perché ogni personaggio può fare la differenza – non uno di più, non uno di meno – questi rappresenta un ipotetico punto di svolta della trama, ognuno col suo vissuto personale e le sue scelte. Un abile stratagemma, se vogliamo, che riduce il rischio di dispersività – che sì, ogni tanto si può avvertire – a fronte di tante “storie nella storia”. Anche l’ambientazione – un piccola città in cui tutti sanno, più o meno, tutto di tutti – contribuisce a calare immediatamente la lettura in un ambiente accogliente, raccolto, dove è inevitabile macinare pagine ed affezionarsi anche a protagonisti minori come il misterioso e cencioso cane randagio Bill Quinn.

  • 27Mar2014

    Giulia Luciani - ilbibliomane.wordpress.com

    ALGREN: LA CITTÀ PIÙ PICCOLA DEL CANADA
    Un romanzo leggero, spensierato, a tratti divertente ma anche amaro.
    Hosea Funk è il sindaco di Algren, la città più piccola del Canada, ma per mantenere tale primato e aggiudicarsi la visita del primo ministro deve far sì che il giorno della festa nazionale gli abitanti siano esattamente millecinquecento. Nel caso di Hosea ciò non costituirebbe semplicemente un onore ma anche un incontro fondamentale per la sua vita privata: sua madre in letto di morte, infatti, gli ha confidato che il primo ministro è suo padre.

    Così il conteggio spasmodico dei cittadini diventa per il sindaco una vera e propria ossessione perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: Max, che ha abbandonato la fidanzata Knute quando era incinta, decide di tornare in città per assumersi le sue responsabilità di padre dopo quattro anni, l’ultra novantenne signor Hamm esala l’ultimo respiro ma inaspettatamente una donna partorisce tre gemelli! A complicare le cose c’è anche la compagna di Hosea che vorrebbe trasferirsi da lui per mettere su famiglia, evento che lui ovviamente vuole rimandare a dopo il primo luglio, data dell’eventuale visita del primo ministro.
    In concomitanza di queste vicende ci sono quelle di Knute, ragazza madre che torna ad Algren perché il padre sta male, che viene assunta dal sindaco come segretaria. L’inaspettato ritorno del padre di sua figlia scardinerà l’equilibrio, seppur fragile, che si era costruita.
    Questo romanzo a prima vista potrebbe sembrare un romanzo frizzante e divertente sì, ma anche leggero e spensierato: non è del tutto vero. I pensieri maniacali e strampalati del sindaco fanno sorridere proprio perché il lettore ci si riconosce con facilità. A tutti capita di ritrovarsi a pensare con convinzione qualcosa per poi rendersi conto della follia intrinseca del nostro pensiero. Lo stesso focalizzare la propria attenzione e le proprie forze per il raggiungimento di traguardi che lasciano il tempo che trovano, velleità che magari per noi sono grandi conquiste mentre per il resto del mondo tutto il nostro affanno per ottenerle è comico. Ognuno ha degli obiettivi da raggiungere, molto diversi tra loro e spesso anche di futile identità: ma diventano in un certo senso essenziali da ottenere per motivi che solo ognuno di noi conosce. Questo è l’aspetto più interessante di questo romanzo che permette di entrare nei più intimi e sciocchi pensieri di Hosea Funk, un uomo come tutti gli altri, ricco di debolezze come tutti gli altri.
    “Un tipo a posto” è un libro facile da leggere, molto scorrevole e scritto in modo semplice, adatto allo svago in tutti i suoi molteplici contesti. Una punta di malinconia, di amarezza e di presa di coscienza della miseria umana, però, io ce l’ho trovata…e voi?

  • 18Mar2014

    Paolino66 - pescepirata.it

    Un tipo a posto –Marcos y Marcos Editore-

    Che questa sia una storia originale, e che Miriam sia una scrittrice con una gran bella voce, lo si dovrebbe capire subito. Ma io ci ho messo un bel po’ di pagine.
    Dicono che oggigiorno la sovraesposizione alle sostanze inquinanti accresca clamorosamente l’incidenza delle allergie. Credo che mi stia accadendo qualcosa di simile nei riguardi degli States. Quello che sa di americano mi infastidisce, in particolare la lingua (quanto preferisco il British English all’American!) e le atmosfere letterarie e cinematografiche.

    In questo periodo, a casa mia il posto adatto per un romanzo americano è il cestino (per essere ecologically correct, diciamo il cassonetto della raccolta della carta).
    Miriam, però, è canadese. In Canada si parla anche la mia lingua straniera preferita, il francese, e ci speravo; avrei forse trovato su internet spezzoni di testo originale. Niente da fare, ho iniziato proprio male: titolo originale inglese, nelle prime pagine un tono che mi ha subito ricordato gli Stati Uniti. E giù starnuti, e giù fazzolettini (di carta riciclata) per tamponare le narici.
    Tutto sbagliato. Erano impressioni istintive e idiote. Sono un lettore iperselettivo, per me non è affatto scontato arrivare in fondo a un libro. Un tipo a posto non solo l’ho terminato, ma avrei voglia di rileggerlo.
    Miriam è una miniera a cielo aperto: dai un’occhiata alla terra, o al più la smuovi appena con le mani, e trovi qualcosa di brillante. Dareste voi a una bambina un nome da deodorante ambientale come Summer Feelin’ (SF)? E la fareste portare dal neurologo soltanto perché ha la strana abitudine, rivelatasi del tutto naturale, di frullare le braccia quando è felice? E mostrereste al lettore il sindaco “ritto in piedi, in un fosso pieno d’acqua, con gli stivaloni tirati su fino all’inguine, a guardare con trasporto il cartello che diceva ’Benvenuti ad Algren, la città più piccola del Canada’”? Sono soltanto alcuni esempi tratti dalle prime pagine.
    La quarta di copertina parla di “romanzo dolce e sognante”. Un tipo a posto è anche dolce, anche sognante. La vita umana non mi sembra per niente dolce né sognante; o almeno, non soltanto. Miriam ce la presenta così com’è, non lascia fuori niente, e sa farlo nel modo fresco con cui una bambina dell’età di SF, quattro anni, guarderebbe alle cose del mondo.

  • 12Mar2014

    Fabio Striani - Rumore

    Miriam Toews, Un tipo a posto, Marcos y Marcos, pp. 328, euro 17,00. Traduzione di Daniele Benati e Paola Lasagni.

    La frase: “Ecco come stanno le cose a una certa età. Siamo costretti a inventarci una sfida e ad affrontarla. Una sfida purchessia, non importa quale”

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  • 31Gen2014

    Angela Del Prete - i-libri.com

    UN TIPO A POSTO – di Miriam Toews

    Il sindaco di Algren, Hosea Funk, ha un obiettivo. Entro il 1 luglio la sua cittadina deve avere 1500 abitanti, non uno di più, né uno di meno.
    Il primo ministro ha deciso che visiterà la città più piccola del Canada per la festa nazionale e il requisito fondamentale è che ci siano 1500 abitanti. Hosea ha bisogno che il primo ministro scelga Algren, perché sua madre, nel letto di morte, gli ha detto che è suo padre.
    Sembra facile raggiungere questo obiettivo, ma non lo è affatto.

    Max, giovane padre, torna ad Algren per riconquistare il cuore di Knute e per innamorarsi di Summer Feelin’, sua figlia. Veronica Epp, poi, partorisce 3 gemelli. ‘Per fortuna’ qualcuno muore, come il vecchio Hamm che ha quasi 90 anni.
    In più Lorna, la donna di cui Hosea è innamorato, decide che è arrivato il momento di trasferirsi ad Algren, per vivere con lui, e non ha affatto intenzione di rendergli le cose facili. Insomma, la vita per il tranquillo, e un po’ strano, Hosea si complica oltremodo.
    Un tipo a posto è un libro che parla di persone che vanno e vengono. Persone semplici, pratiche, che hanno problemi con i sentimenti, persone nelle quali ci si identifica, con tutte le loro stranezze. E nonostante la semplicità con cui scrive Miriam Toews, ogni pagina ci fa battere il cuore un po’ più forte. Perché le storie che racconta l’autrice trasudano amore. Quell’amore per un padre, per un figlio, per la propria città che ci fa dire e fare cose strane. Che un po’ ci imbarazza, che ci fa balbettare, che ci fa dire le cose sbagliate. Troviamo, tra le righe, l’ironia, la malinconia, l’immediatezza di quelle piccole storie quotidiane che però trattano temi immensi: l’abbandono, il dolore, la morte. Ci affezioniamo a questi personaggi dai nomi assurdi, che però sembrano tanto reali e ci sentiamo un po’ a casa.
    La Toews è ormai una garanzia. Ha una capacità di raccontare storie e di descrivere i sentimenti che va oltre la semplice bravura. La tenerezza di tutti i suoi romanzi è come una coperta che ti metti sulle ginocchia nei pomeriggi d’inverno. Un tipo a posto è un altro piccolo tesoro. Per farci assaporare un po’ di dolcezza senza farci mai dimenticare la realtà.

  • 18Gen2014

    Simonetta Sandri - intervisteweb.blogspot.it

    Miriam Toews, Un tipo a posto, Marcos y Marcos, 2013, 328 pagine.

    Immaginiamo la più piccola città del Canada vista dall’alto, incollati al finestrino di un aereo scintillante che sorvola giardini fioriti, albe arancioni e vite che si intrecciano nella loro più normale, ma nello stesso tempo peculiare, quotidianità. Sotto di noi le vicissitudini di 1500 abitanti scorrono in un romanzo divertente e originale.

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  • 14Gen2014

    Gianni Biondillo - Cooperazione

    Colto al volo

    Il padre di Hosea

    «Un tipo a posto», di Miriam Toews: un romanzo brillante e sagace sulla provincia canadese. Un monito a vivere con meno ansia.

    Millecinquecento abitanti, non uno di più, non uno di meno. Solo così Algren può ambire al titolo di Città più piccola del Canada e avere in premio la visita del primo ministro per la festa nazionale del 1° luglio.

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  • 22Dic2013

    Donato Bevilacqua - labottegadihamlin.it

    Miriam Toews – Un tipo a posto
    Algren è una piccola città del Canada, a dir la verità, la più piccola. E per mantenere questo record, deve mantenere il numero di 1500 abitanti, non uno di più, non uno di meno per aggiudicarsi la visita del Primo Ministro. Hosea Funk è il sindaco, ed ora, oltre a cercare disperatamente di mantenere fermo quel fatidico numero, ha anche un’altra ragione in più per vivere: incontrare il Primo Ministro, il suo vero padre. Così, quel numero diventa un’ossessione, una legge da seguire, un rito da portare a termine, un destino da combattere.

     

    È una bella storia quella che Miriam Towes ci racconta nel suo ultimo romanzo, Un tipo a posto. Una storia che non manca di originalità, e che trasmette la sensazione di dover rincorrere, sempre e costantemente, qualcosa di inafferrabile. Nel farlo, la Towes è brava ad usare ancora una volta le sue armi migliori, fatte di dolcezza, di sogni, di persone che mostrano senza veli la propria quotidianità. Loro, le persone semplici, sono le vere protagoniste del romanzo, che è fatto del tempo scandito dalle stagioni e dagli amori, dalla vita e dalla morte. Certo, l’autrice poteva forse osare un po’ di più, ne ha le potenzialità, e la storia in qualche piega glielo permetteva.

    Diciamo che più che la trama e lo stile, la voce di questo libro è data dalle storie semplici, dallo splendore dell’idea, e da un concetto ripetuto quasi ossessivamente senza che ve ne sia il minimo accenno: la vita è movimento, il mondo non può essere tenuto in scacco e le sue regole non sono sempre fatte di numeri. Per cui, senza che vi siano mai troppi crescendi di tensione narrativa, la Towes disegna una non troppo ipotetica mappa dell’umanità (nel senso che è molto vicina al reale), in cui la partita si gioca sul filo del rasoio un giorno dopo l’altro, e in cui senza accorgercene rincorriamo successi effimeri che non solo non hanno il minimo valore nel tempo, ma che in fin dei conti sono irraggiungibili. Nel fare di abbagli delle bussole perdiamo di vista il contatto con la semplicità e con la ricchezza, e se saltano i piani rincorriamo soluzioni senza programmi. Raggiunto l’obiettivo ci chiediamo cosa rimarrà, e se basti davvero questo per credere di aver vinto. Forse meglio il movimento, persone che vanno e vengono.

  • 10Dic2013

    Marilia Piccone - wuz.it

    Alle cinque del mattino del primo luglio, chiunque avesse visto Algren dall’alto sarebbe rimasto molto colpito. Bandiere canadesi formate da petunie bianche e rosse scintillavano di rugiada lungo tutta la via principale e riflettevano la luce del sole che stava sorgendo. Il nuovo Teatro estivo di Algren pareva davvero un teatro, almeno all’esterno, e lassù in alto, sopra il margine della città, un cavallo bianco volava nel cielo.

    Algren, Canada. Famosa per essere il luogo d’origine della blatta di Algren (non che questo sia un motivo di notorietà esaltante) e per essere la cittadina più piccola del Canada: 1500 abitanti. Il primo ministro ha promesso che si recherà in visita nella città con il minor numero di abitanti il primo luglio, festa nazionale. E il romanzo di Miriam Toews, “Un tipo a posto”, ci racconta la storia di Algren tra marzo e luglio, con il sindaco Hosea Funk in fibrillazione per tenere sotto controllo il numero esatto perché vuole, più di qualsiasi altra cosa al mondo, incontrare il primo ministro. Ma si possono tenere sotto controllo le nascite e le morti?
    Algren è così piccola che facciamo presto a conoscere bene alcuni dei suoi abitanti che diventano poi i protagonisti, nonché l’emblema di questo mondo in miniatura. E, conoscendo le vicende della loro vita, ci renderemo conto che c’è qualcos’altro, nel romanzo, oltre alla buffa lotta del sindaco per mantenere stabile la cifra da cui dipende la visita ambita. Che il romanzo è in realtà un romanzo sulla famiglia e sulle donne coraggiose che tirano su i figli da sole dopo che gli uomini si sono volatizzati, sull’importanza, tuttavia, della presenza del padre, e poi, ancora, sulla morte che non può, e non deve, mai, lasciarci indifferenti.
    Entrambi i protagonisti cresciuti senza padre hanno dei nomi insoliti: il cinquantaduenne Hosea deve il suo nome alla nonna che ha aperto a caso la Bibbia per sceglierlo; la bimba di quattro anni, figlia della ventiquattrenne Knute che è appena tornata a vivere con i genitori aumentando il numero degli abitanti, si chiama Summer Feelin’, un nome strano, delizioso per lei che, quando è eccitata, fa frullare le braccine come se dovesse sollevarsi in volo. Il padre di Hosea è circondato dal mistero – la sua giovanissima mamma aveva tenuto nascosta la gravidanza e aveva raccontato a tutti di aver incontrato un uomo a cavallo che le aveva affidato il bambino. È per questo che il sindaco Hosea vuole una decalcomania con un cavallo che sembra volare nel cielo, sopra il serbatoio dell’acqua ridipinto per l’eventuale visita del primo ministro? È per questo che Hosea si commuove e prende sul serio le sue responsabilità di padre, quando la sua compagna gli dice di essere incinta? Attenzione, però: tutto deve essere rimandato a dopo il primo di luglio, lei non può, assolutamente, trasferirsi a vivere con lui prima di quella data. Già c’è stato il ritorno imprevisto del padre di Summer Feelin’ – ma come potrebbe Hosea augurarsi che il bel Max se ne vada di nuovo, spezzando il cuore della bimba?
    Entra ed esce dall’ospedale, Hosea Funk, irritando il medico, inventando pretesti. Vuole sapere sempre il punto della situazione: chi sta per morire, chi sta per nascere? Doveva proprio capitare un parto trigemino e proprio adesso, ad Algren? Mentre veniamo a sapere perché mai Hosea ci tenga così tanto al primato che gli renderà possibile incontrare il primo ministro, ci accorgiamo anche che Hosea sta cambiando, perché è facile accettare la morte di una persona anziana, molto meno facile quella di un amico coetaneo, anche se questi scherza sull’opportunità della sua fine per far tornare i conti. I numeri sono astratti, le persone, con i loro drammi, sono fatte di carne e di sangue e di lacrime. Qualcuno muore, qualcuno se ne va ad abitare altrove, qualcun altro arriva. Scalano i giorni verso il primo luglio, altalenano i numeri degli abitanti, e poi, ad un certo punto… a Hosea non importa più di incontrare il primo ministro. Algren è un tripudio di bianco e rosso, i colori della bandiera, Summer Feelin’ crescerà con un papà e una mamma, Hosea farà il padre invece di attendere il suo, che non ha mai conosciuto, e chissà se il padre dei tre gemelli li vedrà tornare a casa con la moglie.
    “Un tipo a posto” è un romanzo arioso che parla di cose serie – si sorride, si ride, si piange, si addiziona e si sottrae finché i numeri scompaiono e restano le persone con i loro nomi, ognuna un unico.

  • 03Dic2013

    Carlotta Vissani - Rolling Stone

    Dal Canada con amore

    Cosa non si fa per essere la più piccola città della nazione. Una nuova prova, piena di grazia, firmata da Miriam Toews, scrittrice e pure attrice, che racconta la sua terra e la nostra voglia di libertà.

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  • 27Nov2013

    Redazione - F

    Gioco d’incastri

    Un’umanità buffa e sognante anima Algren, cittadina in lizza per essere la più piccola del Canada.

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  • 10Nov2013

    Benedetta Marietti - La Repubblica

    Ironia e leggerezza di una piccola comunità

    A confermare la tendenza – già ben descritta da Nicola Lagioia sulle pagine di questo giornale – di molti scrittori contemporanei di ambientare i loto romanzi non più nelle metropoli bensì in piccole città di provincia o in villaggi rurali, vi è anche Miriam Toews, nata nel ’64 in una rigida comunità mennonita del Canada, attrice protagonista di un pluripremiato film messicano di Carlos Reygadas dal titolo Luz silenciosa e autrice di un capolavoro come Un complicato atto d’amore (Adelphi).

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  • 01Nov2013

    Sarah Churchwell - Internazionale

    Nelle piccole città

    Miriam Toews, Un tipo a posto, Marcos y Marcos, 328 pagine, 17 euro.

    Un tipo a posto è seriamente divertente, costruito in modo brillante e pieno di personaggi che parlano un linguaggio laconico.

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  • 22Ott2013

    Elena Spadiliero - labottegadihamlin.com

    Torna in libreria, dal 24 ottobre, Miriam Toews con Un tipo a posto (Marcos y Marcos).

    La sinossi: «Millecinquecento, non uno di più, non uno di meno: è il numero di abitanti che deve mantenere Algren per essere la città più piccola del Canada e aggiudicarsi la visita del primo ministro il giorno della festa nazionale.
Hosea Funk, il sindaco di Algren, ha una ragione in più per desiderarlo: sua madre, sul letto di morte, gli ha confidato che il primo ministro è il suo vero padre, l’uomo misterioso che tanti anni prima la rapì dal ballo per far l’amore in un campo di colza e poi sparire nella notte.

    Quindi gli abitanti di Algren non devono assolutamente aumentare né diminuire, almeno fino al primo luglio: per il sindaco Hosea sta diventando un’ossessione. È un disastro, per esempio, se Max, giovane padre ex fuggitivo, torna all’improvviso per riconquistare la sua donna, e spiegare a Summer Feelin’, la sua bimba, che non bastano le braccia per volare. Un abitante di troppo. Per fortuna il vecchio Hamm, novant’anni suonati, esala l’ultimo respiro. Meno uno, evviva; ma ecco che un miracoloso parto trigemellare fa saltare di nuovo i conti: più tre! Per quanto Hosea si sforzi di tenere fermo il mondo, mille accidenti cospirano a mettere la gente in movimento. E una partita molto seria si gioca proprio sul suo cuore, perché Lorna, la splendida donna che lui ama, vorrebbe trasferirsi da Winnipeg ad Algren per stargli accanto».

    Autentica rivelazione della narrativa canadese, Miriam Toews è stata autrice di Un complicato atto d’amore (Adelphi), In fuga con la zia e Mi chiamo Irma Voth (Marcos y Marcos).

  • 21Ott2013

    Lara Crinò - blogautore.espresso.repubblica.it

    La lettura si fa sempre più immateriale ed estemporanea, legata com’è ai nuovi supporti digitali. Per farsi vedere e per farsi comprare ai libri di carta tocca, e credo toccherà sempre di più, rendersi desiderabili. Avere il vestito giusto, insomma. Le copertine sono un elemento di riconoscimento (pensiamo al blu Sellerio dei Camilleri e dei Malvaldi per i giallisti) e di seduzione del lettore (Zia Mame di Patrick Dennis avrebbe avuto lo stesso successo con un’altra cover?). Sono talmente importanti che, all’ultima edizione bolognese di Arte Libro alle copertine più belle dell’anno è stata dedicata una mostra dal titolo ‘Buona la prima!‘, ospitata nei giorni scorsi anche a Milano.

    Ecco quindi, tra le ultime novità in libreria, una mia personalissima e ovviamente opinabile scelta dei libri che comprerei SOLO per la copertina. Poi, in realtà, non è così. Sono da leggere anche perché sono ‘belli dentro’, ma insomma l’involucro conta.

    Per restare in Canada, e alle copertine disegnate, arriva a giorni in libreria (il 24 ottobre) il nuovo libro di Miriam Toews. Si intitola ‘Un tipo a posto’ ed è ambientato in un paesino canadese (sì, i piccoli paesini canadesi, dopo il Nobel ad Alice Munro, di questi tempi hanno improvvisamente un loro importante status letterario).
    E’ un posto di millecinquecento abitanti, e ne servono proprio 1500, non uno di meno, perché il primo ministro venga in visita alla più piccola città del Paese per la festa nazionale. C’è ad Algren, in particolare, qualcuno che ci tiene: il sindaco, che ha appena scoperto di essere il figlio illeggittimo proprio del premier (la mamma l’ha confessato sul letto di morte). Così, non fare aumentare o diminuire i suoi concittadini diventa per il sindaco una sorta di sfida vitale, e il risultato è una commedia in salsa canadese orchestrata dalla Toews con la consueta grazia. La copertina è, coerentemente, vagamente surreale, pulita pulita come immaginiamo le strade della cittadina di cui parla, e quell’omino che va su o giù è l’archetipo ideale dei suoi personaggi. Sempre un po’ spaesati nel mondo ma anche coraggiosi; come lei, cresciuta in una comunità mennonita (genere Amish, molta Bibbia e poco progresso) dalla quale è fuggita per scoprire il mondo, esperienza traslata nel bellissimo Un complicato atto d’amore, edito anche in Italia qualche anno fa

  • 25Set2013

    Redazione - Marie Claire

    Algren, con i suoi 1500 abitanti, è la cittadina più piccola del Canada. E così deve restare almeno fino alla visita del primo ministro, come ben sa il sindaco Hosea Funk, maniaco dei numeri.

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