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Sputerò sulle vostre tombe

Archivio rassegna stampa

  • 24Set2017

    Maria Tortora - Lankenauta.it

    Nel 1946 la casa editrice francese “Le Scorpion”, diretta, al tempo, da Jean D’Halluin, pubblicò “J’irai cracher sur vos tombes”. Autore Vernon Sullivan. Lo scandalo fu immediato ed il libro, che in pochi giorni vendette 122mila copie, venne ritirato dal mercato poco più tardi. “Sputerò sulle vostre tombe” portò alla ribalta, per la prima volta nel Vecchio Continente, il tema del razzismo, quindi le discriminazioni e le violenze che i neri americani erano costretti a subire da parte dei bianchi. Le rivendicazioni e le conquiste di Martin Luther King verranno solo diversi anni più tardi.

     

    Il libro fu un prepotente atto d’accusa nei confronti del perbenismo, dell’ipocrisia e della vigliaccheria della società americana. Oltre ad affrontare una questione tanto scottante e tanto diversa, “Sputerò sulle vostre tombe” proponeva una storia violenta, oscena, fortissima. La trama era tutto sommato semplice: il protagonista del romanzo, Lee Anderson, un negro dalla pelle bianca, nasconde una sorta di segreto appartenente al suo passato. Ed è proprio per vendicare quel tragico passato che Lee progetta di sedurre due bellissime sorelle: ragazze bianche, ricche, inavvicinabili e profondamente razziste. Il racconto è agile, teso, irrequieto. E’ carico di scene di erotismo, alcolismo e perversità d’altro genere. Tutto è descritto con un linguaggio estremamente immediato ed esplicito. Ed è proprio per questo che “Sputerò sulle vostre tombe” attirò l’attenzione di tanti lettori e quella del direttore del “Cartel d’Action Sociale et Morale”, Daniel Parker, che ne proibì la diffusione e, con essa, ne aumentò il fascino e la leggenda.

    Tanto clamore portò ben presto alla scoperta di una verità ancora più scabrosa: Vernon Sullivan, presentato come un autore nero americano, censurato in patria per motivi di natura razziale, non esisteva, “Sputerò sulle vostre tombe”, infatti, era stato scritto da Boris Vian. L’artista francese ammise di non essere il traduttore del libro, come fino ad allora aveva sostenuto, ma di esserne l’autore. La confessione di Vian risale ad 24 novembre del 1948. La macchina della giustizia era già in moto: Vian e Jean D’Halluin vennero condannati a pagare un’ammenda di centomila franchi.

    La nascita di “J’irai cracher sur vos tombes” era dovuta ad una sorta di giocosa scommessa che Vian propose all’editore: scrivere un romanzo indecente e forte, in perfetto stile americano, in pochi giorni. Vian inventò una storia e anche il nome del suo autore che chiamò Vernon, come un suo amico musicista, e Sullivan, come Joe Sullivan, celebre pianista jazz. Quella di Vian voleva essere una mera operazione commerciale che avrebbe consentito a Jean D’Halluin di vendere un bel po’ di libri. E così fu. Al tempo in Francia, e nel resto d’Europa, la letteratura sensazionalistica americana andava per la maggiore e Boris Vian, attraverso “Sputerò sulle vostre tombe”, voleva prendersi gioco di quella letteratura, nel pieno rispetto della sua indole insolente ed ironica. Per lo scrittore francese fu un semplice “divertissement” ma per i critici non lo fu affatto, soprattutto perché nessuno di loro era stato capace di intuire la vera genesi di “Sputerò sulle vostre tombe”. Un “gioco” che Vian pagò caro visto che, da quel momento in poi, i suoi libri ricevettero scarsa attenzione da parte della critica. In modo sbrigativo ed efficace Vian veniva punito anche per quel lucido sarcasmo col quale, dopo la sua confessione, aveva sottolineato l’approssimazione e l’ingenua seriosità delle critiche rivolte al SUO romanzo.

     

    Boris Vian nacque a Ville-d’Avray il 10 marzo 1920. Durante l’infanzia soffrì di alcune complicazioni reumatiche che compromisero in maniera seria il funzionamento del suo cuore. A 22 anni si diplomò in Ingegneria Cartaria. Nel periodo che va dal ’41 al ’44 visse a Saint-Germain-des-Près, frequentando gli ambienti esistenzialisti e dedicandosi alla musica Jazz. A questo periodo risalgono anche i primi scritti di Vian che trovò in Raymond Queneau il suo scopritore e protettore. Boris Vian fu giornalista, traduttore, scrittore, poeta, musicista, cantante, autore di teatro, sceneggiatore. Spirito eclettico, dissacrante ed originale che fece dell’ironia il suo verbo. Morì il 23 giugno del 1959, a soli 39 anni, stroncato da un infarto, mentre assisteva alla proiezione dell’adattamento cinematografico del suo “J’irai cracher sur vos tombes”.
    https://www.lankenauta.it/?p=12284

     

  • 17Mag2014

    Pasquale Rinaldis - Il Fatto Quotidiano

    Storia appassionata del poliedrico e geniale artista Boris Vian

    Erano i tempi senza metrò, senza carbone ed elettricità, e le candele erano difficili da trovare. Gli intellettuali della Rive Gauche, “il quartiere della meditazione”,  dove si erano raccolti editori, librai, stamperie e rilegatori, avevano incominciato – al seguito di un signore strabico, con un cappotto di falsa pelliccia e una pipa in erica, accompagnato da una signora grande di corporatura e dall’aria seria come un’istitutrice –  a lavorare sotto una spettrale luce all’acetilene. Erano gli anni della Liberazione francese e dell’esistenzialismo parigino i cui capostipiti erano Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir. L’uscita del primo numero della rivista Temps Modernes, dei romanzi Cammini della libertà di Sartre e Sangue degli altri di Simone de Beauvoir, avevano reso la coppia celebre e tra i più letti al mondo.

    Il poeta Jacques Audiberti come Sartre, viveva in albergo all’hotel Taranne, attraversava il boulevard Saint-Germain e incrociava Arthur Adamov, intento a creare il teatro dell’assurdo, senza perdere il suo inconfondibile accento caucasico. La “bande à Prévert” la cricca degli amici del poeta Jacques Prévert detti Gruppo Ottobre per aver dato al teatro e al cinema un realismo dal tocco poetico, era stata accolta anch’essa nel chiassoso quartiere parigino. L’artista Pablo Picasso, si faceva vedere con la compagna Dora Maar solamente nell’ora dell’aperitivo, poiché era diventato molto difficile spostarsi per Parigi. Si affacciavano sulla scena Raymond Queneau, con i  suoi occhiali e l’umorismo surreali sul suo corpo da impiegato, lo svizzero Giacometti intagliato come una scultura, Robert Desnos e Paul Eluard transfughi del surrealismo e Albert Camus assieme all’avanguardia di giovani che si sarebbero presto dichiarati esistenzialisti. Nell’euforia della Liberazione, i giovani timidi per far colpo sulle ragazze si dichiaravano esistenzialisti,  e la vita per Sartre e de Beauvoir era diventata insostenibile: erano diventati troppo famosi, bersagliati dall’interesse di molti curiosi, degli ammiratori e della stampa. La Rivoluzione esistenziale era all’ordine del giorno e anche della notte, e pure l’ubriachezza era dialettica. Imperversavano le polemiche filosofiche e i vari dibattiti con i relativi punti di vista tutt’altro che omogenei: come comportarsi con i collaborazionisti? E come non essere comunisti? Un piccolo ristorantino al numero 10 di rue Jacob, diretto da un certo Chéramy, divenne il luogo in cui si ritrovava il nucleo originario degli esistenzialisti. Da Chéramy si poteva vivere a credito e pranzare con meno di dieci franchi. Si rimaneva sorpresi nel vedere la sua collezione di autografi, ma quanta gente che ha dimenticato di pagarlo… se si ammette che la voga del Flore, il caffè letterario che divenne famoso durante l’occupazione e che diventerà celebre gran parte grazie a Prévert, è proprio da Chéramy che bisogna cercare le origini di questo successo.

    Ma il personaggio che crea gli antri di perdizione di Saint-Germain, le “cave”, trasfigurando il villaggio intellettuale in una baldoria notturna è un giovane sconosciuto, povero ma con un mestiere, un appartamento, una moglie e un pregio: non beve ancora. “È bello, bello di pallore, con un’aria sognante, ma con il sorriso feroce; è altissimo, ed ha sempre con sé una tromba. Il suo sguardo si incupisce di gravità quando guarda la tromba che stringe in mano: è Boris Vian”.
    Non si può ignorare la difficoltà di trovarsi davanti un poliedro dalle troppe facce, poiché dalla matematica alla narrativa dal teatro alla poesia dalla musica alla regia e all’impresariato, Vian si è proiettato lungo le direzioni più bizzarre, con un gusto della novità che sempre diventava una febbre. E alle prese con un fenomeno del genere, era fatale che gli stessi interpreti più volenterosi, fossero costantemente esposti al rischio di confondere nella sua dimensione operativa il superfluo con i motivi profondi ed essenziali. Si aggiunga il gusto della beffa che l’induceva ad abusare della sua vena creativa per allontanare il fantasma inquietante che ogni tanto si affacciava nella sua fantasia lanciandolo in avventure mozzafiato: Vian era malato di cuore sin dalla nascita e visse tutta la vita con la consapevolezza che la morte potesse arrivare da un momento all’altro. Un destino da poeta maledetto, ma è un destino sempre rifiutato in cui il dramma finisce sempre con un sorriso.

    Nato casualmente il 10 marzo 1920 a Ville d’Avray sulla porta di una clinica ostetrica che era chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite, nacque piuttosto  con la camicia. A scuola “va benino ma neppure benissimo”, prende il diploma superiore con una votazione media, ma decide di iscriversi alla scuola superiore per le arti e i mestieri che in realtà equivale alla nostra facoltà di ingegneria meccanica, ed è così che si reca poco più che diciottenne a Parigi, dove in poco tempo esplodono tutti i suoi vari talenti: in tutte le cose in cui Vian si tuffa con tutto sé stesso, riesce ad ottenere un successo strabiliante. Nel 1938 cominciò a studiare la trombetta a rosolio, “raggiungendo immediatamente il livello di Luis Armstrong, ma la abbandonò subito per non privare il poveretto della pagnotta”, avvantaggiato dai soliti pregiudizi razziali. Assieme al fratello Alain che suona in una banda di jazz piuttosto importante, inizia ad occuparsi della programmazione musicale del Tabou, un locale notturno dove si suona ovviamente musica jazz e dove Vian inventa spettacoli di cabaret, serate a tema e ben presto diventa un punto di incontro di diversi esponenti dell’esistenzialismo francese.

    L’incontro tra il filosofo e la “locomotiva dei divertimenti di Saint-Germain” ebbe luogo nella primavera del 1946. Boris Vian viene presentato a Simone de Beauvoir il 12 marzo assieme alla moglie Michelle, mentre Sartre è in America: trova che Boris si ascolta, è una persona interessante e in più coltiva con troppa compiacenza i paradossi; al mattino Simone, parla già di amicizia eterna. Quando Sartre ritorna, considera Boris enigmatico mentre la moglie Michelle di una bellezza così evidente che ne diventerà l’amante. Da allora Vian, trascina tutti i suoi amici a coagularsi  attorno a Sartre nelle notti di Saint-Germain, divenendo il “monaco sulfureo del Jazz e Saint-Germain des-Prés è il suo profeta” recita una poesia di Prevért dedicata a Boris Vian. L’Esistenzialismo delle “cave” nella sua essenza, era una sorta di deformazione selvaggia dei costumi primitivi estratti dalla ganga millenaria in cui essi sonnecchiavano fino all’avvenimento del Tabou, che li liberò per un uso privato e fu superato dagli avvenimenti. Il Tabou diventa il regno di Vian e del jazz, e la più celebre delle “cave” di Saint-Germain che meglio si adattava, alla nuova filosofia alla moda. Diventa il luogo dove festeggiare i riti dionisiaci dell’euforia della Liberazione con vino, danze, amore e Coca-Cola una bevanda allora rara e clandestina. Fu proprio l’amicizia tra Vian e Sartre a trasformare la Rive Gauche in Saint-Germain, conferendo al quartiere dell’intelligenza l’aspetto dei continuati baccanali della Liberazione.  Pur diventandone amico, Vian si prende beffe di Sartre e de Beauvoir, dei loro atteggiamenti e degli esistenzialisti: fu proprio la coppia di filosofi ad ispirargli “La schiuma dei giorni” il romanzo che ancora oggi viene considerato come il suo capolavoro, scritto tra il 1944 e il 1945, e da cui il regista francese Michel Gondry ha ricavato il suo Mood Indigo, uscito nelle sale nel 2013. È un romanzo carico di surrealismo, con una gioia di vivere e di musica, che traboccano e vengon fuori sin dalla breve premessa in cui Vian enuncia una sorta di dettame estetico ed esistenziale nel quale afferma che “l’essenziale nella vita è dare giudizi a priori su tutto, poiché sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, mentre gli individui hanno sempre ragione”. È un romanzo dolce e pirotecnico colmo di invenzioni che fanno ridere e piangere, ma allo stesso tempo è una feroce denuncia del conformismo dell’epoca. La storia parte da questa Parigi in cui Vian si muove con gran disinvoltura, una Parigi magica e che contribuisce a far sentire tale. Protagonista del romanzo è Colin, un giovane riccastro colto e annoiato, innamorato perdutamente di una ragazza tenera di nome Chloé e con un amico Chick, a cui presta un pozzo di soldi o meglio di dobloncioni per collezionare tutte le opere del filosofo Jean Sol Partre. Ma La schiuma dei giorni, anche se sostenuto da Raymond Queneau che lo candida al prestigioso premio della Pleiade non si rivelò un successo come da Vian sperato, e non riuscì a vendere più di 1500 copie.

    A pochi mesi dall’uscita de La schiuma dei giorni, si presenta a Vian la sua grande occasione: incontra Jean d’Hallouin un piccolo editore tutt’altro che ricco, titolare dell’Edition du Scorpion, il quale gli parla del suo ambiziosissimo progetto: metter su una collana dedicata alla letteratura noir americana che in Francia aveva ottenuto un enorme successo, ma il problema è che non sa come fare per pagare i diritti di quei grandi autori. Vian propone di scrivergli lui stesso, in soli quindici giorni un libro scabroso, dalle tinte forti e in più gli promette che sarebbe stato  migliore di un vero romanzo americano. Gli venne la brillante idea di inventarsi un falso nome e di travestirsi in uno scrittore di noir americano: nacque Vernon Sullivan scrittore negro censurato in America a causa del razzismo ed il romanzo “Sputerò sulle vostre tombe”, – un libro che si legge tutto d’un fiato e che coniuga molto bene la critica sociale alle mode e costumi del tempo – che ha come protagonista Lee Anderson “un negro dalla pelle bianca” che vuol vendicare l’assassinio del fratello, ebbe un successo clamoroso e suscitò enorme scandalo poiché presentava una trama con una miscela esplosiva fatta di auto veloci, alcol fino alla nausea, sesso facile senza limiti e musica di chitarre, una musica giunta alle soglie del rock.  Per dirla alla Vian, “la storia è interamente vera, perché l’ ho immaginata dall’inizio alla fine”.

    Nel giro di pochi giorni Sputerò sulle vostre tombe divenne un best seller ma il sorriso sul volto del nuovo talento non durò per molto perché il romanzo venne censurato e Vian condannato per offesa alla morale. Venne  distrutto dalla critica per essersi rifugiato dietro lo pseudonimo di Vernon Sullivan, critica che non aveva esitato a formulare paragoni con la violenza di Henry Miller e a identificare gli esistenzialisti – speculando sulla narrativa erotica  – come persone perverse e il sesso come epigono del credo esistenzialista, coprendo di ridicolo il movimento che tante fatiche aveva fatto. Il romanzo nonostante gli entusiasmi, mosse le acque torbide dello scandalo e un certo Daniel Parker iniziò una crociata morale contro, azionando la rugginosa macchina della giustizia, che a quattro anni dall’apparizione del romanzo ritenuto veicolo di arditezza pornografica, condannò l’autore in maschera di traduttore e l’editore Jean d’Halluin a centomila franchi di multa.

    Vian affrontò la giustizia degli umani e accettò il tutto con la sua solita ironia, si divertì anche a sottolineare la banalità di certe critiche che contro, gli erano state mosse. La critica militante, da allora manifestò nei suoi confronti un’attenzione distratta vicina al rigore punitivo, ma Vian restò abilmente nell’ombra così da poter sfruttare “il privilegio di non esser preso sul serio”. Nel frattempo, era divenuto Satrapo del collegio di Patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie, una farneticazione di Alfred Jarry secondo il quale, basta una piroetta verbale, perché il paesaggio cambi improvvisamente e ci si trovi in tutt’altra terra. Secondo Vian “la Patafisica spiega il rifiuto di ciò che è serio e di ciò che non lo è perché per essa sono esattamente la stessa cosa”. Boris Vian prenderà da questo serissimo divertimento che è la Patafisica i tratti salienti, le sembianze e il genio del primo patafisico per vocazione e autonoma decisione, il dottor Faustroll, alias Alfred Jarry, e proprio Jarry diventa il metro di paragone per comprendere il “rigore dell’assurdo” di Vian. Scrisse nel 1951 Lo strappacuore, a cui aveva dedicato quattro anni, un romanzo diverso, difficile, raffinato ma a causa dello snobismo nei suoi confronti da parte della critica, non vendette molto.

    La trama del romanzo spiega, è la storia di un amore materno spinto all’eccesso. È il modo tutto personale di Vian, di fare i conti con il suo passato, nel quale vorrebbe sbarazzarsi di un’infanzia oppressa da una madre asfissiante. E a lui parlare di queste cose fa molto bene: gli consente altresì di fare il punto sulle proprie idee in materia di educazione. Sapeva che si trattava di un testo difficile e che lo sfondo potesse sembrare “costruito”, ma tiene a sottolineare di come sia buffo delle volte, che quando si scrivono fandonie si è credibili, mentre quando si fa sul serio, la gente pensa che la si stia prendendo in giro. Subito dopo decide di smettere di scrivere ma non prima di aver dato alla luce capolavori come Le formiche  il più termitante fra i racconti di guerra e Autunno a Pechino. Da quel momento si getta a capofitto sulle canzoni e sull’attività musicale in genere. Diventa direttore della compagnia filarmonica Philips, della Fontana e della Barclay, si occupa della colonna sonora di diversi film di successo e collabora alle riviste musicali più importanti come Jazz Hot. Cede poi i diritti cinematografici di Sputerò sulle vostre tombe, ma gli viene negata la possibilità di scrivere lui stesso la sceneggiatura del film.

    In Italia molti scoprono l’esistenza di Boris Vian grazie ad una canzone cantata da Ivano Fossati, Il disertore, una canzone che mette i brividi ogni volta che la si ascolta, un capolavoro che riesce a raccontare con semplicità l’orrore della guerra e il punto di vista razionale di un pacifista contro l’irrazionalità della guerra. La scrisse durante la guerra francese in Algeria, e fu ovviamente censurata provocandogli non pochi problemi: il nome di Boris Vian ancora una volta fa scandalo. La copertina del disco riportava il divieto di trasmissione; successivamente fu anche interpretata da Joan Baez.
    L’epilogo della sua vita è drammatico, e ha un risvolto che somiglia alla fine di un romanzo drammatico. Muore la mattina in cui viene proiettata l’anteprima di Sputerò sulle vostre tombe, stroncato da un attacco cardiaco il 23 giugno 1959 all’età di 39 anni. Stando alle indiscrezioni, Vian era indeciso se far apparire sugli schermi il suo nome, e per questo motivo aveva chiesto di vederlo. Enorme sarà stata la sofferenza patita nei minuti in cui ha visto il suo discusso romanzo tradotto in immagini non aderenti al suo pensiero. Quel suo libro, gli aveva spalancato la porta della sua vita pubblica ed è stato lo stesso che bruscamente gliel’ ha richiusa. Certo, ha avuto una vita movimentata, ma sicuramente, sarebbe pronto a ricominciare!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/17/storia-appassionata-del-poliedrico-e-geniale-artista-boris-vian/989418/

     

  • 01Set2012

    Andrea P. - Indie-blog.com

    Lo scandaloso Vian di Sputerò sulle vostre tombe
    È il 1946 quando in Francia Éditions du Scorpion pubblica J’Irai Cracher sur Vos Tombes (Sputerò sulle Vostre Tombe, per la prima volta in Italia con Savelli nel ’79). L’autore è un tale Vernon Sullivan, alla sua opera prima.

    Vi si narra di Lee Anderson, un nero nato con la pelle bianca. Siamo nel profondo sud degli Usa: Lee fugge da un paesino dove il fratello è stato linciato e ucciso perché innamorato di una donna bianca. Approda a Buckton, altro piccolo centro, dove trova impiego presso una libreria. La mente di Lee è completamente proiettata verso la vendetta: comincia a frequentare un gruppo di adolescenti del posto, dediti all’alcol e al sesso facile; cambia una ragazzina dietro l’altra, tutte ovviamente sono bianche, e questo mitiga la rabbia di Lee, che però trova finalmente il suo vero obiettivo: due ragazze bellissime, figlie dell’alta borghesia del posto. Saranno loro due la preda finale.

    In realtà Vernon Sullivan altri non era che Boris Vian, mente brillante, poliedrico artista francese. Oltre all’attività di scrittore e poeta (Vian usò vari pseudonimi lungo la sua carriera), fu anche ingegnere e valente trombettista: era in stretti rapporti con Duchamp, Queneau, Sartre, Merleau-Ponty e fece da tramite allo “sbarco” in Francia di Miles Davis e Duke Ellington. Sullivan fu il suo alter-ego su carta più duro e violento: i romanzi hard-boiled che venivano dall’altra parte dell’oceano vendevano molto in Francia, e Jean D’Halluin, a capo della Éditions du Scorpion, voleva qualcosa di forte, di grande impatto. Vian gli propose Sputerò sulle Vostre Tombe e un nome, Vernon Sullivan, autore nero non pubblicato negli States a causa di una censura razzista.
    Ma fu proprio la censura francese a fermare il libro, nel 1949, giudicato osceno e immorale, e anche la critica non accolse positivamente l’opera. Vian scrisse un’opera scabrosa per l’epoca, inserendo non poche scene piene di sesso e violenza.
    La prosa di Vian/Sullivan, nella traduzione italiana di Stefano Del Re (Marcos y Marcos, 1998), è un treno in corsa, scorrevole e avvincente. All’inizio una fitta nebbia ci nasconde l’origine ma soprattutto la meta del protagonista, per poi diradarsi con una progressione sostenuta che accompagna il lettore verso un climax avvincente; difficile infatti non finire il romanzo (145 pagine) nello stesso giorno in cui lo si è iniziato. La mimesi di Vian con un nero del sud degli States funziona e la storia è fortemente condita da quella musica che l’autore amava tanto.
    Altra data, 23 giugno 1959. In un cinema sugli Champs-Élysées va in scena la prima del film ispirato a Sputerò sulle Vostre Tombe. Vian è tra gli spettatori, ma ha dato battaglia fino a quel momento perché il suo nome non venisse associato alla pellicola, in netto contrasto con i produttori e su come la sceneggiatura abbia profondamente modificato il suo lavoro. Passa una manciata di minuti, ma è sufficiente: Vian scatta in piedi e inveisce con parole poco lusinghiere verso lo schermo. E poi muore, colpito da infarto. Il film in effetti, è uno scempio.

  • 16Feb2006

    Matteo Curtoni e Maura Parolini - Noir

    Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian

    Per accompagnare la spietata vendetta di Lee Anderson, giustiziere nero nel vecchio sud, servono riff anni Cinquanta e jazz d’autore.

    Questa è la storia di una vendetta, di un uomo che vuole e deve pareggiare i conti. Alla fine degli anni Quaranta, in America, un nero dalla pelle chiara e dai capelli biondi di nome Lee Anderson arriva a Buckton, una cittadina ricca e razzista Lee non è di certo in vacanza, ma ha uno scopo ben preciso: vendicare la morte del fratello che è stato ucciso per la sua relazione con una donna bianca. E la sua vendetta, fatta di sesso e violenza, avrà esiti tanto imprevedibili quanto tragici. […]

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  • 13Nov2005

    Carla Arduini - lettera.com

    Capelli biondi, voce profonda e armoniosa, corpos statuario. Niente di strano che Lee Anderson, il nuovo libraio di Buckton, faccia girare la testa a più di una ragazza. Affascinante ed estroverso, non ci vuole molto perchè entri nel giro giusto: feste, belle macchine, alcol a fiumi, musica da ballare e sesso senza freni. […]

    Verso la fine degli anni Quaranta, i noir americani stavano godendo in Francia di grande popolarità e successo. […] È così che nacque Sputerò sulle vostre tombe, quasi per scommessa. […]

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  • 01Mar1999

    Raffaele Donnarumma - Letture

    Manierismo da non prendere sul serio

    Vian era un tipo strano. Insegnere, jazzista, amico di Queneau e Duchamp, come frequentatore di Sartre o Merleau-Ponty, doveva essere uno di quelli che fanno di tutto e hnno la virtù di sentirsi ovunque sè stessi. Il prezzo è l’aria di non crederci mai sino in fondo e un po’ di mistifcazione. Anche Sputerò sulle vostre tombe (1946) è nato così. […]

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  • 15Set1998

    Redazione - Piemonte Sportivo

    L’autore morì il 23 giugno 1959 mentre assisteva ad un’anteprima tratta proprio da questo romanzo, aveva 39 anni. Boris Vian era ingegnere, traduttore (Chandler, Strindberg), trombettista jazz, cantautore, direttore artistico di un’etichetta discografica; anima la vita notturna parigina con happening a suon di jazz e cabaret.

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  • 01Lug1998

    Gian Paolo Serino - Pulp

    Nuova traduzione di questo che è sicuramente il romanzo più conosciuto di Boris Vian, eclettico artista francese. In Sputerò sulle vostre tombe Vian – riprendendo il “rigore dell’assurdo” del patafisico Jarry, l’arroganza di Villon e la lucida follia di Sade – sviluppa, attraverso il genere noir, i temi dell’eros e della crudeltà, dell’inquietudine giovanile e della sofferenza della vecchiaia. […]

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  • 26Giu1998

    Gian Paolo Serino - La Provincia

    La prosa folle e acre di Vian: scrittore trasgressivo denunciò le ingiustizie razziali

    «La gente non si preoccupa granchè di comprare buona letteratura: vogliono leggere il libro raccomandato, quello di cui si parla, e se ne sbattono di quello che c’è dentro» scrive Boris Vian in Sputerò sulle vostre tombe, appena ripubblicato, con una nuova traduzione, da Marcos y Marcos. […]

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  • 01Giu1998

    Gianni Dardi - Segnalibro

    Un gradito ritorno in libreria, quello di Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian ripubblicato da Marcos Y Marcos a quasi vent’anni dall’edizione Savelli. Sesso, alcol, musica, violenza, conflitto razziale ed automobili sono gli ingredienti che Vian miscela per comporre un giallo di tipo “americano” tanto richiesto dai lettori francesi del secondo dopoguerra. […]

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  • 28Mag1998

    Redazione - La Stampa

    In America, a sputare sulle vostre tombe

    È il romanzo americano di Boris Vian, poliedrica figura (ingegnere, traduttore, scrittore) nella Francia degli anni Quaranta. […]

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  • 30Apr1998

    Redazione - alice.it/cafeletterario

    Un romanzo duro e brutale che ha per protagonista Lee Anderson, un ragazzo nero bianco nell’aspetto, che decide, con assoluta spietatezza, di vendicare il fratello ucciso per motivi razziali. Sfruttando il suo aspetto da bianco riesce ad entrare in un gruppo di ragazzi-bene e a ottenere un posto di gestore di una libreria. […]

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  • 03Feb1992

    Roberto Barbolini - Panorama

    Un’anima nera a Saint Germain

    Poeta, chansonnier, finto negro: con un giallo inedito e una ristampa torna Boris Vian, un mito della Parigi anni 50.

    Ingegnere e trombettista, poeta e giallista maledetto, chansonnier e critico di jazz: in neppure quarant’anni di vita Boris Vian ha segnato la cultura francese con l’oltraggio della sua inquieta furia iconoclasta. Dopo la morte, avvenuta per crisi cardiaca il 23 giugno 1959, Vian aveva subito in Francia un decennio di oblio. Ma, a partire dal 1968, la patria odiosamata ha cominciato amorosamente a rileggere questo figlio ribelle, protagonista della “dolce vita” parigina negli anni 50.

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