Si fa presto a dire Adriatico

Archivio rassegna stampa

  • 18Dic2014

    Redazione - Donna Moderna

    Lo scrittore veneto ha “fatto il botto” raccontando la foto di Franco Antonello e suo figlio autistico in Se ti abbraccio non aver paura. Ma da anni scrive ironici romanzi gialli risolti dall’ispettore Stucky…

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  • 01Giu2014

    Elena Magni - Bell'Europa

    Giusto per capire, Fulvio Ervas è l’autore di Se ti abbraccio non avere paura, il romanzo del viaggio di un padre con un figlio autistico, vincitore di premi, libro dell’anno 2012, a lungo dominatore delle classifiche dei libri più venduti. Prima di questo successo Ervas aveva già scritto cinque romanzi con protagonista l’ispettore Stucky…

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  • 01Apr2014

    Gian Paolo Grattarola - mangialibri.com

    Al termine del mese di luglio l’ispettore Stuchy decide di trascorre le vacanze estive sulle coste del versante croato del mare Adriatico. Sale a bordo della sua vecchia moto Morini insieme con il fedele cane Argo e parte, mentre la sua compagna Elena è costretta a restare a casa per accudire il figlio Michelangelo che si è  ammalato. Ajda, una bella veterinaria conosciuta nel corso del tragitto, lo induce a stabilirsi in un campeggio ospitato da nudisti.

    Tra imbarazzo e curiosità Stucky si adegua alla condotta dei presenti, perlopiù italiani di mezza età con cui l’ambiente favorisce lo scambio di confidenze. L’atmosfera muta radicalmente quando una sera un uomo viene rinvenuto cadavere nei bagni del campeggio. Sul presunto omicidio cerca di fare luce la polizia del luogo. Ma Stucky non può fare a meno di condurre a sua volta indagini parallele alla ricerca del colpevole, suscitando non poca irritazione nel suo omologo Latinsky…

    A un anno di distanza dal notevole successo di Se ti abbraccio non aver paura è forte la tentazione di tornare a immergersi nella scrittura intima e sofferta di Fulvio Ervas. Ma, non appena aperto il nuovo libro, il lettore ha ben altro a cui pensare, travolto com’è in questo caso dalla forma accelerata del racconto poliziesco. Per quanto riesca solo in parte a coinvolgere nella suspense della narrazione e a produrre la tensione affannata di “vedere come va a finire”, lo scrittore veneziano anche in questo genere conferma qualità che destano il piacere di chi lo legge. Dall’inventiva non comune nell’ideazione di un complesso intreccio, alla capacità di forgiare un linguaggio visivamente efficace nel rendere gli ambienti e i personaggi con immagini accattivanti. Lungo lo svolgimento di tutto il romanzo egli alterna, con perizia mimetica, la pulita voce narrante a forme dialettali e a espressioni ibridate dalla commistione delle diverse componenti etniche presenti sulle scene di questa sua nuova commedia poliziesca.

  • 27Gen2014

    Federica Fantozzi - l'oradelletrote.com.unita.it

    Fulvio Ervas, veneto dell’entroterra, insegnante di scienze naturali e cercatore di funghi, ha venduto 300mila copie con «Se ti abbraccio non aver paura», viaggio straordinario in moto nella foresta di un padre e un figlio autistico. Ma è anche l’autore della serie poliziesca ironica e raffinata del commissario Stucky (per Marcos Y Marcos).

    Che nell’ultima avventura, «Si fa presto a dire Adriatico», si spinge fino all’altra costa, non la sabbiosa riviera romagnola bensì quel bordo di rocce taglienti che è la Croazia.
    Mangia polpettine alla menta e beve grappa alla vipera. Ama le donne ma lo vediamo violento per difendere il suo cane salsiccio. Chi è Stucky?
«Il nome l’ho preso dal Mulino di Venezia, archeologia industriale che apparteneva a una famiglia svizzera. E il salsiccio con milioni di geni nel pedigree adesso è ai miei piedi. Quando l’ho preso dai contadini credeva di essere una mucca».
    Quindi Stucky è lei?
«Tutto comincia nel 2006 con «Commesse di Treviso». Volevo scrivere un giallo, ma non sono dentro il genere e avevo voglia di sorridere. Cercavo una figura originale in un panorama affollatissimo di ispettori e detective. E io, che abito a Istrana, 10 chilometri da Treviso, decisi di prendere in giro la “forestitudine” dell’epoca di Gentilini (il sindaco sceriffo della Lega, ndr)».
    E come lo fece?
«Mi chiesi: cosa irrita i trevigiani? I foresti, appunto, e i veneziani per antichi rancori. Stucky è meticcio, mamma persiana e papà veneziano. Un doppio bastardo per la borghesia della Marca».
    I suoi concittadini come la presero?
«Al primo giro non benissimo. Una signora mi affrontò: lei non deve dipingerci così. Ma i romanzi, per fortuna, sono luoghi più ampi delle ideologie».
    E siamo arrivati al sesto libro. Il prossimo?
«Siamo partiti dalle discariche abusive e arrivati al mare, perché tutto arriva al mare. Credo di aver chiuso un ciclo con Stucky».
    Il suo Veneto non è crudele e violento come quello di Massimo Carlotto. È sognante, malinconico. Si gusta la vita ma si muore lo stesso.
«È così. Sono due Veneti che coesistono. Dipende anche dalla provincia, che per lui è Padova. Massimo, un caro amico, racconta il Veneto criminale. Io, da insegnante, dico: i malviventi sono strutture efficienti e pericolose, ma la stupidità fa più danni. È questa che cerco di combattere».
    Missione interessante.
«In ogni romanzo c’è un luogo comune demolito. L’invito al lettore è: divertiti con Stucky, che non è un disadattato nevrotico con otto figli eroinomani bensì un uomo che sta bene nella sua pelle e ha un buon rapporto con il mondo. Ma poi fermati un momento a riflettere».
    Cos’è davvero l’Adriatico? Un brodo di sassi o un calice di bollicine?
«Non è solo un luogo di vacanza, turisti, camping e birra. Dall’altro lato la guerra balcanica bolle ancora sotto le ceneri, c’è un passaggio di traffici tremendi».
    Gli «arditi» del mare, il Battaglione Boscolo, D’Annunzio. Ammette una certa simpatia per i cattivi?
«Sempre. I cattivi non esistono, siamo noi. Nei miei libri il male sono poveri cristi che tentano il piano B. Come i chioggiotti in crisi che studiano il modello della pirateria. Poi però si inciampa. Del resto, in mare una certa spietatezza regna».
    Che vuol dire «antimama», l’imprecazione prediletta del commissario?
«Il Gazzettino pubblicò una lista delle vecchie parole usate in Laguna. Antimama mi colpì: vuol dire una cosa strana in quelle acque ferme, come un vento di scirocco. Io lo uso quando qualcosa non torna»

  • 14Dic2013

    Alfonso Rago - Automoto.it

    Abbiamo nei suoi confronti un debito: raccontando la storia di Andrea e suo padre in sella ad un’Harley in “Se ti abbraccio non aver paura”, Fulvio Ervas si era meritato uno spazio tutto suo nella nostra personalissima agenda di autori da tenere d’occhio. Così segnaliamo con piacere il suo recente “Si fa presto a dire Adriatico”, dove la scena cambia del tutto e ci si trova catapultati nella più classica ed appassionante delle trame noir.

    Siamo sulle coste della Croazia, tra sole, calamari fritti, birra rossa e belle donne. Qui arriva l’ispettore Stucky, in sella (ecco l’aggancio con il nostro mondo) ad una Moto Morini: sarebbe in vacanza, ma ci pensa un cadavere a cambiare la scena. Noi ci fermiamo qui: quel che accade, scopritelo voi tra le pagine del libro.

  • 12Dic2013

    Redazione - Grazie

    Per l’ispettore Stucky, la costa croata è il luogo ideale: scorrazza con la sua moto e le coste gli appaiono legno di sughero, il mare azzurro, i calamari sono fritti e il vino è resinato…

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  • 09Dic2013

    Deborah Pirrera - Satisfiction

    Fulvio Ervas ha tutta l’aria di chi si trova a gestire un successo insperato che gli è piovuto addosso all’improvviso e sta riflettendo su cosa gli sia davvero accaduto, sulla scia “dell’onda anomala del successo” che non è ancora del tutto passata. Reduce dal fortunato “Se ti abbraccio non aver paura”, edito per la Marcos y Marcos nel 2012, che racconta  la storia del viaggio in America di Franco e del figlio autistico Andrea e che merita a buon diritto il titolo di best sellers.

    Sempre per la casa editrice milanese è appena uscito il suo “Si fa presto a dire Adriatico”. Quasi un ritorno a casa per lo scrittore nato nell’entroterra veneto, forse il bisogno di fare un passo indietro quando farne uno in avanti può rappresentare un azzardo, il ritorno al genere giallo e al suo personaggio Stucky, che in comune con Franco sembra avere solo la passione per la moto, una Morini in questo caso.
    Fulvio Ervas si definisce un insegnante di chimica e biologia che ad un certo punto si mette a scrivere, soprattutto un buon lettore ma per l’80% un lettore di saggi che lo aiutino a capire quello che ci circonda in questo breve lasso di tempo che ci è concesso sulla terra. Sfrutta solitamente una certa dose di ispirazione di cui si giova particolarmente nelle prime ore del mattino “quando l’onda dei pensieri mi assale”, scrive però nel pomeriggio “in genere pestando con due dita sulla tastiera di un computer e alternando l’attività di scrittore con la coltivazione dell’orto casalingo, riuscendo così immancabilmente a sporcare anche la tastiera del computer di fango e pomodoro appena raccolto” e magari prendendosi qualche rimprovero dalla moglie. Pare che la sua scrittura sia molto legata al ciclo del sole, ecco perché riesce a raccogliere maggiori idee in primavera e a produrre nei mesi estivi. L’attività della scrittura si accompagna molto a quella della correzione dei testi “nello sforzo di unire cose troppo distanti tra loro, quando mi accorgo di essermi addentrato in un territorio troppo scivoloso… allora torno indietro e taglio”.
Nel pomeriggio del 7 novembre ad intervistarlo c’è Annamaria Testa, esperta di creatività e comunicazione, e in realtà più che un’intervista  ci sembra di assistere a una piacevole chiacchierata tra buoni conoscenti, senza formalismi e dando libero sfogo anche a delle “intime confessioni”, come quando Ervas dice di essere una frana con le moto, delle quali ha una gran paura da quando, giovanissimo, la sua lo abbandonava spegnendosi in curva, inesperto dunque al contrario dei suoi personaggi; racconta ancora di avere un rapporto un po’ complesso con la figlia di venticinque anni alla quale non sa dimostrare come vorrebbe tutto il suo amore, afflitto da una sorta di gelosia verso i suoi fidanzati (“tutti i fidanzati delle figlie sono degli imbecilli”). Le letture dei brani tratti dal libro e che intervallano la chiacchierata, affidati agli attori delle Compagnia di Grock, nella splendida cornice della nuova sede del FAI, La Cavallerizza di Via Foldi , hanno fatto il resto.
E’ brava Annamaria Testa  a definirne la scrittura di Fulvio Ervas come una sorta di millefoglie che nasconde tutta una serie di strati, di trame, “Si fa presto a dire Adriatico” infatti è sì un giallo, c’è un morto e una indagine, un bravo e simpatico investigatore e non manca una intrigante presenza femminile, è un libro fitto anche di citazioni come ad esempio da Blade Runner … e poi c’è il mare. Un mare che ci conduce a delle storie parallele, l’Adriatico nella sua complessità e di cui non si sa molto, formato da strati fragilissimi e che ha assistito alla frammentazione della Jugoslavia.

  • 09Dic2013

    Elisabetta Bolondi - sololibri.net

    Fulvio Ervas ha pubblicato un libro, “Se ti abbraccio non aver paura” , che è diventato rapidamente un bestseller, premiato tra l’altro come “Libro dell’anno 2012 a Fahrenheit”, la trasmissione culto di Radio 3.
    Questa seconda prova (Si fa presto a dire Adriatico, Marcos y Marcos, 2013) è una nuova avventura del poliziotto Stucky. Siamo alla fine di luglio di un’estate in una località dell’entroterra veneto e Stucky progetta di fare una vacanza sulla costa croata con il suo cane “salsiccio”, sulla sua moto Morini d’epoca, visto che la sua compagna Elena dovrà rimanere a vegliare il figlio Michelangelo ammalato e non può accompagnarlo.

    Stucky dunque abbandona doveri e incombenze per un campeggio in Croazia; il primo incontro lo fa con una bella donna, una veterinaria di nome Ajda, e i due progettano di incontrarsi ancora. Il campeggio dove si ferma è per naturisti e il nostro ispettore si trova nudo, in compagnia di italiani di mezza età, nudi anche essi, in leggero imbarazzo; presto però le cose si complicano perché nei bagni del campeggio viene rinvenuto un uomo impiccato e scatta l’allarme della polizia croata: l’ispettore Latinsky e i suoi assistenti cominciano le faticose indagini, innervositi dalla presenza indagatrice del poliziotto italiano che capisce subito che altri italiani sono coinvolti nel misterioso delitto e vuole partecipare alla ricerca dei colpevoli. Il romanzo si sdoppia e alla storia dell’indagine si alterna il racconto in prima persona dei pirati chioggiotti, organizzatisi in atti di pirateria a danno dei ricchi croceristi dell’Adriatico: assaltano yacht e barche a vela di ricconi che mangiano e bevono nei porti delle isole della Dalmazia, mentre i nostri pescatori divenuti pirati li spogliano dei loro beni incustoditi. La storia si fa sempre più complicata e violenta, le indagini sempre più pericolose, fino all’atteso lieto fine.
    Molto interessante la lingua usata da Ervas, ricca di forme dialettali e di modi espressivi della zona dove si svolge la vicenda; complicata la geografia dei luoghi dove si aggirano inseguiti e inseguitori, in uno scontro di nazioni e di lingue, in realtà più vicine di quanto si immagini: tutti in Croazia parlano e capiscono l’italiano, malgrado una grande diffidenza nei confronti dei nostri compatrioti. La personalità dei due poliziotti, Stucky e Latinsky, è ben costruita, ma nel complesso il romanzo appare un po’ troppo contorto e non sempre facile da seguire per i troppi comprimari che compaiono, per i troppi luoghi nominati nei quali si rischia di perdersi, per le lunghe divagazioni del pirata ammiratore di Gabriele D’Annunzio e dell’impresa di Fiume che sembra ispirare le sue imprese criminali. Mi è piaciuta la scrittura di Ervas, accurata e piena di interiezioni, forme colloquiali, ibridismi, che la rendono colorata e piena di cambi di registro, un po’ meno la trama del libro a cui non sono riuscita ad appassionarmi.

  • 01Dic2013

    Redazione - Marie Claire

    In Se ti abbraccio non aver paura ci aveva incantato con la storia vera e umanissima di Franco e di suo figlio Andrea affetto da autismo (se non l’avete letto rimediate al più presto). Ora Fulvio Ervas torna al suo primo amore…

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  • 25Nov2013

    Redazione - Panorama.it

    Dopo il grande successo di ‘Se ti abbraccio non avere paura’, l’autore trevigiano ritorna alle indagini dell’ispettore Stucky
    Si fa presto a dire Adriatico (Marcos y Marcos) è il titolo dell’ultimo romanzo di Fulvio Ervas, autore tanto osannato negli ultimi mesi grazie al grande successo di Se ti abbraccio non avere paura .

    Si tratta di un giallo, un ritorno al genere per Ervas, che propone la sesta avventura dell’ispettore Stucky, poliziotto mezzo iraniano e mezzo veneziano che lavora a Treviso e dintorni, stessa patria dello scrittore.
    Stucky è in vacanza in Croazia, in viaggio sulla sua Morini con il suo nuovo cane Argo. Qui conosce l’affascinante Ajda, che lo accompagna in un campeggio per naturisti a Lussino. La donna va via con la promessa di tornare e l’ispettore, nell’attesa, incappa in un caso di omicidio. Non può ovviamente resistere alla tentazione di iniziare a indagare, collaborando con il commissario locale Ante Latinski, che a dire la verità non è molto contento di avere tra i piedi il poliziotto italiano. Le indagini portano Stucky su e giù per le affascinanti isole croate, sempre accompagnato dal fedele Argo.
    Ma Ervas attraverso il meccanismo del giallo parla anche di altro, proprio come nelle migliori costruzioni del genere. Il titolo Si fa presto a dire Adriatico è già un aiuto: protagonista parallelo del romanzo è questo mare lungo e stretto, che bagna Italia e Jugoslavia, carico di storia e tradizioni, e che va scoperto. Non è solo villeggiatura e discoteche, ma è anche teatro di vite dure, come quelle dei pescatori che vedono le loro acque agonizzanti, sempre più povere di pesce. Tutto questo lo racconta un pescatore chioggiotto la cui voce spicca in capitoli a parte, infilati tra le indagini di Stucky.
    A ulteriore condimento, nella trama non manca il complotto, poliziotti corrotti e mafie balcaniche, nella meravigliosa cornice mediterranea descritta in modo efficace dalla penna di Ervas.

  • 23Nov2013

    Barbara Caffi - Più Libri

    Cos’è l’Adriatico? È il mare dei pescatori che rifornivano i mercati di mezza Europa e che ora sono lasciati a terra dalla crisi? È il mare che si è insanguinato per una guerra fratricida che il mondo ha rimosso non appena possibile? È il mare che ieri a visto passare la storia lungo le sue sponde e oggi…

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  • 15Nov2013

    Redazione - La Provincia Pavese

    Lo scrittore Fulvio Ervas, autore del bestseller Se ti abbraccio non aver paura, toccante racconto del viaggio in America di un padre insieme al figlio autistico, torna alla ribalta con un nuovo romanzo, dal titolo Si fa presto a dire Adriatico

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  • 09Nov2013

    Redazione - Il Gazzettino

    È appena uscito il nuovo romanzo dello scrittore veneto Fulvio Ervas. Si intitola Si fa presto a dire Adriatico, edito da Marcos y Marcos (17 euro). Reduce dal successo di Se ti abbraccio non aver paura, Ervas ridà spazio all’ispettore Stucky, il suo personaggio
    più famoso…

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  • 08Nov2013

    Laura Simeoni - Il Gazzettino di Treviso

    Si fa presto a dire Adriatico: il nostro povero mare soffocato dai detriti e dai rifiuti, privato del pesce, ferito e lasciato agonizzante, è il teatro del nuovo romanzo di Fulvio Ervas e della sua più bella creazione, l’ispettore Stucky…

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  • 08Nov2013

    Sara Salin - La Tribuna

    C’era infatti molta curiosità e anche un po’ d’ansia di capire se l’ispettore Stucky sarebbe sopravvissuto al bestseller sull’autismo che aveva commosso milioni di lettori…

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  • 08Nov2013

    Saul Stucchi - Alibionline.it

    L’ispettore Stucky di Ervas è rimasto in mutande. Anzi: senza nemmeno quelle

    Ieri sera è stato presentato nella sede del FAI a Milano il nuovo libro di Fulvio Ervas: Si fa presto a dire Adriatico, edito da Marcos y Marcos. Sul piccolo palco a dialogare con l’autore c’era Annamaria Testa, mentre ai tre attori Fabrizio Bianchi, Matteo De Blasio e Daniele Turconi della compagnia Quelli di Grock è stata affidata la lettura di alcuni brani dell’ultima indagine dell’ispettore Stucky.
    Alla domanda “Perché un insegnante si mette a scrivere?” Ervas ha risposto di essere un professore di chimica e biologia con la passione per la lettura.

    Si considera un lettore forte e si sente la testa piena di tutto quello che legge, costituito per l’ottanta per cento da testi di saggistica e solo in piccola parte da narrativa. Cerca di capire la realtà che lo circonda e poi di “scaricare file” di quanto ha letto. La sua scrittura nasce dunque come tentativo di mettere ordine e considera i suoi romanzi “surrogati” di quanto scrivono i grandi scienziati, alle prese con i misteri della natura.
    E il suo ispettore? Perché l’ha creato mezzo persiano e mezzo veneziano? Da anni conosce un iraniano che è diventato col tempo il suo migliore amico: fin dall’inizio l’ha colpito la sua estrema cortesia e Stucky è stato un modo per omaggiarlo. Ha anche voluto far digerire ai suoi concittadini trevigiani (Ervas, originario di Venezia, vive in un paesone alle porte di Treviso) due rospi per loro altrettanto indigesti: i “foresti” (gli stranieri) e i Veneziani.
    Per scrivere i suoi libri Ervas si alza molto presto alla mattina: segue il ciclo del sole e andrebbe sempre a letto appena l’astro tramonta. Di mattina ha le idee migliori che poi nel pomeriggio mette per iscritto, andando avanti e indietro dall’orto senza però cambiarsi le ciabatte, con grande disappunto della moglie. “Ma le idee stanno nelle ciabatte, non nella testa!” ha scherzato lo scrittore. La storia si sviluppa mentre la scrive, non ce l’ha in mente ben chiara fin da subito. “È come se scrivendo tu percorressi la tua storia” commenta l’intervistatrice chiedendogli poi come è nata l’idea di questa nuova avventura dell’ispettore Stucky che finisce in un campeggio per nudisti, accompagnato dal fido cane Argo.
    L’idea era di raccontare il lato B dell’Adriatico, un puzzle di paesi e popoli a pochi chilometri di distanza ma per noi quasi ignoti. La guerra è stata scandita per lui dal rombo dei caccia che partivano, con cadenza regolare, ventiquattro ore al giorno, dalla base militare a pochi passi da casa. Il territorio è fortemente presente nei suoi libri, ma in questo ha voluto ampliare l’orizzonte, anche dal punto di vista storico. La pirateria a cui si dedicano i pescatori chioggiotti rinverdisce un’antica tradizione adriatica, anzi mediterranea.
    Ervas ha poi raccontato la genesi del suo precedente libro, Se ti abbraccio non aver paura, che ha riscosso un enorme successo, e svelato l’origine dell’ispettore Stucky: il primo libro è stato una sfida con se stesso. Fu l’incendio della De Longhi con il lungo silenzio dell’azienda sui pericoli per la salute dei cittadini dei fumi fuoriusciti a convincerlo a scrivere la seconda storia. Adesso per Stucky è arrivato il momento di andare in vacanza. Ma il lavoro lo raggiungerà anche in Croazia.

  • 07Nov2013

    Antonella Fiori - L'Espresso

    Un ottovolante lanciato a velocità folle che ti può far perdere di vista tutto: la famiglia, la scuola, le abitudini:
    “Se mi sono montato la testa? Forse capita se hai vent’anni e tutta la vita davanti: allora può pensare di essere Joyce, ma alla mia età no. Pensi solo che sia stata una bella esperienza, da provare una sola volta nella vita…”

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  • 07Nov2013

    Francesca Visentin - Corriere della Sera (Veneto)

    Sembrava una vacanza, quella dell’ispettore Stucky, partito da Treviso in moto, direzione Croazia. E finito in un campeggio naturista, dove però ci scappa il morto. E allora per Stucky le ferie si trasformano in uno dei casi più complicati della sua carriera, in cui si butta a capofitto…

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  • 07Nov2013

    Redazione - Mentelocale.it

    Si fa presto a dire Adriatico (Marcos y Marcos, 2013, 336 pagg,17 Eur) è il titolo del nuovo libro di Fulvio Ervas. L’autore del best-seller Se ti abbraccio non aver paura torna in libreria.

    Giovedì 7 novembre alle 18.15 presenta a Milano in prima nazionale il suo nuovo lavoro presso La Cavallerizza (via Carlo Foldi 2) in compagnia di Annamaria Testa, pubblicitaria e docente di creatività. L’ingresso è libero.
    La presentazione è arricchita dalle letture di Fabrizio Bianchi, Matteo De Blasio, Daniele Turconi della compagnia Quelli di Grock.
    Una storia che parte come una vacanza al sole della Croazia, ma che ben presto si tinge di giallo. Protagonisti, l’ispettore Stucky, il suo cane Argo e la fida motocicletta.

  • 06Nov2013

    Alessandro Beretta - Corriere della Sera

    Dopo il sorprendentemente successo editoriale con 300.000 copie vendute di Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas torna in libreria con il giallo Si fa presto a dire Adriatico (Marcos y Marcos), sesta avventura del brillante ispettore Stucky che, in vacanza in Dalmazia, si trova sulle tracce di loschi traffici che attraversano l’Adriatico…

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  • 05Nov2013

    Sara Salin - La Tribuna

    L’ispettore Stucky è tornato e con lui è tornato quel Fulvio Ervas che ci aveva conquistato con i suoi gialli ambientati fra Treviso e dintorni, con le sue indagini su delitti che hanno come punto di partenza temi di attualità o fatti di cronaca locale, polizieschi puntualmente conditi con ironia…

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  • 02Nov2013

    Mario Baudino - TuttoLibri - La Stampa

    In Italia tira una brutta aria, in questi tempi di “cervelli infranti, come se le sinaspsi di un’intera nazione si fossero ossidate contemporaneamente, e quando la corrente nervosa cala mancano le idee, c’è solo rumore”. C’è chi fugge a cercare avventure. E anche l’ispettore Stucky…

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  • 01Nov2013

    Brunella Schisa - Il Venerdì

    Tra tutti i detective cartacei che si aggirano per la Penisola, non mi ero mai imbattuta nell’ispettore Stucky, mezzo persiano e mezzo veneto che indaga a Treviso. Il suo autore, Fulvio Ervas, nato sulle rive del Piave nel ’55, ha la straordinaria capacità di strappare un sorriso anche durante una sparatoria o una colluttazione…

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  • 30Ott2013

    Elena Spadiliero - La Bottega di Hamlin

    La sinossi: «Onde azzurre dell’Adriatico, calamari fritti e birra rossa; l’ispettore Stucky ha desiderio di distanza. In sella alla sua Morini, ricama la costa croata, negli occhi isole di sughero, cocci di terre frantumate. Lungo la strada un guizzo, occhiali nerissimi, perla all’orecchio: ah, le donne. Certe donne. Lei si chiama Ajda e lo scorta in un campeggio naturista; se ne va con la promessa di tornare.

    Senza costume, è più facile abbandonarsi ai racconti che si scambiano i corpi, seguire i balzi sulla sabbia di Argo, il cane salsiccio, l’animale più fiducioso che ci sia. Contemplando paradisi di curve senza silicone, Stucky aspetta il ritorno della bella. Sarebbe tutto perfetto, ma non dura: anche il sole di Croazia ha la sua ombra. Un delitto irrompe nel suo sogno di vacanza. La corda appesa alla trave delle docce è incrostata di sabbia, di salsedine. Sa di mare aperto, vele al vento, scorribande notturne.

    Ante Latinski, il commissario incaricato delle indagini, ha scritta sulla faccia la malinconia di Vukovar. Non lo vuole tra i piedi, questo poliziotto italiano. Il morto è un Boscolo, però, e aveva la parlata di Chioggia. Com’è finito a farsi impiccare sul lato b dell’Adriatico? Stucky non ce la fa, a tirarsi indietro. Ispettore clandestino in terra straniera, rivolta cameriere, nudiste triestine, motoscafi troppo veloci. Senza distintivo, è più facile tuffarsi anima e corpo in questa storia di pesca abusiva, documenti che scottano, arrembaggi, tradimenti. Partito col miraggio di una spiaggia, Stucky si troverà a mollare ogni ormeggio, e attraversare il mare»

  • 02Gen2013

    Valerio Calzolaio - Salvagente

    Treviso e Istria. Luglio-agosto 2013. Torna il fascinoso ispettore Stucky (quello che esclama sempre “Antimama!”), mezzo persiano, mamma Parvaneh e padre geologo (morto), circa 78 chili di mite ruvidezza. Le sorelle Sandra e Veronica lo invitano (inviandogli foto anonime di una bella ragazza) a una festa della via, Elena ci andrebbe (ormai senza il figlio Michelangelo), ma Stucky parte in sidecar con l’adottato brufoloso cane Argo…

    …circa 12 chili, pochi giorni in campeggio naturista là per isolette. Lì incrocia morti. C’è la storia parallela della famiglia Boscolo, ex pescatori chioggiotti, via via diventano una banda di pirati, fino a rubare carte compromettenti proprio la notte dell’entrata ufficiale della Croazia in Europa. Con qualche ferita alla gamba e l’aiuto del commissario indigeno Ante Latinski risolve i casi, rincasa ricucito. Anche nell’ultimo della divertente serie del 58enne insegnante scientifico Fulvio Ervas (“Si fa presto a dire Adriatico”, Marcos Y Marcos 2013 pag. 325 euro 17), in terza (corsivi familiari in prima), c’è la tendenza a parlarsi un poco addosso. Segnalo Skradin e altri luoghi dove andare. Olfatti culinari.