Tagliare le nuvole col naso

Archivio rassegna stampa

  • 22Mag2017

    Leonardo Vietri - Corriere di Viterbo

    I modi di dire esprimono l’intraducibile e questo la Sanders lo sa bene. Autrice del best seller (sul New York Times) “Lost in Translation. Cinquanta parole intraducibili dal mondo”, la Sanders ci prende gusto e torna sull’argomento introducendo una curiosa variazione: ad essere spiegate non sono più le parole ma i modi di dire tipici di ogni paese, accompagnando il lettore in un giro del mondo sia linguistico che sociale e psicologico.

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  • 17Gen2017

    Irene Sorrentino - www.sulromanzo.it

    Quant’è difficile tradurre i modi di dire? Intervista a Ilaria Piperno

    Dopo Lost in translation Marcos y Marcos pubblica in Italia il secondo lavoro della scrittrice e illustratrice Ella Frances Sanders, Tagliare le nuvole con il naso, anch’esso, come il primo, tradotto in italiano da Ilaria Piperno.

    “Sentirsi come un polpo in un garage”; “mettersi un gatto in testa”; “soffiare paperelle”; “tagliare le nuvole col naso”: questi sono solo alcuni dei modi di dire provenienti da tutto il mondo raccolti e illustrati dall’autrice.

    Tagliare le nuvole con il naso è un libro sui modi di dire ma è anche un’occasione rara per avventurarsi in culture diverse e inoltrarsi in mondi lontani, per rintracciare espressioni capaci di sentimenti da sempre provati e che non si è mai stati in grado di descrivere, per scoprire che un’emozione o una sensazione, a volte, sono più condivise di quanto non si immagini.

    Per parlare di questo libro, continuando un filone di interviste già intrapreso che pone al centro la figura del traduttore, abbiamo incontrato Ilaria Piperno e con lei abbiamo parlato anche di parole e interculturalità, di traduzione e intraducibilità.

    Ilaria Piperno è nata e vive a Roma. Traduce e collabora con moltissime case editrici, ha tradotto, fra gli altri, Irene Némirovsky (La sinfonia di Parigi e altri racconti, Elliot, 2012), J.F. Gayraud (Divorati dalla mafia, Elliot, 2010), J. Harpman (Il piacere del crimine, Giulio Perrone Editore, 2007), P. Besson (Marilyn Monroe non è morta, Giulio Perrone Editore, 2007) e l’autobiografia di Jella Lepman (La strada di Jella. Prima fermata Monaco, Sinnos, 2009), la donna di origine ebraica che fondò IBBY. Ha partecipato all’antologia di traduttori Uccelli di fango (I Dragomanni, 2012) e ha soggiornato presso la residenza per traduttori letterari di Seneffe, in Belgio.

    Ci potrebbe svelare com’è nata la traduzione di questo volume? Se non sbaglio quella del libro che l’ha preceduto, Lost in translation (Marcos y Marcos), è nata su sua iniziativa… È stato così anche per questa?

    Sì, è vero, ho proposto in Italia e poi tradotto Lost in Translation: dopo averlo avuto tra le mani non ho resistito, ed è andata bene… dato che il primo libro aveva già avuto un buon riscontro, per The illustrated book of sayings (Tagliare le nuvole col naso in italiano) mi sono limitata a segnalare allo stesso editore che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sarebbe uscito a breve un altro volume realizzato da Ella, a mio parere ugualmente valido. L’editore ha verificato e poi deciso di volerlo pubblicare, così durante l’ultimo Salone del libro di Torino ho saputo che avrei lavorato anche a questa nuova traduzione.

     I singoli modi di dire inseriti in Tagliare le nuvole col naso presentano un’illustrazione dell’autrice. Testo e immagine: come vive da traduttrice la concomitanza di questi due elementi? Per lei è più un limite alla traduzione o, piuttosto, una sorta di trampolino di lancio?

    Non direi che è un limite, affatto. Forse un ulteriore elemento da tenere in considerazione mentre mi confrontavo con la traduzione. Di fatto Ella aveva già tradotto in immagini le parole intraducibili e i modi di dire di questi due libri, quindi la mia traduzione in italiano doveva tenere conto di entrambi. Non ho mai tradotto fumetti o graphic novel, in questo caso la relazione testo-immagini appare comunque diversa, il contesto è diverso. Una delle idee di entrambi i libri è quella di rappresentare parole e modi di dire in immagini, quindi il testo in italiano doveva non soltanto essere fedele al testo originale inglese ma richiedeva di mantenere una relazione di fedeltà anche alle illustrazioni, se vogliamo. È quello a cui ho pensato mentre traducevo.

    Per chi traduce incontrare un modo di dire nel testo a cui sta lavorando è sempre un potenziale “inciampo”, cui prestare particolare attenzione. Quali aggettivi userebbe per descrivere il valore e il ruolo che secondo lei riveste un modo di dire in un testo tradotto?

    Per un traduttore i modi di dire presenti nel testo originale rappresentano un potenziale “inciampo”, come giustamente dice, ma sono anche un’occasione. Occasione di creatività. I modi di dire appartengono al mondo delle metafore, sono in genere profondamente radicati nel contesto culturale di riferimento della lingua – e cultura – di partenza e di certo costituiscono uno degli elementi più complessi da affrontare nella traduzione. Se dovessi istintivamente usare degli aggettivi per descriverne il ruolo e il valore, direi “metaforico”, “comunicativo” e “creativo”. La loro funzione linguistica è infatti quella di fare riferimento a un ambito metaforico del significato, di essere ad alto tasso di comunicazione e influire in modo creativo non solo nella produzione linguistica della lingua di partenza, ma anche di richiedere altrettanta creatività e inventiva a chi sta creando un altro testo nella lingua di arrivo. Ovvero al traduttore. I modi di dire portano con loro elementi del quotidiano, del mondo popolare, come ad esempio gli animali. In Tagliare le nuvole col naso troviamo polipi, gamberi, grilli, lupi, scarafaggi e altri animali ancora…

    Tagliare le nuvole col naso è un libro incrocio di lingue, testimonianza dell’interculturalità che sempre sottostà all’interlinguismo? In quest’epoca di interculturalità e commistione come vede il futuro della lingua italiana? E della traduzione in questo contesto?

    Non sono certo nella posizione di indicare le tendenze della lingua italiana di oggi, non mi sento di farlo. Ciò che posso dire, e si tratta del mio sguardo personale, è che le lingue, compresa la nostra, sono materiale vivo, evolvono e lo fanno molto velocemente, forse più velocemente di quanto gli stessi “parlanti” si rendano conto. Da questo punto di vista i linguisti, i traduttori, chiunque mantenga un rapporto anche professionale con la nostra lingua si trova in una posizione privilegiata per osservare e riflettere sui cambiamenti in atto. Credo che la reciproca influenza, commistione, scambio tra le lingue rispecchi sempre dinamiche in atto complesse, legate ai flussi migratori o allo spazio massiccio occupato dalla tecnologia. Che le tecnologie abbiano un impatto rilevante sulla lingua e sul modo in cui viene usata è cosa nota; non parlo soltanto delle parole ma anche di altri elementi strutturali ugualmente portatori di senso, come la punteggiatura o la sintassi. E poi la fortuna di alcune parole e la disfatta di altre dipendono dal sapore di un’epoca, dalla sua velocità, cupezza o benessere. Oggi il confronto tra culture è quotidiano, onnipresente, e la traduzione ha un ruolo rilevante lì dove comprendersi diventa anche necessità, non solo una scelta. La traduzione permette la circolazione delle idee e l’accesso a quelle idee a un numero maggiore di persone, e in questo senso la considero potente nell’avvicinare mondi distanti. Si ha meno timore di ciò che si può capire.

    Cosa risponde a chi dice che un traduttore è un “artigiano sconosciuto”?

    Rispondo che il traduttore è sì un artigiano, sono d’accordo. O meglio, il traduttore fa un lavoro artigianale – e rispondo con le parole di Giorgio Amitrano, il notissimo traduttore dal giapponese. Sull’aggettivo sconosciuto invece non sono affatto d’accordo. Invisibile forse sì, forse, a volte e non necessariamente, ma non sconosciuto.

    Lei è autrice di traduzioni di grandissimo successo di critica e di pubblico. Esiste un libro che secondo lei andrebbe tradotto e pubblicato in italiano ma che non ha – ancora – trovato il favore di un editore? E se sì, come se lo spiega?

    Ci sono molti libri che meriterebbero di essere tradotti. E poi ci sono quelli a cui sarebbe bello poter donare una nuova traduzione, non perché quelle realizzate non siano di qualità ma perché la lingua cambia e le traduzioni, che di lingua sono fatte, possono invecchiare. O libri per i quali un’unica traduzione è troppo poco, libri talmente fecondi da meritare più traduzioni ugualmente eccellenti. Penso ai capolavori di Joyce di cui sono di recente uscite nuove, splendide traduzioni. Tutti i traduttori hanno libri che vorrebbero vedere pubblicati nella propria lingua. Personalmente mi piacerebbe molto leggere una nuova traduzione di un libro incredibile, Chiamalo sonno di Henry Roth, tradotto e poi nuovamente rivisto dal grande traduttore Mario Materassi: sarebbe bellissimo se a trent’anni di distanza ci fosse un’ulteriore traduzione. Per quanto riguarda me, è da oltre un anno che cerco di proporre un romanzo francese che mi sta molto a cuore, ma forse ho trovato l’editore giusto…vedremo. Non è detto che un libro che ha avuto un buon riscontro nel Paese d’origine lo abbia anche in un altro, o a volte può accadere anche il contrario. Ricordo l’enorme successo dei primi libri di Amos Oz e Abraham Yehoshua in Italia, scrittori già importanti in Israele ma che in Italia furono davvero accolti in modo sorprendente. Ciò che davvero aiuterebbe ad accogliere nuove traduzioni sarebbero politiche di sostegno agli editori sia per le traduzioni verso la nostra lingua che al contrario: qualcosa si è fatto, ma c’è ancora da fare…

    Ha a disposizione un desiderio: se potesse pescare dal mazzo di tutte le lingue del mondo, quale vorrebbe parlare?

    Questa è una bellissima domanda. E soprattutto un bellissimo desiderio da poter realizzare, soprattutto per un traduttore. Nel mondo dei desideri si può osare, e dunque invece di una lingua sola, gliene dico due. Vorrei parlare il cinese e l’urdu. La prima è legata a ricordi d’infanzia, quando un’amica romana, nel quartiere in cui sono nata, la parlava e scriveva alla perfezione già alla scuola elementare. Ascoltavo dai miei genitori alcune lingue europee che loro insegnavano, mentre il cinese era la lontananza allo stato puro, “la lingua straniera” per antonomasia, la lingua che ascoltavo e che trascinava con sé un mondo ancora lontanissimo nella Roma di metà anni ’80; il cinese è la prima lingua che mi ha fatto assaporare la lontananza dei suoni e della grafia e che contemporaneamente mi ha reso curiosa, che mi ha fatto pensare con senso di sfida: voglio riuscire a capire. Poi non l’ho mai imparato, ma nel mondo dei desideri mi piacerebbe parlarlo. La seconda è l’urdu, una lingua con cui sono venuta superficialmente in contatto grazie a Lost in Translation. Ho fatto alcune ricerche perché mi aveva colpito la parola Naz presente nel libro, e questa lingua ha iniziato a incuriosirmi…

    Per Lost in translation ha dichiarato che la sua parola preferita era “Ubuntu”. Quali tra i modi di dire di questo libro rispecchia di più o è più vicino alla sua sensibilità, o semplicemente il suo preferito?

    Sebbene non fosse la parola meno nota Ubuntu è la mia preferita; l’avevo dedicata a due persone speciali, per me, due sorelle. Questa parola ha istintivamente riempito una lacuna linguistica della mia lingua madre e mi ha dato modo di esprimere in una sola parola la vita di queste due persone. Così, in questo caso, il mio detto preferito è “Ti mangerei il fegato”, che mi ha naturalmente permesso di esprimere un sentimento per tre persone carissime che cito anche nei miei ringraziamenti. Quest’espressione in farsi vuol dire “ti voglio un bene infinito”. Da quando ne sono venuta a conoscenza l’ho usata diverse volte. Il fegato è sede di emozioni e sentimenti in una tradizione ricchissima e antichissima, quella araba, così come lo è per noi il cuore. Ma l’immagine del fegato è forse ancora più viscerale. Poi ci sono altri detti che mi hanno colpito, come il tibetano Dare una risposta verde a una domanda blu o anche lo stesso Tagliare le nuvole col naso, che in serbo indica una persona che è talmente piena di sé, ha un ego talmente ipertrofico da arrivare alle nuvole. E poi Risucchiato come il calzino di un postino che, in spagnolo colombiano vuol dire essere profondamente innamorato. Risucchiato da un’emozione forte come quella dell’amore. Stupendo.

  • 19Dic2016

    Franco Capacchione - TUSTYLE

    BEL MODO DI DIRE

    Cominciamo dal titolo, Tagliare le nuvole col naso: è un modo di dire serbo per indicare chi ha un’alta opinione di se stesso, ad altezza nuvole appunto. Ella Frances Sanders raccoglie e illustra 50 modi di dire di Paesi diversi (Ghana, Finlandia, Brasile…).

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  • 13Dic2016

    Federico Vergari - pianetadonna.it

    Ella Sanders: Tagliare le nuvole col naso o della purezza dell’intraducibilità

    Con Tagliare le nuvole col naso Ella Sanders torna ad illustrare i modi di dire dei paesi del mondo. Il libro, edito da Marcos y Marcos è una vera delizia, anche per gli occhi

     

    Tagliare le nuvole col Naso Ella Sanders

    Ella Sanders a Più libri più liberi ha parlato di traduzioni e di intraducibilità. Partendo dal suo libro edito da Marcos y Marcos, Tagliare le nuvole col naso, l’autrice ha spiegato come sia possibile superare le barriere dell’intraducibilità. Scrivere un libro di parole o di espressioni che risultano intraducibili in altre lingue è possibile se si fa utilizzando illustrazioni non troppo complesse capaci di parlare ancora prima dei testi.

    E non è un caso che la Sanders nasca prima come illustratrice e poi diventi una scrittrice. Ma non domandatele mai se si sente più una o più l’altra perché dalla pubblicazione di Lost in translation, il suo primo libro (in Italia edito sempre da Marcos y Marcos) non riesce più pensare di scrivere senza considerare anche una parte grafica e viceversa.

    Il disegno unito alla lingua scritta riesce così in questo piccolo miracolo di annientare, almeno per il breve tempo di lettura del libro, quel grande nemico che è la Torre di Babele.

    Sono sempre stata affascinata dalle parole che avevano un significato intraducibile in altre lingue e ho sempre avuto voglia di farle conoscere. Una parola che non ha una traduzione esatta in nessuna altra lingua ha qualcosa di magico. Porta con se della purezza che è giusto proteggere e preservare

    Così ci ha raccontato la giovane autrice americana che ha poi aggiunto confessando la parola (intraducibile) a cui è più legata. Si tratta della parola tedesca: Waldeinsamkeit un termine che sta a indicare la sensazione di stare soli in un bosco. La piacevole solitudine che si prova stando contatto con la natura.

     

     

     

     

     

  • 12Dic2016

    Redazione - scuola-lingue-roma.it

    TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO: MODI DI DIRE DA TUTTO IL MONDO!

    Il nuovo libro dell’autrice di “Lost In Translation” raccoglie modi di dire di tutto il mondo e insieme li illustra con fantastici acquerelli!

     

    E’ così che Ella Frances Sanders presenta il suo ultimo libro: «Questi cinquantadue proverbi, espressioni e frasi idiomatiche forse vi daranno nuovi spunti per riflettere sul mondo intorno a voi; soffieranno un pizzico di magnificenza nel quotidiano; daranno un nuovo colore all’orizzonte, svelando ciò che sfuggiva alla vista. La maggior parte di queste espressioni richiama la natura – i paesaggi, le creature e le piante con cui ci siamo evoluti – e questo dice davvero molto su come vedessimo le cose in passato e su come le vediamo ora,  sia che il detto provenga da una lingua scandinava o africana».

    Prendiamo il detto serbo che dà titolo e copertina al volume: taglia le nuvole col naso. «Se tagliate le nuvole col naso allora siete tronfi, compiaciuti, addirittura vanitosi. L’idea è che A)ve ne andiate in giro con il naso all’insù e B) abbiate un’opinione talmente elevata di voi stessi da essere arrivati all’altezza delle nuvole». Seguono associazioni con espressioni idiomaticheaffini in altre lingue, certe volte illuminanti, altre deludenti.

    Lasciarsi andare al piacere di leggere questi piccoli modi di dire è una specie di esercizio, rasserenante come farsi cullare da un’amaca, per recuperare la dimensione del fantasticare.

    Prendiamo uno tra i più comuni detti giapponesi: “Anche le scimmie cadono dagli alberi”. E’ un modo – e lo intuiamo benissimo – per sottolineare che capita a tutti di sbagliare, anche al più serio, competente. Tutti possono commettere errori. Molto comuni e divertenti sono il detto spagnolo “Sentirsi come un polpo in un garage” , o il detto norvegese: “Farsi beccare con la barba nella buca delle lettere”.

    Per l’autrice i modi di dire, più ancora dell’accento, svelano da dove vieni, chi sei e come sei cresciuto, in quale famiglia, con quali valori e anche quanti anni hai!

  • 10Dic2016

    Daniela Origlia - www.cultweek.com

    Paese che vai, modi di dire che trovi

    Ella Sanders racconta e illustra con magnifici acquerelli i modi di dire in giro per il mondo, anni fa l’operazione simile ma più personale e tutta milanese di Gloria Origgi

    E’ una delizia di libricino questo Tagliare le nuvole col naso , in cui Ella Frances Sanders, oggi in Italia a Roma a  Più libri Più liberi, raccoglie modi di dire di tutto il mondo e insieme li illustra con fantastici acquerelli.

    Ed è così che Sanders ce lo presenta: «Questi cinquantadue proverbi, espressioni e frasi idiomatiche forse vi daranno nuovi spunti per riflettere sul mondo intorno a voi; soffieranno un pizzico di magnificenza nel quotidiano; daranno un nuovo colore all’orizzonte, svelando ciò che sfuggiva alla vista. La maggior parte di queste espressioni richiama la natura – i paesaggi, le creature e le piante con cui ci siamo evoluti – e questo dice davvero molto su come vedessimo le cose in passato e su come le vediamo ora,  sia che il detto provenga da una lingua scandinava o africana».

     

    Partiamo dal concreto, prendiamo il detto serbo che dà titolo e copertina al volume: taglia le nuvole col naso. «Se tagliate le nuvole col naso allora siete tronfi, compiaciuti, addirittura vanitosi. L’idea è che A) ve ne andiate in giro con il naso all’insù e B) abbiate un’opinione talmente elevata di voi stessi da essere arrivati all’altezza delle nuvole». Seguono associazioni con espressioni idiomatiche affini in altre lingue, certe volte illuminanti, altre deludenti.

    Ma la delizia è che frasi e immagini mettono in moto una parte più libera, più giocosa del nostro cervello: ci sembra di tornare indietro a un mondo primitivo e poetico anche nostro poi perduto e dimenticato. Lasciarsi andare al piacere di leggere questi piccoli modi di dire è una specie di esercizio, rasserenante come farsi cullare da un’amaca, per recuperare la dimensione del fantasticare.

    Prendiamo uno tra i più comuni detti giapponesi: Anche le scimmie cadono dagli alberi.

    Non ha senso: perché mai una scimmia dovrebbe cadere dagli alberi? E’ un modo – e lo intuiamo benissimo – per sottolineare che capita a tutti di sbagliare, anche al più serio, competente. Tutti possono commettere errori. Famigliari, nel loro apparente nonsense, lo spagnolo Sentirsi come un polpo in un garage , o il norvegese: Farsi beccare con la barba nella buca delle lettere .

    Il tema ricorda un libro di qualche anno fa, La figlia della gallina nera di Gloria Origgi, che ha un taglio diverso, più sociale e personale. Per l’autrice i modi di dire, più ancora dell’accento, svelano da dove vieni, chi sei e, proprio perché uno non ci fa tanto caso, tradiscono come sei cresciuto, in che famiglia, con quali valori e anche quanti anni hai. Certi termini, certe associazioni sono legati a personaggi, a pubblicità, a giochi di un periodo preciso e diventano ridicoli, incomprensibili in un attimo. In questo divertente libricino, Gloria Origgi raccoglie in ordine alfabetico parole e modi di dire della sua infanzia e insieme racconta chi li usava, per cosa, con che tono e ci dà uno spaccato di come si viveva a Milano intorno agli anni ’60. La maggior parte di queste parole sono incomprensibili per i ragazzi d’oggi  che, oppure,  le usano malamente per prendere in giro genitori bacchettoni, anzi ‘barbosi’ o semplicemente ‘rompiballe’.

    Ma per noi matusa è delizioso rituffarsi in quel mondo. Un’operazione un po’ nostalgica, raccontata con garbo e ironia. L’atmosfera è simile agli esilaranti racconti giovanili di Gadda, Arbasino, Testori, ovviamente senza nessuna pretesa di letteratura alta.

    D’obbligo cominciare col titolo: “E chi sono io? La figlia della gallina nera?”. E’ lei l’ultima a essere servita a tavola, l’ultima a ricevere un bacio, trascurata come il brutto anatroccolo. Mugugna e non ha il coraggio di far valere i suoi diritti. E’ il sentimento che hanno tanti secondogeniti, invidiosi dei fratelli più amati e viziati. Proseguiamo coi detti, ordinati in rigoroso ordine alfabetico.

    Austerity: correva l’anno 1973, la prima crisi petrolifera e le prime misure di austerità nazionale. Chissà perché l’avevano propagandata in inglese? A domeniche alterne non si potevano usare le macchine, c’era un’atmosfera strana, qualcuno andava in giro con la carrozzella tirata da cavalli, la gente era più amichevole, come se si fosse creata una certa complicità nella rinuncia collettiva. Alle nonne piaceva: cresciute col razionamento in tempo di guerra, non sopportavano gli sprechi: stare troppo al telefono in teleselezione, buttar via il cibo, era qualcosa che faceva “gridar vendetta al cielo”.

    Baggianata: è una sciocchezza che non val la pena di ascoltare. E’ più educato di boiata.

    Borghese: “I borghesi son tutti dei porci, più sono grassi più sono lerci, più sono lerci e più c’hanno i milioni…”, cantava Giorgio Gaber e la contestatrice, bardata di poncho e zoccoli, la urlava nelle orecchie alla mamma per farla arrabbiare.

    Bru bru: è un affarista tutto fumo e niente arrosto, l’etimo è onomatopeico. Da non confondersi con Buzzurro: maleducato, bullo; così chiamavano i contadini che venivano giù dalle montagne, un po’ come cafone. Cancro: si pronunciava a bassa voce, una brutta parola. Neanche i medici lo dicevano agli ammalati, pensando che gli avrebbero rovinato gli ultimi mesi di vita. Cariatide è invece una signora anziana, rigida come una statua greca, imbalsamata nei ricordi. Cose turche erano cose estreme, esagerate, spesso con connotazione sessuale.

    Gli omosessuali erano detti educatamente invertiti, forse perché vanno nella direzione opposta agli altri, implicitamente un po’ sbagliata. Non ha lo spregio del romanesco frocio. Si sussurrava di qualche amico di famiglia scapolo, elegante e molto segreto. Maniaco rappresentava l’ossessione delle mamma: si aggiravano pronti a spalancare l’impermeabile rigorosamente bianco ai giardinetti o al cinema a vedere Walt Disney, allungando le mani sulle ginocchia delle bambine; i maschi erano per lo più al sicuro. Di pedofili non si parlava ancora.

    Concludiamo con una mutazione antropologica: il ‘volere ma non posso’ indicava chi si metteva gioielli, vestiti lussuosi, le griffe di oggi, per colpire, ostentare la sua ricchezza. Era il massimo del cattivo gusto, perché il vero borghese milanese di quegli anni ‘ può ma non vuole, emette segnali robusti e affidabili della sua solvibilità, ma con discrezione, senza strafare’.

     

     

  • 09Dic2016

    Marta Abbà - omnimilanolibri.com

    IN VIAGGIO, A PAROLE

    Come si dice in francese? E in tedesco? E chissà poi come suonerà in colombiano oppure in lettone. Quante volte ci si trova, traducendo, davanti a deimodi di dire tutti nostri, made in Italy, che non possiamo tradurre letteralmente, per non apparire ridicoli. Allo stesso modo non sappiamo dove andare a parare per cercare di rendere l’idea attingendo al mondo immaginifico di un altro paese. Ciò non accade solo conPaesi lontani, geograficamente o culturalmente, ma anche con vicini di casa come la Francia, o vicini di mare, come la Spagna e la Grecia. Inutile, in questi casi, “Tagliare le nuvole col naso“, meglio dichiarare la propria “ignoranza” e prenderla con ironia, cogliendo l’occasione per imparare. È ciò che suggerisce la ventenne ingleseElla Frances Sanders che conMarcos y Marcos pubblica il suo secondo libro prendendosi gioco degli idiomi. Il titolo è proprio “tagliare le nuvole con il naso”, uno dei 52 modi di dire indecifrabili che ci fanno sorridere, da lei svelati e illustrati in questo volume.

     

    Si hanno sorprese, ma anche conferme, sfogliando le pagine variopinte di questa autrice che ha trovato una chiave nuova e fresca per abbattere le barriere e convincere anche i più nazionalisti a spingersi oltre. Per scoprire francesi giù di morale che “hanno lo scarafaggio”, a cui preferire la compagnia dei passionali colombiani che, “risucchiati come il calzino di un postino” si innamorano perdendo la testa.

    Non c’è da temere se i persiani ci dicono “ti mangerei il fegato”, è perché ci vogliono bene, per manifestare affetto, l’importante è che dicano una bugia, che in lettone è come soffiare paperelle e in romeno suona invece come vendere ciambelle.

    Ogni paese, o quasi, ha la sua immagine per raccontare situazioni ed emozioni che sono invece universali. Ripassandole, scherzando con l’autrice e con Marcos y Marcos, è un modo per vederle con un altro occhio, riscoprendole e dando ad esse un nuovo valore.

     

  • 07Dic2016

    Laura Pezzino - Vanity Fair Collection

    Dark come la veve, light come una piuma

    1. Tagliare le nuvole col naso

    Dopo il best seller Lost in Translation l’autrice – illustratrice Ella Frances Sanders torna con questo delizioso libretto di detti popolari.

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  • 01Dic2016

    Renzo Montagnoli - arteinsieme.net

    Tagliare le nuvole col naso Modi di dire dal mondo, di Ella Frances Sanders, Marcos y Marcos Edizioni

    Quante volte, a una festa, ci siamo sentiti come un polpo in un garage?
    Magari si potesse sempre pattinare su un panino ai gamberi!
    E la volta che ci siamo innamorati come un calzino del postino?
    Dal Ghana alla Finlandia, dall’India alla Colombia, gli esseri umani esultano, fanno troppe cose allo stesso tempo, perdono il filo del discorso, si desiderano ardentemente.

    Cambiano solo le immagini, le frasi per esprimerlo con calore e fantasia.
    In certe terre si evocano foreste, in altre l’acqua del mare; in Giappone si parla di gatti, in Brasile di caimani.
    Come semi portati dal vento, i modi di dire raccolti in questo libro donano associazioni nuove a emozioni eterne, svelando qualcosa degli altri e qualcosa di noi; e nuove pianticelle fioriranno nel campo magnifico degli incontri e delle differenze.

     

    Ella Frances Sanders è una scrittrice e illustratrice ventenne, o giù di lì, che per scelta vive un po’ ovunque, negli ultimi tempi in Marocco, Regno Unito e Svizzera. Ama realizzare libri fatti di vere pagine e disegnare per persone che le piacciono.
    Non le fanno paura le domande né gli orsi.

    Marcos y Marcos ha pubblicato Lost in translation.

     

     

  • 29Nov2016

    Rossella Lo Faro - retablodiparole.wordpress.com

    Tagliare le nuvole col naso – Ella Sanders

    Sarà capitato anche a voi di utilizzare unmodo di dire all’interno di un discorso perché non riuscivate a spiegare meglio un concetto che vi stava a cuore; in italiano, poi, il catalogo dei modi di dire è pressoché sterminato, e io i miei preferiti li ho appresi nel tempo, soprattutto grazie alla competenza in materia dei miei nonni.

     

    Non poteva che essere Ella Frances Sanders, già accolta con grande ammirazione per Lost in translation, ad avere la brillante idea di raccogliere i modi dire da tutto il mondo; da questo progetto è nato un oggetto letterario peculiare e arguto: Tagliare le nuvole col naso edito dai tipi di Marcos y marcos, nell’elegante traduzione di Ilaria Piperno.

    Si tratta di una ponderata raccolta di più di cinquanta modi di dire, a volte buffi, spesso saggi, affiancata da coloratissime illustrazioni della stessa autrice, anch’esse portatrici di significato e custodi di parole e pensieri dal sapore autentico e tradizionale. E così attraverso le pagine d’incantata ironia si viaggia dalla Germania al Ghana, dalle Filippine all’Ungheria, innamorandoci come un calzino del postino, spezzando in due un pellicano o mandando qualcuno fuori dai cocomeri.

    D’origine letteraria, come il francese “ho lo scarafaggio” di rimembranza baudelariana, odi pura discendenza popolare, come lo spagnolo “sentirsi come un polpo in un garage”, questi modi di dire sono variegati ed eccezionali nella loro semplice dimestichezza con il linguaggio figurato, spesso più esplicito dei giri di parole a vuoto che ci assalgono quando non sappiamo come spiegare qualcosa.

    Una carrellata di insegnamenti si dipana tra risate e acute riflessioni: ad esempio, per il ga – una delle sedici lingue parlate in Ghana – “chi va a prendere l’acqua può rompere la brocca”, e cioè solo chi compie delle azioni rischia di incappare negli errori (ma è sempre meglio avere il coraggio di fare e poi sbagliare, invece di non fare, no?) e per l’hindi c’è un quesito importante che è diventato un pilastro di certe filosofie, “chi ha mai visto il pavone ballare nella giungla?”. Occorre essere osservati mentre si compiono grandi gesti, affinché essi vengano riconosciuti? Al pavone, mentre balla, di certo non importa: è l’atto in sé ad avere dignità di esistere.

    Tra i più bei modi di dire qui raccolti, poi, ci sono un paio di metafore acquatiche che sono vere lezioni di vita: se in swahili “l’acqua del mare si può solo contemplare”, a indicare che spesso neanche il mare – così vasto ma salato – può soddisfare la sete di chi ha attraversato il deserto, in bulgaro “goccia dopo goccia nasce un lago” è invece un incoraggiamento a raggiungere il proprio obiettivo, anche se un piccolo passo alla volta.

    Sfogliando si scoprono in questo modo detti impensabili, frasi idiomatiche simili a quelle della nostra lingua, oppure pensieri lontani dal nostro modo di concepire le relazioni o la quotidianità; in una parola: ci si impregna della cultura degli altri popoli.

    E si scopre che, dopotutto, non siamo così lontani: in ogni angolo del mondo ci si innamora, si soffre, si invidia qualcuno, si ama qualcosa, si impara ad apprezzare la bellezza della natura. Spesso non si sa come comunicarlo, e allora arrivano in soccorso loro: i modi di dire, patrimonio culturale e inestimabile dell’umanità.

    Ella Frances Sanders, Tagliare le nuvole col naso, pp. 120, Marcos y marcos, 2016

     

  • 25Nov2016

    Margherita Schirmacher - theparallelvision.com

    #InBreve: “Tagliare le nuvole col naso”, il giro del mondo nei modi di dire

    Arriva nelle librerie un nuovo fuori collana illustrato della casa editrice Marcos y Marcos che si intitola “Tagliare le nuvole col naso” di Ella Frances Sanders, che l’hanno scorso ha pubblicato il caso editoriale “Lost in translation“.

     

    Ella Frances Sanders è una scrittrice e illustratrice ventenne che per scelta vive un po’ ovunque, negli ultimi tempi in Marocco, Regno Unito e Svizzera dove ha raccolto e disegnato i diversi modi di dire che distinguono una lingua dall’altra.

    Dal Ghana alla Finlandia, dall’India alla Colombia, gli esseri umani esultano, fanno troppe cose allo stesso tempo, perdono il filo del discorso, si desiderano ardentemente. E nel dar parola alle proprie sensazioni cambiano a seconda del luogo le immagini e le frasi per esprimersi con calore e fantasia.

    I disegni di Ella Frances Sanders raccontano proprio questo: che come in certe terre si evocano foreste, così in altre l’acqua del mare; che se in Giappone si parla di gatti, in Brasile di caimani.

    Ogni illustrazione è un diverso modo di dire sparso per il mondo e nello sfogliare il libro si scoprono nuove associazioni ma anche nuove emozioni.

    “Tagliare le nuvole col naso” sarà presentato il 10 dicembre a Più Libri Più Liberi (Roma) dove sarà presente l’autrice accompagnata dalla traduttrice del volume, Ilaria Piperno.

  • 23Nov2016

    Federico di Vita - intoscana.it

    VINCERE LA MALEDIZIONE DELLA TORRE DI BABELE CON DUE LIBRI COLORATISSIMI

    Sarà presentato venerdì 25 novembre a Firenze in anteprima nazionale Tagliare le nuvole col naso, il bel libro illustrato di “modi di dire dal mondo” dell’autrice americana Ella Frances Sanders, ne parliamo con la traduttrice Ilaria Piperno

     

    Vi è mai capitato di avere la sensazione di non riuscire a esprimere un certo sentimento con una parola della vostra lingua? Magari però proprio quella particolare sensazione viene nominata in modo esatto in qualche altro idioma, e allora – sembra essersi chiesta Ella Frances Sanders, una giovane scrittrice e illustratrice statunitense – perché non provare a vincere la maledizione della torre di Babele tentando di sfidarla proprio là dove il sortilegio sembra colpire con più forza: nelle parole intraducibili? L’autrice americana così, assecondando la sua passione per le lingue e per i viaggi, ha scelto e illustrato una collezione di parole e di modi di dire provenienti da ogni angolo del mondo. Risultato della sua ricerca sono due bellissimi volumi editi da Marcos y Marcos, Lost in Traslation e il fresco di stampa Tagliare le nuvole col naso. Sfida nella sfida, in questo caso, era quella di tradurre in un’altra lingua ancora queste due piccole antologie di significati, sfida che è toccata in sorte alla traduttrice Ilaria Piperno, che oltre ad aver trasposto in italiano i due bei volumi, è stata anche colei che ne ha reso possibile l’edizione nel nostro Paese, avendoli “scoperti” e proposti all’editore che poi li ha pubblicati. Abbiamo raggiunto telefonicamente Ilaria Piperno alla vigilia della presentazione in anteprima nazionale del secondo volume, Tagliare le nuvole col naso, che avrà luogo alla IBS di Firenze venerdì 25 novembre alle 18:00.

    “Sono venuta a sapere dell’esistenza di Lost in Traslation grazie a Maria Popova che ne aveva scritto su Brain Pickings, una newsletter in cui si parla di scrittura e scrittori. Ma la verità è che ebbi modo di innamorarmene quando un’amica me ne regalò per Natale la versione americana. Il libro mi piacque moltissimo, sia come lettrice che come traduttrice. Pensavo che rappresentasse un modo comunicativo leggero e accattivante per parlare di un argomento come la traduzione, di cui di solito non si parla in modo divulgativo. Così ho pensato che valesse la pena provare a portarlo in Italia”.

    Come hai fatto a portarlo nel nostro Paese?

    “Ho scritto direttamente a Ella, che ha un blog e che mi ha risposto abbastanza velocemente. Nel frattempo avevo preso informazioni, avevo visto che il libro era entrato tra i best-seller di viaggio del New York Times. A quel punto ho chiesto all’autrice se sapeva se i diritti italiani fossero liberi, lei mi ha messo in contatto con la sua agente americana e nel frattempo pensavo a quale potesse essere l’editore adatto. Mi è venuta l’idea di proporlo a Marcos y Marcos proprio per la sua natura: un libro trasversale, che pur essendo molto illustrato non è un libro per bambini, e poi ho pensato che potesse essere un editore particolarmente indicato anche perché la direttrice editoriale, Claudia Tarolo, è a sua volta una traduttrice cui interessa l’argomento della traduzione. Ci avevo visto giusto: a loro è piaciuto e così è uscito in Italia”.

    È stato il tema dell’intraducibilità a conquistarti?

    “Per un traduttore avere a che fare con un libro che parla di parole intraducibili è una sfida, poi mi piaceva il rapporto che si instaurava con le immagini. Mi ha colpito in modo direi quasi sconvolgente il fatto che un tema come l’intraducibilità, su cui è stato scritto e detto di tutto, fosse trattato in modo tanto comunicativo. E anche l’idea che quello che non potesse essere trasmesso con le parole si sarebbe potuto comunicare con le immagini – un’idea che nella sua semplicità è molto forte”.

    Qual è la principale differenza tra i due libri?

    “Tagliare le nuvole col naso è più denso a livello di testi, anche da tradurre è stato più complesso, si trattava non di singoli termini ma di espressioni più articolate, e anche fortemente metaforiche. Ma in realtà c’è una forte continuità tra i due libri, l’idea è sempre quella di un piccolo antidoto alla maledizione della torre di Babele, un modo per rendere a volte possibile utilizzare espressioni di altre lingue per esprimere sentimenti che proviamo anche noi.”

    In questo viaggio nell’intraducibilità di quali parole ti sei innamorata?

    “Per quanto riguarda Lost in Traslation cito sempre Ubuntu, che forse è tra le più conosciute essendo stata spesso usata da Nelson Mandela: significa io non posso essere io se non con te e attraverso di te, comunica il concetto filosofico che vuole l’individuo inscindibilmente parte della sua comunità, è una parola a cui sono molto affezionata, così come lo sono molto a una della lingua urdu che è Naz: indica la sensazione di orgoglio e sicurezza che nasce dalla percezione di essere amati incondizionatamente. Per quanto riguarda Tagliare le nuvole col naso mi è piaciuto moltissimo Ti mangerei il fegato, è un’espressione in lingua farsi che indica affetto profondo, vuol dire ti voglio un bene immenso. Mi è piaciuto tanto anche il detto tedesco Guardare i ravanelli da sotto, un modo molto ironico di pensare alla morte”.

  • 22Nov2016

    Redazione - Donna Moderna

    IL LIBRO SUI MODI DI DIRE

    La scrittrice Ella Frances Sanders ha cercato le espressioni straniere più bizzarre e le elenca in Tagliare le nuvole con il naso (appena uscito per Marcos y Marcos).

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  • 15Nov2016

    Patrizia Violi - blog.graphe.it

    Tagliare le nuvole col naso, di Ella Frances Sanders

    Conoscete persone che tagliano le nuvole col naso? Il mondo ne è pieno: sono i vanitosi, quelli troppo sicuri di sé che pensano di essere meglio degli altri. E nella lingua serba si descrivono semplicemente così. Gli stessi che spesso soffiano paperelle, ne raccontano di grosse, come dicono i lettoni. Oppure, secondo i romeni, vendono ciambelle.

    Tutto questo ci racconta Tagliare le nuvole col naso, scritto e illustrato dalla ventenne inglese Ella Frances Sanders e pubblicato da Marcos y Marcos. L’autrice aveva già pubblicato, un anno fa, con lo stesso editore Lost in translation, una raccolta di lemmi originali e intraducibili, provenienti dalle lingue di tutto il mondo. Ma ora va oltre e con questo delizioso divertissement cataloga cinquantadue modi di dire. Espressioni idiomatiche che sfuggono alle regole della linguistica, spesso anche a quelle della logica, ma riescono a essere efficaci, precise e acute. Perché spaziano ancora in tutto il mondo e raccontano molto di ogni popolo: condensano abitudini, tradizioni antropologiche e territoriali. Per esempio, per salutare con efficacia un australiano l’autrice suggerisce di dire: «Ehi amico, qui fa troppo caldo: me la squaglio come un secchiello di gamberi sotto il sole di mezzogiorno!».

    Invece se in Germania si vuole andare in un locale cool, un posto alla moda, basta scegliere quello dove c’è un orso che balla il tip tap. Mentre in Brasile quando una situazione si fa difficile e pericolosa ci spiegheranno che il caimano nuota a dorso fra i piranha.

    Scorrendo le pagine di Tagliare le nuvole col naso si ha la sensazione che l’autrice si sia divertita parecchio a crearlo: sia nel produrre le bellissime illustrazioni che nel raccogliere le frasi. Questa ironia coinvolge subito al lettore che si incanta, stupisce, vuole scoprire e imparare sempre di più. E trova anche la conferma che i luoghi comuni hanno un pizzico di verità. Infatti i francesi ambiscono sempre a un tocco di raffinatezza: avere lo scarafaggio quando si sentono giù di morale, è mutuato da I fiori del male di Baudelaire. Mentre i sudamericani, in questo caso colombiani, sono sempre fantasiosi anche nelle situazioni sentimentali: infatti quando amano sono risucchiati come il calzino di un postino. I persiani, invece, sono molto passionali. In farsi, quando si vuole veramente bene a una persona, si perdono i freni inibitori, si diventa anche un po’ cannibali e si esclama: ti mangerei il fegato!

  • 14Nov2016

    Gloria M. Ghioni - criticaletteraria.org

    A caccia di originalità: i modi di dire dal mondo, tradotti in parole e immagini

    Avete presente quei libri che volete tenere a portata di mano, rigidamente in cartaceo? Ecco, Tagliare le nuvole col naso è un bellissimo volumetto, dal taglio insolito, con una carta pregiata e una bella qualità nella resa delle illustrazioni. Ma soprattutto è un libro curioso, fantasioso e originale, che può essere letto a qualunque età, perché riesce in contemporanea a divertire e a informare.

    Ogni volta che girate pagina, trovate un nuovo modo di dire dal mondo, spiegato diffusamente nella pagina di sinistra e rappresentato graficamente in quella di destra. L’ironia regna sovrana, insieme alla capacità di sorprenderci con scelte davvero insolite di proverbi, che spesso riflettono una caratteristica del territorio e delle popolazioni d’origine. D’altra parte, quando i cinesi mandarini dicono “cavallo cavallo tigre tigre” qualcosa sembra sfuggirci: che cosa intendono? O ancora, non ci stupisce che gli svedesi inseriscano nei loro detti dei gamberi, ma restiamo senza dubbio un po’ sconvolti davanti all’espressione “pattinare su un panino ai gamberi”. Per scoprire il senso del modo di dire, spesso l’immagine non basta, bisogna leggere la spiegazione più dettagliata, e le sorprese non mancano (le risposte a queste forme idiomatiche stanno nelle pagine di Sanders…).

    Al di là del gioco divertente di pescare un detto al giorno, aprendo a caso il volumetto, ogni volta godendo della piacevolezza della cura editoriale, possiamo vedere l’opera utile a un secondo livello. Ancora una volta, ci dà conto della complessità di tradurre da una lingua all’altra: all’estero, tutti, prima o poi, abbiamo provato smarrimento davanti a quella frase che il nostro interlocutore locale ha detto con assoluta nonchalance. Perché possedere una lingua è anche questo: saper gestire e utilizzare le sue espressioni idiomatiche e ridere in quella lingua. Tagliare le nuvole col naso ci aiuta a farlo, agevolandoci con un dizionarietto curioso, che non ha pretese, ma ci offre un detto per nazione e ci invita a proseguire la ricerca. Un appetizer, insomma, che si gusta ben speziato e poi ci fa venire sete di altri cocktail di modi di dire.

    Per finire, potremmo intravedervi un ulteriore risvolto: chi dovesse sperimentare in questi giorni una scarsa fiducia nel genere umano, troppo appiattito nella globalizzazione e in scelte politiche quantomeno discutibili, si rilassi e apra Tagliare le nuvole col naso. Riscoprirà la dote più grande dell’uomo, forse quella che davvero ci distingue dagli animali, più del pollice opponibile, della parola o di qualunque cosa vogliate: la fantasia. Ecco allora che profumi diversi, usi e climi opposti, idiomi  dalla diversa sonorità e grafia si mescolano a portata di pagina. Tanti modi di dire diversi, ma sempre modi di dire: il tentativo dell’uomo e della donna di ogni dove di darsi una spiegazione facile, a portata di mano, e di parlare del proprio ieri e oggi (forse domani?).

  • 13Nov2016

    Nathascia Severgnini - Corriere della Sera

    Un barattolo di disfunzioni e figure

    Nella foto di Arianna Bordignom, su Instagram come @barattolodidifunzioni, il nuovo libro di Ella Frances Sanders, Tagliare le nuvole col naso (traduzione di Ilaria Piperno, Marcos y Marcos, pp.120, € 16) unisce ai detti intraducibili dal mondo i disegni dell’autrice.

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  • 08Nov2016

    Marina Grillo - internostorie.it

    Tagliare le nuvole col naso di Ella Frances Sanders

    Ritorna in libreria Ella Frances Sanders, dopo il successo di Lost in translation, con un nuovo librettino in edizione Marcos y Marcos, Tagliare le nuvole col naso. Modi di dire dal mondo, sempre deliziosamente illustrato dalla stessa autrice.
    Come recita il sottotitolo questa volta Ella Sanders si è focalizzata sui modi di dire – proverbi, espressioni, frasi idiomatiche – «parlano di uccelli, di miele, di laghi. Orsi ballerini e vasi rotti. Pan di Spagna, nuvole e ravanelli» -; curiosi e originali impregnati della cultura di un popolo. Ecco perché di primo acchito avremmo qualche perplessità nell’immaginare come si possa sfamare un mulo a pan di Spagna e come ci spiegherà l’autrice rigirando nel sacco scopriamo che corrisponde al nostro “dare perle ai porci”, così come l’irlandese “essere in groppa al maiale” equivale a “essere a cavallo”.
    Il titolo italiano ricalca un’espressione serba che indica avere la testa tra le nuvole o avere un’alta considerazione di se stessi tale da raggiungere lo sconfinato tetto azzurro.

     

    “Pattinare su un panino ai gamberi”, a quanto pare una ghiottoneria svedese, indica la facilità con cui qualcuno è riuscito a conquistare una posizione. I gamberi ritornano in un detto australiano, lingua che attinge molto allo slang, e nel russo, rispettivamente indicano andarsene a gambe levate e “gli farò vedere dove passa l’inverno il gambero d’acqua dolce” con l’intento di dirne quattro.
    “Ho la scarafaggio” è un’espressione assai bizzarra con un’origine letteraria: Baudelaire nei Fiori del male rappresenta questo animale come sinonimo di tristezza e prostrazione, da allora è entrato a far parte nel gergo comune francese.
    Se si parla di tè io mi presento all’appello, anche se “non sbattermi il bollitore” ha poco a fare con tazze e convivialità. In verità l’yiddish mostra una chiara influenza russa, lingua dalla quale è nata mescolandosi con l’ebraico, e vuol dire non seccare.
    Un detto bellissimo, in swahili, ma un po’ sconsolante è “l’acqua del mare si può solo contemplare” per dirci che alcuni desideri o obiettivi sono irrealizzabili. E quasi sento l’eco di una nota favola di Esopo, La volpe e l’uva.

    Cosa vorrai mai significare il lettone “soffiare paperelle2? Come augurare in mongolo salute dopo lo starnuto? O additare il furbo passeggero che non intende pagare il biglietto? Appunto non dimentichiamo le espressioni che indicano persino le cattive consuetudini. Ci sarà da divertirsi nello scoprire 52 modi di dire: Ella Sanders riprende il suo viaggio linguistico esplorando gli idiomi africani, occidentali, asiatici senza mancare l’occasione deliziarci con curiosità, colori e piccoli approfondimenti.
    Si misura con questo primo approccio illustrato quanto una lingua sia impenetrabile e al tempo stesso protesa al gioco affidandosi a immagini spesso discordanti, prive di senso ma che in realtà raccontato molto di un popolo e con estrema efficacia condensano un significato ben più ampio; un’eredità culturale ben sedimentata che alle orecchie dei moderni uomini risultano alquanto singolari e stonate.
    Anche la nostra lingua, soprattutto il substrato dialettale, è un formulario denso di espressioni spesso sepolte dal trascorrere del tempo e dal distacco generazionale. Penso al mio dialetto, a quanto patrimonio culturale e comunitario abbia perso sostanza e, in alcuni casi, si sia perduto per sempre.

    Insomma, paese che vai proverbio che trovi. Buon viaggio!

  • 07Nov2016

    Redazione - giuntiscuola.it/sesamo/magazine/primo-piano/

    Tagliare le nuvole col naso

    Dopo il bellissimo “Lost in translation”, Ella Sanders è andata per il mondo a caccia di modi di dire, immagini metaforiche, espressioni variopinte. Uno spunto per un lavoro in classe.

    Vogliamo cominciare bene la settimana di “Sesamo” e lo facciamo con un libro bello, divertente, stimolante, bene illustrato.

    È il testo scritto e illustrato da Ella Sanders, edito in Italia da Marcos y Marcos. Dopo il bellissimo Lost in translation, l’autrice è andata per il mondo a caccia di modi di dire, immagini metaforiche, espressioni variopinte.
    Così scopriamo che in Serbia, chi “taglia le nuvole col naso” è parente stretto di chi da noi ha la puzza sotto il naso; in Spagna chi si sente “come un polipo in un garage” vive la stessa situazione di chi si sente come un uccello in gabbia. E chi soffia paperelle in Lettonia va a braccetto con chi ha il naso che s’allunga a causa delle sue bugie.

    I modi di dire sono come il peperoncino dei nostri discorsi: vogliamo raccoglierne un po’ anche noi, in italiano e in tante lingue, coinvolgendo i bambini della classe? Fateci sapere come si dice altrove “toccare il cielo con un dito”, oppure “ spaccare il capello in quattro”?

  • 04Nov2016

    Redazione - CORRIERE DELLA SERA - SETTE

    TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO di Ella Frances Sanders Marcos Y Marcos

    Modi di dire dal mondo: «Sentirsi come un polpo in un garage» (spagnolo); «Far vedere a qualcuno dove passa l’inverno il gambero d’acqua dolce» (russo).

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  • 30Ott2016

    Alessandra Iadicicco - Corriere Della Sera

    Che tenerezza il gatto in testa

    Sono stralci di poesie senza autore, ricordi di fantasie popolari, briciole di saggezza, minuzzoli di arguzia, visioni, moniti, spergiuri. Metafore vive o catacresizzate e divenute più precise e azzeccate della lettera.

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  • 27Ott2016

    Redazione - kairosrivista.it

    “Tagliare le nuvole col naso” di Ella Sanders, dal 3 novembre in libreria

    Dall’autrice di Lost in Translation, la raccolta illustrata di parole intraducibili tradotta in tutto il mondo, best seller del New York Times:

    Ella Sanders
    TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO
    Modi di dire dal mondo
    tradotto da Ilaria Piperno
    illustrato dall’autrice

    in libreria dal 3 novembre

    Se scivoli su un panino ai gamberi, in Svezia vuol dire che te la passi bene; se tagli le nuvole con il naso, l’umiltà non è il tuo forte in Serbia.
    Del resto anche le scimmie cadono dagli alberi, direbbero in Giappone, e chi ha mai visto un pavone danzare nella giungla? commenterebbe la saggezza hindi.

    Le parole superano muri e confini, vanno lontano: volano come semi nel vento, di lingua in lingua, di pensiero in pensiero.
    Come un pescatore di stelle, Ella Sanders ha gettato la sua rete nella corrente viva delle immagini strane e colorite che usiamo nei vari angoli del mondo per prenderci in giro, per esprimere con forza un’emozione, per augurarci buona fortuna.
    Ha raccolto espressioni variopinte, le ha illustrate con tocchi delicati e splendide immagini, lasciandole risuonare per noi nei loro più bizzarri accostamenti.
    Un bagaglio leggero e ricco per viaggiare ma non come un coniglio, con la nostra mezza arancia, un gatto in testa, e l’occhio che talvolta ci tiene compagnia.

    Ella Sanders è una scrittrice e illustratrice ventenne, o giù di lì, che per scelta vive un po’ ovunque, negli ultimi tempi in Marocco, Regno Unito e Svizzera. Ama realizzare libri fatti di vere pagine e disegnare per persone che le piacciono. Non le fanno paura le domande né gli orsi.

    Sarà per la prima volta in Italia sabato 10 dicembre alla fiera Più Libri più Liberi di Roma.