Tagliando i capelli

Archivio rassegna stampa

  • 27Apr2018

    Sara Addio - officinadellibro.blogspot.it

    Per iniziare a parlarvi di questa raccolta di racconti mi aggancerò a qualcosa che difficilmente si trova nei libri e ancora di più all’interno di racconti scritti nella prima metà del Novecento: l’ironia.

    Mi riferisco a quel tipo di ironia che possiamo trovare più facilmente in America, intorno agli anni Cinquanta o Sessanta del Novecento, quando simpatici signori in papillon e scarpe lucide si esibivano nei locali più alla moda davanti a microfoni grandi come la loro faccia. Facevano morire dal ridere, davvero sbellicare, e si rifacevano non solo alla politica ma anche a sketch che provenivano da dialoghi comuni; proprio questi ultimi sono i soggetti di Ring Lardner, chiacchiere, quelle che si fanno dal barbiere.

    “Tagliando i capelli” di Ring Lardner, Marcos y Marcos, è una piccola chicca che si è aggiudicata il primo posto nella mia classifica di racconti.

    Scanzonato, Ring Lardner adotta un registro che si rifà, nella maggior dei casi, ai ceti medi e bassi della società. Di solito leggiamo un dialogo, quasi una conversazione messa per iscritto, dove i due dialoganti non si ascoltano quasi, rovesciandosi addosso ognuno le loro idee; oppure di racconti in cui un personaggio si rivolge al lettore come se fosse il suo interlocutore e racconta un fatto, un avvenimento che fa da protagonista per tutto il racconto.

    Non si può che concordare con Daniele Benati, il traduttore nella raccolta, quando afferma che Lardner rimane newspaper man, un giornalista che nella sua carriera ha sempre prodotto short stories, racconti mai bestseller. Per quanto mi riguarda i racconti rivelano una dote di Lardner  che lo rende non da meno rispetto qualsiasi altro autore del Novecento: riuscire a cogliere la natura umana nelle sue note più piacevoli e spiacevoli, nei suoi modi così “umani” -immergiamoci in dialoghi tra una signorina e un signore in cui la signorina crea di far colpo sul suo interlocutore, un’infermiera in un sanatorio che ha piacere di raccontare la sua vita privata al suo paziente, interrompendolo e non ascoltano minimamente ciò che ha da dire, la storia di Jim di quanto faceva ridere ridicolizzando gli altri compaesani nella bottega del barbiere, una diciottenne vittima dei prima amori, una coppia succube dei signori Stevens che cercano di risolvergli ogni problema a modo loro- mettendoli su carta con una sintassi ritmica, utilizzando un registro appositamente “plebeo” al limite del gergale, in racconti con una grande dose di arguzia e sarcasmo che non possono che far scappare una risata.

    Lardner si rivela un autore poliedrico adatto sia ai neofiti dei racconti per la semplicità con cui si possono affrontare ma senza tralasciare un sottofondo di profonda riflessione, sia a chi legge da sempre racconti: lo stile di Lardner non si sforza di comunicare emozioni forti, spronare il lettore nella lettura, è naturalmente attraente per contenuto e forma. In questo senso durante la lettura non si coglie nessuna ansia, tristezza, euforia è semplicemente bello e divertente leggere i suoi racconti; solo più tardi si ha coscienza della consistenza di ciò che è stato letto.

    Non da ultimo Ring Lardner gioca moltissimo con la lingua inglese, in parte visibile anche nella traduzione italiana: in “I fatti” troviamo uno scambio spassosissimo tra il signor Bowen e il controllore del treno: Billy Bowen cerca di arrivare dalla sua bella in treno, a South Ben, ma dopo i bagordi pomeridiani con il suo amico non gli riesce di prendere quello giusto.

    E quando Billy raggiunse il cancello, il treno delle cinque e venticinque era già partito e quello delle cinque e trenta si preparava a corrergli dietro.
    «Per dove?» domandò il bigliettaio.
    «Sbraun Zen».
    «Corra, allora» disse il bigliettaio.
    Billy si mise a correre. Corse verso il primo vagone belvedere del treno Rock Island, diretto a St. Joe, nel Missouri.
    «Dove?». domandò il controllore.
    «Sbraun Zo» disse Billy.
    «Lo vedo bene che è sbronzo» disse il controllore. «Ma dov’è che deve andare?»

    Tra i racconti più divertenti “Zona di silenzio”, “Tagliando i capelli”, “Il signor e la signora Ci-pensiamo-noi, “Dialoghi di viaggio”.

    Lardner è sempre stato sottovalutato per non aver prodotto un grande romanzo al pari di Fitzgerald o Hemingway, mentre andrebbe valutato per la qualità di comunicare grande umanità con sarcasmo e arguzia senza mai tralasciare il piacere della lettura.

    COPERTINA 8 | STILE 9 | RACCONTI 9

    http://officinadellibro.blogspot.it/2018/04/recensione-tagliando-i-capelli-di-ring.html
  • 11Feb2018

    Giulia Borghese - La Lettura

    Leggere Ring Lardner è una pacchia, come potrebbe dire lui. Soprattutto oggi che ci viene riproposto nella bella traduzione di Daniele Benati.

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  • 17Nov2006

    Stefano Bartezzaghi - Il Venerdì

    Quello che il lettore Tiella ha reinventato a modo suo, gli enigmisti lo chiamano “anagramma a senso continuativo”.

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  • 09Nov2006

    David Frati - mangialibri.com

    Stephen Gale, impiegato di un’azienda del gas della piccola cittadina di Maysville, ha il pallino della poesia. Un giorno un tizio che viene da New York gli promette di far leggere le sue poesie a qualche editore e lui inizia a sognare.

    Un uomo reduce da un intervento chirurgico viene affidato alle cure di una petulante infermiera, la signorina Lyons. La donna travolge il poveretto con una quantità industriale di gossip malevoli; un barbiere di provincia racconta vita, morte e miracoli dei suoi clienti storici; un fratello e una sorella si rivedono dopo molti anni in compagnia dei rispettivi coniugi ma non sanno più cosa dirsi e la riunione di famiglia affoga nella malinconia…
A qualche decennio di distanza da una storica antologia Longanesi, torna in Italia uno dei maestri della prosa breve di tutti i tempi. “Possiamo immaginare solo una cosa che sia più interessante di Ring Lardner che scrive di tutto: Ring Lardner che scrive di niente”, sostenevano i suoi colleghi del Morning Telegraph, ed è difficile immaginare miglior tributo al talento di questo giornalista/scrittore che ha saputo raccontare i lati grotteschi ed umoristici dell’America dei Roaring Twenties e di quella della Depressione come nessun altro, prima di morire prematuramente nel 1933. Lardner è stato soprattutto un formidabile cronista sportivo: le sue cronache dl campionato di baseball lo hanno reso leggendario presso gli appassionati di questo sport. E dal baseball è partita anche la sua ricerca linguistica, che ne ha fatto un eccellente scrittore e un grande testimone della sua epoca. Coniò uno slang sgrammaticato mutuato da atleti ignoranti e da diverse espressioni dialettali sentite in giro, il cosiddetto Ringlish, e se ne servì per umanizzare i suoi personaggi, per (ri)produrre una voce genuinamente americana, per dare libertà d’espressione a chi non ne aveva ma in compenso di cose da dire, eh! sapessi. Tagliando i capelli è una raccolta di dieci racconti, dieci irresistibili gemme di ironia velenosa ed affettuosa al tempo stesso che chi ama il mondo di Francis Scott Fitzgerald e John Fante non deve lasciarsi sfuggire per niente al mondo.

  • 04Nov2006

    Ezio Di Mauro - il manifesto

    Nei racconti dell’americano Ring Lardner non esistono già più le mezze stagioni della vita, in pratica o si è giovani, o si è vecchi.

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  • 21Ott2006

    Paolo Mauri - La Repubblica

    Ora che Marcos y Marcos ha appena pubblicato una raccolta di racconti c’è da chiedersi perché la fortuna italiana di Ring Lardner sia stata così avara.

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