Un angelo a Babilonia

Archivio rassegna stampa

  • 21Giu2014

    Michela De Fabritiis - Rivista!Unaspecie

    Kurrubi è una donna bellissima, bella come un angelo. Anzi, no: Kurrubi è un angelo, un angelo vero e proprio creato da Dio in persona per andare a vivere sulla Terra accanto all’uomo più umile, più povero e più miserabile di tutti, un mendicante babilonese di nome Akki. Ci sono tensioni nella città di Babilonia: il re Nabucodonosor è appena riuscito a riconquistare il trono in precedenza occupato dal suo rivale Nembrotte, e tenta di eliminare definitivamente la povertà dalla sua città cacciando via tutti i mendicanti o assumendoli come funzionari dello Stato.

     

    Tutti si sottomettono al suo potere, tutti gli obbediscono, tutti tranne Akki. Egli è fiero del suo mestiere di mendicante e per nulla al mondo lo abbandonerebbe. E che nessuno pensi che il mestiere di mendicante sia poco redditizio, nient’affatto. Con la sua astuzia da professionista Akki riesce a guadagnare giornalmente ingenti somme di denaro, a vivere serenamente e a dar da mangiare a tutti i poeti squattrinati della zona (e si sa, i poeti sono sempre squattrinati…). Ma poi arriva Kurrubi, personaggio che con la sua bellezza oltre-umana mette in crisi tutte le gerarchie precostituite, facendo innamorare di sé chiunque, dal re Nabucodonosor in persona ai suoi funzionari, dai poeti all’ultimo dei mendicanti. Tutti sono pazzi di Kurrubi e tutti sarebbero pronti a sacrificare qualsiasi cosa pur di averla. Il cuore di Kurrubi però appartiene a un mendicante, ed è solo lui che lei cercherà per il resto dei suoi giorni.

    Un angelo a Babilonia è una splendida commedia degli equivoci scritta nel 1954 da Friedrich Dürrenmatt, autore, tra le altre cose, de Il matrimonio del signor Mississippi, opera teatrale che ha sancito il suo successo, e del bellissimo racconto La panne. Una storia possibile, dal quale è stato tratto il film La più bella serata della mia vita, diretto nel 1972 da Ettore Scola. La scrittura di Dürrenmatt – in Italia tradotta per Marcos y Marcos da Aloiso Rendi – è estremamente ironica e irriverente, e mette in scena con leggerezza tematiche impegnate quali la lotta per il potere, la sopraffazione nei confronti dei più deboli, e persino la guerra stessa. Un angelo a Babilonia è una metafora delle logiche della politica contemporanea, delle sue folli assurdità – come per esempio la titanica costruzione della torre di Babele – e di come anche il più puro tra gli esseri sia destinato alla corruzione e a essere inglobato nel sistema.

     

  • 25Mag2014

    Camilla Tagliabue - ilsole24ore.com

    Del caratterino superbo di re Nabucodonosor se n’erano accorti, loro malgrado, gli ebrei, che da lui furono deportati a Babilonia. Lì videro l’imponente ziqqurat, la Torre di Babele che nella Genesi rappresenta la tracotanza umana nella sfida a Dio: «Noi non miriamo al potere, miriamo alla perfezione», fa dire Friedrich Dürrenmatt al suo Nabucodonosor, il protagonista altrettanto volitivo e fumantino di Un angelo a Babilonia, una delle prime pièce dell’autore, scritta nel 1954 e pubblicata ora da Marcos y Marcos.

    Qui il muriatico svizzero polverizza uno degli idoli dell’Antico Testamento, così come altrove disseziona chirurgicamente la mitologia greca e romana, dalla Pizia agli imperatori, o strapazza le nuove religioni della scienza e del denaro: «Questa commedia cerca di spiegare il motivo per cui si giunse alla costruzione della torre che, a quanto narra il mito, fu una tra le più grandiose anche se tra le più assurde imprese dell’umanità, tanto più importante in quanto anche oggi ci troviamo coinvolti in analoghe imprese».

    Protagonista della storia, una risibile e ridicola storia d’amore, è la giovane e bella Karrubi, creatura divina, appena catapultata nel mondo, insieme a uno strampalato angelo, per essere donata al «più umile degli uomini, un certo Akki, l’unico mendicante ancora esistente sulla Terra». Tuttavia, nel classico intreccio di equivoci plautini, la ragazza finisce per innamorarsi dell’altezzoso re, che si è travestito da straccione per convincere Akki a cambiare mestiere, debellando così la piaga dell’accattonaggio e rendendo finalmente pulito e perfetto il suo regno. Ma come sempre in Dürrenmatt, giallista imbroglione, i conti non tornano, e i piani, politici e sentimentali, di Nabucodonosor falliscono miseramente: «Il cielo ha disprezzato la mia opera. Non ho trovato grazia». Quindi non resta che sfidare l’onnipotente: «Voglio ammassare l’umanità intera in un recinto e al centro di esso elevare una torre che attraversi le nuvole, penetrando nell’infinito in mezzo al cuore del mio nemico. Voglio opporre alla creazione dal nulla la creazione dello spirito dell’uomo, e voglio vedere qual è migliore: la mia giustizia o l’ingiustizia di Dio!».
    Eppure questa non è un’opera di peloso moralismo: il re è a buon diritto «triste, stanco e offeso»; la fanciulla è un po’ ebete; la prostituta bacchettona; il povero un cinico imbroglione; i poeti da strapazzo; il teologo ateo; il ministro furfante; il popolo bovino. E al di là della satira sull’aldilà e dell’ovvia denuncia dell’abuso di potere, dell’avidità e della protervia, lo spietato scrittore non risparmia il perfezionismo estetico, la vanagloria e idolatria dell’artista per la sua bellissima quanto effimera creazione. Diceva un collega della vicina Austria: «Il tutto e il perfetto ci risultano insopportabili. Il perfetto non solo rappresenta per noi una minaccia costante di distruzione, ma in effetti tutto ciò che porta l’etichetta di capolavoro ci distrugge».


     

  • 19Mag2014

    Salvatore Lo Iacono - A Sud Europa

    Sotto il ponte di Gilgamesh, nella zona più malfamata della Babilonia ai tempi di Nabucodonosor, Karrubi, una splendida fanciulla, è l’elemento irrazionale che fa a pezzi molte certezze e, soprattutto, fa strage di cuori…

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  • 24Apr2014

    Maria Giorgia Vitale - roarmagazine.it

    Leggere Un angelo a Babilonia di Friedrich Dürrenmatt (Marcos y Marcos, pp. 187, 13€, trad. Aloisio Rendi) è un po’ come stare comodamente seduti a teatro assistendo a uno spettacolo.
 Trattasi infatti di una pièce teatrale in tre atti, scritta originariamente in tedesco nel 1954.

     

    DI COSA PARLA UN ANGELO A BABILONIA

    Il libro si apre con l’arrivo nei pressi di Babilonia de L’Angelo, travestito da mendicante. È sceso dal cielo con un compito assegnato da Dio: consegnare Kurrubi, una meravigliosa fanciulla che rappresenta la grazia divina, al più povero dei mendicanti che vive sulla Terra.

    Ma, proprio in questa città il re Nabucodonosorsi traveste da mendicante di Ninive per convincere Akki, l’ultimo mendicante di Babilonia, a cambiare mestiere. Nel suo regno, l’accattonaggio è punito con la morte perché è un’attività miserabile. A causa del travestimento e di una gara d’accattonaggio nella quale perde il re,

    L’Angelo comunica a Kurrubi che il suo futuro sposo sarà il mendicante di Ninive. La splendida fanciulla bacia il re travestito il quale tuttavia l’abbandona e se ne va. Nonostante tutti tentino di conquistarla con canti e poesie, lei è innamorata ormai di quel mendicante. Ma chiunque in città vuole che Kurrubi diventi regina, solo che lei non sa che farsene di un re. Purtroppo nessuno saprà apprezzare la grazia divina.

    UNA COMMEDIA GOLIARDICA CONTRO LA POCHEZZA DELL’ESSERE UMANO

    Con fare burlesco, Dürrenmatt si fa beffa del mondo e di tutto ciò di cui gli uomini non riescono a rinunciare come il potere, la ricchezza materiale e la politica. Lo scrittore tratteggia in modo nitido la miserabile pochezza dell’essere umano ma lo fa con un tono goliardico grazie al continuo mascherarsi dei personaggi che, di volta in volta, cambiano identità come Akki che da mendicante si trasforma in boia e Kurrubi da grazia divina diventa vittima.

    Il re Nabucodonosor rappresenta la maschera dell’arroganza che sfida in modo sprezzante il Cielo rinunciando alla fine a Kurrubi. La mossa di tendere, o quanto meno ispirarsi, alla storia della torre di Babele è geniale da parte di Dürrenmatt.

    Nel libro della Genesi, si parla della leggendaria impresa della costruzione della torre. L’intenzione era quella di raggiungere Dio ma Egli impedì agli uomini di portare a termine quest’opera.
L’interpretazione comune è quella di leggere questo episodio come un atto di superbia da parte dell’uomo che viene punito di conseguenza.

    Dunque la commedia grottesca di Dürrenmatt non è altro che una parodia di un’arretratezza culturale globale di cui si veste l’essere caduto.
Probabilmente andrebbe fatta una seconda lettura per comprendere bene il senso del libro e apprezzarne ancora di più il valore che ha.

    Nonostante ciò anche a una prima lettura si gusta bene.

    Amaro in bocca assicurato.

  • 04Apr2014

    Paolo Calabrò - Mangialibri.com

    Kurrubi, essere angelico creato da Dio solo dieci minuti prima, è appena arrivata sulla terra insieme al suo angelo accompagnatore. Per la precisione, sono giunti entrambi in Babilonia, alla ricerca dell’uomo più umile della terra, al quale Kurrubi verrà data in sposa.

    Facile, pensa l’angelo: basterà rintracciare Akki, l’ultimo mendicante rimasto nel paese, dopo che la legislazione di Nabucodonosor ha messo fuori legge questa antica “arte”; ma le cose si rivelano presto più complicate. E non solo perché di mendicante sembra essercene più d’uno; mezza Babilonia, da quando ha visto Kurrubi, se n’è innamorata e ha cominciato a scrivere testi per lei: è la metà maschile della popolazione, mentre quella femminile urla e impreca contro di lei e vorrebbe vederla morta (o almeno altrove)…
    È pleonastico dire di un maestro della letteratura che ha scritto un’opera magistrale. Eppure è difficile utilizzare un altro termine per questa pièce teatrale di Friedrich Dürrenmatt, più famoso per racconti come Il Minotauro e per i suoi tanti “requiem per il romanzo giallo”. Un’opera che cattura subito per l’intensità della riflessione sullo stato sociale e sulla giustizia, e sul potere, profonda e leggera insieme, incastonata in una trama che diverte come la commedia classica, dai dialoghi rapidissimi e brillanti, è in più, proprio come quella, fa riflettere: il vero potere non è né quello dei re né quello del popolo, ma quello di chi riesce a mantenere intatta la proprià libertà… pagandone il prezzo.

  • 01Apr2014

    Paolo Pegoraro - Jesus

    Attenzione, capolavoro! Torna, a sessant’anni dalla prima uscita, Un angelo a Babilonia, del drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt. Una commedia deliziosa e divertita, capace di affrontare temi stratosferici con una fine e serissima leggerezza…

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  • 16Mar2014

    Elena Spadiliero - labottegadihamlin.it

    Intorno alla leggenda della Torre di Babele sono nate nel tempo diverse varianti, a partire da quella ebraico-cristiana contenuta nel libro della Genesi. Storicamente parlando, si potrebbe trattare della ziqqurat Etemenanki, situata nell’antica Babilonia (corrispondente all’odierno Iraq), che raggiunse il suo massimo splendore grazie a Nabopolassar e, soprattutto, al figlio Nabucodonosor II.

     

    Anche Friedrich Dürrenmatt ha voluto dire la sua sulla costruzione della mitica torre, con Un angelo a Babilonia, pièce in tre atti, scritta nel 1954. Tutto inizia con Nabucodonosor che si traveste da mendicante per convincere Akki, l’ultimo mendicante rimasto al mondo, a redimersi, rinunciando alla pratica dell’accattonaggio, giudicato disdicevole. Nel frattempo, un angelo riceve direttamente da Dio il compito di affidare Karrubi, giovane meravigliosa, al più povero mendicante della Terra. Per una serie di strani equivoci, Nabucodonosor risulta essere il prescelto per Karrubi, ma la rifiuta, pensando che il Cielo si stia prendendo gioco di lui. Il problema è questo: Karrubi è innamorata del mendicante a cui è stata destinata, ma quel mendicante, in realtà, è un re. Lei, però, non accetta di sposare il sovrano. Nabucodonosor abbandonerà tutto per stare con la ragazza? E che cosa c’entra la storia della torre di Babele?

    Con il suo solito stile ironico, Dürrenmatt punta il dito contro le mediocrità della società a lui contemporanea, ambientando il tutto in epoche passate, come già aveva fatto con Romolo il grande, altra sua famosa commedia in cui il sovrano di Roma veniva dipinto come un inetto (che, poi, così sprovveduto non era). Dalle opere dell’autore svizzero i potenti ne sono sempre usciti parecchio mal ridotti, derisi, e lo stesso Nabucodonosor si rivela essere un re sciocco, facile preda dei raggiri del furbo Akki. Ruoli che si capovolgono, due re che mutano, a turno, in regnante e il suo sgabello, un mendicante che si trasforma in boia, la grazia divina che diventa vittima, costretta a fuggire tra le sabbie del deserto, mentre un arrogante, piccolo uomo, decide di sfidare il Cielo stesso che l’ha mandata con un’opera mastodontica.

    Nemmeno questa volta l’arguzia di Dürrenmatt delude: Un angelo a Babilonia è un’altra, lampante prova della sua pungente e brillante satira, che non smette di smascherare le meschinità nascoste dietro a una facciata di rispettabilità che non tarda a crollare miseramente. La prospettiva di perdere tutto, il denaro o la supremazia, spaventa le autorità cittadine quanto Nabucodonosor, il quale, smessi i panni del celebre condottiero, mostra il volto di un essere misero, così attaccato al suo potere da diventarne un infelice schiavo.

     

     

  • 20Feb2014

    Elena Spadiliero - labottegadihamlin.it

    Il 6 marzo prossimo sarà la data di un gradito ritorno in libreria, quello di Friedrich Dürrenmatt, grande scrittore svizzero, autore di romanzi e di opere teatrali: infatti, edito da Marcos y Marcos arriverà Un angelo a Babilonia.

    Tutti sono innamorati della bella Karrubi e tutti fanno a gara per conquistarla. Non sanno che il suo cuore è già impegnato, che la donna si è innamorata di un mendicante, il quale l’ha baciata sulle sponde dell’Eufrate ed è poi scomparso.

    Così come lei non sa che quell’uomo, in realtà, è Nabucodonosor, re di Babilonia, che si era travestito da mendicante per convincerne un altro ad abbandonare l’accattonaggio, disdicevole nel suo regno. Ma Karrubi non sa che farsene di un re: Nabucodonosor avrà il coraggio di lasciare tutto per lei?

    Buona parte della produzione di Dürrenmatt è attraversata da creature mitologiche (Il minotauro) e richiami all’Antico Testamento, il tutto proposto in chiave moderna. Il caso governa le vite umane e l’autore lo dimostra in opere immortali come Il sospetto, La promessa o Il giudice e il suo boia.

    Dai suoi libri sono state tratte anche delle trasposizioni cinematografiche: da La promessa, l’omonimo film di Sean Penn, con Jack Nicholson (2001); da La panne è stato liberamente tratto La più bella serata della mia vita di Ettore Scola, con Alberto Sordi (1972); da Il giudice e il suo boia il film Assassinio sul ponte (1975), a cui partecipò lo stesso Dürrenmatt, con Jacqueline Bisset e Jon Voight. Ricordiamo che nel ’72 da Il giudice e il suo boia e da Il sospetto sono state realizzate due serie televisive, entrambe con Paolo Stoppa nei panni del commissario Bärlach.