Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone

Archivio rassegna stampa

  • 23Mar2014

    Giulia - Liberi di scrivere

    Un’ intervista con Dale Furutani

    Benvenuto Dale e grazie per aver accettato questa intervista per Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Dale Furutani? Punti di forza e di debolezza.
    Sono probabilmente la peggiore persona al mondo capace di dare una descrizione oggettiva di me stesso. Se costretto, direi che sono una persona comune, benedetta con opportunità eccezionali.

    Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
    La mia biografia puoi trovarla sul sito DaleFurutani.com. In breve, sono nato nel 1946 a Hilo, Hawaii. La famiglia di mia madre era di Suo- Oshima nel Mar interno di Seto, in Giappone. I miei nonni emigrarono alle Hawaii nel 1896, dove è nata mia madre. Quando avevo cinque anni, mia madre ha sposato un caucasico che poi mi ha adottato. Ci siamo trasferiti in California, dove sono cresciuto e sono stato educato. Ho una laurea in scrittura creativa presso la California State University di Long Beach. Ho anche un MBA presso la Graduate School of Management presso l’ UCLA.
Oltre a scrivere, ho avuto una carriera imprenditoriale di successo negli Stati Uniti e in Giappone. Ho visitato il Giappone più di 30 volte e vi ho vissuto per periodi che vanno dai tre mesi ai tre anni. Oltre a svolgere consulenze, ho avuto incarichi di Marketing Manager per la Yamaha Motorcycles negli Stati Uniti e sono stato Direttore dei Sistemi Informatici di Gestione per la Nissan negli Stati Uniti. Diversi anni fa ho iniziato a dare maggior spazio alla scrittura fino a quando la malattia ha interrotto definitivamente il mio lavoro.
    Cosa ti ha spinto a diventare uno scrittore? Che cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere romanzi?
    Il mio patrigno, che mi ha adottato, aveva un QI di 75. Nonostante queste doti intellettuali limitate leggeva sempre. Lottava duramente anche solo per leggere una rivista, impiegando un grande sforzo per capire quello che stava leggendo. Il suo sforzo mi ha fatto capire che la scrittura era un’ attività molto importante.
Ho iniziato a scrivere in quarta elementare. Ero solito stilare una lista delle parole della settimana che poi usavo per scrivere una storia. Il mio insegnante mi ha permesso di leggere queste storie in classe e mi ricordo le reazioni positive dei miei compagni.
Quando ero al liceo ho scritto alcune poesie e alcuni testi di saggistica, e ho avuto la fortuna di vendere alcuni testi di saggistica e vincere alcuni premi locali per la poesia.
In realtà, ho scritto per la maggior parte saggistica. Ho pubblicato più di 300 articoli e tre libri.
Dopo il college ho scritto un breve racconto per vedere se riuscivo a venderlo. L’ho inviato ad una rivista e ho ricevuto una lettera di tre pagine da un editor piuttosto famoso. Era una dettagliata analisi della mia storia con suggerimenti per migliorarla. Ero così ignorante che non sapevo che questa era una cosa straordinaria per un editor che aveva ricevuto una storia non sollecitata da uno scrittore del tutto sconosciuto. Non mi rendevo conto che avrei dovuto riscrivere la storia facendo tesoro anche dei suggerimenti dell’editor. Tutto quello che invece vidi era che la mia storia non era stata acquistata, così smisi di scrivere romanzi e mi concentrai sulla saggistica e nella mia carriera di affari .
Quando mi sono avvicinato ai 50 sono diventato amico dello scrittore Michael Nava. Mi piaceva parlare con lui di scrittura e dei problemi tecnici legati ad essa. Michael mi suggerì di provare a scrivere un mistery. Dal momento che questa era una cosa che avevo sempre voluto provare, l’ho fatta. Sono stato fortunato e il mio primo romanzo giallo ha avuto un agente nel giro di poche settimane, è stato venduto quasi subito, e ha vinto diversi premi (sono stato il primo scrittore asiatico-americano a vincere importanti premi di scrittura gialla), e ha ricevuto diverse recensioni positive. Non so se il mio successo nella narrativa possa essere definito lento o veloce. Dopo tutto, mi ci sono voluti quasi 30 anni per sviluppare sufficienti capacità di scrittura, acquisire abbastanza esperienza di vita, e sviluppare le conoscenze del business necessarie per diventare un autore pubblicato di narrativa.
Sono stato molto felice quando Marcos y Marcos ha deciso di pubblicare in Italia i miei libri della serie del Samurai e di Holmes. Marcos y Marcos ha una reputazione per la fiction di qualità, e vedere da parte loro tanto entusiasmo per il mio lavoro è stato davvero incoraggiante. Dovrai chiedere a Marco y Marcos, se vuoi sapere che cosa pensano di me, ma so che hanno trovato divertente che io abbia sviluppato una dipendenza dal Chinotto quando ero in Italia!
    Sei il padre del personaggio di Matsuyama Kaze, un detective samurai sullo sfondo del Giappone feudale. Come ti sei avvicinato al personaggio?
    Il personaggio di Kaze è motivato da tre fattori fondamentali nella cultura giapponese. Il primo è il Bushido, che è la via del guerriero. E’ una filosofia di vita dura e violenta. Il secondo è il Buddismo Soto Zen. Come tutti i tipi di Buddismo, si basa sulla compassione e serve a temperare l’asprezza del Bushido. Il terzo è l’ ideale confuciano della struttura e dell’ ordine. Kaze è spesso motivato a cercare di ristabilire l’equilibrio con il mondo intorno a lui, che gli dà un senso di giustizia. Questi tre fattori sono tutti combinati con l’amaro, e sardonico senso dell’umorismo di Kaze.
    The Curious Adventures of Shelock Holmes in Japan, ora edito in Italia da Marcos y Marcos Editore con il titolo Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone, è una raccolta di racconti in cui i protagonisti sono Sherlock Holmes e un medico giapponese, il signor Watanabe. Ho avuto l’opportunità di recensirla (questo è il link: HYPERLINK “http://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2014/03/03/strane-avventure-di-sherlock-holmes-in-giappone-dale-furutani-marcos-y-marcos-2013/”qui) Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
    Ho avuto un decennio di gravi problemi di salute, durante i quali non ho scritto. Alla fine di questo periodo, quando pensavo che la mia salute fosse tornata alla normalità, ho scoperto di avere una forma molto aggressiva di cancro. Durante la convalescenza dal trattamento per il cancro non mi sentivo di scrivere un romanzo, così ho iniziato a scrivere una serie di racconti collegati tra loro. Per queste storie ho voluto tornare alle mie radici del romanzo poliziesco (proprio come i miei libri di Matsuyama Kaze esploravano le mie radici giapponesi). Così ho riletto tutti i racconti e  i romanzi di Sherlock Holmes e ho capito che c’era un periodo mancante nella cronologia di Holmes, durante il quale fingeva di essere un norvegese di nome Sigerson che stava esplorando l’Asia. Da lì è stato un attimo portare Holmes in Giappone.
    Crimini, indagini, avventure, l’incontro dell’Occidente con l’Oriente sono i temi principali. Ma c’è anche una storia di amicizia, tra due persone non così diverse. Potresti dirci qualcosa di più riguardo le trame di questi racconti?
    Ho cercato di mantenere lo spirito delle storie originali di Holmes, ma facendo sì che ogni mistero avesse in sé qualcosa di tipicamente giapponese, per cui Holmes non può risolvere i vari misteri senza l’aiuto del Dott. Watanabe. Le storie coinvolgono fantasmi, il concetto giapponese del galateo, e l’umorismo che può sorgere quando culture così diverse entrano in contatto.
    Cosa hai aggiunto di tuo al personaggio di Sherlock Holmes?
    Holmes è un grande eccentrico. Ho cercato di immaginare come queste eccentricità potessero essere viste attraverso gli occhi dei giapponesi del 1890. Questo porta ad alcune situazioni davvero divertenti. Per quanto possibile, ho cercato di non cambiare Holmes o il suo carattere.
    Ci sono progetti cinematografici tratti da questo libro? Guy Ritchie è magari interessato? Quale attore contemporaneo vedresti bene nel ruolo del Dottor Watanabe?
    L’ unico interesse cinematografico per i miei libri è stato quello di cambiare i miei libri sui Samurai in western (proprio come “Seven Samurai” divenne ” The Magnificent Seven ” ). La mia esperienza con Hollywood è stata come un petardo inesploso – un sacco di emozioni quando la miccia viene accesa, senza il botto alla fine!
    E per quanto riguarda il tuo stile di scrittura?
    Cerco di scrivere con uno stile pulito. Ho passato un sacco di tempo nel fare in modo che ogni parola fosse la parola esatta, necessaria a descrivere quello che volevo trasmettere. Questo è probabilmente un retaggio della mia formazione di poeta . Sono sempre alla ricerca di quello che io chiamo ” il dettaglio rivelatore” che fissa una scena in luogo o nel tempo. Per le sequenze d’azione ho coreografato ogni movimento, così i personaggi si muovono da una posizione all’altra senza problemi e con grande grazia.
    Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?
    Ho letto tonnellate di saggistica e molto poca narrativa. Se uno scrittore di fiction è migliore di me, ho paura che possa influenzare il mio stile. Se uno scrittore è peggiore di me, non finisco neanche il libro, perché è difficile che me lo goda ed è impossibile che possa imparare qualcosa ( tranne, forse, le cose da non fare). Amo le biografie, la storia (soprattutto la storia romana e in particolare la guerra civile americana), l’aviazione, e le auto da corsa. Uno scrittore di fiction da cui non posso stare lontano è Tony Hillerman, e ho anche riletto alcuni autori classici di fiction.
    Cosa stai leggendo in questo momento?
    Caesar: Life of a Colossus di Adrian Goldsworthy. Mi interessa molto il periodo compreso tra Silla e Augusto.
    Hai un agente letterario?
    Sono stato con Sterling Lord Literistic, una grande agenzia di New York, per quasi 20 anni.
    Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente avvenuto durante questi incontri.
    Mi piace andare in un posto e starci un po’, ma non mi piace il tipico tour dove trascorri solo un giorno o due in ogni città. Viaggi troppo e non hai abbastanza tempo per vedere le cose. Mi piace incontrare i lettori e parlare con loro (soprattutto se sono miei lettori)!
I miei libri vengono spesso regalati nelle comunità giapponesi- americane. Una volta durante una presentazione alla firma dei libri un uomo prese un mio libro e lo guardò intensamente. Pensando che potevo aiutarlo a decidere se il libro fosse un regalo adatto, dissi: ” Questo libro non contiene né violenza né sesso gratuito.” L’uomo disse: “Grazie” e prontamente mise giù il libro. Credo che avesse idee molto precise su ciò che voleva in un romanzo.
    Verrai in Italia per promuovere i tuoi libri?
    Nel 2013 mia moglie ed io abbiamo trascorso un mese in Italia. Era la nostra prima visita e abbiamo viaggiato in diverse città grandi e piccole. La gente era molto gentile e ci siamo trovati benissimo. Il cibo italiano è il nostro genere di cibo preferito e abbiamo assaggiato molti deliziosi piatti regionali.
Ho fatto presentazioni a Roma, a Milano, a Piacenza e a Fidenza e le ho apprezzate molto. Marcos y Marcos anche organizzato una lettura di una troupe professionale di attori di ” Strane Avventure di Sherlock Holmes in Giappone ” per il suo evento del 2013 “Libri a Teatro”.
Ho trovato i lettori italiani molto intuitivi e interessati a cose che andavano al di là della trama o dei personaggi. Spesso mi facevano domande sulla cultura, sulla filosofia e sull’etica. Spesso ricevo questo tipo di reazione da parte dei lettori accademici, ma in Italia questo tipo di commenti arrivava da lettori di tutti i tipi. Nel 2014 trascorrerò due mesi in Francia, ma probabilmente non arriverò in Italia. Io e mia moglie comunque abbiamo adorato l’Italia e non vediamo l’ora di avere la possibilità di ritornarci.
    Come è il tuo rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
    Apprezzo chi usa parte del suo tempo per leggere il mio lavoro. Cerco di rispondere a tutti, a seconda della mia salute, ma di solito non riesco a impegnarmi in una lunga corrispondenza. Eppure, apprezzo moltissimo ricevere lettere e mail. Un indirizzo email è incluso nel mio sito web, DaleFurutani.com, in alternativa i lettori possono chiedermi l’amicizia e seguirmi su Facebook (“Dale Furutani”).
    Grazie per la tua gentilezza. Mi piacerebbe chiudere questa intervista chiedendoti se c’è una nuova avventura di Sherlock Holmes in programma o altri progetti.
    Ho altri progetti in cantiere. Ma non so quando sarò in grado di farli. In questo momento sono felice che il mio libro di Holmes sia disponibile in Italia.

  • 03Mar2014

    Giulia - Liberi di scrivere

    Davvero delizioso, Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone (The Curious Adventures of Shelock Holmes in Japan, 2011) di Dale Furutani, edito da Marcos y Marcos e tradotto da un pool di giovani traduttori[1], coordinato da Paola Mazzarelli.

    Che il personaggio di Sherlock Holmes abbia ispirato schiere di apocrifi non è una novità, originale invece è senz’altro lo scenario scelto da Dale Furutani, già autore di una raffinata trilogia, edita sempre da Marcos Y Marcos, con al centro le indagini di un samurai, tale Matsuyama Kaze, sullo sfondo di un quanto mai suggestivo Giappone feudale.
Dunque siamo in Giappone, tra il 1892 e il 1893, in pieno periodo Meiji, periodo in cui era imperatore Mutsuhito, famoso come fautore della progressiva occidentalizzazione del paese. Sherlock Holmes, sotto le mentite spoglie di un quanto mai fantomatico esploratore norvegese di nome Sigerson, (nel racconto L’avventura della casa vuota sarà lui in persona a svelare a Watson, la sua identità occulta), per sfuggire alla banda del professor Moriarty, dopo l’incidente alle cascate di Reichenbach, dove aveva inscenato la propria morte, vaga per l’Asia, toccando la Persia e il Tibet. E a quanto pare anche… il Giappone, stando all’affermazione che fa Holmes su un tipo particolare di arti marziali, informazione a quanto pare confermata dai taccuini di un medico, un certo dottor Junichi Watanabe, che l’autore (espediente letterario già noto al Manzoni) dice di aver ricevuto in dono da una simpatica vecchia obaasan di Karuizawa, villaggio turistico a nord di Tokyo, in cui, singolare coincidenza è possibile trovare in un giardino pubblico vicino alle scuole superiori una statua di un uomo con indosso una mantellina e un cappello ben noti.
La segretezza quindi è la maggior priorità del nostro, che appunto giunto a Yokohama fugge grandi alberghi e luoghi pubblici e trova ospitalità nella casa del dottor Watanabe, presentato dal solerte colonnello inglese Montague Ashworth, misterioso personaggio che gravita intorno alla ambasciata britannica. Sarà l’inizio di una bizzarra convivenza, (Sigerson –san sembra affatto interessato a usi e costumi giapponesi, con grande rammarico del suo ospite, quanto ad indagini e delitti), che porterà i due molto vicini ad una vera e sincera amicizia.
In otto racconti, che vanno da L’avventura dell’henna gaijin a Il caso del cuore infranto, Sigerson –san avrà modo di mettere alla prova il suo acume e il suo talento investigativo, (tenendosi lontano dalla cocaina, a quanto pare suo unico strumento per combattere la noia), in compagnia della sua guida e traduttore, sorta di Watson con gli occhi a mandorla, che del precedente assistente di Holmes conserva la qualifica di medico, le iniziali di nome e cognome e ben poco altro.
Junichi Watanabe è un perfetto giapponese del suo tempo, affascinato dall‘Inghilterra, (ma non dalla Germania), dalla medicina “olandese”, dalle modernità portate dall’occidente, ma fedele a un codice antico, appartenuto ai samurai, e all’usanze di buona educazione e discrezione, peculiari del suo popolo. Solo un bambino rende palesi i suoi sentimenti e i suoi pensieri, un giapponese adulto e beneducato, evita la volgarità dell’esibizione di cose che debbono restare private e nascoste. E Holmes questo sembra stranamente capirlo, uniformandosi, forse grazie alla sua estrema sensibilità, a questo modo di comportarsi non del tutto estraneo al suo essere più profondo. E questa è senz’altro l’intuizione, più originale e compiaciuta, di Dale Furutani, che con uno stile semplice e pulito, ci accompagna in questo viaggio nel Giappone antico sulle tracce di un incontro che tramite la stima reciproca e la curiosità, si trasforma inaspettatamente in qualcosa di più, capace di avvicinare oriente e occidente. 
Per chi già conosce lo stile di Furutani, sicuramente una piacevole conferma, per chi come me si avvicina per la prima volta a questo autore, una scoperta davvero gradita.
    [1] Traduzione dall’inglese realizzata dagli allievi della scuola di Specializzazione in traduzione editoriale Tuttoeuropa, Torino – corso 2012- 2013, lingua inglese: Flora Arone, Alessia Borin, Paolo Cocco, Chiara De Bernardi Simona Depaoli, Serena Fabris, Marta Formagnana, Ilaria Gentile, Chiara Longo, Sofia Mangano, Manuela Mastroianni, Sara Monsurrò, Roberta Sapino, Agnese Scarpa, Mariangela Scrimaglio, Elisabetta Spediacci, e Angela Tursi.

  • 01Mar2014

    Piero Ferrante - Stato Quotidiano

    Indagini dal Paese del Sol Levante
    Sangue più amore più corpo uguale uomo. Uomo più cappello più lente d’ingrandimento più pipa uguale Sherlock Holmes. Sherlock Holmes più Sol Levante più mistero uguale Dale Furutani.

    Furutani più otto racconti più Marcos y Marcos uguale “Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone”. Per la serie: non solo la matematica, ma pure la letteratura non è un’opinione. Una scienza sui generis, questo sì, che però sa essere sorprendentemente esattissima, e la cui bontà può essere suffragata dall’inchiostro, dimostrata da un pizzico di sogno e confermata nell’odore della carta.

Esatta appunto, come un calcolo. Oppure come un’intuizione, un’illuminazione, come un lampo di genio. Uno di quelli capaci di risolvere un caso nel breve volgere di un fiato, che si tratti della morte di un monaco o di quella d’un asceta, del furto di cetriolini sottaceto o di complicati piani d’ingegneria navale, di voci dall’oltretomba o di panni sporchi e, dunque, da lavare in famiglia. Che ad averne, di questi lampi, sia un tale Sigerson, all’apparenza, un innocuo esploratore norvegese riparato in un quieto villaggio del Giappone, fa un po’ strano. In generale, perché in fondo un morto ammazzato non procura la stessa scarica adrenalinica di una scalata, dell’inoltrarsi in un bosco, del planare zaino in spalla in reconditi sistemi antropologici lontani dall’idea di Dio e da quella di tempo. In particolare, agli occhi del suo ospite, il dottor Watanabe che, suo malgrado, si trova a vestire i panni dell’assistente indagatore. Certo, non che non ce lo si aspettasse da un occidentale. In fondo, Sigerson-san, visto di primo acchito non è che uno dei tanti henna gaijin che affollano le strade del Giappone più turistico. Un ‘bizzarro straniero’ che come tutti gli altri suoi simili, usa condire il cibo con del burro, parla solo inglese, si lava poco, vive la vita in preda all’ansia, cammina in casa con le scarpe, ingurgita il suo dio come fosse il re di tutti i cheeseburger. E, per giunta, quasi non bastasse, ha passatempi strani, si direbbe addirittura macabri, come inseguire le rotte dei delitti.

Con un misto di ironia, sentimento e mistero, Furutani dà vita a un libro intrigate e curioso, che riesce a vincere anche le più accanite resistenze alla lettura. D’altra parte, per chi ama Sherlock Holmes sa che questa passione è roba da gelosia, e non ci si rassegna a cuor tanto leggero alle sofisticazioni. Eppure, bastano poche pagine, o addirittura appena qualche riga, per rimediare una buona dose di dipendenza da lettura e rimanere inchiodati alle ‘Strane avventure’. Leggi e ti accorgi che Furutani non vuole imitare, e non potrebbe essere altrimenti, mastro Arthur Conan Doyle, ma creare un altro mondo, uno a parte, in cui Holmes diventa più umano. Infallibile, certo. Come ogni eroe di carta che si rispetti. Ma comunque più aperto al mondo dell’emozionalità, alla comprensione del prossimo, fino a diventare indagatore delle ragioni del cuore, vicino a Watanabe e un po’ lontano da se stesso.
Dale Furutani, “Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone”, Marcos y Marcos 2013
Giudizio: 3.5 / 5 – elementare, Furutani

  • 23Gen2014

    Giulia Luciani - Il Bibliomane

    SHERLOCK HOLMES IN INCOGNITO IN GIAPPONE
    Il più grande investigatore di tutti i tempi è costretto a viaggiare in segreto, spacciandosi per un esploratore norvegese, per sfuggire ai nemici che si è fatto in Europa e che vogliono farlo fuori.

    Giunge così fino in Giappone, nella cittadina di Kuruizawa, dove viene accolto in casa dal dottor Watanabe, che, da buon giapponese, coglie subito le stranezze del suo ospite, tipiche, invece, della cultura europea: poca inclinazione per la pulizia, non saper nascondere i propri sentimenti e non conoscere i costumi dell’oriente. Ma, nonostante ciò, tra i due nasce un profondo legame perché fin da subito il dottore nota nel suo ospite il suo forte, quasi maniacale, interesse per le indagini. L’”esploratore finlandese” ha, infatti, anche uno straordinario fiuto e riesce a giungere, senza troppe difficoltà, a conclusioni per gli altri inimmaginabili. I due così affrontano insieme, e risolvono, vari casi, di più o meno grande portata e il dottore, all’inizio stregato dall’amico, finirà con l’imparare qualcosa dei suoi metodi.
    Dopo l’incontro e la conoscenza tra i due protagonisti, il romanzo si sviluppa nei vari casi affrontati da Sherlock Holmes e dal dottor Watanabe. Sono casi diversi e delle sfide continue che si concluderanno con la risoluzione in quello più difficile e più importante che riguarda direttamente lo stesso dottore.
    “Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone” è un libro semplice, leggero e scorrevole, una lettura poco impegnativa ma piacevole. Vi troviamo il famoso personaggio in un’ambientazione a lui completamente estranea ma non ne è affascinato: quella dell’indagare è un’ossessione, tant’è che quando non ha un caso sottomano ricorre all’uso della cocaina. Sono gli occhi del dottor Watanabe che ci fanno scoprire il personaggio di Holmes ed è lui che ci descrive la sorpresa nell’osservare i comportamenti dello strano europeo. Con questa tecnica il lettore apprende termini e usanze proprie della cultura giapponese, che riescono sempre a risultare affascinanti ed interessanti. Il libro è una sorta di fiaba evanescente, dai tratti delicati e dal sapore orientale.

  • 23Gen2014

    Valerio Calzolaio - Il Salvagente

    Karuizawa. 1892-1893. Dopo aver studiato più di due anni a Londra, il medico specializzato nelle cure “olandesi” Junichi Watanabe torna in Giappone e si insedia in una città di montagna a nord di Tokyo, luogo non solo di villeggiatura per stranieri (gaijin), esercitando in casa.

    Presto diventa vedovo e un paziente colonnello inglese gli chiede di ospitare il norvegese Sigerson-san, alto e magro, naso grosso e occhi scuri, abito di tweed e berretto da cacciatore, in fuga da sicari europei. Fosse che fosse Sherlock?, si chiede il 67enne hawaiano-californiano (ancora west-coast) dirigente aziendale, consulente automobilistico e scrittore Dale Furutani (“Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone”, Marco y Marcos 2013, pag. 253 euro 15, trad. Paola Mazzarelli), in prima varia, onore agli antenati. Era stato ipotizzato che Holmes sarebbe potuto essere là (quando fu dato per morto), in effetti risultò perspicace, cercava cocaina, aiutò il secondo dottore con acume e metodo a risolvere delitti e inganni, tradimenti e incidenti, furti e furberie, lo stesso assassinio della moglie. Divertente ennesimo omaggio al personaggio di Conan Doyle.

  • 03Gen2014

    Alessandra Massagrande - Libri&co

    Molti scrittori hanno voluto confrontarsi con il mito di Sherlock Holmes restituendo, un’immagine più o meno fedele all’originale o fornendo una reinterpretazione che possa dirsi più o meno riuscita, così ha fatto anche Dale Furutani che ci racconta il suo Sherlock e ci presenta un momento particolare della sua vita, quello in cui, dopo avere inscenato il proprio suicidio presso le cascate di Reichenbach, Holmes si finge un esploratore norvegese che giunge in Giappone con  il nome di Sigerson.

    Arrivato a Karuizawa, una località di villeggiatura molto frequentata da inglesi e canadesi ha la necessità di trovare un alloggio discreto in modo da potere restare in incognito. Tramite l’interessamento del Colonnello Ashworth diviene ospite del dottor Watanabe.
    Il romanzo è originale fin dalla cornice in cui è inserito, infatti l’autore immagina di ricevere un cofanetto contenente alcuni taccuini scritti interamente in giapponese da una anziana obaasan, “nonnina”, incuriosito decide di farli tradurre. E’ proprio in quel momento che entriamo nel mondo e nella casa del dottor Watanabe che ci parla in prima persona grazie alla voce prestata dall’autore.
    Ogni capitolo è introdotto da un haiku e racconta una piccola avventura in cui è sempre presente un’ indagine ma questo fatto non deve trarre in inganno, non si tratta del solito romanzo giallo, l’investigazione è piuttosto lo spunto per decrivere tradizioni, luoghi, personaggi e per indagarne l’animo. E’ una storia che racconta anche il superamento delle diffidenze reciproche e la costruzione di un rapporto di amicizia tra due persone in grado di entrare l’uno nella vita dell’altro in punta di piedi.
    Lo ritengo un romanzo delicato, da gustare piano insieme ad una tazza di tè, la bevanda che accomuna i due protagonisti sebbene sia verde per Watanabe e nero per Holmes.

  • 01Gen2014

    Maria Cristina Coppini - Mangialibri

    L’anziana obaasan, con il volto rigato di lacrime, consegna a Furutani una scatola in stile Karuizawa-bori, con il bel coperchio intagliato a fiori di ciliegio rosa tenue, spruzzati di rosso. Il cofanetto contiene una pila di taccuini ingialliti, scritti in parte in caratteri kanji e in parte in inglese. Furutani non riesce a capire  di cosa si tratti e neppure il motivo per cui quella donnina voglia darli proprio a lui, ma lei dice convinta: “Lei è un Furutani e Nao-chan mi ha detto che è uno scrittore. Mi basta questo…”.

    Esaminando i taccuini, Furutani nota che ricorre spesso il nome Sigerson-san, vagamente familiare. Grazie alla traduzione di amici, scopre che si tratta di un minuzioso diario tenuto da un certo dottor Junichi Watanabe sul soggiorno di Sigerson-san, che, ora Furutani ricorda, è lo pseudonimo di Sherlock Holmes…
    I racconti di Dale Furutani sono come stampe su seta giapponese: eleganti, semplici e tradizionalmente puri. Notevole è anche la cornice che li racchiude, un’espediente così sublime e dai contorni talmente precisi che il lettore può essere preso dal dubbio che Sherlock Holmes sia veramente esistito e abbia vissuto per un periodo in Giappone. In effetti nella cronologia dell’opera di Arthur Conan Doyle ci sono tre anni dei quali l’autore scrive solo che Holmes, per sfuggire ai nemici, si finge morto e assume l’identità di un norvegese esploratore in Asia. Furutani è riuscito nella difficilissima opera di raccontare quegli anni, mantenendo il personaggio sullo stesso registro dell’originale. Attraverso sussurri inglesi e sguardi nipponici, il compìto dottor Watanabe e il riservato Sigerson-san si avvicinano, diventano un’originale coppia d’investigatori, risolvono misteriosi omicidi, imparano a apprezzare le rieciproche diversità e acquistano vicendevole stima e amicizia.Garbati haiku introducono ciascun racconto in passeggiate orientali in cui spunta l’ironia anglosassone. Un apocrifo che si legge con gusto e non può sfuggire agli appassionati di Holmes.

  • 24Dic2013
  • 12Dic2013

    Redazione - Gioia

    Altissimo, nasuto, inseparabile dal suo strano cappello, si annoia facilmente ma basta un mistero di qualunque entità per risvegliare le sue straordinarie abilità deduttive.

    Leggi l’articolo completo

  • 10Dic2013

    Anna Lisa Somma - Biblioteca Giapponese

    Imponente naso aquilino, altezza rilevante, uno spiccato interesse per tutto ciò che ha che fare con un mistero: Sherlock Holmes non può non distinguersi anche nel Sol Levante, dove è finito – celandosi dietro l’identità fittizia dell’esploratore norvegese Sigerson – per scampare alle vendetta del clan del professor Moriarty, da lui ucciso ne L’ultima avventura.

    Alle prese con sushi, buone maniere giapponesi e inchini, l’investigatore più celebre di tutti i tempi rivela una certa goffaggine, che svanisce non appena si trova alle prese con un caso da risolvere nella piccola e sonnolenta cittadina di Karuizawa, ospite del dottor Watanabe, che non solo sostuisce egregiamente Watson, ma si rivela un’ottima e indispensabile guida per comprendere usi e costumi locali. 
E’ questa la sostanza delle otto storie raccolte in Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone (trad. a cura degli allievi della Scuola di Traduzione editoriale Tuttoeuropa, Marcos Y Marcos, pp. 252, € 15, HYPERLINK “http://www.amazon.it/gp/product/8871686721/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=23322&creativeASIN=8871686721&linkCode=as2&tag=bibliotecagia-21″ora in offerta su Amazon a 12,75) di Dale Furutani, autore nippoamericano già noto per la sua trilogia dei samurai (A morte lo shogun, Vendetta al palazzo di giada, Agguato all’incrocio).
Che si tratti di un’inchiesta su episodi di spionaggio internazionale capaci di mettere a rischio la sicurezza della Gran Bretagna (L’avventura dei progetti della corazzata), di un furto apparentemente da golosi (L’avventura dei sottaceti rubati) o di un’indagine che tira addirittura in ballo inquietanti presenze dell’aldilà (Il caso della voce del demone), il detective britannico – ricorrendo alle sue famose quanto inconsuete tecniche – getta luce su ogni problema insoluto e garantisce alla giustizia i malviventi: riuscirà però anche a far chiarezza sulla morte della giovane moglie del dottor Watanabe, scomparsa in circostanze poco chiare?
Con uno stile piano e non di rado venato d’ironia, Furutani conduce il lettore alla scoperta della cultura nipponica primo-novecentesca in cui la modernità e il desiderio di emulare l’occidente convivono con la tradizione (e talvolta si scontrano con essa), senza però tradire l’originaria essenza della saga di Arthur Conan Doyle: il risultato è un volume scorrevole , nel quale l’odore acre della pipa di Sherlock Holmes sa piacevolmente confondersi con i profumi di un Giappone perduto.

  • 09Dic2013

    Paolo Marzola - L'evasione del prigioniero

    Tra le mie passioni “very british” ci sono i casi canonici e gli apocrifi Sherlockiani come questo che porta il nostro in Giappone.

    Ambientato nel 1892, in pieno “Grande Iato”, scopriamo presto che Sherlock Holmes, sotto il falso nome dell’esploratore norvegese Sigerson, ha dovuto lasciare prima del previsto il Tibet e si è nascosto a Kuruizawa, località di villeggiatura a un giorno di viaggio a nord di Tokyo e frequentata da inglesi e canadesi. Qui viene introdotto dal colonnello inglese Montague Ashworth a un dottore laureato in medicina occidentale le cui iniziali sono J.W. (sarà un caso, o forse no, ci domandiamo?) J. W. non sta però per John Watson, ma per Junichi Watanabe e i due condivideranno l’appartamento di quest’ultimo dove faremo la conoscenza anche della governante, la signora H… (altro caso?) Hosokawa-san, che anche nelle sembianze fisiche potrebbe ricordare la più nota signora Hudson.
    Il dottor Watanabe diviene così il biografo di alcuni accadimenti che rimettono in moto la voglia di indagare di Holmes e descrivono come il Nostro si renda presto un ospite interessante all’interno di una cultura, quella giapponese, molto diversa da quella europea.

  • 07Dic2013

    Luigi Pachì - Sherlock Holmes magazine.it

    Strane avventure di Sherlock Holmes in Giapponese
    Il Grande Iato e Sigerson-san

    Tra la serie di apocrifi che hanno da poco raggiunto le librerie Marcos Y Marcos propone un libro composto da otto racconti piuttosto particolare di Dale Furutani dal titolo Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone (euro 15,00, 254 pagg.).

    Ambientato nel 1892, in pieno “Grande Iato”, scopriamo presto che Sherlock Holmes, sotto il falso nome dell’esploratore norvegese Sigerson, ha dovuto lasciare prima del previsto il Tibet e si è nascosto a Kuruizawa, località di villeggiatura a un giorno di viaggio a nord di Tokyo e frequentata da inglesi e canadesi. Qui viene introdotto dal colonnello inglese Montague Ashworth a un dottore laureato in medicina occidentale le cui iniziali sono J.W. (sarà un caso, o forse no, ci domandiamo?) J. W. non sta però per John Watson, ma per Junichi Watanabe e i due condivideranno l’appartamento di quest’ultimo dove faremo la conoscenza anche della governante, la signora H… (altro caso?) Hosokawa-san, che anche nelle sembianze fisiche potrebbe ricordare la più nota signora Hudson.
    Il dottor Watanabe diviene così il biografo di alcuni accadimenti che rimettono in moto la voglia di indagare di Holmes e descrivono come il Nostro si renda presto un ospite interessante all’interno di una cultura, quella giapponese, molto diversa da quella europea.
    I casi non sono complicatissimi, ma mettono in luce il solito acume deduttivo di Holmes che in certe situazioni li confronta con storie ed evidenze già trattate nel canone, come il caso dell’avventura dell’uomo dal labbro storto, quando se la vede con un caso che riguarda i monaci mendicanti.
    Voci sinistre nel buio che fanno impazzire un uomo, progetti navali trafugati, un missionario che precipita nel vuoto e molto altro: per essere ospitale sino in fondo, il dottor Watanabe offre al suo ospite i misteri che approdano al suo ambulatorio.
    Non sa che lo spilungone in grado di stupire tutti con le sue deduzioni è il grande Sherlock Holmes, in incognito in Giappone per sfuggire al suo peggior nemico Non lo sa, ma è fiero di fargli da interprete di lingua e cultura giapponese, e di assisterlo con il suo buon senso.
    Di caso in caso l’alleanza si stringe e dalla stima nasce un’amicizia.
    Finché, vincendo il tipico riserbo giapponese, il dottor Watanabe apre il suo cuore al forestiero e gli svela una ferita mai sanata. Risolvendo l’ultimo mistero, sarà Sherlock Holmes il buon medico che guarisce l’amico dalle ombre del passato.
    E’ quasi un peccato che, visto quanto sia credibile la permanenza di Holmes/Sigerson in Giappone, in questo testo di Furutani, il dottor Watson non ne abbia (ovviamente) mai potuto parlare nei sui racconti…