Pinguini arrosto

Archivio rassegna stampa

  • 06Dic2008

    Stefania Vitulli - Il Foglio

    Esiste, o meraviglia, un giallo non siciliano dove le zitelle si chiamano ancora zitelle. Dove il rugby si trevigianizza – e poeticizza – in “baeon piroeon”. Dove i professori hanno l’encomiabile, perduto coraggio di minacciare gli studenti al motto di “Lei non sa niente della Critica della ragion pura”. Lei non combinerà mai niente di buono nella vita”, dimostrando così loro l’incompatibilità tra lo stato di studente e quello di filosofo. Per fortuna codesto giallo è un seguito.

    Qualcuno ne avrà già presentito gli umori deliziosi di domenica, arrostino e polenta, nella prima prova che vedeva protagonista l’ispettore Stucky, titolato “Commesse di Treviso”. Umori che inneggiano all’antan provinciale attraverso personaggi come l’oste Secondo, che si ostina ad allineare sul tavolo bicchieri di buon vino, infischiandosene se la clientela accetta di contraggenio e vorrebbe, invece, una bella sfilata di spritz. Ma lo spritz per Secondo è un pasticcio, di vino e coloranti, che serve soltanto per poi vendicarsene con l’applicazione di un prezzo smodato.
    Per l’ispettore Stucky, invece, lo spritz è un simpatico intruglio, un modo in più per classificare l’umanità, che si divide tra chi apprezza la fetta di limone e chi l’arancia, tra chi “raschia come un rapace il vetro del bicchiere” per afferrare l’agrume e chi estende l’indice timido. Nel primo episodio eravamo a Natale e i giorni di dicembre scandivano i capitoli dell’indagine. Qui siamo a Pasqua e aprile vede i trevigiani addolcirsi sotto la lente indagatrice del detective Stucky in corse primaverili sulle alzaie, attesa dello spuntar del mais nei campi neri di seminativi e apparizioni alla veglia pasquale al Tempio di Possagno, capolavoro canoviano all’ombra del Monte Palon.
    Peccato che le alzaie, percorse all’alba da “giovanissime donne e femmine misteriose come agenti segreti di una multinazionale di cosmetici”, siano però funestate da un molestatore che spinge i corridori per farli cadere a terra lunghi distesi. E peccato che le campagne della Marca oltre che dai seminativi siano annerite dal fumo dell’incendio di uno dei più grossi allevamenti di tacchini della zona. E peccato, soprattutto peccato, che alle sei del mattino quando ormai è Pasqua inoltrata e la veglia a Possagno è ormai terminata da un pezzo, l’anziano don Primo, che sì è vero ama fermarsi ancora qualche minuto dopo che son terminate le funzioni serali, sia ancora lì.
    Si è fermato per sempre stavolta, il sacerdote cui mancava un mese alla pensione. Il corpo esile riverso sul sagrato. L’abito scuro nuovo, le mani ben curate e una scarpa senza un tacco. Una mattina di Pasqua non ferma la folla dei curiosi: Stucky li guarda alzare il collo come tacchini per vedere il morto e lo stomaco, vulnerabilissimo, reagisce. Tra tutti i morti che possono capitare i presti sono quelli che lo imbarazzano di più: perché i bambini li ammazzano le madri, le mogli i mariti, le donne gli imbecilli, ma i presti?
    “Pinguini arrosto” ha un ordito giallissimo e fascinoso, che pare concepito tutto intero in un pomeriggio interminabile a sbucciar piselli nell’orto. I personaggi, dai condomini pettegoli ai killer spietati, dalle badanti rumene, cui la filosofia pare si addica ben più che agli studenti, alle madnicure a domicilio depositarie dei segreti di interi paesi, dai cappellani motociclisti che paiono Robert Redford, all’agente Landrulli che non riesce a far lievitare il miracoloso impasto di Padre Pio sembrano statuine intagliate da bruciare nel caminetto o salvare all’ultima pagina. E su tutto impera un pudico elogio della Provvidenza come non se ne leggeva da quei bei tempi là, “perché a Dio piace il gioco, l’azzardo. Ha fatto un mondo complicato e l’ha affidato al peggior mammifero del creato”.

  • 11Ott2008

    Ermanno Paccagnini - Corriere della Sera

    Curiosi gli incroci nella famiglia Ervas. Del 2005 è La lotteria di Luisa Carnielli Ervas, già vincitore del Calvino 1998 ex aequo con La gallina volante della Mastrocola. Tra 2006 e 2007 ecco Commesse di Treviso e Succulente, firmati da Luisa col fratello Fulvio. Al quale solo toccano ora questi godibili Pinguini arrosto che dalle Commesse riprendono come protagonista l’italo-persiano ispettore Stucky.

    La continuità sta poi in una trama investigativa dalle modalità anomale e per nulla americanizzate, che, lasciato l’Arcipelago del Mare del Nord della Lotteria e la Lisbona delle Succulente, si ricollega alle Commesse, e però lasciando una Treviso natalizia per trasferirsi, in quel di Pasqua, in provincia, con tutti gli umori, sapori, dissapori, follia e pizzico d’humor nero propri della tradizione veneta (con, tra Parise e Piovene, un don Francesco prete bello e una ex suor Giulia), dove a Stucky tocca interrogarsi sulla strana morte del pensionando parroco don Primo, ma pure inseguire un energumeno che abbatte tranquilli podisti e indagare sull’incendio doloso d’una fabbrica di mangimi a base di pinguini, imbattendosi in tante figure umane, con le più strambe tra le più riuscite. Un racconto che, come in passato, alterna capitoli in tondo (protagonista Stucky) e corsivo (la deposizione della badante rumena Maria) e trova le soluzioni più felici proprio nei movimenti dell’investigatore e nel giocoso pastiche linguistico della donna. In uno scorrere lieve e dal sorriso ironico che dice d’ un autore che s’ è palesemente divertito.

  • 03Ott2008

    Isabella Panfido - Corriere della Sera Veneto

    Il giallo del parroco morto. Troppi indizi, troppi depistaggi!

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  • 20Set2008

    Maurizio Bono - D (la Repubblica)

    C’è un detective italiano che si muove in una città bellissima e profumata, acquatica come Venezia, ma aggredita da stupri ambientali sempre diversi…

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  • 18Set2008

    Antonio Frigo - La Tribuna di Treviso

    A volte ritornano. E sempre in chiave trevigiana. A ritornare è la figura del commissario Stucky, che i lettori cittadini avevano già visto protagonista del giallo a quattro mani «Commesse di Treviso», scritto da Fulvio Ervas e dalla sorella Luisa. Stucky è protagonista del nuovo libro edito da Marcos y Marcos, intitolato «Pinguini arrosto». Stavolta le mani sono due e la penna una soltanto: quella di Fulvio Ervas, cinquantatreenne laureato in Scienze agrarie «con un’inquietante tesi sulla vacca Burlina», nato a Musile ma che abita nella Marca con moglie, figlia e un «numero imprecisato di animali domestici».

     

    Così la sorella Luisa, Ervas aveva già pubblicato anche «La lotteria» (premio Calvino 2001) e l’incredibile, gotico e ironico noir «Succulente», ambientato in Portogallo.
    Stavolta lo scrittore se la gioca con la stessa, identica, sapida penna che aveva tratteggiato la figura del riciclatore di rifiuti in «Commesse». Al centro dell’indagine del commissario trevigiano, c’è la morte di un prete ritrovato cadavere sulle scale del Tempio di Possagno.
    Attorno, tacchini vittime di un incendio doloso a un allevamento, un «fustacchione» che molesta i ciclisti sulle alzaie del Sile, un «cappellano dagli occhi fin troppo blu» che si erge (i richiami ai fatti di cronaca degli ultimi anni nella Marca sono puntualissimi e facilmente leggibili nonostante i camuffamenti) a difesa delle sorgenti del paese, contro le multinazionali dell’acqua minerale.
    In questo mix d’incenso e polvere da sparo, c’è spazio pure per una suora che, gettato il velo alle ortiche, trova anche il modo di gettare sé stessa nella tromba delle scale. Indagini che partendo dalla canonica transitano per i bar (con prosecco, of course), approdando a un casolare in rovina abitato da un «pazzo, un saggio o un profeta» (torna qui qualche accento di «Succulente»).
    Il commissario Stucky ascolta, annota, interroga. Perfino la pittoresca deposizione della badante rumena Maria, in fuga dal «perfido Spiridon».
    Nel frattempo, l’attenzione di Treviso è attratta da una sciagura di più vaste proporzioni: l’incendio di una grande fabbrica (ma di mangimi, non di pinguini) da cui si leva una altissima e nerissima colonna di fumo.
    Naturalmente Fulvio Ervas, che matura bene con il passar dei libri, condisce tutto con «tipi», atmosfere, fiumi, annotazioni (non pedanti) su scippi di territorio e minacce all’equilibrio naturale della bella Marca, raccontata con amore e, a tratti, con l’incanto più totale. Certo, sarebbe stato bello da leggere al mare o in montagna. Ma- se a qualcuno dovesse sfuggire- i libri si possono leggere sempre, non solo in vacanza.