Breviario del rivoluzionario da giovane

Archivio rassegna stampa

  • 22Mag2018

    Alice Moresi - soslibri.wordpress.com

    Sabato 26 Maggio, ore 18,’00, Bruno Osimo presenta, alla libreria Il mercante di storie “Breviario del rivoluzionario da giovane” Marcos y Mrcos.

    Il Breviario del rivoluzionario da giovane (B.Osimo, Marcosymarcos 2018, pp.233) racconta la vicenda personale e privata del giovane Bruno, soprannominato Opossum, che frequenta il liceo Scientifico X di Milano, precisamente della Milano del 1973:

    siamo nel pieno degli anni di piombo, quando il personale è politico e a scuola si va a volantinare, occupare, manifestare il proprio dissenso per la società borghese. Già, perché è proprio la società borghese che deve subire un mutamento radicale e non semplici riforme, o meglio, deve essere abbattuta a qualunque costo. E così Bruno cerca di inserirsi nel fermento politico e sociale, di allontanarsi dalla sua timidezza, dalla sua morale borghese, mettendo da parte le sue riserve.

    «Sono un ragazzo pieno di ideali. […]Sono giovane, non posso ancora capire il valore della vita umana. In questa stagione vanno molto le idee chiare mentre il dubbio è fuori moda. Preferisco starmene da solo facendo i ragionamenti precisini che ho imparato da piccolo, o disconnettere l’orientatore logico e farmi trascinare dall’onda rivoluzionaria?»

    Osimo si distanzia dai romanzi tradizionali: infatti, egli scegliere di narrare la storia non attraverso la classica suddivisione in capitoli ed evitando l’andamento progressivo. Ci sono al contrario brevissimi scorci di due o tre pagine intitolati con una parola chiave che coincide con l’argomento che verrà in seguito esaminato: “femminismo”, “compagno”, “esproprio proletario”, “austerità” e così via. Ne emerge un mosaico spregiudicato ed eccentrico, dolce e crudele al tempo stesso: Bruno ha soltanto quindici anni, tanti pensieri confusi e tanta voglia di partecipare attivamente alle vicende politiche che coinvolgono la sua scuola. Ma non capisce sempre bene che cosa stia accadendo, da un giorno all’altro i suoi punti di riferimento e i valori borghesi in cui è cresciuto vengono messi in discussione dai liceali in rivolta. E all’improvviso le norme a fondamento del quieto vivere come “non malmenare nessuno” vengono stravolte nel paradosso per cui “non si deve malmenare nessuno a meno che non sia un fascista, in quel caso mena forte, i fascisti non si tollerano”.

    L’autore ci offre uno scorcio del passato, neanche così remoto, della storia d’Italia, quando indossare l’eskimo equivaleva a mostrare il proprio credo politico e riesce a farlo con gli occhi di chi ha vissuto quegli anni particolari: «noi, negli anni Settanta, siamo POSTsessantottini: mentre nel Sessantotto stava per venire la rivoluzione e non avevano niente da mettersi, noi cominciamo a sentirci depressi perché la rivoluzione non è ancora avvenuta…»

    Infine, Amanda la perfezionista, Arianna, di cui Bruno si innamora e Marinella, con cui non riesce ad andare oltre qualche bacio perché “si accorge di non saper procedere” assieme ai professori Grotescu e Nosilcicoff – che non disdegna di dare appuntamento a diverse ragazze – aggiungono infine un tocco di leggerezza a riflessioni di notevole spessore culturale e intellettuale. L’apprendistato politico del giovane protagonista appare a tratti confuso, incerto, sfocia spesso nell’ironico o addirittura nel paradossale, accompagnando il lettore con leggerezza attraverso anni che ebbero appunto la pesantezza del piombo.

    Recensione di Alice Moresi

    Bruno Osimo vive a Milano, dove è nato nel 1958. Da piccolo capiva così poco di quello che gli succedeva intorno che la traduzione è divenuta subito una necessità. Non ha fretta di crescere; i suoi due grandi figli cercano almeno di tirarlo su bene.

    Ha tradotto tra gli altri Steinbeck, Tolstoj, Čechov, Leskov, Puškin, Spender, Dostoevskij, Pasternak, Bulgakov, Berberova, Horwitz, Sander, scrive e traduce poesie e racconti. Gli piace molto cucinare, e leggere poesie davanti alla telecamera per pubblicarle con youtube.

    L’incontro con Marcos y Marcos è avvenuto grazie all’amicizia e al fiuto di Silvia De Vidovich, sua editor per i libri Hoepli sulla traduzione, che ce lo ha spedito dopo aver letto il manoscritto del Dizionario affettivo della lingua ebraica, ora alla seconda edizione ampliata, e disponibile anche come audiolibro nella lettura dell’autore.

    Dopo la diagnosi di doppio legame con la mamma, ora con la Marcos y Marcos ha un legame addirittura triplo: la narrativa, la poesia e la traduzione.

    Insegna alla Civica Scuola Interpreti Traduttori traduzione da russo e inglese e teoria della traduzione. Con Marcos y Marcos ha pubblicato altri due romanzi: in Bar Atlantic racconta le disavventure di Adàm, precario della vita e dell’amore, casalingo inquieto che venera sua moglie e ha un’amante diversa in cinque città. In Disperato erotico fox, la lenta risalita di Arturo dal baratro di un matrimonio dissolto a una storia nuova che prende forma come un ballo liscio. E scrive e scrive, e ha molte altre virtú…

    Nel 2018 ha pubblicato con Marcos y Marcos Breviario del rivoluzionario da giovane.

    https://soslibro.wordpress.com/2018/05/22/breviario-del-rivoluzionario-da-giovane-bruno-osimo/

  • 01Mar2018

    Ester Moscati - Bet Magazine

    La rivoluzione come Tikkun Olam

    Sopravvissuto all’infazia nonostante le curematerne, concentrate attorno al linguaggio-materasso (il mammese o tampònico, con cui l’autore ci ha deliziato nel Dizionario affettivo della lingua ebraica) troviamo qui il giovane Bruno adolescente.

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  • 21Feb2018

    Valentina Zinnà - criticaletteraria.org

    Dopo essersi fatto conoscere come traduttore e autore di libri sulla storia della traduzione, Bruno Osimo è tornato in libreria con un libro tutto suo, in cui racconta di un’educazione politica alle soglie degli anni Settanta.

    Già conosciuto come autore di romanzi, con Marcos y Marcos ha pubblicato Dizionario affettivo della lingua ebraica, Bar Atlantic e Disperato erotico fox.

    Per questo libro, Osimo fa un passo indietro e torna alla propria giovinezza: siamo nel 1973, Bruno ha quindici anni e la sua formazione umana risente necessariamente delle vicende politiche che si susseguono in quegli anni. Breviario del rivoluzionario da giovane, però, non è un romanzo che racconta gli eventi degli anni della rivoluzione giovanile, ma un’opera che racconta la storia personale e privata di un ragazzo alle prime esperienze di vita, il quale, timido e riservato, inizia a conoscere la realtà dei rivoluzionari settantottini.

    Sono un ragazzo pieno di ideali, dice la didascalia. Sono giovane, non posso ancora capire il valore della vita umana. In questa stagione vanno molto le idee chiare, mentre il dubbio è fuori moda. Preferisco starmene da solo facendo i ragionamenti precisini che ho imparato da piccolo, o disconnettere l’orientatore logico e farmi trascinare dall’onda rivoluzionario? (p. 17)

    Tra una lezione e l’altra del liceo X, che Bruno frequenta quotidianamente, si fanno largo parole come “esproprio proletario”, “compagno”, “femminismo”, eccetera. Il giovane ragazzo si getta a capofitto in questo movimento, con tutta la convinzione di cui è capace: tuttavia, il suo apprendistato politico è talvolta ancora confuso e indeciso, e l’esito di questo incerto muoversi dà luogo talvolta a parentesi comiche e particolarmente ironiche, capaci di far nascere un sorriso sul volto del lettore.

    Bruno sembra osservare la rivoluzione e il percorso dei compagni con un occhio esterno, analitico, capace di esaminare e catalogare le usanze e i modi dei compagni. Il libro, infatti, possiede una struttura particolare: ci si aspetta un romanzo strutturato in maniera tradizionale, ovvero con una classica divisione in capitoli, e invece, una volta aperto il libro, ci si trova di fronte ad una storia organizzata in brevi capitoli, ognuno caratterizzato da una parola chiave, che funge anche da titolo. Una lunga serie di capitoli tematici, quindi, che, come tessere di un mosaico, si collocano una di fianco all’altra a formare una figura unica, quella dei primi anni Settanta visti dall’occhio di un ragazzo alle prime esperienze di vita.

    Una fotografia, uno scorcio di passato, visto dagli occhi di chi quel periodo l’ha vissuto.

    https://www.criticaletteraria.org/2018/02/breviario-del-rivoluzionario-da-giovane-osimo.html

  • 18Feb2018

    Elena Spadafora - amaranthinemess.it

    QUELLA NOSTALGIA UN PO’ INCAZZATA PER GLI ANNI ’70

    In Breviario del rivoluzionario da giovane (edito Marcos y Marcos, 240 p.)  Bruno Osimo mette insieme tante cose, tutte bellissime ed intensamente poetiche: ci racconta gli anni ’70 così come li ha vissuti lui, da adolescente, ma ci racconta anche la Storia di un Paese, di una cultura, di cambiamenti e rivoluzioni piccole o gigantesche.

     

    Mi sento un po’ figlia anch’io degli anni ’70, non perché sia nata in quegli anni, ma perché sono figlia di chi quegli anni li ha vissuti da adolescente. E ho sempre vissuto l’adorazione degli anni ’70 e il rimpianto, il racconto di Berlinguer segretario del Partito e Saragat Presidente della Repubblica, poi la parentesi Leone, e finalmente Pertini. Quella politica torbida, un po’ bella e un po’ brutta, il sequestro Moro e il compromesso storico. Mia madre e mio padre mi raccontano delle manifestazioni studentesche e degli operai navali del porto di Palermo, che a quanto pare venivano chiamati a difendere gli studenti se i fascisti rompevano le palle.

    Credo che per chi, come me, è nato e cresciuto a ridosso degli anni ’90 e che non ha praticamente mai vissuto l’entusiasmo politico e la voglia di rivoluzione, gli anni ’70, seppur nella loro controversia, rappresentino un modello, un’aspirazione. La figura politica italiana che più mi ha entusiasmato nella mia vita è stato Fausto Bertinotti, e con questo vi ho detto tutto (e sì che gli ho voluto bene, a Faustino).

    In Breviario del rivoluzionario da giovane (edito Marcos y Marcos, 240 p.)  Bruno Osimo mette insieme tante cose, tutte bellissime ed intensamente poetiche: ci racconta gli anni ’70 così come li ha vissuti lui, da adolescente, ma ci racconta anche la Storia di un Paese, di una cultura, di cambiamenti e rivoluzioni piccole o gigantesche.

    Breviario del rivoluzionario da giovane – l’ironia, l’affetto e il sarcasmo

    Bruno Osimo costruisce uno stile narrativo a mio parere impeccabile.

    La sua parola scritta trova il raro equilibrio fra l’ironia, il sarcasmo e l’affetto, una nostalgia amara di un periodo importante per la Storia e per l’individuo.

    Se ci pensate, quello che fa l’autore in questo libro è qualcosa di davvero complesso: ci parla degli anni ’70, ce ne racconta i particolari più quotidiani e prosaici, li mette a nudo, li ridicolizza. Ma non ce li racconta solo come elementi della vita di un adolescente ma li contestualizza come peculiari di un’epoca. Ci parla di quel tempo attraverso il piccolo e attraverso il grande.

    E accanto all’ironia e alla ridicolizzazione di usi e costumi studenteschi dell’epoca si avverte anche un certo affetto e una certa malinconia. Insieme ai capitoli in cui si prende in giro qualcuno o qualcosa, si trovano anche capitoli di intenso lirismo in cui Osimo ci racconta di momenti e amici persi per sempre.

    Gli anni ’70 e l’adolescenza

    L’adolescenza, vissuta in qualsiasi periodo storico, è un periodo esistenziale complesso e profondamente rivoluzionario.

    Pur nella grevità politica dei primi anni 2000, anch’io ricordo la mia adolescenza come portatrice di rivoluzioni e cambiamenti. E anche se il nostro nemico numero uno era la Moratti e la sua riforma della scuola, anche a noi, nel nostro piccolo, sembrava di stare un po’ cambiando il mondo – che poi non lo stessimo realmente facendo, è un’altra storia.

    Così mi chiedo, e non riesco a immaginarlo, cosa abbia potuto significare essere adolescenti in anni in cui le rivoluzioni, seppur nella loro dimensione più superficiale e spiccia, erano reali e a portata di mano.

    Bruno Osimo non tralascia nulla di quel tempo. Ci racconta del ciclostile e dei cortei, del dormire dentro lascuola occupata, degli amori, delle amicizie, dei vestiti (portatori di serratissimi significati politici), delfemminismo e delle droghe, del sesso, del cinema, dei libri, di Milano e dei suoi tram, di Elena Montereale, di Amanda e dei dirigentini, del liceo X di Milano.

    Ciò che più suscita in me malinconia però, devo dirlo, è il racconto del rapporto con la politica: anche questo è messo a nudo e ridicolizzato in tutte le meschinità, le superficialità, le contraddizioni, ma anche se massacrata a colpi di ormoni e grossolanità adolescenziali, la politica era lì ed era importante.

    Leggere un libro come questo, in questo periodo storico, ha a mio avviso un valore fortissimo diidentificazione culturale: veniamo tutti da lì, chi più chi meno, chi da un lato chi dall’altro della barricata. E poi qualcosa si è perso per strada, ci hanno abituati a credere che la politica sia solo un fatto di soldi, meno tasse per tutti e passa la paura. Ci hanno raccontato barzellette, hanno firmato e sottoscritto promesse al popolo. Ma le idee, le idee politiche, dove sono finite?

    http://www.amaranthinemess.it/2018/02/18/breviario-del-rivoluzionario-da-giovane-osimo/

  • 16Feb2018

    Elisabetta Guglielmetti - bookaddicted.it

    Come svincolarsi da una buona educazione e imparare davvero la “buona educazione”? Cosa fare quando si appartiene alla borghesia, o piccola borghesia, e si desidera ardentemente entrare a far parte dei movimenti politici studenteschi? Nonostante la timidezza e il suo essere pacifista indiscusso, Bruno riuscirà ad abbandonare qualsiasi remora per imparare le nuove regole e diventare un vero rivoluzionario?

    Il divertentissimo “Breviario del rivoluzionario da giovane” è una immersione totale nella Milano degli anni ’70 accompagnata da tutti i protagonisti di quel periodo.
    Infiniti sono i richiami musicali, da Finardi a Bennato, da De Gregori a Guccini, da Gaber a Iannacci, che non solo cantavano i loro testi cantautorali ma raccontavano il disagio di un’epoca fortemente scossa e destabilizzata sia sul piano sociale sia sul piano politico. Innumerevoli gli accenni letterari con tutti i protagonisti che hanno infiammato e fomentato le folle con le loro idee, i loro discorsi, i loro convincimenti. Credibilissimi e reali i movimenti studenteschi con le comuni aperte, le occupazioni liceali e universitarie, i ritrovi, i comizi, gli espropri proletari, i sabotaggi. Racchiuso tra le pagine troviamo un caleidoscopio formato da cultura e contro-cultura, ideologia e manifestazioni che ben descrive il lievito fermentativo di un’epoca in cui tutto, o quasi tutto, sembrava possibile. Un periodo di ideali, di pensieri, di slogan, di convinzioni che ha mosso le masse e interessato, e influenzato, milioni di persone.
    Il Breviario di Bruno Osimo è un sagace elenco, in ordine alfabetico, delle molteplici situazioni nelle quali il protagonista si muove. Punti e spunti di riflessione e di ilarità si susseguono nei capitoli brevi che riescono a coinvolgere tutti, sia coloro che quegli anni li hanno vissuti, sia coloro che ne hanno appreso dai genitori o dai nonni.

    Lo stile estremamente chiaro, semplice e ironico accompagna tutta le lettura, dalla quale si apprendono i risvolti umani, familiari, sociali e politici del protagonista e del periodo, individuando anche aspetti insoliti e storiografici. (Parliamo del 1963, anno in cui il compagno Paolo VI – il Papa – innesca il cambiamento eliminando… No, niente spoiler!).
    Il protagonista è molto ben caratterizzato, simpaticissimo, delicato e ha tutti i turbamenti, di qualsiasi natura, di un adolescente. Non ho potuto evitare di fare mia la sua frase: «Non solo non so cosa vorrei fare da grande, ma non so nemmeno cosa vorrei fare domani, fra cinque minuti, adesso». Il che potrebbe – potrebbe – essere preoccupante, visto che non ho esattamente quindici anni!
    Le ambientazioni sono indiscutibilmente precise, nette e dettagliate a tal punto da trasferire il lettore in quella Milano nebbiosa, tumultuosa, laboriosa, alacre e attiva che tutt’oggi conosciamo.
    La copertina ha un aspetto fanciullesco, nonostante la falce sulla quale riposa il ragazzo, ovviamente munito di martello, e risulta sufficientemente ironica e aderente al contenuto.

    In ultimo, ammetto di aver seguito il consiglio presente nel prologo: sedersi a terra in un posto fumoso per leggere il “Breviario del rivoluzionario da giovane”, effettivamente, aiuta!

    http://www.bookaddicted.it/breviario-del-rivoluzionario-da-giovane-bruno-osimo-recensione/

  • 14Feb2018

    Enzo D'Andrea - Meloleggo.it

    Osimo dipinge alla perfezione i suoi anni Settanta. Quelli in cui il mondo doveva cambiare, in cui bisognava contestare (sulla scia del Sessantotto) tutto e tutti. In cui erano i dogmi imposti da altri a suggerire come vestire, come mangiare, che musica ascoltare e che film guardare, che libri leggere e in quali credi credere.

    Bruno Osimo e la rivoluzione che non t’aspetti

    Ebbene sì, lo confesso. Non conoscevo Bruno Osimo. Può capitare però, a uscire per strada in una città di tre milioni di abitanti (uno più, uno meno), di incontrare uno strano tipo, o una strana situazione. Se poi quella situazione ti fa sorridere, è difficile che tu non rimanga colpito.

    Ho letto d’un fiato il Breviario del rivoluzionario da giovane (Marcos y Marcos), che di tanta letteratura che mi sono sorbito di quel periodo occupa certamente uno scaffale a sé. Non fosse che per il tono semiserio della narrazione, la puntualità delle citazioni, l’irresistibile autoironia e il fluire delle parole che ti fanno tanto conversazione, racconto d’amici.

    Osimo dipinge alla perfezione i suoi anni Settanta. Quelli in cui il mondo doveva cambiare, in cui bisognava contestare (sulla scia del Sessantotto) tutto e tutti. In cui erano i dogmi imposti da altri a suggerire come vestire, come mangiare, che musica ascoltare e che film guardare, che libri leggere e in quali credi credere. Dogmi che – pensate un po’ – andavano a sostituire altri dogmi che vigevano da decenni. Sempre di dogmi stiamo parlando, non di verità assolute. E questo emerge nel racconto – spesso scanzonato ma mai sopra le righe – di questo rivoluzionario giovane.

    E quindi eccolo il liceale Bruno, incerto timido curioso alle prese con la schiettezza delle femministe convinte, impacciato e irrimediabilmente confuso nei freddi incontri in cui il sesso diventava un’usanza più che una scoperta anche davanti al fascino delle compagne come Amanda, onnipresente, che “…ha il fisico e il portamento della bella madre, ed è materna con tutti. Se qualcuno sta male, va da Amanda, lei lo coccola, gli parla, lo ascolta, lo consola, se necessario dal punto di vista terapeutico lo bacia e fa sesso con lui fino alla remissione almeno parziale dei sintomi…”; eccolo ancora ad ascoltare i discorsi e le ottusagginidell’antifascismo convinto, del “…i fascisti vanno eliminati perché ce lo ordinano i dirigentini, e l’ordine non è filtrato dalla coscienza… in fondo è rilassante, per la coscienza, non dover formulare un giudizio, ma limitarsi a eseguire…” oppure nell’imbarazzo di dover scegliere la bicicletta (rossa, come i calzini e il maglione, se possibile) in piena austerity, o nell’innamorarsi di Arianna che, nello scegliere tra lui e Giordano, gli preferisce irrimediabilmente il secondo, liquidando Bruno con un “… ti voglio bene ma non ti amo…”.

    Ci sono momenti spassosi, come quando si parla dei professori oppure di tutte le volte che Bruno si trova a confrontare il suo essere beneducato borghese con quello che dovrebbe essere, con la nuova beneducazione: “… il novantanove per cento della mia educazione famigliare è sbagliato, perché io sono beneducato e non sudo e non parlo ad alta voce, invece il rivoluzionario è sguaiato, è sempre sudaticcio o comunque ha la pelle e il capello lucidi e dice un sacco di parolacce ad alta voce…”

    Oppure: “… Altro capitolo della nuova beneducazione è che quando si prende il metrò, non si deve pagare il biglietto: questo impone la nuova etichetta. Lo dice anche lo slogan… Trasporti gratis  ai figli di operai… In manifestazione vabbè è facile, si assaltano i tornelli e chi s’è visto s’è visto, ma quando sono solo come faccio? Mi avvicino rapidamente al varco aperto riservato agli abbonati e a chi ha già timbrato, ma non mi fermo a mostrare l’abbonamento: passo avanti veloce con aria sicura e camminata spontanea, con sguardo indifferente puntato avanti. E se c’è poco passaggio e il controllore non è distratto e mi chiede di vedere la tessera?”

    Ma c’è un po’ di tutto, in questo breviario. Ci sono gli spinelli e ci sono i gruppi di studio, katanga e fermi di polizia, occupazioni e volantini, le comuni e i figli dei fiori, il VéloSolex, l’utero è mio e lo gestisco io, la confusione sessuale e la presa di coscienza…

    C’è la nostalgia velata per certa Italia che non torna più, un excursus tra la tivvù e i giornali, la musica dell’epoca che si voleva sovvertire con il nuovo che andava di moda ed era coscienza nuova, perché bisognava essere – per certi versi – intellettuali a tutti i costi. Anche a costo di non capirci un’acca.

    C’è anche un pizzico di malinconia, in certi passaggi, ma scorre velocemente. C’è soprattutto tanta ironia, unita al disincanto, a un’abile regia dei contenuti e a una penna morbida, confidenziale.

    E l’insieme è convincente.

    Quindi, se volete un passaggio per gli anni Settanta, non esitate.

    Unitevi a questo breviario.

    Vi assicuro che sarà molto diverso da quant’altro potreste leggere sull’argomento, saziandovi lo stesso con l’irresistibile forza dell’ironia.

    http://www.meloleggo.it/bruno-osimo-e-la-rivoluzione-che-non-taspetti_1057/

  • 31Gen2018

    Marina Grillo - internostorie.it

    Avevo già incontrato, letterariamente parlando, Bruno Osimo con il suo bel “Dizionario affettivo della lingua ebraica”, e ora, da poco uscito in libreria, è “Breviario del rivoluzionario da giovane”.

    L’impostazione è la medesima: un raccontato con piglio ironico attraverso lemmi o espressioni che hanno caratterizzato un’epoca, quello dell’autunno caldo, ma con un’impronta personalissima.
    «Il primo ottobre 1973, io ufficialmente migro dalla vecchia educazione alla nuova educazione politica, che sarebbe maleducato chiamare “buona”».
    Scisso tra l’educazione familiare, la vecchia appunto, garbato nei toni e nei gesti per aspirare ad essere un vero rivoluzionario che contempla con cautela le parolacce borghesi, suda, è studiatamente villano, maniacalmente sfacciato e incivile ma che si sente fuori posto.
    Si snocciola pagina dopo pagina quest’alfabetizzazione del giovane Bruno che ritorna a Milano dopo alcuni anni e si ritrova catapultato nelle lotte studentesche al liceo scientifico X. All’appello ci sono Lucio Battisti, i dirigentini, il ciclostile, Amanda, il suo cespuglio di capelli, Arianna, i viaggi in treno.

    «Forse se urlo forte forte che i borghesi son tutti porci, mi riscatto e posso ripartire pulito, senza avere sulla schiena le colpe dei padri dei nonni dei bisnonni, borghesi, porci. Non è nemmeno kashèr».

    http://www.internostorie.it/into-the-read/playlist-buona-la-prima/

  • 29Gen2018

    Marta Abbà - ominamilanolibri.com

    Giovani rivoluzionari di una volta

    Guardarsi alle spalle non solo senza sospirare e neanche apparire autoreferenziale ed egocentrico, ma addirittura sorridendo e facendo sorridere coetanei e non. Ci riesce Bruno Osimo con il suo “Breviario del rivoluzionario da giovane”, pubblicato come molti dei suoi altri libri dalla casa editrice di Milano Marcos y Marcos.

     

    Mentre sulla copertina, molto azzeccata, un giovane, forse rivoluzionario, si appoggia su una luna che a guardare meglio è la lama della falce che si accoppierebbe volentieri con il martello, o così ci hanno insegnato, all’interno del volume l’autore snocciola i lemmi che hanno segnato l’ideologia della sinistra, durante gli anni di piombo.

    Il Bruno scrittore racconta del Bruno 15enne, timido e con zero spirito di contraddizione, un tipo che pare quasi delicato e che si lascerebbe in pace, nel suo brodo. Se non fosse che i 15 anni sono i 15 anni, e che nel 1973 era a 15 anni, tipicamente, che ci si affacciava ad un mondo diverso dove era necessario per la sopravvivenza, socializzare.

    Essenziale, il senso di appartenenza e allo stesso tempo quel magico sollievo che si prova quando si possono seguire e sostenere pensieri altrui, meglio se “tosti” per evitare di sfornarne di propri prendendosene a che la piena responsabilità.

    Nel libro di Osimo, ancora una volta agile, abile, audace e disinvolto con le parole e il ritmo, si trova una Milano da riconoscere o da scoprire, un po’ ribelle come lo era nei primi anni Settanta, in cui convivono antifascismo, figli dei fiori, comunismo ispirato e altre ideologie più volatili e volatilizzatesi.

    In questa città, c’è un ragazzo un po’ confuso che cresce, a volte si fa trascinare, a volte pensa, vive il quotidiano e lo fa vivere anche ai lettori aiutandoli a prestare attenzione a quei “memorabili anni Settanta” visti da un punto di vista diverso. Sorridendo, riflettendo, confrontando epoche passate e presenti, lemma dopo lemma, “scemenza” dopo “ scemenza” si pensa anche all’adolescenza di una volta facendo le proprie opportune, personali, opinabili ma lecite considerazioni.

    https://omnimilanolibri.com/2018/01/29/giovani-rivoluzionari-di-una-volta/

  • 16Gen2018

    Stefania Vitulli - il Giornale

    «I folli ’70, quando era maleducato essere ragazzi beneducati…»

    Lo scrittore milanese ha raccolto in un «breviario» i lemmi che hanno segnato l’ideologia (sinistra) degli anni di piombo

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  • 15Gen2018

    Alessandro Beretta - Corriere della Sera

    La generazione «non» nella Milano ribelle dei primi anni Settanta

    L’anno è il 1973, la rivoluzione non è alle porte come nel ’68, né al triste finale di piombo del ’77. In questa stagione di mezzo Bruno Osimo è un liceale a Milano e diventa compagno Opossum.

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  • 12Gen2018

    Brunella Schisa - Il Venerdì

    Più che la rivoluzione abbiamo fatto ridere

    Non si sa se ridere o piangere con il Breviario del rivoluzionario da giovane del milanese Bruno Osimo. Intendiamoci: l’autore rilegge in chiave totalmente comica il suo passato da giovane rivoluzionario, e sceglie settantadue lemmi, da “Antifascista a Volontariato”, per mettere insieme il fascinoso scemenzaio che ha corrotto menti in formazione come quella dell’autore.

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  • 11Gen2018

    Stefania Vitulli - Il Foglio

    I Settanta da scoprire

    Bel romanzo-catalogo-guida alla città nei suoi anni plumbei.
    Posti, nomi, no nostalgia. Sorrisi.

    Ci sono le ideologie, di cui magari parliamo un’altra volta. E poi ci sono i luoghi e le persone di quando ci credevi ciecamente (ai luoghi, alle persone, forse alle ideologie). Che basta nominarli e ti torna su il sapore di quegli anni Settanta, a Milano, quando eri adolescente, ma soprattutto membro del Movimento studentesco dl Liceo Scientifico X di via Cagnola con il nome in codice “Opossum”.

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  • 01Gen2018

    Luisa Debenedetti - librierecensioni.com

    “Breviario del rivoluzionario da giovane” di Bruno Osimo, edito da MarcosYMarcos, non è uno dei tanti libri di riflessione e ipocrita saggezza scritto da chi è stato giovane e ha indossato un eskimo negli anni ’70, i cui sogni infranti sono stati molto più numerosi di quelli realizzati, e a essersi scottati le ali sono stati in tanti. Ma allora, tutti avevano “imparato a volare”.

    Il protagonista è l’Autore, Bruno detto Opossum, che si trova, in piena adolescenza, a frequentare il Liceo Scientifico X di Milano. Il passaggio dalla tranquilla realtà di Padova alla movimentata Milano ancora divisa tra avanguardia e massificazione, lo spinge a cercare nuovi sostegni per affrontare la realtà e, per muoversi disinvoltamente nella vita sociale e per non sbagliare, sente il bisogno di una barriera protettiva che non sia la famiglia. La trova nel gruppo e per rimanervi deve dimostrare di accettare regole e segni di riconoscimento precisi, il messaggio all’interno del gruppo nasce improvvisamente, tutti si adeguano al comportamento del leader.
    Bruno è un ragazzo ben educato, ma questo genere di comportamento è contestato dal gruppo “impegnato” di cui ha deciso di fare parte e così la buona educazione non è più tale (quando è nel gruppo), diventa “cattiva educazione”, la nuova “buona educazione” impone i jeans Roy Roger’s con la tasca posteriore chiusa con la cerniera per non perdere il portafogli o le chiavi in caso di fuga durante le manifestazioni, porta i capelli ricci e lunghi con quella sciatteria, un po’ calcolata, di chi vuole dimostrare che ha altro per la testa che i vestiti (e lo studio) e vuole comunicarlo al mondo intero.
    Bruno vive le sue esperienze “rivoluzionarie” impegnandosi seriamente nel tentativo di convincere, prima di tutto se stesso, di avere fatto la scelta giusta. Assimila idee e comportamenti ma in modo piuttosto confuso e “raffazzonato”, così ogni tanto fa capolino il Bruno non militante con i suoi dubbi e le sue incertezze.
    I personaggi comprimari sono ben delineati, vi sono figure che vengono trattate più di altre: Amanda la perfezionista, Arianna la ragazza che fa breccia nel suo cuore, Marinella con la quale non va oltre qualche bacio perché (“si accorge di non saper procedere”): sembra che Bruno voglia rimuovere la sessualità proprio nel momento in cui ne è assillato e attratto; e i professori Aureliano Grotescu (figura ambigua) e Hromo Nosìlcicoff (che non disdegna di dare appuntamento alle ragazze a casa sua). Poi vi sono i luoghi simbolo della Milano anni ’70, le canzoni di allora citate in più punti, i film del cineforum in versione originale sottotitolata…
    Fino a che punto il libro sia puramente autobiografico o racconti episodi che il tempo ha romanzato, non è dato di sapere.
    Concludendo: è scritto bene, fa ridere nella giusta misura, suscita emozioni che per forza di cose ritornano in mente perché sono successe; a meno che non si sia stati chiusi in un bunker sin da bambini, la suddivisione in voci rende la lettura snella, spesso ci si trova a sorridere delle disavventure di questo aspirante giovane rivoluzionario che, in fondo, tanto rivoluzionario non è e che, l’Autore me lo consenta, suscita anche tenerezza.
    Gli anni ‘70 hanno rappresentato una bella pagina di Storia dal punto di vista culturale. Tra le pagine di questa storia, Osimo ci racconta la sua, fatta di musica, letteratura, film ed incontri. Chi si dedica prevalentemente alle letture di (con tutto il rispetto) Coelho, Maraini e altri scrittori-saggi, può giudicare dall’alto in basso il libro in oggetto. Ma la vita è fatta anche di ricordi colorati. E questo libro ne è, tra tanti, una delle migliori intepretazioni.

    “No no no no, aspettare più non posso, e va bene sì,
    Se proprio vuoi facciamo un compromesso
    …Si già lo so, che non so fischiare,
    E non ho neanche cercato mai d’imparare
    …Fin da bambino, io non ho mai saputo fischiare,
    E quello che peggio è che non ho neanche cercato mai d’imparare
    …E adesso sono solo qui, a piangere con me stesso,
    Come farò… come farò adesso… Con quei blue jeans… ”
    (Edoardo Bennato – Facciamo un compromesso)

    (Luisa Debenedetti)

     

     

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