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Ragazzo coraggioso

Archivio rassegna stampa

  • 15Nov2018

    Francesco Greco - giornaledipuglia.com

    Saroyan, quel ragazzo armeno sul trapezio della vita

    Dolente come Steinbeck, tragico come Shakespeare, anarchico come Bukowski. Un maestro di stile. “Quando un individuo si perde, per aggregarsi alla massa, Dio ne soffre fisicamente”. Il nitore abbacinante della prosa, attraversata da una lieve ironia, lo sguardo denso di pietas per l’uomo, un soffuso nichilismo affatto sterile, la leggerezza di chi vive sospeso sul trapezio dell’esistenza.

    “La mente può cancellare il tempo, fratello della morte, fratello della vita”. E poi il disincanto di chi se l’è vista brutta tante volte, chi ha attraversato una foresta in fiamme e si è fermato sul ciglio dinanzi al burrone. E solo un dolore grande può far sopportare una vita marginale. “Se ho un’aspirazione, è mostrare la fratellanza fra gli uomini”.

    William Saroyan è questo e altro ancora in tutta la sua opera e nei sublimi, deliziosi racconti di “Ragazzo coraggioso”, Marcos y Marcos, Milano 2018, pp. 238, euro 18,00 (collana “Gli alianti”), bella copertina di Laura Fanelli.

    Figlio di immigrati di origine armena, Saroyan (1908-1981) è forse più americano degli altri scrittori della sua generazione. Lo è nel suo disincantato anarchismo che echeggia Bukowski, in un nichilismo   mai sterile (“Non credo nelle razze. Non credo nei governi. Abbraccio con un solo sguardo tutta la vita…”), un umanesimo istintivo, un individualismo dentro al mondo e le sue asprezze.

    E’ americano nel cercare una sua via, ma anche nel darsi uno stile originale, tutto suo, come se sperimentasse a ogni pagina.

    Da leggere tutto d’un fiato: Saroyan si conferma un maestro dello scrivere, e della vita.

    https://www.giornaledipuglia.com/2018/11/saroyan-quel-ragazzo-armeno-sul.html

  • 25Ott2018

    Romina Arena - mangialibri.com

    I dischi erano venduti a cinque cent, certo non roba di qualità. Però, per rimettere in moto il grammofono bastava una musica qualunque. Perché se il grammofono avesse ripreso a girare, forse anche la sua vita da telegrafista avrebbe fatto lo stesso.

    Si sentiva perso e smarrito e desiderava una casa, uno spazio suo, vero – non una stanza in affitto – in cui ritirarsi e sentirsi protetto. Ma non aveva fatto niente per realizzare questo desiderio e anche il desiderio era stato soffocato dal silenzio, come il grammofono. Poi una domenica tediosa dalla telescrivente uscirono tre parole, “ciao, ciao, ciao”, col ritmo del giro di banjo venuto fuori da un disco sul grammofono “uno due tre quattro cinque sei sette otto”… Harry è una leggenda, uno che trasforma in dollari tutto quello che tocca. Uno ossessionato da quello che fa, forse. Vende di tutto, dalle assicurazioni alle immaginette di Gesù. Tutta la sua vita è passata a rifilare qualcosa a qualcuno. Anche in punto di morte, anche senza respiro, anche all’ultimo secondo. Tutti conoscono Harry, anche chi è nato dopo la sua morte. “A stento si ricorda il nome dell’ultimo sindaco, in città non c’è mai stato un personaggio di grande rilievo, ma tutti i ragazzini del circondario conoscono Harry… un vero caratterista americano”… A San Francisco, a Third Street, c’è un mondo a sé stante pieno di perdigiorno di tutte le età. Lì c’è un posto economico dove tagliarsi i capelli, la scuola di parrucchieri dove lavora Theodore Badal. Armeno? No, Assiro. Dalla stessa parte del mondo, insomma. Ci si può intendere per via dello stesso straniamento della migrazione in cui, nel nuovo, il vecchio mondo non vale niente… Quando ci si innamora per la prima volta si guarda se stessi con uno sguardo interno più profondo. Non ci si vede brutti come lo specchio vorrebbe far credere e si desidererebbe che tutti vedessero, anche la la ragazza di cui si è innamorati, il viso dolce che si pensa di avere, “il viso nell’intimità del mio cuore, nel sonno leggero della notte, nella verità del pensiero”. Ma, come si può fare sapere agli altri qual è il vero me stesso, “la vera immagine del mio essere”? Quando si è innamorati e giovanissimi tutto il mondo ti prende in giro per quell’aria trasognata e lo scompiglio dell’anima e tu vorresti sprofondare all’inferno per la mortificazione. Con la bella faccia che credi di avere…Saroyan è una poesia. Nostalgica, malinconica, struggente e rabbiosa. Intrisa di passato e claudicante presente. Di povertà e aspirazione, di ricerca incessante, di solitudine e straniamento. Di quella sorta di anarchia composta che rifiuta le regole e sa stare a modo nel mondo, senza rompere cristalli, senza incendiare, portando alto un messaggio dolce di amore imprescindibile per l’essere umano. È una sorta di liturgia della vita, una celebrazione della memoria dei sentimenti, della memoria della storia, della memoria della carne su cui si è impresso uno stigma. Per lui, quello del popolo armeno sfarinato ai quattro canti del mondo e tuttavia orgoglioso e fiero della propria identità. O quello di uno scrittore che cerca il suo posto senza cercare un posto in una San Francisco spudoratamente amata, che è culla di sogni e aspirazioni e amore spaziale (dello spazio terreno, urbano) di panorami e colori, di meticciato e vite migranti che si intrecciano e si narrano. Il coraggio del ragazzo sta qui, nel guardarsi intorno, nel provarci, nel credere al passo successivo, a rivendicare una appartenenza che è cancellata dalla storia e dalla geografia, ma non è cancellata nel cuore di chi se la porta dentro. Uno due tre quattro cinque sei sette otto. Pessimo jazz, bellissima vita. I suoi non-racconti parlano di tutto questo, sono una duplice frattura che manifesta l’insofferenza per un mondo pieno di regole compassate e rigide; un mondo che per stare tranquillo ha bisogno di omologare, irreggimentare, annientare la diversità, diluire l’identità individuale in un gregge indistinto, scrupoloso e ordinato. “Per tutta la vita ho riso di regole, tradizioni. L’uomo è una creazione troppo bella, le regole non fanno per lui. Ogni vita è contraddizione, verità, miracolo”. Una frattura commovente, che trasuda umanità e dalla quale sgorga la bellezza incontestabile e la fiera indipendenza dell’essere umano. “Voglio restituire all’uomo dolcezza e dignità. Restituire l’uomo a se stesso. Ricondurlo dalla massa indistinta al proprio corpo, alla propria mente individuale”. Saroyan, con una scrittura appassionata ed evangelicamente anarchica ci concede tutto di se stesso e delle sue riflessioni, delle intenzioni di scrittura, degli abbozzi di storie, dei volti, della sofferenza malinconica dello sradicamento, dei caratteri della commedia umana e del sottile gioco di relazione intima con il lettore. Ma soprattutto, ammette di sé quello che i suoi non-racconti assurgono a manifesto universale per il genere umano: “Io non sono affatto uno scrittore. Mi sono beffato delle tecniche di scrittura dal primo momento in cui ho cominciato a scrivere, dieci, forse quindici anni fa. Sono soltanto un ragazzo. Scrivo perché non ho nulla di più onesto o presentabile da fare”. Eccolo il cuore: l’onestà. Qui troverete il culto delle cose semplici, raccontare pezzi di vita cercando di mettere insieme la vita, con quel sottile e costante innesto di speranza e fiducia che tiene le piccole e le grandi cose. “Amo e venero la vita, i sensi vigili, le menti attive. Amo la consapevolezza. Amo la precisione. Ogni uomo che sente il respiro di Dio dentro di sé deve modellare la propria consapevolezza, la propria precisione. Non nascono da sole. Soltanto confusione, errore e squallore hanno esistenza autonoma. Ho detto di essere profondamente religioso. Lo sono. Credo di essere vivo, e bisogna essere religiosi per credere in un evento così miracoloso. Sono umile e grato. Io vivo, che gli anni si ripetano in eterno, perché sono seduto nella mia camera, e sancisco con le parole la verità della mia esistenza, mettendola in salvo dall’imprecisione, dalla mancanza di significato. La vita di questo istante non potrà mai essere cancellata”.

    http://www.mangialibri.com/libri/ragazzo-coraggioso

  • 13Ago2018

    Gabriele Ottaviani - convenzionali.com

    Perché non riesci a dormire? Sei di nuovo innamorato?

    Il prossimo trentuno di agosto, se fosse stato ancora vivo, avrebbe compiuto centodieci anni: un’età di tutto rispetto ma non irraggiungibile, non c’è che dire.

    Figlio di immigrati armeni originari della città, attualmente all’interno dei confini di quella Turchia che del suo popolo ha fatto strage, di Bitlis, viene al mondo a Fresno, in California, la terra delle sequoie, del parco di Yosemite e della Sierra Nevada, è stato soldato nel corso del secondo conflitto mondiale, drammaturgo, autore di racconti e romanzi e vincitore dell’Oscar al miglior soggetto nel millenovecentonovantaquattro, nell’anno, fra l’altro, di Casablanca, Quando il giorno verrà, Bernadette, Il cielo può attendere e Per chi suona la campana, per La commedia umana: e in Ragazzo coraggioso nuovamente ci troviamo di fronte a una formidabile, caratterizzata mirabilmente con pochi e perfetti cenni, in ogni dettaglio, declinazione delle mille sfumature dell’umanità, che vengono raccontate con sensibilità rara e una prosa evocativa e musicale, che narra la vita, la sconfitta, il desiderio. Imperdibile.

    https://convenzionali.wordpress.com/2018/08/13/ragazzo-coraggioso/

  • 05Ago2018

    @CasaLettori - Robinson La Repubblica

    “Voglio restituire all’uomo dolcezza e dignità. Restituire l’uomo a sé stesso. Ricondurlo dalla massa indistinta al proprio corpo, alla propria mente individuale”. Nei racconti che compongono Ragazzo Coraggioso (Marcos y Marcos) William Saroyan compie un miracolo:

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  • 19Lug2018

    Chiara Toniolo - hosemprevissutonelcastello.com

    Lo sguardo di William Saroyan spoglia l’esistenza da ogni menzogna, sondando la realtà alla ricerca dell’essenza delle cose e delle persone.

    Nato a Fresno nel 1908, figlio di immigrati armeni, Saroyan ebbe un enorme successo durante gli anni ’30 grazie alle sue raccolte di racconti; Ragazzo Coraggioso raccoglie alcuni tra i suoi primi lavori.

    Stati Uniti, anni trenta, primi amori, gelide serate, incontri simbolici, le menzogne di Hollywood, la nebbia di San Francisco, la solitudine di Manhattan… In questi racconti l’impressione è quella di trovarsi di fronte a pagine di diario, pagine ingiallite e scarabocchiate, scritte in un piccolo appartamento di una sola stanza ed immerse in una densa nube di fumo di sigaretta.

    La scrittura di questo scrittore ha come matrice l’onestà; Saroyan racconta se stesso e quello che lo circonda con profonda umiltà. Sembra che egli voglia parlare direttamente all’umanità di ciò che l’umanità è fatta: povertà; amore; desideri;  guerra… ponendosi sempre sullo stesso piano dell’altro, senza mai giudicare ma sforzandosi di conoscere e abbracciare la sostanza vera delle cose. Tutto diventa degno di essere raccontato perché parte della vita, perché vero e Saroyan soprattutto di questo vuole scrivere: non vuole scrivere intrecci che vendono, ma storie autentiche ed umane.

    “Sono un racconta storie con un solo intreccio a disposizione – l’uomo.”

    È un’opera che non brilla né per tecnica né per capacità stilistica pur avendo dei picchi poetici notevoli, ma riesce a guardare a fondo senza paura, Ragazzo coraggioso è un libro che tocca nell’intimo, vibra di vita e pulsa di energia.

    “Il folle desiderio umano di perfezione o di morte, possedere tutta la meraviglia o scomparire.”

     

    https://hosemprevissutonelcastello.wordpress.com/2018/07/19/ragazzo-coraggioso/

  • 09Lug2018

    Redazione Libreria Atlantide - buoneletture.com

    “Il suggerimento più importante per uno scrittore, tuttavia, è questo: impara a respirare profondamente, a gustare davvero il cibo quando mangi, e quando dormi, dormi davvero. Cerca di vivere più che puoi, con tutte le tue forze, e quando ridi, ridi con tutto il cuore, e quando ti arrabbi, arrabbiati fino in fondo. Cerca di vivere. Ben presto morirai.”

    Amato da Fante e Vittorini, tra i pochi se non l’unico a rifiutare il Premio Pulitzer, la fama letteraria in Italia di William Saroyan (La commedia umana è un long seller dell’editore) è destinata ad aumentare con questo entusiasmante tassello, a 110 anni esatti dalla sua nascita. Tutta la sua capacità di raccontare l’uomo e il suo tempo traspare da questa raccolta di racconti, da cui emerge un caleidoscopico ritratto traboccante di vita dell’America. Un libro decisamente da inserire nella lista di quelli consigliati, e mica solo per le vacanze estive.

    Ecco Ragazzo coraggioso, pubblicato per la prima volta in Italia da Mondadori nel 1940, con il titolo Che ve ne sembra dell’America.

    C’è uno scrittore squattrinato, a San Francisco: scrive in una mansarda fredda la notte, poi esce nell’aria tiepida, con gli occhi bene aperti. Dà voce alla città, agli amanti e ai ribelli, detesta la violenza e la mediocrità.

    L’autore della Commedia umana ci prende per mano e ci regala storie d’incanti e immensità.

    Un pezzetto di banjo in otto ottavi, uno due tre quattro cinque sei sette otto, scandisce un amore nato nell’ufficio del telegrafo, nutre il sogno di una casa, nel calore del sole, la speranza di un’eternità che non sia soltanto fantasia.

    Harry era fatto per vendere: sapeva cavar soldi praticamente da tutto. Anche sul letto di morte cercava di appioppare agli amici assicurazioni sulla vita.

    Poi un bambino costretto a ridere per punizione, una vecchia piegata ad angolo retto, settantamila assiri, l’America, il concerto pomeridiano della banda, un pugno alla cabina telefonica, andare a Chinatown per avere una donna…

    Ritmo, energia, pienezza: il libro che ha imposto agli occhi del mondo il genio armeno della letteratura americana è travolgente.

    La sua scrittura ha un impeto che è sete, stupore, sonno, pianto, risata: le sue immagini pulsano, hanno il battito della vita.

     

    https://buoneletture.wordpress.com/2018/07/09/william-saroyan-ragazzo-coraggioso-marcos-y-marcos/

  • 01Lug2018

    Gian Paolo Serino - La Provincia di Como Lecco e Sondrio

    Saroyan orologiaio dell’anima

    William Sarayon, tra gli scrittori che hanno saputo raccontare l’America più nitidamente tra le due guerre, ha sempre dichiarato: «Sono un raccontastorie con un solo intreccio a disposizione: l’uomo».

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  • 09Giu2018

    William Saroyan - Tuttolibri - La Stampa

    Vuoi essere uno scrittore? Perdi al gioco e dormi bene

    Scrivo una prefazione alla prima edizione così se per caso ci fosse una seconda edizione potrò scrivere una prefazione alla seconda edizione, riassumendo i concetti espressi nella prefazione alla prima edizione, accennando a cos’ho fatto nel frattempo e così via.

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