Repertorio dei matti della città di Bologna

Archivio rassegna stampa

  • 04Mar2017

    Lorenzo Guadagnucci - QuotidianoNet (Il Giorno - Il Resto del Carlino - La Nazione)

    Matti che lampeggiano in città

    «Il più pazzo di tutti era Toscanini»

    Paolo Nori e i suoi Repertori urbani di personaggi stravaganti

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  • 12Lug2015

    Paolo Albani - Il Sole 24 ore

    Forse ogni città del mondo dovrebbe avere un repertorio dei pazzi, così come in ogni città esistono le guide dei ristoranti e degli alberghi.

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  • 29Giu2015

    Andrea Cardoni - Vita.it

    A leggere la cosa che ha scritto Umberto Eco sulla stampa responsabile che dovrebbe “dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni”, dopo che  lo stesso Umberto Eco aveva detto che “su sette miliardi di abitanti del pianeta ci sia una dose inevitabile di imbecilli, moltissimi di costoro una volta comunicavano le loro farneticazioni agli intimi o agli amici del bar — e così le loro opinioni rimanevano limitate a una cerchia ristretta”, mi è venuta in mente la storia del venditore poeta-filosofo dei Navigli, a Milano, che si chiama Aldo Monticelli.

    Lui, oltre a essere un blogger, spiega come innescare la saggezza planetaria: dice che per fare una rivoluzione globale del web è necessario convincere tutti a fare una piccola donazione mensile ai creativi culturali come lui. Poi Aldo Monticelli, sul suo canale youtube, parla della Democrazia perfetta delle cellule del corpo umano“nella quale il voto di poche cellule può influenzare la decisione del corpo di fare un’azione o non farla”. Aldo Monticelli ha inventato e brevettato una nuova forma di scrittura che verrà compresa in un futuro da forme di vita non antropomorfe e Un’altra delle cose che dice il poeta filosofo Aldo Monticelli è: “Se non pensi troppo farai la cosa giusta”. La storia di Aldo Monticelli fa parte del “Repertorio dei matti della città di Milano” e nella sua storia si dice che che parla volentieri co chi si ferma vicino a lui, osserva, saluta e sorride a tutti quelli che lui dice che sono gli immortali e gli immortali “sono coloro che pensano, che si interrogano. Li chiamano in tanti modi diversi: geni, estrosi, artisti, eretici. Addirittura, c’è chi dice: pazzi. Sono etichette, ma non importa. Quel che conta, è andare oltre il senso comune, fermasi, porsi delle domande”. Ecco: se posso dare un consiglio è di leggere due pagine al giorno non dell’analisi dei siti web, ma del del “Repertorio dei matti della città di Milano” e del “Repertorio dei matti della città di Bologna”, curati da Paolo Nori e raccolti da “cronisti medievali della contemporaneità”, dove non ci sono imbecilli, ma solo matti, che è bello conoscerli.

  • 10Giu2015

    Valentina Avoledo - LaRepubblicaSera

    I matti della porta accanto (ma forse siamo tutti matti)

    Il primo a preoccuparsene in senso letterario è stato il siciliano Roberto Alajmo, che nel 2012 ha scritto il Repertorio dei pazzi d’Italia: un’antologia in cui ha raccolto, con l’aiuto di dieci scrittori, le storie dei matti “per aggiornare i luoghi comuni” sul loro conto. Due anni più tardi lo scrittore emiliano Paolo Nori, in giro per l’Italia impegnato in un workshop di scrittura, ha chiesto ai partecipanti dei suoi corsi di aiutarlo a compilare un “censimento” che raccolti i matti della loro città.

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  • 03Giu2015

    Antonio Gurrado - Ilfoglio.it

    Pensiamo di essere infelici; ma se invece fossimo soltanto stronzi? Gli ultimi dati Eurostat certificano che gli italiani non ritengono la vita alla loro altezza e sono insoddisfatti dei rapporti umani. Sai che novità: due anni fa il Censis ci definiva sciapi e infelici mentre nel 2007 uno studio di Cambridge c’incoronava popolo meno contento d’Europa, mica come i danesi che svettavano al primo posto. Per tirarci su dovremmo leggere il libretto di Amleto De Silva che l’editore LiberAria ha pubblicato col titolo “Stronzology” quando sarebbe stato più azzeccato chiamarlo “Contro gli psicologi”. A leggere De Silva, sono loro la causa della nostra infelicità perché hanno sdoganato la stronzaggine.

    Lo stronzo è infatti colui che non solo compie il male ma ti persuade della valida ragione che ha per farlo; ora, poiché secondo la psicologia un tanto al chilo qualsiasi atto compiamo è spia di qualcos’altro, allora tutto ha una giustificazione profonda e nessuno si assume la responsabilità delle proprie azioni. Non è colpa nostra se siamo così. Anzi, ci sentiamo diversi da come la realtà degli atti ci palesa (De Silva cita il caso limite della donna che si concede solo storie di una notte perché non si ritiene tipo da storie di una notte) e la psicologia ci blandisce insegnandoci che tutto dipende dalle circostanze. De Silva non ci concede attenuanti: perché giustificare un ladro dicendo che è povero se altri poveri non sono ladri? Gli atti sono frutto di libera scelta, non di moti d’animo necessitati da congiunture. Non lo cita perché ha scritto prima, ma nel caso del pilota della Germanwings molti hanno parlato di suicidio risaltando il suo malessere e sottovalutandone la decisione di commettere centocinquanta omicidi. Nel comune sentire il criminale ha ceduto il passo al folle, la responsabilità alle circostanze, il bene alla felicità individuale, l’etica alla psicologia.
    E i matti, appunto? Qui ci soccorre Paolo Nori che per Marcos y Marcos intende seguitare il progetto di Roberto Alajmo pubblicando un “Repertorio dei matti” delle città italiane. Vasto programma. Per ora sono usciti i volumi dedicati a Bologna e a Milano: quest’ultimo è un catalogo ammirevole che però qua e là si lascia andare – Nori è il curatore, aiutato da diciannove compilatori – all’idea sottesa che i matti siano beati nello straniamento, esenti dalla follia collettiva dei milanesi “immersi nei loro pensieri fatti di scadenze, priorità e password da ricordare”. Il problema è l’inverso. Il minimo comun denominatore emerso dal repertorio è che il matto dice cose giuste o coerenti, benché opinabili, all’interno di un contesto sbagliato (inneggia alla rivoluzione proletaria con un mangiadischi sotto braccio, patrocina il sistema tolemaico inveendo contro Galileo mentre vende gelati, proclama il Regno dei Cieli quando viaggia in metrò servendosi degli appositi sostegni); oppure compie atti comuni privandoli del loro scopo (in biblioteca fissa i libri senza leggerli, si veste da guardia giurata ma non è una guardia giurata, al supermercato riempie il carrello ma non lo porta in cassa).

    Tutto sta nel rapporto col contesto: se il sistema di riferimento diventa idiotico, ripiegato su se stesso, gli atti perdono di senso. Lo dimostrano i versi scritti dai matti che il “Repertorio” riporta, del tutto indistinguibili da quelli di poeti professionisti salvo che nella forma di pubblicazione. Il matto più significativo del libro è uno che è tale perché infelice e consapevole della propria infelicità ma non delle sue cause, ragion per cui ripete ai passanti: “Non ero così, prima! Mi hanno imbrogliato!”. Sarebbe piaciuto agli statistici dell’Unione Europea come tipo italiano medio cui far indossare il berretto a sonagli dell’infelicità: diventiamo sempre più tristi perché poco a poco ci straniamo dal contesto oggettivo e incardiniamo sul nostro ombelico il sistema di riferimento da cui emettere giudizi assoluti. Diventiamo sempre più matti per noi stessi e stronzi per gli altri.

  • 27Mag2015

    Emanuela Giampaoli - LaRepubblica di Bologna

    Uno si chiamava Eriberto, veniva dal Brasile, giocava a calcio ma come tutti brasiliani aveva la saudade. Un altro era soprannominato Pendolino, passava le sue giornate a dondolare il busto per ore nei pressi di porta Sant’Isaia. Un altro ancora faceva il fontaniere e andava in giro dicendo di aver realizzato per Manutencoop il bagno di Michael Jackson a Parigi, che gli aveva portato i tortellini e che da allora era diventati buoni amici.

    Per non dire di Trinità, quello che al bar parlando in un barattolo di latta faceva il 90° minuto, e quando simulava i gol del Bologna la gente esultava sul serio. Sono alcune delle duecento storie che Paolo Nori insieme agli allievi dei suoi corsi di scrittura ha raccolto e dato alle stampe, un “Repertorio dei matti della città di Bologna” (ed. Marcos y Marcos) che stasera alle 21 lo scrittore presenta all’Oratorio di Santa Maria della Vita insieme al direttore sanitario dell’Azienda Usl di Bologna Angelo Fioritti.

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  • 15Mag2015

    Redazione - Chedonna.it

    Oggi, CheDonna, per la categoria Libri, vi propone due novità: Repertorio dei matti della città di Bologna e Repertorio dei matti della città di Milano a cura di Paolo Nori in libreria dal 14 maggio.
    È ovvio che non si valuta un matto: non si dice “costui è un matto ‘bravo’”, non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire.

    Giorgio Manganelli
    L’idea era venuta a Roberto Alajmo: raccontare una città attraverso i suoi matti, illustri o sommersi.
    Lui aveva scritto il Repertorio dei pazzi della città di Palermo, e auspicava che ogni città ne avesse uno, come ha la guida dei monumenti e dei ristoranti.
    Paolo Nori ha rilanciato, organizzando laboratori di scrittura “senza sentimento” di città in città; i partecipanti censiscono i matti con occhio imparziale, trasformandosi in “cronisti medievali della contemporaneità”.
    A oggi si sono conclusi i laboratori di Bologna, Milano, Torino e Genova.
    I primi due Repertori, Bologna e Milano, sono pronti: una lettura piacevole ed emozionante, per ritrovare luoghi, riconoscere persone, ma anche i tic e le qualità nascoste delle nostre città.
    I Repertori delle città di Bologna e Milano verranno presentati al Salone Internazionale del libro di Torino, sabato 16 maggio.